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UN CLICK PER LA SCUOLA: in partenza la nuova edizione dell’iniziativa di amazon.it, che dona alle scuole d’Italia i materiali di cui hanno bisogno.

in Esperienze digitali/Protagonisti by

C’è tempo fino al 6 febbraio 2022 per iscrivere la propria scuola e accumulare credito virtuale da utilizzare su un catalogo di prodotti per le scuole: con UN CLICK PER LA SCUOLA Amazon.it prende a cuore le scuole d’Italia!

Cancelleria, arredo, articoli sportivi, attrezzature elettroniche o strumenti musicali: questo e molto altro potrà essere donato gratuitamente da Amazon.it a tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado del territorio nazionale, che si iscriveranno all’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA.

Obiettivo di tale iniziativa è appunto supportare le scuole che vi aderiranno, le quali riceveranno un credito virtuale da parte di Amazon utilizzabile su www.amazon.it per acquistare materiale scolastico, scegliendo da un ampio catalogo di oltre 1.000 prodotti!

Gli studenti e le famiglie scelgono la scuola che vogliono supportare, e Amazon le dona una percentuale dei loro acquisti sotto forma di credito virtuale!

Un’idea vincente, questa, che durante le 2 precedenti edizioni ha visto Amazon donare alle scuole italiane credito virtuale che ha permesso alle scuole di ricevere oggetti e accessori del valore totale di ben 5,9 milioni di euro! Il successo è stato così dirompente che l’iniziativa è stata replicata anche in Spagna, ottenendo anche lì un grande consenso.

Che tu sia insegnante, dirigente scolastico oppure studente: iscrivi o proponi di iscrivere la tua scuola all’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA: è possibile farlo fino al 6 febbraio 2022, e le scuole potranno utilizzare il credito virtuale ricevuto e richiedere i prodotti per tutta la durata dell’iniziativa e oltre, fino al 10 aprile 2022!

Amazon Digital Lab

Ma non finisce qui! Grazie a UN CLICK PER LA SCUOLA studenti e insegnanti delle classi coinvolte potranno anche accedere ad Amazon Digital Lab, un vero e proprio mondo di risorse digitali totalmente gratuite: idee, strumenti e metodologie per una didattica innovativa vicina alle esigenze della scuola!

Qui sarà possibile trovare una selezione di risorse digitali: video tutorial con indicazioni pratiche su come usare gli strumenti, coding toolkit per supportare gli studenti nella programmazione di videogiochi, quiz e visual art, audiolibri e podcast Audible.

E ancora guide di alfabetizzazione digitale, link e contenuti per arricchire la didattica nei vari ordini scolastici; ma la grande novità di questo anno sono i webinar riservati ai docenti sui temi più attuali legati alle potenzialità della didattica digitale per il mondo della scuola.

UN CLICK PER LA SCUOLA metterà infatti a disposizione di tutti i docenti di ogni ordine e grado un percorso formativo totalmente gratuito, dedicato all’utilizzo consapevole della tecnologia, per una didattica davvero innovativa!

5 i Webinar previsti, ognuno dedicato ad un tema specifico, spaziando dalle neuro-scienze fino al game learning, e in partenza dal prossimo mercoledì 27 ottobre!

ISCRIVITI QUI

Tutti i partecipanti riceveranno poi un attestato di partecipazione all’iniziativa formativa per le ore svolte, in ottemperanza al D.M.170/2016.

Un click per la scuola
Come può partecipare la scuola?
  • Iscrivendosi a UN CLICK PER LA SCUOLA tramite il sitowww.unclickperlascuola.it
  • Comunicando a tutte le classi l’iniziativa
  • Accedendo all’Area Scuole del sito www.unclickperlascuola.it per visualizzare il credito virtuale accumulato, e richiedendo i prodotti di cui la scuola ha bisogno nel catalogo virtuale disponibile sul sito.

Nel caso poi di scuola appartenente e amministrata da un Circolo Didattico, Istituto Comprensivo o Istituto Omnicomprensivo, sarà l’Istituto stesso a partecipare all’iniziativa.

Come possono partecipare gli studenti e le famiglie?
  • Visitando il sito dedicato all’iniziativa www.unclickperlascuola.it e accedendo con le proprie credenziali di Amazon.it.
  • Scegliendo la scuola da supportare sul sito www.unclickperlascuola.it.
  • Condividendo l’iniziativa e invitando altri studenti e amici a partecipare!

L’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA è soggetta a Termini e condizioni visualizzabili qui  https://www.unclickperlascuola.it/terms_and_conditions . Per saperne di più visita il sito www.unclickperlascuola.it e… corri a partecipare!

Percorsi Land Art: arte e natura in armonia!

in Arte in galleria by

In Trentino ci sono gallerie d’arte che hanno il profumo del legno e dei fiori, i cui visitatori sono anche gli animali: sono i percorsi di Land Art!

In Trentino sono davvero tanti i Land Art, ovvero, i parchi d’arte, luoghi magici in cui gli artisti da tutto il mondo realizzano importanti opere sfruttando gli elementi che la natura, generosa, offre loro.

Qui nello specifico parliamo del Percorso circolare di Land Art della località turistica Falzes, in Val Pusteria (Alto Adige). Lungo 2 km e con un dislivello di soli 50 m, è adatto anche ai più piccoli!

Percorrere questi km significa immergersi in un’esperienza davvero particolare, camminando tra le opere d’arte di 7 artisti locali: Edith Kohlgruber, Pepi Peskollderungg, Johann Passler, Helene Psenner, Rita Gutwenger e Ulrike Großgasteiger.

La sua particolarità

i 7 artisti di Falzes utilizzano esclusivamente materiali naturali autoctoni, proprio per evidenziare e mantenere la perfetta armonia tra arte e natura.

La conseguenza è che il Percorso Land Art è in continua trasformazione, perché le opere d’arte sono esposte alle intemperie, dunque si disgregano e cambiano nel tempo insieme alla natura!

Quali opere troviamo?

Appena iniziato il percorso si incontra lo stemma del Comune, realizzato con legno di betulla e corteccia.

Ma il primo essere misterioso che possiamo scorgere è luomo di muschio, una creatura gigantesca arrampicata su un albero: chissà, forse è un guardiano della foresta! E ancora:

  • il ragno
  • il cubo di rami
  • il labirinto di sassi circolari a spirale
  • i due troni scavati nel legno con volti umani scolpiti
  • la strega con le fascine
  • la barca con le fascine
  • i tronchi d’albero scolpiti a forma di fungo
  • la sedia/carrozza
  • il Cristo crocifisso
Il ragno del Percorso Land Art a Falzes!
Fonte foto: https://www.giornirubati.it/
Sensazioni provate

Mentre si cammina tra questi alberi, fiori e opere d’arte, la sensazione è duplice: da una parte sembra che il tempo si sia fermato, proprio come in una fiaba;  dall’altra, è invece possibile percepire gli effetti dello scorrere del tempo, che con i suoi agenti atmosferici è intervenuto a rendere ancora più autentiche e incastonate nel paesaggio le opere degli artisti, a tal punto da infilare nella nostra testa una domanda:

dove finisce la natura, e inizia l’arte?

Durata del percorso

E proprio a proposito di tempo: tecnicamente per percorrere il Percorso Land Art occorre circa un’ora, ma per chi – come noi – ama perdersi nella natura avvolto nei propri pensieri, una giornata intera potrebbe non bastare!

Come arrivare

Per raggiungere il Percorso Land Art in Val Pusteria, occorre percorrere l’Autostrada del Brennero A22, uscire a Bressanone, direzione Val Pusteria, e dopo ca. 20 km in località Chienes girare a sinistra. Seguire poi le indicazioni per Issengo e successivamente per Falzes.

Il nostro consiglio

Avevamo già affrontato qui la questione dell’ importanza dell’arte per i bambini, con un divertente gioco per far uscire le opere d’arte dai musei.

L’arte stimola l’apprendimento di altre materie, è essenziale per lo sviluppo della percezione, delle capacità motorie e per l’interazione sociale.

Portare i vostri figli o la vostra classe in gita nei percorsi Land Art, non solo stimolerà la loro creatività e fantasia, ma sarà utile anche per sottolineare una volta di più l’importanza del rispetto dell’ambiente, e del vivere in armonia con la natura!

Qui un’utile lettura sul tema!

Fonte foto di copertina: https://www.kronplatz.com/

CityCampus: insegnare coding, robotica ma anche arte, per preparare al Futuro

in Approcci educativi/Esperienze digitali by

Da settembre 2021 a Firenze apre CityCampus, palestra per la Mente ideata da Librì Progetti Educativi – per insegnare a bambini e ragazzi i principi di coding, tinkering e robotica. Ma anche gioco e arte.

I bambini, i ragazzi: un serbatoio infinito di energia ed entusiasmo riversato non solo nel gioco, ma anche nella scuola e nelle attività sportive: perché, si sa, ad allenare il corpo ne beneficia di conseguenza anche la mente.

Ma perché non affiancare alle palestre per il corpo, una vera e propria palestra per la mente?

Questa domanda è stata il punto di partenza per Librì Progetti Educativi, e la risposta è sfociata nello sviluppo di un suo progetto ambizioso quanto innovativo: CityCampus, appunto.

Steam-C

Per arrivare a capire appieno le potenzialità di CityCampus, è necessario prima avventurarci nel mondo delle Steam-C (acronimo inglese di Science, Technology, Engineering, Art, Mathematics), ovvero le materie scientifiche (matematica, tecnologia, ingegneria) mescolate agli strumenti digitali e alla creatività artistica.

Ebbene sì, il binomio forse non è immediato, ma in realtà scienza e arte possono far parte armoniosamente di una stessa attività, volta a lavorare in modo creativo, innovativo e sostenibile, favorendo così un progresso economico, umano e sociale.

I lavori di domani

Viviamo in un mondo velocissimo, in continuo cambiamento, e che lascia libera la mente di immaginare per il futuro (assai prossimo), lavori che al momento nemmeno esistono: secondo alcune ricerche, infatti, il 60% dei lavori più interessanti del prossimo decennio non sono stati ancora inventati!

Lavori immersi nelle nuove tecnologie (come il pilota di droni), nel digitale (lo psicoterapeuta del digitale), ma che rivelano anche un’attenzione verso l’ambiente (l’agricoltore verticale o l’esperto in cambiamenti climatici).

Va da sé che per affrontare questa grande trasformazione sono richieste conoscenze tecniche e grande fantasia: è dunque necessario essere ben preparati e formati a dovere.

Insegnare il futuro

Ed ecco quindi il perché di CityCampus: per insegnare il futuro che sta arrivando. Come? Attraverso il gioco – le cui funzioni psicopedagogiche sono ormai ampiamente dimostrate – e gli incontri, che si rivelano vere e proprie esperienze immersive.

Cosa è CityCampus

A metà strada tra il doposcuola e la ludoteca, luogo di studio e di relazione sempre aperto e immerso nel ritmo cittadino, CityCampus prevede lezioni in cui verranno insegnati il coding (alias il linguaggio di programmazione), il tinkering (dal mondo Maker, un laboratorio creativo in cui “pensare con le mani”) e la robotica.

Il tutto, ponendo sempre una grande attenzione verso l’aspetto delle relazioni sociali e interpersonali (e qui entra di diritto la dimensione del gioco).

Com’è strutturato CityCampus

Le lezioni, che partiranno dalla seconda metà di settembre 2021, si svolgeranno in un ambiente accogliente, sicuro e motivazionale, e saranno suddivise in due fasce d’età:

  • KIDS (6-10 anni)
  • JUNIOR (11-14 anni)

Non è richiesta alcuna competenza precedente, e l’impegno prevede 4 giorni a settimana, con orario 14-17 per i Junior e 17-19 per i Kids.

Inoltre, tutti i partecipanti avranno a disposizione tablet personali, computer e set di robotica.

Dove si terrà CityCampus?

Il battesimo del progetto avverrà a Firenze per poi estendersi in futuro ad altre città d’Italia.

Del resto, quale migliore città di Firenze – culla del Rinascimento –  per dare vita ad un progetto di rinascita, dopo l’impoverimento educativo e relazionale che due anni di Covid hanno lasciato ai bambini e ragazzi?

Per ulteriori informazioni sul progetto clicca qui, o scrivi a info@progettiedu.it, oppure chiama lo 055. 9073.999.

Le mafie e noi: dalla parte giusta. Parliamone in classe.

in Attività in classe/Protagonisti/Spunti di lettura by

Parlare di mafie a un pubblico di bambini o adolescenti non è facile: ma libri, cinema, musica e persino il teatro possono darci un grosso aiuto.

A proposito di mafie: il prossimo 9 maggio ricorre un importante anniversario. 43 anni fa, infatti, Giuseppe – Peppino – Impastato, veniva ucciso, appunto, dalla mafia.

Conduttore radiofonico e attivista, membro di Democrazia Proletaria e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, si è dovuto attendere fino al 2002 per vedere dichiarato colpevole il mandante dell’omicidio di Peppino: Gaetano Badalamenti, capomafia di Cinisi, dove Impastato viveva, a “100 passi” dalla casa di Badalamenti.

Per anni, infatti, è stato fatto di tutto per far passare il giovane come un folle che si era tolto la vita.

I cento passi

I cento passi è il nome del film girato da Marco Tullio Giordana, con un immenso Luigi Lo Cascio nei panni di Peppino; e Cento passi è anche la splendida canzone dei Modena City Ramblers, dedicata alla storia di Impastato.

Un film meraviglioso per conoscere la sua vita, il suo rapporto con la famiglia, il suo coraggio e il triste epilogo.

Ma anche la forza e la tenacia di parenti e amici, che al grido di:

Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo

hanno portato avanti la battaglia da lui iniziata, e fatto arrestare i reali colpevoli della sua morte.

Cosa Losca

Non solo il cinema ma anche il teatro ci viene in aiuto per affrontare il delicato tema delle mafie, con lo spettacolo Cosa Losca, produzione de Il Teatrino dei Fondi, testo di Marco Sacchetti e Silvia Nanni.

In maniera ironica e divertente, i due protagonisti in scena – Claudio Benvenuti e Marco Sacchetti, anche registi – cercano di spiegare nascita, organizzazione e modalità operative della criminalità, utilizzando linguaggi che spaziano dal classico teatro d’attore fino all’utilizzo di tecniche multimediali interattive (il Mafiasoft).

Cosa Losca è uno spettacolo rivolto a bambini/adolescenti (età consigliata 9/16 anni), in cui il gioco comico dei due attori (nonché registi) bilancia l’importanza e la drammatica serietà del tema trattato, e dove trova spazio anche il racconto della storia di Peppino Impastato.

Le mafie

Giuseppe Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Placido Rizzotto… L’elenco dei nomi delle vittime delle mafie è, purtroppo, lunghissimo. E con mafie intendiamo:

  • Cosa Nostra, la mafia siciliana con le sue ramificazioni estere, per esempio americane.
  • La Camorra: L’organizzazione mafiosa attiva in Campania.
  • La ’Ndrangheta: L’associazione criminale di tipo mafioso nata e radicata in Calabria, attiva anche al Centro-Nord e all’estero.
  • La Sacra corona unita: L’associazione criminale più giovane, che agisce in territorio pugliese con un sistema di clan simile a quello della ‘Ndrangheta.

Vittime illustri, persone comuni, sconosciuti di cui ci è ignoto anche il nome: tutti sono morti per difendere la legalità e la libertà. Il loro gesto non deve essere dimenticato, ma ricordato, raccontato, diffuso.

Libera Terra

Contrastare le mafie e difendere la legalità è lo scopo dell’associazione Libera Terra, che valorizza territori bellissimi ma difficili, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle mafie.

Da questi territori, un tempo nelle mani sbagliate, nascono oggi prodotti di alta qualità, attraverso l’impiego di metodi che rispettano l’ambiente e la dignità delle persone: cercali, tra gli scaffali del supermercato, o nelle botteghe del circuito Equo e Solidale.

Libera Terra crea così aziende cooperative autonome e autosufficienti, in grado di dare lavoro e proporre un sistema economico virtuoso, basato sulla legalità e la giustizia sociale.

Dalla parte giusta: la legalità, le mafie e noi

Dalla parte giusta: la legalità, le mafie e noi è un libro di Roberto Luciani e Davide Calì, pensato per bambini dagli 8 anni in su, che racconta di regole e leggi.

Ma non solo: ci fa anche capire che per tenere lontane ingiustizie e prepotenze, è necessario scegliere da che parte stare.

Con una prefazione di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che afferma che:

C’è una “malattia” molto pericolosa nella nostra società che si chiama sfiducia. È la malattia di chi pensa che mai nulla cambierà, di chi incolpa sempre gli altri perché le cose vanno male. Avete davanti una grande possibilità: dimostrare che da questa malattia è possibile guarire, darvi da fare perché le cose cambino.

Il libro ci insegna che la libertà si costruisce iniziando dai piccoli gesti, dall’aiuto che possiamo dare agli altri, e dalla scelta di credere nel futuro.

Per scaricare e leggere in classe il libro, clicca qui.

Per avere altri consigli di lettura sul tema, clicca qui.

Buon lavoro e… w la legalità!

ARTE, un canale gratuito da scoprire

in Pensare con gli occhi by
Uno dei migliori canali gratuiti per bambini e ragazzi, ARTE ci propone documentari, fiction, informazione e spettacoli dal vivo, tutti disponibili con sottotitoli in italiano

In questo periodo difficile, nel quale anche cinema e teatri sono chiusi e l’unica possibilità per vedere storie e racconti per immagini in movimento è quella di ricorrere a schermi televisivi o supporti digitali, a volte con necessità di abbonamenti e pagamenti vari, c’è un canale gratuito, raggiungibile con un semplice clic, che va ricordato, sostenuto e utilizzato da genitori e insegnanti.

Sto parlando di ARTE, sigla che sta per Association Relative à la Télévision Européenne, un progetto nato nel 1992 e sovvenzionato con il canone delle reti televisive pubbliche tedesche e francesi, con una programmazione che si compone per il 55% di documentari, per il 25% di fiction, per il 15% di programmi di informazione e per il 5% di musica e spettacoli dal vivo.

Tutto questo prezioso materiale è disponibile su www.arte.tv e tutte le produzioni che vengono proposte hanno i sottotitoli in italiano e possono essere quindi utilizzate sia a scopo didattico che per intrattenimento (ma le due dimensioni non sono in contraddizione fra loro) per bambini e ragazzi a partire dal secondo ciclo della scuola primaria.

Grazie all’offerta produttiva e tematica di ARTE è possibile spaziare dalla storia alla filosofia, dalle scienze alla storia dell’arte, con materiali che vanno dai quattro minuti al lungometraggio o alla ripresa di opere e spettacoli musicali fino a tre ore di durata. Ne ricordo qui solo alcuni, che danno una parziale idea di quante cose si possano trovare e della qualità davvero di altissimo livello con la quale vengono prodotte.

Potremmo vedere, ad esempio, un interessantissimo documentario (durata: 53 minuti) del regista francese Raphael Hitier, dal titolo Crescere davanti a uno schermo, che indaga implicazioni ed effetti della esposizione a smartphone, tablet e supporti di varia natura di bambini e bambine, a volte anche in tenerissima età.

Oppure vedere (e ascoltare) i concerti “casalinghi” che il violinista Daniel Hope (un cognome ben augurante, visto che in italiano significa “speranza”) ha organizzato durante il primo lockdown generale, permettendo a musicisti e spettatori di eseguire ed ascoltare alcuni capolavori della musica classica.

O, ancora, e non è affatto una proposta funerea come potrebbe apparire, un’escursione nel Cimitero del Pére Lachaise a Parigi, grazie a un documentario di 44 minuti diretto da Christophe d’Yvoir e Augustin Viatte, che ci portano in un viaggio al contempo geografico, botanico e storico, dato che in quel luogo sono innumerevoli le ultime dimore di personaggi illustri, da Gioachino Rossini a Georges Méliès, da Jim Morrison a Oscar Wilde.

Ma tutto il palinsesto, rinnovato di settimana in settimana, di ARTE merita di essere seguito, visto e utilizzato. È uno dei migliori esempi di servizio pubblico che l’Europa ci offe.

Maturità 2020, parlano i professori! (ultima parte)

in Approcci educativi by
Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza coronavirus? Oggi ne parliamo con la professoressa Francesca Maggi.

Dopo questo lungo periodo di didattica a distanza sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020.

Quali sono le novità? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova, e che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto), e soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis. Abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni d’Italia.

Dopo le precedenti interviste , oggi è con noi la professoressa Francesca Maggi, che insegna italiano e latino presso il Liceo Classico “Carducci Ricasoli” di Grosseto.

Benvenuta. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Sono molto felice di partecipare a questa iniziativa, che può essere uno stimolo alla riflessione e alla condivisione per chi, studenti e insegnanti, da marzo (anzi, alcuni già da febbraio) si è trovato da un giorno all’altro a reinventarsi da casa la propria attività.

La frequenza dei cambiamenti a cui è stato sottoposto l’Esame di Stato ci aveva già preparato emotivamente a eventuali aggiustamenti in itinere, ma nessuno si sarebbe aspettato una situazione tanto complessa.

Noi in Toscana ci troviamo a casa dal 6 marzo e all’inizio non potevamo sapere che la situazione si sarebbe protratta così tanto nel tempo da far addirittura saltare l’Esame di Stato. Almeno così come è sempre stato nella prassi consolidata (prove scritte e prova orale).

Con la mia classe quinta ci siamo impegnati nella prosecuzione del programma, nella consapevolezza che questa sarebbe stata una certezza. Cercando di non concentrarci sull’incognita di quei mutamenti che non avevamo preventivato e che, giorno dopo giorno, abbiamo capito che sarebbero stati necessari.

Ovviamente la fase iniziale è stata più difficile, perché sia gli studenti che gli insegnanti hanno dovuto prendere dimestichezza con la piattaforma digitale per la DaD. Gli studenti e i docenti del nostro Paese sono stati e continuano ad essere degli eroi, dei pionieri, perché nessuno era stato preparato ad uno scenario di questo genere.

Per fortuna la mia scuola in pochi giorni ha messo tutti in condizione di lavorare e già dalla metà di marzo abbiamo attivato le lezioni. Anche se con qualche difficoltà dei singoli, legata alla connessione e/o all’uso dei programmi.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Già, le prove scritte. A settembre avevamo cominciato a lavorare nell’ottica di preparare gli studenti alle novità degli scritti introdotte dal Nuovo Esame di Stato e questa preoccupazione comunque ci bastava: pur avendo iniziato dallo scorso anno, in quarta, a lavorare in quella direzione, sia per Italiano che per la seconda prova (che per noi quest’anno prevedeva Latino con Greco), contavamo di approfondire la questione, per affinare le nuove competenze richieste.

