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Arte e natura nei percorsi Land Art!

in Zigzag in rete by

Vere e proprie gallerie d’arte che profumano di legno e fiori, in cui è possibile incontrare anche tanti animali: scopriamo i percorsi di Land Art.

Land Art, ovvero, parchi d’arte in cui gli artisti da tutto il mondo realizzano importanti opere sfruttando gli elementi che la natura, generosa, offre loro. In Trentino e in Alto Adige questi luoghi magici sono davvero tanti, e sono perfetti per fuggire alle temperature bollenti cittadine!

Nello specifico vogliamo però parlare del Percorso circolare di Land Art della località turistica Falzes, in Val Pusteria (Alto Adige). Lungo 2 km e con un dislivello di soli 50 m, è adatto anche ai più piccoli!

Percorrere questi km significa immergersi in un’esperienza davvero particolare, camminando tra le opere d’arte di 7 artisti locali: Edith Kohlgruber, Pepi Peskollderungg, Johann Passler, Helene Psenner, Rita Gutwenger e Ulrike Großgasteiger.

La sua particolarità

i 7 artisti di Falzes utilizzano esclusivamente materiali naturali autoctoni, proprio per evidenziare e mantenere la perfetta armonia tra arte e natura.

La conseguenza è che il Percorso Land Art è in continua trasformazione, perché le opere d’arte sono esposte alle intemperie, dunque si disgregano e cambiano nel tempo insieme alla natura!

Quali opere troviamo?

Appena iniziato il percorso si incontra lo stemma del Comune, realizzato con legno di betulla e corteccia.

Ma il primo essere misterioso che possiamo scorgere è luomo di muschio, una creatura gigantesca arrampicata su un albero: chissà, forse è un guardiano della foresta! E ancora:

  • il ragno
  • il cubo di rami
  • il labirinto di sassi circolari a spirale
  • i due troni scavati nel legno con volti umani scolpiti
  • la strega con le fascine
  • la barca con le fascine
  • i tronchi d’albero scolpiti a forma di fungo
  • la sedia/carrozza
  • il Cristo crocifisso
Il ragno del Percorso Land Art a Falzes!
Fonte foto: https://www.giornirubati.it/

Sensazioni provate

Mentre si cammina tra questi alberi, fiori e opere d’arte, la sensazione è duplice: da una parte sembra che il tempo si sia fermato, proprio come in una fiaba;  dall’altra, è invece possibile percepire gli effetti dello scorrere del tempo, che con i suoi agenti atmosferici è intervenuto a rendere ancora più autentiche e incastonate nel paesaggio le opere degli artisti, a tal punto da infilare nella nostra testa una domanda:

dove finisce la natura, e inizia l’arte?

Durata del percorso

E proprio a proposito di tempo: tecnicamente per percorrere il Percorso Land Art occorre circa un’ora, ma per chi – come noi – ama perdersi nella natura avvolto nei propri pensieri, una giornata intera potrebbe non bastare!

Come arrivare

Per raggiungere il Percorso Land Art in Val Pusteria, occorre percorrere l’Autostrada del Brennero A22, uscire a Bressanone, direzione Val Pusteria, e dopo ca. 20 km in località Chienes girare a sinistra. Seguire poi le indicazioni per Issengo e successivamente per Falzes.

Il nostro consiglio

Avevamo già affrontato qui la questione dell’ importanza dell’arte per i bambini, con un divertente gioco per far uscire le opere d’arte dai musei.

L’arte stimola l’apprendimento di altre materie, è essenziale per lo sviluppo della percezione, delle capacità motorie e per l’interazione sociale.

Portare i vostri figli o la vostra classe in gita nei percorsi Land Art, non solo stimolerà la loro creatività e fantasia, ma sarà utile anche per sottolineare una volta di più l’importanza del rispetto dell’ambiente, e del vivere in armonia con la natura!

Qui un’utile lettura sul tema!

Fonte foto di copertina: https://www.itinerarinellarte.it/it/eventi/l-arte-fa-ben-essere-in-val-di-fiemme-2856

“Sigismondo e gli influssi della Luna”: educare all’arte, educare alla bellezza.

in Archeodidattica: strategie e laboratori by
Un libro per andare alla scoperta di Sigismondo Pandolfo Malatesta, uno dei più famosi signori della città di Rimini.

Conoscete Sigismondo Pandolfo Malatesta? Fu uno dei più famosi signori della città di Rimini.

Colto, potente, coraggioso, egocentrico… Pandolfo fu tante cose, ma noi riminesi lo ricordiamo soprattutto per il Tempio malatestiano ( attuale duomo della città) che fece costruire per celebrare le sue gesta e la sua persona.

All’interno del Tempio si trovano innumerevoli opere d’arte che raccontano gesta, storie classiche o mitologiche, realizzate con diverse tecniche e materiali.

Un attività per educare all’arte e alla bellezza

Da questa ricchezza di linguaggi e di racconti è nato, qualche anno fa, il desiderio mio e di Elena Savini, amica e collega, di creare uno strumento didattico che avvicinasse grandi e piccini alle meravigliose narrazioni del Tempio che, pur essendo un famoso monumento ed essendo sempre aperto al pubblico, è per lo più, poco compreso.

Il linguaggio dell’arte non è infatti scontato da capire e potrei trovarmi di fronte ad un bellissimo affresco ma non riuscire a cogliere quello che l’autore voleva trasmettere; oppure potrei fermarmi disgustata davanti ad un ammasso di colori buttati sulla tela, senza saperne cogliere il messaggio profondo!

“Forse sono una persona poco sensibile?” potrei domandarmi… ma la verità è che la sensibilità c’entra fino ad un certo punto!

C’entrano invece tanto, l’educazione e la conoscenza dei linguaggi!

Ed è per questo che io ed Elena, circa tre anni fa, abbiamo cominciato a pensare, e poi a realizzare, “Sigismondo e gli influssi della Luna” con l’obiettivo di dare a chi lo legge, una prima alfabetizzazione artistica e simbolica delle opere d’arte conservate nel Tempio Malatestiano.

Abbiamo scelto di raccontare la storia attraverso il “meccanismo” dell’albo illustrato, utilizzando questa forma letteraria dove testo e immagini si integrano a vicenda; abbiamo anche scelto di illustrare il racconto con alcune delle immagini conservate nel Tempio, ritagliate e modificate.

L’effetto che vogliamo creare è quello che, chiunque legga l’albo e decida di visitare la chiesa malatestiana, riconosca all’interno di essa le immagini e i personaggi conosciuti nel libro.

Il libro “Sigismondo e gli influssi della Luna”

L’albo illustrato “Sigismondo e gli influssi della Luna”, racconta la storia del giovano Sigismondo Pandolfo Malatesta, prima che diventasse signore di Rimini. All’interno dell’albo si trovano anche: un’appendice, dove sono visibili le opere integrali da cui sono tratte le immagini della storia; un glossario, in cui vengono spiegati i significati simbolici di molti oggetti naturali e animali presenti nelle illustrazioni. Questo albo è stato inizialmente pensato come strumento didattico per il progetto “Laboratori al Tempio” (realizzato in collaborazione con la diocesi di Rimini) ma ha trovato una “casa” presso Maggioli Editore che ha creduto, insieme a noi, in questo progetto di educazione alla bellezza e di educazione allo sguardo.

L’albo illustrato si rivolge quindi a tutti i bambini che vogliono conoscere le avventure che il giovane Pandolfo vive sull’isola fortunata dopo la fuga dalla sua città; si rivolge anche a tutti quegli adulti che vogliono regalare la bellezza di un racconto che nasce da un’opera d’arte; si rivolge infine a tutti gli insegnanti che desiderano educare lo sguardo dei propri bambini e ragazzi.

Oltre a leggere il racconto e a gustarvi le avventure del giovane Pandolfo, è possibile fare altro con questo libro: andando infatti sul blog maniingioco.blogspot.com, potrete trovare alcuni tutorial che suggeriscono come giocare e come imparare-giocando dopo la lettura.

Buona Lettura

Potete trovare altre attività educative basate sui libri qui

In partenza la 5° edizione di Didacta!

in Fiere & Festival by

Dedicata alla pedagogista Maria Montessori, venerdì 20 maggio ha il via la 5° edizione della Fiera Didacta Italia. Centinaia di eventi formativi e una vasta area espositiva per le aziende che lavorano nel mondo della scuola e della formazione.

Didacta, l’evento nazionale sull’innovazione della scuola, il più atteso da docenti, dirigenti scolastici, educatori e professionisti in generale del settore, è ai nastri di partenza!

La più grande fiera per la formazione dei docenti si terrà dal 20 al 22 maggio, nella splendida cornice della Fortezza da Basso, a Firenze (ma nasce in Germania, come abbiamo scritto QUI!).

Come si legge dal sito ufficiale della manifestazione, Didacta ha:

l’obiettivo di favorire il dibattito sul mondo dell’istruzione tra gli enti, le associazioni e gli imprenditori, per creare un luogo di incontro tra le scuole e le aziende del settore.

E questa 5° edizione non poteva che essere dedicata a Maria Montessori, una delle personalità più importanti a livello mondiale nel campo dell’educazione dell’infanzia. Il suo metodo educativo è considerato uno dei principali esperimenti di “scuola nuova” adottato in molti paesi del mondo.

La quinta edizione

Come quelle passate, anche la quinta edizione di Didacta si sviluppa in 2 livelli:

  • quello dell’area espositiva, che chiama in causa tutta la filiera delle aziende che lavorano nel mondo della scuola e della formazione;
  • quello degli eventi (oltre 250!), con convegni e seminari che vanno dall’area tecnologica a quella scientifica e umanistica.
Clicca QUI per scoprire l’intero programma di questa edizione di Didacta, e QUI per acquistare il tuo biglietto d’ingresso!

Librì a Didacta!

Anche quest’anno Librì – Progetti Educativi sarà presente con un proprio stand a Didacta, e più precisamente il numero A 59 all’interno del padiglione Spadolini. Qui, nelle 3 giornate della fiera, saranno organizzati vari interventi dedicati a temi come l’inclusione, l’accoglienza, la ricerca, l’alimentazione, la finanza, l’educazione civica e molto altro!

Scopri QUI tutti gli interventi previsti e… vieni a trovarci!

Foto di copertina by raiscuola.rai.it

Giorno 4. Museo d’arte moderna

in Archeodidattica: strategie e laboratori by
Il 4° giorno del progetto “Il museo va a scuola”, è dedicato all’arte moderna: un’idea per un’attività con il gesso da fare in classe.

Mi capita spesso di constatare che i ragazzi e i bambini conoscano molto meglio l’arte antica di quella moderna; questo perché, a meno che i familiari non siano degli esperti per lavoro o passione, la formazione scolastica arriva raramente a trattare il ‘900 e si ferma spesso molto prima.

Partiamo con un “brain – storming”…

Per il giorno numero 4 ho pensato di partire quindi con un “brain – storming” sull’arte moderna chiedendo ai bambini che cosa si intendesse con questo termine.

Come sempre dalla discussione sono venuti fuori punti di vista molto interessanti fra cui l’opinione diffusa che ”arte moderna” fosse un po’ sinonimo di “voler guadagnare molti soldi facendo schizzi o buchi su di una tela”!

Per attivare ulteriormente la discussione, ho proposto la visione del silent book Museum” di J.S Castan e M. Marsol, un albo che sa essere contemporaneamente inquietante e divertente.

Penso che l’arte in generale sia uno dei modi che l’essere umano ha per esprimere ciò che ha dentro ma alcune modalità sono così distanti dal nostro modo di ragionare e sentire che è necessaria una mediazione.

Questa naturalmente può essere la guida del museo, che attraverso la visita guidata ci apre la porta ad un mondo nuovo: quello dell’autore, del suo modo di sentire, del suo modo di vedere e di trasmettere, attraverso tecniche e strumenti, il suo pensiero.

Anche il protagonista dell’albo “Museum” apre la porta di una strana casa in cima alla collina e, senza saperlo, comincia un’avventura straordinaria che lo porterà ad entrare ( nel vero senso della parola!) nell’immaginario dell’autore attraverso i suoi dipinti.

L’attività:

Volendo rimanere legata alla natura che circonda la scuola, ho pensato di creare degli stampi in gesso e argilla di composizioni botaniche realizzate con fiori e foglie raccolti nel giardino. Ho chiesto ai bambini di comporre, seguendo il proprio gusto, una composizione di fiori e foglie per realizzare un’opera d’arte che rispecchiasse loro stessi.

La ricerca dei materiali

Per prima cosa abbiamo passeggiato in giardino cercando alcune cose naturali ( rametti, foglie, fiori…) per realizzare una piccola composizione. Ho poi protetto i banchi con del cartone da scatolone e dato ad ognuno un panetto di argilla chiedendo di realizzare con essa un cerchio di circa 15 cm di diametro e alto almeno 2.

Questo cerchio d’argilla è la base per la nostra composizione perciò ogni bambino ci ha appoggiato sopra gli oggetti naturali raccolti e li ha schiacciati con delicatezza:  a questo punto l’argilla impressa è diventata il nostro stampo per il gesso.

Con una striscia di bristol ho circondato il cerchio d’argilla creando un cilindro che ci serve per contenere il gesso liquido.

Ho poi mostrato ai bambini come preparare il gesso in polvere mettendone un pò in un bicchiere di carta e aggiungendo l’acqua; una volta pronto il gesso, lo abbiamo colato nello stampo.

Il gesso catalizza in pochi minuti perciò, una volta pronto, abbiamo tolto la nostra argilla e pulito la nostra bellissima opera d’arte!

Concluso anche il 4° incontro, ci siamo preparati per l’ultimo dal titolo “ Il Museo delle Emozioni”.

I primi 3 appuntamenti hanno riguardato: il “Museo di me stesso”, “La Stanza delle Meraviglie”

UN CLICK PER LA SCUOLA: in partenza la nuova edizione dell’iniziativa di amazon.it

in Esperienze digitali/Protagonisti by

C’è tempo fino al 6 febbraio 2022 per iscrivere la propria scuola e accumulare credito virtuale da utilizzare su un catalogo di prodotti per le scuole: con UN CLICK PER LA SCUOLA Amazon.it prende a cuore le scuole d’Italia!

Cancelleria, arredo, articoli sportivi, attrezzature elettroniche o strumenti musicali: questo e molto altro potrà essere donato gratuitamente da Amazon.it a tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado del territorio nazionale, che si iscriveranno all’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA.

Obiettivo di tale iniziativa è appunto supportare le scuole che vi aderiranno, le quali riceveranno un credito virtuale da parte di Amazon utilizzabile su www.amazon.it per acquistare materiale scolastico, scegliendo da un ampio catalogo di oltre 1.000 prodotti!

Gli studenti e le famiglie scelgono la scuola che vogliono supportare, e Amazon le dona una percentuale dei loro acquisti sotto forma di credito virtuale!

Un’idea vincente, questa, che durante le 2 precedenti edizioni ha visto Amazon donare alle scuole italiane credito virtuale che ha permesso alle scuole di ricevere oggetti e accessori del valore totale di ben 5,9 milioni di euro! Il successo è stato così dirompente che l’iniziativa è stata replicata anche in Spagna, ottenendo anche lì un grande consenso.

Che tu sia insegnante, dirigente scolastico oppure studente: iscrivi o proponi di iscrivere la tua scuola all’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA: è possibile farlo fino al 6 febbraio 2022, e le scuole potranno utilizzare il credito virtuale ricevuto e richiedere i prodotti per tutta la durata dell’iniziativa e oltre, fino al 10 aprile 2022!

Amazon Digital Lab

Ma non finisce qui! Grazie a UN CLICK PER LA SCUOLA studenti e insegnanti delle classi coinvolte potranno anche accedere ad Amazon Digital Lab, un vero e proprio mondo di risorse digitali totalmente gratuite: idee, strumenti e metodologie per una didattica innovativa vicina alle esigenze della scuola!

Qui sarà possibile trovare una selezione di risorse digitali: video tutorial con indicazioni pratiche su come usare gli strumenti, coding toolkit per supportare gli studenti nella programmazione di videogiochi, quiz e visual art, audiolibri e podcast Audible.

E ancora guide di alfabetizzazione digitale, link e contenuti per arricchire la didattica nei vari ordini scolastici; ma la grande novità di questo anno sono i webinar riservati ai docenti sui temi più attuali legati alle potenzialità della didattica digitale per il mondo della scuola.

UN CLICK PER LA SCUOLA metterà infatti a disposizione di tutti i docenti di ogni ordine e grado un percorso formativo totalmente gratuito, dedicato all’utilizzo consapevole della tecnologia, per una didattica davvero innovativa!

5 i Webinar previsti, ognuno dedicato ad un tema specifico, spaziando dalle neuro-scienze fino al game learning, e in partenza dal prossimo mercoledì 27 ottobre!

ISCRIVITI QUI

Tutti i partecipanti riceveranno poi un attestato di partecipazione all’iniziativa formativa per le ore svolte, in ottemperanza al D.M.170/2016.

Un click per la scuola
Come può partecipare la scuola?
  • Iscrivendosi a UN CLICK PER LA SCUOLA tramite il sitowww.unclickperlascuola.it
  • Comunicando a tutte le classi l’iniziativa
  • Accedendo all’Area Scuole del sito www.unclickperlascuola.it per visualizzare il credito virtuale accumulato, e richiedendo i prodotti di cui la scuola ha bisogno nel catalogo virtuale disponibile sul sito.

Nel caso poi di scuola appartenente e amministrata da un Circolo Didattico, Istituto Comprensivo o Istituto Omnicomprensivo, sarà l’Istituto stesso a partecipare all’iniziativa.

Come possono partecipare gli studenti e le famiglie?
  • Visitando il sito dedicato all’iniziativa www.unclickperlascuola.it e accedendo con le proprie credenziali di Amazon.it.
  • Scegliendo la scuola da supportare sul sito www.unclickperlascuola.it.
  • Condividendo l’iniziativa e invitando altri studenti e amici a partecipare!

L’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA è soggetta a Termini e condizioni visualizzabili qui  https://www.unclickperlascuola.it/terms_and_conditions . Per saperne di più visita il sito www.unclickperlascuola.it e… corri a partecipare!

CityCampus: insegnare coding, robotica ma anche arte, per preparare al Futuro

in Approcci educativi/Esperienze digitali by

Da settembre 2021 a Firenze apre CityCampus, palestra per la Mente ideata da Librì Progetti Educativi – per insegnare a bambini e ragazzi i principi di coding, tinkering e robotica. Ma anche gioco e arte.

I bambini, i ragazzi: un serbatoio infinito di energia ed entusiasmo riversato non solo nel gioco, ma anche nella scuola e nelle attività sportive: perché, si sa, ad allenare il corpo ne beneficia di conseguenza anche la mente.

Ma perché non affiancare alle palestre per il corpo, una vera e propria palestra per la mente?

Questa domanda è stata il punto di partenza per Librì Progetti Educativi, e la risposta è sfociata nello sviluppo di un suo progetto ambizioso quanto innovativo: CityCampus, appunto.

Steam-C

Per arrivare a capire appieno le potenzialità di CityCampus, è necessario prima avventurarci nel mondo delle Steam-C (acronimo inglese di Science, Technology, Engineering, Art, Mathematics), ovvero le materie scientifiche (matematica, tecnologia, ingegneria) mescolate agli strumenti digitali e alla creatività artistica.

Ebbene sì, il binomio forse non è immediato, ma in realtà scienza e arte possono far parte armoniosamente di una stessa attività, volta a lavorare in modo creativo, innovativo e sostenibile, favorendo così un progresso economico, umano e sociale.

I lavori di domani

Viviamo in un mondo velocissimo, in continuo cambiamento, e che lascia libera la mente di immaginare per il futuro (assai prossimo), lavori che al momento nemmeno esistono: secondo alcune ricerche, infatti, il 60% dei lavori più interessanti del prossimo decennio non sono stati ancora inventati!

Lavori immersi nelle nuove tecnologie (come il pilota di droni), nel digitale (lo psicoterapeuta del digitale), ma che rivelano anche un’attenzione verso l’ambiente (l’agricoltore verticale o l’esperto in cambiamenti climatici).

Va da sé che per affrontare questa grande trasformazione sono richieste conoscenze tecniche e grande fantasia: è dunque necessario essere ben preparati e formati a dovere.

Insegnare il futuro

Ed ecco quindi il perché di CityCampus: per insegnare il futuro che sta arrivando. Come? Attraverso il gioco – le cui funzioni psicopedagogiche sono ormai ampiamente dimostrate – e gli incontri, che si rivelano vere e proprie esperienze immersive.

Cosa è CityCampus

A metà strada tra il doposcuola e la ludoteca, luogo di studio e di relazione sempre aperto e immerso nel ritmo cittadino, CityCampus prevede lezioni in cui verranno insegnati il coding (alias il linguaggio di programmazione), il tinkering (dal mondo Maker, un laboratorio creativo in cui “pensare con le mani”) e la robotica.

Il tutto, ponendo sempre una grande attenzione verso l’aspetto delle relazioni sociali e interpersonali (e qui entra di diritto la dimensione del gioco).

Com’è strutturato CityCampus

Le lezioni, che partiranno dalla seconda metà di settembre 2021, si svolgeranno in un ambiente accogliente, sicuro e motivazionale, e saranno suddivise in due fasce d’età:

  • KIDS (6-10 anni)
  • JUNIOR (11-14 anni)

Non è richiesta alcuna competenza precedente, e l’impegno prevede 4 giorni a settimana, con orario 14-17 per i Junior e 17-19 per i Kids.

Inoltre, tutti i partecipanti avranno a disposizione tablet personali, computer e set di robotica.

Dove si terrà CityCampus?

Il battesimo del progetto avverrà a Firenze per poi estendersi in futuro ad altre città d’Italia.

Del resto, quale migliore città di Firenze – culla del Rinascimento –  per dare vita ad un progetto di rinascita, dopo l’impoverimento educativo e relazionale che due anni di Covid hanno lasciato ai bambini e ragazzi?

Per ulteriori informazioni sul progetto clicca qui, o scrivi a info@progettiedu.it, oppure chiama lo 055. 9073.999.

Le mafie e noi: dalla parte giusta. Parliamone in classe.

in Attività in classe/Protagonisti/Spunti di lettura by

Parlare di mafie a un pubblico di bambini o adolescenti non è facile: ma libri, cinema, musica e persino il teatro possono darci un grosso aiuto.

A proposito di mafie: il prossimo 9 maggio ricorre un importante anniversario. 43 anni fa, infatti, Giuseppe – Peppino – Impastato, veniva ucciso, appunto, dalla mafia.

Conduttore radiofonico e attivista, membro di Democrazia Proletaria e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, si è dovuto attendere fino al 2002 per vedere dichiarato colpevole il mandante dell’omicidio di Peppino: Gaetano Badalamenti, capomafia di Cinisi, dove Impastato viveva, a “100 passi” dalla casa di Badalamenti.

Per anni, infatti, è stato fatto di tutto per far passare il giovane come un folle che si era tolto la vita.

I cento passi

I cento passi è il nome del film girato da Marco Tullio Giordana, con un immenso Luigi Lo Cascio nei panni di Peppino; e Cento passi è anche la splendida canzone dei Modena City Ramblers, dedicata alla storia di Impastato.

Un film meraviglioso per conoscere la sua vita, il suo rapporto con la famiglia, il suo coraggio e il triste epilogo.

Ma anche la forza e la tenacia di parenti e amici, che al grido di:

Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo

hanno portato avanti la battaglia da lui iniziata, e fatto arrestare i reali colpevoli della sua morte.

Cosa Losca

Non solo il cinema ma anche il teatro ci viene in aiuto per affrontare il delicato tema delle mafie, con lo spettacolo Cosa Losca, produzione de Il Teatrino dei Fondi, testo di Marco Sacchetti e Silvia Nanni.

In maniera ironica e divertente, i due protagonisti in scena – Claudio Benvenuti e Marco Sacchetti, anche registi – cercano di spiegare nascita, organizzazione e modalità operative della criminalità, utilizzando linguaggi che spaziano dal classico teatro d’attore fino all’utilizzo di tecniche multimediali interattive (il Mafiasoft).

Cosa Losca è uno spettacolo rivolto a bambini/adolescenti (età consigliata 9/16 anni), in cui il gioco comico dei due attori (nonché registi) bilancia l’importanza e la drammatica serietà del tema trattato, e dove trova spazio anche il racconto della storia di Peppino Impastato.

Le mafie

Giuseppe Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Placido Rizzotto… L’elenco dei nomi delle vittime delle mafie è, purtroppo, lunghissimo. E con mafie intendiamo:

  • Cosa Nostra, la mafia siciliana con le sue ramificazioni estere, per esempio americane.
  • La Camorra: L’organizzazione mafiosa attiva in Campania.
  • La ’Ndrangheta: L’associazione criminale di tipo mafioso nata e radicata in Calabria, attiva anche al Centro-Nord e all’estero.
  • La Sacra corona unita: L’associazione criminale più giovane, che agisce in territorio pugliese con un sistema di clan simile a quello della ‘Ndrangheta.

