Silvia Nanni | Redazione

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Api e biodiversità: attività per bambini, che strizzano l’occhio all’ambiente!

in Attività in classe/Zigzag in rete by

In occasione delle giornate mondiali delle Api e della Biodiversità, alcune proposte di giochi ed attività educative per imparare fin da piccoli ad avere cura dell’ambiente!

Per tutti coloro che hanno a cuore api, farfalle, piante e più in generale l’ambiente, si avvicinano 2 giornate molto importanti!

Si festeggia infatti il 20 maggio la Giornata Mondiale delle api, mentre il 22 maggio ricorre la Giornata Mondiale della biodiversità.

Giornata mondiale delle api

Scopo della ricorrenza è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli impollinatori, sulle minacce che questi quotidianamente affrontano (pesticidi al primo posto) e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile. Le api (ma non solo), consentono infatti a molte piante di riprodursi, comprese numerose colture alimentari.

Cliccando qui è possibile consultare e scaricare tanti laboratori e giochi a tema api: sono utili per far familiarizzare i bambini con questi preziosi impollinatori, insegnando loro a rispettarli e a prendersene cura!

Video Party

Altra proposta di attività educativa originale legata al tema delle api, e che esce dall’ambiente classe, è quella di guardare il documentario “Un mondo in pericolo”, disponibile su Prime Video, nella modalità “Video Party”.

In questo modo è infatti possibile condividerne la visione con un massimo di 100 partecipanti, e chattare in contemporanea per discuterne i contenuti!

Giornata mondiale della biodiversità

Dal 22 maggio 1992 (approvazione del testo della Convenzione per la Diversità Biologica), le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata Internazionale per la Biodiversità.

Lo scopo è quello di evidenziarne l’importanza, ponendo l’attenzione sulle azioni che chiunque può e deve fare ogni giorno per conservare e condividere equamente la natura e i suoi benefici.

A proposito di biodiversità, qui puoi trovare un bell’esperimento educativo per bambini. ll MacaKit  è infatti un kit per allevare le farfalle Macaone dentro casa, vederle trasformarsi da bruco a farfalle e poi lasciarle libere nella natura! Un’esperienza affascinante per tutte le età, per imparare fin da piccoli a rispettare e avere cura dell’ambiente.

Scopri qui la nostra campagna dedicata al tema dell’ecosostenibilità!

Foto di copertina by Kunal Kalra on Unsplash

In partenza la 5° edizione di Didacta!

in Fiere & Festival by

Dedicata alla pedagogista Maria Montessori, venerdì 20 maggio ha il via la 5° edizione della Fiera Didacta Italia. Centinaia di eventi formativi e una vasta area espositiva per le aziende che lavorano nel mondo della scuola e della formazione.

Didacta, l’evento nazionale sull’innovazione della scuola, il più atteso da docenti, dirigenti scolastici, educatori e professionisti in generale del settore, è ai nastri di partenza!

La più grande fiera per la formazione dei docenti si terrà dal 20 al 22 maggio, nella splendida cornice della Fortezza da Basso, a Firenze (ma nasce in Germania, come abbiamo scritto QUI!).

Come si legge dal sito ufficiale della manifestazione, Didacta ha:

l’obiettivo di favorire il dibattito sul mondo dell’istruzione tra gli enti, le associazioni e gli imprenditori, per creare un luogo di incontro tra le scuole e le aziende del settore.

E questa 5° edizione non poteva che essere dedicata a Maria Montessori, una delle personalità più importanti a livello mondiale nel campo dell’educazione dell’infanzia. Il suo metodo educativo è considerato uno dei principali esperimenti di “scuola nuova” adottato in molti paesi del mondo.

La quinta edizione

Come quelle passate, anche la quinta edizione di Didacta si sviluppa in 2 livelli:

  • quello dell’area espositiva, che chiama in causa tutta la filiera delle aziende che lavorano nel mondo della scuola e della formazione;
  • quello degli eventi (oltre 250!), con convegni e seminari che vanno dall’area tecnologica a quella scientifica e umanistica.
Clicca QUI per scoprire l’intero programma di questa edizione di Didacta, e QUI per acquistare il tuo biglietto d’ingresso!

Librì a Didacta!

Anche quest’anno Librì – Progetti Educativi sarà presente con un proprio stand a Didacta, e più precisamente il numero A 59 all’interno del padiglione Spadolini. Qui, nelle 3 giornate della fiera, saranno organizzati vari interventi dedicati a temi come l’inclusione, l’accoglienza, la ricerca, l’alimentazione, la finanza, l’educazione civica e molto altro!

Scopri QUI tutti gli interventi previsti e… vieni a trovarci!

Foto di copertina by raiscuola.rai.it

La famiglia? Un amore di scompiglio!

in Spunti di lettura by

Il 15 maggio si festeggia la Giornata Mondiale della Famiglia. Di modelli familiari ne esistono molteplici: il comune denominatore? Il grande amore che accomuna i suoi componenti!

Secondo L’ONU la famiglia è:

il fondamentale gruppo sociale e l’ambiente naturale per lo sviluppo e il benessere di tutti i suoi membri, in particolare i bambini.

Così, dal 1994 l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha proclamato il 15 maggio la Giornata Mondiale della Famiglia; da qualche anno, inoltre, la dicitura ufficiale è stata cambiata dall’ONU stessa in The International Day of Families, dove la forma al plurale di “famiglie” sottolinea proprio l’inclusione di tutti i diversi modelli di famiglia che la modernità ci presenta.

Dunque i modelli familiari sono sicuramente vari e molteplici, ma ognuno di questi rappresenta un gruppo sociale fondamentale, soggetto a trasformazioni nelle diverse società, col mutare delle epoche.

Famiglie e altri scompigli

Che ci sono tanti modi per essere famiglia ce lo insegna bene il libro “Famiglie e altri scompigli“, scritto da Manuela Salvi e illustrato da Tuono Pettinato (artista prematuramente scomparso a giugno dello scorso anno), edito da Librì – Progetti Educativi.