Non sto a ricordare quanto fosse complesso coniugare la necessità di dare lo spazio necessario allo scritto con quella – atavica – di portare il più avanti possibile nel Novecento il programma di letteratura. Perciò è naturale che la notizia dell’abolizione delle prove scritte ci abbia colto alla sprovvista, ma con il passare del tempo questa probabilità cominciava a farsi strada: durante le videolezioni avevamo iniziato anche a immaginarci che qualcosa di simile potesse verificarsi.

Certo, però, vederlo scritto nero su bianco nella Circolare Ministeriale ci ha comunque creato un’ansia iniziale, perché ha tolto delle certezze, a tutti: a noi docenti, ma anche ai ragazzi, convinti che l’Esame di Stato scritto/orale sarebbe esistito per sempre, come il campionato di calcio e le spiagge affollate.

Come pensa di sostenere gli studenti nella prova che devono sostenere, dopo un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti fino all’arrivo dell’emergenza?

La prova orale dovrebbe essere suddivisa in cinque parti, come da poco si sta delineando, e una di queste sarà l’analisi di un testo letterario conosciuto. Immagino che la prova avrà bisogno di ulteriori precisazioni (e spero che giungano presto, visto che manca ormai poco più di un mese al 17 giugno, data stabilita per l’inizio delle operazioni).

Devo ammettere che da sempre mi sono concentrata moltissimo sulla preparazione dello scritto, come penso tutti i miei colleghi, tanto che i miei studenti si sono sentiti ripetere milioni di volte: «Cercate di lavorare bene per gli scritti, che sono la parte più importante».

Quindi ho lavorato sempre molto sull’analisi del testo letterario, come pratica quotidiana in classe, visto che è ciò che si richiede normalmente durante l’interrogazione. Anche le nuove tipologie testuali presentate lo scorso anno hanno chiesto per lo più agli studenti di partire da un’analisi del testo, che fosse letterario o meno.

Tutto questo per dire che in fondo la prova orale di quest’anno richiederà di analizzare un testo scelto dalla commissione sulla base del programma. Quindi, tutto sommato, penso che i miei studenti, se proseguiranno con l’impegno che stanno dimostrando, non saranno preoccupati più di tanto dal quesito di Italiano.

Credo che, più degli altri anni, cercherò di insistere sulle competenze analitiche, oltre che sulle conoscenze, senza troppe ansie relative al programma.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

Ben 60 punti su 100 potranno arrivare dal curriculum del triennio, mentre 40 punti saranno riservati alla prova d’Esame: io credo che questa sia, alla fine, una buona notizia, una forma di garanzia del lavoro che i ragazzi hanno svolto.

In tanta incertezza, almeno questo concorre a rassicurarli, a far sentire loro che la parte fondamentale del lavoro richiesto l’hanno già portata a termine. Da quello che posso percepire “a distanza”, quando al mattino ci colleghiamo, e da quello che leggo negli esercizi di analisi che mi inviano, l’impegno, anche da parte dei più fragili, sta crescendo: questo non può che significare la presa di coscienza da parte loro di aver imboccato la strada giusta.

Talvolta mi soffermo con qualche domanda mirata, per capire a che punto si trovano le loro certezze. E, tutto considerato, credo che stiano reagendo nel modo giusto. Indubbiamente anche la Commissione tutta interna contribuisce non poco a far affrontare loro la circostanza con più tranquillità.

Maturità 2020, parlano i professori! (2° parte)

in Approcci educativi by
Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza coronavirus? Oggi ne parliamo con il professor Marco Briziarelli.

Dopo questo lungo periodo di didattica a distanza, che ha cambiato il modo di fare scuola di ogni ordine e grado, sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020.

Quali sono le novità di questa maturità 2020? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova. E che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto). E soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis, abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni diverse d’Italia. Dopo la prima intervista a una professoressa di Padova, oggi è con noi il professor Marco Briziarelli, che insegna italiano e latino presso il Liceo Scientifico “Jacopone da Todi” di Todi, Perugia.

Benvenuto. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Premesso che ho sempre cercato di comunicare nelle mie classi l’idea che a contare davvero è la qualità del percorso scolastico svolto, la crescita culturale e umana, i miei studenti vivono con comprensibile apprensione la maturità, in quanto esperienza per loro nuova e conclusiva di un ciclo di studi e di vita decisivo nella propria formazione. A ciò si aggiunge il fatto che quest’anno, con la sospensione dell’attività didattica e l’attivazione della didattica a distanza, è stato annunciato che le modalità della nuova maturità sarebbero mutate.

Ma come? E, soprattutto, quando le avremmo conosciuto nel dettaglio? Per quanto mi riguarda ho vissuto con relativa tranquillità e pazienza questa fase di attesa e incertezza, nella convinzione che non sarebbe stato semplice riconfigurare nel dettaglio l’Esame di Stato.

Nello stesso tempo, ho dialogato con gli studenti per rassicurarli, rafforzare la loro autostima e sollecitarli a convivere non drammaticamente con le incognite del caso, in presenza anche di incognite assai più rilevanti imposte alla nostra esistenza dal propagarsi o dal persistere di una pandemia dalla portata storica. Credo di essere riuscito, almeno in parte, in questa operazione distensiva anche se numerose sono state le domande degli studenti, le ipotesi, le richieste di chiarimenti che mi hanno rivolto nel corso dei giorni.

Hanno manifestato segni di disorientamento, perplessità, ansia, mantenendo sempre un atteggiamento costruttivo e cercando in molti casi di prefigurare scenari in modo da poter indirizzare il loro lavoro coerentemente con una prova che sarebbe stata verosimilmente più orientata a sondare la produzione orale che quella scritta.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Gli studenti hanno accolto in modo diversificato questo cambiamento. C’è stato chi, più fragile nella produzione scritta, si è sentito maggiormente garantito da un esame che le escludeva.

C’è stato poi chi, abituato a confrontarsi con entusiasmo e successo con le prove scritte, ha vissuto questa scelta come una sottrazione. Il venir meno di una occasione per dimostrare le proprie capacità.

Capisco comunque il senso di sollievo di molti studenti in quanto, oggettivamente, le prove scritte della maturità presentano una complessità che, troppo spesso, non tiene conto di quanto tempo in più noi docenti avremmo bisogno per preparare in modo più sicuro e solido i nostri alunni a queste prove.

Come pensa di sostenere gli studenti nella nuova prova, dopo un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti?

C’è un lavoro di sostegno psicologico che occorre fare sempre e comunque in vista di una prova d’esame, ma occorre anche convincere i ragazzi che l’esame non è il cuore della scuola.

D’altra parte, vista la nuova configurazione della prova di maturità, il grande sforzo che cerco quotidianamente di compiere, e che caratterizza comunque da sempre la mia didattica, è quello di stimolare gli studenti a parlare, a interagire, a confrontarsi continuamente in modo reciproco e con l’insegnante. Se questo però risulta efficace a scuola, non sta accadendo lo stesso con le videolezioni. Per problemi di connessione, di dispostivi o di “allentamento” della socialità, gli studenti tendono a essere più “spenti” e meno pronti a confrontarsi verbalmente. Ho notato questa tendenza anche in alunni che in presenza risultavano particolarmente brillanti nell’interazione orale.

Vivo questa difficoltà con molta pena. Ritengo che la vivacità e l’intelligenza dell’interazione orale siano tra le più grandi gioie e soddisfazioni che la scuola possa offrire a insegnanti e studenti. D’altra parte questo affievolimento della parola è forse conseguenza diretta dell’isolamento e del distanziamento prodotto dal Coronavirus. Intendo tuttavia continuare a stimolare i miei studenti, a organizzare verbalmente i loro pensieri, a parlare e a interagire. Penso anche che alcune indicazioni arrivate dal Ministero possano essere d’aiuto.

Un consiglio che ho più volte dato ai miei alunni è stato quello di dedicare del tempo a informarsi in modo approfondito sulla pandemia e a riflettere sulle sue implicazioni storiche, sociali, psicologiche. Operando connessioni con quanto hanno studiato e con i grandi temi di Cittadinanza e Costituzione con i quali dovranno confrontarsi all’esame.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

Gli studenti hanno molto apprezzato questa scelta. A loro giudizio, una valutazione che tenga maggiormente conto di un impegno pluriennale restituisce meglio la qualità e il profilo di ciascuno di loro. Un peso troppo rilevante dato alla prova di esame, in presenza di eventuali “cedimenti” o difficoltà psicologiche connesse alla situazione. Rischierebbe infatti di portare a una sottovalutazione degli studenti stessi.

A mio avviso, il problema può anche essere inverso, cioè quello che studenti che non hanno brillato per impegno nel corso degli anni siano troppo favoriti da un esame che, per forza di cose circoscritto, sonda solo parzialmente le loro competenze e, magari, premia alunni che hanno mostrato di conoscere gli argomenti oggetto di prova ma che non conoscono la maggior parte di quelli affrontati nel corso degli anni.

Alcuni studenti hanno anche apertamente manifestato l’auspicio che, d’ora in avanti, per le maturità degli anni successivi, venga confermata la scelta di dare maggior peso al percorso triennale piuttosto che all’esame di maturità.

Grazie e… buona maturità!

Crediti foto copertina: dcJohn

Come cambia – e come cambierà – la didattica (2° parte)

in Approcci educativi by
Continua la tavola rotonda on-line per capire com’è cambiata e come cambierà la didattica.

Dopo il precedente articolo, per fare il punto sull’emergenza che sta vivendo la scuola italiana a causa del Covid-19, continuiamo a parlare di didattica a distanza. Lo facciamo con tre docenti della scuola secondaria di II grado provenienti da diverse regioni: il professor Francesco Bardelli, dell’Istituto Superiore “San Pellegrino” di San Pellegrino (BG); la professoressa Alessandra Giunta del Liceo Artistico del Polo Bianciardi di Grosseto; la professoressa Maria Cristina Scala del Liceo scientifico “A. Labriola” di Napoli.

Ben ritrovati! Subito per voi una domanda che interessa molti studenti della secondaria di II grado. Giugno è da sempre tempo di esami. Il Ministro Azzolina ha da poco confermato che l’esame di maturità avrà inizio il 17 giugno. Si svolgerà in classe, con un’unica prova d’esame, l’orale, che rispetto al solito varrà al massimo fino a 40 punti. Come pensate che gli studenti affronteranno l’esame di maturità?

Francesco Bardelli: Sì, il Ministro Azzolina ha appena scelto le modalità di svolgimento dell’esame, che sarà caratterizzato da un’unica prova orale in presenza. È interessante notare che i risultati degli ultimi tre anni varranno fino a 60 punti e che sarà lo studente a scegliere di che cosa parlare.

Alessandra Giunta: Sono favorevole alla scelta del Ministro, con un unico esame orale davanti a una commissione formata da sei commissari interni e un presidente esterno. Naturalmente dovranno essere garantite le norme sul distanziamento sociale e sull’utilizzo dei dispositivi di sicurezza che dovranno essere scrupolosamente osservate da docenti e discenti. Di sicuro l’esame in presenza è la soluzione migliore al fine di conseguire un’adeguata e corretta valutazione degli studenti . Per via telematica si sarebbe rivelata difficoltosa e poco attendibile. 

Maria Cristina Scala: Gli studenti affronteranno l’unica prova dell’esame di maturità con serietà, perché consapevoli degli sforzi fatti dall’amministrazione e soprattutto dai loro insegnanti per mantenere il contatto con loro e proseguire lo svolgimento delle programmazioni didattiche.

Pur in attesa di conoscere le modalità di riapertura delle scuole a settembre, proviamo a tirare una prima valutazione: come ne esce, secondo voi, il valore dell’insegnamento ex cathedra da questa esperienza?

Francesco Bardelli: Per quanto mi riguarda, l’insegnamento ex cathedra non è paragonabile con l’insegnamento a distanza. Quello dal vivo è cento volte più efficace e funzionale, mentre quello a distanza può andar bene solo in casi di emergenza.

Alessandra Giunta: La didattica in presenza rimane comunque la forma migliore per stabilire un proficuo rapporto di comunicazione con gli studenti. Non considero il mio un insegnamento ex cathedra (né ritengo che debba avere in generale questa connotazione). Perché rifiuto un impianto scolastico verticale basato su un flusso monodirezionale di nozioni ricevute dall’alto. Penso che la didattica tradizionale non possa mai essere sostituita perché solo in questo caso può essere garantita appieno la triplice funzione comunicativa, propositiva ed educativa del docente. Inoltre concordo con chi sostiene che un utilizzo assiduo dei mezzi di comunicazione telematica possa risultare nocivo alla salute oltre che alienante.

Maria Cristina Scala: L’insegnamento ex cathedra si era già dimostrato fallimentare. È con la circolazione delle conoscenze e delle emozioni che si sviluppano la ricerca conoscitiva e lo sviluppo delle competenze.

Grazie per aver partecipato a questo dibattito on-line. Con la speranza che gli insegnanti e i loro studenti possano tornare quanto prima nelle aule di una scuola.

Liberiamo le opere d’arte!

in Arte in galleria/Attività in classe by
Insieme a Marianna Balducci, partiamo alla scoperta di un gioco educativo divertente e stimolante per liberare le più importanti opere d’arte dei musei di tutto il mondo.

Ecco un gioco educativo divertente e stimolante per liberare le più importanti opere d’arte dei musei di tutto il mondo!

Sono sempre stata convinta del fatto che la fantasia sia un potente meccanismo sovversivo (e l’ho raccontato anche in un altro articolo) e che le rivoluzioni sono fatte per scombinare, ricomporre e restituirci una nuova prospettiva sulle cose.

Le rivoluzioni che si scatenano in terre di Fantastica (per chiamarla come l’avrebbe chiamata Rodari) ci danno il coraggio di essere anche un po’ insolenti perché, per giocare come si deve e inventare cose nuove, dobbiamo sfrondare un po’ di “politicamente corretto” e osare.

C’è un’altra importantissima cosa di cui sono convinta: le rivoluzioni, anche quelle piccole e buffe che vi propongo di solito qui mixando disegni e fotografie, vanno fatte con criterio e con amore perché solo se conosciamo e vogliamo bene a qualcosa possiamo metterci le mani dentro e ribaltarla continuando a rispettarla.

Ed è con queste premesse che ci prenderemo il permesso di liberare le più importanti opere d’arte dei musei di tutto il mondo!

Ci hanno spesso educato a concepire l’arte come qualcosa di distante e altisonante, circondata da cornici preziose, congelata sulle pareti dei musei e protetta da allarmi e cordoni. Ma l’arte dovrebbe essere qualcosa di quotidiano, tanto quanto lo sono i giochi con cui ci intratteniamo a casa e, perché no, ogni tanto potrebbe funzionare proprio come quei giochi. Ma come?

Il la ce lo danno i grandi musei che in tempi recenti stanno sempre più creando ricchissimi archivi digitali con risorse libere per essere riutilizzate.

Sono le riproduzioni di alcune delle opere d’arte che custodiscono, catalogate per tipologia, autore, epoca… e fruibili attraverso sezioni apposite dei siti istituzionali.

Insomma, un vero e proprio museo virtuale da navigare in libertà e scegliendo il percorso che ci pare! Noi sceglieremo quelli che ci portano verso nuove storie da inventare e io ve ne suggerisco un paio.

Il primo: una storia dai contorni inaspettati!

Partiamo, per esempio, scegliendo l’archivio del MET (la sezione di contenuti liberi per il riutilizzo), dove ho trovato i due personaggi che compongono la mia nuova “opera d’arte”. Li ho stampati, ritagliati e usati come elementi protagonisti di un collage che, nelle sue parti mancanti, ho completato con il disegno.

Il disegno traccia i contorni interrotti delle parti di dipinto che ho scelto e arreda il resto della scena in base al tipo di storia che ho deciso di inventare.

In questo caso, la signora non sembra molto contenta del suonatore… sta facendo tanto di quel chiasso con il suo chitarrino elettrico che forse staccare la spina le consentirà di trascorrere il resto del pomeriggio in pace!

I due dipinti si sono trasformati in due attori: posizionati sulla scena nel modo più opportuno, ho dato loro una nuova funzione narrativa.

Potete scegliere di combinare due o più personaggi oppure un personaggio e un oggetto. Potete stamparne tanti e pescare a caso per rendere ancora più difficile la sfida. 

Se siete insegnanti, potete creare voi i mix di elementi e distribuirli (anche via mail) alla vostra classe per vedere quali storie inventeranno: teste mozzate, vasi con misteriosi fantasmi, corpi bislacchi, storie d’amore o di avventura…

Non ci sono limiti, basta che il disegno si accompagni a una breve storia perché ogni opera d’arte che si rispetti, nei libri come nei musei, ha una sua didascalia.


Per chi ha più manualità e non ha paura di invadere i confini, invece, c’è la seconda via, quella delle pittoresche interferenze! Stavolta, invece di fare un collage, prenderemo una sola opera tutta intera (a me piace sempre partire dai ritratti) e ci disegneremo sopra.

Potete usare dei pennarelli acrilici (ce ne sono anche a punta fine) che scrivono facilmente anche sulla carta più leggera senza bagnarla troppo.

Questa volta forse dovremo disegnare meno, ma sarà fondamentale scegliere dove e cosa perché quei pochi elementi potranno cambiare completamente la vita del personaggio e il suo destino!

Prima di disegnare, guardate bene quali sono gli spazi vuoti del dipinto che avete scelto: dietro ai vetri di una finestra, alle spalle del soggetto o tra le sue mani.

Il disegno sarà un’interferenza nell’opera d’arte originale, ma dovrà essere credibile e, ancora una volta, suggerirci una nuova storia.

Come dite? Quei ritratti hanno qualcosa di strano? Beh, forse… e confesso che ogni tanto mi diverto anche a inserire me stessa o i miei amici in questo gioco. Qui, per esempio, ci sono alcuni scrittori di libri per ragazzi e poi ci sono io. Mi riconoscete?

Per vedere quanti altri archivi online esistono, provate a navigare gli articoli della rubrica “Tesori d’archivio” di FrizziFrizzi.

Ci troverete segnalati tanti repertori interessanti!

Lezioni di scienze a distanza, seconda parte

in Approcci educativi/Attività in classe by

Impariamo a osservare: due lezioni di scienze raccontate da Erica Angelini, ai tempi della didattica a distanza.

Dopo il precedente articolo torniamo a parlare di una didattica a distanza capace non solo di essere un mero passaggio di sapere, tra insegnante e alunni, ma di creare curiosità e rendere autonomi gli alunni nello studio. Un modo per accompagnare i bambini e i ragazzi verso la “scoperta”.

Come avvenuto per la precedente attività, Osservare e disegnare, anche questo nuovo laboratorio può essere proposto dagli insegnanti, realizzato in autonomia dai bambini, infine condiviso con tutti; ma anche realizzato dai più piccoli insieme ai genitori.

Lo spunto di partenza, anche in questo caso, è stata la video lettura de I Bestiolini, di Gek Tessaro, realizzata dai lettori volontari del Ròdari club. Si comincia dunque dall’osservazione che, come ripeto sempre nei miei laboratori, è il primo passo per imparare a disegnare.

Tanti insetti, tante forme

Questa attività ci aiuta e studiare gli insetti attraverso le loro forme. Per realizzarlo, ho preparato un file con delle carte da stampare (ed eventualmente, se possibile, da plastificare) che si può scaricare cliccando qui o stampando l’immagine sotto.

Ho chiesto poi alle bambine, M di 8 anni e B di 5, di aiutarmi a raccogliere nel giardino vari tipi di materiali naturali come: bastoncini, semi, sassolini, pagliuzze, foglie… e abbiamo sistemato i materiali in modo ordinato.

A questo punto ho chiesto di scegliere una carta e di ricostruire l’insetto usando i materiali raccolti.

Ed ecco il risultato:

Sia questa attività sia quella proposta nel precedente articolo, sono adatte a diverse età, cambia solo il modo di approcciarsi:

– Se proposte ai bambini della scuola dell’infanzia, sarà un gioco che attraverso osservazione, disegno e lavoro sulle forme li aiuterà a prendere coscienza di come sono fatti gli insetti.

Se proposte ai bambini della scuola primaria, possono essere di supporto alla lezione di Scienze, coinvolgendo però anche Arte e immagine e Italiano, se si aggiunge una descrizione scritta dell’insetto.
Le stesse attività possono essere proposte anche nella scuola secondaria di primo grado richiedendo naturalmente un impegno diverso nelle consegne. Come sempre… buon lavoro a tutti!

La scuola (primaria) ai tempi del Coronavirus 3° parte

in Approcci educativi/Redazione Aperta by
Tre maestre, tre scuole diverse, per scoprire come le classi stanno vivendo la didattica a distanza in queste settimane di emergenza per il Coronavirus.

Si conclude la tavola rotonda che abbiamo realizzato con la maestra Carla Caiafa (dell’Istituto Comprensivo Le Cure), la maestra Francesca Liberati (delle Scuole Pie Fiorentine) e la maestra Elena Bini (dell’Istituto Comprensivo Pieraccini). Un’intervista a tre voci in cui ci hanno raccontato la loro esperienza di insegnanti “a distanza” ai tempi del Coronavirus.

Abbiamo già parlato di didattica a distanza e strumenti digitali. Adesso però, facciamo finta che non ci possa ascoltare nessuno… Come pensate che i vostri alunni debbano trascorrere queste giornate durante l’emergenza Coronavirus?

Maestra Carla: Credo che i bambini debbano impegnarsi quotidianamente a fare qualcosa di utile e produttivo, per mantenere il cervello attivo. Quindi, eseguire le consegne delle maestre, ascoltare i genitori e non arrabbiarsi, perché in casa bisogna mantenere un clima sereno e pacifico, per convivere al meglio. Non dimentichiamolo: il nemico è fuori!

Maestra Francesca: Una volta tanto i bambini dovrebbero vivere senza che il loro tempo sia troppo strutturato. Lasciamoli annoiare anche un po’ e vivere questo momento con la famiglia. Compiti? Pochi! Non credo molto nella didattica a distanza per i bambini della primaria. Ci sarebbero moltissime cose da dire su questo argomento.

Maestra Elena: La noia è uno strumento incredibile per far nascere nei più piccoli la creatività, affina il loro ingegno. Inoltre è molto importante per loro rimanere aggiornati, ascoltare tv e leggere qualche articolo semplice. Ma in qualunque momento dovranno sempre sentire il “calore” e la comprensione emotiva dei loro insegnanti, peculiarità che da sempre caratterizzano la nostra professione, perché solo così potranno far fronte alle difficoltà di questo terribile momento.

Per concludere, un’ultima domanda. Quando l’emergenza finirà – ma non le paure e gli interrogativi – come parlerete ai vostri alunni di quello che è successo?