Vittime illustri, persone comuni, sconosciuti di cui ci è ignoto anche il nome: tutti sono morti per difendere la legalità e la libertà. Il loro gesto non deve essere dimenticato, ma ricordato, raccontato, diffuso.

Libera Terra

Contrastare le mafie e difendere la legalità è lo scopo dell’associazione Libera Terra, che valorizza territori bellissimi ma difficili, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle mafie.

Da questi territori, un tempo nelle mani sbagliate, nascono oggi prodotti di alta qualità, attraverso l’impiego di metodi che rispettano l’ambiente e la dignità delle persone: cercali, tra gli scaffali del supermercato, o nelle botteghe del circuito Equo e Solidale.

Libera Terra crea così aziende cooperative autonome e autosufficienti, in grado di dare lavoro e proporre un sistema economico virtuoso, basato sulla legalità e la giustizia sociale.

Dalla parte giusta: la legalità, le mafie e noi

Dalla parte giusta: la legalità, le mafie e noi è un libro di Roberto Luciani e Davide Calì, pensato per bambini dagli 8 anni in su, che racconta di regole e leggi.

Ma non solo: ci fa anche capire che per tenere lontane ingiustizie e prepotenze, è necessario scegliere da che parte stare.

Con una prefazione di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che afferma che:

C’è una “malattia” molto pericolosa nella nostra società che si chiama sfiducia. È la malattia di chi pensa che mai nulla cambierà, di chi incolpa sempre gli altri perché le cose vanno male. Avete davanti una grande possibilità: dimostrare che da questa malattia è possibile guarire, darvi da fare perché le cose cambino.

Il libro ci insegna che la libertà si costruisce iniziando dai piccoli gesti, dall’aiuto che possiamo dare agli altri, e dalla scelta di credere nel futuro.

Per scaricare e leggere in classe il libro, clicca qui.

Per avere altri consigli di lettura sul tema, clicca qui.

Buon lavoro e… w la legalità!

ARTE, un canale gratuito da scoprire

in Pensare con gli occhi by
Uno dei migliori canali gratuiti per bambini e ragazzi, ARTE ci propone documentari, fiction, informazione e spettacoli dal vivo, tutti disponibili con sottotitoli in italiano

In questo periodo difficile, nel quale anche cinema e teatri sono chiusi e l’unica possibilità per vedere storie e racconti per immagini in movimento è quella di ricorrere a schermi televisivi o supporti digitali, a volte con necessità di abbonamenti e pagamenti vari, c’è un canale gratuito, raggiungibile con un semplice clic, che va ricordato, sostenuto e utilizzato da genitori e insegnanti.

Sto parlando di ARTE, sigla che sta per Association Relative à la Télévision Européenne, un progetto nato nel 1992 e sovvenzionato con il canone delle reti televisive pubbliche tedesche e francesi, con una programmazione che si compone per il 55% di documentari, per il 25% di fiction, per il 15% di programmi di informazione e per il 5% di musica e spettacoli dal vivo.

Tutto questo prezioso materiale è disponibile su www.arte.tv e tutte le produzioni che vengono proposte hanno i sottotitoli in italiano e possono essere quindi utilizzate sia a scopo didattico che per intrattenimento (ma le due dimensioni non sono in contraddizione fra loro) per bambini e ragazzi a partire dal secondo ciclo della scuola primaria.

Grazie all’offerta produttiva e tematica di ARTE è possibile spaziare dalla storia alla filosofia, dalle scienze alla storia dell’arte, con materiali che vanno dai quattro minuti al lungometraggio o alla ripresa di opere e spettacoli musicali fino a tre ore di durata. Ne ricordo qui solo alcuni, che danno una parziale idea di quante cose si possano trovare e della qualità davvero di altissimo livello con la quale vengono prodotte.

Potremmo vedere, ad esempio, un interessantissimo documentario (durata: 53 minuti) del regista francese Raphael Hitier, dal titolo Crescere davanti a uno schermo, che indaga implicazioni ed effetti della esposizione a smartphone, tablet e supporti di varia natura di bambini e bambine, a volte anche in tenerissima età.

Oppure vedere (e ascoltare) i concerti “casalinghi” che il violinista Daniel Hope (un cognome ben augurante, visto che in italiano significa “speranza”) ha organizzato durante il primo lockdown generale, permettendo a musicisti e spettatori di eseguire ed ascoltare alcuni capolavori della musica classica.

O, ancora, e non è affatto una proposta funerea come potrebbe apparire, un’escursione nel Cimitero del Pére Lachaise a Parigi, grazie a un documentario di 44 minuti diretto da Christophe d’Yvoir e Augustin Viatte, che ci portano in un viaggio al contempo geografico, botanico e storico, dato che in quel luogo sono innumerevoli le ultime dimore di personaggi illustri, da Gioachino Rossini a Georges Méliès, da Jim Morrison a Oscar Wilde.

Ma tutto il palinsesto, rinnovato di settimana in settimana, di ARTE merita di essere seguito, visto e utilizzato. È uno dei migliori esempi di servizio pubblico che l’Europa ci offe.

Maturità 2020, parlano i professori! (ultima parte)

in Approcci educativi by
Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza coronavirus? Oggi ne parliamo con la professoressa Francesca Maggi.

Dopo questo lungo periodo di didattica a distanza sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020.

Quali sono le novità? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova, e che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto), e soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis. Abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni d’Italia.

Dopo le precedenti interviste , oggi è con noi la professoressa Francesca Maggi, che insegna italiano e latino presso il Liceo Classico “Carducci Ricasoli” di Grosseto.

Benvenuta. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Sono molto felice di partecipare a questa iniziativa, che può essere uno stimolo alla riflessione e alla condivisione per chi, studenti e insegnanti, da marzo (anzi, alcuni già da febbraio) si è trovato da un giorno all’altro a reinventarsi da casa la propria attività.

La frequenza dei cambiamenti a cui è stato sottoposto l’Esame di Stato ci aveva già preparato emotivamente a eventuali aggiustamenti in itinere, ma nessuno si sarebbe aspettato una situazione tanto complessa.

Noi in Toscana ci troviamo a casa dal 6 marzo e all’inizio non potevamo sapere che la situazione si sarebbe protratta così tanto nel tempo da far addirittura saltare l’Esame di Stato. Almeno così come è sempre stato nella prassi consolidata (prove scritte e prova orale).

Con la mia classe quinta ci siamo impegnati nella prosecuzione del programma, nella consapevolezza che questa sarebbe stata una certezza. Cercando di non concentrarci sull’incognita di quei mutamenti che non avevamo preventivato e che, giorno dopo giorno, abbiamo capito che sarebbero stati necessari.

Ovviamente la fase iniziale è stata più difficile, perché sia gli studenti che gli insegnanti hanno dovuto prendere dimestichezza con la piattaforma digitale per la DaD. Gli studenti e i docenti del nostro Paese sono stati e continuano ad essere degli eroi, dei pionieri, perché nessuno era stato preparato ad uno scenario di questo genere.

Per fortuna la mia scuola in pochi giorni ha messo tutti in condizione di lavorare e già dalla metà di marzo abbiamo attivato le lezioni. Anche se con qualche difficoltà dei singoli, legata alla connessione e/o all’uso dei programmi.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Già, le prove scritte. A settembre avevamo cominciato a lavorare nell’ottica di preparare gli studenti alle novità degli scritti introdotte dal Nuovo Esame di Stato e questa preoccupazione comunque ci bastava: pur avendo iniziato dallo scorso anno, in quarta, a lavorare in quella direzione, sia per Italiano che per la seconda prova (che per noi quest’anno prevedeva Latino con Greco), contavamo di approfondire la questione, per affinare le nuove competenze richieste.

Non sto a ricordare quanto fosse complesso coniugare la necessità di dare lo spazio necessario allo scritto con quella – atavica – di portare il più avanti possibile nel Novecento il programma di letteratura. Perciò è naturale che la notizia dell’abolizione delle prove scritte ci abbia colto alla sprovvista, ma con il passare del tempo questa probabilità cominciava a farsi strada: durante le videolezioni avevamo iniziato anche a immaginarci che qualcosa di simile potesse verificarsi.

Certo, però, vederlo scritto nero su bianco nella Circolare Ministeriale ci ha comunque creato un’ansia iniziale, perché ha tolto delle certezze, a tutti: a noi docenti, ma anche ai ragazzi, convinti che l’Esame di Stato scritto/orale sarebbe esistito per sempre, come il campionato di calcio e le spiagge affollate.

Come pensa di sostenere gli studenti nella prova che devono sostenere, dopo un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti fino all’arrivo dell’emergenza?

La prova orale dovrebbe essere suddivisa in cinque parti, come da poco si sta delineando, e una di queste sarà l’analisi di un testo letterario conosciuto. Immagino che la prova avrà bisogno di ulteriori precisazioni (e spero che giungano presto, visto che manca ormai poco più di un mese al 17 giugno, data stabilita per l’inizio delle operazioni).

Devo ammettere che da sempre mi sono concentrata moltissimo sulla preparazione dello scritto, come penso tutti i miei colleghi, tanto che i miei studenti si sono sentiti ripetere milioni di volte: «Cercate di lavorare bene per gli scritti, che sono la parte più importante».

Quindi ho lavorato sempre molto sull’analisi del testo letterario, come pratica quotidiana in classe, visto che è ciò che si richiede normalmente durante l’interrogazione. Anche le nuove tipologie testuali presentate lo scorso anno hanno chiesto per lo più agli studenti di partire da un’analisi del testo, che fosse letterario o meno.

Tutto questo per dire che in fondo la prova orale di quest’anno richiederà di analizzare un testo scelto dalla commissione sulla base del programma. Quindi, tutto sommato, penso che i miei studenti, se proseguiranno con l’impegno che stanno dimostrando, non saranno preoccupati più di tanto dal quesito di Italiano.

Credo che, più degli altri anni, cercherò di insistere sulle competenze analitiche, oltre che sulle conoscenze, senza troppe ansie relative al programma.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

Ben 60 punti su 100 potranno arrivare dal curriculum del triennio, mentre 40 punti saranno riservati alla prova d’Esame: io credo che questa sia, alla fine, una buona notizia, una forma di garanzia del lavoro che i ragazzi hanno svolto.

In tanta incertezza, almeno questo concorre a rassicurarli, a far sentire loro che la parte fondamentale del lavoro richiesto l’hanno già portata a termine. Da quello che posso percepire “a distanza”, quando al mattino ci colleghiamo, e da quello che leggo negli esercizi di analisi che mi inviano, l’impegno, anche da parte dei più fragili, sta crescendo: questo non può che significare la presa di coscienza da parte loro di aver imboccato la strada giusta.

Talvolta mi soffermo con qualche domanda mirata, per capire a che punto si trovano le loro certezze. E, tutto considerato, credo che stiano reagendo nel modo giusto. Indubbiamente anche la Commissione tutta interna contribuisce non poco a far affrontare loro la circostanza con più tranquillità.

Maturità 2020, parlano i professori! (2° parte)

in Approcci educativi by
Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza coronavirus? Oggi ne parliamo con il professor Marco Briziarelli.

Dopo questo lungo periodo di didattica a distanza, che ha cambiato il modo di fare scuola di ogni ordine e grado, sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020.

Quali sono le novità di questa maturità 2020? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova. E che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto). E soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis, abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni diverse d’Italia. Dopo la prima intervista a una professoressa di Padova, oggi è con noi il professor Marco Briziarelli, che insegna italiano e latino presso il Liceo Scientifico “Jacopone da Todi” di Todi, Perugia.

Benvenuto. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Premesso che ho sempre cercato di comunicare nelle mie classi l’idea che a contare davvero è la qualità del percorso scolastico svolto, la crescita culturale e umana, i miei studenti vivono con comprensibile apprensione la maturità, in quanto esperienza per loro nuova e conclusiva di un ciclo di studi e di vita decisivo nella propria formazione. A ciò si aggiunge il fatto che quest’anno, con la sospensione dell’attività didattica e l’attivazione della didattica a distanza, è stato annunciato che le modalità della nuova maturità sarebbero mutate.

Ma come? E, soprattutto, quando le avremmo conosciuto nel dettaglio? Per quanto mi riguarda ho vissuto con relativa tranquillità e pazienza questa fase di attesa e incertezza, nella convinzione che non sarebbe stato semplice riconfigurare nel dettaglio l’Esame di Stato.

Nello stesso tempo, ho dialogato con gli studenti per rassicurarli, rafforzare la loro autostima e sollecitarli a convivere non drammaticamente con le incognite del caso, in presenza anche di incognite assai più rilevanti imposte alla nostra esistenza dal propagarsi o dal persistere di una pandemia dalla portata storica. Credo di essere riuscito, almeno in parte, in questa operazione distensiva anche se numerose sono state le domande degli studenti, le ipotesi, le richieste di chiarimenti che mi hanno rivolto nel corso dei giorni.

Hanno manifestato segni di disorientamento, perplessità, ansia, mantenendo sempre un atteggiamento costruttivo e cercando in molti casi di prefigurare scenari in modo da poter indirizzare il loro lavoro coerentemente con una prova che sarebbe stata verosimilmente più orientata a sondare la produzione orale che quella scritta.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Gli studenti hanno accolto in modo diversificato questo cambiamento. C’è stato chi, più fragile nella produzione scritta, si è sentito maggiormente garantito da un esame che le escludeva.

C’è stato poi chi, abituato a confrontarsi con entusiasmo e successo con le prove scritte, ha vissuto questa scelta come una sottrazione. Il venir meno di una occasione per dimostrare le proprie capacità.

Capisco comunque il senso di sollievo di molti studenti in quanto, oggettivamente, le prove scritte della maturità presentano una complessità che, troppo spesso, non tiene conto di quanto tempo in più noi docenti avremmo bisogno per preparare in modo più sicuro e solido i nostri alunni a queste prove.

Come pensa di sostenere gli studenti nella nuova prova, dopo un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti?

C’è un lavoro di sostegno psicologico che occorre fare sempre e comunque in vista di una prova d’esame, ma occorre anche convincere i ragazzi che l’esame non è il cuore della scuola.

D’altra parte, vista la nuova configurazione della prova di maturità, il grande sforzo che cerco quotidianamente di compiere, e che caratterizza comunque da sempre la mia didattica, è quello di stimolare gli studenti a parlare, a interagire, a confrontarsi continuamente in modo reciproco e con l’insegnante. Se questo però risulta efficace a scuola, non sta accadendo lo stesso con le videolezioni. Per problemi di connessione, di dispostivi o di “allentamento” della socialità, gli studenti tendono a essere più “spenti” e meno pronti a confrontarsi verbalmente. Ho notato questa tendenza anche in alunni che in presenza risultavano particolarmente brillanti nell’interazione orale.

Vivo questa difficoltà con molta pena. Ritengo che la vivacità e l’intelligenza dell’interazione orale siano tra le più grandi gioie e soddisfazioni che la scuola possa offrire a insegnanti e studenti. D’altra parte questo affievolimento della parola è forse conseguenza diretta dell’isolamento e del distanziamento prodotto dal Coronavirus. Intendo tuttavia continuare a stimolare i miei studenti, a organizzare verbalmente i loro pensieri, a parlare e a interagire. Penso anche che alcune indicazioni arrivate dal Ministero possano essere d’aiuto.

Un consiglio che ho più volte dato ai miei alunni è stato quello di dedicare del tempo a informarsi in modo approfondito sulla pandemia e a riflettere sulle sue implicazioni storiche, sociali, psicologiche. Operando connessioni con quanto hanno studiato e con i grandi temi di Cittadinanza e Costituzione con i quali dovranno confrontarsi all’esame.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

Gli studenti hanno molto apprezzato questa scelta. A loro giudizio, una valutazione che tenga maggiormente conto di un impegno pluriennale restituisce meglio la qualità e il profilo di ciascuno di loro. Un peso troppo rilevante dato alla prova di esame, in presenza di eventuali “cedimenti” o difficoltà psicologiche connesse alla situazione. Rischierebbe infatti di portare a una sottovalutazione degli studenti stessi.

A mio avviso, il problema può anche essere inverso, cioè quello che studenti che non hanno brillato per impegno nel corso degli anni siano troppo favoriti da un esame che, per forza di cose circoscritto, sonda solo parzialmente le loro competenze e, magari, premia alunni che hanno mostrato di conoscere gli argomenti oggetto di prova ma che non conoscono la maggior parte di quelli affrontati nel corso degli anni.

Alcuni studenti hanno anche apertamente manifestato l’auspicio che, d’ora in avanti, per le maturità degli anni successivi, venga confermata la scelta di dare maggior peso al percorso triennale piuttosto che all’esame di maturità.

Grazie e… buona maturità!

Crediti foto copertina: dcJohn

Come cambia – e come cambierà – la didattica (2° parte)

in Approcci educativi by
Continua la tavola rotonda on-line per capire com’è cambiata e come cambierà la didattica.

Dopo il precedente articolo, per fare il punto sull’emergenza che sta vivendo la scuola italiana a causa del Covid-19, continuiamo a parlare di didattica a distanza. Lo facciamo con tre docenti della scuola secondaria di II grado provenienti da diverse regioni: il professor Francesco Bardelli, dell’Istituto Superiore “San Pellegrino” di San Pellegrino (BG); la professoressa Alessandra Giunta del Liceo Artistico del Polo Bianciardi di Grosseto; la professoressa Maria Cristina Scala del Liceo scientifico “A. Labriola” di Napoli.

Ben ritrovati! Subito per voi una domanda che interessa molti studenti della secondaria di II grado. Giugno è da sempre tempo di esami. Il Ministro Azzolina ha da poco confermato che l’esame di maturità avrà inizio il 17 giugno. Si svolgerà in classe, con un’unica prova d’esame, l’orale, che rispetto al solito varrà al massimo fino a 40 punti. Come pensate che gli studenti affronteranno l’esame di maturità?

Francesco Bardelli: Sì, il Ministro Azzolina ha appena scelto le modalità di svolgimento dell’esame, che sarà caratterizzato da un’unica prova orale in presenza. È interessante notare che i risultati degli ultimi tre anni varranno fino a 60 punti e che sarà lo studente a scegliere di che cosa parlare.

Alessandra Giunta: Sono favorevole alla scelta del Ministro, con un unico esame orale davanti a una commissione formata da sei commissari interni e un presidente esterno. Naturalmente dovranno essere garantite le norme sul distanziamento sociale e sull’utilizzo dei dispositivi di sicurezza che dovranno essere scrupolosamente osservate da docenti e discenti. Di sicuro l’esame in presenza è la soluzione migliore al fine di conseguire un’adeguata e corretta valutazione degli studenti . Per via telematica si sarebbe rivelata difficoltosa e poco attendibile. 

Maria Cristina Scala: Gli studenti affronteranno l’unica prova dell’esame di maturità con serietà, perché consapevoli degli sforzi fatti dall’amministrazione e soprattutto dai loro insegnanti per mantenere il contatto con loro e proseguire lo svolgimento delle programmazioni didattiche.

Pur in attesa di conoscere le modalità di riapertura delle scuole a settembre, proviamo a tirare una prima valutazione: come ne esce, secondo voi, il valore dell’insegnamento ex cathedra da questa esperienza?

Francesco Bardelli: Per quanto mi riguarda, l’insegnamento ex cathedra non è paragonabile con l’insegnamento a distanza. Quello dal vivo è cento volte più efficace e funzionale, mentre quello a distanza può andar bene solo in casi di emergenza.

Alessandra Giunta: La didattica in presenza rimane comunque la forma migliore per stabilire un proficuo rapporto di comunicazione con gli studenti. Non considero il mio un insegnamento ex cathedra (né ritengo che debba avere in generale questa connotazione). Perché rifiuto un impianto scolastico verticale basato su un flusso monodirezionale di nozioni ricevute dall’alto. Penso che la didattica tradizionale non possa mai essere sostituita perché solo in questo caso può essere garantita appieno la triplice funzione comunicativa, propositiva ed educativa del docente. Inoltre concordo con chi sostiene che un utilizzo assiduo dei mezzi di comunicazione telematica possa risultare nocivo alla salute oltre che alienante.

Maria Cristina Scala: L’insegnamento ex cathedra si era già dimostrato fallimentare. È con la circolazione delle conoscenze e delle emozioni che si sviluppano la ricerca conoscitiva e lo sviluppo delle competenze.

Grazie per aver partecipato a questo dibattito on-line. Con la speranza che gli insegnanti e i loro studenti possano tornare quanto prima nelle aule di una scuola.

Liberiamo le opere d’arte!

in Arte in galleria/Attività in classe by
Insieme a Marianna Balducci, partiamo alla scoperta di un gioco educativo divertente e stimolante per liberare le più importanti opere d’arte dei musei di tutto il mondo.

Ecco un gioco educativo divertente e stimolante per liberare le più importanti opere d’arte dei musei di tutto il mondo!

Sono sempre stata convinta del fatto che la fantasia sia un potente meccanismo sovversivo (e l’ho raccontato anche in un altro articolo) e che le rivoluzioni sono fatte per scombinare, ricomporre e restituirci una nuova prospettiva sulle cose.

Le rivoluzioni che si scatenano in terre di Fantastica (per chiamarla come l’avrebbe chiamata Rodari) ci danno il coraggio di essere anche un po’ insolenti perché, per giocare come si deve e inventare cose nuove, dobbiamo sfrondare un po’ di “politicamente corretto” e osare.

C’è un’altra importantissima cosa di cui sono convinta: le rivoluzioni, anche quelle piccole e buffe che vi propongo di solito qui mixando disegni e fotografie, vanno fatte con criterio e con amore perché solo se conosciamo e vogliamo bene a qualcosa possiamo metterci le mani dentro e ribaltarla continuando a rispettarla.

Ed è con queste premesse che ci prenderemo il permesso di liberare le più importanti opere d’arte dei musei di tutto il mondo!

Ci hanno spesso educato a concepire l’arte come qualcosa di distante e altisonante, circondata da cornici preziose, congelata sulle pareti dei musei e protetta da allarmi e cordoni. Ma l’arte dovrebbe essere qualcosa di quotidiano, tanto quanto lo sono i giochi con cui ci intratteniamo a casa e, perché no, ogni tanto potrebbe funzionare proprio come quei giochi. Ma come?

Il la ce lo danno i grandi musei che in tempi recenti stanno sempre più creando ricchissimi archivi digitali con risorse libere per essere riutilizzate.

Sono le riproduzioni di alcune delle opere d’arte che custodiscono, catalogate per tipologia, autore, epoca… e fruibili attraverso sezioni apposite dei siti istituzionali.

Insomma, un vero e proprio museo virtuale da navigare in libertà e scegliendo il percorso che ci pare! Noi sceglieremo quelli che ci portano verso nuove storie da inventare e io ve ne suggerisco un paio.

Il primo: una storia dai contorni inaspettati!

Partiamo, per esempio, scegliendo l’archivio del MET (la sezione di contenuti liberi per il riutilizzo), dove ho trovato i due personaggi che compongono la mia nuova “opera d’arte”. Li ho stampati, ritagliati e usati come elementi protagonisti di un collage che, nelle sue parti mancanti, ho completato con il disegno.

Il disegno traccia i contorni interrotti delle parti di dipinto che ho scelto e arreda il resto della scena in base al tipo di storia che ho deciso di inventare.

In questo caso, la signora non sembra molto contenta del suonatore… sta facendo tanto di quel chiasso con il suo chitarrino elettrico che forse staccare la spina le consentirà di trascorrere il resto del pomeriggio in pace!

I due dipinti si sono trasformati in due attori: posizionati sulla scena nel modo più opportuno, ho dato loro una nuova funzione narrativa.

Potete scegliere di combinare due o più personaggi oppure un personaggio e un oggetto. Potete stamparne tanti e pescare a caso per rendere ancora più difficile la sfida. 

Se siete insegnanti, potete creare voi i mix di elementi e distribuirli (anche via mail) alla vostra classe per vedere quali storie inventeranno: teste mozzate, vasi con misteriosi fantasmi, corpi bislacchi, storie d’amore o di avventura…

Non ci sono limiti, basta che il disegno si accompagni a una breve storia perché ogni opera d’arte che si rispetti, nei libri come nei musei, ha una sua didascalia.


Per chi ha più manualità e non ha paura di invadere i confini, invece, c’è la seconda via, quella delle pittoresche interferenze! Stavolta, invece di fare un collage, prenderemo una sola opera tutta intera (a me piace sempre partire dai ritratti) e ci disegneremo sopra.

Potete usare dei pennarelli acrilici (ce ne sono anche a punta fine) che scrivono facilmente anche sulla carta più leggera senza bagnarla troppo.

Questa volta forse dovremo disegnare meno, ma sarà fondamentale scegliere dove e cosa perché quei pochi elementi potranno cambiare completamente la vita del personaggio e il suo destino!

Prima di disegnare, guardate bene quali sono gli spazi vuoti del dipinto che avete scelto: dietro ai vetri di una finestra, alle spalle del soggetto o tra le sue mani.

Il disegno sarà un’interferenza nell’opera d’arte originale, ma dovrà essere credibile e, ancora una volta, suggerirci una nuova storia.