Che cos’è una famiglia normale? A Barbara, detta Ruggi per la grinta che la contraddistingue, la sua famiglia non piace per niente: un papà strambo, la sua nuova fidanzata e due nuovi fratelli di cui farebbe volentieri a meno. Non vede l’ora di partire per andare a trovare la sua mamma a Parigi! Piano piano però (anzi di piano in piano!), troverà a ogni pianerottolo del suo condominio tante altre famiglie ancora più strane della sua, tutte accomunate dal grande amore che le unisce. E come dice il suo papà: “Una famiglia normale? Che ti frega delle etichette. Non devi mica definire tutto. Balla e non ci pensare!” .

Scarica QUI il primo capitolo del libro, che puoi invece acquistare qui!

Libro inclusivo: braille e non solo. Concludiamo l’intervista a Fabio Fornasari

in Protagonisti by

Quando si parla di libri inclusivi, non si parla solo di linguaggio braille: ecco la seconda e ultima parte dell’intervista a Fabio Fornasari, dedicata al tema del libro inclusivo.

No, un libro inclusivo non è solo un libro che riporta il linguaggio braille. Ne abbiamo iniziato a parlare in questo articolo, in compagnia di Fabio Fornasari, architetto e museologo italiano. Riprendiamo la piacevole intervista.

Che tipo di pensiero c’è dietro il suo progetto “Ninna nanna per una pecorella”? Qual era l’obiettivo?

Ninna Nanna non è solo una storia bellissima, molto importante proprio in questi giorni di cronache di guerra, ma è la storia che meglio mi permette di spiegare l’importanza di questo progetto. Libri tattili dedicati al cieco ce ne sono, lo sappiamo. Il lavoro della Federazione ProCiechi è importante perché attivano la dimensione immaginativa, avvicinano la bambina e alla bambina alla curiosità tattile. Come dice Paola Gamberini, responsabile dello SCE, il Servizio di Consulenza Educativa dell’Istituto dei Ciechi Cavazza:

toccare non è un’abitudine, ma ci si deve abituare a toccare. Le mani, per diventare intelligenti, devono essere educate ad un’esplorazione ordinata, finalizzata, intenzionale.

Ma con Ninna Nanna per una pecorella abbiamo voluto mostrare una seconda questione: il bisogno di condividere gli stessi immaginari. Non basta fare toccare ma serve fare entrare negli immaginari, condividere i mondi e i personaggi che vengono creati dagli autori e dagli artisti, dagli illustratori. Fare entrare nelle variazioni delle emozioni che gli albi illustrati propongono. L’albo Ninna Nanna apre su una tavola che ha due colline e una stella luminosa in cielo. È l’ultima immagine disegnata del Piccolo Principe, la storia di Saint-Exupéry. Il libro che apre con il narratore nel deserto al quale viene chiesto di disegnare una pecora.

“Ninna Nanna per una pecorella” non solo è importante per parlare di una storia di amicizia e di vero amore, una storia di accoglienza. È importante perché presenta una variazione sul tema dell’amore e dell’accoglienza. Frequentare queste  variazioni sono importanti per comprendere la complessità delle emozioni.

In merito a questo progetto, ha spiegato che è nata l’idea di affiancare alle traduzioni in braille un teatrino. Può dirci qualcosa di più a riguardo?

In passato ho fatto altri libri che condividevano il braille e i disegni a rilievo sulla medesima pagina. Già con il volume per Giunti-progetti educativi di Roberto Marchesini “I nostri amici animali” mi ero dedicato alla traduzione tattile. Sulla stessa pagina due codici non si ricalcano con precisione: lasciano lo spazio dell’incontro e del racconto che può nascere tra bambino vedente e non vedente. L’impianto tattile è differente perché usa una lettura differente. Genera uno spazio di incontro e di conoscenza consapevole.

Nel 2019, nell’occasione di “Boom Crescere nei libri”, abbiamo ospitato nell’atelier del Museo Tolomeo la signora Mitsuko Iwata della Biblioteca Furerai. È stata l’occasione per mettere a confronto la nostra esperienza di laboratorio e di traduzione del libro con la loro lunga e importante esperienza.

Mitsuko Iwata è non vedente, madre. Il suo obiettivo è offrire al genitore cieco uno strumento per poter leggere al bambino il libro illustrato, per garantire al genitore che non vede la possibilità di leggere con il figlio una storia, condividerla e crescerci insieme al suo interno. Questa relazione è importante per la Biblioteca Furerai, al pari della storia letta.

Nel tempo con l’atelier Tolomeo avevamo tradotto diversi libri pensati per offrire al bambino una dimensione immersiva, tridimensionale e multisensoriale. Oggetti dove fare leggere con le mani, prendere, spostare, mettere.

Oggetti da comprendere e da disporre sul tavolo, da mettere in azione con le mani.

Il libro diventa una scatola che contiene una narrazione che esce dal libro, si spazializza e si fa materica. Il libro si mette in gioco, diventa il libro-in-gioco.

La storia può essere riletta e riscritta attraverso il teatrino: “beh, se la pecora non ha paura della lupa allora è la lupa che ha paura della pecora”. Il bambino prende il la figurina della lupa, le fa voltare le spalle alla pecora e la fa correre lontano, fuori dal teatrino.

Non è un Kamishibai, non c’è il narratore in fronte allo spettatore. Sono tutti dentro lo spazio della lettura: il genitore legge con le dita, il bambino che ancora non usa alcun alfabeto, alcun codice, sperimenta con la mano, con le mani, con il corpo la narrazione. La solidifica attraverso l’esplorazione e l’esercizio del proprio corpo.

L’obiettivo finale è arricchire di possibilità immaginative. Dare la possibilità di comprendere e immaginare, di emozionarsi. Come dice ancora Paola Gamberini:

per chi non vede le mani sono una meravigliosa porta sul mondo. Toccare è una forma di appropriazione attiva, contatto diretto con la cosa senza bisogno, almeno immediatamente, dell’intervento interpretante della parola. L’approccio tattile trasmette la percezione confortante della permanenza e non evanescenza degli oggetti. Si entra così in contatto con la consistenza e resistenza dell’oggetto, che ci modifica a ci mette in gioco.