Maestra Carla: Li farò semplicemente parlare, cercando di rispondere a ogni domanda con serenità ed esattezza. I bambini sono bravi a metabolizzare, basta che ne abbiano la possibilità, guidandoli senza condizionarli. Ai miei alunni di prima chiederò di scrivere un pensiero al giorno su un album, una sorta di diario, e poi di disegnare ciò che verrà fuori da un dibattito guidato. Vorrei che questo gesto quotidiano desse loro, gradualmente, modo di esternare le paure. Spiegherò l’accaduto con l’ausilio di video didattici, con letture sulla paura e il coraggio. Poi racconterò delle mie paure e dei miei interrogativi, chiedendo il loro aiuto. Insomma, ci aiuteremo a vicenda! Solo così ci riapproprieremo della nostra vita scolastica. Tutto finirà presto e io sono pronta, con tante idee e voglia di ricominciare.

Maestra Francesca: Ne parleremo in classe. I bambini racconteranno come hanno vissuto questi giorni. Sicuramente la conversazione seguirà le loro necessità. Sarà importantissimo rispondere alle loro domande e parlare di questo argomento ricordandosi però che sono bambini e che fortunatamente la loro visione della situazione non è – e non è stata – quella di noi adulti.

Maestra Elena: Quando tutto sarà finalmente passato, credo che i bambini saranno più maturi e vaccinati, così come i loro genitori, che forse avranno avuto l’occasione di conoscere qualche aspetto in più dei loro figli. A volte i tanti impegni ci stordiscono e non ci permettono di prendere veramente coscienza della nostra vita. Parleremo insieme di questi difficili giorni e sarà un vissuto vero che, credo, cementificherà meglio gli apprendimenti e le vicende future.

Ringraziamo le maestre Carla, Francesca ed Elena per la disponibilità e la sincerità, ma soprattutto per il grande impegno con cui affrontano giorno dopo giorno il loro lavoro. Anche a distanza!

La scuola (primaria) ai tempi del COVID-19 – 2° parte

in Approcci educativi/Esperienze digitali/Tavola Rotonda by
Tre maestre, tre scuole diverse, per scoprire come le classi stanno vivendo la didattica a distanza in queste settimane di emergenza COVID-19.

Dopo il precedente articolo, torniamo a parlare con la maestra Carla Caiafa (dell’Istituto Comprensivo Le Cure), la maestra Francesca Liberati (delle Scuole Pie Fiorentine) e la maestra Elena Bini (dell’Istituto Comprensivo Pieraccini). Insieme ci raccontano, in questa intervista a 3 voci, la loro esperienza di insegnanti “a distanza” in queste settimane di emergenza da COVID-19.

Subito una domanda difficile. Vi preoccupa di più la sospensione temporanea della didattica o il fatto che, in questa situazione, possano perdersi un po’ quelle consuetudini e quei legami che giorno dopo giorno avete fatto crescere nelle vostre classi?

Maestra Carla: Sono preoccupata un po’ per tutti e due gli aspetti. La sospensione sarà piuttosto lunga e non è possibile in questa situazione seguire un ritmo “normale”. Questo può essere destabilizzante per i bambini. Inevitabilmente si perde anche la quotidianità.

Mi riferisco a quelle conquiste fatte giorno dopo giorno, con grande fatica e impegno, da parte di alunni e maestre. Penso soprattutto al lento lavoro d’inserimento che ho svolto all’inizio dell’anno nella mia classe prima!

Maestra Francesca: Sarò sincera, non sono molto preoccupata per la didattica. I bambini hanno ottime risorse e sicuramente recupereremo il tempo, che non considero perso, ma diverso. Credo invece che questo possa essere un periodo molto prezioso per le famiglie: è possibile stare insieme con ritmi ridotti, organizzare giochi, leggere.

Credo anche che i legami che abbiamo costruito in questi anni non si perderanno per uno o due mesi trascorsi a casa. Questo momento difficilissimo per tutti noi, se lo vogliamo, può trasformarsi anche in qualcosa di positivo per i bambini e le famiglie. Noi maestri faremo poi il punto della situazione quando torneremo a scuola.

Maestra Elena: Credo che, seppur terribile, questo momento sarà stimolante per riscoprire la noia tanto vituperata quanto importante per stimolare la creatività. Non sono preoccupata dal fatto che i programmi scolastici possano rimanere un po’ “indietro”, credo che i bambini sapranno riconvertire questo disagio in una capacità di resilienza culturale personale e alternativa.

Inoltre, anche se perderemo qualcosa sotto l’aspetto della didattica, sicuramente i bambini impareranno la paura, la solidarietà, l’affetto, la forza e il sacrificio, tutti aspetti importanti che contribuiranno alla loro crescita e alla loro maturità.

Proviamo ad aiutare gli altri insegnanti e i genitori che ci stanno leggendo: quali consigli vi sentite di dare per trascorre il tempo?

Maestra Carla: Agli insegnanti dico di non scoraggiarsi, perché dobbiamo rimanere un punto di riferimento per i bambini e le famiglie. Rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci alla prova con le nuove tecnologie, senza timori.

Calibriamo i compiti, senza sovraccaricare i genitori! Usiamo le piattaforme on-line per assegnare laboratori d’arte, suggeriamo libri e video-letture. Ai genitori, invece, dico di usare questi momenti per stare con i figli.

Aiutiamoli nei compiti e giochiamo con loro, facciamo puzzle, giochi da tavolo, costruzioni, ascoltiamo musica, balliamo, guardiamo foto e video di quando erano piccoli.

Il suggerimento più importante, però, è mettersi sul divano con loro e leggere una favola al giorno; e leggiamo anche noi, per dare il buon esempio! Consiglio anche di limitare tv e videogiochi, piuttosto fatevi aiutare in cucina, a fare biscotti, impastare la pizza, e date loro piccole mansioni come rifarsi il letto.

Maestra Francesca: Penso sia importante dare spazio alla costruzione di giochi manuali, lavori creativi, inventare giochi o fare giochi di ruolo con fratelli e genitori.

Molto importante è anche, secondo me, non imporre mai un libro ai bambini ma farglielo scegliere, cercando solo di indirizzarli in base ai loro gusti. Possono anche vedere dei video molto interessanti, come fiabe sonore, ma non solo!

Proprio qualche giorno fa ho chiesto ai miei bambini di guardarsi su YouTube Pierino e il lupo, con Abbado e Benigni, e di illustrare le scene descritte. Insomma, è l’occasione per scoprire tante belle cose, senza esagerare col computer però.

Maestra Elena: Il momento è difficile, tutti siamo emotivamente impreparati, credo quindi che non sia opportuno sobbarcare le famiglie con troppi compiti. È però l’occasione per fare e scoprire tante cose. Di certo la più importante è la lettura.

Ho detto agli alunni di leggere anche un quotidiano a settimana e di fare la sintesi di qualche articolo interessante o particolare.

Inoltre, ho consigliato loro di tenere un diario giornaliero in cui appuntare e descrivere ciò che vedono dalla finestra, le cose fatte, i libri letti, le emozioni vissute.

La nostra tavola rotonda on-line, con le insegnanti della primaria, continuerà e terminerà nel prossimo articolo.

credits: https://www.flickr.com/photos/chrisandjenni/
licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/

Segni e disegni preistorici: l’arte rupestre nelle nostre mani

in Archeodidattica: strategie e laboratori by
Con Erica Angelini, scopriamo come realizzare un laboratorio dedicato all’arte rupestre per le scuole con le nostre mani.

Raccontare la storia dell’uomo è anche raccontare la storia della sua arte perché, in fin dei conti da quando l’uomo è uomo, ha sempre sentito la necessità di tirare fuori da sé i suoi pensieri e le sue emozioni. Nel libro L’idea vien parlando, breve viaggio alle sorgenti della parola, l’autrice L. Del Tutto Palma descrive la preistoria dell’uomo come un lunghissimo percorso durante il quale si succedono tappe evolutive che trasformano l’uomo “scimmiesco” (già “geneticamente” uomo) nell’uomo abile e pensante. La tappa più importante di questo percorso è senz’altro l’acquisizione della postura eretta che, oltre a preparare lo spazio per un encefalo più grande (la postura eretta modifica la posizione del cranio) e a permettere l’allungamento della laringe (organo addetto alla fonazione), fa sì che l’uomo si trovi con due mani libere. Cosa farne?

Penso a quando seduta nel prato le mie mani non riescono a stare ferme, così strappo un filo d’erba e lo intreccio, lo arrotolo… poi prendo un bastoncino, lo rompo in tanti pezzettini, lo infilo nella terra e lo intreccio con i fili d’erba. Mi rendo conto che le mani ferme non riescono a stare e immagino l’uomo-scimmia che nei lunghi inverni passa il tempo a giocherellare con quello che trova: pietre, fango, bastoncini, rami e foglie.

Le mani diventano veicolo di conoscenza e dialogano direttamente con il cervello che a sua volta, incuriosito dall’esperienza, richiede alle mani nuove sperimentazioni.

Mi piace pensare che questo dialogo fra mani e cervello (e questa conoscenza dovuta alla sperimentazione tattile) si possa attuare anche a scuola attraverso una didattica esperienziale.

Una didattica che insegni attraverso il fare ma anche attraverso la meraviglia della scoperta. Che gusto c’è infatti se ai bambini spieghiamo tutto noi? Dove sono il bello della scoperta e la curiosità di capire come va a finire o come ci si arriva? È come proporre a qualcuno di leggere un libro raccontandogli noi il finale! Se so come va a finire, non c’è più gusto nel leggerlo.

Nel laboratorio sulla pittura rupestre cerco quindi di instillare curiosità e di nutrire le mani con un lavoro sperimentale sulla macinatura di ocra, gesso e carbone; dal nulla arriviamo a produrre un colore a dito denso e cremoso.

Prima di cominciare la parte sperimentale però consiglio la lettura di un racconto che trasporti i bambini indietro nel tempo con un linguaggio, appunto quello del racconto, affine alla loro età.

Il laboratorio sulla pittura rupestre è consigliato per le classi terze della scuola primaria.

A questa età i bambini sono ancora affascinati dalle storie e la dimensione del racconto (inteso come linguaggio narrativo che conoscono bene e di solito apprezzano) permette loro di scivolare, senza troppi pensieri, in un periodo storico molto lontano dal loro vissuto.

Per introdurre questo laboratorio ho scritto il racconto Segni, disegni e disguidi preistorici, che parla di come un linguaggio fatto solo di segni possa essere fonte di esilaranti incomprensioni amorose. Per raccontarlo ho costruito e dipinto un grande librone e davanti sono rappresentati i due personaggi principali: Ugo e Uga.

Animo la storia trasformandomi di volta in volta nella forte Uga e nel tenero Ugo.

Per chi volesse, come me, iniziare l’attività con una lettura, consiglio il libro di S. Bordiglioni Storie prima della storia, una raccolta di racconti di fantasia che parlano delle principali scoperte e invenzioni della preistoria.

Comincio la seconda parte facendo una panoramica storica dei vari tipi di pittura rupestre, il talento dell’uomo infatti non nasce maturo e possiamo trovare le prime tracce di graffi e incisioni su pareti calcaree o su ossa di animali. L’arte preistorica è influenzata da ciò che l’uomo vive nella sua quotidianità perciò le prime raffigurazioni vere e proprie parlano di caccia, animali, natura… Solo in periodi successivi, dopo la scoperta dell’agricoltura e l’abbandono del nomadismo, nelle raffigurazioni compaiono animali domestici, raffigurazioni di capanne e vita quotidiana.

Anche la tecnica si evolve con il tempo: le prime opere sono graffi su pietra morbida poi troviamo figure schizzate con tratti leggeri e con pochi colori e piuttosto statiche; le rappresentazioni si evolvono ancora nel corso del tempo e i disegni diventano sempre più colorati, sempre ricchi di dettagli che fanno intuire le parti anatomiche degli animali rappresentati e i loro movimenti. Anche gli strumenti aumentano e oltre a rocce appuntite, che permettono le prime sperimentazioni, vengono creati pennelli, cannucce per lo spruzzo, punte di roccia. Anche le mani diventano più abili.

Per chi volesse approfondire questo argomento, suggerisco di visitare il blog “Didatticarte” di Emanuela Pulvirenti.
Di cui abbiamo già parlato anche qui su Occhiovolante.

Dopo questo excursus provo di solito a chiedere ai bambini quali sono i primi esperimenti d’arte fatti da loro. Il percorso grafico dei bimbi in età prescolare assomiglia molto al percorso intrapreso dall’uomo preistorico: si comincia facendo degli scarabocchi, si prosegue provando a riprodurre le forme che ci circondano, poi si continua osservando meglio e provando a riprodurre i dettagli.

Ripercorriamo la “Storia” dell’uomo partendo dalla nostra storia personale e quotidiana, di cui i bambini hanno sicuramente esperienza, attiviamo così le loro conoscenze pregresse.

Utilizzare le conoscenze pregresse aiuta a fissare meglio i contenuti successivi, inoltre mi piace molto sentirli raccontare perché davvero i bambini sono molto competenti quando parlano delle cose che conoscono, perciò sarà un piacere sentirli raccontare dei propri fratelli minori o di sé quando erano piccoli!

A questo punto però facciamo lavorare le mani!

Per realizzare il laboratorio di pittura rupestre servono:

  • Pietre piatte, tipo selce, una per ciascun bambino
  • Pietre tonde, tipo ciottoli di fiume, uno per ciascun bambino
  • Ocra rossa, ocra gialla che si possono acquistare online
  • Carbonella; i bastoncini potranno essere macinati e usati anche come matite rudimentali
  • Argilla secca, reperibile sulle rive dei fiumi
  • Colla d’amido (per conoscere la ricetta)
  • Della carta da pacco bianca
  • Dei piattini o ciotole di recupero in cui mettere le polveri prodotte per preparare il colore
  • Un cucchiaio di plastica

Questa parte dell’attività potrebbe essere svolta in giardino o anche su un selciato. Divido la classe in piccoli gruppi da 4, 5 bambini ciascuno e ogni gruppo si siede a terra in cerchio. Al centro di ogni cerchio metto 3 o 4 (a seconda di quanti coloranti abbiamo) ciotole di recupero in cui i bambini metteranno le polveri una volta prodotte. I colori prodotti da ciascun bambino saranno poi usati per il lavoro di gruppo.

A questo punto faccio una dimostrazione pratica di come macinare: credo infatti che, soprattutto per le cose pratiche, “guardare è metà dell’imparare”. Cominciamo con l’ocra rossa: si prende la pietra piatta e il percussore (quella tonda), poi si appoggia sulla pietra piatta un po’ di ocra rossa e si comincia a strisciare con forza, senza battere; più la polvere sarà fine, più il colore sarà bello perché la polvere si scioglierà meglio nella colla d’amido. Una volta preparata la polvere la metto nel piattino o nella ciotola. Infine aggiungo la colla d’amido e mescolo con il dito fino a creare il colore.

Finita la dimostrazione consegno ai bambini le pietre (piatta e percussore), poi passo a dare i colori in modo che in ogni gruppo si produca la stessa quantità di rosso, giallo, nero e grigio. Man mano che i bimbi producono le polveri, le versano nelle ciotole; a quel punto passo io a mettere la colla.

Una volta preparati i colori raccolgo i sassi e metto al centro del cerchio la carta da pacchi chiedendo al gruppo di progettare la loro pittura rupestre; decideranno insieme se realizzare un lavoro di gruppo oppure se ogni bambino disegnerà quello che vuole nel foglio.

A volte questa è la parte più difficile del laboratorio.

I colori prodotti e mescolati con la colla d’amido sono reversibili, cioè una volta asciutti si possono reidratare con acqua e riutilizzare nei giorni successivi. La fantasia dei bambini è davvero infinita e sicuramente vi sorprenderanno con meravigliose pitture rupestri.

Arte e immagine a scuola: risvegliare creatività e curiosità

in Approcci educativi by
Claudia Ferraroli, pedagogista clinica, insegnante, autrice di libri e giochi per l’infanzia, ci racconta la sua esperienza in classe con le ore di arte e immagine.

Le ore dedicate ad arte ed immagine sono forse quelle maggiormente bistrattate dell’intero orario scolastico. Se non sono sostenute da una forte passione dell’insegnante finiscono per essere utilizzate per i cosiddetti lavoretti o per creare decorazioni a tema.

Nella peggiore delle ipotesi vengono assorbite da altre materie ritenute più importanti, tipo italiano. Il materiale a disposizione dell’insegnante e prodotto dai grandi editori della scolastica non aiuta di certo, soprattutto per i primi anni della scuola primaria.

Quest’anno ho deciso di impiegare le ore di arte ed immagine in una classe prima, per avvicinare i bambini ai grandi pittori moderni e contemporanei. Alle loro vite e opere, portando così gli alunni a guardare con i loro occhi pieni di stupore, meraviglia, curiosità e senza ancora troppe sovrastrutture.

Il programma ministeriale chiede che i bambini in prima apprendano i colori primari, secondari e terziari, nonché l’utilizzo dei principali mezzi. Perciò quale sistema migliore per arrivare al colore e al suo utilizzo se non attraverso quegli artisti che hanno fatto del colore la loro vita?

Ho iniziato da Vincent Van Gogh.

Per presentare questo pittore credo sia perfetta l’espressione di un mio piccolo alunno: “Ah! Quanto amava il giallo Vincent!”.Ho raccontato la vita del pittore come fosse una fiaba, non senza particolari macabri che ai bambini piacciono tanto. Abbiamo poi guardato e commentato liberamente le sue principali opere alla Lim, notando l’uso e la stesura del colore. Ho trovato sulla rete una serie di cartoni animati, trasmessi da Rai YoYo, proprio per avvicinare i bambini all’arte. Due personaggi che viaggiano nel tempo e hanno modo di incontrare Van Gogh e di seguirlo fino alla sua famosa cameretta. Il pittore mostra loro la sua tecnica e i protagonisti riproducono la tecnica acquisita nel loro atelier.

In classe infine ci cimentiamo con i “Girasoli”, “La Notte stellata” e la “Cameretta” di Van Gogh, usando pastelli, pennarelli, pastelli a cera, tempera. Ho trovato anche degli eccellenti albi illustrati sul pittore che guardiamo in classe. Una mamma mi ha riferito che il proprio figlio seienne ha riconosciuto due opere di Van Gogh nelle stampe appese all’interno di un bar, lasciando tutti gli astanti a bocca aperta. Che grande soddisfazione!

Siamo passati poi a Picasso.

Anche qui racconto della vita, visione delle opere alla Lim e cartone animato. In questo caso abbiamo usato i cubi logici, rendendo l’arte interdisciplinare, e abbiamo provato a comporre opere cubiste in gruppo. I cubi logici ci sono serviti poi per riprodurre le forme su cartoncino con i tre colori primari.

Andando a fare un lavoro di sagomatura e ritaglio molto utile per lo sviluppo della motricità fine, e con queste, creare delle opere cubiste su ispirazione picassiana.

Infine ho presentato “Guernica”, raccontando gli antefatti che hanno portato il pittore a dipingere questa enorme tela. Fotocopiata l’immagine dell’opera ne ho data una ciascuno e fatto scegliere uno degli elementi presenti, che dovevano riprodurre. Inevitabili commenti ed emozioni legate alle immagini. Ne è nato un collage comune su fondo nero che abbiamo appeso in bella mostra.

Altri pittori finora affrontati sono Kandisky e la sua pittura della musica attraverso le forme geometriche e i colori primari (abbiamo dipinto ascoltando il “Bolero” di Ravel e la “Carmen” di Bizet). Salvador Dalì con  i sogni surrealisti e gli orologi molli che abbiamo riprodotto con la creta.

Ma quello che ha forse maggiormente colpito il loro immaginario è stato Jackson Pollock.

Complice anche questo bellissimo video. Abbiamo cercato di riprodurre la tecnica attraverso dei vasetti di yogurt svuotati e bucati sul fondo, da cui la tempera mista ad acqua viene fatta sgocciolare su una grande cartoncino.

Per questo e altri lavori si è unito a noi anche un ragazzo disabile, che si muove solo con la carrozzina e la sua educatrice, dimostrando che l’arte è fortemente inclusiva. L’ora di arte ed immagine è un’ottima occasione per imparare a leggere le immagini, ascoltare storie, comprenderne la successione e collocarle nel tempo.

E ancora lavorare sulla percezione e l’orientamento spaziale, rafforzare la memoria visiva, esprimere le proprie emozioni, gestire le forme geometriche che sono alla base del disegno. Ma soprattutto rimane un momento magico ed importante per risvegliare creatività, talento, curiosità, stupore, gioia e passione. Ingredienti che non dovrebbero mai mancare in un bambino che si approccia alla scuola.

Grazie all’arte impariamo a guardare meglio, più da vicino e da prospettive diverse, facendoci domande. Picasso sosteneva inoltre che “l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”.

Didatticarte: quattro modi per fare un tableau vivant

in Attività in classe by
Emanuela Pulvirenti spiega come realizzare tableau vivant (quadri viventi) in classe, anche senza fotomontaggi

“Come hai fatto a mettere gli alunni dentro il dipinto?” Questa è la domanda più frequente delle colleghe di storia dell’arte che vorrebbero ripetere l’esperienza dei tableau vivant. Ma, quando rispondo che sono elaborazioni digitali fatte con Photoshop, si scoraggiano e rinunciano all’esperimento. Tuttavia si possono fare benissimo anche senza programmi di fotomontaggio.

Anche perché, come ho ripetuto più volte, la valenza didattica del quadro vivente sta nell’attenzione che richiede allo studente nel momento in cui si confronta con l’opera d’arte, sta nel cogliere espressioni, dettagli, gesti.
Lo scopo non è quello, puramente artistico, di rifare in modo identico il quadro originale. Tant’è vero che lascio i ragazzi nei loro abiti quotidiani, con tanto di felpe, jeans e scarpette da ginnastica.

Con o senza Photoshop il risultato sarà sempre un’esperienza intensa e indimenticabile. Provare per credere!

Le modalità sono:
1 – Riprodurre una scultura

Credits: didatticarte.it

2 – Scegliere un’opera con lo sfondo uniforme

Credits: didatticarte.it

3 – Realizzare il fondale

La Gioconda Credits: didatticarte.it

4 – Attualizzare l’opera

Vermeer Credits: Didatticarte.it

Per leggere l’articolo completo: Quattro modi per fare i quadri viventi senza fotomontaggio
Credits testi e immagini: didatticarte.it

Didatticarte: cosa raccontano i colori dei dipinti?

in Attività in classe by
Dal blog di Emanuela Pulvirenti un interessante esercizio che parte dall’analisi della tavolozza usata da vari artisti. Le app utili, le risposte degli studenti.