Come dite? Quei ritratti hanno qualcosa di strano? Beh, forse… e confesso che ogni tanto mi diverto anche a inserire me stessa o i miei amici in questo gioco. Qui, per esempio, ci sono alcuni scrittori di libri per ragazzi e poi ci sono io. Mi riconoscete?

Per vedere quanti altri archivi online esistono, provate a navigare gli articoli della rubrica “Tesori d’archivio” di FrizziFrizzi.

Ci troverete segnalati tanti repertori interessanti!

Lezioni di scienze a distanza, seconda parte

in Approcci educativi/Attività in classe by

Impariamo a osservare: due lezioni di scienze raccontate da Erica Angelini, ai tempi della didattica a distanza.

Dopo il precedente articolo torniamo a parlare di una didattica a distanza capace non solo di essere un mero passaggio di sapere, tra insegnante e alunni, ma di creare curiosità e rendere autonomi gli alunni nello studio. Un modo per accompagnare i bambini e i ragazzi verso la “scoperta”.

Come avvenuto per la precedente attività, Osservare e disegnare, anche questo nuovo laboratorio può essere proposto dagli insegnanti, realizzato in autonomia dai bambini, infine condiviso con tutti; ma anche realizzato dai più piccoli insieme ai genitori.

Lo spunto di partenza, anche in questo caso, è stata la video lettura de I Bestiolini, di Gek Tessaro, realizzata dai lettori volontari del Ròdari club. Si comincia dunque dall’osservazione che, come ripeto sempre nei miei laboratori, è il primo passo per imparare a disegnare.

Tanti insetti, tante forme

Questa attività ci aiuta e studiare gli insetti attraverso le loro forme. Per realizzarlo, ho preparato un file con delle carte da stampare (ed eventualmente, se possibile, da plastificare) che si può scaricare cliccando qui o stampando l’immagine sotto.

Ho chiesto poi alle bambine, M di 8 anni e B di 5, di aiutarmi a raccogliere nel giardino vari tipi di materiali naturali come: bastoncini, semi, sassolini, pagliuzze, foglie… e abbiamo sistemato i materiali in modo ordinato.

A questo punto ho chiesto di scegliere una carta e di ricostruire l’insetto usando i materiali raccolti.

Ed ecco il risultato:

Sia questa attività sia quella proposta nel precedente articolo, sono adatte a diverse età, cambia solo il modo di approcciarsi:

– Se proposte ai bambini della scuola dell’infanzia, sarà un gioco che attraverso osservazione, disegno e lavoro sulle forme li aiuterà a prendere coscienza di come sono fatti gli insetti.

Se proposte ai bambini della scuola primaria, possono essere di supporto alla lezione di Scienze, coinvolgendo però anche Arte e immagine e Italiano, se si aggiunge una descrizione scritta dell’insetto.
Le stesse attività possono essere proposte anche nella scuola secondaria di primo grado richiedendo naturalmente un impegno diverso nelle consegne. Come sempre… buon lavoro a tutti!

La scuola (primaria) ai tempi del Coronavirus 3° parte

in Approcci educativi/Redazione Aperta by
Tre maestre, tre scuole diverse, per scoprire come le classi stanno vivendo la didattica a distanza in queste settimane di emergenza per il Coronavirus.

Si conclude la tavola rotonda che abbiamo realizzato con la maestra Carla Caiafa (dell’Istituto Comprensivo Le Cure), la maestra Francesca Liberati (delle Scuole Pie Fiorentine) e la maestra Elena Bini (dell’Istituto Comprensivo Pieraccini). Un’intervista a tre voci in cui ci hanno raccontato la loro esperienza di insegnanti “a distanza” ai tempi del Coronavirus.

Abbiamo già parlato di didattica a distanza e strumenti digitali. Adesso però, facciamo finta che non ci possa ascoltare nessuno… Come pensate che i vostri alunni debbano trascorrere queste giornate durante l’emergenza Coronavirus?

Maestra Carla: Credo che i bambini debbano impegnarsi quotidianamente a fare qualcosa di utile e produttivo, per mantenere il cervello attivo. Quindi, eseguire le consegne delle maestre, ascoltare i genitori e non arrabbiarsi, perché in casa bisogna mantenere un clima sereno e pacifico, per convivere al meglio. Non dimentichiamolo: il nemico è fuori!

Maestra Francesca: Una volta tanto i bambini dovrebbero vivere senza che il loro tempo sia troppo strutturato. Lasciamoli annoiare anche un po’ e vivere questo momento con la famiglia. Compiti? Pochi! Non credo molto nella didattica a distanza per i bambini della primaria. Ci sarebbero moltissime cose da dire su questo argomento.

Maestra Elena: La noia è uno strumento incredibile per far nascere nei più piccoli la creatività, affina il loro ingegno. Inoltre è molto importante per loro rimanere aggiornati, ascoltare tv e leggere qualche articolo semplice. Ma in qualunque momento dovranno sempre sentire il “calore” e la comprensione emotiva dei loro insegnanti, peculiarità che da sempre caratterizzano la nostra professione, perché solo così potranno far fronte alle difficoltà di questo terribile momento.

Per concludere, un’ultima domanda. Quando l’emergenza finirà – ma non le paure e gli interrogativi – come parlerete ai vostri alunni di quello che è successo?

Maestra Carla: Li farò semplicemente parlare, cercando di rispondere a ogni domanda con serenità ed esattezza. I bambini sono bravi a metabolizzare, basta che ne abbiano la possibilità, guidandoli senza condizionarli. Ai miei alunni di prima chiederò di scrivere un pensiero al giorno su un album, una sorta di diario, e poi di disegnare ciò che verrà fuori da un dibattito guidato. Vorrei che questo gesto quotidiano desse loro, gradualmente, modo di esternare le paure. Spiegherò l’accaduto con l’ausilio di video didattici, con letture sulla paura e il coraggio. Poi racconterò delle mie paure e dei miei interrogativi, chiedendo il loro aiuto. Insomma, ci aiuteremo a vicenda! Solo così ci riapproprieremo della nostra vita scolastica. Tutto finirà presto e io sono pronta, con tante idee e voglia di ricominciare.

Maestra Francesca: Ne parleremo in classe. I bambini racconteranno come hanno vissuto questi giorni. Sicuramente la conversazione seguirà le loro necessità. Sarà importantissimo rispondere alle loro domande e parlare di questo argomento ricordandosi però che sono bambini e che fortunatamente la loro visione della situazione non è – e non è stata – quella di noi adulti.

Maestra Elena: Quando tutto sarà finalmente passato, credo che i bambini saranno più maturi e vaccinati, così come i loro genitori, che forse avranno avuto l’occasione di conoscere qualche aspetto in più dei loro figli. A volte i tanti impegni ci stordiscono e non ci permettono di prendere veramente coscienza della nostra vita. Parleremo insieme di questi difficili giorni e sarà un vissuto vero che, credo, cementificherà meglio gli apprendimenti e le vicende future.

Ringraziamo le maestre Carla, Francesca ed Elena per la disponibilità e la sincerità, ma soprattutto per il grande impegno con cui affrontano giorno dopo giorno il loro lavoro. Anche a distanza!

La scuola (primaria) ai tempi del COVID-19 – 2° parte

in Approcci educativi/Esperienze digitali/Tavola Rotonda by
Tre maestre, tre scuole diverse, per scoprire come le classi stanno vivendo la didattica a distanza in queste settimane di emergenza COVID-19.

Dopo il precedente articolo, torniamo a parlare con la maestra Carla Caiafa (dell’Istituto Comprensivo Le Cure), la maestra Francesca Liberati (delle Scuole Pie Fiorentine) e la maestra Elena Bini (dell’Istituto Comprensivo Pieraccini). Insieme ci raccontano, in questa intervista a 3 voci, la loro esperienza di insegnanti “a distanza” in queste settimane di emergenza da COVID-19.

Subito una domanda difficile. Vi preoccupa di più la sospensione temporanea della didattica o il fatto che, in questa situazione, possano perdersi un po’ quelle consuetudini e quei legami che giorno dopo giorno avete fatto crescere nelle vostre classi?

Maestra Carla: Sono preoccupata un po’ per tutti e due gli aspetti. La sospensione sarà piuttosto lunga e non è possibile in questa situazione seguire un ritmo “normale”. Questo può essere destabilizzante per i bambini. Inevitabilmente si perde anche la quotidianità.

Mi riferisco a quelle conquiste fatte giorno dopo giorno, con grande fatica e impegno, da parte di alunni e maestre. Penso soprattutto al lento lavoro d’inserimento che ho svolto all’inizio dell’anno nella mia classe prima!

Maestra Francesca: Sarò sincera, non sono molto preoccupata per la didattica. I bambini hanno ottime risorse e sicuramente recupereremo il tempo, che non considero perso, ma diverso. Credo invece che questo possa essere un periodo molto prezioso per le famiglie: è possibile stare insieme con ritmi ridotti, organizzare giochi, leggere.

Credo anche che i legami che abbiamo costruito in questi anni non si perderanno per uno o due mesi trascorsi a casa. Questo momento difficilissimo per tutti noi, se lo vogliamo, può trasformarsi anche in qualcosa di positivo per i bambini e le famiglie. Noi maestri faremo poi il punto della situazione quando torneremo a scuola.

Maestra Elena: Credo che, seppur terribile, questo momento sarà stimolante per riscoprire la noia tanto vituperata quanto importante per stimolare la creatività. Non sono preoccupata dal fatto che i programmi scolastici possano rimanere un po’ “indietro”, credo che i bambini sapranno riconvertire questo disagio in una capacità di resilienza culturale personale e alternativa.

Inoltre, anche se perderemo qualcosa sotto l’aspetto della didattica, sicuramente i bambini impareranno la paura, la solidarietà, l’affetto, la forza e il sacrificio, tutti aspetti importanti che contribuiranno alla loro crescita e alla loro maturità.

Proviamo ad aiutare gli altri insegnanti e i genitori che ci stanno leggendo: quali consigli vi sentite di dare per trascorre il tempo?

Maestra Carla: Agli insegnanti dico di non scoraggiarsi, perché dobbiamo rimanere un punto di riferimento per i bambini e le famiglie. Rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci alla prova con le nuove tecnologie, senza timori.

Calibriamo i compiti, senza sovraccaricare i genitori! Usiamo le piattaforme on-line per assegnare laboratori d’arte, suggeriamo libri e video-letture. Ai genitori, invece, dico di usare questi momenti per stare con i figli.

Aiutiamoli nei compiti e giochiamo con loro, facciamo puzzle, giochi da tavolo, costruzioni, ascoltiamo musica, balliamo, guardiamo foto e video di quando erano piccoli.

Il suggerimento più importante, però, è mettersi sul divano con loro e leggere una favola al giorno; e leggiamo anche noi, per dare il buon esempio! Consiglio anche di limitare tv e videogiochi, piuttosto fatevi aiutare in cucina, a fare biscotti, impastare la pizza, e date loro piccole mansioni come rifarsi il letto.

Maestra Francesca: Penso sia importante dare spazio alla costruzione di giochi manuali, lavori creativi, inventare giochi o fare giochi di ruolo con fratelli e genitori.

Molto importante è anche, secondo me, non imporre mai un libro ai bambini ma farglielo scegliere, cercando solo di indirizzarli in base ai loro gusti. Possono anche vedere dei video molto interessanti, come fiabe sonore, ma non solo!

Proprio qualche giorno fa ho chiesto ai miei bambini di guardarsi su YouTube Pierino e il lupo, con Abbado e Benigni, e di illustrare le scene descritte. Insomma, è l’occasione per scoprire tante belle cose, senza esagerare col computer però.

Maestra Elena: Il momento è difficile, tutti siamo emotivamente impreparati, credo quindi che non sia opportuno sobbarcare le famiglie con troppi compiti. È però l’occasione per fare e scoprire tante cose. Di certo la più importante è la lettura.

Ho detto agli alunni di leggere anche un quotidiano a settimana e di fare la sintesi di qualche articolo interessante o particolare.

Inoltre, ho consigliato loro di tenere un diario giornaliero in cui appuntare e descrivere ciò che vedono dalla finestra, le cose fatte, i libri letti, le emozioni vissute.

La nostra tavola rotonda on-line, con le insegnanti della primaria, continuerà e terminerà nel prossimo articolo.

credits: https://www.flickr.com/photos/chrisandjenni/
licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/

Segni e disegni preistorici: l’arte rupestre nelle nostre mani

in Archeodidattica: strategie e laboratori by
Con Erica Angelini, scopriamo come realizzare un laboratorio dedicato all’arte rupestre per le scuole con le nostre mani.

Raccontare la storia dell’uomo è anche raccontare la storia della sua arte perché, in fin dei conti da quando l’uomo è uomo, ha sempre sentito la necessità di tirare fuori da sé i suoi pensieri e le sue emozioni. Nel libro L’idea vien parlando, breve viaggio alle sorgenti della parola, l’autrice L. Del Tutto Palma descrive la preistoria dell’uomo come un lunghissimo percorso durante il quale si succedono tappe evolutive che trasformano l’uomo “scimmiesco” (già “geneticamente” uomo) nell’uomo abile e pensante. La tappa più importante di questo percorso è senz’altro l’acquisizione della postura eretta che, oltre a preparare lo spazio per un encefalo più grande (la postura eretta modifica la posizione del cranio) e a permettere l’allungamento della laringe (organo addetto alla fonazione), fa sì che l’uomo si trovi con due mani libere. Cosa farne?

Penso a quando seduta nel prato le mie mani non riescono a stare ferme, così strappo un filo d’erba e lo intreccio, lo arrotolo… poi prendo un bastoncino, lo rompo in tanti pezzettini, lo infilo nella terra e lo intreccio con i fili d’erba. Mi rendo conto che le mani ferme non riescono a stare e immagino l’uomo-scimmia che nei lunghi inverni passa il tempo a giocherellare con quello che trova: pietre, fango, bastoncini, rami e foglie.

Le mani diventano veicolo di conoscenza e dialogano direttamente con il cervello che a sua volta, incuriosito dall’esperienza, richiede alle mani nuove sperimentazioni.

Mi piace pensare che questo dialogo fra mani e cervello (e questa conoscenza dovuta alla sperimentazione tattile) si possa attuare anche a scuola attraverso una didattica esperienziale.

Una didattica che insegni attraverso il fare ma anche attraverso la meraviglia della scoperta. Che gusto c’è infatti se ai bambini spieghiamo tutto noi? Dove sono il bello della scoperta e la curiosità di capire come va a finire o come ci si arriva? È come proporre a qualcuno di leggere un libro raccontandogli noi il finale! Se so come va a finire, non c’è più gusto nel leggerlo.

Nel laboratorio sulla pittura rupestre cerco quindi di instillare curiosità e di nutrire le mani con un lavoro sperimentale sulla macinatura di ocra, gesso e carbone; dal nulla arriviamo a produrre un colore a dito denso e cremoso.

Prima di cominciare la parte sperimentale però consiglio la lettura di un racconto che trasporti i bambini indietro nel tempo con un linguaggio, appunto quello del racconto, affine alla loro età.

Il laboratorio sulla pittura rupestre è consigliato per le classi terze della scuola primaria.

A questa età i bambini sono ancora affascinati dalle storie e la dimensione del racconto (inteso come linguaggio narrativo che conoscono bene e di solito apprezzano) permette loro di scivolare, senza troppi pensieri, in un periodo storico molto lontano dal loro vissuto.

Per introdurre questo laboratorio ho scritto il racconto Segni, disegni e disguidi preistorici, che parla di come un linguaggio fatto solo di segni possa essere fonte di esilaranti incomprensioni amorose. Per raccontarlo ho costruito e dipinto un grande librone e davanti sono rappresentati i due personaggi principali: Ugo e Uga.

Animo la storia trasformandomi di volta in volta nella forte Uga e nel tenero Ugo.

Per chi volesse, come me, iniziare l’attività con una lettura, consiglio il libro di S. Bordiglioni Storie prima della storia, una raccolta di racconti di fantasia che parlano delle principali scoperte e invenzioni della preistoria.

Comincio la seconda parte facendo una panoramica storica dei vari tipi di pittura rupestre, il talento dell’uomo infatti non nasce maturo e possiamo trovare le prime tracce di graffi e incisioni su pareti calcaree o su ossa di animali. L’arte preistorica è influenzata da ciò che l’uomo vive nella sua quotidianità perciò le prime raffigurazioni vere e proprie parlano di caccia, animali, natura… Solo in periodi successivi, dopo la scoperta dell’agricoltura e l’abbandono del nomadismo, nelle raffigurazioni compaiono animali domestici, raffigurazioni di capanne e vita quotidiana.

Anche la tecnica si evolve con il tempo: le prime opere sono graffi su pietra morbida poi troviamo figure schizzate con tratti leggeri e con pochi colori e piuttosto statiche; le rappresentazioni si evolvono ancora nel corso del tempo e i disegni diventano sempre più colorati, sempre ricchi di dettagli che fanno intuire le parti anatomiche degli animali rappresentati e i loro movimenti. Anche gli strumenti aumentano e oltre a rocce appuntite, che permettono le prime sperimentazioni, vengono creati pennelli, cannucce per lo spruzzo, punte di roccia. Anche le mani diventano più abili.

Per chi volesse approfondire questo argomento, suggerisco di visitare il blog “Didatticarte” di Emanuela Pulvirenti.
Di cui abbiamo già parlato anche qui su Occhiovolante.

Dopo questo excursus provo di solito a chiedere ai bambini quali sono i primi esperimenti d’arte fatti da loro. Il percorso grafico dei bimbi in età prescolare assomiglia molto al percorso intrapreso dall’uomo preistorico: si comincia facendo degli scarabocchi, si prosegue provando a riprodurre le forme che ci circondano, poi si continua osservando meglio e provando a riprodurre i dettagli.

Ripercorriamo la “Storia” dell’uomo partendo dalla nostra storia personale e quotidiana, di cui i bambini hanno sicuramente esperienza, attiviamo così le loro conoscenze pregresse.

Utilizzare le conoscenze pregresse aiuta a fissare meglio i contenuti successivi, inoltre mi piace molto sentirli raccontare perché davvero i bambini sono molto competenti quando parlano delle cose che conoscono, perciò sarà un piacere sentirli raccontare dei propri fratelli minori o di sé quando erano piccoli!

A questo punto però facciamo lavorare le mani!

Per realizzare il laboratorio di pittura rupestre servono:

  • Pietre piatte, tipo selce, una per ciascun bambino
  • Pietre tonde, tipo ciottoli di fiume, uno per ciascun bambino
  • Ocra rossa, ocra gialla che si possono acquistare online
  • Carbonella; i bastoncini potranno essere macinati e usati anche come matite rudimentali
  • Argilla secca, reperibile sulle rive dei fiumi
  • Colla d’amido (per conoscere la ricetta)
  • Della carta da pacco bianca
  • Dei piattini o ciotole di recupero in cui mettere le polveri prodotte per preparare il colore
  • Un cucchiaio di plastica

Questa parte dell’attività potrebbe essere svolta in giardino o anche su un selciato. Divido la classe in piccoli gruppi da 4, 5 bambini ciascuno e ogni gruppo si siede a terra in cerchio. Al centro di ogni cerchio metto 3 o 4 (a seconda di quanti coloranti abbiamo) ciotole di recupero in cui i bambini metteranno le polveri una volta prodotte. I colori prodotti da ciascun bambino saranno poi usati per il lavoro di gruppo.

A questo punto faccio una dimostrazione pratica di come macinare: credo infatti che, soprattutto per le cose pratiche, “guardare è metà dell’imparare”. Cominciamo con l’ocra rossa: si prende la pietra piatta e il percussore (quella tonda), poi si appoggia sulla pietra piatta un po’ di ocra rossa e si comincia a strisciare con forza, senza battere; più la polvere sarà fine, più il colore sarà bello perché la polvere si scioglierà meglio nella colla d’amido. Una volta preparata la polvere la metto nel piattino o nella ciotola. Infine aggiungo la colla d’amido e mescolo con il dito fino a creare il colore.

Finita la dimostrazione consegno ai bambini le pietre (piatta e percussore), poi passo a dare i colori in modo che in ogni gruppo si produca la stessa quantità di rosso, giallo, nero e grigio. Man mano che i bimbi producono le polveri, le versano nelle ciotole; a quel punto passo io a mettere la colla.

Una volta preparati i colori raccolgo i sassi e metto al centro del cerchio la carta da pacchi chiedendo al gruppo di progettare la loro pittura rupestre; decideranno insieme se realizzare un lavoro di gruppo oppure se ogni bambino disegnerà quello che vuole nel foglio.

A volte questa è la parte più difficile del laboratorio.

I colori prodotti e mescolati con la colla d’amido sono reversibili, cioè una volta asciutti si possono reidratare con acqua e riutilizzare nei giorni successivi. La fantasia dei bambini è davvero infinita e sicuramente vi sorprenderanno con meravigliose pitture rupestri.

Arte e immagine a scuola: risvegliare creatività e curiosità

in Approcci educativi by
Claudia Ferraroli, pedagogista clinica, insegnante, autrice di libri e giochi per l’infanzia, ci racconta la sua esperienza in classe con le ore di arte e immagine.

Le ore dedicate ad arte ed immagine sono forse quelle maggiormente bistrattate dell’intero orario scolastico. Se non sono sostenute da una forte passione dell’insegnante finiscono per essere utilizzate per i cosiddetti lavoretti o per creare decorazioni a tema.

Nella peggiore delle ipotesi vengono assorbite da altre materie ritenute più importanti, tipo italiano. Il materiale a disposizione dell’insegnante e prodotto dai grandi editori della scolastica non aiuta di certo, soprattutto per i primi anni della scuola primaria.

Quest’anno ho deciso di impiegare le ore di arte ed immagine in una classe prima, per avvicinare i bambini ai grandi pittori moderni e contemporanei. Alle loro vite e opere, portando così gli alunni a guardare con i loro occhi pieni di stupore, meraviglia, curiosità e senza ancora troppe sovrastrutture.

Il programma ministeriale chiede che i bambini in prima apprendano i colori primari, secondari e terziari, nonché l’utilizzo dei principali mezzi. Perciò quale sistema migliore per arrivare al colore e al suo utilizzo se non attraverso quegli artisti che hanno fatto del colore la loro vita?

Ho iniziato da Vincent Van Gogh.

Per presentare questo pittore credo sia perfetta l’espressione di un mio piccolo alunno: “Ah! Quanto amava il giallo Vincent!”.Ho raccontato la vita del pittore come fosse una fiaba, non senza particolari macabri che ai bambini piacciono tanto. Abbiamo poi guardato e commentato liberamente le sue principali opere alla Lim, notando l’uso e la stesura del colore. Ho trovato sulla rete una serie di cartoni animati, trasmessi da Rai YoYo, proprio per avvicinare i bambini all’arte. Due personaggi che viaggiano nel tempo e hanno modo di incontrare Van Gogh e di seguirlo fino alla sua famosa cameretta. Il pittore mostra loro la sua tecnica e i protagonisti riproducono la tecnica acquisita nel loro atelier.

In classe infine ci cimentiamo con i “Girasoli”, “La Notte stellata” e la “Cameretta” di Van Gogh, usando pastelli, pennarelli, pastelli a cera, tempera. Ho trovato anche degli eccellenti albi illustrati sul pittore che guardiamo in classe. Una mamma mi ha riferito che il proprio figlio seienne ha riconosciuto due opere di Van Gogh nelle stampe appese all’interno di un bar, lasciando tutti gli astanti a bocca aperta. Che grande soddisfazione!

Siamo passati poi a Picasso.

Anche qui racconto della vita, visione delle opere alla Lim e cartone animato. In questo caso abbiamo usato i cubi logici, rendendo l’arte interdisciplinare, e abbiamo provato a comporre opere cubiste in gruppo. I cubi logici ci sono serviti poi per riprodurre le forme su cartoncino con i tre colori primari.

Andando a fare un lavoro di sagomatura e ritaglio molto utile per lo sviluppo della motricità fine, e con queste, creare delle opere cubiste su ispirazione picassiana.

Infine ho presentato “Guernica”, raccontando gli antefatti che hanno portato il pittore a dipingere questa enorme tela. Fotocopiata l’immagine dell’opera ne ho data una ciascuno e fatto scegliere uno degli elementi presenti, che dovevano riprodurre. Inevitabili commenti ed emozioni legate alle immagini. Ne è nato un collage comune su fondo nero che abbiamo appeso in bella mostra.

Altri pittori finora affrontati sono Kandisky e la sua pittura della musica attraverso le forme geometriche e i colori primari (abbiamo dipinto ascoltando il “Bolero” di Ravel e la “Carmen” di Bizet). Salvador Dalì con  i sogni surrealisti e gli orologi molli che abbiamo riprodotto con la creta.

Ma quello che ha forse maggiormente colpito il loro immaginario è stato Jackson Pollock.

Complice anche questo bellissimo video. Abbiamo cercato di riprodurre la tecnica attraverso dei vasetti di yogurt svuotati e bucati sul fondo, da cui la tempera mista ad acqua viene fatta sgocciolare su una grande cartoncino.