Per questo motivo è importante fare un teatro, fare teatro, farsi attori del teatrino in relazione con l’albo (e anche noi ne avevamo parlato qui!)

Lei è anche direttore scientifico del Museo Tolomeo, che ha fondato con Lucilla Boschi nel 2014 nell’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza. Cosa trova il visitatore, quando varca la soglia del museo?

Una Wunderkammer, un atelier e una stanza multisensoriale.

La Wunderkammer è il primo spazio per la città, il gabinetto delle curiosità dove scoprire cosa è accaduto da quando Louis Braille ha creato il codice che porta il proprio nome. È la stanza dove conoscere una storia di 140 anni di costruzione di opportunità di autonomia, uno spazio dove si accumulano cose che sono state usate nell’istituto.

L’atelier Tolomeo è dove mettere in gioco le conoscenze, le pratiche nella relazione di gruppo: laboratori con più persone, classi. È il luogo di una osservazione partecipata e relazionale. È anche il tavolo anatomico che smonta la complessità per ricomporla in una chiave più comprensibile anche per la percezione aptica.

La stanza multisensoriale è lo spazio in continua trasformazione che prende l’impronta di chi l’attraversa. Uno spazio “responsive” che lavora con la pluridisabilità, sulla relazione del bambino e della bambina nella relazione con la famiglia. Uno spazio in continua trasformazione.

Fonte foto di copertina qui

Libro inclusivo: quattro chiacchiere con Fabio Fornasari.

in Protagonisti by

Cos’è un libro inclusivo? È un libro “che si mette in gioco”: parola di Fabio Fornasari, architetto e museologo italiano, esperto nel raccontare storie attraverso speciali installazioni. Scopriamone di più!

Sul tema del libro inclusivo abbiamo fatto 4 chiacchiere con Fabio Fornasari, architetto e museologo che si occupa della costruzione di dispositivi per mostrare e raccontare storie di valore, utilizzando progetti e installazioni museografiche, e ambienti di apprendimento. Ecco la prima parte della nostra intervista!

Conosciamo tutti l’enorme valore e potere che risiede nelle storie. Come diceva Roland Barthes “non esiste un popolo senza racconti; il racconto è là come la vita”. Possiamo dire che il suo lavoro – pensando ai libri inclusivi – è espressione massima di questo concetto, volendo lei allargare il più possibile il pubblico fruitore di tali storie?

Vero. Siamo immersi nei racconti, ne abbiamo bisogno come abbiamo bisogno dell’aria e dell’acqua. Ci nutriamo di storie, come il cervo si disseta alla fonte. Il tema è la fonte, potervi accedere. Renderla accessibile per condividere storie, racconti.

Lavorare sui codici, sui linguaggi che ci permettono di arrivare a comprenderle, farle nostre e poterle raccontare. Ce ne accorgiamo già da bambini, noi stessi. Tutti abbiamo letto libri guardando solo le figure. Leggevo i fumetti del fratello o della sorella più grande guardando le sole figure. Non so se ero realmente in grado di far coincidere la mia lettura con l’intenzione dell’autore. Anche una sola parola dell’adulto che passava mi permetteva di avvicinarmi alla trama, al senso del “giornalino”, per poi riallontanarmene verso una mia personale lettura, tra il trovare e il cercare. Variazioni sul tema dello stesso libro.

Ma non è così che si leggono gli albi illustrati? Non è così che si legge? Lasciando spazio alle libertà associative, alle diverse possibili letture. Quindi è doppiamente vera la citazione di Roland Barthes: non solo leggendo ci dissetiamo del racconto, ma dentro di noi se ne forma uno tutto personale che risuona con la nostra vita, diventando noi stessi fonte per altre letture in una pratica immaginativa e di condivisione di immaginari. Questo è l’obiettivo del mio lavoro.

Nella sua biografia si legge “Costruisce dispositivi per mostrare e raccontare storie di valore, utilizzando progetti e installazioni museografiche, e ambienti di apprendimento.” Può farci qualche esempio di progetti e installazioni che ha creato, e per raccontare quali storie?

Un passo indietro. Mi sono iscritto in una facoltà di architettura perché mi interessava il valore comunicativo del progetto, prima ancora del costruire cose. Mi sono iscritto a Firenze perché insegnavano gli architetti radicali che comunicavano il loro pensiero sul mondo attraverso metaprogetti e oggetti concettuali. Oggetti che creavano spazio al racconto del progetto e che portavano alla superficie il valore simbolico, i riferimenti che reinterpretano l’idea stessa del fare design. Ho poi seguito un corso di studi che mi ha spostato verso una museologia con un taglio curatoriale prima ancora che verso la museografia, la progettazione di contenitori per gli oggetti dell’arte.

In quegli anni ho compreso che tutto ciò che entra in scena all’interno di uno spazio espositivo assume un ruolo preciso che non è di natura tecnica ma culturale. Come per i sogni: tutto ciò che vediamo, tocchiamo, emerge per un motivo preciso. Non è casuale ma ha un significato in relazione alle nostre vite, ai nostri vissuti.

In fondo anche il sogno è racconto, entra sotto la nostra attenzione come qualcosa che non dipende da noi.

Come qualsiasi storia, anche il sogno è fatto di ambienti (mondi), di persone (characters) e ha uno svolgimento narrativo (la storia). Il sogno è un dispositivo narrativo che nasconde i propri significati mostrando. Abbiamo bisogno di un aiuto esterno per decodificarlo in relazione al nostro vissuto. Mettere le “maniglie”, creare le istruzioni d’uso per accedervi. Un’ installazione  museale è ugualmente un dispositivo narrativo che permette la comprensione mostrando. Fa emergere il senso dallo spazio intorno all’opera. È quindi una operazione culturale non tecnica.

Come illuminare un’opera: non è tecnica ma operazione culturale. La tecnica è un servizio, che va conosciuto, come un autore deve conoscere la tecnologia che usa: accendere un computer, salvare un file. Ma l’uso che ne faccio ha una dimensione espressiva che diventa linguaggio.