Quanti artisti presentano una evoluzione cromatica importante? Durante un mio workshop all’Accademia di Belle Arti di Palermo, ho pensato di proporre agli studenti di Didattica dell’arte proprio il tema della tavolozza d’artista. In pratica di analizzare l’opera d’arte concentrando l’attenzione sui colori utilizzati (ma tutti gli altri aspetti, ovviamente, vanno conosciuti, altrimenti i colori non ci racconteranno nulla).

Esistono molti modi per graficizzare i colori di un dipinto. Arthur Buxton, ad esempio, li ha raccolti in diagrammi a torta, ma sono molti anche i sistemi automatici di estrazione delle palette, con applicazioni online o per smartphone (Color Viewfinder, Color Palette FX o Canva, ad esempio)

Il “compito” dato agli studenti che avevano tre ore di tempo è stato un lavoro di gruppo da presentare alla fine del pomeriggio agli altri partecipanti:

Courtesy of Didatticarte

I gruppi sono riusciti a raccontare il percorso artistico di tanti pittori osservandone con attenzione la tavolozza e attribuendo a quei colori un senso di volta in volta, artistico, storico, concettuale, simbolico. l’esercizio ha stimolato l’osservazione. Dettagli, sfumature, sfondi. Nulla è passato inosservato nell’operazione di scandaglio su ogni pennellata del dipinto. Perché a guardare siamo tutti capaci, ma a vedere si impara.

Courtesy of Didatticarte

Per vedere l’articolo completo: Cosa raccontano i colori dei dipinti?
Testo e immagini courtesy of Didatticarte

Il destino e l’invenzione della scuola parte 2

in La Facile Felicità by
scuola
Dunque anche la scuola era un’idea dei Sissipole. Come poteva essere diversamente? La conclusione del racconto metafora della scuola di Renato Palma Keep Reading

La guerra delle buone maniere e le sfide della crescita parte II

in La Facile Felicità by
crescita bambini
Dopo le sfide in famiglia siamo arrivati all’asilo, e le cose non migliorano! Continua il racconto di Renato Palma sulla crescita visto dai bambini

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Costruiamo insieme un Progetto Lettura – Parte 3

in Virgolette by
Lettura esterno
Paola Zannoner ci aiuta a capire come grazie alla figura dell’insegnante lettore si possano spingere i ragazzi ad avvicinarsi alla lettura 

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Costruiamo insieme un Progetto Lettura – Parte 2

in Virgolette by
Continua la serie di Paola Zannoner dedicata alla realizzazione del progetto lettura. Delineiamo un piano, compiamo i primi passi con qualche consiglio

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Costruiamo insieme un Progetto Lettura – Parte 1

in Virgolette by
11 buoni motivi per realizzare a scuola un Progetto Lettura. Un percorso interdisciplinare per stimolare la creatività, l’ascolto, la concentrazione e molte altre capacità dei bambini e dei ragazzi.

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Libri e arte contemporanea, uno strano connubio

in Zigzag in rete by
Jukhee Kwon distrugge vecchi libri per creare opere d’arte. Può sembrare una mostruosità per chi ama la lettura, ma l’intento è proprio quello di ridargli vita, trasformandoli in oggetti straordinari e, magari, avvicinare alla letteratura

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Leggere? Può diventare un bel gioco socializzante!

in Virgolette by
Ripercorriamo insieme le tante strategie per giocare con i libri: perché leggere può diventare un gioco spassoso, e non solo una bella attività individuale!

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Giornata Mondiale dell’Insegnante: riscopriamone il valore!

in Tavola Rotonda by
Pigri e svogliati: così vengono spesso appellati – ingiustamente – gli insegnanti e questo perché troppe volte si sottovaluta il loro lavoro nascosto. Pensiamoci a maggior ragione proprio oggi, nella Giornata Mondiale dell’Insegnante!

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STEAM-C: una nuova filosofia dell’educazione!

in Approcci educativi/Esperienze digitali by

Steam-C, ovvero, scienza e arte insieme, per formare e preparare le nuove generazioni alle complessità del mondo.

Steam-C, acronimo inglese di Science, Technology, Engineering, Art, Mathematics, è un affascinante mondo in cui troviamo materie scientifiche (matematica, tecnologia, ingegneria) unite agli strumenti digitali e alla creatività artistica.

E se il binomio non appare immediato, in realtà scienza e arte possono far parte armoniosamente di una stessa attività, volta a lavorare in modo creativo, innovativo e sostenibile, favorendo così un progresso economico, umano e sociale!

I bambini, diventeranno così adulti con grandi capacità di pensiero critico e attitudine al problem solving, caratteristiche ideali per fronteggiare un mondo sempre più tecnologico!

Ecco perché la Steam-C è così importante!

Il Coding

Come afferma Gianmario Verona, rettore dell’università Bocconi, il coding è “l’inglese dei nostri giorni”. Questo termine ancora sconosciuto ai più, racchiude infatti possibilità infinite da scoprire e conoscere.

Vero e proprio linguaggio di programmazione, con il coding si identificano l’ideazione e lo sviluppo di software che hanno lo scopo di risolvere problemi di vario tipo, migliorando la qualità della nostra vita.

Effetti positivi dell’apprendimento del Coding:

  • Contribuisce a sviluppare capacità di analisi e di logica
  • Insegna a cooperare e condividere: si lavora insieme per risolvere uno stesso problema
  • Permette di essere creativi nell’esprimere se stessi: non solo è possibile realizzare giochi, ma anche musica e opere d’arte!
Scratch

Questo buffo nome che richiama alla mente un personaggio dei cartoni animati, è in realtà il linguaggio di programmazione che permette di imparare il coding, studiato appositamente per rendere l’apprendimento il più semplice ed immediato possibile.

Un linguaggio, dunque, che si rivolge ai bambini, e dunque pensato per essere insegnato a partire dalla scuola primaria.

Come funziona Scratch?

Nato al MIT Media Lab, Scratch è un linguaggio di programmazione grafico che ha come elemento base il blocco di costruzione.

Se si rispetta il giusto ordine di assemblaggio – ovvero la sintassi del linguaggio di programmazione – la combinazione di blocchi permette di creare vere e proprie animazioni, accompagnate da musica e suoni.

Proprio così: mettendo in campo fantasia e creatività, i bambini stessi creeranno animazioni in grado di evolversi, fino a diventare storie interattive o addirittura giochi!

Attraverso il gioco e la pratica, cresceranno i piccoli programmatori del domani!

CityCampus

Per imparare ad utilizzare e fare proprio Scratch, ma anche il mondo dei Maker e del Tinkering, fino ad arrivare alla Robotica, a Firenze è stato inaugurato il 13 settembre il CityCampus, vera e propria palestra per la mente!

Ideato da Librì Progetti Educativi, CityCampus è un luogo speciale a metà strada tra il doposcuola e la ludoteca, che si rivolge a 2 fasce di età: dai 6 ai 10 anni e dagli 11 ai 14 anni.

Previsto nei pomeriggi di lunedì, martedì, giovedì e venerdì, con orario 14.30-17.00, si tiene al circolo ARCI di via Maccari.

Per ulteriori informazioni sul progetto clicca qui oppure scrivi a info@progettiedu.it, o chiama lo 055. 9073.999.

Foto di copertina by Robo Wunderkind on Unsplash

Il difficile rapporto Scuola-genitori

in Ora di Alternativa by
La riflessione di Valerio Camporesi, insegnante, sul rapporto tra la scuola e i genitori, scritta ben 3 anni fa, appare ancora molto attuale. 

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Come capire la chimica? Con la tavola periodica!

in Zigzag in rete by
Grazie a Keith Enevoldsen e alla sua tavola periodica rivisitata, possiamo vedere come gli elementi di chimica vengono in realtà usati nella vita di tutti i giorni!

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Settembre, tempo di rientro in classe: come affrontarlo, in questi tempi così delicati?

in Approcci educativi by
Per voi i consigli di Giulia Ammannati, psicologa psicoterapeuta, per prepararsi al rientro in classe a settembre e “riabbracciare” i più piccoli dopo l’ultimo anno e mezzo alle prese con il Covid-19.

A maggio 2020, quando ci apprestavamo ad entrare nella 2° fase della pandemia da Covid-19, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con la dottoressa Giulia Ammannati riguardo al rientro in classe.

Psicologa psicoterapeuta, la dottoressa aveva all’epoca da poco realizzato un vademecum ricco di utili consigli per insegnanti e genitori, per capire come parlare ai bambini di questa situazione e come aiutarli a tornare alle loro abitudini pre-pandemia.

Siamo a settembre 2021, alle porte con la riapertura delle scuole, e ancora ci pervade questo senso di dubbio riguardo alla ripresa delle lezioni e alle modalità in cui queste saranno affrontate. Inoltre, soprattutto con i più piccoli, è sicuramente necessario affrontare e rielaborare ancora quando successo in questo anno e mezzo.

Ecco perché ci sembra giusto riprendere esattamente le parole di Giulia Ammannati, valide ancora oggi per approcciarsi a questa nuova fase.

Ancora non sappiamo come avverrà il rientro a scuola, ma quali consigli possiamo già dare agli insegnanti per riabbracciare i loro piccoli studenti?

In questa nuova fase molti sono ancora i dubbi e gli interrogativi, in particolare sui bambini e sul rientro in classe. Credo che sarà fondamentale dedicare un tempo all’esperienza che abbiamo vissuto, non facendosi prendere dalla paura di dover recuperare.

Sarebbe molto rischioso far finta che nulla sia accaduto, o peggio ancora cercare di dimenticare. Più che ai programmi scolastici rimasti in sospeso, sarà importante dare voce ai timori e alle preoccupazioni che i bambini portano con sé.

Alle loro domande, al loro punto di vista, cercare di farli sentire abili e responsabili. Tenendo sempre in mente che ognuno di loro può aver sperimentato vissuti soggettivi molto diversi, a seconda delle emozioni che ha respirato in questo periodo.

Non dobbiamo dimenticare che i bambini e gli insegnanti durante questa didattica a distanza si sono “sperimentati”, reinventati. E hanno acquisito moltissime conoscenze e abilità. È proprio da qui che sarà importante ripartire.

È giusto che l’insegnante racconti ai più piccoli quello che sta accadendo? E qual è il modo migliore per farlo?

È molto importante prendersi del tempo per parlare di ciò che sta accadendo. I bambini non aspettano le spiegazioni degli adulti per interpretare il mondo, ma si creano una loro personale idea.

Per questo è fondamentale parlare con loro, anche per evitare che si creino idee sbagliate e confuse. I bambini percepiscono sempre le emozioni che circolano tra gli adulti, colgono i sentimenti, le preoccupazioni e tutto ciò che cerchiamo di nascondere.

Quindi non dobbiamo avere timore a parlare con loro in modo chiaro e diretto dell’esperienza che stiamo vivendo, ricordandoci di dire sempre la verità. A questo proposito sarà importante adeguare il linguaggio all’età cercando di trasmettere speranza e serenità, poiché è difficile aiutare e rassicurare gli altri se siamo eccessivamente preoccupati o spaventati.

Credo che l’insegnante abbia un ruolo fondamentale in questo momento, soprattutto per quei bambini che non hanno avuto lo spazio per parlare di quest’esperienza con altri adulti di riferimento.

Soprattutto in alcune regioni, sono state settimane piene di paura, che hanno coinvolto anche i bambini. Cosa potrà fare un insegnante per cercare di riprendere nel migliore dei modi tutte quelle trame che fanno di tanti studenti isolati una vera classe?

Sappiamo quanto le relazioni sperimentate con gli insegnanti e con il mondo dei pari siano fondamentali per lo sviluppo affettivo ed emozionale. Dopo l’isolamento vissuto da tutti a causa dell’emergenza una prima e importante sfida per gli insegnanti al rientro in classe sarà quella di ricostruire un clima di serenità e fiducia, in se stessi e negli altri.

Con la didattica e le amicizie a distanza, le interazioni dei più piccoli sono cambiate andando così a interrompere un normale processo evolutivo. Gli insegnanti potranno aiutare gli studenti promuovendo forme di cooperazione, di ascolto, di comprensione e di scoperta delle nuove regole di comportamento, fornendo a ciascuno gli strumenti necessari per riprendere l’apprendimento lì dove era stato interrotto.

Considerando la difficile situazione, in attesa di settembre, può suggerirci uno sportello d’ascolto o qualche iniziativa di sostegno utile a grandi e piccoli? Ci sono state moltissime iniziative sia a livello regionale che nazionale, in rete è possibile trovare vari servizi di ascolto gratuiti.

Tra questi segnalo l’iniziativa dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, a cui sto partecipando insieme a molti altri colleghi, quella del Ministero della Salute che ha messo a disposizione un numero verde nazionale per il supporto psicologico di tutta la popolazione e il Telefono Azzurro che ha aperto una sezione sul sito dedicata al coronavirus.

Questo è un periodo emotivamente molto faticoso sia per i grandi che per i piccoli. Pensando proprio a questi ultimi, consiglio nel caso dovessero insorgere paure consistenti o ad esempio difficoltà a dormire o a giocare, di non sottovalutarle e di consultare un professionista. Alcune scuole inoltre hanno attivato sportelli di ascolto online per famiglie, genitori e insegnanti.

Quindi il mio consiglio è di informarsi presso il proprio Istituto Comprensivo se è presente questa possibilità di supporto.

Foto di copertina by Deleece Cook on Unsplash

Le fiabe di un tempo, lette oggi!

in Maschile singolare by
Rivedere i finali, edulcorare i toni: sulle fiabe il dibattito è ancora acceso. Ma sicuri che la risposta sia, semplicemente, farne a meno?

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Antartide: lo scioglimento non si arresterà.

in Zigzag in rete by
Ricordate quando 4 anni fa avevamo dei timori sulla situazione in Antartide? Purtroppo sono stati confermati. Keep Reading
Ricordate quando 4 anni fa avevamo dei timori sulla situazione in Antartide? Purtroppo sono stati confermati. Keep Reading

Luca, il nuovo film della Disney sulla diversità e l’inclusione

in Pensare con gli occhi by
Carlo Ridolfi ci parla di Luca, il nuovissimo film Disney da non perdere!

Chissà quante volte anche noi abbiamo usato l’espressione “né carne né pesce” per indicare qualcosa, o qualcuno, che non ha una identità definita. E chissà quante volte l’abbiamo usata sottintendendo una connotazione spregiativa. Luca (Usa, 2021) di Enrico Casarosa, un gioiello di inventiva e delicatezza, è partito, forse, dalla stessa frase per darne una rappresentazione affatto diversa.

Luca Paguro è un ragazzino-pesce che vive nelle profondità del mare con i suoi genitori, ma che è, come tutti i preadolescenti, affascinato dalle cose che gli sono proibite, primo fra tutti il fatto di mettere piede sulla terraferma.

L’incontro con il suo coetaneo Alberto Scorfano, che vive senza genitori, sarà il motore primo che lo spingerà a trasgredire il divieto, scoprendo che quando esce dal mare si trasformano, lui e il suo nuovo amico, in esseri umani. Sarà così che incontreranno Giulia Marcovaldo (il riferimento esplicito – e non sarà il solo – è chiaramente a Italo Calvino), ragazzina esuberante che ha come sua massima aspirazione quella di sconfiggere il presuntuoso Ercole Visconti nell’annuale gara di triathlon.

Questa, in poche parole, la trama di un film che ha nella storia l’impalcatura per una costruzione narrativa, visiva, psicologica e sociale davvero magnifica.

È decisiva l’ambientazione geografica: la Liguria delle Cinqueterre (da cui è originario Enrico Casarosa), con le sue piccole baie, le sue calette, i paesini che si inerpicano dal mare direttamente verso la collina. È altrettanto significativa la definizione del periodo storico: siamo all’inizio degli anni ’60, con tutta una serie di rimandi culturali, dalle insegne dei negozi e delle botteghe ai manifesti pubblicitari, dai cartelloni dei film in programmazione alle canzoni che punteggiano la colonna sonora (il quartetto Cetra, Gianni Morandi, Mina, Rita Pavone, con l’unico anacronismo de “Il gatto e la volpe” di Edoardo Bennato, che appartiene al decennio successivo).

C’è, soprattutto, tutta la passione e la sensibilità di raccontare una fase della vita dei ragazzi e delle ragazze, quella, appunto, in cui ciascuno di noi si è trovato ad essere “né carne né pesce”, con accenti di profondità e di delicatezza davvero rari.

Ultima produzione Pixar in ordine di tempo, realizzata con una qualità di animazione in computer graphic che ogni volta non smette di meravigliare (Casarosa aveva già realizzato nel 2011, per la casa di produzione statunitense, un magnifico cortometraggio come La luna) Lucaè un film che va visto, rivisto, gustato e approfondito.

Anche perché, non è che uno dei suoi moltissimi meriti, ma secondo me è importante sottolinearlo, è un film che racconta anche come la passione per lo studio e l’importanza della scuola siano elementi fondamentali per la crescita complessiva ed equilibrata di un ragazzo o di una ragazza.

Come sempre accade nei lungometraggi Pixar, lo si guardi fino alla fine dei titoli di coda, per non perdere un esilarante elogio della stasi della vita negli abissi che è, al contempo, la conferma di quanto necessaria e vitale sia la curiosità impertinente dei preadolescenti e la descrizione in due minuti di come gli adulti che pretendono di essere al centro dell’attenzione non possono che produrre danni gravi quando va peggio o, nonostante la cieca arroganza che è propria di qualsiasi cattivo educatore, al massimo una noia mortale.

(Luca è disponibile sulla piattaforma Disney+, ma l’auspicio è che, come meriterebbe, ne sia resa possibile anche la programmazione in sala e la visione su grande schermo).

A proposito di lettura: chi legge non è solo!

in Virgolette by
lettura a scuola
“Mi stupisce il solito stereotipo monacale della lettura come solitudine, come ripiegamento e riflessione e anche fantasticheria personale, fuga dalla realtà, pura evasione. La lettura è una forma di relazione, non soltanto banalmente tra scrittore e lettore, ma tra lettori”

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Il Giardino dei Tarocchi: viaggio tra sogno e realtà!

in Protagonisti by

Il Giardino dei Tarocchi, parco unico nel suo genere, mix perfetto tra natura ed estro creativo, che ci porta per mano in un viaggio in cui sogno e realtà si confondono!

Se vi trovate in vacanza al mare nella meravigliosa Maremma Toscana, dalle parti di Capalbio (Grosseto), e il sole decidesse un dì di non sbucare, non disperate!

Possono esserci infatti un sacco di alternative alla tintarella, come quella di fare divertenti giochi all’aperto (ve lo abbiamo raccontato qui), ma anche visitare musei e parchi che, udite udite, sono in grado di emozionare grandi e piccini!

Proprio sulla collina di Garavicchio, nei pressi di Pescia Fiorentina, frazione comunale di Capalbio, sorge il Giardino dei Tarocchi, incredibile parco artistico realizzato da Niki de Saint Phalle: talmente  unico nel suo genere, che vorrete sicuramente tornarci, magari accompagnando la vostra classe di alunni in occasione di una bella gita scolastica!

Origine del giardino

Un giardino di questa portata, non nasce certo dal niente: è stato infatti inspirato dalla visita di Niki al celebre Parque Guell di Antoni Gaudí a Barcellona e, in un secondo momento, da quella al Parco dei mostri di Bomarzo, in provincia di Viterbo.

Metti insieme il colore e la vitalità eccentrica del Parque Guell, aggiungi un pizzico dell’esoterismo del Giardino di Bomarzo, shekera con l’estro di Niki, che identificava nel Giardino il sogno magico e spirituale della sua vita, ed ecco servito il Giardino dei Tarocchi, realizzato con l’aiuto di tantissimi collaboratori, dal 1979 al 1996!

Cosa aspettarsi?

Perfettamente immerse nella natura della Maremma – il Giardino è uno degli esempi d’arte ambientale più importanti d’Italia – troviamo ciclopiche sculture alte dai 12 ai 15 metri, molte anche abitabili, dedicate ai simboli dei tarocchi, vero e proprio mondo tra sogno e realtà che si estende per circa due ettari.

Con struttura in acciaio e cemento armato, ricoperte da suggestivi mosaici di vetri, ceramiche e specchi, sono raffigurati i 22 arcani maggiori dei tarocchi, che sembrano quasi dialogare con la natura circostante.

Inoltre, il cemento delle strade del Giardino dei Tarocchi è segnato dalle incisioni di pensieri, appunti, memorie, numeri, citazioni e disegni lasciati proprio da Niki.

Non ci sono guide né tour, proprio per volere della creatrice, al fine di salvaguardare la completa libertà di movimento, e probabilmente anche di interpretazione, dei suoi visitatori.

Chi lo gestisce?

Il Giardino dei Tarocchi è gestito dalla Fondazione il Giardino dei Tarocchi, una fondazione privata che attraverso gli introiti fa fronte alle costanti cure di manutenzione di cui questo parco necessita.

Come prenotare una visita?

Per la sua delicatezza, e con lo scopo di preservare la magia che si respira al suo interno, le visite al Giardino dei Tarocchi sono possibili solo da Aprile alla metà di Ottobre (dalle 14.30 alle 19.30, chiuso la domenica e i festivi), limitate in fasce orarie predeterminate, per un numero ristretto di visitatori.

Da novembre ad aprile il parco rimane chiuso, ma è comunque possibile la visita su prenotazione di gruppi di almeno 15 persone con biglietto ridotto.

Per info e prenotazioni, clicca qui!

Qui trovi il libro in cui colorare le figure che popolano il Giardino dei Tarocchi, ,mentre qui ne trovi un altro per scoprire il significato di tutte le statue!

Foto dal sito: https://www.tuttomaremma.com

Estate: tempo di giochi all’aperto!

in Giochi senza frontiere didattiche by
Scopriamo, insieme a Giovanni Lumini, tanti divertenti giochi all’aperto, i cosiddetti giochi di lancio, per divertirci con gli amici e i compagni in questa lunga estate!

Lo scorso anno, immersi in un clima di grandi restrizioni dovute alla pandemia e al conseguente lockdown, Giovanni Lumini ci aveva consigliato una serie di giochi all’aperto davvero divertenti, e in tutta sicurezza!

Giochi di lancio, dalle origini antiche ma dal divertimento sempre molto attuale, e che rappresentano la soluzione perfetta per passare gli assolati pomeriggi estivi in compagnia degli amici!

I giochi di lancio

I giochi di lancio hanno un’origine antichissima. Non deve sorprendere che in tutte le culture, in qualunque parte del mondo, esistano tipologie di giochi nei quali l’attività principale è quella di lanciare qualcosa in direzione di qualcos’altro.