Per questo e altri lavori si è unito a noi anche un ragazzo disabile, che si muove solo con la carrozzina e la sua educatrice, dimostrando che l’arte è fortemente inclusiva. L’ora di arte ed immagine è un’ottima occasione per imparare a leggere le immagini, ascoltare storie, comprenderne la successione e collocarle nel tempo.

E ancora lavorare sulla percezione e l’orientamento spaziale, rafforzare la memoria visiva, esprimere le proprie emozioni, gestire le forme geometriche che sono alla base del disegno. Ma soprattutto rimane un momento magico ed importante per risvegliare creatività, talento, curiosità, stupore, gioia e passione. Ingredienti che non dovrebbero mai mancare in un bambino che si approccia alla scuola.

Grazie all’arte impariamo a guardare meglio, più da vicino e da prospettive diverse, facendoci domande. Picasso sosteneva inoltre che “l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”.

Didatticarte: quattro modi per fare un tableau vivant

in Attività in classe by
Emanuela Pulvirenti spiega come realizzare tableau vivant (quadri viventi) in classe, anche senza fotomontaggi

“Come hai fatto a mettere gli alunni dentro il dipinto?” Questa è la domanda più frequente delle colleghe di storia dell’arte che vorrebbero ripetere l’esperienza dei tableau vivant. Ma, quando rispondo che sono elaborazioni digitali fatte con Photoshop, si scoraggiano e rinunciano all’esperimento. Tuttavia si possono fare benissimo anche senza programmi di fotomontaggio.

Anche perché, come ho ripetuto più volte, la valenza didattica del quadro vivente sta nell’attenzione che richiede allo studente nel momento in cui si confronta con l’opera d’arte, sta nel cogliere espressioni, dettagli, gesti.
Lo scopo non è quello, puramente artistico, di rifare in modo identico il quadro originale. Tant’è vero che lascio i ragazzi nei loro abiti quotidiani, con tanto di felpe, jeans e scarpette da ginnastica.

Con o senza Photoshop il risultato sarà sempre un’esperienza intensa e indimenticabile. Provare per credere!

Le modalità sono:
1 – Riprodurre una scultura

Credits: didatticarte.it

2 – Scegliere un’opera con lo sfondo uniforme

Credits: didatticarte.it

3 – Realizzare il fondale

La Gioconda Credits: didatticarte.it

4 – Attualizzare l’opera

Vermeer Credits: Didatticarte.it

Per leggere l’articolo completo: Quattro modi per fare i quadri viventi senza fotomontaggio
Credits testi e immagini: didatticarte.it

Didatticarte: cosa raccontano i colori dei dipinti?

in Attività in classe by
Dal blog di Emanuela Pulvirenti un interessante esercizio che parte dall’analisi della tavolozza usata da vari artisti. Le app utili, le risposte degli studenti.

Quanti artisti presentano una evoluzione cromatica importante? Durante un mio workshop all’Accademia di Belle Arti di Palermo, ho pensato di proporre agli studenti di Didattica dell’arte proprio il tema della tavolozza d’artista. In pratica di analizzare l’opera d’arte concentrando l’attenzione sui colori utilizzati (ma tutti gli altri aspetti, ovviamente, vanno conosciuti, altrimenti i colori non ci racconteranno nulla).

Esistono molti modi per graficizzare i colori di un dipinto. Arthur Buxton, ad esempio, li ha raccolti in diagrammi a torta, ma sono molti anche i sistemi automatici di estrazione delle palette, con applicazioni online o per smartphone (Color Viewfinder, Color Palette FX o Canva, ad esempio)

Il “compito” dato agli studenti che avevano tre ore di tempo è stato un lavoro di gruppo da presentare alla fine del pomeriggio agli altri partecipanti:

Courtesy of Didatticarte

I gruppi sono riusciti a raccontare il percorso artistico di tanti pittori osservandone con attenzione la tavolozza e attribuendo a quei colori un senso di volta in volta, artistico, storico, concettuale, simbolico. l’esercizio ha stimolato l’osservazione. Dettagli, sfumature, sfondi. Nulla è passato inosservato nell’operazione di scandaglio su ogni pennellata del dipinto. Perché a guardare siamo tutti capaci, ma a vedere si impara.

Courtesy of Didatticarte

Per vedere l’articolo completo: Cosa raccontano i colori dei dipinti?
Testo e immagini courtesy of Didatticarte

Il destino e l’invenzione della scuola parte 2

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Dunque anche la scuola era un’idea dei Sissipole. Come poteva essere diversamente? La conclusione del racconto metafora della scuola di Renato Palma Keep Reading

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Dopo le sfide in famiglia siamo arrivati all’asilo, e le cose non migliorano! Continua il racconto di Renato Palma sulla crescita visto dai bambini

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Costruiamo insieme un Progetto Lettura – Parte 3

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Paola Zannoner ci aiuta a capire come grazie alla figura dell’insegnante lettore si possano spingere i ragazzi ad avvicinarsi alla lettura 

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Continua la serie di Paola Zannoner dedicata alla realizzazione del progetto lettura. Delineiamo un piano, compiamo i primi passi con qualche consiglio

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Costruiamo insieme un Progetto Lettura – Parte 1

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11 buoni motivi per realizzare a scuola un Progetto Lettura. Un percorso interdisciplinare per stimolare la creatività, l’ascolto, la concentrazione e molte altre capacità dei bambini e dei ragazzi.

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Libri e arte contemporanea, uno strano connubio

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Jukhee Kwon distrugge vecchi libri per creare opere d’arte. Può sembrare una mostruosità per chi ama la lettura, ma l’intento è proprio quello di ridargli vita, trasformandoli in oggetti straordinari e, magari, avvicinare alla letteratura

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Forme a sorpresa: il gioco foto-illustrato

in Approcci educativi by
Insieme a Marianna Balducci scopriamo un nuovo gioco foto-illustrato

“I suoi piccoli occhi osservano senza sosta”. Lo dice Katsumi Komagata di sua figlia che, fin da piccolissima, diventa il centro non solo delle sue attenzioni di babbo, ma anche di molte delle sue riflessioni da autore di libri per la primissima infanzia. Proprio da lui arriva lo spunto per il mio gioco foto-illustrato di oggi.

Esplorare autori come Komagata è una specie di pratica zen che disciplina lo sguardo e le mani e li riporta all’essenza delle cose. Non a caso uso il verbo “esplorare”; “leggere” sarebbe riduttivo. I libri di Komagata sono inclusivi proprio come certi libri di Bruno Munari (di cui è stato nominato un po’ l’erede) perché ci chiedono di attivare tutti i sensi insieme, come fa il bambino quando inizia ad appropriarsi del mondo.

Sono “macchine per le risposte”, sono dispositivi che ci inducono ad agire e comunicare, come li descrivono bene gli approfondimenti introduttivi del catalogo “I libri di Katsumi Komagata” (Lazy Dog edizioni) che vi consiglio di recuperare per avere una panoramica su questo artista così speciale. Quando avrete un indice di opere da cui partire, se non vi sarà facile reperirle in libreria o biblioteca in prima battuta, cercatele su YouTube, dove le vedrete sfogliate in tutta la loro piccola grande materica genialità.

Nella serie “Little eyes” (quei “piccoli occhi”, non a caso) si parte proprio dalle forme pure declinate in buchi, tagli, spicchi, parentele cromatiche, giochi di ombre e sovrapposizioni. Si arriva a qualcosa di figurativo dopo qualche capitolo della serie, in “Walk and look” per esempio, in cui il gioco di scomposizione dei moduli ci mostra un gallo e un gufo disegnati su una carta piegata a fisarmonica, così da cogliere le due figure nella loro interezza solo se incliniamo il libro in un verso o nell’altro. 

Per trasformare i nostri oggetti fotografati attraverso il disegno, più volte vi ho consigliato di lavorare per analogie, di scomporre mentalmente quell’oggetto in forme semplici e capire cos’altro quelle forme ci ricordano. In altre occasioni abbiamo interrotto bruscamente il confine delle cose per poi ricostruirne i pezzi mancanti a nostro uso e consumo fantastico.

L’attività da riproporre per andare per creare delle forme a sorpresa

Oggi, con Komagata come guida e Munari sempre a vegliare su di noi, proviamo a creare delle forme a sorpresa. Ci servirà partire da oggetti con forme semplici, regolari o meno dipende da quanto vi sentirete audaci. Io ve ne lascio alcuni scomposti e stampabili in proporzione A4 qui di seguito (salvate le immagini in fondo all’articolo o, sulla base di quelle, createne di nuove). Il grande spazio bianco che separa una metà dell’oggetto dall’altra sarà lo spazio da riempire disegnando. Ma prima andiamo a piegare per preparare il nostro effetto sorpresa. 

Piegate il foglio a metà e poi piegate una delle due metà ancora a metà, così da far nuovamente combaciare l’oggetto spezzato

In questo modo, il nostro foglio a4 è diventato una specie di Leporello che, una volta dispiegato, rivelerà il disegno che avremo fatto. La vostra stampa non è precisa? Potete anche piegare il foglio prima e successivamente incollare l’oggetto fotografato e tagliato in due, per far combaciare i contorni. Questa fase, così gestita, potrebbe essere un passaggio da fare tutti insieme invece di consegnare già pronti i fogli al vostro gruppo di disegnatori e disegnatrici.

In cosa si trasformeranno ora quelle due metà di un’arancia? Nelle orecchie di un orso? Nel casco di due piloti che si stanno per sfidare in una gara e si guardano in faccia? Nelle ruote di uno strano veicolo? Unica regola: partire dai confini delle forme interrotte e restare nell’area centrale del foglio che le pieghe nasconderanno (altrimenti il nostro effetto finale non sarebbe davvero una sorpresa). Ecco le mie: una l’avete vista quando avete iniziato a leggere e l’altra la scoprirete cliccando sul video. Perché proprio un’arancia per iniziare con voi il gioco? Perché, ve l’ho detto, Bruno Munari veglia: è lui che ci dice che, quando un bambino rompe un giocattolo, il più delle volte lo sta in realtà “aprendo” per capire cosa nasconde, come funziona, allo stesso modo in cui uno apre un’arancia per mangiarsela!

Date quindi le foto di questi “oggetti rotti” in pasto alla fantasia e lasciate che si spalanchino nuove storie che, per fare un agguato alla noia, basta aprire un foglio di carta con le intenzioni giuste. 

Ecco le immagini scaricabili per realizzare l’attività:

Plautus Festival: il Classico non passa mai di moda!

in Fiere & Festival by

Il Teatro Classico va in scena al Plautus Festival, uno dei più importanti e longevi festival teatrali di tutta Europa!

C’è tempo fino al 18 agosto per assistere ad una delle rappresentazioni in calendario per il Plautus Festival a Sarsina (provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna).

Un festival che vuole onorare Tito Maccio Plauto, il più grande commediografo latino, padre della commedia a livello mondiale e del dramma teatrale antico.

Quattordici gli appuntamenti, otto dei quali all’Arena Plautina (che può ospitare fino a 1.068 spettatori), tradizionale contenitore del Festival; gli altri sei spettacoli andranno invece a valorizzare spazi inediti, quali la Piazzetta Lucio Pisone e la Basilica di San Vicinio.

Arena Plautina

La 62° edizione del Plautus Festival si è aperta il 16 Luglio a Badia di Montalto, con uno concerto della talentuosa Simona Molinari, promosso dall’Unione dei Comuni Valle del Savio, nell’ambito del progetto “Savio Trail”.

La chiusura del 18 agosto, invece, sarà affidata a Massimo Venturiello, un habitué del Plautus Festival, con “Agamennone” di Eschilo nella rilettura del poeta e drammaturgo greco Ghiannis Ritsos.

Tra i due eventi, dodici appuntamenti di Teatro Classico e contemporaneo, Commedia dell’Arte e musica, che ti consigliamo di non perdere!

Clicca qui per scoprire nel dettaglio tutto il programma!

Clicca qui per ulteriori informazioni.

Fonte foto qui

Festival Internazionale del Teatro per Ragazzi: un salto a Porto Sant’Elpidio!

in Fiere & Festival/Zigzag in rete by

Festival Internazionale del Teatro per Ragazzi: spettacoli e laboratori per far scoprire e vivere il teatro a ragazzi e ragazze!

Una delle più importanti manifestazioni dedicate al teatro per l’infanzia e la gioventù in Italia e nel mondo è il Festival Internazionale del Teatro per Ragazzi.

Alla sua 33°edizione, dal 17 al 23 luglio propone decine di spettacoli, laboratori, mostre, incontri, a cui partecipano compagnie teatrali dall’Italia e dall’estero.

Giuria dei ragazzi

Una giuria di 150 ragazzi e ragazze giudica ogni spettacolo con un voto che va da “bellissimo” a “noioso”. Lo spettacolo vincitore si aggiudica il premio “ Gianni Battilà”, tra i primi fondatori del Festival Internazionale del Teatro per Ragazzi.

Il premio da diritto alla compagnia vincitrice di tornare al Festival l’anno successivo con una nuova produzione.

Artisti per il Festival

L’immagine grafica del Festival, che ne diventa poi il simbolo, viene donata ogni anno da un grande artista, e va ad arricchire la Pinacoteca del Festival.

Si tratta di un progetto che dal 1995 ad oggi ha visto l’adesione di nomi importanti della cultura Italiana: Emanuele Luzzati, Bruno Munari, Nicoletta Costa, Altan, Dario Fo, Vincenzo Mollica, Oliviero Toscani, Sergio Staino e molti altri.

Tutte le opere sono visibili online qui e in una mostra permanente a Villa Murri a Porto Sant’Elpidio.

Alcune delle immagini donate negli anni dagli artisti

Con un pubblico vivace che conta ogni anno oltre ventimila presenze tra bambini e famiglie, il Festival Internazionale del Teatro per Ragazzi è una vera e propria occasione di festa che per una settimana anima tutta la città!

Clicca qui per scoprire tutti i laboratori della settimana, qui per leggere il programma del festival, e qui per vedere il calendario degli incontri!

Fonte foto di copertina qui

Fare philosophy for children in classe

in Approcci educativi by
philosophy for children

Sperimentare la philosophy for children in classe vuol dire permettere ai ragazzi di fare esperienza di pensiero in modalità condivisa e inclusiva. Vediamo come fare.

Qualche anno fa ho frequentato un corso di aggiornamento professionale presso l’Università di Siena sulla Philosophy for children and community e sviluppo del pensiero critico; in aula, poi, mi capita spesso di impostare delle pratiche didattiche che vi fanno riferimento.

Ma che cos’è la philosophy for children, comunemente indicata con la sigla P4C?

Le origini della philosophy for children

La P4C è una pratica educativa ideata negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni ‘70 dal docente filosofo Matthew Lipman, in collaborazione con la pedagogista Ann Margaret Sharp.

Lipman si rende conto che ai suoi studenti mancavano di logica, capacità critiche e argomentative, qualità essenziali per vivere da cittadini consapevoli, e ne attribuisce la responsabilità alla scuola.

Nelle classi, infatti, poco spazio veniva dedicato – a suo avviso – alla scoperta, alla ricerca e allo sviluppo del pensiero autonomo.

Gli studenti non venivano stimolati ad apprendere e ad approfondire per un assunto di base sbagliato, ossia il fatto di non partire dalle loro domande bensì chiedere loro solo risposte, magari già date da altri.

Lipman cerca di intervenire proponendo un nuovo sistema educativo – la philosophy for children per mettere in grado i bambini e i ragazzi di imparare a pensare in modo eccellente.

Essere in grado di pensare in modo eccellente secondo Lipman è un aspetto essenziale ed esistenziale, è un diritto di tutti e prerogativa di vita felice.

Solo permettendo esperienze di riflessione del pensiero sarà possibile creare cittadini consapevoli e ragionevoli, a totale vantaggio di un benessere per la democrazia e la comunità sociale.

Come si fa ad educare al pensiero complesso? Come si fa a sperimentare la P4C in classe?

Vediamo innanzitutto gli aspetti propedeutici sui quali impiantare una sperimentazione  di P4C in classe:

  • dare spazio alle DOMANDE, alla PROBLEMATIZZAZIONE;
  • coltivare il DIALOGO e l’ASCOLTO delle parole altrui;
  • attenersi alla SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO;
  • promuovere un clima SOLIDALE e INCLUSIVO in cui a tutti sia permesso di esprimersi;
  • essere disponibili a RIVISITARE le proprie posizioni, le proprie idee;
  • essere disponibili a TRASFORMARE il ruolo da docente a FACILITATORE;

Secondo la philosophy for children si può pensare bene solo insieme agli altri e il gruppo classe è inteso come una COMUNITA’ di RICERCA.

Essa sarà in grado di assumersi la responsabilità del suo percorso di apprendimento motivato e argomentato, andando a incidere su capacità critiche e autonomia di pensiero.

La comunità di ricerca fornisce un ambiente nel quale il pensiero può essere praticato ed acquisito
(Matthew Lipman)

Come fare esperienza pratica di P4C in classe: le fasi della sessione

L’esperienza vera e propria di philosophy for children si chiama SESSIONE e prevede varie fasi:

1) Il testo pretesto

Una volta sistemato il setting d’aula, si procede con una LETTURA CONDIVISA DI TESTO PRETESTO, meglio se letto, a turno, da ciascuno.

2) Il setting

Il setting riveste un ruolo importante e la condizione migliore è quella della DISPOSIZIONE IN CERCHIO.

Per la scuola secondaria di primo grado il testo di riferimento è Il prisma dei perché di Matthew Lipman, corredato da un manuale per un corretto uso didattico destinato ai facilitatori.

Si tratta di un testo che presenta dialoghi volutamente semplici, inseriti in contesti di realtà abituali, che lasciano spazio a domande e possibili occasioni di riflessione.

3) L’agenda

Dopo la lettura, si passa alla costruzione della cosiddetta AGENDA, ovvero ad una RACCOLTA DI DOMANDE O AFFERMAZIONI che il testo appena letto ha suscitato all’interno del gruppo.

Le domande possono essere poste sia in modalità individuale sia avvenire all’interno di un sottogruppo. Il facilitatore scrive le domande su un cartellone o una lavagna interattiva con il nome di chi le pone o, eventualmente, anche di chi le condivide e vi si associa.

Il tema e la discussione

Raccolte le domande, il facilitatore individua un TEMA attraverso il quale viene avviata la discussione. È importante che il criterio di scelta del tema sia condiviso (potrebbe essere, ad esempio, l’argomento più ricorrente o una parola ripetuta o una domanda che associa altre domande).

Affinché la discussione possa contribuire a sviluppare un pensiero complesso e multidimensionale, occorre che nella comunità di ricerca il DIALOGO venga regolato dalla LOGICA. È così che verrà dato modo di esercitare un pensiero riflessivo e consapevole.

I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo (Ludwin Wittgenstein)

Non si tratta di scambiarsi semplicemente delle opinioni, bensì di compiere un’esplorazione reciproca che tenga conto dell’autenticità e del riconoscimento della particolarità degli altri.

Secondo Lipman nella comunità di ricerca si sperimenta non soltanto il pensiero critico (con la sua disponibilità all’autocorrezione), ma anche il pensiero creativo (capace di produrre innovazioni) e quello caring (che spinge a prendersi cura di quello che stiamo facendo).

Nel dialogo c’è spazio per l’ascolto dell’intervento di ognuno e per l’accoglienza delle argomentazioni di ognuno.

Metariflessione finale e riferimenti alle Indicazioni nazionali

A fine sessione è importante prevedere un momento di metacognizione con la finalità di far riflettere sulle operazioni svolte e sulle sensazioni vissute.

Dalla sperimentazione e comprensione di questi step procedurali, la capacità individuale di pensare confluirà in esperienza progressiva di pensiero eccellente, come afferma Lipman.

Il riferimento allo sviluppo del pensiero critico e della capacità argomentativa vengono richiamati costantemente nelle Indicazioni Nazionali; per questo la P4C si configura come una pratica perfettamente in linea con la normativa programmatica vigente.

Il ruolo del docente-facilitarore nella philosophy for children

L’insegnante già conosce la classe e non ha bisogno di trasformare la sua identità nel caso in cui volesse sperimentare un approccio alla P4C.

Importante è che sia disposto a ridefinire il proprio ruolo e abbia desiderio di dedicare tempo a generare momenti di riflessione con i propri studenti, utilizzando e acquisendo idonei strumenti metodologici.

Tre suggerimenti

Il Professor Pierpaolo Casarin indica tre suggerimenti ai docenti che avessero intenzione di attivare un laboratorio di philosophy for children in classe:

  • avere profonda cura della dimensione relazionale-emotiva e creare le condizioni perché tutti possano liberamente esprimersi all’interno del gruppo.

Cercare anche di creare un clima solidale e legami interpersonali basati sulla fiducia.

  • provare ad impostare un diverso rapporto con il testo, così da permettere lavori non attesi.

Fare i conti, cioè, con un testo che possa aprire spazi per nuove interpretazioni e libertà nell’interrogarlo ulteriormente.

  • saper essere correttibili e considerare l’autovalutazione come processo di consapevolezza delle nostre azioni e dei nostri comportamenti.

Il docente può davvero contribuire alla costruzione di bravi cittadini e non solo di bravi studenti, creando figure consapevoli che siano in grado di riflettere, argomentare e relazionarsi tra loro in maniera fattiva.

Consulta qui un’esperienza di P4C realizzata in occasione delle iniziative didattiche relative alla Festa della Toscana!

Foto di copertina by Kenny Eliason on Unsplash

Lingua straniera: qual è l’età giusta per iniziare ad impararla?

in Approcci educativi/Protagonisti by

I benefici e le controindicazioni nell’apprendimento di una lingua straniera entro i 10 anni: 4 chiacchiere con Victoria DeBlassie, insegnante al British Institutes Firenze.

Vi siete mai chiesti quale sia, per un bambino, l’età giusta per cominciare a studiare una lingua straniera? Possono essere tanti, infatti, i dubbi e le domande all’orizzonte:

  • Se è troppo piccolo, c’è il rischio di creargli qualche problema nell’acquisizione della lingua madre?
  • E se invece fosse troppo tardi?
  • Quali sono le modalità migliori per invogliarlo?
  • È meglio approcciarsi alla lingua da solo o in compagnia di altri bambini?

Quel che è certo è che per i bambini, imparare una lingua straniera, è sempre una bella esperienza che può trasformarsi in qualcosa di utile per la crescita!

L’inglese nelle sue variazioni rimane la più utile e, dunque, la più studiata. Anche in Italia! Lingua internazionale per eccellenza, l’inglese è la lingua del web, del commercio e del mondo scientifico, utile per viaggiare e per comunicare.

Parlando di bambini e ragazzi, quando e in che modo è meglio cominciare?

Per rispondere a queste domande, abbiamo contattato Victoria DeBlassie, insegnante al British Institutes Firenze, alla British School Pisa e all’American Culture Center of Florence. Dopo aver conseguito il MFA in Fine Arts al California College of the Arts di San Francisco, Victoria collabora qui in Italia con molte scuole di ogni ordine e grado, organizzando inoltre laboratori d’arte per bambini e ragazzi.

Grazie di essere con noi! Subito la domanda che tutti gli adulti si pongono: qual è – se esiste… – il momento giusto per avvicinarsi alla lingua inglese?

La risposta è semplice: il prima possibile! In questo modo i bambini possono sviluppare meglio l’orecchio alla lingua inglese e ai suoi suoni. Per farlo, si può anche semplicemente guardare cartoni animati o ascoltare le canzoni in inglese. Tutto questo aiuta i più piccoli a familiarizzare con la lingua, così per loro, crescendo, sarà più facile impararla. Se poi un bambino ha la fortuna di avere una tata madrelingua inglese con cui poter parlare solamente in inglese, allora è ancora più avvantaggiato.

Quali sono, in base all’età, le modalità migliori per avvicinare un bambino allo studio della lingua inglese?

Per avere successo con i più piccoli è importante insegnare inglese svolgendo attività divertenti e coinvolgenti. Per esempio, ho notato che ai bambini piacciono moltissimo le attività didattiche che comprendono lo sport, l’arte, il teatro. In queste settimane sto collaborando con il British Institutes Firenze per dei campi estivi e abbiamo organizzato la “Superhero week”: stiamo studiando tutte le mosse dei supereroi in inglese, le loro armi e i loro segreti, che io naturalmente spiego in lingua. I bambini sono strafelici e stanno imparando la lingua in modo attivo. È anche un modo per aiutarli a tirare fuori le loro emozioni, tutti insieme, dopo questo lungo periodo di lockdown. 

Conoscendo da vicino la scuola italiana per le tue collaborazioni, come potrebbe migliore l’insegnamento della lingua inglese nei vari ordini e gradi?