Quindi, a seconda di quello che devo fare, a seconda della richiesta o della mia ricerca continua, senza sosta, devo studiare i contenuti, devo studiarne la storia e i significati per trovare le “maniglie” concettuali che si traducono in scrittura scenica per aprire quei significati, per permettere l’accesso non solo con parole che spiegano ma anche con azioni sui  contenuti, come li mostro.

Smonto e ricompongo la complessità della storia in elementi utili per fare arrivare i concetti. Il dispositivo è quindi innanzitutto un ambiente che si compone di una serie di elementi, di spazi e oggetti, che permettono un’ interazione con chi li visita, si pongono in dialogo. Non vanno semplicemente guardati. L’ambiente offre una serie di esercizi di comprensione che stimolano domande. Un allestimento diventa così un ambiente dove cerco di creare la possibilità di sviluppare un apprendimento significativo, che stimola nella dimensione cognitiva e sensoriale, non dimenticando la parte emozionale per portare alla questione estetica.

Sembra complicato ma è così che funzioniamo: vedere, guardare, comprendere e infine emozionarci.

In sintesi: non progetto teche museali, ma spazi per sviluppare un’ esperienza significativa. Questo mi ha avvicinato al libro come luogo dove sperimentare linguaggi: in fondo anche un libro è spazio organizzato in un tempo che si sfoglia.

Se si pensa ad un libro inclusivo dedicato ad un pubblico non vedente o ipovedente, salta subito alla mente il linguaggio Braille; eppure, come lei ci insegna, un libro inclusivo è molto di più. Può spiegarci le sue caratteristiche?

Un libro inclusivo è un libro che si mette in gioco. Per questo, partendo dall’idea libro-gioco ho aggiunto quell’”in”: libro-in-gioco.

Il libro si mette in gioco perché si apre alla possibilità di essere letto creativamente e quindi anche essere riscritto, sovrascritto, con altri codici, linguaggi e alfabeti.

Al libro illustrato devo aggiungere un’ interazione tattile, un altro codice che mi permette di essere visto con altra modalità da quella visiva. Ma lo devo fare non solo pensando al bambino che non vede o che vede male. Tutti i bambini hanno libri tattili, libri che li aiutano a sviluppare una tattilità sensibile, capace di riconoscere anche solo toccando delle chiavi, per riconoscere e creare un proprio racconto. Bruno Munari sicuramente che porta nel mondo dell’infanzia quella curiosità di natura immaginativa che il novecento ha sperimentato con il libro d’artista.

Ma la tattilità che serve nella disabilità visiva non è solo evocativa: è interazione per una lettura di gruppo, per una lettura non solo in autonomia.

L’interazione tattile mi serve non solo per creare una possibilità di lettura per il cieco verso il libro, ma anche per creare quei rimbalzi tra due o più lettori che leggono inclusivamente il volume. Il libro illustrato è dedicato ai bambini ma anche ai genitori, alla famiglia. Oppure alla lettura a scuola. È un libro che viene letto insieme perché tutti notano dettagli che altri non hanno notato, significati nascosti.

Un libro illustrato formula la possibilità di sviluppare pensiero intorno al senso del racconto. Scritto dagli autori sono le persone insieme che leggendolo ne ampliano il racconto, lo completano. Tutte le persone coinvolte devono poter avere accesso al contenuto.

Ma chi è il cieco? Chi non può vedere? Il bambino? La bambina? Il genitore? L’educatrice o l’educatore? Se il cieco è il genitore?  Come fa a raccontare al bambino la storia se non può vedere cosa c’è sulla pagina? La figlia, il figlio, possono raccontargli le immagini ma se non sa ancora leggere non può accedere al testo. Per questo il libro lo devo arricchire di una serie di elementi, di scritte in braille che mi permettono di orientare nello spazio della pagina la lettura dell’adulto cieco. Devo permettergli di comprendere la storia e i significati attraverso patine che non sviluppano una tattilità precisa, materica ma solo geometrica, prossemica.

Sarà nella relazione con il piccolo o la piccola che potrà completare l’esperienza di lettura. Così la piccola o il piccolo, pur non sapendo leggere le parole scritte e non conoscendo i significati, è attraverso il dialogo con l’adulto che legge il braille che raggiunge il senso di quella lettura.

Se chi non vede è il piccolo o la piccola ha bisogna di attivare la sua capacità immaginativa con il teatrino, con uno spazio dove raccontare i personaggi resi tridimensionali immersi in una scenografia. A differenza del Kamishibai, non sta di fronte alla scena ma con le mani si immerge nella scena, studia i personaggi ed entra nei ruoli sperimentandoli con il gioco.

L’intervista a Fabio Fornasari sul tema del libro inclusivo continua nel prossimo articolo…

Foto di copertina tratta da https://fabiofornasari.net/

Giornata Mondiale dell’Asma: parliamone in classe!

in Attività in classe by

Il respiro è energia e vita e anche uno solo può fare la differenza, come sanno bene i 2,6 milioni di italiani che convivono con l’asma. Parliamone in classe, grazie alla campagna Più unici che rari di Sanofi Italia.

Ebbene sì: oggi, in Italia, ben 2,6 milioni di persone convivono con l’asma, una patologia complessa che può causare, nelle sue forme più gravi, attacchi respiratori importanti e danni polmonari permanenti. 

Gran parte di loro riesce a convivere con l’asma, ma in alcuni casi la patologia diventa più problematica, con sintomi che rimangono fuori controllo.

Inoltre, nonostante il suo impatto, l’asma grave spesso non è riconosciuta e i pazienti potrebbero non essere consapevoli della reale gravità della propria condizione.

Sensibilizzare sul tema diventa dunque necessario, al punto che Sanofi Italia, una delle principali aziende farmaceutiche italiane, lo ha incluso nella sua campagna Più unici che rari (una campagna da primo premio, come abbiamo visto qui), raccontando la storia di Filippo.

La storia di Filippo

Si dice “restare senza fiato” per esprimere meraviglia, emozione, contentezza. Ma per chi soffre di asma, invece, che cosa significa restare senza fiato?