La prima cosa che viene da pensare è che tutti questi giochi all’aperto abbiano una radice comune: la necessità giornaliera, dalla preistoria in avanti, di colpire le prede necessarie alla sopravvivenza. Così come, probabilmente, la necessità altrettanto importante di allenarsi. È una suggestione probabilmente molto vicina alla verità, ma non è questo il luogo per una ricerca storica.

Viaggiando in rete è comunque estremamente affascinante trovare e osservare che i giochi di lancio sono una realtà diffusissima con mille sfaccettature. Tipologie, varianti, materiali sono i più vari e i più strani. E non è solo una ricerca sulla tradizione e sui giochi del tempo passato. Al contrario, il gioco di lancio conosce, al giorno d’oggi, una continua rivisitazione e aggiornamento. Alcuni dei giochi che troviamo hanno origine recente o recentissima, frutto di invenzioni moderne, non tradizionali.

Possiamo evidenziare alcune categorie, ovviamente non fisse ma liberamente utilizzabili, integrabili e modificabili, per ordinare tutti i tipi di giochi all’aperto di lancio che si possono trovare, ben sapendo che, oltre a quelli citati negli esempi, mille altri giochi ci aspettano in ogni angolo del mondo.

Lanci in orizzontale di distanza

I giochi in cui si lanciano corpi più o meno pesanti per raggiungere una distanza più lontana possibile. Essi richiedono tecnica e soprattutto potenza. Questo tipo di gioco di lancio si è trasformato ben presto (sicuramente già dall’antica Grecia, ma probabilmente anche nella Scozia di molti anni fa) in un’attività sportiva. Lo scopo è solitamente quello di stabilire un record, di migliorare, dal punto di vista numerico, una prestazione.

Tra gli esempi: lanci olimpici (disco, peso, martello, giavellotto), lanci negli Highlands Games, tiro della rulla o della forma di formaggio, tipica di alcune zone d’Italia.

Lanci in orizzontale di precisione

Questa tipologia raggruppa quei giochi in cui la precisione è fondamentale, quindi risulta vincente l’abilità più che la forza. In questi giochi si deve raggiungere qualcosa utilizzando un oggetto per lanciare.

Tra gli esempi: bocce/petanque; tiro degli anelli; ferri di cavallo; freccette; la grenouille; giochi con le biglie

Lanci in orizzontale contro ostacolo

Sono giochi di precisione con lo scopo di rovesciare un ostacolo, abbattere qualcosa. Essi comprendono le numerosissime varianti di giochi di birilli, diffusissimi in Spagna (ma anche in tutta Europa) e molteplici giochi di “palet” (Francia) o piastrelle.

Tra gli esempi: molkky; tiro ai barattoli; bowling.

Giochi di lancio complessi

In questa categoria sono compresi quei giochi che non implicano unicamente il lancio verso qualcosa, ma che inseriscono questa caratteristica in un gioco più complesso, solitamente disputato da squadre.

Tra gli esempi: cornhole, kubb.
Voglio dedicare all’ultimo gioco menzionato un po’ più di spazio.

KUBB

Dal 2006 in Italia è attivo il Gruppo Italiano Kubb, un’organizzazione formata da tutti coloro che conoscono e praticano il gioco del Kubb. Fra mille difficoltà, con l’aiuto dell’Associazione GiocOvunque di Firenze, il Gruppo ha organizzato ben 14 campionati nazionali, l’ultimo dei quali nel 2019. Al di là della dicitura “campionato”, l’obiettivo è sempre stato, anche in questi tornei, quello di mantenere vivo e inalterato il carattere di “gioco”, di libera attività, evitando la creazione di federazioni sportive o strutture simili.

Gioco

Il kubb è un antichissimo gioco vichingo. Storicamente, ha avuto origine sull’Isola di Gotland (la più grande isola svedese del Mar Baltico). Giocare a kubb era un passatempo molto diffuso all’epoca dei Vichinghi, durante le feste o semplicemente per divertirsi dopo le battaglie. Si usavano i ceppi di legno da caminetto.

Giocatori

Il numero dei giocatori varia da 1 a 6 per squadra.

Regole

Il kubb si gioca su un campo di gioco di 8 x 5 metri, a volte delimitato da bastoncini (4). Il terreno di gioco può essere il più vario: si gioca sul prato, sul cemento, per strada, sulla spiaggia, sulla neve, ovunque sia possibile segnare il campo.

Al centro del campo viene posta una figura di legno che rappresenta il re (1). Sulle linee orizzontali di fondo campo vengono sistemati 5 pezzi di legno più piccoli, i cavalieri, detti kubb (2). Per il gioco si usano 6 bastoni da lancio (3) che vengono passati da una squadra all’altra, dopo ogni turno di gioco.

Il gioco consiste nel cercare di abbattere tutti i kubb della squadra avversaria e,  successivamente, solo alla fine, il re. La partita finisce con la vittoria della squadra che consegue questo obiettivo. Attenzione però: abbattere il re prima del tempo comporta la sconfitta!

Per leggere le regole più in dettaglio, potete cliccare qui.

Si può sempre ridurre il campo di gioco e il numero di bastoni da lanciare e da abbattere per giocare con le bambine e i bambini più piccoli, come è possibile vedere in questo godibile, breve filmato.

E per chi volesse saperne di più:

Giocare all’aria aperta!, di A.J. Hanscome, edito da Il Leone Verde, per scoprire che il movimento e il gioco libero all’aperto sono vitali per lo sviluppo cognitivo e fisico dei nostri figli, e offrono strategie divertenti e coinvolgenti che li aiutano a trasformarsi in adulti sani, equilibrati e resilienti.

52 cose da fare all’aria aperta, di L. Gordon, edito da Salani, un mazzo di carte illustrato con tante attività e idee per giocare e stare all’aria aperta.

Photo by Robert Collins on Unsplash

Un salto a casa di Lucio Dalla!

in Protagonisti by
Appuntamento a Bologna in via D’Azeglio 150, alla scoperta di una casa incredibile, eccentrica e poetica insieme: quella di Lucio Dalla.

Lucio Dalla, artista geniale ed eclettico. Cantautore, musicista, ma anche attore e regista, appassionato ed esperto d’arte, innamorato del cinema e della fotografia e affascinato dalla poesia. 

Così si legge sul sito della Fondazione Lucio Dalla , nata – proprio il 4 marzo, giorno dell’anniversario del compleanno dell’artista – per dare continuità e preservare la genialità dell’opera di Lucio Dalla, diffondendo e valorizzando la sua storia artistica, umana, culturale.

Via D’Azeglio 150

La Fondazione si occupa anche della salvaguardia dell’ultima casa in cui Lucio Dalla ha vissuto, al numero 150 di Via D’Azeglio, 150 metri dalla splendida Piazza Maggiore di Bologna, e proprio di fronte alla Chiesa di San Giovanni Battista dei Celestini, dove l’artista fu battezzato.

Un appartamento di ben 1000 mq – di cui 600 visitabili – posto al piano nobile di un pregevole Palazzo Bolognese originario del ‘400, che all’inizio del ‘500 divenne di proprietà della famiglia Fontana, e di cui è possibile ancora oggi ammirarne il blasone negli affreschi che decorano i saloni.

Effettivamente, un palazzo da ammirare naso all’insù, tanto sono belli e maestosi i decori sui soffitti.

“Ci vediamo da Lucio!”

Così recita il mio biglietto fresco di stampa, dopo aver prenotato una visita della sua ultima casa bolognese, aperta solo in precisi momenti dell’anno.

L’appuntamento è 15 minuti prima dell’inizio della visita, e una guida ci aspetta per fare l’appello: siamo 20 persone in tutto, numero esiguo per i 600 mq da calpestare che ci attendono, ma probabilmente dettato da esigenze Covid.

Prima di entrare ammiriamo l’originale installazione posta al lato di un balcone della casa: ricorda l’ombra di Lucio Dalla, circondato da gabbiani e intento a suonare il sax, e si staglia fiera sopra di noi, invisibile Virgilio del nostro imminente viaggio nella sua vita.

L’ombra di Lucio Dalla
Piccola premessa

Forse sì, una premessa ci vuole: non mi definisco una “fan” di Lucio Dalla; certo, ne riconosco l’estro e la bravura, il genio e la poesia dietro a tante sue canzoni, ma non ho consumato i suoi dischi a forza di ascoltarli, né ho mai battuto i piedi per andare a vederlo in concerto (e questo è un male, perché un concerto merita sempre – salvo poche eccezioni! – di essere visto).

Sono piuttosto una persona curiosa, amante della musica e rispettosa dei luoghi che hanno accolto, ispirato, protetto e custodito i sogni di coloro che, proprio quei sogni lì, sono stati in grado di metterli poi in musica. E così mi pongo di fronte alla sua casa: con curiosità e rispetto.

L’entrata

Si entra quasi in punta di piedi, come se Lucio Dalla fosse a riposarsi nella stanza accanto, con un misto di devozione, soggezione e stupore.

Il suo estro ci stende già appena varcato il portone, con un enorme presepe napoletano che domina il centro della stanza.

Basta un attimo per ritrovare l’artista nei suoi oggetti quotidiani, nella sua mobilia, nei suppellettili, per scorgere il mix eclettico quanto affascinante tra sacro e profano, che lui tanto amava. Un po’ come se Lucio Dalla avesse voluto dire agli ospiti:

Scopro subito tutte le carte, tolgo ogni dubbio: questo sono io ed è così che vedo il mondo!

Le opere d’arte

Letteralmente non si contano le opere d’arte esposte, dai quadri alle sculture, di ogni forma e misura e spesso proprio con Dalla come soggetto.

Dal ritratto di Carlo Pasini, allievo di Mondino, interamente realizzato con puntine da disegno, al disegno di Milo Manara, regalo dell’artista a Lucio, che diventerà la copertina di “12000 Lune”: qui Dalla è rappresentato come un marinaio al timone, e alle sue spalle scorgiamo San Petronio sotto una notte stellata.

Comun denominatore delle opere presenti, scelte dall’artista secondo il proprio gusto personale, senza badare al valore economico e di mercato, è il fatto di essere state realizzate per lo più da amici, persone a lui molto care, e questa affollata presenza di opere testimonia proprio le tante frequentazioni con pittori, scultori e artisti in generale, più o meno famosi, che Lucio Dalla aveva.

La sala del cinema

Per un uomo che amava addobbare casa con luci e decori di Natale da ottobre ad aprile, va da sé che avere un salone con decine di giochi musicali e luminosi in movimento, dai carillon ai trenini, fosse una cosa per niente insolita!

Invadono la stanza, sì, ma senza risultare eccessivi o fuori luogo, anzi, perfettamente immersi nel contesto di una sala che di fatto è un piccolo cinema privato, con maxi schermo e comodi divani su cui sprofondare:

la magia delle luci dei carillon, si mescola così a quella delle pellicole cinematografiche.

Ecco, i divani sono un elemento onnipresente in tutta la casa, ogni stanza ne ha almeno 2, a sottolineare ancora una volta l’accoglienza di Lucio Dalla verso i propri ospiti.

La sua casa deve essere stata per molti un porto sicuro in cui approdare, due braccia sempre spalancate, pronte ad accogliere, a rinfrancare.

Una curiosità…

Tra tappeti, cuscini, statue, giochi e una distesa infinita di premi (addirittura un tapiro!), a mano a mano che la visita prosegue una domanda si insinua:

Ma la cucina dov’è?!

La cucina è un piccolo angolo cottura non degno di nota, dal momento che Lucio Dalla era solito mangiare sempre fuori casa: del resto, vivendo a Bologna, come biasimarlo?

E appena si chiude il portone…

Al termine della visita si lascia il palazzo con la voglia di correre a casa ad ascoltare le sue canzoni (prima fra tutte Futura, ispirata dal frammento del muro di Berlino che troneggia nel suo studio), chiudendo gli occhi e immaginando Lucio Dalla girare per mercatini con la curiosità di un bambino, acquistando manufatti di stili ed epoche diverse.

Manufatti che poi porterà a casa, quella casa che così tanto parla di lui, e attraverso la quale, insieme alle sue canzoni, l’artista continua a stupirci, meravigliarci, emozionarci.

Clicca qui per fissare la tua visita alla casa di Lucio Dalla!

Foto dal sito: http://www.fondazioneluciodalla.it/

Come sta il mare?

in Tavola Rotonda by

Dalle isole di plastica al più recente Plasticrust: capiamo la situazione del mare, e cosa fare per aiutarlo!

Alzi la mano chi, pensando all’estate, non immagina già la gioia del primo tuffo in mare! Cristallino e calmo, o mosso con onde a cavalcare, con sassi o sabbia su cui poggiare i piedi: immergersi in mare regala una sensazione di leggerezza impagabile!

Ma come sta il mare? Come stanno gli oceani? Avevamo già accennato all’argomento qui, ma è bene approfondirlo, considerando anche che il loro stato di salute interessa poi anche la nostra.

Il nostro mare

Purtroppo non se la passa per niente bene il nostro mare, visto che da una ricerca dell’Istituto Oikos – organizzazione non-profit impegnata in Europa e nei paesi del Sud del mondo nella tutela della biodiversità e per la diffusione di modelli di vita più sostenibili – è emerso che circa 53 mila tonnellate di plastica, ogni anno, vengono riversate nel Mar Mediterraneo, di cui ben l’80% è dispersa a terra.  

Come ci arrivano i rifiuti in mare? Semplice: sparsi per monti, boschi e valli, grazie a fiumi e torrenti – che agiscono da veri e propri nastri trasportatori – i rifiuti arrivano dritti fino al mare e all’oceano.

Isole di plastica

Ad oggi nel mondo se ne contano 7: vere e proprie discariche galleggianti intrappolate in vortici acquatici, in cui confluiscono milioni di tonnellate di rifiuti, derivanti per gran parte dai più grandi fiumi del pianeta: Yangtze, Xi e Huanpu  (Cina), Gange  (India), Oyono  (Nigeria), Brantas e Solo (Indonesia), Rio delle Amazzoni (Brasile), Pasig (Filippine) e Irrawaddy (Birmania).

La più grande – denominata il Great Pacific Garbage Patch – si trova nell’oceano Pacifico, tra la California e l’Arcipelago Hawaiano, e si stima che potrebbe occupare dai 700 mila km2 fino ai 10 milioni di km2. Ovvero, quanto la Penisola Iberica, o gli Stati Uniti d’America.

Ma non occorre andare in mari o oceani troppo lontani, per trovarne una: tra la Corsica e l’Isola d’Elba, nel mar Tirreno, Legambiente ha infatti segnalato la presenza di un’isola di plastica monouso, che Greenpeace ha quantificato in ben ottanta tonnellate di plastica.

10 rivers 1 ocean

Dopo aver attraversato gli oceani a remi e il deserto del Sahara e gli Stati Uniti di corsa, l’esploratore e avventuriero Alex Bellini è partito nel 2019 per quello che probabilmente sarà il suo viaggio più incredibile: quello nel mondo sommerso dalla plastica.

A bordo di imbarcazioni improvvisate e da lui stesso costruite (con materiali riciclati), ha dato vita alla campagna “10 rivers 1 ocean”, partendo dal Gange per poi discendere successivamente i 10 fiumi più inquinati del mondo; arrivando, nel 2022, fino al Great Pacific Garbage Patch.

Al grido di #weareallinthesameboat, l’hashtag scelto per comunicare la campagna sui social, Alex lancia un messaggio sull’urgenza di affrontare il problema della plastica (ma anche di tutti i rifiuti in generale) nei mari, problema che, come lui dice:  

“ci unisce e va oltre le divisioni religiose, linguistiche, culturali, politiche o economiche”.

Un problema che ci unisce

Ed è proprio così: quello dell’inquinamento degli oceaniè un problema che non tocca solo (come sa già non fosse comunque abbastanza) la sfera ambientale, ma anche, come dicevamo, la salute di tutti noi.

Le microplastiche che abbiamo visto finire nei fiumi e poi nei mari, arrivano a mescolarsi con il plancton, alla base della catena alimentare delle creature marine. Creature che noi peschiamo, e mangiamo.

Il Plasticrust

Altro fenomeno legato all’inquinamento dell’ecosistema marino, recentemente venuto alla luce, è quello del Plasticrust.

Nel 2016, un gruppo di ricercatori portoghesi del “Marine and Environmental Sciences Centre” di Coimbra, ha osservato delle strane incrostazioni colorate sulle scogliere vulcaniche dell’Isola di Madeira, che dopo solo 3 anni sono passate da un singolo avvistamento, a ricoprire quasi il 10% della superficie rocciosa.

Di cosa si tratta? Analisi chimiche del materiale hanno rivelato che si tratta di polietilene (PET): probabilmente le incrostazioni hanno avuto origine dallo schianto di grossi pezzi di plastica sulla roccia.

Il “plasticrust”, a Madeira, sta così lentamente (ma non troppo) sostituendo le incrostazioni biologiche sulle rocce, superfici su cui organismi marini, come i cirripedi e le lumache di mare vivono, e si nutrono.

Cosa possiamo fare?

Dunque la situazione è molto, molto seria. Oltre a campagne ad hoc di grandi ONG e progetti e sperimentazioni avviate sui fiumi e nei mari in sinergia con le istituzioni da parte del Consorzio Corepla, in prima linea nel sensibilizzare i cittadini, le imprese e i Comuni alla corretta gestione degli imballaggi in plastica, sono stati scoperti enzimi, batteri e larve di insetti capaci di digerire determinate plastiche, il che lascia ben sperare.

Ma la soluzione che ci permetterebbe di andare avanti senza rivedere le nostre abitudini,  non esiste.

Ecco perché è necessario ripensare i nostri comportamenti e modi di fare. A partire dal non gettare più rifiuti in plastica per terra (che, come si è visto, poi raggiungono il mare), fino al fare con coscienza la raccolta differenziata. Per gli animali, per la natura.

Tutto questo, anche, per continuare a tuffarci in un mare blu. Noi, e le generazioni future.

Photo copertina by frank mckenna on Unsplash

Lorenzo Baglioni: no, non sono solo canzonette!

in Approcci educativi/Protagonisti by

Leggi, teoremi, regole grammaticali, attenzione all’ambiente e l’invito a fare della cultura un distintivo da mostrare con fierezza: vi presentiamo il cantante e attore Lorenzo Baglioni!

Lo avevamo già fatto qui, affrontando nello specifico il tema della dislessia, ma torniamo nuovamente e in modo più approfondito a parlare di Lorenzo Baglioni!

Come canta il buon Max Gazzè, “una musica può fare”. Tutto, aggiungiamo noi, dal momento che quelle magiche 7 note hanno il potere di emozionare, intrattenere, divertire, addormentare, insegnare e, se male assortite, pure disturbare. Tutto, insomma.

Insegnare con la musica

Soffermiamoci però su questo aspetto: la musica può insegnare.

Questo lo sa bene, appunto, Lorenzo Baglioni, classe 1986, originario di Grosseto ma fiorentino d’adozione.

Attore comico di cinema, tv, teatro, web e social network, Lorenzo Baglioni, per tutti “Il Baglio”, si è fatto conoscere come Youtuber nel 2015, con il video Le ragazze di Firenze , elenco musicale ironico dei locali più noti della città, e delle ragazze che li frequentano.

E se da una parte porta avanti, negli anni, il suo lato giocherellone, con canzoni sul perché al mare ci lamentiamo di tutto , su un improbabile McDonald in Piazza Duomo a Firenze, sui  9 Amici che tutti hanno su Facebook, dall’altro utilizza proprio il mezzo musicale per far passare concetti e nozioni di per sé assai poco musicali.

Dalle ossidoriduzioni alle Leggi di Keplero, dal Teorema di Ruffini ai principi della termodinamica, passando per l’uso corretto del congiuntivo (volesse il cielo!): chi mai, prima di lui, ha mai dedicato una canzone a questi temi?

Così, proprio come negli anni ’90 la mitica versione remix di San Martino del Carducci, ad opera di Fiorello (per i nostalgici, eccola qui, e per il massimo godimento, qui trovi la versione di Fiorello e Lorenzo Baglioni insieme, in diretta su radio deejay!), ci fece imparare a memoria la suddetta poesia, Lorenzo Baglioni si rivolge a studenti e curiosi in generale, allungando una mano (con l’altra tiene la chitarra), e accompagnandoli tra nozioni di italiano, matematica, latino, fisica e molto altro (la matematica nella musica l’avevamo già affrontata qui)!

Un giullare matematico!

Il perché della svolta didattica alla sua musica, forse va ricercato nel percorso professionale, precedente al successo sul web.

Dietro al suo profilo istrionico, infatti, si nasconde nientepopodimeno che un laureato in matematica!

Del resto, alcuni ricercatori austriaci hanno scoperto che le persone divertenti hanno un livello di Q.I. superiore alla media!

Come si arriva dalla matematica alle canzoni su Youtube? Lo ha spiegato diverse volte lo stesso cantante, raccontando che insieme al fratello Michele (con il quale scrive tutti i pezzi), aveva visto  alcuni monologhi di stand up comedy appunto su Youtube, decidendo di cimentarsi in un progetto simile, ma condito con una forte componente musicale. Nacque così Selfie, il primo spettacolo con 7 canzoni comiche con monologhi.

Con un piede nel dottorato e un altro nel mondo dello spettacolo, Lorenzo è riuscito  così ad unire le due strade, facendole confluire nel magico mondo di Youtube.

Un’ ora e mezzo per salvare il mondo

Dal titolo diretto ed eloquente, nel 2020 Lorenzo Baglioni scrive insieme al noto geologo Mario Tozzi il libro “Un’ ora e mezzo per salvare il mondo. I veri motivi per cui dobbiamo tornare subito a occuparci del riscaldamento globale” , partendo dalla convinzione condivisa che la pandemia sia un problema passeggero, mentre quello del global warning è un’emergenza da considerare al primo posto:

“Se non facciamo nulla rischia di essere irreversibile. Ci dobbiamo spaventare per darsi un mossa. Ma SI PUO’ FARE QUALCOSA, questo è il senso del nostro libro.”

Un libro, dunque, per smascherare le bufale su clima e surriscaldamento globale, invogliando a condurre una vita più ecologica.

Rivoluzione Culturale

Un libro, il cui messaggio sembra fare eco nel testo di Insieme, canzone di recente uscita, realizzata da Baglioni con il Piccolo Coro dell’Antoniano (un sogno che si è avverato, per il cantante!), nella quale canta: “Perché l’insieme è maggiore della somma delle parti”.

Dunque se si può fare qualcosa, è soltanto insieme.

Oltre ad aver fatto uscire recentemente un nuovo album (“siamo le foto che scartiamo”), Lorenzo Baglioni è sbarcato anche su Audible, a marzo 2021, con la sua prima serie Podcast, dal titolo “Rivoluzione Culturale”.