Se devo essere sincera, penso che nelle scuole italiane – dalla primaria fino alla secondaria di II grado – ci dovrebbero essere sempre insegnanti madrelingua oppure docenti che hanno un livello almeno C2. Molto spesso infatti, quando aiuto i ragazzi nei compiti e leggo i loro appunti o quello che hanno fatto a scuola, trovo delle frasi e delle costruzioni sbagliate. Così devo correggere gli errori fatti dall’insegnante e spiegare ai ragazzi qual è la forma corretta in inglese. Inoltre, secondo me, la scuola italiana dovrebbe dedicare più tempo all’insegnamento della lingua inglese, magari organizzando dei corsi in più dedicati solo alla conversazione; uno dei problemi è proprio questo, si parla troppo poco in inglese.

Sappiamo che ti occupi di arte da molto tempo! Svolgere con i bambini laboratori artistici è un modo per aiutarli ad apprendere la lingua?

Ma certo! Durante i campi estivi, organizzo dei piccoli workshop d’arte per aiutare i bambini a imparare l’inglese in modo più divertente. Per esempio, proprio durante la settimana dei supereroi di cui ti ho parlato, sto insegnando ai bambini a fare l’intreccio, grazie al quale realizzeranno i mantelli dei supereroi che hanno inventato. In questo modo contemporaneamente possono imparare l’imperativo, dei nuovi vocaboli che si utilizzano nell’arte dell’intreccio, il present continuous per spiegare cosa stiamo facendo in questo momento, e possiamo anche ripassare i colori! È veramente un piacere fare questi laboratori perché si vede chiaramente che i bambini si stanno divertendo molto e contemporaneamente stanno anche imparando tanto!

Approfondimenti

Per leggere insieme la riduzione di alcune belle storie in inglese, potete scegliere uno dei titoli della Black Cat – Cideb, come:

Peter Pan

The secret Garden

Oliver Twist

Un libro con tanti giochi per arricchire il lessico dei più piccoli

Un volume per creare dei lapbook (libri attivi) e sviluppare il lessico dei bambini, con la tecnica del learning by doing

Foto di copertina by Ivan Shilov on Unsplash

Festival dei Due Mondi a Spoleto: danza, teatro e musica!

in Fiere & Festival by
Conferenza stampa Festival dei due mondi di Spoleto

Dal 24 giugno al 10 luglio a Spoleto torna il Festival dei Due Mondi, con oltre 60 spettacoli e 500 artisti da 36 paesi!

Mai come quest’anno l’estate pullula di festival, spettacoli, eventi per stare insieme: è tanta la voglia di stare fuori, all’aperto. Dopo gli ultimi durissimi due anni, il pubblico ha adesso solo un grande desiderio di vedere, ascoltare, scoprire, conoscere!

E a proposito di festival, è in partenza il Festival dei Due Mondi di Spoleto, in provincia di Perugia, dal 24 giugno al 10 luglio.

La 65esima edizione

Arrivato all’edizione numero 65, il Festival dei Due Mondi di Spoleto ha per il secondo anno la direzione artistica di Monique Veaute.

Il festival, che segue la sua vocazione multidisciplinare e internazionale, tesse una tela di relazioni trasversali alle singole arti. Tre le linee programmatiche:

  • le melodie dei due mondi (l’Europa e l’America)
  • la voce delle donne
  • i nuovi modi di raccontare la musica

Valorizzando teatri, spazi all’aperto, ma anche luoghi non convenzionali, offre più di 60 spettacoli in 17 giorni, e oltre 500 artisti da 36 paesi!

La musica

La programmazione musicale guarda alla relazione tra le due sponde dell’oceano, abbracciando diversi linguaggi. In questo, hanno un ruolo importante le due orchestre in residenza: la Budapest Festival Orchestra e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

La soprano e direttrice d’orchestra Barbara Hannigan, presente con quattro diversi concerti, si inserisce nel percorso che la nuova edizione sviluppa con le figure femminili che hanno dato un nuovo corso alle arti performative.

Infine, la programmazione musicale include anche jazz ed elettronica, barocco e contemporanea; dalla rassegna di musica americana dell’ensemble Sentieri selvaggi, alla performance di Tovel.

Da non perdere, poi, gli speciali concerti per Spoleto di Angelique Kidjo, Mariza e Dianne Reeves, in Piazza Duomo.

Danza e teatro

Le altre sezioni – danza, teatro, mostre – raccolgono alcune delle proposte più innovative del panorama nazionale e internazionale. È il caso della coreografa spagnola Blanca Li, che mette in scena uno spettacolo immersivo in realtà aumentata.

Sempre in tema di danza, presenti anche: le coreografe Germaine Acogny, fondatrice dell’École des Sables, Anne Teresa De Keersmaeker e la regista Jeanne Candel – con una nuova esperienza di teatro musicale.

Il festival rende inoltre omaggio all’icona della danza Trisha Brown, scomparsa 5 anni fa.

La sezione Teatro, invece, propone il regista tedesco Thomas Ostermeier e presenta gli ultimi lavori di drammaturghi italiani quali Fabio Cherstich, Leonardo Lidi, Davide Enia e del duo RezzaMastrella.

Eventi collaterali

Attorno al cartellone ufficiale, poi, troviamo gli eventi speciali: gli incontri con gli artisti, i premi, le istallazioni d’arte, le rassegne cinematografiche e le mostre.

Per info sull’interno programma dettagliato, clicca qui; per tutte le altre informazioni sul Festival, clicca qui.

Foto di copertina: https://festivaldispoleto.com/

Giorno 5. La passeggiata delle Emozioni

in Archeodidattica: strategie e laboratori by
La quinta e ultima giornata del progetto “Il museo va a scuola” è dedicato alle emozioni

E’ passata una settimana. Una settimana intera per giocare e riflettere sulla natura, sull’arte ma soprattutto sul ruolo dei musei come mediatori di un sapere; le opere d’arte sono “oggetti parlanti” che parlano però un linguaggio non sempre chiaro e comprensibile a tutti. In questa settimana, attraverso il progetto “Il museo va a scuola”, ho provato a far capire, ai miei bambini della scuola estiva, qual è il ruolo del museo ma anche qual è il ruolo dell’artista che racconta, attraverso le sue opere d’arte, qualcosa di sé utilizzando un linguaggio diverso dalla parola scritta o parlata. Siamo arrivati all’ultimo incontro e ho pensato di dedicarlo alle nostre Emozioni, proprio quelle che entrano in gioco quando ci poniamo di fronte ad un’opera d’arte.

L’incontro è cominciato così…

Nel prato con i bambini seduti o stesi su coperte e cuscinoni, in attesa del racconto. Per questa occasione ho letto loro “La passeggiata delle Emozioni”.

Libro di poesie “naturali” che ho scritto e auto- prodotto insieme a Francesca Nanni, amica e collega. Questa raccolta di poesie ed immagini è stata realizzata per un progetto legato ai musei di Santarcangelo di Romagna, Met e Musas, ed utilizzato in tutte le scuole che vi hanno partecipato.

Sfogliando il libro si trovano, in ogni doppia pagina, un’immagine e una poesia che descrivono insieme ( con il linguaggio figurativo da una parte e quello verbale dall’altra) un’emozione. Alla fine del libro c’è una parte dedicata alle attività di laboratorio in cui io e Francesca abbiamo creato dei brevi tutorial per suggerire a chi legge come usare il libro in classe o a casa.

Passeggiare vuol dire camminare a passo lento, guardandosi intorno senza fretta; ed è così che io e Francesca camminiamo quando andiamo a passeggiare… e al ritorno abbiamo sempre le tasche piene di meravigliosi tesori naturali! Un giorno abbiamo deciso di sistemare i nostri tesori su un tavolo e provare a fare delle composizioni che suscitassero in noi alcune emozioni, poi abbiamo scritto delle poesie…

Così è nato “La passeggiata delle Emozioni” e dopo averlo raccontato ai bambini abbiamo cominciato a lavorare!

Passeggiamo e raccogliamo

Ho inviato i bambini a passeggiare nel grande giardino della scuola e a raccogliere qualche piccolo “tesoro naturale”: oggetti curiosi come semi, foglie, sassi o fiori…cercando naturalmente di non strappare ma di raccogliere ciò che era già caduto.

Sui tavoli nel frattempo, li attendevano alcuni materiali per lavorare: Cartoncini, colori, forbici e colle…

Componiamo e diamo un nome

Per creare l’opera d’arte ho suggerito 2 modi di lavorare:

Si può partire pensando ad un’emozione, la nostra preferita o quella che proviamo più spesso, poi provare a rappresentarla con i materiali a disposizione; si può anche partire al contrario e provare a dare un nome all’emozione che la composizione di materiali naturali ci suscita…

In entrambi i casi ecco nascere un meraviglioso “Emozionario della Natura”!!

Green Action Squad: i risultati delle challenge

in Attività in classe by

Seguendo i goals dell’Agenda 2030 e le indicazioni della campagna educativa GREEN ACTION SQUAD, 400 ragazzi e ragazze tra gli 11 e 13 anni sono arrivati a raggiungere dei risultati incredibili. Ecco il resoconto!

Abbiamo avuto modo di parlarvi qui di Green Action Squad, la campagna educativa realizzata da Librì in collaborazione con FRoSTA, che ha portato nelle scuole il tema dell’eco-sostenibilità.

Obiettivo della campagna, come ci ha raccontato Gianluca Mastrocola, Amministratore Delegato FRoSTA, è stato:

non solo educare e sensibilizzare ai temi ambientali, bensì stimolare i giovani a mettersi in discussione e “sporcarsi le mani”, agendo in prima persona e – soprattutto – riflettendo all’impatto dei comportamenti di oggi per trovare nuovi modi di agire nel rispetto del pianeta e degli altri.

La campagna educativa ha dunque invitato gli studenti a fare squadra, difendendo l’ambiente e il nostro pianeta attraverso 4 challenge: aria, acqua, terra e cibo.

I risultati

Ed eccoci dunque arrivati alla conclusione del percorso che ha coinvolto 400 studenti in questi mesi, e alla lettura dei risultati.

In generale, tutti si sono impegnati nella riduzione dei quantitativi di CO2 nell’aria e dell’uso di plastica, e nell’incrementare le biodiversità sul loro territorio.

Nello specifico, i 250 ragazzi e ragazze – supportati da professori e famiglie – che hanno partecipato alle challenge ARIA e CIBO, in una settimana hanno ottenuto una riduzione di circa 50.000 Kg/Km di CO2 sui loro territori!

Altri 175 ragazzi che hanno partecipato alla Challenge ACQUA, hanno raggiunto in una settimana una riduzione della plastica di ben 43,6 kg!

Numeri incredibili raggiunti mettendo in atto piccole ma significative azioni sostenibili nel loro vivere quotidiano, come:

  • scegliere di andare a scuola a piedi, in bicicletta o con un mezzo pubblico, rinunciando alla comodità dell’auto
  • consumare cibi del territorio o a filiera corta
  • diminuire l’utilizzo di materiali plastici

 Al di là dei numeri, poi, risulta evidente come il coinvolgimento dei più giovani sia uno degli strumenti più importanti per la salvaguardia del nostro pianeta.

Le testimonianze

L’ entusiasmo e la soddisfazione dei ragazzi e delle ragazze che hanno partecipato all’attività è stato notevole, come loro stessi ci hanno scritto:

Queste challenge mi hanno fatto capire che anche se facciamo un piccolo gesto possiamo salvare il
pianeta che stiamo distruggendo. Se usiamo le bottiglie di vetro al posto di quelle di plastica,
l’acqua la possiamo bere lo stesso. Se al posto di buttare i rifiuti per terra, li mettiamo dove è
giusto si possono riciclare.
(DAVIDE)

Secondo me queste challenge sono servite a farci crescere ecologicamente e a sprecare meno
plastica, migliorando il mondo intero. Abbiamo capito che anche se diamo un piccolo contributo
comunque facciamo la differenza.
(EVAN)


Con questa esperienza, abbiamo avuto dei risultati seguendo le missioni. Ho capito che con un piccolo gesto e un po’ di ragionamento, sono riuscita a consumare di meno rispetto a quanto consumavo prima. (CRISTINA)

Abbiamo anche potuto intervistare alcuni dei docenti coinvolti nella campagna Green Action Squad. Nel video che segue, eccoli orgogliosi nel constatare come gli studenti siano riusciti a fare squadra per salvare il pianeta. Come? Lavorando insieme al raggiungimento di un obiettivo comune per loro così sfidante.

Maggiori info qui!

Pratiche di ascolto musicale attraverso il movimento

in Attività in classe by

L’ascolto per i bambini della scuola primaria: un’attività da fare in classe sulle note del brano nell’Antro del Re della Montagna, di Edvard Grieg.

L’ascolto della musica per i bambini e le bambine, è un’esperienza  globale che non coinvolge solo la funzione estetica, ma che opera sul piano affettivo, motorio, ludico, immaginativo e narrativo.

Infatti la musica a questa età è indissolubilmente legata all’ambito del fare: mentre i bambini ascoltano, quasi sempre cantano, si muovono, disegnano, giocano…;  naturalmente, tutto questo se la musica  non deve assolvere a  una funzione tranquillizzante in cui le azioni vengono sospese e le note accompagnano dolcemente il sonno.

Molti pedagogisti  del settore hanno indagato la pratica interdisciplinare per impostare la didattica dell’ascolto,  avendo compreso che senza il fare, ascoltare musica resta un’esperienza superficiale, frammentaria, poco coinvolgente.

Quali obiettivi specifici per l’area musicale possiamo raggiungere nel presentare brani per l’ascolto nella scuola primaria?

  • La conoscenza del brano: (intesa come capacità di memorizzarlo e ritrovarlo in altri ambiti).
  • Il riconoscimento di parametri del suono: timbro, durata, altezza dei suoni, intensità.
  • Il riconoscimento di criteri di aggregazione del suono:   melodia, armonia, ritmica, orchestrazione, fraseggio, dinamica, agogica, struttura,  ecc…

Il problema del repertorio

I bambini ascoltano prevalentemente musiche proposte dai media, a meno che non abbiano in famiglia stimoli di tipo differente. I jingle pubblicitari, le sigle dei cartoni animati, le canzoni dei film, le canzonette,  si imprimono con facilità nella memoria e diventano in poco tempo i protagonisti del  loro vissuto musicale.

Per una maestra può essere vincente proporre questo tipo di brani,  in quanto i bambini  li riconoscono e  li accolgono con gioia. Ma  perché non allargare il repertorio e proporre altro?

La musica classica fa parte di un patrimonio culturale che non può essere trascurato e che, se avvicinata in tenera età, può gradualmente diventare un buon cibo per la mente.

Naturalmente non tutta la musica colta si adatta a questo scopo: alcuni brani possono essere più avvincenti e più funzionali di altri.

Nell’antro del Re della Montagna

Questo breve brano di Edvard Grieg (1843-1907) è interessante per aspetti che  riguardano  la struttura, la ritmica, l’agogica, cioè le variazioni di velocità, e la dinamica,  cioè le variazioni di volume. L’ascolto  verrà proposto attraverso il movimento per cui è necessario poter avere a disposizione uno spazio ampio (classe vuota, atrio, palestra…).

Struttura: nel brano è presente un unico tema che si ripete più volte. Lo proponiamo qui in versione semplificata:

Ritmica: il ritmo è costituito  da un pattern ripetuto più volte.

Agogica: la velocità  aumenta progressivamente.

Dinamica: il volume del suono aumenta nel corso del brano anche attraverso l’inserimento nell’ organico orchestrale di nuove sezioni timbriche.

Siamo piccoli gnomi

Offriamo ai bambini una suggestione narrativa: siamo piccoli gnomi  e ci troviamo in una grotta scavata all’interno di una montagna.

Per  riconoscere il tempo: diamo come regola quella di camminare segnando  il passo a tempo di musica.

Per riconoscere il tema: chiediamo a ogni bambino di camminare e di invertire la direzione di marcia ogni volta che ricomincia il tema musicale: ogni bambino, quindi, deve inventare  il suo percorso camminando in avanti, in diagonale, indietro: l’importante è che mantenga la stessa direzione per la durata del tema, per poi cambiarla quando percepisce l’inizio del tema che si ripete.

Dinamica e agogica: dato che volume e velocità aumentano progressivamente, chiediamo ai bambini di battere i piedi con più forza e di accelerare il passo.

Verso il finale

Improvvisamente la musica suggerisce che qualcosa sta accadendo: possiamo chiedere  ai bambini di immaginare la scena e  di suggerirci l’evento. Che cosa sta succedendo? Chi è improvvisamente entrato nella grotta?

Quali gesti possono accompagnare quell’improvviso frastuono interrotto  da pause che porta il brano verso il finale?  Diventiamo tutti statue di sale? Cadiamo per terra?

Ecco che il brano si conclude e per i bambini è una festa accompagnare con i loro movimenti creativi la conclusione del brano.

Foto di copertina by Alireza Attari on Unsplash

Diario di una rondine: albo illustrato tra scienza e migrazione

in Attività in classe by

L’albo illustrato Diario di una rondine dell’ornitologo russo Pavel  Kvartlnov si presta a letture ed approfondimenti mirati e stimolanti: scopriamoli insieme!

Uscito nelle librerie il 21 marzo e presentato al Bologna Children’s Book Fair, l’albo illustrato rappresenta un’ottima occasione per coniugare scienza e narrazione.

Diario di una rondine contiene diversi aspetti interessanti su cui far riflettere i lettori e per una classe seconda di scuola secondaria di primo grado ho progettato un percorso partendo dai seguenti obiettivi:

  • ricavare informazioni esplicite e implicite da testi espositivi;
  • comprendere testi narrativi-descrittivi individuando collocazione nello spazio e punti di vista;
  • leggere testi letterari individuando tema e intenzioni comunicative dell’autore, caratterizzazione dei personaggi, ambientazione spazio-temporale e genere di appartenenza;
  • formulare in collaborazione con i compagni ipotesi interpretative fondate sul testo.

Gli obiettivi

La lettura di un albo illustrato permette di lavorare su obiettivi e traguardi disciplinari molto importanti:

  • rappresenta un’ottima occasione di socializzazione e discussione su determinate tematiche;
  • può configurarsi, nel contempo, come momento di ricerca autonoma e individuale;
  • stimola la riflessione critica e la negoziazione di significati;
  • migliora la capacità di concentrazione.

Data la sua natura di testo breve ma completo, e l’utilizzo contemporaneo di linguaggio grafico e testuale, l’ albo illustrato si presta perfettamente ad una lettura ad alta voce in grado di far lavorare su tutti gli obiettivi e i traguardi sopra enunciati.

Non da ultimo, si tratta di un testo altamente inclusivo in quanto riesce ad avvicinare tutti alla lettura, compresi coloro che fanno una certa fatica a leggere.

Diario di una rondine

Diario di una rondine descrive in forma narrativa e diaristica la migrazione di una rondine dal Nord Europa ai paesi caldi del Sudafrica ed il lettore, grazie alle suggestive illustrazioni di Olga Ptashnik e  all’accurata traduzione di Tatiana Pepe, si ritrova completamente immerso nel paesaggio che scandisce le diverse tappe di viaggio.

L’aspetto iconografico e quello testale risultano perfettamente integrati, così da rendere la lettura piacevole e ben comprensibile.

Anche le informazioni divulgative di carattere scientifico appaiono ben amalgamate allo stile narrativo e contribuiscono ad accompagnare il lettore verso l’affascinante universo delle rondini e delle loro misteriose migrazioni.

Il linguaggio

Il linguaggio, piano ma rigoroso, permette di comprendere con facilità le tappe dell’evoluzione delle prime settimane di vita delle rondini. Ma anche le funzionalità del loro piumaggio e le caratteristiche sorprendenti che permettono a questi animali di riconoscere istintivamente luoghi visti anche una volta soltanto.

Spunti per attività

Le tappe di viaggio della piccola protagonista possono essere lette, osservate e seguite utilizzando Google Maps e proiettando sulla lim immagini satellitari dei luoghi citati.

I ragazzi possono essere invitati ad eseguire raffronti tra informazioni iconografiche e testuali presenti nell’albo illustrato e foto riferite alle medesime localizzazioni reperite su web.

Risulterà interessante confrontare immagini e riferimenti testuali con foto autentiche di praterie irlandesi, paesaggi desertici, savana africana e acque del Mare del Nord in tempesta.

Allo stesso modo, sarà affascinante osservare spazi e immedesimarsi in situazioni vissute dal punto di vista della protagonista, come se anche noi lettori osservassimo il mondo dall’alto, pur dovendo rimanere vigili a causa dei pericoli continuamente incombenti, quali predatori del cielo o sensazioni di freddo intenso.

Nel corso della lettura fondamentale è soffermarsi sulle interazioni provenienti da chi ascolta, sulle possibili interpretazioni e suggestioni, sulle emozioni suscitate da parole e immagini, sull’impatto del lessico specifico e dello stile narrativo dell’autore.

Quali spunti di riflessione si possono ricavare dalla lettura dell’albo?

Dopo la lettura, o nel corso della stessa, numerosi sono gli spunti su cui far riflettere e discutere:

  • il tema della migrazione (animale) e dell’emigrazione (umana);
  • lo spirito solidale e collaborativo delle rondini come modello di comportamento sociale;
  • il focus sul viaggio, reale o metaforico, in ottica individuale e collettiva;
  • l’idea di libertà e di superamento di confini, umani e ideali;
  • l’incoraggiamento a perseguire le proprie mete nonostante ostacoli e difficoltà;
  • la capacità di osservare le meraviglie della natura;
  • l’attenzione ai punti di vista diversi dal nostro.

Quali connessioni si possono suggerire dopo la lettura dell’albo?

  • Per sollecitare visione multiprospettica e pensiero complesso, possono essere proposte connessioni riguardanti ambiti diversificati, così da incoraggiare ottiche interdisciplinari e stimolare l’abitudine a compiere inferenze:
  • le pagine di divulgazione si prestano ad una prosecuzione del percorso in ambito biologico-scientifico;
  • la migrazione delle rondini può esser posta in relazione con fenomeni migratori presenti in altri testi di genere e struttura similare, come l’albo illustrato Il viaggio di Francesca Sanna o il silent book Migrando di Maria Chiesa Mateos;
  • echi e collegamenti possono essere riscontrati in poesie incentrate su rondini e loro spostamenti, come quelle di Govoni o di Farfa, o sull’idea metaforica del volo come Le ali della poetessa ucraina Lina Kostenko;
  • altre inferenze possono essere ricercate su testi di canzoni come Gli uccelli di Battiato o Le rondini di Dalla;
  • ulteriori suggestioni possono essere ricavate dal mondo dell’arte, come le raffigurazioni delle rondini prodotte da Picasso, Mirò, Dalì o provenienti dall’iconografia dell’Estremo Oriente.  

Metacognizione per concludere

A fine percorso, proporre una breve attività scritta a carattere metacognitivo servirà a noi docenti come feedback e ai ragazzi come strumento di autoconsapevolezza.

I quesiti da porre dovranno essere semplici ma centrati:

  • Cosa ho imparato dalla lettura dell’albo illustrato Diario di una rondine?
  • Quale messaggio, secondo me, ha voluto proporre l’autore?
  • Quali domande e quali connessioni con me stesso e il mondo mi vengono in mente?
  • Cosa mi è piaciuto, cosa no e cosa mi ha colpito durante la lettura?

Se vogliono, i ragazzi possono concludere l’attività con una riflessione personale, come quella scritta da Viola:

Fin da piccola mi hanno tanto incuriosito le rondini, soprattutto quando nel cielo tutte ammassate creano forme strane. Adoravo osservarle e le osservo anche adesso, quindi sapere cosa fanno durante i loro viaggi mi ha incuriosito ancora di più. Cercherò di osservarle e studiarle meglio.

Fonte foto di copertina qui

Api e biodiversità: attività per bambini, che strizzano l’occhio all’ambiente!

in Attività in classe/Zigzag in rete by

In occasione delle giornate mondiali delle Api e della Biodiversità, alcune proposte di giochi ed attività educative per imparare fin da piccoli ad avere cura dell’ambiente!

Per tutti coloro che hanno a cuore api, farfalle, piante e più in generale l’ambiente, si avvicinano 2 giornate molto importanti!

Si festeggia infatti il 20 maggio la Giornata Mondiale delle api, mentre il 22 maggio ricorre la Giornata Mondiale della biodiversità.

Giornata mondiale delle api

Scopo della ricorrenza è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli impollinatori, sulle minacce che questi quotidianamente affrontano (pesticidi al primo posto) e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile. Le api (ma non solo), consentono infatti a molte piante di riprodursi, comprese numerose colture alimentari.

Cliccando qui è possibile consultare e scaricare tanti laboratori e giochi a tema api: sono utili per far familiarizzare i bambini con questi preziosi impollinatori, insegnando loro a rispettarli e a prendersene cura!

Video Party

Altra proposta di attività educativa originale legata al tema delle api, e che esce dall’ambiente classe, è quella di guardare il documentario “Un mondo in pericolo”, disponibile su Prime Video, nella modalità “Video Party”.

In questo modo è infatti possibile condividerne la visione con un massimo di 100 partecipanti, e chattare in contemporanea per discuterne i contenuti!

Giornata mondiale della biodiversità

Dal 22 maggio 1992 (approvazione del testo della Convenzione per la Diversità Biologica), le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata Internazionale per la Biodiversità.