Filippo soffre d’asma e a volte sente proprio mancare il fiato…

La campagna

Più unici che rari è una campagna educativa nazionale per le scuole primarie (classi IV e V) e secondarie di primo grado, che racconta il valore dell’unicità di ciascuna persona, promuovendo l’importanza dell’accoglienza e dell’inclusione nell’ambiente scolastico, partendo da quelle difficoltà e barriere che possono nascere in presenza di malattie rare.

Come l’asma, appunto, per la quale Sanofi è in prima linea nella ricerca e nello sviluppo di terapie.

Scopri qui maggiori dettagli sulla campagna, e su come ricevere in classe il kit gratuito per poter lavorare con i tuoi alunni!

Fonte foto di copertina: https://www.sanofi.it/it/mediaroom/news/Giornata-mondiale-asma-2021

Dialogo nel buio: il museo che promuove consapevolezza e integrazione

in Zigzag in rete by

Dialogo nel buio è una mostra/percorso allestita dal 2005 presso l’Istituto dei Ciechi di Milano, per abbattere i pregiudizi e favorire l’integrazione.

L’esperienza del buio assoluto, così come quella del silenzio assoluto, è sempre più rara da vivere nella nostra società. Abbagliati continuamente da luci di qualsiasi natura, difficilmente si può avere davvero consapevolezza di cosa voglia dire vivere nel buio più completo.

Dialogo nel buio è un invito a sperimentare come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più intense in assenza della luce.

La mission del museo

Attraverso la visita di Dialoghi nel buio, chiunque vive in prima persona alcune problematiche dell’handicap visivo, ma andando a sperimentare tutte le abilità e le competenze proprie di chi non vede.

Mission del museo è infatti promuovere il ruolo attivo nella società delle persone non vedenti, diffondendo così una cultura dell’integrazione, abbattendo pregiudizi e barriere psicologiche.

Uno dei più grandi pregiudizi, infatti, è quello di pensare che una persona non vedente abbia una vita triste e priva di interessi: ma è in realtà – nella maggior parte dei casi – una vita ricca di sensazioni e curiosità verso il mondo.

La mission del museo si incrocia poi con quelle che sono le finalità dell’Istituto dei Ciechi di Milano: offrire servizi per l’autonomia, la crescita personale e l’integrazione delle persone non vedenti.

Dialogo nel buio: la visita

La visita è un vero e proprio viaggio di un’ora nella totale oscurità, in cui i visitatori per esplorare gli ambienti devono affidarsi esclusivamente ai sensi del tatto, dell’udito, dell’olfatto, del gusto. Una mostra che, dunque, non-mostra, ma mette in primo piano quei sensi che, nella società dell’immagine, nella conoscenza e nella scoperta tendono ad essere lasciati in secondo piano.

Il gruppo, formato al massimo da 8 elementi, attraversa varie ambientazioni che richiamano situazioni di vita quotidiana. Le situazioni sono tutte diverse, da scoprire attraverso i sensi e il dialogo con la guida non vedente, che svela loro «un altro modo di vedere». Dopo aver attraversato i diversi ambienti, l’ultima tappa è un bar dove, sempre nell’oscurità più totale, si commenta l’esperienza vissuta.

Varcato l’ingresso, ovvero il confine fra la luce e il buio, ci si trova così alle prese con una condizione mai sperimentata, dove occorre fare appello alle proprie capacità per destreggiarsi nella nuova situazione.

Attraverso la visita, dunque, non si scopre qualcosa di nuovo, bensì si ri-scopre, si vive in modo diverso ciò che è da sempre intorno a noi.

Le parole di Guido Vergani

Il giornalista e scrittore Guido Vergani, in occasione della prima apertura di Dialoghi nel Buio a Milano, scrisse sul Corriere della Sera:

Bastano i primi cinque minuti dentro al nero tunnel di «Dialogo nel buio» e davvero s’impara a vedere quel che non si è mai voluto vedere in profondo e senza l’alibi del pietismo. Si vive il mondo di chi non ha la vista, di chi esiste solo attraverso gli altri quattro sensi, di chi ascolta, tocca, annusa il buio e sa che anche le tenebre fremono di vita. […]

Per cinquanta minuti, un’ora – tanto dura il percorso – il «normale» diventa il «diverso», si trova dall’altra parte e, sprofondando nei problemi dei non vedenti e dialogando con loro nel loro «elemento», domani userà più generosamente l’intelligenza del cuore anche nei confronti dei sordomuti, dei paraplegici, di ogni handicappato, di ogni «altro», rompendo le barriere psicologiche e culturali che sono assai più insormontabili di quelle architettoniche.

E’una buona lezione quella di questa mostra che apparentemente non mostra e che, invece, insegna, a noi fagocitati dalle immagini, anche il valore del buio per vedere davvero la realtà.

Il coinvolgimento emotivo dell’esperienza a Dialogo nel Buio veicola molteplici contenuti educativi e formativi per il pubblico giovane. Clicca qui per organizzare una visita con la tua classe, o per scoprire i laboratori didattici per i ragazzi, strutturati e personalizzati in base all’età e alla scuola di provenienza.

Clicca qui per avere maggiori informazioni sulla mostra/percorso, oppure clicca qui per scoprire un altro originale museo da visitare con la tua classe, stavolta in Toscana!

Foto di copertina by Amber Weir on Unsplash

Quando l’apprendimento passa per… un podcast!

in Esperienze digitali/Zigzag in rete by

Esploso nel 2019, il podcast permette la veicolazione di contenuti eterogenei, che possono affiancare la didattica tradizionale. Scopriamo perché e conosciamone alcuni!

Ogni volta che cucino dedico a questa attività almeno due ore; o meglio: un’ora e mezzo la dedico alla scelta del podcast giusto, l’altra mezzora a tutto il resto!

È così: da quando questo prezioso strumento divulgativo ha fatto capolino nella nostra vita (il primo risale al 2003, ad opera del giornalista Christopher Lydon, ma è dal 2019 che è avvenuta una vera e propria esplosione, grazie a Google, Spotify, Amazon), sono nati ogni giorno migliaia di contenuti eterogenei, tutti da ascoltare anche se impegnati a fare altro.

Perché è proprio questa la grande forza del podcast: rispetto ad altri format di apprendimento, è l’unico che non richiede un’attenzione visiva. Così, puoi seguirne uno mentre cucini – come me – o mentre sei in auto, lavori al pc, fai una passeggiata, pulisci casa!