In ciascuna puntata tratta di eventi, scoperte e invenzioni che hanno cambiato, anzi, rivoluzionato appunto, il mondo.

Ma c’è anche una seconda ragione che spiega la scelta del nome del podcast; talmente bella e condivisibile, che riportiamo testualmente:

“Nel mio piccolo, io sogno che pian piano la gente, e soprattutto i ragazzi, i più giovani, cambino il modo in cui guardano alla cultura. Avere voglia di studiare, essere curiosi, coltivare la cultura devono diventare cose di cui andare fieri, e non cose di cui quasi ci si vergogna. Ecco, perché anche se non sembra, questa sarebbe un’altra piccola grande rivoluzione. Una rivoluzione culturale, per l’appunto.”

Per ulteriori approfondimenti su Lorenzo Baglioni:
Clicca qui
Ma anche qui!

Foto di copertina dal sito https://www.repubblica.it/

San Carlo di Napoli: bambini, tutti all’Opera!

in Approcci educativi by
Teatro San Carlo di Napoli

Abbiamo fatto 4 chiacchiere con Francesca Tesauro, Responsabile Educational & Outreach della Fondazione Teatro di San Carlo a Napoli, per scoprire insieme l’Opera, un mondo affascinante ed educativo in grado di appassionare anche i più piccoli!

1) Quando e perché è avvenuta, nel vostro teatro, un’apertura alle scuole? Qual è la risposta degli alunni che vengono a vedere un’Opera lirica a teatro?

L’apertura alle scuole, nella storia recente del Teatro San Carlo, c’è sempre stata. Sotto l’attuale direzione del settore da parte della Dott.ssa Emmanuela Spedaliere, l’Educational del Teatro si è certamente  strutturato in modo molto preciso, ampliando il proprio raggio d’azione ben oltre le rappresentazioni mattutine dedicate alle scolaresche.

C’è stata la precisa volontà di inglobare progetti di avvicinamento all’opera e alla musica per tutte le fasce d’età, secondo obiettivi didattici sviluppati a seconda del target di riferimento.

Questo modo di lavorare ci ha portati enormi soddisfazioni:

il numero di studenti, docenti e appassionati coinvolto nelle attività Educational del Teatro, negli anni, è cresciuto in modo davvero esponenziale

Molti dei nostri progetti didattici sono riconosciuti anche dal Ministero.

2) C’è, da parte vostra, una fase di preparazione alla visione dell’opera, e una post spettacolo, per analizzarla, oppure se ne occupa in maniera indipendente l’insegnante?

Naturalmente dipende dal progetto che si decide di seguire, ma in generale la preparazione all’ascolto e alla visione dello spettacolo è certamente il cuore dell’offerta didattica.

Abbiamo progetti che prevedono in modo specifico appuntamenti finalizzati all’introduzione, alla preparazione alla visione dello spettacolo da parte degli studenti (come, solo per citarne alcuni, All’Opera! All’Opera! LAB, indirizzato ai ragazzi degli Istituti Secondari di Secondo Grado, e  Scuola InCanto, progetto di avvicinamento per bambini dai 4 ai 13 anni).

Abbiamo però la necessità di prevedere anche esperienze che non includono questo genere di “impegno”, in quanto non tutte le scuole possono o vogliono affrontare un percorso più strutturato, preferendo occuparsi della preparazione dei ragazzi in aula, portando poi gli alunni al Teatro San Carlo solo per la fruizione dello spettacolo.  

3) Quali sono le fasce d’età a cui vi rivolgete con questo tipo di offerta? E tra i bambini e gli adolescenti, qual è la fascia che risponde più positivamente a questo tipo di spettacolo? Quali sono gli elementi che attraggono maggiormente la loro attenzione?

Per quanto riguarda i progetti di avvicinamento all’Opera rivolti alle scuole partiamo dall’infanzia, con i bimbi di 3-4 anni, fino ad arrivare alle scuole superiori.

Ci sono molte attività Educational però rivolte anche alle famiglie e agli appassionati, quindi possiamo dire di spaziare dagli 0 (Opera Baby) agli 80 anni (Signore e Signori…all’Opera!).

Sicuramente tra i feedback maggiormente positivi quelli dei bambini dai 3 ai 10 anni

che rispondono alle iniziative pensate per loro sempre con molto entusiasmo, anche perché in un’età nella quale si è enormemente ricettivi rispetto ai concetti che vengono trasmessi loro.

4) Quali sono le attività extra scolastiche che organizzate, riferite sempre ad un target di giovanissimi? (under 18)?

Come anticipavo, ci sono progetti rivolti ai giovanissimi, che spesso coinvolgono anche le famiglie, programmati nei week-end o durante il periodo estivo, come Opera Baby, uno spettacolo sensoriale pensato per i piccolissimi a partire dagli 0 anni di età.

Ma anche Canta con Me…MUS!, laboratorio di canto al nostro Museo e Archivio Storico, e Opera Camp, il Summer Camp del Teatro San Carlo per i giovani dai 6 ai 18 anni.

Ci sono poi delle attività anche in ambito scolastico che si svolgono in orario extra-scolastico come il già citato All’Opera! All’Opera! LAB, che prevede dei percorsi di approfondimento tematici su tre spettacoli, ognuno dei quali preceduto da un incontro di approfondimento in orario pomeridiano, e un momento finale di raccordo e analisi dei tre spettacoli proposti.

Infine, tutte le attività di PCTO che non sono necessariamente legate all’orario scolastico, essendo dei percorsi di avvicinamento al mondo del lavoro.

5) Il Covid ha inevitabilmente segnato una battuta d’arresto a tutta la programmazione. Avete offerto delle alternative alle scuole, in attesa di tornare in presenza?

Il Covid ha inevitabilmente impattato in modo importante sulla programmazione delle attività Educational del Teatro: abbiamo dovuto reinventare e adattare, per quanto possibile, le attività in programma e strutturarne di nuove in linea con le possibilità offerte dai vari Decreti.

Durante il lockdown abbiamo strutturato una serie di contenuti didattici digitali a supporto della DAD che i docenti portavano avanti quotidianamente, con grande soddisfazione degli stessi, che potevano accedere a una sorta di archivio permanente da utilizzare a seconda delle loro esigenze.

E nel nuovo anno scolastico?

Con il nuovo anno scolastico abbiamo proposto agli Istituti un pacchetto di contenuti digitali  – composto da visite guidate digitali in italiano, inglese e francese, spettacoli in streaming e progetti dedicati ai più piccoli come Il mio Elisir at Home e Cosa farai da grande? – utilizzabili sia in classe a supporto dell’attività didattica sia a casa dagli studenti con relative famiglie, attraverso un link personalizzato.

Abbiamo poi proposto i nostri abituali corsi di formazione, come Raccontare la Musica e la Danza, rivolto ai docenti e riconosciuto dal MinisteroAll’Opera! All’Opera! LAB e il nuovissimo Signore e Signori…all’Opera!in modalità FAD/DAD con grande successo.

Come hanno risposto gli studenti?

Sia gli studenti che i docenti, nonostante l’impegno richiesto da oltre un anno di attività a distanza, hanno accolto di buon grado la ripresa delle attività, apprezzando, cosa non affatto scontata, la voglia del Teatro di mantenere vivo e costante il contatto con tutti coloro che seguivano già prima dell’emergenza le nostre attività, e quella di reinventarsi in un momento così complicato per tutte le attività di spettacolo dal vivo.

6) Tra tutte quelle proposte, qual è l’opera che riscontra maggior successo tra i giovanissimi, e perché?

Abitualmente la reazione degli studenti a uno spettacolo dipende molto anche dal lavoro preparatorio che viene svolto a monte.

In generale possiamo però certamente dire che gli spettacoli che appassionano maggiormente i ragazzi sono, per quanto riguarda le opere, i titoli più popolari (come ad esempio La Traviata) e poi in generale il balletto ha sempre un grosso seguito tra i giovanissimi.

7) L’Opera lirica richiede una certa attenzione per essere compresa ed apprezzata, e per questo si tende a far fatica ad immaginare che dei bambini possano invece apprezzarla. Qual è, secondo voi, il segreto del suo successo? 

L’Opera lirica, contrariamente a quanto si possa pensare, ha un grosso potenziale e può avere un grande appeal sui bambini in quanto spesso attinge ad un linguaggio, a storie ed atmosfere che possono facilmente essere reinterpretate attraverso un linguaggio più simile a quello delle fiabe.

Il flauto magico_Ph_Francesco Squeglia
Il flauto magico | ph. Francesco Squeglia

Per poter quindi coinvolgere i bambini e portarli all’interno di questo mondo meraviglioso è fondamentale il lavoro di adattamento che si fa sullo spettacolo e sul materiale didattico proposto alle scolaresche.

È importante stabilire bene i tempi di rappresentazione e coinvolgere i bambini attivamente sia nella rappresentazione della storia, che nei processi didattici che li portano a comprendere i meccanismi del Teatro.

Altra cosa nella quale crediamo molto e che riteniamo fondamentale affinché i bambini si appassionino al mondo dell’Opera, e del Teatro in generale, è il coinvolgimento delle famiglie nel processo didattico:

se la passione per la musica riesce ad entrare in casa e far parte della vita di tutti i giorni dei ragazzi, il processo di avvicinamento al mondo dell’Opera lirica sarà sicuramente più semplice e naturale.

Così, una volta adulti, ci saranno molte più probabilità che scelgano in modo consapevole di acquistare un biglietto per il Teatro.

Per maggiori informazioni riguardo tutte le attività educative del Teatro di San Carlo di Napoli, clicca qui.

In copertina: Opera Camp, ph. Francesco Squeglia

Repubblica Italiana: come spiegarne la storia, coinvolgendo!

in Attività in classe/Spunti di lettura by

Approfittiamo degli imminenti festeggiamenti per la Festa della Repubblica Italiana, per scaricare e leggere un simpatico libro che ci porta indietro fino al Risorgimento: c’è la storia, sì, ma anche tanto humour: provare per credere!

Il prossimo 2 giugno festeggeremo, per la 75° volta, la nascita della Repubblica Italiana. Il 2 e 3 giugno del 1946, infatti, gli italiani furono chiamati ad esprimere il proprio voto, scegliendo quale forma di Stato dare al Paese appena uscito dalla Seconda Guerra Mondiale.

In quell’occasione, per la prima volta in Italia anche le donne parteciparono alle urne: così, 12 milioni di italiani votarono per la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica Italiana, eleggendo anche l’assemblea che avrebbe stilato la nuova Costituzione, in vigore dal 1° gennaio 1948.

Il 2 giugno 1947 – un anno dopo lo storico referendum – fu dunque istituita la Festa della Repubblica. La prima parata militare a Roma, in via dei Fori Imperiali, con il cerimoniale al Vittoriano inaugurato dal Presidente Luigi Einaudi, si tenne nel 1948.

Solo nel 1949, però, la giornata venne dichiarata ufficialmente festa nazionale. Dal 1977, la festa venne spostata alla prima domenica del mese, fino a quando, nel 2001, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi decise di fissarla di nuovo al 2 giugno.

Quest’anno, contrariamente al passato, non ci sarà la parata delle Forze Armate lungo i Fori Imperiali, né saranno aperti, come di consueto accade in via eccezionale in occasione di questa celebrazione, i giardino di Palazzo Quirinale.

Ma coloro che si troveranno a Roma, potranno comunque alzare gli occhi al cielo e godersi lo spettacolo delle Frecce Tricolori, che passeranno sulla capitale durante la cerimonia di deposizione di una corona di alloro presso l’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica.

Arrivare alla costituzione della Repubblica Italiana, ovviamente, non è stato un processo semplice, né immediato. Così come non è semplice spiegare, o meglio raccontare in modo avvincente a scuola, i tumulti, gli animi, gli ideali che hanno smosso gli italiani nella costruzione della storia del loro Paese, dal Risorgimento alla Repubblica: potremmo dire che, per riuscire nell’intento, ci vorrebbe un Alessandro Barbero per ogni scuola!

Un libro che ci viene in aiuto!

Ma per non scomodare l’illustre storico, noi ci proviamo con il libro “La scoperta dell’Italia | Lettere dal passato remoto del mio amico Virgilio”, che con humour e brillantezza racconta  il momento saliente della storia del nostro Risorgimento (il 1861, quando si combatte per l’Unità d’Italia), visti attraverso le lettere di un adolescente che lo ha vissuto, ritrovate in una soffitta da un suo coetaneo nel 2011.

Nel libro – un gioco continuo di chiama e rispondi – le due storie si intrecciano, narrando il momento storico in maniera fresca, moderna, attuale: come se la storia raccontata fosse la stessa, ma ambientata in due epoche diverse che si confrontano.

La grafica accattivante, poi, rende tutto ancora più coinvolgente!

Il libro lo trovate qui: buona lettura e… buona Festa della Repubblica!

Maturità 2021: Curriculum dello Studente ma non solo!

in Tavola Rotonda by

Che cos’è il Curriculum dello Studente, e quali le ulteriori novità previste per la Maturità 2021, che vedrà il via alle ore 8.30 del prossimo 16 giugno.

Per la Maturità 2021 il Curriculum dello Studente vede il suo debutto (era stato previsto dalla “Buona Scuola” del governo Renzi), e verrà allegato al diploma.

Il curriculum conterrà l’elenco di tutte le competenze dello/a studente/studentessa, in particolare le attività professionali, culturali, artistiche, musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extra scolastico.

Come è strutturato il Curriculum dello Studente?

Il documento, che dovrà essere compilato su piattaforma informatica, si compone di tre parti: due sono a cura della scuola, una spetta allo/a studente/studentessa.

Prima parte

Denominata “Istruzione e formazione”, riporta i dati relativi al profilo scolastico degli studenti, inclusi gli elementi riconducibili alle competenze e conoscenze acquisite durante il percorso di studi.

Seconda parte

Denominata “Certificazioni”, qui si vanno a riportare tutte le certificazioni (linguistiche ed informatiche, ma anche di altra tipologia) rilasciate agli studenti da un Ente certificatore riconosciuto dal MIUR.

Terza parte

Infine, la parte denominata “Attività extrascolastiche”, a cura degli studenti, da compilare con tutte le informazioni riguardanti le competenze e conoscenze acquisite nello svolgimento di attività professionali, culturali, artistiche e di pratiche musicali, sportive o di volontariato.

L’esame di Maturità 2021

Intanto, per quanto riguarda l’ammissione all’esame, le prove Invalsi e il completamento delle ore del PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) non sono tra i requisiti.

L’orale sarà valutato fino a 40 punti, mentre i restanti 60 deriveranno dai crediti accumulati nel triennio.

Ma oltre al Curriculum dello Studente, quali novità dobbiamo aspettarci dall’esame di Maturità 2021?

In realtà, ad oggi, l’ordinanza ufficiale pubblicata dal Miur afferma che l’esame seguirà le orme di quello del 2020, ovvero: niente prove scritte e con il solo colloquio orale svolto in presenza ma, contrariamente allo scorso anno, non ci sarà l’ammissione generalizzata.

La commissione sarà formata da 6 docenti interni facenti parte del Consiglio di Classe, e da un Presidente esterno.

 Il numero di studenti che sostengono l’orale della Maturità 2021 non deve essere superiore a 5 per ogni giornata.

L’elaborato

Dunque, visto che tutto, o quasi, si gioca in sede di esame orale, è bene sapere che quest’anno sarà accompagnato non dalla discussione di una tesina ma, come ha più volte ribadito il Ministro dell’Istruzione Bianchi, da un elaborato.

L’elaborato sarà proprio il punto di partenza della discussione d’esame, e verterà su un tema specifico che il Consiglio di classe ha assegnato a tutti gli studenti, che dovranno a loro volta consegnarlo entro il 31 maggio.

Tale elaborato non segue uno schema rigido, tutt’altro; proprio perché tenendo conto della specificità dei vari indirizzi di studio e delle caratteristiche dei singoli studenti, può avere le forme più varie.

Può infatti essere sviluppato in forma scritta, multimediale e pratica, e nel mese precedente alla consegna del 31 maggio, gli studenti avranno il supporto di un docente nella sua preparazione.

Le materie oggetto dell’elaborato sono state pubblicate il 4 marzo: qui puoi trovare la lista completa.

La prova orale

Il maxi colloquio avrà una durata di circa un’ora, e il/la candidato/a dovrà anche dimostrare competenze e conoscenze previste nell’ambito dell’Educazione civica.

Oltre alla prima fase, relativa alla presentazione dell’elaborato, la prova orale sarà articolata in altre 3 fasi:

  • la discussione di un breve testo (già affrontato nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana)
  • un materiale assegnato dalla commissione, coerente con il percorso fatto
  • l’esposizione delle esperienze svolte nell’ambito del PCTO

Per venire incontro agli studenti coinvolti nella maturità 2021, il Ministero dell’Istruzione ha messo online una nuova piattaforma contenente informazioni e materiali sull’esame di Stato di quest’anno.

Nella piattaforma ci sono anche utili risposte alle domande più frequenti degli studenti: le trovi qui!

Rai Cultura per i maturandi

Per la Maturità 2021 Rai Cultura offre un percorso online sul portale di Rai Scuola, dove poter trovare tutti i materiali dedicati all’Esame.

Maturità. Lezioni e approfondimenti per l’Esame di Stato” è il percorso didattico che raccoglie lezioni tenute da insegnanti, docenti universitari, accademici e divulgatori, e che si rivolge a tutte le studentesse e gli studenti che stanno per affrontare questa prova.

In questo caso, accendere la TV aiuta lo studio!

Foto-illustrazione: la prima idea è sempre la migliore?

in Approcci educativi by
Una nuova attività di foto-illustrazione di Marianna Balducci.

Con l’attività foto-illustrazione di oggi proviamo a rispondere a una domanda: la prima idea è sempre, in fondo, quella buona? Ovviamente la risposta è “dipende”. E il “da cosa dipenda” è influenzato da una quantità di variabili ingestibili in un unico articolo.

Però da qualche parte bisogna pur cominciare e, proprio perché spesso l’incertezza è la principale scusa per rimandare le decisioni cruciali, da qualche parte cominceremo, guardando, fotografando e, naturalmente, disegnando. Quando ci cimentiamo nella combinazione tra disegno e fotografia (cioè la nostra foto-illustrazione) per definire in cosa la nostra matita trasformerà l’oggetto reale in questione, facciamo appello al nostro archivio mentale di immagini, riferimenti, esperienze.

La nostra capacità di lavorare per connessioni, di creare associazioni tra forme e concetti ci permette di risalire a una sorta di catalogo di opzioni: ciascuna di esse è arrivata alla ribalta richiamata da questioni estetiche, cromatiche, a volte anche per via di inneschi molto personali generati da ricordi e fatti accaduti.

Quella forbicina appoggiata sul tavolo chiusa e con la punta rivolta verso il basso spalanca subito il cassetto dell’immaginario cartoon che ho assimilato da bambina: due occhi tondi e un becco a punta, basta aggiungere un paio d’ali al posto giusto e un uccellino dall’espressione buffa è atterrato sul foglio in un lampo.

Però devo dire che il mio bagaglio adulto sgomita, cerca di farsi spazio pure lui e, con la medesima forbice nella medesima posizione, reclama una donnina felliniana dal seno abbondante e l’aria familiare. 

Si vede perciò che la domanda “a cosa somiglia?” è sufficiente a generare più di una via che possiamo prendere per il nostro esperimento foto-illustrato. Bruno Munari in “Fantasia”, a questo proposito, esortava a prenderci cura della nostra “cultura”: solo assimilando molte cose nel nostro archivio saremo in grado di rendere quelle famigerate connessioni sempre più interessanti e ci concederemo il lusso di affermare che davvero la prima idea che è arrivata magari è la migliore e non la risposta obbligata da una gamma ristretta di possibilità. 

Con la nostra classe o sfidando noi stessi, proviamo a trasformare questo allenamento in un gioco.

Scegliamo uno o più oggetti e prepariamoci dei fogli in cui siano fotografati più di una volta e magari da più punti di vista.

Fotografiamoli su un fondo neutro (appoggiandoli su un foglio bianco e ben illuminati) e poi componiamo i mix fotografici anche sperimentando con la fotocopiatrice (che ci permette di zoommare con facilità su una o più versioni dello stesso oggetto).

Con oggetti come le forbici il gioco si fa subito interessante perché le possiamo fotografare aperte o chiuse, frontali o di lato (facendole stare in bilico con l’ausilio di una pallina di nastro adesivo). Se lavorate su fogli a4, vi consiglio di fare un massimo di 3 oggetti per foglio per lasciare spazio per disegnare intorno.

Ma sarebbe bellissimo posizionare le tante versioni fotografate dello stesso oggetto anche su un’unica lunga striscia di cartoncino stesa per terra dove tutti potranno disporsi a disegnare. 

Il gioco può svolgersi in due fasi: la prima è ovviamente disegnare quante più cose ci vengono in mente a partire da quell’oggetto fotografato.

Possiamo mettere a disposizione più copie dello stesso mix fotografico, possiamo classificare gli esiti e premiarli con menzioni speciali: l’animale foto-illustrato più buffo, il personaggio più matto (gli oggetti suggeriscono spesso facce ed espressioni), il mezzo di trasporto più geniale! Victor Nunes, illustratore, grafico e art director, in questo è un vero maestro.

Potete scoprire le sue numerose declinazioni foto-disegnate sulla sua pagina facebook.

La seconda fase può restringere il campo e complicare il gioco sfidando a inventare una storia con i 3 elementi di uno dei nostri composit, improvvisandola e costruendola anche collettivamente in classe, un po’ come ho fatto io con questi due esempi.

Mi raccomando, il segreto, come sempre, non è tanto saper disegnare ma è saper guardare quindi osservate (e ruotate il foglio in tutti i versi, se necessario) e raccontate!

Composit forbici

C’era un ragazzo molto alla moda, talmente puntiglioso da pretendere il taglio di capelli più alla moda del mondo. Il signor Baffonis era il barbiere più rispettato a livello internazionale e quindi sicuramente quel che faceva al caso suo. In effetti, il taglio che gli confezionò era impeccabile, ma il ragazzo era così puntiglioso che tartassò l’illustre barbiere con mille domande e lui, esasperato gli rivelò il suo segreto: a curare i tagli dei clienti più esigenti era il suo amico Forbicino, un rarissimo pennuto dal becco tanto preciso da poter rifinire le basette perfino a un topolino! 

Composit fermaglio

Quella mattina, a casa di Lucia sembrava tutto tranquillo eppure il postino stava per recapitarle una lettera d’amore… del tutto anonima! Chi l’avesse scritta era un mistero, ma Lucia era comunque contenta di sapere che una persona si era presa la briga di scriverle parole tanto dolci e decise che anche lei avrebbe spedito una bella lettera misteriosa a qualcuno, anche solo per far contento per una mattina.