Lo scopo è quello di evidenziarne l’importanza, ponendo l’attenzione sulle azioni che chiunque può e deve fare ogni giorno per conservare e condividere equamente la natura e i suoi benefici.

A proposito di biodiversità, qui puoi trovare un bell’esperimento educativo per bambini. ll MacaKit  è infatti un kit per allevare le farfalle Macaone dentro casa, vederle trasformarsi da bruco a farfalle e poi lasciarle libere nella natura! Un’esperienza affascinante per tutte le età, per imparare fin da piccoli a rispettare e avere cura dell’ambiente.

Scopri qui la nostra campagna dedicata al tema dell’ecosostenibilità!

Foto di copertina by Kunal Kalra on Unsplash

Libro inclusivo: braille e non solo. Concludiamo l’intervista a Fabio Fornasari

in Protagonisti by

Quando si parla di libri inclusivi, non si parla solo di linguaggio braille: ecco la seconda e ultima parte dell’intervista a Fabio Fornasari, dedicata al tema del libro inclusivo.

No, un libro inclusivo non è solo un libro che riporta il linguaggio braille. Ne abbiamo iniziato a parlare in questo articolo, in compagnia di Fabio Fornasari, architetto e museologo italiano. Riprendiamo la piacevole intervista.

Che tipo di pensiero c’è dietro il suo progetto “Ninna nanna per una pecorella”? Qual era l’obiettivo?

Ninna Nanna non è solo una storia bellissima, molto importante proprio in questi giorni di cronache di guerra, ma è la storia che meglio mi permette di spiegare l’importanza di questo progetto. Libri tattili dedicati al cieco ce ne sono, lo sappiamo. Il lavoro della Federazione ProCiechi è importante perché attivano la dimensione immaginativa, avvicinano la bambina e alla bambina alla curiosità tattile. Come dice Paola Gamberini, responsabile dello SCE, il Servizio di Consulenza Educativa dell’Istituto dei Ciechi Cavazza:

toccare non è un’abitudine, ma ci si deve abituare a toccare. Le mani, per diventare intelligenti, devono essere educate ad un’esplorazione ordinata, finalizzata, intenzionale.

Ma con Ninna Nanna per una pecorella abbiamo voluto mostrare una seconda questione: il bisogno di condividere gli stessi immaginari. Non basta fare toccare ma serve fare entrare negli immaginari, condividere i mondi e i personaggi che vengono creati dagli autori e dagli artisti, dagli illustratori. Fare entrare nelle variazioni delle emozioni che gli albi illustrati propongono. L’albo Ninna Nanna apre su una tavola che ha due colline e una stella luminosa in cielo. È l’ultima immagine disegnata del Piccolo Principe, la storia di Saint-Exupéry. Il libro che apre con il narratore nel deserto al quale viene chiesto di disegnare una pecora.

“Ninna Nanna per una pecorella” non solo è importante per parlare di una storia di amicizia e di vero amore, una storia di accoglienza. È importante perché presenta una variazione sul tema dell’amore e dell’accoglienza. Frequentare queste  variazioni sono importanti per comprendere la complessità delle emozioni.

In merito a questo progetto, ha spiegato che è nata l’idea di affiancare alle traduzioni in braille un teatrino. Può dirci qualcosa di più a riguardo?

In passato ho fatto altri libri che condividevano il braille e i disegni a rilievo sulla medesima pagina. Già con il volume per Giunti-progetti educativi di Roberto Marchesini “I nostri amici animali” mi ero dedicato alla traduzione tattile. Sulla stessa pagina due codici non si ricalcano con precisione: lasciano lo spazio dell’incontro e del racconto che può nascere tra bambino vedente e non vedente. L’impianto tattile è differente perché usa una lettura differente. Genera uno spazio di incontro e di conoscenza consapevole.

Nel 2019, nell’occasione di “Boom Crescere nei libri”, abbiamo ospitato nell’atelier del Museo Tolomeo la signora Mitsuko Iwata della Biblioteca Furerai. È stata l’occasione per mettere a confronto la nostra esperienza di laboratorio e di traduzione del libro con la loro lunga e importante esperienza.

Mitsuko Iwata è non vedente, madre. Il suo obiettivo è offrire al genitore cieco uno strumento per poter leggere al bambino il libro illustrato, per garantire al genitore che non vede la possibilità di leggere con il figlio una storia, condividerla e crescerci insieme al suo interno. Questa relazione è importante per la Biblioteca Furerai, al pari della storia letta.

Nel tempo con l’atelier Tolomeo avevamo tradotto diversi libri pensati per offrire al bambino una dimensione immersiva, tridimensionale e multisensoriale. Oggetti dove fare leggere con le mani, prendere, spostare, mettere.

Oggetti da comprendere e da disporre sul tavolo, da mettere in azione con le mani.

Il libro diventa una scatola che contiene una narrazione che esce dal libro, si spazializza e si fa materica. Il libro si mette in gioco, diventa il libro-in-gioco.

La storia può essere riletta e riscritta attraverso il teatrino: “beh, se la pecora non ha paura della lupa allora è la lupa che ha paura della pecora”. Il bambino prende il la figurina della lupa, le fa voltare le spalle alla pecora e la fa correre lontano, fuori dal teatrino.

Non è un Kamishibai, non c’è il narratore in fronte allo spettatore. Sono tutti dentro lo spazio della lettura: il genitore legge con le dita, il bambino che ancora non usa alcun alfabeto, alcun codice, sperimenta con la mano, con le mani, con il corpo la narrazione. La solidifica attraverso l’esplorazione e l’esercizio del proprio corpo.

L’obiettivo finale è arricchire di possibilità immaginative. Dare la possibilità di comprendere e immaginare, di emozionarsi. Come dice ancora Paola Gamberini:

per chi non vede le mani sono una meravigliosa porta sul mondo. Toccare è una forma di appropriazione attiva, contatto diretto con la cosa senza bisogno, almeno immediatamente, dell’intervento interpretante della parola. L’approccio tattile trasmette la percezione confortante della permanenza e non evanescenza degli oggetti. Si entra così in contatto con la consistenza e resistenza dell’oggetto, che ci modifica a ci mette in gioco.

Per questo motivo è importante fare un teatro, fare teatro, farsi attori del teatrino in relazione con l’albo (e anche noi ne avevamo parlato qui!)

Lei è anche direttore scientifico del Museo Tolomeo, che ha fondato con Lucilla Boschi nel 2014 nell’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza. Cosa trova il visitatore, quando varca la soglia del museo?

Una Wunderkammer, un atelier e una stanza multisensoriale.

La Wunderkammer è il primo spazio per la città, il gabinetto delle curiosità dove scoprire cosa è accaduto da quando Louis Braille ha creato il codice che porta il proprio nome. È la stanza dove conoscere una storia di 140 anni di costruzione di opportunità di autonomia, uno spazio dove si accumulano cose che sono state usate nell’istituto.

L’atelier Tolomeo è dove mettere in gioco le conoscenze, le pratiche nella relazione di gruppo: laboratori con più persone, classi. È il luogo di una osservazione partecipata e relazionale. È anche il tavolo anatomico che smonta la complessità per ricomporla in una chiave più comprensibile anche per la percezione aptica.

La stanza multisensoriale è lo spazio in continua trasformazione che prende l’impronta di chi l’attraversa. Uno spazio “responsive” che lavora con la pluridisabilità, sulla relazione del bambino e della bambina nella relazione con la famiglia. Uno spazio in continua trasformazione.

Fonte foto di copertina qui

Libro inclusivo: quattro chiacchiere con Fabio Fornasari.

in Protagonisti by

Cos’è un libro inclusivo? È un libro “che si mette in gioco”: parola di Fabio Fornasari, architetto e museologo italiano, esperto nel raccontare storie attraverso speciali installazioni. Scopriamone di più!

Sul tema del libro inclusivo abbiamo fatto 4 chiacchiere con Fabio Fornasari, architetto e museologo che si occupa della costruzione di dispositivi per mostrare e raccontare storie di valore, utilizzando progetti e installazioni museografiche, e ambienti di apprendimento. Ecco la prima parte della nostra intervista!

Conosciamo tutti l’enorme valore e potere che risiede nelle storie. Come diceva Roland Barthes “non esiste un popolo senza racconti; il racconto è là come la vita”. Possiamo dire che il suo lavoro – pensando ai libri inclusivi – è espressione massima di questo concetto, volendo lei allargare il più possibile il pubblico fruitore di tali storie?

Vero. Siamo immersi nei racconti, ne abbiamo bisogno come abbiamo bisogno dell’aria e dell’acqua. Ci nutriamo di storie, come il cervo si disseta alla fonte. Il tema è la fonte, potervi accedere. Renderla accessibile per condividere storie, racconti.

Lavorare sui codici, sui linguaggi che ci permettono di arrivare a comprenderle, farle nostre e poterle raccontare. Ce ne accorgiamo già da bambini, noi stessi. Tutti abbiamo letto libri guardando solo le figure. Leggevo i fumetti del fratello o della sorella più grande guardando le sole figure. Non so se ero realmente in grado di far coincidere la mia lettura con l’intenzione dell’autore. Anche una sola parola dell’adulto che passava mi permetteva di avvicinarmi alla trama, al senso del “giornalino”, per poi riallontanarmene verso una mia personale lettura, tra il trovare e il cercare. Variazioni sul tema dello stesso libro.

Ma non è così che si leggono gli albi illustrati? Non è così che si legge? Lasciando spazio alle libertà associative, alle diverse possibili letture. Quindi è doppiamente vera la citazione di Roland Barthes: non solo leggendo ci dissetiamo del racconto, ma dentro di noi se ne forma uno tutto personale che risuona con la nostra vita, diventando noi stessi fonte per altre letture in una pratica immaginativa e di condivisione di immaginari. Questo è l’obiettivo del mio lavoro.

Nella sua biografia si legge “Costruisce dispositivi per mostrare e raccontare storie di valore, utilizzando progetti e installazioni museografiche, e ambienti di apprendimento.” Può farci qualche esempio di progetti e installazioni che ha creato, e per raccontare quali storie?

Un passo indietro. Mi sono iscritto in una facoltà di architettura perché mi interessava il valore comunicativo del progetto, prima ancora del costruire cose. Mi sono iscritto a Firenze perché insegnavano gli architetti radicali che comunicavano il loro pensiero sul mondo attraverso metaprogetti e oggetti concettuali. Oggetti che creavano spazio al racconto del progetto e che portavano alla superficie il valore simbolico, i riferimenti che reinterpretano l’idea stessa del fare design. Ho poi seguito un corso di studi che mi ha spostato verso una museologia con un taglio curatoriale prima ancora che verso la museografia, la progettazione di contenitori per gli oggetti dell’arte.

In quegli anni ho compreso che tutto ciò che entra in scena all’interno di uno spazio espositivo assume un ruolo preciso che non è di natura tecnica ma culturale. Come per i sogni: tutto ciò che vediamo, tocchiamo, emerge per un motivo preciso. Non è casuale ma ha un significato in relazione alle nostre vite, ai nostri vissuti.

In fondo anche il sogno è racconto, entra sotto la nostra attenzione come qualcosa che non dipende da noi.

Come qualsiasi storia, anche il sogno è fatto di ambienti (mondi), di persone (characters) e ha uno svolgimento narrativo (la storia). Il sogno è un dispositivo narrativo che nasconde i propri significati mostrando. Abbiamo bisogno di un aiuto esterno per decodificarlo in relazione al nostro vissuto. Mettere le “maniglie”, creare le istruzioni d’uso per accedervi. Un’ installazione  museale è ugualmente un dispositivo narrativo che permette la comprensione mostrando. Fa emergere il senso dallo spazio intorno all’opera. È quindi una operazione culturale non tecnica.

Come illuminare un’opera: non è tecnica ma operazione culturale. La tecnica è un servizio, che va conosciuto, come un autore deve conoscere la tecnologia che usa: accendere un computer, salvare un file. Ma l’uso che ne faccio ha una dimensione espressiva che diventa linguaggio.

Quindi, a seconda di quello che devo fare, a seconda della richiesta o della mia ricerca continua, senza sosta, devo studiare i contenuti, devo studiarne la storia e i significati per trovare le “maniglie” concettuali che si traducono in scrittura scenica per aprire quei significati, per permettere l’accesso non solo con parole che spiegano ma anche con azioni sui  contenuti, come li mostro.

Smonto e ricompongo la complessità della storia in elementi utili per fare arrivare i concetti. Il dispositivo è quindi innanzitutto un ambiente che si compone di una serie di elementi, di spazi e oggetti, che permettono un’ interazione con chi li visita, si pongono in dialogo. Non vanno semplicemente guardati. L’ambiente offre una serie di esercizi di comprensione che stimolano domande. Un allestimento diventa così un ambiente dove cerco di creare la possibilità di sviluppare un apprendimento significativo, che stimola nella dimensione cognitiva e sensoriale, non dimenticando la parte emozionale per portare alla questione estetica.

Sembra complicato ma è così che funzioniamo: vedere, guardare, comprendere e infine emozionarci.

In sintesi: non progetto teche museali, ma spazi per sviluppare un’ esperienza significativa. Questo mi ha avvicinato al libro come luogo dove sperimentare linguaggi: in fondo anche un libro è spazio organizzato in un tempo che si sfoglia.

Se si pensa ad un libro inclusivo dedicato ad un pubblico non vedente o ipovedente, salta subito alla mente il linguaggio Braille; eppure, come lei ci insegna, un libro inclusivo è molto di più. Può spiegarci le sue caratteristiche?

Un libro inclusivo è un libro che si mette in gioco. Per questo, partendo dall’idea libro-gioco ho aggiunto quell’”in”: libro-in-gioco.

Il libro si mette in gioco perché si apre alla possibilità di essere letto creativamente e quindi anche essere riscritto, sovrascritto, con altri codici, linguaggi e alfabeti.

Al libro illustrato devo aggiungere un’ interazione tattile, un altro codice che mi permette di essere visto con altra modalità da quella visiva. Ma lo devo fare non solo pensando al bambino che non vede o che vede male. Tutti i bambini hanno libri tattili, libri che li aiutano a sviluppare una tattilità sensibile, capace di riconoscere anche solo toccando delle chiavi, per riconoscere e creare un proprio racconto. Bruno Munari sicuramente che porta nel mondo dell’infanzia quella curiosità di natura immaginativa che il novecento ha sperimentato con il libro d’artista.

Ma la tattilità che serve nella disabilità visiva non è solo evocativa: è interazione per una lettura di gruppo, per una lettura non solo in autonomia.

L’interazione tattile mi serve non solo per creare una possibilità di lettura per il cieco verso il libro, ma anche per creare quei rimbalzi tra due o più lettori che leggono inclusivamente il volume. Il libro illustrato è dedicato ai bambini ma anche ai genitori, alla famiglia. Oppure alla lettura a scuola. È un libro che viene letto insieme perché tutti notano dettagli che altri non hanno notato, significati nascosti.

Un libro illustrato formula la possibilità di sviluppare pensiero intorno al senso del racconto. Scritto dagli autori sono le persone insieme che leggendolo ne ampliano il racconto, lo completano. Tutte le persone coinvolte devono poter avere accesso al contenuto.

Ma chi è il cieco? Chi non può vedere? Il bambino? La bambina? Il genitore? L’educatrice o l’educatore? Se il cieco è il genitore?  Come fa a raccontare al bambino la storia se non può vedere cosa c’è sulla pagina? La figlia, il figlio, possono raccontargli le immagini ma se non sa ancora leggere non può accedere al testo. Per questo il libro lo devo arricchire di una serie di elementi, di scritte in braille che mi permettono di orientare nello spazio della pagina la lettura dell’adulto cieco. Devo permettergli di comprendere la storia e i significati attraverso patine che non sviluppano una tattilità precisa, materica ma solo geometrica, prossemica.

Sarà nella relazione con il piccolo o la piccola che potrà completare l’esperienza di lettura. Così la piccola o il piccolo, pur non sapendo leggere le parole scritte e non conoscendo i significati, è attraverso il dialogo con l’adulto che legge il braille che raggiunge il senso di quella lettura.

Se chi non vede è il piccolo o la piccola ha bisogna di attivare la sua capacità immaginativa con il teatrino, con uno spazio dove raccontare i personaggi resi tridimensionali immersi in una scenografia. A differenza del Kamishibai, non sta di fronte alla scena ma con le mani si immerge nella scena, studia i personaggi ed entra nei ruoli sperimentandoli con il gioco.

L’intervista a Fabio Fornasari sul tema del libro inclusivo continua qui

Foto di copertina tratta da https://fabiofornasari.net/

Giornata Mondiale dell’Asma: parliamone in classe!

in Attività in classe by

Il respiro è energia e vita e anche uno solo può fare la differenza, come sanno bene i 2,6 milioni di italiani che convivono con l’asma. Parliamone in classe, grazie alla campagna Più unici che rari di Sanofi Italia.

Ebbene sì: oggi, in Italia, ben 2,6 milioni di persone convivono con l’asma, una patologia complessa che può causare, nelle sue forme più gravi, attacchi respiratori importanti e danni polmonari permanenti. 

Gran parte di loro riesce a convivere con l’asma, ma in alcuni casi la patologia diventa più problematica, con sintomi che rimangono fuori controllo.

Inoltre, nonostante il suo impatto, l’asma grave spesso non è riconosciuta e i pazienti potrebbero non essere consapevoli della reale gravità della propria condizione.

Sensibilizzare sul tema diventa dunque necessario, al punto che Sanofi Italia, una delle principali aziende farmaceutiche italiane, lo ha incluso nella sua campagna Più unici che rari (una campagna da primo premio, come abbiamo visto qui), raccontando la storia di Filippo.

La storia di Filippo

Si dice “restare senza fiato” per esprimere meraviglia, emozione, contentezza. Ma per chi soffre di asma, invece, che cosa significa restare senza fiato?

Filippo soffre d’asma e a volte sente proprio mancare il fiato…

La campagna

Più unici che rari è una campagna educativa nazionale per le scuole primarie (classi IV e V) e secondarie di primo grado, che racconta il valore dell’unicità di ciascuna persona, promuovendo l’importanza dell’accoglienza e dell’inclusione nell’ambiente scolastico, partendo da quelle difficoltà e barriere che possono nascere in presenza di malattie rare.

Come l’asma, appunto, per la quale Sanofi è in prima linea nella ricerca e nello sviluppo di terapie.

Scopri qui maggiori dettagli sulla campagna, e su come ricevere in classe il kit gratuito per poter lavorare con i tuoi alunni!

Fonte foto di copertina: https://www.sanofi.it/it/mediaroom/news/Giornata-mondiale-asma-2021

L’accoglienza: pratiche di inclusione

in Approcci educativi by

L’accoglienza di un nuovo alunno in classe: come comportarsi in un momento così delicato per il nuovo arrivo e per gli equilibri del gruppo.

Abbiamo già avuto modo, in precedenza, di affrontare l’argomento dell’accoglienza in classe (trovi qui un articolo a riguardo). Del resto, accade piuttosto spesso che, durante l’anno, arrivi un nuovo elemento all’interno della classe. Un ragazzo o una ragazza proveniente da un’altra città, o persino regione o stato, verso il/la quale è opportuno attuare una serie di pratiche di accoglienza volte ad integrarlo/a al meglio nel gruppo, e nel minor tempo possibile.

Scopriamole insieme a Marcella Papeschi, insegnante nella scuola primaria e secondaria, con competenze nell’approccio ai disturbi dell’apprendimento e nella didattica musicale. Con all’attivo varie pubblicazioni di libri di narrativa e testi scolastici in diversi ambiti disciplinari, attualmente scrive racconti per bambini con strategie per la facilitazione della lettura e della comprensione del testo.

Il nuovo arrivo

Quando un nuovo alunno entra in una classe già formata e avviata, noi insegnanti dovremmo predisporre un’accoglienza che lo faccia sentire, fin dal primo momento, a suo agio.

Non abbiamo notizie su quel bambino  o su quella bambina, sappiamo però che non è un’esperienza indifferente inserirsi ad anno iniziato in una nuova realtà scolastica, dopo averne lasciata una conosciuta e sicura.

Abbiamo chiamato questo alunno/a Battista, nome sia maschile che femminile, prendendolo in prestito della simpatica sorella di Cosimo Piovasco, il Barone Rampante di Rondò e abbiamo immaginato che faccia ingresso in una classe seconda del primo ciclo di studi.

Prepariamo l’accoglienza

Iniziamo subito da un problema pratico: dove possiamo far sedere Battista?  

Sembra un quesito banale, ma in realtà, nei ricordi di molti di noi, la posizione che occupavamo in classe nei primi giorni di scuola è ancora  presente nella memoria.

Probabilmente tale postazione risulterà provvisoria, perché ci riserveremo di capire col tempo in quale situazione Battista potrà essere a suo agio; al momento, per non sbagliare,  riserviamogli una posizione centrale ma non troppo, meglio se laterale, magari  confinante con la parete, dalla  quale Battista potrà  rivolgere uno sguardo d’insieme sulla classe proteggendosi almeno parzialmente, dagli sguardi altrui.

Non è infatti certo che il nuovo arrivato possa desiderare una posizione di primo piano: alcuni bambini amano inserirsi gradualmente nelle nuove realtà, ed è proprio a loro che dobbiamo prestare maggiore attenzione, evitando di forzarli e di farli sentire inadeguati alle nostre richieste. Chiediamo poi ai nostri alunni se qualcuno avrebbe piacere di sedersi vicino al nuovo ospite. Spieghiamo che il volontario dovrà aiutare Battista  a orientarsi nell’organizzazione scolastica, condividendo nei primi giorni libri o altri materiali  e segnalando eventuali problemi all’insegnante.

Battista entra in classe

Battista  probabilmente entrerà  accompagnato da un commesso o da un applicato. Andiamogli incontro  e conduciamolo al banco dopo avergli chiesto il nome ed esserci presentati.

Lasciamogli  il tempo di orientarsi senza puntargli il cannocchiale addosso; eviteremo  il suo imbarazzo inserendolo subito nel vivo della classe, spieghiamogli l’attività che in quel momento si sta eseguendo e provvedendo a fornirgli, fin da subito, il materiale necessario.

Battista entra in classe – illustrazione di Marcella Papeschi

Primi passi

Nel primo momento libero, o durante l’intervallo, sarebbe importante richiamare Battista in disparte e iniziare la conoscenza. 

Se intuiamo che si tratta di un bambino riservato, riduciamo al minimo le domande.

Possiamo chiedergli: Come stai? Ti piace questa classe? Com’era la tua? Come si chiamavano le tue maestre? domande generiche che possono aiutarlo a rompere il ghiaccio. Presentiamoci poi con la nostra area disciplinare e introduciamo anche gli insegnanti che in quel momento non sono presenti.

Sarebbe importante, in questa fase, una prima comunicazione con la famiglia.

Potrebbero essere gradite ai genitori alcune righe  sul diario in cui  chiediamo  un colloquio, con la richiesta, in quell’occasione, di farci avere i quaderni delle diverse discipline per orientarci sul livello del bambino e sulle sue caratteristiche scolastiche.

Circle time

La disposizione in cerchio,  per terra o sulle sedie, è ottimale per facilitare la conoscenza tra compagni. In questa situazione ognuno è importante come gli altri  Noi insegnanti rivestiremo un ruolo di coordinamento e occuperemo una postazione a fianco dei bambini.

Possiamo lanciare uno stimolo di discussione non troppo impegnativa che permetta a chi lo desidera, di prendere facilmente la parola: sarebbe importante che ogni alunno, prima di parlare, dicesse  il suo nome.

Ecco alcune idee per iniziare la nostra chiacchierata:

  • Raccontiamo  un’esperienza  che abbiamo fatto quest’estate e che c’è piaciuta tantissimo.
  • Riferiamo un episodio che è successo in classe, divertente, strano o particolare.
  • Parliamo di un animale  domestico che conosciamo o perché abita con noi o perché lo abbiamo incontrato qualche volta.
  • Parliamo dei nostri gusti delimitando un campo: possiamo affrontare l’argomento del cibo specificando quello ci piace di più e quello che ci piace di meno, oppure parliamo dei giochi che amiamo  fare quando siamo a casa, con o senza fratelli e sorelle.

Non insistiamo se Battista in questa occasione resterà in silenzio; ci stupiremo in seguito nel verificare che ricorderà i nomi dei compagni e che sceglierà da subito i suoi preferiti.

Vi racconto una storia

Un’altra attività utile a sbloccare la conoscenza tra compagni è quella di proporre una storia strutturata secondo la canonica forma.

Protagonista > desiderio > ostacolo > raggiungimento del desiderio


Possiamo iniziare il racconto e interromperlo dopo la presentazione dei protagonisti chiedendo ai bambini di continuare esplicitando il desiderio, oppure chiedendo di creare gli ostacoli, o di inserirsi più avanti con la risoluzione della storia. Potremmo far narrare oralmente la vicenda a chi si dimostri desideroso di intervenire, senza forzare gli interventi.