Arte, storia, scienze, matematica, attualità, biografie, romanzi: c’è solo l’imbarazzo della scelta tra i contenuti disponibili, ognuno contraddistinto anche da un proprio stile, con un linguaggio e un tono ora spiritoso, ora autorevole. Ma facciamo un passo indietro.

Che cos’è un podcast?

Il podcast è un contenuto audio che può essere ascoltato ovunque e in qualsiasi momento, a prescindere da quando è stato creato e messo a disposizione online.

Il podcasting è dunque quel sistema che consente di scaricare in modo automatico i contenuti audio, e  di ascoltarli in molteplici dispositivi: pc, smartphone, tablet.

ll termine podcast nasce dalla fusione di due parole: iPod, ovvero il dispositivo Apple che ha rivoluzionato il mondo dell’ascolto di musica e contenuti audio, e broadcast (“radiodiffusione”), ovvero la trasmissione di informazioni verso chiunque, senza la sicurezza che queste riescano ad essere consegnate.

Il podcast nella didattica

Va da sé che la recente situazione pandemica ha contribuito notevolmente alla fruizione dei podcast, anche in ambito didattico.

Il format è diventato infatti un prezioso alleato nella didattica digitale integrata, così come in quella a distanza.

Ecco i motivi del suo successo:

  • È utile per esercitare le competenze nel discorso orale: l’audio centrale e questo permette di stimolare l’uso della memoria uditiva, così come le competenze della produzione orale degli studenti;
  • Permette di creare contenuti didattici accessibili a tutti: non solo per quanto riguarda la fruizione, ma anche la stessa produzione;
  • Promuove una didattica personalizzata e inclusiva: non solo audio lezione per studenti che non hanno accesso al pc, ma che possono utilizzare uno smartphone, ma anche creazione di contenuti pensati per studenti con difficoltà nella lettura, oppure ospedalizzati.
  • Può trasformare l’apprendimento in divertimento: come dicevamo, il tono e il linguaggio possono essere leggeri (ma non superficiali), brillanti e accattivanti, pur trattando temi profondi e che nei classici libri di testo spesso sono vissuti come pesanti dagli studenti. Ne è un esempio lampante il podcast di Alessandro Barbero!

Qualche consiglio di ascolto

Scegliere il podcast, giusto, come dicevamo, non è così semplice vista la grande offerta! Di seguito eccone 8, consigliati per gli studenti ma non solo; qui invece trovate un nostro articolo di qualche anno fa, in cui vi parlavamo del podcast Serial.

  • Te lo spiega Studenti.it: pillole di storia, letteratura, arte, tecniche di studio e memoria per ripassare prima di un compito o un’interrogazione
  • Il podcast di Alessandro Barbero: la storia, come avremmo voluto sentirla spiegare in classe!
  • Bistory: Indaga il lato B della storia, con personaggi potenti raggiunti dall’oblio o dalla leggenda dopo una morte incredibile.
  • The essential: una rassegna che racconta l’attualità politica, economica e culturale in pillole da 5 minuti.
  • Bello Mondo: il divulgatore Federico Taddia e la climatologa Elisa Palazzi incontrano coloro che analizzano, comprendono e contrastano il global warming.
  • Il podcast di Piergiorgio Odifreddi: Parla con ironia di aspetti più o meno noti di scienza, politica, religione e matematica.
  • Morgana: Michela Murgia e Chiara Tagliaferri raccontano storie di donne che hanno affrontato pregiudizi e stereotipi.
  • In compagnia del lupo: Tratto dall’omonima serie di Sky Arte con Carlo Lucarelli, alla scoperta del lato oscuro delle fiabe.

Foto di copertina by Mohammad Metri on Unsplash

Scuola e disagio: ecco il webinar!

in Corsi di formazione by

Giovedì 17 marzo si è tenuto il webinar dedicato al tema del ruolo della scuola di fronte al disagio: ecco il link per recuperarlo.

Abbiamo presentato nel dettaglio qui le tematiche relative al webinar realizzato da  Sanofi in collaborazione con Librì Progetti Educativi, che si è tenuto giovedì 17 marzo alle ore 16.30.

Ponendo l’attenzione sulle transizioni critiche della vita familiare, o sulle vicissitudini di traiettorie di vita complesse che possono riguardare lo studente, si è evidenziato che la scuola è spesso il contesto più significativo, se non il primo, nel quale il bambino/ragazzo esprime il proprio dramma.

Relatrice del webinar è stata Donatella Paggetti, psicologa – psicoterapeuta, che ha creato e gestito il Servizio di Psiconcologia all’interno dell’Oncoematologia dell’ospedale pediatrico Meyer dal 1999 al 2015. Da alcuni anni si occupa di vari progetti rivolti a minori, adulti e famiglie che prevedono anche il supporto domiciliare.

Tra i temi che la Dott.ssa Paggetti ha toccato troviamo:

  • i vissuti e le reazioni dell’allievo e dei componenti della famiglia ad un evento a forte impatto emotivo;
  • come riconoscere il disagio e rispondervi secondo il proprio ruolo e la propria competenza;
  • come la relazione con la scuola e con la classe costituisca il principale fattore di prevenzione delle conseguenze psicosociali negative causate da un evento traumatico.

Per coloro che si sono persi il webinar, ecco di seguito il video: buona visione!

Webinar “Conoscere e riconoscere il disagio: la funzione protettiva ed educativa dell’insegnante”

Foto di copertina by Chris Montgomery on Unsplash

Alla scoperta delle scuole d’eccellenza: Istituto “Ettore Majorana” (Brindisi)

in Che scuole!/Zigzag in rete by

Accogliere, formare, orientare tra esperienza e innovazione: gli obiettivi – centrati – dell’Istituto Ettore Majorana, capofila dell’interessante iniziativa Book in Progress.

In via Montebello 11, a Brindisi, si trova da quasi 50 anni l’L’I.I.S.S. (Istituto Tecnico settore Tecnologico-Liceo delle Scienze Applicate-Liceo Quadriennale) “Ettore Majorana”, che da sempre contribuisce in maniera significativa alla formazione di figure professionali determinanti per lo sviluppo sociale ed industriale.