Falsi miti della Storia

in Ora di Alternativa by
Con Valerio Camporesi affrontiamo un tema cruciale di grande attualità: i falsi miti della storia

Nel mio lavoro di insegnante di Storia mi è capitato (non spesso, ma neanche così raramente) di imbattermi in affermazioni e proposizioni di temi, da parte dei manuali, assai poco convincenti. Falsi miti, interpretazioni e rappresentazioni che – pur coincidendo spesso con quelle assunte dal sapere e dalla coscienza collettivi veicolati dalla scuola stessa e dai media come il cinema – mostrano, alla verifica dei fatti, grossi limiti di veridicità.

Smontare questi falsi miti o luoghi comuni mi è sempre parso un obiettivo non secondario della mia professione, anche come stimolo all’esercizio di quella intelligenza critica e a quell’apertura verso il dubbio cui spesso ci hanno richiamato i programmi e le indicazioni ministeriali.

La Guerra di Secessione americana

Si prenda, per citare uno degli esempi più significativi, la tanto celebrata missione di civiltà portata avanti dai “buoni” nordisti contro gli schiavisti del Sud durante la Guerra di Secessione americana (1861-1865), vero e proprio totem di una narrazione che ha posto in risalto anche nella cultura di massa figure come quella del “liberatore” Lincoln, assunto a vera e propria icona dello spirito liberale americano.

Un mito diffuso anche dai manuali di scuola e nella cultura di massa, nelle canzoni (chi non ha mai ascoltato o cantato la famosa canzone su John Brown?) come nel cinema, ma un mito appunto.

La realtà, a dire il vero, appare ben altra: nel suo straordinario (per passione, coraggio, lucidità) studio pubblicato per l’Enciclopedia storica de ”La Repubblica” (che a suo tempo coinvolse le maggiori firme della storiografia moderna, italiana e non solo), Raimondo Luraghi – uno dei massimi studiosi del conflitto americano – ci apre gli occhi a una realtà assai diversa, nelle quali a essere prioritarie non furono certo certo le ragioni umanitarie ma quelle politiche ed economiche, e nella quale non si trova granché traccia dello spirito umanitario tante volte associato ai ‘liberatori’, per i quali il permanere della schiavitù negli Stati del Sud non costituiva certo l’argomento decisivo della guerra. Tanto che lo stesso Lincoln arrivò a sostenere che:

 Il mio obiettivo dominante in questa lotta è salvare l’Unione, e non è né salvare né distruggerela schiavitù. Se mi fosse dato di salvare l’Unione senza liberare nessuno schiavo, lo farei; e se potessi salvarla mediante la liberazione di tutti gli schiavi lo farei; e se per salvarla dovessi liberarne alcuni e lasciar stare gli altri, farei anche questo[1].

Ben altre furono le motivazioni e gli scopi di quella guerra, principalmente economici e politici: c’era da confermare l’egemonia politica ed economica del Nord industriale e capitalista contro il ‘barbaro’ mondo del Sud, per giunta contrario al protezionismo economico ad esso imposto dal governo federale al fine di garantire lo sviluppo di quelle fabbriche dove, sia detto per inciso, si sfruttavano i lavoratori senza alcun ritegno e nelle quali, evidentemente, lo spirito umanitario e liberale del civilissimo Nord conosceva una solenne amnesia.

Altri esempi si potrebbero fare, ma qui mi premeva sottolineare soprattutto come oggi, ancor più di prima, sia importante il ruolo dell’insegnante come di colui che mantiene le coscienze vigili, attente, propense a coltivare il dubbio.

Anche davanti alle asserzioni spacciate come verità assolute e inderogabili, ed è puramente voluto ogni riferimento al clima attuale nel quale – a proposito del tema Covid – si è voluta contrapporre una cosiddetta scienza (in verità molto più simile ad un insieme di dogmi monolitici che a quello spirito di ricerca richiamato da Il saggiatore di Galileo) a chi, a torto o a ragione, sosteneva posizioni diverse da quelle ufficiali, tutte accomunate in un fronte antiscientifico, retrogrado e anti moderno: sarà, anche questo, un mito o una verità?


[1] R. Luraghi, La secessione del Sud e la Guerra civile americana, p. 763, in La Storia, ed. L’Espresso, Roma, 2004

Imparare a osservare: il Colorario dei colori naturali!

in Archeodidattica: strategie e laboratori by
Con il Colorario dei colori naturali, imparare a osservare diventa un gioco divertente!

A proposito di colori naturali: se chiedo a qualcuno di che colore sono le chiome degli alberi, quasi sicuramente mi risponderà “verde”; se poi chiedo di che colore sono i tronchi la risposta è scontata: naturalmente marroni!

Se nessuno nella vita ci ha mai fatto “osservare” per davvero quello che abbiamo attorno, cresciamo in un mondo di stereotipi, in cui alcuni oggetti hanno alcuni colori: le fragole sono rosse, i pulcini gialli, le foglie verdi ecc..

Ma è davvero così? Tutti i pulcini sono solo gialli? E i tronchi, sono marroni?

Imparare a osservare

Credo sia importante allenare, fin da bambini, la capacità di osservare in modo critico ciò che ci circonda, per non ricadere negli stereotipi.

Un modo per farlo è quello di proporre ai bambini di disegnare dal vero quello che vedono: un paesaggio, un fiore, un piccolo insetto, aiutandoli ad osservare con attenzione forme e colori.

Questa primavera ho pensato di preparare, insieme alle mie due aiutanti preferite (le mie figlie piccole!), un gioco da realizzare all’aperto, che ci aiuta ad osservare con attenzione ciò che abbiamo attorno. Abbiamo chiamato questo gioco “ Colorario dei colori Naturali”.

Il nostro Colorario

Il “Colorario” può essere scaricato cliccando qui; vi consiglio di stamparlo su un cartoncino così da resistere meglio al gioco. E’ necessario stampare un disco per ogni colore che vorrete esplorare.

E ora cominciamo!

Prepariamo dei colori a matita con molte sfumature; consiglierei  una scatola da almeno 24 colori o, ancora meglio, 36; in commercio ho trovato alcune sotto- marche di ottima qualità a prezzi ragionevoli.

Sappiamo comunque che i colori a matita sono facilmente sovrapponibili perciò, se ci mancasse qualche sfumatura, la realizzeremo usando più colori.

Dopo aver stampato, ritagliamo il disco nelle parti indicate e facciamo un buco in alto sopra alla scritta “Colorario”, per poter successivamente tenere insieme tutti i “Colorari”.

A questo punto invitiamo i bambini  a scegliere il colore per il quale vogliono sviluppare il “Colorario”. Le mie aiutanti hanno scelto, ad esempio, il verde e il marrone, perciò abbiamo ritagliato un ”Colorario” per i verdi e uno per i marroni.

Ho chiesto alle bambine di scegliere fra le matite colorate quelle che, potessero anche vagamente somigliare a dei marroni e a dei verdi e di mettersele in tasca.

Comincia la caccia!

Esploriamo lo spazio naturale alla ricerca dei colori da inserire nel “Colorario” e ogni volta che troviamo un marrone o un verde appoggiamo il disco di carta all’oggetto e, guardandolo da una delle finestrine bucate, proviamo a trovare, fra i nostri colori a matita, quello che si avvicina di più.

Per essere precisi, scriviamo anche, nell’apposito spazio sul disco, il nome della pianta o dell’oggetto a cui il colore appartiene.

Otterremo così dei dischi con spicchi di colori diversi che ci saranno utili quando ad esempio dovremo disegnare qualcosa di verde o di marrone, per scegliere la sfumatura più giusta per il nostro progetto!

Ed ecco i primi meravigliosi “Colorari”!

Per continuare a giocare con la Natura ed i colori, potete esplorare il mio blog, maniingioco.blogspot.com o seguire il mio profilo Facebook, sia quello personale (Erica Angelini) che quello relativo al mio progetto “Mani in Gioco”.

Di recente ho aperto due nuovi # con l’intento di esplorare: Emozioni e natura #lapasseggiatadelleemozioni, Cultura ed arte #alfabetodeltempio!

Scuole d’eccellenza: la Margherita Fasolo a Firenze

in Approcci educativi/Che scuole!/Protagonisti by

Il Nido e la Scuola dell’Infanzia Margherita Fasolo, a Firenze, promuove il concetto di Scuola Attiva che, opponendosi all’autoritarismo educativo, valorizza carattere e interessi del singolo alunno fin dall’infanzia.

Se inizialmente il Nido e la Scuola dell’Infanzia Margherita Fasolo era ospitato e finanziato dalla Società di Mutuo Soccorso “Andrea Del Sarto” di Firenze, negli anni è stato spostato in viale Segni, via Faenza, via Bolognese e, infine, è approdato al numero 5 di via Cambray Digny.

Margherita Fasolo

Ma chi è stata Margherita Fasolo, che dà il nome al metodo pedagogico e a questo istituto privato, diventato negli anni scuola d’eccellenza nel panorama fiorentino (e non solo)?

Nata a Torino e trasferitasi a Firenze per ragioni di studio, Margherita Fasolo si laurea nel 1934 in Pedagogia, seguita dal pedagogista Ernesto Codignola.

Negli anni ’50 diventa non solo assistente alla cattedra di Pedagogia del Magistero fiorentino, ma anche traduttrice (dal francese) di alcuni classici dell’attivismo pedagogico, come La scuola su misura di E. Claparède e L’autonomia degli scolari di A. Ferrière.

Pubblica dunque La finalità dell’educazione, partecipando a varie associazioni internazionali educative, tra cui i CEMEA (Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva), della cui delegazione toscana è a capo.

Gli anni della guerra

Margherita Fasolo si distacca subito dal fascismo, aderendo ad un gruppo segreto in cui si leggono libri considerati proibiti. Con lo scoppio della guerra, la sua casa a Firenze, al civico 92 di via dei Della Robbia, diventa un centro di ritrovo della lotta clandestina e di assistenza ai prigionieri alleati in fuga.

Terminato il conflitto bellico, Margherita Fasolo sente l’esigenza di ricostruire l’Italia, partendo dalla scuola: da una parte, per offrire un futuro professionale ai giovani che avevano perso anni di studio; dall’altra, per il bisogno di una riedificazione culturale.

Occorre, infatti, segnare una radicale discontinuità con la scuola fascista.


Per una società di individui attivi e responsabili

Nel 1953 esce il suo Orientamenti sul problema educativo, in cui riporta le principali soluzioni pedagogiche che si collegano al bisogno di democrazia.
L’intento è dare vita a una società formata da individui attivi, responsabili, collaborativi, partecipi.

Come fare? Per Margherita Fasolo, opponendosi all’autoritarismo educativo, e valorizzando carattere e interessi del singolo alunno fin dall’infanzia, orientandolo nella direzione dell’autogoverno.

La Scuola Attiva

Tutto questo si traduce nel concetto di Scuola Attiva: l’insegnante deve conoscere e capire la psicologia del bambino, così come i suoi interessi, centrali nella stessa attività scolastica.

Così, si rinnova radicalmente il modo di “far lezione”, e si valorizza, più che il ruolo del maestro, quello dell’ambiente educativo.

Una scuola privata che non ha fini di lucro, né intenti confessionali, non può che ricercare le proprie ragioni in un’idea pedagogica che abbia le mani libere per poter sperimentare forme educative innovative, decisamente centrate sul benessere del bambino.

Il Nido e la Scuola dell’Infanzia Margherita Fasolo

L’esperienza educativa di questa scuola ha inizio nel 1965, promossa da un gruppo di genitori e di educatori facenti parte del già citato movimento educativo dei CEMEA.

Tra le caratteristiche peculiari di questa scuola d’eccellenza troviamo:

  • La pedagogia dei piccoli numeri: ideale per compiere esperienze in una situazione seguita e rilassata, con condivisione affettiva e senza un eccessivo sovraccarico.
  • Lo spazio per accogliere il disagio, di qualsiasi natura, senza trattarlo come speciale, ma considerandolo “ugualmente speciale”.
  • La programmazione, l’analisi, la verifica dell’azione educativa come elemento irrinunciabile e strumento cardine del lavoro di educatrici e insegnanti.
  • Il coinvolgimento delle famiglie nel progetto educativo, alla ricerca di un confronto e di una reciproca formazione.
La Carta dei servizi della Scuola

Realizzata in collaborazione con i servizi educativi del Comune di Firenze, e attraverso un percorso condiviso tra genitori, educatrici e insegnanti, è un documento che fa luce sul significato e sul modo di fare educazione nella scuola Margherita Fasolo.

Tra i suoi valori, spicca quello di costruire un ambiente di accoglienza laico, dove le opinioni hanno pari dignità, e il rispetto per l’altro è osservato ad ogni livello e su ogni piano.

Valore, questo, che si lega al principio di libertà nei tempi e nel vivere gli spazi, e che si esprime in un’offerta formativa ricca di proposte aperte: i bambini possano così orientarsi, riconoscersi e scegliere in base al proprio talento.

Metodi dell’Educazione Attiva

I metodi dell’Educazione Attiva che si ritrovano nel Nido e nella Scuola d’Infanzia Margherita Fasolo, sono:

  • la fiducia nelle risorse proprie di ognuno
  • la globalità dei linguaggi
  • il rispetto dei bambini: agire educativo nella totale assenza di giudizio
  • il clima di libera espressione
  • l’importanza dell’ambiente di vita elaborato dal gruppo delle insegnanti e dalla coordinatrice
  • il costante riferimento alla realtà: ciò che si propone risponde alle esigenze e competenze di quei bambini e di quegli adulti in quel momento specifico
  • l’atteggiamento educativo delle educatrici: nessuna prevaricazione né intromissione, ma presenza costante durante tutte le attività
Linee guida della scuola

I principi sopra riportati si legano indissolubilmente a queste linee guida, che fanno della scuola Margherita Fasolo un punto di riferimento nel panorama educativo:

  • attività organizzate in piccoli gruppi
  • rapporto adulto bambina/o 1 a 10 nella scuola per l’infanzia e 1 a 7 nelle sezioni “margherita” e “primavera”
  • seguire il metodo del lavoro di gruppo tra le insegnanti
  • partecipazione attiva dei genitori
  • formazione e aggiornamento permanente delle insegnanti

Per ulteriori informazioni sul metodo e sulla scuola Margherita Fasolo, clicca qui.

Aprile è “Bella ciao”

in Pensare con gli occhi by
Credits fotoIstituto Luce
Il 25 aprile festeggiamo la Liberazione e la Resistenza: scopriamo con Carlo Ridolfi alcuni video da non perdere!

“Aprile è il mese più crudele“, dice Thomas S. Eliot iniziando così il suo meravigliosa poema La terra desolata. Per noi italiani, forse, non è proprio così. Aprile è il mese più felice, perché non smettiamo, non dobbiamo smettere, di ricordare che è il mese in cui, nel 1945, l’Italia fu definitivamente liberata dal nazifascismo.

Forse l’avverbio “definitivamente” non è correttissimo. Ancora oggi qualcuno insiste ad avere una efferata nostalgia di uno dei periodi più bui della storia umana. Non mancano le scorribande online di lestofanti che fanno irruzione in riunioni altrui scandendo slogan che inneggiano al nazismo e al fascismo, è quel triste fenomeno che si chiama zoombombing

Ma il nostro dovere di educatori è quello di aiutare le giovani generazioni a non dimenticare. Oggi che, per ragioni di anagrafe, se ne stanno andando quasi tutti i testimoni della Resistenza e della Liberazione.

Il cinema e i media digitali ci possono dare un grandissimo supporto, sia che li vogliamo utilizzare a casa, sia che ci servano come integrazione didattica in ambito scolastico.

In questo aprile, dunque, vorrei segnalare a genitori ed insegnanti alcuni dei, per fortuna, moltissimi materiali che si possono trovare nel Web.

Un lavoro prezioso, da vero servizio pubblico, lo sta facendo RaiPlay, che ha dedicato una corposa sezione  proprio alla ricostruzione documentaria di quel periodo decisivo anche per la nostra storia attuale.

L’Italia della Resistenza

Si intitola “L’Italia della Resistenza” e anche solo l’indice dei titoli a disposizione ci può raccontare quale patrimonio ci sia a disposizione.

25 aprile, la Liberazione (con testimonianze, fra gli altri, di Sandro Pertini, che diventerà uno dei più amati Presidenti della Repubblica); Italia libera (storia di una formazione partigiana nel cuneese, con esponenti del calibro di Duccio Galimberti e Nuto Revelli); La scelta (interviste raccolte oggi da Gad Lerner di donne e uomini che parteciparono alla Resistenza); Le radio clandestine nella Resistenza e Le radio nell’Italia liberata, per raccontare quanto importante fu l’uso di un mezzo di comunicazione che allora era diffusissimo e irrinunciabile; Gli scout e la Resistenza, esempi come quello delle Aquile Randagie milanesi o del gruppo romano di piazza Montecitorio, per raccontare quanto il movimento degli esploratori, sciolto d’imperio da Benito Mussolini che non poteva accettare la loro tensione all’autonomia dei ragazzi e delle ragazze, fu decisivo anche dal punto di vista politico.

Bella ciao

Ma aprile non può che essere, anche, il mese di Bella ciao. Sono innumerevoli, per fortuna, le versioni del canto partigiano più famoso del mondo.

Ne segnalo solo una, rintracciabile senza fatica su YouTube. Un gruppo di vigili del fuoco della Gran Bretagna, per inviare un messaggio di vicinanza e solidarietà ai loro colleghi italiani, in particolare in questo brutto momento di pandemia globale, hanno realizzato un video dove cantano proprio Bella ciao.

Qualcuno è un po’ stonato, ma non importa. Anzi. È ancora più commovente vedere e ascoltare come un canto di resistenza ha valicato epoche e confini nazionali, per diventare patrimonio comune che richiama alla solidarietà.

Frutta e verdura: il 2021 è il loro anno (parola di ONU)!

in Esperienze digitali/Protagonisti/Tavola Rotonda by
Il 2021 è l’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura: lo dice l’ONU, dichiarando obiettivi presenti anche nell’Agenda 2030. Scopriamoli insieme, e scopriamo anche un’azienda italiana in prima linea nello Sviluppo Sostenibile: Oranfrizer.

I loro colori, i sapori, la grande versatilità e varietà, i profumi, le innumerevoli proprietà benefiche che offrono: che mondo grigio e insipido sarebbe, senza frutta e verdura?

E non lo pensiamo solo noi, visto che l’Assemblea Generale dell’ONU ha dichiarato il 2021 l’ Anno Internazionale della Frutta e della Verdura  (AIFV 2021)!

Qu Dongyu, Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), ne ha dato il via ufficiale lo scorso 15 dicembre 2020.

Felice ed entusiasta, Qu Dongyu considera l’AIFV 2021 un’importante opportunità per sensibilizzare l’opinione pubblica su grandi temi:

  • in primis, ovviamente, l’importanza della frutta e della verdura sulle nostre tavole
  • la sicurezza alimentare e la salute
  • la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU

Il Direttore Generale ha lanciato un accorato appello sulla necessità di rendere più sana e sostenibile la produzione alimentare, e di ridurre le perdite e gli sprechi alimentari.

Possiamo riuscire a fare tutto questo? Sì, se utilizziamo sapientemente 2 grandi alleate: l’innovazione e la tecnologia!

Prima però di avventurarsi su questi importanti temi, siamo sicuri di conoscere l’esatta definizione di ciò che genericamente chiamiamo “frutta e verdura”? Nel dubbio, eccola nero su bianco:

La frutta e la verdura sono le parti commestibili dei vegetali (come i fiori, i boccioli, le foglie, i gambi, i germogli, le radici, ecc.), coltivati o di origine selvatica, allo stato grezzo o minimamente trasformati.

Con “minimamente trasformati” si intende che frutta e verdura sono state sottoposte a determinati processi (lavaggio, cernita, spuntatura, sbucciatura, affetta tura, spezzettatura), che non incidono sulla qualità del prodotto fresco.

L’Agenda 2030

Ma torniamo ai grandi temi.

Gli obiettivi prefissati dall’AIFV 2021 mirano al raggiungimento di quanto dichiarato anche nell’Agenda 2030 (in passato abbiamo organizzato dei webinar sul tema); nello specifico, per quanto riguarda l’obiettivo 12: consumo e produzione responsabili.

Sottoscritto nel 2015 dai governi di 193 paesi membri dell’ONU, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un vero e proprio programma d’azione per le persone e il pianeta.

17 sono gli obiettivi che vi si trovano all’interno, per un totale di 169 traguardi, precisi e dettagliati, che portano dritti alla meta finale e ambita, da raggiungere entro il 2030: lo Sviluppo Sostenibile, appunto.

Tali obiettivi sono definiti comuni perché riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno deve essere escluso, né lasciato indietro.

Tra di loro troviamo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame, il contrasto al cambiamento climatico, il consumo e la produzione responsabili.

Obiettivi AIFV 2021

Come riportato dettagliatamente nel sito della FAO, ecco di seguito gli obiettivi:

  • Sensibilizzare l’opinione pubblica e orientare le politiche sui vantaggi per la salute derivanti dal consumo di frutta e verdura.
  • Promuovere diete e stili di vita sani, attraverso il consumo di frutta e verdura.
  • Ridurre perdite e sprechi nei sistemi alimentari basati sulla frutta e sulla verdura.
L’esempio di Oranfrizer

Tra le aziende alimentari italiane, quello di Oranfrizer, la maggiore impresa italiana dell’arancia siciliana, parte integrante del gruppo Unifrutti, è un ottimo esempio di messa in atto di tali obiettivi.

Sul tema dello spreco, per esempio, basti pensare all’acqua, protagonista dell’obiettivo numero 6 dell’Agenda 2030: garantire che ce ne sia sempre a sufficienza per tutti.

Sapevi che l’attività che in assoluto richiede più acqua, è proprio l’agricoltura? Ne utilizza ben il 70% di quella disponibile sul pianeta!

Oranfrizer, negli agrumeti di Sicilia, utilizza l’irrigazione detta “gocciolante” che, nonostante il buffo nome faccia pensare il contrario, è in realtà un sistema assai efficiente e amico dell’ambiente, in cui non va sprecata nemmeno una goccia!

Fornendo la giusta quantità di acqua ad ogni pianta, infatti, ne riduce la dispersione ed evita l’evaporazione. Così, si arriva ad un risparmio dell’acqua pari al 50%!

Il giardino delle arance

Nel giardino delle arance di Oranfrizer si gioca con la frutta: i bambini, infatti, possono scoprirla con esperienze vivaci e sorprendenti!