In seguito la classe potrà tornare ai banchi e illustrare con un disegno la propria storia o quella inventata da un compagno.

Queste esposte finora sono solo briciole d’accoglienza e inclusione, ne possono esistere tante altre, migliori e più efficaci, ma è solo per sottolineare che l’ingresso di un nuovo alunno è  un evento importante che in qualche modo va accolto e riconosciuto.

Battista sicuramente, inserendosi nel gruppo, creerà nuovi equilibri e per questo motivo l’evento va accompagnato e non lasciato ai margini: il fiume classe sperimenterà con lui un nuovo corso.


Foto di copertina by CDC on Unsplash


I “giorni delle memorie”: in ricordo del genicidio dei nativi americani

in Ora di Alternativa by

Riflettiamo sui “giorni delle memorie”: per dare la stessa importanza a tutte le giornate in ricordo delle tragedie che purtroppo hanno segnato la storia.

La scuola italiana si impegna da anni (esattamente dall’anno scolastico 2000-2001, in virtù della legge n. 211 del 20 luglio 2000 promulgata in accordo con la proposta avanzata dal Parlamento europeo) a celebrare il ricordo della Shoah il giorno 27 Gennaio, data della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa.

Opera quanto mai meritoria in un mondo che tende a dimenticare in fretta anche le tragedie più efferate. Esercizio tanto più utile e doveroso nella realtà di oggi.

Sempre più orientata verso i miti del consumo e dell’apparire e nella quale riflettere e ricordare rischia di risultare ai più una banale perdita di tempo. Con il conseguente e disastroso rischio di una perdita collettiva del senso del passato.

E il genocidio dei nativi americani?

Anche quest’anno, come tutti gli altri, nell’affrontare questo tema in classe, mi è tornata in mente la stessa domanda: ”E il genocidio dei nativi americani? Come mai non c’è un giorno della memoria anche per loro?”.

Perché i libri dedicano sì e no una pagina allo sterminio di un intero popolo, la cui sola colpa è stata quella di esistere e vivere in territori che gli Americani volevano conquistare, adducendo a motivo il diritto di una specie superiore nei confronti di una inferiore, incapace di costruire ferrovie, strade, città, e di usufruire di quelle così vaste ricchezze (oro, alberi) che solo la nostra civiltà poteva far fruttare?

Perché questa disparità?

Tutti gli anni mi torna il ricordo della risposta che mi diede, circa trent’anni fa ahimè, un mio vecchio professore all’Università:

«perché i Nazisti quello sterminio l’avevano progettato. Un piano premeditato, la creazione di una vera e propria fabbrica della morte che trovò piena attuazione con la Conferenza di Wansee del 20 gennaio 1942, nella quale fu decretata la Soluzione finale».

E quella spiegazione mi sono tenuto, per tanti anni, riportandola anche agli studenti.

Però adesso – ma a dire il vero da tempo – quella spiegazione non mi convince più. Non parlo, ovviamente, della veridicità del fatto: gli Stati Uniti non progettarono a tavolino il genocidio dei Nativi americani, i Nazisti sì. Parlo della domanda successiva: e quindi?

Fatta salva la riflessione storica di cui sopra, giusta, fondata, verissima, perché si continua a considerare un genocidio meno – molto meno – genocidio di un altro?

In che misura una differenza del genere – intellettualmente ineccepibile ma umanamente irrilevante – può giustificare una valutazione così diversi nei nostri libri, nella nostra collettività, nelle nostre coscienze?

Non sarà che sotto sotto alla società occidentale autoproclamatisi libera, buona, aperta e democratica, cova una buona dose di  spirito razzista (e, va detto, profondamente ipocrita) in base al quale le memorie e le persone di cui quelle memorie parlano non sono tutte uguali in quanto lette sempre e solo da una prospettiva, la nostra?

Resta il privilegio di chi, come me, da insegnante, può esercitare il proprio lavoro nella libertà, anche di farsi e fare domanda, la possibilità di esercitare la propria riflessione critica e di stimolarla nelle coscienze degli studenti.

Affinché – forse – proprio a partire dalla scuola si possa fare un passo avanti nel riconoscimento di una vera uguaglianza, nei diritti, nella considerazione, nella memoria, tra tutti gli abitanti del pianeta terra.

Dialogo nel buio: il museo che promuove consapevolezza e integrazione

in Zigzag in rete by

Dialogo nel buio è una mostra/percorso allestita dal 2005 presso l’Istituto dei Ciechi di Milano, per abbattere i pregiudizi e favorire l’integrazione.

L’esperienza del buio assoluto, così come quella del silenzio assoluto, è sempre più rara da vivere nella nostra società. Abbagliati continuamente da luci di qualsiasi natura, difficilmente si può avere davvero consapevolezza di cosa voglia dire vivere nel buio più completo.

Dialogo nel buio è un invito a sperimentare come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più intense in assenza della luce.

La mission del museo

Attraverso la visita di Dialoghi nel buio, chiunque vive in prima persona alcune problematiche dell’handicap visivo, ma andando a sperimentare tutte le abilità e le competenze proprie di chi non vede.

Mission del museo è infatti promuovere il ruolo attivo nella società delle persone non vedenti, diffondendo così una cultura dell’integrazione, abbattendo pregiudizi e barriere psicologiche.

Uno dei più grandi pregiudizi, infatti, è quello di pensare che una persona non vedente abbia una vita triste e priva di interessi: ma è in realtà – nella maggior parte dei casi – una vita ricca di sensazioni e curiosità verso il mondo.

La mission del museo si incrocia poi con quelle che sono le finalità dell’Istituto dei Ciechi di Milano: offrire servizi per l’autonomia, la crescita personale e l’integrazione delle persone non vedenti.

Dialogo nel buio: la visita

La visita è un vero e proprio viaggio di un’ora nella totale oscurità, in cui i visitatori per esplorare gli ambienti devono affidarsi esclusivamente ai sensi del tatto, dell’udito, dell’olfatto, del gusto. Una mostra che, dunque, non-mostra, ma mette in primo piano quei sensi che, nella società dell’immagine, nella conoscenza e nella scoperta tendono ad essere lasciati in secondo piano.

Il gruppo, formato al massimo da 8 elementi, attraversa varie ambientazioni che richiamano situazioni di vita quotidiana. Le situazioni sono tutte diverse, da scoprire attraverso i sensi e il dialogo con la guida non vedente, che svela loro «un altro modo di vedere». Dopo aver attraversato i diversi ambienti, l’ultima tappa è un bar dove, sempre nell’oscurità più totale, si commenta l’esperienza vissuta.

Varcato l’ingresso, ovvero il confine fra la luce e il buio, ci si trova così alle prese con una condizione mai sperimentata, dove occorre fare appello alle proprie capacità per destreggiarsi nella nuova situazione.

Attraverso la visita, dunque, non si scopre qualcosa di nuovo, bensì si ri-scopre, si vive in modo diverso ciò che è da sempre intorno a noi.

Le parole di Guido Vergani

Il giornalista e scrittore Guido Vergani, in occasione della prima apertura di Dialoghi nel Buio a Milano, scrisse sul Corriere della Sera:

Bastano i primi cinque minuti dentro al nero tunnel di «Dialogo nel buio» e davvero s’impara a vedere quel che non si è mai voluto vedere in profondo e senza l’alibi del pietismo. Si vive il mondo di chi non ha la vista, di chi esiste solo attraverso gli altri quattro sensi, di chi ascolta, tocca, annusa il buio e sa che anche le tenebre fremono di vita. […]

Per cinquanta minuti, un’ora – tanto dura il percorso – il «normale» diventa il «diverso», si trova dall’altra parte e, sprofondando nei problemi dei non vedenti e dialogando con loro nel loro «elemento», domani userà più generosamente l’intelligenza del cuore anche nei confronti dei sordomuti, dei paraplegici, di ogni handicappato, di ogni «altro», rompendo le barriere psicologiche e culturali che sono assai più insormontabili di quelle architettoniche.

E’una buona lezione quella di questa mostra che apparentemente non mostra e che, invece, insegna, a noi fagocitati dalle immagini, anche il valore del buio per vedere davvero la realtà.

Il coinvolgimento emotivo dell’esperienza a Dialogo nel Buio veicola molteplici contenuti educativi e formativi per il pubblico giovane. Clicca qui per organizzare una visita con la tua classe, o per scoprire i laboratori didattici per i ragazzi, strutturati e personalizzati in base all’età e alla scuola di provenienza.

Clicca qui per avere maggiori informazioni sulla mostra/percorso, oppure clicca qui per scoprire un altro originale museo da visitare con la tua classe, stavolta in Toscana!

Foto di copertina by Amber Weir on Unsplash

Apprendimento e coinvolgimento emozionale in un’esperienza video-teatrale

in Approcci educativi by

Come mettere in atto un coinvolgimento emozionale in classe, attraverso un’esperienza video teatrale

Sul tema del coinvolgimento emozionale attraverso il teatro in classe, abbiamo già avuto modo di parlare in questo articolo. Laddove gli studenti diventano i veri protagonisti delle loro esperienze di apprendimento, è possibile realizzare iniziative di grande impatto.

Si mettono in gioco componenti emozionali e motivazioni efficaci per incidere sui processi di lavoro, utili a conseguire obiettivi e traguardi.

L’insegnante assume il ruolo di facilitatore e diviene centrale il processo di apprendimento del singolo studente che. attraverso il coinvolgimento emozionale, mette in gioco abilità, creatività e talenti posseduti.

Ho già descritto qui quanto un’ esperienza di didattica attiva come la realizzazione di un kamishibai abbia positivamente influito:

  • sul consolidamento delle conoscenze
  • sulla sperimentazione di diversi ambiti di competenza

In termini di interpretazione/rielaborazione testuale e socializzazione, risultati simili sono stati ottenuti con la messa in pratica di un’iniziativa basata su una progettazione di impianto simile.

Realizzata in una classe seconda di scuola secondaria di primo grado, parliamo di una performance teatrale per rievocare la vicenda del re di Inghilterra Enrico VIII Tudor e delle sue sei mogli.

Il ruolo dell’insegnante

Nel suo ruolo di facilitatore, l’insegnante osserva attentamente l’interesse che suscitano sugli studenti determinati argomenti inseriti in programmazione. Struttura percorsi didattici che permettono ai ragazzi di interagire in modo critico e costruttivo, lanciando sollecitazioni, supportando idee e fornendo materiali di lavoro e approfondimento.

Enrico VIII Tudor e delle sue sei mogli

L’esperienza è partita dall’interesse suscitato dal capitolo del libro di storia riferito alla nascita dell’anglicanesimo e alla figura del re inglese Enrico VIII Tudor. Ho fatto leggere i libri Enrico VIII e le sue mogli di Henry De Kock e La storia di Enrico VIII e delle sue sei mogli di Mino Milani, e ho creato organizzatori grafici per facilitare le annotazioni sui punti di vista dei vari protagonisti coinvolti.

I ragazzi, suddivisi in gruppi, hanno prodotto narrazioni scritte incentrate su scambi di battute e dialoghi tra i personaggi, dando poi vita a mini-sceneggiature teatrali. Una volta condivisi i prodotti realizzati, si è passati alla stesura di una sceneggiatura unica che inglobasse gli apporti provenienti da ciascun lavoro collettivo.

Per la stesura definitiva è stato utilizzato il software Celtx, utile per impaginare e formattare il testo, che ha implementato le competenze digitali degli studenti.

Durante la stesura, i ragazzi si sono resi conto dell’importanza da attribuire sì alle parole, ma anche ai gesti, finalizzando la produzione scritta alla rappresentazione teatrale pratica che ne sarebbe seguita.

Ad ognuno il suo ruolo!

Il coinvolgimento emozionale passa anche dall’investitura di un preciso ruolo. La classe è passata dunque all’identificazione e alla distribuzione delle figure necessarie alla messa in scena:

  • attori
  • regista
  • aiuto-regista
  • cameraman
  • tecnico del suono e delle luci
  • costumista
  • truccatore
  • parrucchiere
  • suggeritore

Ogni alunno aveva scelto e ottenuto un preciso incarico, consapevole che tutto il team avrebbe dovuto collaborare per la corretta riuscita del prodotto finale.

Tra le conseguenze maggiormente impattanti all’interno del contesto classe va sicuramente annoverata l’ottima ricaduta in termini di socializzazione e collaborazione tra pari. Il senso di appartenenza comunitaria è andato migliorando in maniera evidente: il gruppo ha deciso in autonomia di ritrovarsi in orario extrascolastico per dedicarsi all’attività.

Ne ho approfittato per organizzare uscite anche serali alla sede del teatro locale; qui i ragazzi si sono ritagliati il ruolo di giurati all’interno della rassegna di teatro amatoriale “Storie di paese”. Anche questa iniziativa ha giocato all’interno de contesto classe un ruolo chiave sia in termini aggreganti che in quelli motivazionali.

Il prodotto finale che i ragazzi hanno realizzato, confluito in questo videoclip.

Le testimonianze

Queste alcune testimonianze metacognitive in cui veniva richiesto di esplicitare ciò che più aveva destato interesse durante lo svolgimento delle mansioni del proprio ruolo:

Mi è piaciuto fare il cameraman. Sembra facile, ma è difficilissimo stabilire le inquadrature o sistemare le telecamere in modo che l’ombra non copra gli attori. Ho capito che fare i video mi piace e voglio coltivare questa attività anche da solo.

Io sono stato il fonico. Come ruolo è bello e interessante, tranne quando passa il ragazzo di torno che fa rumore e sembra che esplodano i timpani! Dovevo ascoltare attentamente e dire al regista se si sentivano rumori di sottofondo che potevano rovinare l’audio. La parte che non mi è piaciuto rifare è stato l’applauso perché mi ha lasciato una gran confusione in testa.

Io e la mia compagna eravamo costumista e truccatrice […]. Difficile è stato vestire il mio compagno che faceva il re perché il costume era troppo largo e perché si lamentava continuamente del caldo. Ci siamo divertiti, anche a mangiare insieme nelle pause tra le riprese, e il prossimo anno spero che possiamo rivivere un’esperienza simile.

[…] Per me poi è stato molto difficile rimanere in assoluto silenzio durante le riprese. Mi veniva da ridere.

Io recitavo e mi sono divertita molto. Ho imparato tante cose nuove, ascoltato tanti suggerimenti su come migliorare i miei errori. Fare l’attore è difficile, ma anche gli altri ruoli non sono da meno. […]. Ho  capito che per fare un film, un video o uno spettacolo teatrale ci vuole tanto tempo e che ci sono tante persone che lavorano, non solo gli attori che si vedono. E mi è piaciuto molto il fatto che in questa occasione ci siamo legati anche più tra noi compagni. Dovevamo collaborare e dovevamo ascoltarci. I prof ci hanno sempre incoraggiati, anche quando sbagliavamo le scene, e noi ci siamo dati sempre più da fare per rimanere concentrati e fare sempre meglio. Ho capito che per fare bene il proprio compito occorre saper lavorare con gli altri e ascoltare i consigli di chi ne sa di più.

Un momento del backstage

Quando l’apprendimento passa per… un podcast!

in Esperienze digitali/Zigzag in rete by

Esploso nel 2019, il podcast permette la veicolazione di contenuti eterogenei, che possono affiancare la didattica tradizionale. Scopriamo perché e conosciamone alcuni!

Ogni volta che cucino dedico a questa attività almeno due ore; o meglio: un’ora e mezzo la dedico alla scelta del podcast giusto, l’altra mezzora a tutto il resto!

È così: da quando questo prezioso strumento divulgativo ha fatto capolino nella nostra vita (il primo risale al 2003, ad opera del giornalista Christopher Lydon, ma è dal 2019 che è avvenuta una vera e propria esplosione, grazie a Google, Spotify, Amazon), sono nati ogni giorno migliaia di contenuti eterogenei, tutti da ascoltare anche se impegnati a fare altro.

Perché è proprio questa la grande forza del podcast: rispetto ad altri format di apprendimento, è l’unico che non richiede un’attenzione visiva. Così, puoi seguirne uno mentre cucini – come me – o mentre sei in auto, lavori al pc, fai una passeggiata, pulisci casa!

Arte, storia, scienze, matematica, attualità, biografie, romanzi: c’è solo l’imbarazzo della scelta tra i contenuti disponibili, ognuno contraddistinto anche da un proprio stile, con un linguaggio e un tono ora spiritoso, ora autorevole. Ma facciamo un passo indietro.

Che cos’è un podcast?

Il podcast è un contenuto audio che può essere ascoltato ovunque e in qualsiasi momento, a prescindere da quando è stato creato e messo a disposizione online.

Il podcasting è dunque quel sistema che consente di scaricare in modo automatico i contenuti audio, e  di ascoltarli in molteplici dispositivi: pc, smartphone, tablet.

ll termine podcast nasce dalla fusione di due parole: iPod, ovvero il dispositivo Apple che ha rivoluzionato il mondo dell’ascolto di musica e contenuti audio, e broadcast (“radiodiffusione”), ovvero la trasmissione di informazioni verso chiunque, senza la sicurezza che queste riescano ad essere consegnate.

Il podcast nella didattica

Va da sé che la recente situazione pandemica ha contribuito notevolmente alla fruizione dei podcast, anche in ambito didattico.

Il format è diventato infatti un prezioso alleato nella didattica digitale integrata, così come in quella a distanza.

Ecco i motivi del suo successo:

  • È utile per esercitare le competenze nel discorso orale: l’audio centrale e questo permette di stimolare l’uso della memoria uditiva, così come le competenze della produzione orale degli studenti;
  • Permette di creare contenuti didattici accessibili a tutti: non solo per quanto riguarda la fruizione, ma anche la stessa produzione;
  • Promuove una didattica personalizzata e inclusiva: non solo audio lezione per studenti che non hanno accesso al pc, ma che possono utilizzare uno smartphone, ma anche creazione di contenuti pensati per studenti con difficoltà nella lettura, oppure ospedalizzati.
  • Può trasformare l’apprendimento in divertimento: come dicevamo, il tono e il linguaggio possono essere leggeri (ma non superficiali), brillanti e accattivanti, pur trattando temi profondi e che nei classici libri di testo spesso sono vissuti come pesanti dagli studenti. Ne è un esempio lampante il podcast di Alessandro Barbero!

Qualche consiglio di ascolto

Scegliere il podcast, giusto, come dicevamo, non è così semplice vista la grande offerta! Di seguito eccone 8, consigliati per gli studenti ma non solo; qui invece trovate un nostro articolo di qualche anno fa, in cui vi parlavamo del podcast Serial.

  • Te lo spiega Studenti.it: pillole di storia, letteratura, arte, tecniche di studio e memoria per ripassare prima di un compito o un’interrogazione
  • Il podcast di Alessandro Barbero: la storia, come avremmo voluto sentirla spiegare in classe!
  • Bistory: Indaga il lato B della storia, con personaggi potenti raggiunti dall’oblio o dalla leggenda dopo una morte incredibile.
  • The essential: una rassegna che racconta l’attualità politica, economica e culturale in pillole da 5 minuti.
  • Bello Mondo: il divulgatore Federico Taddia e la climatologa Elisa Palazzi incontrano coloro che analizzano, comprendono e contrastano il global warming.
  • Il podcast di Piergiorgio Odifreddi: Parla con ironia di aspetti più o meno noti di scienza, politica, religione e matematica.
  • Morgana: Michela Murgia e Chiara Tagliaferri raccontano storie di donne che hanno affrontato pregiudizi e stereotipi.
  • In compagnia del lupo: Tratto dall’omonima serie di Sky Arte con Carlo Lucarelli, alla scoperta del lato oscuro delle fiabe.

Foto di copertina by Mohammad Metri on Unsplash

Il coinvolgimento emozionale attraverso il Kamishibai

in Attività in classe by

Come mettere in atto un coinvolgimento emozionale in classe, attraverso la pratica del Kamishibai

Per incidere in modo significativo sui processi di apprendimento dei nostri studenti è davvero necessario considerare il coinvolgimento emozionale come elemento cardine di una buona impostazione didattica.

Assieme ad una pratica il più possibile attiva e partecipata e dando il giusto spazio alla creatività, l’insegnante può veramente fare la differenza, incidere sui processi di lavoro dei singoli e fare in modo che tutti gli studenti diventino davvero protagonisti attivi del loro apprendimento.

Come docente di Italiano in una scuola secondaria di primo grado ho modo ogni giorno di prendere atto di quanto siano vere le parole della neuroscienziata Mary Helen Immordino-Yang quando, testualmente, afferma:

È neuro-biologicamente impossibile costruire ricordi, impegnarsi in pensieri o prendere decisioni significative senza emozioni. Avere un efficace ‘timone emotivo’ è fondamentale, in particolare per fare in modo che gli studenti siano in grado di utilizzare la conoscenza in modo efficace.

Sulla base degli obiettivi e dei traguardi per lo sviluppo delle competenze in lingua italiana che ci vengono indicati nelle Indicazioni nazionali per il curricolo, è dunque possibile progettare attività didattiche che rispondano in maniera efficace a quanto appena affermato.

La modalità laboratoriale

Occorre fare in modo che il setting e le lezioni siano impostate in modalità laboratoriale, affinché i ragazzi:

  • si sentano coinvolti il più possibile in tali attività
  • interagiscano in maniera attiva e partecipata alla lezione
  • siano coinvolti emotivamente
  • riescano a sviluppare il loro spirito critico
  • si mettano autenticamente in gioco per ricercare soluzioni originali e creative

I ragazzi, veri protagonisti attivi, se potranno seguire procedure di lavoro creative e originali collaborando con gli altri e se saranno resi liberi di esprimere al meglio i loro talenti, saranno anche meglio inseriti nel loro contesto di ordine di scuola stesso.

Non dimentichiamo, infatti, che la scuola secondaria di primo grado ha come obiettivo prioritario quello di:

indirizzare i ragazzi alla consapevolezza di sé, alla presa di coscienza dei propri punti di forza su cui progettare ipotesi di prosecuzione scolastica futura

Dare modo di sperimentare ed esprimersi attraverso diverse modalità procedurali sarà utilissimo per osservare quali sono i talenti da far valorizzare in ognuno, dalla sfera digitale, all’espressività testuale, alla produzione artistico-raffigurativa.

Insomma, mettere in gioco le “intelligenze multiple“, per dirlo alla Gardner, dovrebbe essere elemento cardine della cosiddetta scuola media.

Il Kamishibai

Illustrata in passato in questo articolo, il Kamishibai è la tipologia di lavoro ideale, in quanto tiene conto delle componenti appena enucleate.

I ragazzi hanno infatti dato vita ad un kamishibai per raccontare alcune vicende legate a degli episodi dell’Iliade analizzati in classe. Tengo a precisare che una tipologia di lavoro simile può trovare applicazione, opportunamente rimodulata, in qualsiasi ordine di scuola, scuola dell’infanzia inclusa.

Dopo la narrazione di alcuni episodi dell’Iliade e la loro discussione in modalità individuale e collettiva, i ragazzi sono passati al ruolo di esecutori attivi e di co-costruttori delle proprie conoscenze, seguendo dei processi di apprendimento che facessero leva:

  • sulla competenza di rielaborazione critica
  • sulla capacità di lavorare in gruppo
  • sul ricorso alla creatività

In realtà il nostro è stato un po’ un mix tra teatro itinerante e kamishibai vero e proprio, visto che quest’ultimo dovrebbe prevedere la narrazione di storie supportate con disegni intercambiabili e non con burattini come abbiamo prodotto noi, ma l’importante è dare seguito alle idee che provengono dai ragazzi e questo è ciò che ho trovato utile far realizzare.

Svolgimento dell’attività

Lavorando a piccolo gruppo, gli studenti hanno scelto un episodio dell’Iliade che li aveva particolarmente colpiti e lo hanno riscritto sotto forma di dialogo per il loro kamishibai, così che i burattini potessero parlare tra loro e affrontarsi un po’ come accade negli spettacoli dei pupi siciliani.

Un esempio di mini-sceneggiatura, chiamiamola così, è la seguente, finalizzata a rievocare il litigio tra Achille e Agamennone:

Crise: Agamennone, sono venuto a riprendermi mia figlia Criseide.

Agamennone: Non te la darò indietro! La terrò come mia schiava!

Crise: Allora dirò ad Apollo di mandare la peste su di voi.

Achille: Agamennone, devi restituire Criseide a Crise, perché i nostri soldati stanno morendo di peste e in questo modo non vinceremo mai la guerra!

Agamennone: Va bene, io restituirò Criseide a Crise, ma tu mi devi dare la tua schiava perché io sono il vostro capo e non posso rimanere senza schiava!

Achille: Allora anch’io non posso rimanere senza schiava, perché sono il combattente più forte dell’esercito, mentre tu te ne stai fermo a dare ordini e guardarci morire. Brutto cane! Cuore di cervo! Se io rimarrò senza schiava, me ne andrò dall’esercito acheo! Sto combattendo per tuo fratello Menelao. A me i troiani non hanno fatto niente!

Agamennone: Va bene, vattene pure! Non mi importa niente, ho soldati più forti e coraggiosi di te e se sei forte il merito non è tuo, ma di una divinità.