Nel suo sito possiamo trovare dettagliata la mission, ovvero avvicinare i giovani al mondo del lavoro e dell’istruzione superiore, formando nuove figure professionali dalle caratteristiche rinnovate (come la flessibilità e le capacità progettuali di pianificazione, realizzazione e documentazione, ma senza mai trascurare l’importanza delle relazioni umane e della comunicazione).

Ma anche la vision è riportata chiaramente, vale a dire:

fare dell’Istituto un Polo di  Innovazione che sia un riferimento a carattere nazionale e un CENTRO DI AGGREGAZIONE CULTURALE E RELAZIONALE per i giovani, le famiglie ed il territorio.

Obiettivi sicuramente centrati, grazie anche all’’investimento nelle risorse tecnologiche più aggiornate e all’avanguardia, applicate alla pratica didattica quotidiana.

Risorse all’avanguardia

Tutte le classi sono infatti dotate di registri elettronici, lavagne interattive multimediali, tv digitali maxi schermo, personal computer.

I docenti e gli studenti hanno badge personale per poter registrare le presenze ed accedere al registro elettronico. Inoltre, un numero sempre maggiore di classi è dotata di arredi flessibili e modulari di ultima generazione, per creare ambienti più favorevoli allo studio e all’interazione.

Tutti sono provvisti del proprio iPad e, ad integrazione, la scuola mette a disposizione ulteriori Mac e iPad, distribuiti attraverso carrelli mobili nelle singole classi.

Sono stati inoltre creati un laboratorio per la fruizione di contenuti in 3D e un laboratorio di realtà virtuale associata a particolari percorsi didattici di scienze e chimica: spazi che, per gli appassionati delle STEAM, sono davvero preziosi!

Book in Progress

Ma ciò che più di tutto ha catturato la nostra curiosità è il fatto che l’Istituto “Ettore Majorana” è capofila del progetto Book in Progress: una vera e propria rete di scuole che realizza e produce materiali didattici sostitutivi dei libri di testo – disponibili sia in formato cartaceo che digitale – scritti dai docenti della rete nazionale per gli Istituti di primo e secondo grado.

Tale iniziativa migliora in modo significativo l’apprendimento degli allievi, fornendo anche una risposta concreta ai problemi economici delle famiglie e del caro libri.

Qui è possibile saperne di più, e partecipare attivamente all’iniziativa, aderendo alla rete e/o visionando i testi in formato digitale.

Per farlo, basta mandare una mail a info@bookinprogress.it, indicando la scuola di appartenenza.

Fonte foto di copertina: https://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola/istituti/BRPS01701T/e-majorana/

Maturità: matematica non ti temo!

in Zigzag in rete by

Un divertente professore ci spiega come non farsi prendere dall’ansia di fronte all’esame di maturità, nello specifico, alla temutissima prova di matematica!

L’essenza della matematica è la sua libertà“, scriveva il matematico tedesco Georg Cantor, padre della moderna teoria degli insiemi.

Ed effettivamente, risolvere equazioni, trovare il misterioso valore di quella x, dare un ordine preciso all’insieme sparso di numeri e lettere scritti alla rinfusa su una lavagna, fa sentire potenti, imbattibili, liberi di pensare oltre il finito!

Ma se da un lato troviamo studenti che si esaltano all’idea di risolvere l’ennesima disequazione, dall’altra ecco un esercito di anime timorate dalla matematica, che anche a distanza di anni dall’esame di maturità continuano a sognare di trovarsi davanti il foglio in bianco del loro compito di matematica, senza aver risolto nessun problema e a 3 minuti dal suono della campanella. Ah, se ne sono qualcosa!

Se lo stato d’animo che vi pervade è questo, o giovani maturandi, prendetevi una pausa dai tomi, fate un bel respiro e gustatevi questo video, dove il Prof del Tubo ci parla, in maniera divertente e coinvolgente, della “matematica che ci piace” (vi avevamo già parlato di lui in questo articolo).

Come abbassare l’ansia da esame di maturità? Come affrontare al meglio questo importantissimo passo? Ne parliamo con lui e con cinque studenti maturandi da tutta Italia!

Buona visione!

Foto di copertina by JESHOOTS.COM on Unsplash

20 marzo: Giornata Internazionale della felicità

in Attività in classe by

Domani si festeggia la Giornata Internazionale della felicità: ma come riconoscere questo stato d’animo?

Domani, 20 marzo, si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Felicità. Fu proprio l’Organizzazione delle Nazioni Unite, nel 2012, ad istituirla:

«L’Assemblea generale […] consapevole di come la ricerca della felicità sia uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre la necessità di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica […]»

La scelta del giorno non fu certo casuale: coincide infatti con l’equinozio di primavera, simbolo beneaugurante di rinascita della Natura.

Certo, in questo esatto momento storico, reduci da una pandemia non ancora del tutto superata e con una guerra in atto e nemmeno troppo lontana, non è facile rendere onore a questa giornata, trovare delle briciole di benessere dentro di noi: viene quasi da sentirsi fuori luogo.

Eppure, è proprio in momenti come questi, in cui felicità fa rima con speranza, che dobbiamo ricordare che la ricerca di questo stato d’animo rappresenta uno dei diritti fondamentali dell’uomo, e scopo fondamentale dell’umanità.

È ad essa che dobbiamo tendere sempre, magari anche ridimensionando l’idea che ne abbiamo, e anziché puntare a picchi altissimi, cercare frequenti e piacevoli momenti di serenità e spensieratezza.

Se fosse felicità?

Ma come si riconosce la felicità?

Su questa domanda ruota la campagna educativa per la scuola primaria “Se fosse felicità?“, dedicata al tema dell’affettività e dell’inclusione.

Realizzata da Librì Progetti Educativi in collaborazione con Eulab srl – Laboratorio della Felicità, la campagna propone un percorso didattico interdisciplinare dedicato agli stili di vita e alla inclusività, finalizzato ad accompagnare i più piccoli alla scoperta della felicità non solo come emozione ma anche come competenza da allenare.