La campagna didattica, nel 2021, è pensata per la DAD con la sua prima edizione 100% digitale.

Nella campagna si svela il percorso dell’arancia lungo la filiera di produzione corta, attenta ai principi della lotta integrata, che riducono al massimo l’utilizzo dei pesticidi.

Del frutto, poi, niente viene sprecato. Se da un lato l’arancia può essere confezionata per essere poi mangiata così com’è, nel caso in cui non risponda a determinati canoni non viene certo gettata, anzi!

 Il frutto subisce infatti una lavorazione che lo trasformerà in qualcosa di diverso, come un’ottima spremuta; ma potrebbe diventare anche un ingrediente prezioso per creare marmellate, profumate creme di bellezza, squisiti cioccolatini!

E poi, con il carico di Vitamina C delle sue arance rosse come la lava dell’Etna (ma anche degli altri agrumi che offre), Oranfrizer è in prima linea nel:

  • sensibilizzare l’opinione pubblica sui vantaggi derivanti dal consumo di frutta.
  • promuovere l’adozione di uno stile di vita sano, a partire dall’alimentazione.

Oranfrizer è attiva nel raggiungimento di questi obiettivi, anche con la sua campagna scuola che continua a registrare partecipazioni e successo: la trovi qui!

A cosa serve?

  • orienta i bambini (e anche gli adulti!) alla scoperta dei sapori dei frutti stagionali che la natura ci dona;
  • offre una visione più attuale e dinamica del mondo dell’agricoltura;
  • suggerisce uno stile di vita più sano e consapevole;
  • esplora piccole soluzioni che contribuiscono alla riduzione degli sprechi e allo sviluppo sostenibile.

E tutto ciò, perché è l’ambiente che ce lo chiede.

E proprio come dichiarato nell’Agenda 2030, riguarda tutti noi. Nessuno escluso.

Benvenuti al Museo sulla Civiltà della Scrittura!

in Approcci educativi/Protagonisti by
Toccare con mano, letteralmente, 5000 anni di storia della scrittura: è l’affascinante percorso educativo, perfetto per le classi, che vi aspetta al Museo sulla Civiltà della Scrittura di San Miniato!

Il Museo sulla Civiltà della Scrittura: ne hai mai sentito parlare?

Che poi, si fa presto a parlare di scrittura: un foglio, una penna, e giù “fiumi di parole”, come canterebbero i Jalisse!

Ma come siamo arrivati a questo? Quali le fasi che, fin dai tempi dei Sumeri e degli Egizi, ci hanno portati a maneggiare agilmente la carta?

La risposta è un viaggio!

Proprio così: la risposta è un viaggio affascinante lungo più o meno 5000 anni, magicamente racchiusi in un museo – il Museo sulla Civiltà della Scrittura – situato nel comune di 28.000 anime di San Miniato, in provincia di Pisa.

Prima di varcare virtualmente le porte di questo piccolo gioiello di storia, è importante capire le ragioni che stanno dietro alla sua apertura.

Per farlo, abbiamo contattato l’operatrice museale Cinzia Cioni, che da 10 anni lavora con entusiasmo all’interno del Museo sulla Civiltà della Scrittura, per conto della Cooperativa La Pietra D’Angolo.

Cinzia Cioni durante un percorso didattico
Cinzia, come siamo arrivati all’apertura di questo originale museo?

Fino alla fine degli anni Ottanta le istituzioni museali italiane si sono impegnate nella ricerca e nella conservazione delle collezioni.

Hanno però tralasciato quasi del tutto un aspetto fondamentale: quello delle iniziative di tipo divulgativo, in grado di attrarre nuovi target di pubblico.

Le sale erano dense di opere prive di didascalie esplicative che ne permettessero la comprensione, così il museo veniva percepito come un luogo ad uso esclusivo degli addetti ai lavori: come dargli torto?

Cosa è cambiato oggi?

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una rivoluzione in Italia:

il museo non è più solo un monumento a se stesso, ma un luogo vivo, dinamico, in grado di conservare, tutelare e produrre cultura.

Oggi le collezioni sono valorizzate da attività che intercettano gli interessi di pubblici diversificati: conferenze, visite a tema, performance teatrali, concerti, workshop, laboratori ludico-didattici.

Un’attenzione particolare è stata data alla sfera della didattica museale: perché se l’obiettivo è quello di cambiare la percezione che una parte della società ha dell’istituzione museo, è necessario scommettere sui giovani.

Pertanto, Scuola e museo collaborano per sensibilizzare le giovani generazioni alla cultura e al patrimonio storico-artistico del territorio, sperimentando approcci didattici innovativi che favoriscano lo sviluppo delle capacità critiche e la creatività.

Ed è proprio in questi anni di rivoluzione, che a San Miniato viene organizzata la mostra che poi darà vita al museo permanente.
Veduta di San Miniato (Pisa), con il Convento di San Francesco e la Rocca di Federico II (foto dal sito nuoviorizzonti.org)

Esatto, presso i locali dell’ex frantoio del Convento di San Francesco, il Comune di San Miniato inaugurò a marzo del 1998 una mostra, dal titolo “La materia della memoria. I supporti della scrittura nel tempo”, che aveva in sé molte delle caratteristiche che le istituzioni museali erano chiamate a sviluppare.

Un suo punto di forza fu la possibilità di interazione con i materiali. I visitatori erano chiamati a sperimentare in prima persona le antiche tecniche di scrittura, manipolando i materiali in esposizione, e riproducendo i gesti antichi degli scribi o degli amanuensi.

Grazie all’impegno di coloro che avevano progettato la mostra, ed in particolare di Roberto Cerri, allora Coordinatore del Sistema Museale, l’esposizione fu trasferita in un ampio edificio di tipo industriale a San Miniato Basso.

Così, nel 1999, il Museo sulla Civiltà della Scrittura venne inaugurato al pubblico.

Ed eccoci, dunque, all’interno del Museo. Come è organizzato?

Il percorso comprende sei “luoghi della scrittura”, attraverso i quali si ripercorre cronologicamente la storia dei supporti, soffermandosi sul rapporto tra i materiali scrittori e i contenuti di memoria.

Classe di bambini ascolta rapita l’operatore museale

Ad ogni tipologia di supporto è dedicata una stazione arricchita da immagini, mentre un pannello esplicativo aiuta ad inquadrare il contesto storico-geografico e le tecniche di scrittura più diffuse in quel periodo storico.

L’area centrale di ogni stazione del Museo sulla Civiltà della Scrittura è occupata dalle postazioni di lavoro, dove i visitatori possono sperimentare la scrittura sui materiali riprodotti fedelmente.

Il primo luogo: LA PIETRA

A differenza degli altri supporti tradizionali, l’utilizzo della pietra come supporto per la scrittura rimase costante nel corso della storia, in particolare per messaggi pubblici o commemorativi.

In questo spazio i visitatori possono incidere una lastra di pietra utilizzando scalpello e mazzuolo, sperimentando le stesse difficoltà degli antichi nel tracciare i segni.

Il secondo luogo: L’ARGILLA

Nella seconda stazione si propongono i materiali utilizzati dai Sumeri circa 5000 anni fa,  nella città di Uruk.

Su panetti di argilla cruda, utilizzando uno stilo di canna, si tracciano alcuni caratteri della scrittura cuneiforme.

Giovani Sumeri!

È possibile osservare schematicamente la trasformazione da semplici pittogrammi, a complessi ideogrammi con valore fonetico.

Il terzo luogo: IL PAPIRO

Segue il misterioso mondo dell’antico Egitto, rappresentato all’interno di uno spazio che invita i visitatori a sedersi a gambe incrociate, tipica posizione dello scriba all’opera.

La tavoletta lignea appoggiata sulle loro ginocchia diventa piano d’appoggio per i materiali scrittori privilegiati: il foglio di papiro, il calamo e il contenitore per l’inchiostro.

Grazie alla presenza di un agile vocabolario, i visitatori possono comporre frasi di bassa o media complessità, utilizzando i caratteri della scrittura geroglifica.

Il quarto luogo: LA TAVOLETTA CERATA

La quarta stazione illustra le tecniche di scrittura del mondo etrusco e romano. L’introduzione delle scritture alfabetiche aveva semplificato l’arte della scrittura, diffondendola anche presso le classi medio-alte della società.

Uno dei supporti più diffusi per le scritture correnti era la tavoletta cerata, su cui si scriveva a sgraffio con uno stilo dotato di spatola. Si poteva così “cancellare” il contenuto spalmando nuovamente la cera, riutilizzando il supporto per scrivere nuovi messaggi.

A tu per tu con la tavoletta cerata e lo stilo
Il quinto luogo: LA PERGAMENA

Il percorso espositivo procede con il quinto luogo di scrittura, in cui è stato ricreato uno Scriptorium medievale.

Qui i visitatori hanno l’opportunità di scrivere su fogli di pergamena utilizzando penne d’oca e inchiostro, come dei veri monaci amanuensi.

Giovane amanuense all’opera!
Il sesto luogo: LA CARTA

Il percorso si conclude con la stazione dedicata alla carta, che giunse in Europa grazie ai mercanti arabi provenienti dalla Cina, e si diffuse capillarmente fino a soppiantare quasi del tutto gli altri supporti tradizionali.

Qui è esposto un torchio ottocentesco perfettamente funzionante. Il torchio offre l’opportunità di seguire il processo meccanico di stampa: dalla composizione del testo fino alla realizzazione del foglio stampato!

E poi, nel 2005, fanno il loro ingresso i numeri!

Grazie al definitivo trasferimento della biblioteca di San Miniato Basso nell’ala opposta dell’edificio, si pensò ad un ampliamento del percorso espositivo, inaugurando nel 2005 una nuova sezione dedicata alla storia dei numeri.

Perché si sentì il bisogno di includere questo percorso, accanto alla scrittura?

Nei programmi scolastici la matematica come “scienza in divenire e dotata di storia”, è quasi del tutto assente.

Per questo motivo il Museo sulla Civiltà della Scrittura ha voluto offrire alle scuole un percorso espositivo che ponesse l’accento sull’aspetto evolutivo di una disciplina fondamentale.

Dunque anche qui i visitatori possono sperimentare in maniera ludica le conoscenze acquisite, osservando gli oggetti e i pannelli che illustrano gli antichi sistemi di numerazione .

Vi siete sempre proposti in maniera proattiva nei confronti del mondo della Scuola.

In questi 22 anni di attività, il Museo sulla Civiltà della Scrittura si è affermato a livello regionale come punto di riferimento per la didattica museale, in particolare per il mondo della scuola.

Le insegnanti scelgono il museo per far provare agli alunni un’esperienza diretta, coinvolgente e immersiva, che porta i ragazzi “a toccare con mano” la storia.

L’offerta didattica integra i programmi scolastici, proponendo per le diverse classi approfondimenti mirati su varie tematiche:

  • la scrittura nell’antichità nel laboratorio dei supporti
  • la matematica nel percorso sulle antiche numerazioni
  • il mondo egizio, con il laboratorio sul geroglifico
  • la scrittura nel mondo greco, etrusco e romano
  • il mondo medievale , con il laboratorio dedicato al Capolettera miniato e l’altro ai vari tipi di scrittura utilizzati, come la gotica e la cancelleresca
  • il percorso dedicato al processo di stampa con il torchio
Per le classi che decidono di trascorrere l’intera giornata a San Miniato, come si struttura l’offerta didattica?

Oltre al Museo sulla Civiltà della Scrittura, offriamo anche tutte le altre attività proposte dai poli museali della rete civica di San Miniato: il Museo del Palazzo Comunale; la Torre di Federico II; il Museo dell’area archeologica di San Genesio;  il Museo della Memoria, l’ultimo nato tra i Musei Civici.

Nell’ottica di un mantenimento degli standard qualitativi, la Cooperativa La Pietra d’Angolo, che gestisce il Museo dal 2011, ha anche creato nuovi percorsi.

Sì, due nuovi percorsi mirati ad accogliere vari tipi di pubblico, come glistudenti delle scuole superiori, e un pubblico di adulti:

  • il laboratorio sulla scrittura giapponese
  • il laboratorio di approfondimento sulla grammatica geroglifica

Intercettare anche questa tipologia di utenza è senza dubbio uno degli obiettivi che il museo si prefigge da tempo.

A proposito di utenza: qual è il vostro pubblico?

Le statistiche ci dicono che il museo viene visitato ogni anno da circa 5000 persone, con una media di 250 attività didattiche.

Un dato che si è stabilizzato dal 2009 ad oggi, segnando un picco nel 2008 (8000 visitatori), in concomitanza con la realizzazione della mostra dedicata agli antichi misuratori del tempo.

Indubbiamente quello delle scuole è il nostro pubblico di riferimento, ma nei ragazzi stessi vi è un forte interesse a tornare al museo anche con le proprie famiglie.

E come si presenta il vostro Museo, al target extra-scolastico?

Negli ultimi 4 anni la Cooperativa La Pietra d’Angolo ha proposto una serie di attività che permettessero di vivere maggiormente il museo, anche al di fuori dell’orario scolastico.

“Metti un pomeriggio al museo”, per esempio, prevede l’apertura nei week-end con laboratori aperti a tutti, pensati soprattutto per le famiglie.

Oppure la più recente formula “Soloxte”, con aperture su prenotazione per gruppi privati o singole famiglie.

Ma anche l’organizzazione di campi museali settimanali, durante le vacanze scolastiche, o la possibilità di usare gli spazi museali e prenotare i relativi percorsi didattici attraverso la formula “Compleanno al Museo”.

Il Museo viene quindi vissuto dai giovani in maniera naturale, facendoli sentire come a casa; questo permette loro di conoscere la storia e l’arte attraverso il gioco e il divertimento.

Ecco che il museo non è più soltanto l’involucro di opere e di conoscenze ma offre un servizio alla società.

Un servizio alla società: questo ci porta a parlare degli attuali obiettivi ai quali il museo aspira.

Obiettivi che si possono riassumere in due parole: inclusione e integrazione.

Un museo accessibile è innanzitutto un luogo empatico, che fa dell’ascolto attivo la prima strategia per il coinvolgimento.

A questo scopo è chiamato a rimuovere le proprie barriere (sensoriali, fisiche, cognitive ma anche culturali ed emotive), per permettere ai visitatori di sentirsi parte attiva.

Convinti che i musei abbiano la responsabilità di rendersi accessibili anche ad un pubblico “fragile”, negli ultimi anni sono state organizzate attività in collaborazione con associazioni e residenze sanitarie assistenziali del territorio.

Tutto questo, per cercare di far vivere anche a persone affette da alcune tipologie di disabilità, un’esperienza profonda e multisensoriale all’interno del museo, rendendolo un luogo amichevole.

Puoi farci un esempio?

Per migliorare la capacità di accogliere pubblici speciali, alcuni di noi hanno frequentato il corso proposto dalla Regione Toscana “Musei toscani per l’Alzheimer”.

Un corso che forma operatori museali in grado di progettare e svolgere attività mirate ad accogliere persone con Alzheimer, o con altre forme di demenza.

Il Museo sulla Civiltà della Scrittura, tra i poli museali della rete civica, è infatti quello che più si presta a sperimentare attività didattiche con un pubblico che necessita di essere coinvolto anche attraverso l’esperienza tattile.

E riguardo all’integrazione?

Per quanto riguarda l’integrazione, tra i vari servizi della cooperativa vi è l’impegno attivo anche nel settore dell’immigrazione.

La Cooperativa ha favorito l’attivazione di inserimenti lavorativi attraverso convenzioni con la Società della Salute, nello specifico, giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro italiano e trovano, presso il Museo sulla Civiltà della Scrittura, realtà scolastiche multiculturali.

E poi arrivò il Covid...

E con lui, uno stop ai musei e una battuta d’arresto alle varie attività. Ovviamente tutto ciò non ha giovato, ma la speranza è quella di riaprire presto le porte del nostro museo.

Negli ultimi mesi abbiamo approntato alcuni dei nostri laboratori nella versione online, mettendoci a disposizione di tutte le insegnanti che, senza l’emergenza sanitaria in corso, sarebbero venute come ogni anno al Museo con le loro classi.

Per supplire all’esperienza diretta di scrittura che i ragazzi svolgono durante l’attività laboratoriale al Museo, diamo loro la possibilità di utilizzare un kit con i materiali scrittori, così da rendere la loro partecipazione attiva come durante i percorsi didattici svolti in presenza.

Ci auguriamo, come tutti gli altri musei che si occupano di didattica, che i ragazzi possano di nuovo varcare le soglie del nostro museo. Le loro voci, i loro sorrisi e i loro abbracci ci mancano davvero tanto!

Vogliamo tornare ad essere a servizio della società, e a cambiare con essa. Il nostro desiderio è continuare ad essere un riferimento importante per tutta la comunità, così come lo siamo stati in questi ventidue anni.

Clicca qui per maggiori info e per prenotazioni.

Un Prato di fiabe

in Attività in classe/Esperienze digitali/Fiere & Festival/Spunti di lettura by
Un Prato di fiabe: il concorso internazionale a premi dedicato agli autori e agli illustratori che amano le fiabe.

Giunto alla sua 21° edizione, Un Prato di fiabe è un concorso internazionale a premi aperto agli autori e agli illustratori che vogliono cimentarsi in uno dei generi più amati e letti di sempre: le fiabe.

Il Premio è organizzato dall’Associazione Culturale Marginalia, e ha il patrocinio dei Comuni di Prato, di Poggio a Caiano e di Carmignano, oltre che della Provincia di Prato e della Regione Toscana.

Un Prato di fiabe, che ogni anno premia autori e illustratori che inviano la loro opera, ha una lunga storia alle spalle e ha visto la partecipazione di alcuni dei nomi più conosciuti nel panorama della letteratura per ragazzi: da Altan, il papà della Pimpa, a Emanuele Luzzati, da Nicoletta Costa a Silver, e poi Paola Zannoner, Lucia Tumiati, Marcello Argilli…

Un Prato di fiabe propone ogni anno varie categorie: scarica qui il bando.

Ma le vere particolarità del Premio sono la sezione dedicata ai più piccoli e la sezione dedicata alle scuole.

Ogni classe, infatti, può decidere di partecipare gratuitamente al concorso scrivendo una favola sia singolarmente – una per ogni alunno – sia collettivamente, con l’aiuto dell’insegnante. Oppure realizzando tante belle illustrazioni!

Partecipare a Un Prato di fiabe può infatti essere un modo divertente e originale per realizzare in classe un laboratorio di scrittura creativa o di disegno.

L’edizione 2021 del Premio ha come tema… la giungla!

Giungla intesa come un luogo ricco di immaginazione, di nuove idee, di persone e animali e piante, di ricordi e obiettivi, di emozioni.

È possibile inviare i propri lavori fino al 30 giugno 2021!

E allora non resta che dire… C’era una volta in una giungla!

Buchi illustrati per aprire passaggi segreti

in Approcci educativi/Arte in galleria/Attività in classe by
Con Marianna Balducci una nuova attività per mescolare disegno e fotografia e… riempire i buchi con delle illustrazioni!

Per spiegare da dove partire quando si mescolano disegno e fotografia a chi si approccia per la prima volta a questa tecnica spesso suggerisco di concentrarsi in prima battuta sugli spazi vuoti. Sono gli spazi che una composizione fotografica ci lascia a disposizione per spostare il peso di quell’immagine da un’altra parte, sono in realtà anche i buchi, gli spazi vuoti, in cui la nostra fantasia trova posto quando osserviamo le cose intorno a noi con attenzione e quelle ci iniziano a suggerire una nuova via per esplorarle e magari trasformarle

In esercizi precedenti abbiamo generato quel vuoto attorno all’oggetto su cui intervenire, mettendolo in scena su uno sfondo neutro che ci lasciasse ampi margini di manovra (recuperate il bestiario immaginario qui). Altre volte quel vuoto lo abbiamo fisicamente portato a spasso per vedere che effetto facesse vestire le nostre storie in presa diretta con le cose del mondo (recuperate gli stencil narranti qui).

Oggi con quel vuoto giochiamo partendo dall’idea che la fantasia a volte sia una dispettosa impicciona, che non si accontenta di girare attorno alle questioni, ma ci vuole andare a fondo a tutti i costi. Oggi apriamo varchi, portali, buchi. 

Tranquilli, non rovineremo niente. La fantasia sarà pure impicciona, ma è molto rispettosa del mondo di cui si nutre. I buchi che andremo a creare saranno immaginari, ma non per questo meno pieni di storie. Come per altre occasioni in cui ci siamo messi a esplorare insieme, vi lascio qualche disegno da cui partire, ma vi invito anche ad inventarne di vostri (salvate e stampate il file in formato A4, divertitevi a fotocopiarlo anche in diverse dimensioni per rendere i buchi disegnati piccoli o giganteschi).

Dei buchi poi non ci accontentiamo: queste aperture sono veri e propri passaggi segreti che conducono verso nuove storie (vi ho suggerito sul mio file come potrebbero cominciare, avete altre idee?). Ecco perché ad ogni varco è associato un personaggio che sbuca fuori o si imbuca dentro (attenzione a ritagliarlo con cura prima di partire con l’esplorazione!).

Fuori o dentro? Questa è già una bella domanda. Se immaginiamo di entrare dentro a un oggetto (un libro, un albero, il cuscino, il pallone, la pentola,…) sicuramente la nostra storia sarà diversa rispetto a quella di chi da quell’oggetto è sbucato fuori. 

Potete procedere posizionando i vostri buchi sia all’aperto che in casa, vi basterà avere sottomano un po’ di nastro carta adesivo o di gommina adesiva removibile, insomma, cose che vi permettano di appicciare temporaneamente il vostro buco su diverse superfici senza rovinarle. Una volta trovato il posto giusto, scegliete angolazione e inquadratura per fotografare la vostra storia.

Per esempio, scegliete quali altri oggetti intorno dovranno essere compresi nell’inquadratura. Il mio coniglio viaggiatore del tempo è sbucato proprio vicino a una misteriosa chiave… sarà quella che gli permetterà di tornare nella sua epoca o che gli aprirà la porta verso nuove dimensioni? Il pigro orso lettore stava cercando da non so quanto tempo una tana in cui trascorrere il letargo coccolato dai suoi libri preferiti e l’ha trovata proprio sul tavolo della colazione… guarda caso, dentro a un goloso pacco di biscotti. Come vedete, i buchi e i personaggi sono in bianco e nero.

Potete lasciarli così e magari divertirvi a virare in bianco e nero la foto successivamente, per vedere come cambia l’effetto, oppure potete colorarli voi. La nostra cagnolina esploratrice sembra immersa in un’atmosfera da vero film di paura nella versione in bianco e nero, davanti a quel libro dalle proporzioni monolitiche che però, sono certa, scoprirà essere molto interessante!

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