Achille: Va bene, me ne vado. Me ne tornerò a Ftia, così perderai il tuo guerriero più forte e quando te ne pentirai sarà troppo tardi.

Alcuni hanno scelto di rievocare la morte di Patroclo, altri l’ultimo saluto tra Ettore e Andromaca, altri ancora il duello tra Ettore e Achille.

Oltre alla strutturazione dei dialoghi, i ragazzi hanno realizzato in autonomia, utilizzando semplici cartoni di scarto, sia il teatrino/kamishibai vero e proprio che i personaggi da far animare al suo interno.

La messa in scena

In ultimo, gli sketch sono stati prima messi in scena in classe, poi l’intero allestimento, compresa la bicicletta proprio come avviene nelle narrazioni itineranti giapponesi, si è spostato nelle varie classi dell’istituto, compresi gli uffici di segreteria, così che i ragazzi si sentissero coinvolti appieno nel loro ruolo di affabulatori e di divulgatori di conoscenza.

Va da sé che, implicitamente, l’attività del kamishibai puntasse:

  • alla sedimentazione delle loro conoscenze
  • alla messa in ballo di numerose competenze non meno importanti, quali la capacità di organizzare una attività insieme agli altri e riuscire a sostenere una recitazione, ma anche una conversazione

Ultimi elementi su cui tener focalizzata l’attenzione in un simile lavoro – ma non ultimi per rilevanza formativa/educativa – sono gli aspetti della metacognizione e della valutazione, essenziali per:

  • dare senso al percorso di lavoro
  • permettere ai ragazzi di avere coscienza dei procedimenti di apprendimento intrapresi

Come affermano  M. Pressey, K.R. Harris e M. B. Marks:

in un buon modello di insegnamento delle strategie gli insegnanti incoraggiano abitualmente la riflessione e la pianificazione da parte degli studenti” e “le strategie – secondo la spiegazione di Pressley, Forrest-Pressley, Elliot-Faus e Miller – si compongono di una o più operazioni cognitive sottostanti e soprastanti i processi che costituiscono l’esecuzione di un compito. Le strategie sono rivolte a risultati cognitivi e sono potenzialmente attività consapevoli e controllabili”. La loro funzione è quella di assistere chi apprende nell’esecuzione di operazioni cognitive essenziali che producano un apprendimento interiorizzato ed efficace

L’attività del Kamishibai può forse sembrare una pratica di difficile attuazione, ma a mio avviso tutto sta nel far rientrare progressivamente la metacognizione nelle consuete attività di classe, anche partendo da semplici richieste in cui far spiegare ai ragazzi cosa hanno realizzato, come, con quali finalità e con quali esiti.

Momenti dell’attività in classe

Riflessioni

Dalle seguenti riflessioni si può notare come i ragazzi si siano resi consapevoli dei rispettivi punti di forza e debolezza, di come mettere in azione i loro talenti e di quanto sia rivelata importante la collaborazione e la pratica di azione reciproca:

PRIMA DEL LAVORO:

con la prof abbiamo letto alcune parti dell’Iliade e a me è piaciuta la litigata tra Achille e Agamennone. Che coraggio Achille a rivolgersi così al suo capo! Io non ce l’avrei mai fatta! Insieme a V. e A. abbiamo scelto di scrivere dialoghi su questa scena. Prima rileggeremo le pagine sull’antologia, poi mi farò un pochino aiutare da A. che scrive meglio di me. Io disegno bene e ho già pensato a come fare i burattini

DURANTE IL LAVORO:

Il dialogo sta venendo bene. Abbiamo messo delle battute nostre, ma V. ha detto di seguire anche quello che c’è scritto sul testo. Le offese di Achille, ad esempio, sono buffe e le mettiamo. Poi dobbiamo spiegare in poche righe che cosa sta succedendo, quindi bisogna scegliere le parole giuste che dovremo leggere e che gli altri dovranno capire. Intanto anche i personaggi disegnati stanno venendo bene. Io ho guardato su internet i vestiti dei soldati, cercherò di farli meglio che mi riesce. Scriviamo e poi leggiamo a voce alta facendo muovere i burattini. Sembra venga bene

A FINE LAVORO:

credo che questa attività mi farà ricordare questa scena per molto tempo. Leggere davanti agli altri mi ha messo un po’ in imbarazzo, ma non tanto. Poi io dovevo guidare la bicicletta, quindi ho letto poco con la scusa che avevo altro da fare. I miei disegni sono piaciuti e sono contento. Mi viene da ridere se penso alla faccia che ha fatto il mio babbo quando ho detto che dovevo portare la bicicletta a scuola per una cosa di italiano. Non ci credeva e pensava che lo prendessi in giro. Insomma, un’esperienza positiva, da rifare!

La valutazione

Anche per la valutazione, occorre fare in modo che i ragazzi siano coinvolti in prima persona nei criteri che verranno adottati. Ciò farà sì che si impegnino con maggior efficacia e che siano consapevoli fin da subito se il loro lavoro sta procedendo nel modo giusto.

Tra i criteri, non dovranno mancare voci basilari, quali:

  • chiarezza espositiva
  • capacità di rielaborazione e originalità
  • attenzione alla tempistica
  • capacità di lavorare con gli altri e di contribuire in modo fattivo alla realizzazione del prodotto finale

Seppur iniziative laboratoriali di questo genere possano a prima vista apparire come eccessivamente complesse/lunghe o addirittura non allineate a ciò che richiedono le Indicazioni nazionali, dalle competenze messe in campo si nota, invece, che sia la valenza didattica che la ricaduta sugli apprendimenti acquistano un ruolo notevole:

i ragazzi comunicano, collaborano, leggono, interpretano, comprendono, rielaborano, espongono, scrivono, producono, padroneggiano lessico e sintassi, sia in modalità scritta che orale.

Qui il post del blog che fa riferimento all’iniziativa appena illustrata.

Foto di copertina da: http://www.kamishibaitalia.it/

Alla scoperta delle scuole d’eccellenza: Istituto “Ettore Majorana” (Brindisi)

in Che scuole!/Zigzag in rete by

Accogliere, formare, orientare tra esperienza e innovazione: gli obiettivi – centrati – dell’Istituto Ettore Majorana, capofila dell’interessante iniziativa Book in Progress.

In via Montebello 11, a Brindisi, si trova da quasi 50 anni l’L’I.I.S.S. (Istituto Tecnico settore Tecnologico-Liceo delle Scienze Applicate-Liceo Quadriennale) “Ettore Majorana”, che da sempre contribuisce in maniera significativa alla formazione di figure professionali determinanti per lo sviluppo sociale ed industriale.

Nel suo sito possiamo trovare dettagliata la mission, ovvero avvicinare i giovani al mondo del lavoro e dell’istruzione superiore, formando nuove figure professionali dalle caratteristiche rinnovate (come la flessibilità e le capacità progettuali di pianificazione, realizzazione e documentazione, ma senza mai trascurare l’importanza delle relazioni umane e della comunicazione).

Ma anche la vision è riportata chiaramente, vale a dire:

fare dell’Istituto un Polo di  Innovazione che sia un riferimento a carattere nazionale e un CENTRO DI AGGREGAZIONE CULTURALE E RELAZIONALE per i giovani, le famiglie ed il territorio.

Obiettivi sicuramente centrati, grazie anche all’’investimento nelle risorse tecnologiche più aggiornate e all’avanguardia, applicate alla pratica didattica quotidiana.

Risorse all’avanguardia

Tutte le classi sono infatti dotate di registri elettronici, lavagne interattive multimediali, tv digitali maxi schermo, personal computer.

I docenti e gli studenti hanno badge personale per poter registrare le presenze ed accedere al registro elettronico. Inoltre, un numero sempre maggiore di classi è dotata di arredi flessibili e modulari di ultima generazione, per creare ambienti più favorevoli allo studio e all’interazione.

Tutti sono provvisti del proprio iPad e, ad integrazione, la scuola mette a disposizione ulteriori Mac e iPad, distribuiti attraverso carrelli mobili nelle singole classi.

Sono stati inoltre creati un laboratorio per la fruizione di contenuti in 3D e un laboratorio di realtà virtuale associata a particolari percorsi didattici di scienze e chimica: spazi che, per gli appassionati delle STEAM, sono davvero preziosi!

Book in Progress

Ma ciò che più di tutto ha catturato la nostra curiosità è il fatto che l’Istituto “Ettore Majorana” è capofila del progetto Book in Progress: una vera e propria rete di scuole che realizza e produce materiali didattici sostitutivi dei libri di testo – disponibili sia in formato cartaceo che digitale – scritti dai docenti della rete nazionale per gli Istituti di primo e secondo grado.

Tale iniziativa migliora in modo significativo l’apprendimento degli allievi, fornendo anche una risposta concreta ai problemi economici delle famiglie e del caro libri.

Qui è possibile saperne di più, e partecipare attivamente all’iniziativa, aderendo alla rete e/o visionando i testi in formato digitale.

Per farlo, basta mandare una mail a info@bookinprogress.it, indicando la scuola di appartenenza.

Fonte foto di copertina: https://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola/istituti/BRPS01701T/e-majorana/

L’atlante dei pianeti non ancora scoperti.

in Approcci educativi by
Insieme a Marianna Balducci scopriamo nuovi pianeti mai visti prima e realizziamo una simpatica attività da fare in classe.

“Se fossimo soli, l’immensità sarebbe davvero uno spreco” diceva Isaac Asimov, uno dei più importanti scrittori di quel genere che si chiama Fantascienza. Come suggerisce il nome stesso, la Fantascienza comprende tutte le storie di fantasia che però hanno a che fare anche con qualcosa di scientifico: spazio sconfinato, laboratori di chimica, forme di vita sconosciute o esperimenti misteriosi,…

Sappiamo ancora così poco della straordinaria complessità del nostro mondo e di quel che lo circonda, nonostante i tanti progressi fatti dalla ricerca, che restano un mucchio di zone vuote che chi inventa storie si è divertito negli anni a riempire.

Sono nati così romanzi, film, serie a fumetti pieni zeppi di avventure incredibili che ci vedono alle prese con robot impazziti o servizievoli, alieni buffi o del tutto male intenzionati, mutazioni e portali verso nuove dimensioni. A volte, certo, ci sembrano davvero impossibili ma, se ci pensiamo bene, molte straordinarie scoperte scientifiche sono arrivate grazie alle capacità visionarie e alla fervida immaginazione dei loro responsabili.

Anche laddove si sono poi svolte rigorose verifiche e calcoli, l’intuizione per cercare proprio nella direzione che nessuno aveva ancora esplorato può essere arrivata dalla capacità di immaginare qualcosa che nessun altro credeva ci fosse.

Una divertente attività da portare in classe

Fantasia e Scienza, quindi, possono ogni tanto fare pace e trovare qualche pomeriggio libero per fare merenda insieme.

In questo esercizio foto-illustrato, di merende dovremmo metterne da parte un bel po’ perché stiamo per intraprendere un lungo viaggio.

Metteremo alla prova l’immaginazione per costruire un atlante fantascientifico di pianeti non ancora scoperti. Non sprecheremo nemmeno un briciolo di quell’immensità di cui parlava Asimov e partiremo, come sempre, dal nostro universo più quotidiano con una prima missione: se i pianeti inesplorati sono il nostro obiettivo, la caccia fotografica si concentrerà su tutte le forme tonde e sferiche che troveremo sulla nostra via.

Possiamo raccogliere le idee in classe e cercare le immagini su internet o sulle riviste, meglio ancora se riusciremo a trovare noi degli oggetti rotondi da fotografare. Il consiglio è di scattare con uno sfondo neutro. Fuori dal loro contesto abituale, oggetti piccoli e oggetti grandi perderanno i loro consueti riferimenti e potremo ingrandirli o rimpicciolirli a nostro piacimento.

Come in altri esperimenti già fatti insieme, il primo approccio ai nostri pianeti fantastici verrà dalla loro osservazione: di cosa sono fatti gli oggetti rotondi o sferici che abbiamo fotografato? A cosa servono? Che sensazioni ci danno al tatto? Profumano? Rimbalzano? Più informazioni raccoglieremo per identificarli e più la scheda pianeta si scriverà da sé e il nostro atlante si riempirà di storie.

Compilare la scheda pianeta sarà proprio il passo successivo. Scrivere vi tornerà utilissimo per poi passare finalmente al disegno. 

Ecco un esempio di scheda da compilare.

Potete stampare questa oppure confezionarne una tutta vostra!

Il pianeta Bottondo

Chissà quanto dista il pianeta Bottondo dal pianeta Arancione. I Bottondi sono così tanti che formano quasi un cosmo tutto loro (con costellazioni cucite su misura). Ma Arancione è così grande e profumato… forse lo avete scoperto seguendone proprio l’aroma?

Di sicuro chi lo ha colonizzato non vuole sprecarne nemmeno un po’, si intuisce dai buchi e dalle pompe che compaiono se solo ci avviciniamo di più alla sua ruvida scorza (non deve essere stato facile perforarla!). Quei misteriosi esseri sapranno fare buon uso delle sue risorse o lo stanno depredando? 

Le schede pianeta

Come vedete, possono trasformarsi facilmente negli spunti per scrivere delle storie e arricchire il nostro atlante di leggende o fatti di cronaca, mettendo anche in relazione i pianeti che ciascuno di voi ha trovato.

Potrete stabilire alleanze, parentele,… e speriamo non ci siano invasioni! Sono certa che, anche alle prese con le più strampalate forme aliene, sarete degli ottimi difensori della pace universale.

D’altra parte, l’equilibrio di un pianeta è qualcosa di prezioso e delicatissimo e purtroppo ce lo sta insegnando anche la nostra Terra.

Lo sanno molto bene anche gli abitanti di Bolla 2304 (i pianeti Bolla sono tantissimi, nascono e svaniscono di continuo) la cui permanenza da un Bolla a un altro è brevissima. Essere pronti a trasferirsi spesso però non vuol dire trascurare il luogo che si abita perciò, ad ogni soggiorno, i Bollani umidificano i loro terreni, lucidano le loro abitazioni e, seppur per brevissimi istanti, trovano sempre ma proprio sempre il tempo per godersi gli splendidi colori riflessi dell’arcobaleno.

Come riflettere in classe sulla pace e sulla guerra

in Tavola Rotonda by

Affrontare in classe l’attualità, parlare di guerra: un compito delicato ma necessario. Scopriamo insieme come farlo nel migliore dei modi.

Si festeggia oggi l’anniversario dell’Unità d’Italia, dunque la nascita dello Stato Italiano, la cui legge fondamentale è rappresentata dalla Costituzione, che recita, all’articolo 11:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Ma da alcune settimane, purtroppo, i media trasmettono continuamente immagini e narrazioni di guerra che provocano un profondo senso di inquietudine e smarrimento in ciascuno di noi. 

Anche i bambini e i ragazzi si pongono domande, esprimono preoccupazione, vogliono provare a capire cosa sta succedendo e perché. È importante per noi docenti sapere gestire un dialogo con gli studenti anche su un argomento così complesso come un conflitto bellico alle porte del nostro paese.

Insegno in una scuola secondaria di primo grado e anche i miei studenti dodicenni hanno espresso la volontà di voler parlare di ciò che sta accadendo nell’Est Europa.

Così, ho provato a strutturare momenti di dialogo e di riflessione proprio partendo dai loro dubbi e dalle loro domande. In un momento come questo ritengo fondamentale il ruolo del dialogo, dell’ascolto reciproco.

Oggi come non mai, per educare davvero alla pace, occorre tenere, nella quotidianità di una comunità che apprende, comportamenti aperti all’ascolto, al confronto con l’altro e alle discussioni e condivisioni collettive.

Provare a discutere di certi temi così complessi può fattivamente contribuire a superare l’inevitabile senso di impotenza che ci attanaglia; infine, cercare il più possibile di arrivare a capire il mondo che ci circonda può infondere in tutti noi, sia docenti che discenti, un senso di consapevolezza e partecipazione attiva dal grande valore emotivo.

Come abbiamo parlato di guerra in classe in questi giorni?

Innanzitutto siamo partiti dai dubbi, dalle domande e dalle riflessioni che i ragazzi stessi hanno espresso sulla guerra, in modo spontaneo, sia a voce che tramite annotazioni scritte:

Perché far scoppiare una guerra e uccidere tante persone, quando si potrebbe risolvere tutto con le parole?
Perché stanno combattendo la Russia e l’Ucraina?
Cosa succederà all’Italia?

Abbiamo discusso insieme su come sia inopportuno fornire risposte immediate o semplicistiche a fronte di quesiti così complessi; quindi, per prima cosa, abbiamo provato a comprendere il contesto geo-storico di cui stavamo parlando.

Per farlo abbiamo utilizzato carte geografiche e libri di testo, cercando informazioni su Russia e Ucraina, e ci siamo, nel contempo, posti nuove domande per arrivare a comprendere quelle che ci eravamo posti in precedenza.  

Preciso che il mio ruolo è stato esclusivamente quello di facilitatore: ho fornito input e sollecitazioni da cui partire, così da fare in modo che i ragazzi lavorassero in modo collaborativo ma del tutto autonomo.

Utilizzando la strategia “Vedi, pensa, chiedi (See, think, wonder)” della metodologia MLTV (Making Learning and Thinking Visible), finalizzata a rendere visibili i processi di pensiero che conducono ad un apprendimento profondo e consapevole, i ragazzi – a piccolo gruppo – hanno lavorato, in modo collaborativo, sollecitati dai seguenti input:

Cosa vedi (e leggi)?
Cosa pensi stia accadendo, cosa ne deduci?
Quali ulteriori domande ti suscita ciò che hai visto (e letto)?
Ci sono sul libro frasi che possono farci capire quali sono i motivi che hanno portato allo scoppio di una guerra tra queste due nazioni?

Le deduzioni dei ragazzi

I ragazzi hanno annotato riflessioni, messo in evidenza frasi e condiviso deduzioni. Hanno compreso che l’Ucraina ha ottenuto l’indipendenza nel 1991, dopo la dissoluzione del sistema sovietico, e che i rapporti tra Russia e Ucraina, ma anche tra Urss e Stati Uniti, risultano tesi da tempo.

Avendo la fortuna di possedere in aula una carta politica dell’Europa contenente i confini dell’U.R.S.S., è stato facile far osservare come l’Ucraina un tempo risultasse una repubblica sovietica dipendente da Mosca.

Per chiarire ulteriormente l’aspetto geo-politico dei territori europei, abbiamo consultato anche le carte contenute nell’atlante illustrato di Tim Marshall Le 12 mappe che spiegano il mondo ai ragazzi.

Sempre mantenendo il focus sulla strategia MLTV, i ragazzi hanno ricercato informazioni sul libro di testo di Storia, soffermandosi sul capitolo della Russia di Putin e sulla carta geografica dell’Europa del periodo della Guerra Fredda.

Hanno compreso la politica di Putin tesa all’egemonia della Russia anche grazie alle risorse energetiche possedute, e al suo contrasto tra questo paese e la Nato.

I ragazzi hanno annotato ogni nuova informazione su post-it; alla fine, da ultimo, assieme alle domande di partenza, sono state appese alle pareti dell’aula le loro vecchie e nuove annotazioni: è stato così concretamente visibile il loro processo di pensiero in divenire.

Spunti di lettura

Alle ulteriori richieste di chiarimenti in merito ad espressioni come Guerra Fredda e Nato abbiamo dato risposta leggendo alcuni capitoli del libro di Toni Capuozzo, Le guerre spiegate ai ragazzi, mentre a fronte dei dubbi sulla posizione dell’Italia in merito alla guerra, abbiamo letto e riflettuto sull’art. 11 della nostra Costituzione.

Siamo quindi passati alla lettura di alcuni articoli giornalistici tratti dai più noti quotidiani nazionali, soffermandoci, in particolare, sulla narrazione di testimonianze dei civili, sia ucraini che russi.

Tutte queste testimonianze convengono che la guerra rappresenta una tragedia per tutti, in quanto – per sua natura – infligge dolore, morte e sofferenza a persone appartenenti a tutti gli schieramenti dei paesi coinvolti che pagano in prima persona le scelte politiche dei loro governanti.

La guerra come dolore universale

Nel mio ruolo di facilitatore ho inserito nella discussione letture di poesie: Fratelli di Ungaretti, La guerra che verrà e Il nemico di Brecht. In questo modo il concetto di dolore universale  è stato maggiormente comprensibile e riscontrabile in ogni tempo e a ogni latitudine.  

È poi seguita la lettura dell’albo illustrato Il nemico, una favola contro la guerra di Davide Calì; si è compreso quanto i soldati (e i popoli) che si fanno la guerra provino tutti la medesima reciproca diffidenza e sofferenza.

La fase conclusiva

Nella fase conclusiva del lavoro abbiamo applicato la strategia MLTV “Prima pensavo…, adesso penso… (I used to think…, now I think…)”, molto efficace per riflettere su come e perché sia cambiato il nostro pensiero dopo aver approfondito alcune tematiche e aver recepito numerose informazioni:

Cosa pensavo prima e cosa penso adesso?
Cosa ho compreso e cosa so adesso?

E il processo di metacognizione è stato sollecitato attraverso annotazioni in cui i ragazzi hanno ripercorso le tappe di pensiero e gli step di lavoro affrontati; ma hanno anche riflettuto su cosa hanno imparato, su come lo hanno fatto e su ciò che per loro è stato maggiormente impattante.

Parlare di guerra in classe è difficile, vero. Ma lavorare con i ragazzi sulla consapevolezza, sulla sensibilità e sull’empatia è un modo estremamente efficace per educare alla pace con autenticità e partecipazione.

Il 14 marzo è il “Pi Greco Day”!

in Zigzag in rete by

Perché mai dedicare una giornata al Pi Greco? Scopriamone di più sul numero più famoso e misterioso del mondo matematico!

Il Pi Greco, nota costante di Archimede o di Ludolph, spesso approssimata a 3,14 e indicata con il simbolo π, è definito come il rapporto tra la lunghezza della circonferenza e quella del suo diametro, ed è indubbiamente il numero più famoso del mondo della matematica (e a proposito di questa materia, QUI parlammo del suo legame con la musica)!

Il valore entra infatti nelle formule usate nel calcolo delle probabilità, utili per simulare l’efficacia di un farmaco, calcolare la probabilità che una certa malattia si diffonda, nelle proiezioni dell’andamento delle azioni in borsa!

Perché si festeggia il 14 marzo?

ll Pi Greco Day si celebra ogni anno proprio il 14 marzo, perché nel sistema anglosassone la data si scrive 03/14 come le prime tre cifre del Pi Greco, e inoltre coincide con il compleanno di Albert Einstein! L’idea di istituire questa giornata internazionale è venuta all’Exploratorium di San Francisco, il grande Museo della Scienza, che ogni anno organizza per l’occasione giochi, gare, musiche, filmati!

Il primo festeggiamento risale al 1988 grazie a Larry Shaw,  fisico statunitense noto con l’epiteto “Principe del Pi Greco”. Per l’occasione i partecipanti marciarono intorno a un grande cerchio e mangiarono tante torte diverse, perché PI e Pie (“torta” in inglese) hanno lo stesso suono, ma anche perché la torta è rotonda ed è quindi correlata al Pi Greco!

Per gli insegnanti il Pi Greco Day può diventare un’importante occasione per scoprire o ritrovare il nesso fra quotidianità e matematica. Insieme agli alunni è dunque possibile cogliere un’opportunità di crescita, andando oltre il cliché di disciplina puramente astratta!

Una poesia per il Pi Greco!

Ebbene sì, questo affascinante valore si è meritato anche una bella poesia della poetessa polacca Wisława Szymborska, premio nobel nel 1996, dal titolo – appunto – Pi Greco:

È degno di ammirazione il Pi greco
tre virgola uno quattro uno.

Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali, cinque nove due, poiché non finisce mai.
Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
otto nove, dal calcolo, sette nove dall’immaginazione,
e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo,
ossia dal paragone quattro sei con qualsiasi cosa due sei quattro tre al mondo.
Il serpente più lungo della terra dopo vari metri si interrompe.
Lo stesso, anche se un po’ dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
Il corteo di cifre che compongono il Pi greco non si ferma sul bordo della pagina,
È capace di srotolarsi sul tavolo, nell’aria, attraverso il muro, la foglia, il nido, le nuvole,
diritto fino al cielo, per quanto è gonfio e senza fondo il cielo.
Quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
Com’è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
E invece qui due tre quindici trecentodiciannove il mio numero di telefono
il tuo numero di collo l’anno millenovecentosettantatré sesto piano
il numero degli inquilini sessantacinque centesimi la misura dei fianchi due dita
sciarada e cifra in cui vola e canta usignolo mio oppure si prega di mantenere la calma,
e anche la terra e il cielo passeranno,
ma non il Pi greco,
oh no, niente da fare,
esso sta lì con il suo cinque ancora passabile,
un otto niente male, un sette non ultimo,
incitando, ah, incitando
l’indolente eternità a durare.

Foto di copertina by ThisisEngineering RAEng on Unsplash

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