Amicizia, rispetto, solidarietà, cura di sé e degli altri: questi i temi su cui i bambini e le bambine avranno occasione di riflettere, sfogliando le pagine del libro incluso nel kit (e che porta lo stesso nome della campagna), e svolgendo le varie attività proposte.

QUI trovi alcune attività tratte dalla campagna educativa, da poter proporre in classe

E il genitore, cosa può fare per educare suo figlio o sua figlia alla felicità? Come affermava Maria Montessori:

“L’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino ad essere grande”

È solo grazie a questo atteggiamento, infatti, che il genitore comprende i veri bisogni del bambino, aiutandolo a guadagnare autostima e benessere interiore.

Il 14 marzo è il “Pi Greco Day”!

in Zigzag in rete by

Perché mai dedicare una giornata al Pi Greco? Scopriamone di più sul numero più famoso e misterioso del mondo matematico!

Il Pi Greco, nota costante di Archimede o di Ludolph, spesso approssimata a 3,14 e indicata con il simbolo π, è definito come il rapporto tra la lunghezza della circonferenza e quella del suo diametro, ed è indubbiamente il numero più famoso del mondo della matematica (e a proposito di questa materia, QUI parlammo del suo legame con la musica)!

Il valore entra infatti nelle formule usate nel calcolo delle probabilità, utili per simulare l’efficacia di un farmaco, calcolare la probabilità che una certa malattia si diffonda, nelle proiezioni dell’andamento delle azioni in borsa!

Perché si festeggia il 14 marzo?

ll Pi Greco Day si celebra ogni anno proprio il 14 marzo, perché nel sistema anglosassone la data si scrive 03/14 come le prime tre cifre del Pi Greco, e inoltre coincide con il compleanno di Albert Einstein! L’idea di istituire questa giornata internazionale è venuta all’Exploratorium di San Francisco, il grande Museo della Scienza, che ogni anno organizza per l’occasione giochi, gare, musiche, filmati!

Il primo festeggiamento risale al 1988 grazie a Larry Shaw,  fisico statunitense noto con l’epiteto “Principe del Pi Greco”. Per l’occasione i partecipanti marciarono intorno a un grande cerchio e mangiarono tante torte diverse, perché PI e Pie (“torta” in inglese) hanno lo stesso suono, ma anche perché la torta è rotonda ed è quindi correlata al Pi Greco!

Per gli insegnanti il Pi Greco Day può diventare un’importante occasione per scoprire o ritrovare il nesso fra quotidianità e matematica. Insieme agli alunni è dunque possibile cogliere un’opportunità di crescita, andando oltre il cliché di disciplina puramente astratta!

Una poesia per il Pi Greco!

Ebbene sì, questo affascinante valore si è meritato anche una bella poesia della poetessa polacca Wisława Szymborska, premio nobel nel 1996, dal titolo – appunto – Pi Greco:

È degno di ammirazione il Pi greco
tre virgola uno quattro uno.

Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali, cinque nove due, poiché non finisce mai.
Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
otto nove, dal calcolo, sette nove dall’immaginazione,
e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo,
ossia dal paragone quattro sei con qualsiasi cosa due sei quattro tre al mondo.
Il serpente più lungo della terra dopo vari metri si interrompe.
Lo stesso, anche se un po’ dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
Il corteo di cifre che compongono il Pi greco non si ferma sul bordo della pagina,
È capace di srotolarsi sul tavolo, nell’aria, attraverso il muro, la foglia, il nido, le nuvole,
diritto fino al cielo, per quanto è gonfio e senza fondo il cielo.
Quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
Com’è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
E invece qui due tre quindici trecentodiciannove il mio numero di telefono
il tuo numero di collo l’anno millenovecentosettantatré sesto piano
il numero degli inquilini sessantacinque centesimi la misura dei fianchi due dita
sciarada e cifra in cui vola e canta usignolo mio oppure si prega di mantenere la calma,
e anche la terra e il cielo passeranno,
ma non il Pi greco,
oh no, niente da fare,
esso sta lì con il suo cinque ancora passabile,
un otto niente male, un sette non ultimo,
incitando, ah, incitando
l’indolente eternità a durare.

Foto di copertina by ThisisEngineering RAEng on Unsplash

Webinar: il ruolo della scuola di fronte al disagio

in Corsi di formazione by

Giovedì 17 marzo, alle ore 16.30, il webinar gratuito sul tema “Conoscere e riconoscere il disagio: la funzione protettiva ed educativa dell’insegnante.

Abbiamo affrontato in passato varie volte e in vari modi il tema del disagio (in questo articolo legato alla sfera psichica, in questo invece legato al disturbo della dislessia).

Stavolta invece lo facciamo con un webinar che affronta:

  • la tematica dei vissuti emotivi connessi ad eventi traumatici
  • l’impatto sul bambino/ragazzo e sull’intera famiglia
  • il ruolo della scuola nella sua dimensione educativa, sociale ed emotiva

Nelle transizioni critiche della vita familiare, o nelle vicissitudini di traiettorie di vita complesse, lo studente incontra eventi traumatici singoli o cumulativi che possono esporlo ad un grande disagio, ad una crescita sofferta, ad adattamenti spesso impossibili.

Il ruolo della scuola

La scuola è spesso il contesto più significativo, a volte il primo, nel quale il bambino/ragazzo esprime il proprio dramma. È quindi importante che l’insegnante possa conoscere come la mente umana risponde all’esposizione ad eventi traumatici, per poter riconoscere i segni di disagio che incidono sulle capacità di stare in relazione con la classe e con l’insegnante, e quindi sull’apprendimento.

Il webinar

Il webinar gratuito, realizzato da Sanofi in collaborazione con Librì Progetti Educativi, si terrà giovedì 17 marzo alle ore 16.30.

È rivolto a figure professionali che operano in ambito educativo, fornendo tecniche e strumenti per mettere in atto comportamenti e atteggiamenti che consentono di contenere la regressione emotiva e sociale che un evento traumatico può causare.

Nello specifico, il webinar consente di acquisire conoscenze e competenze su:

  • i vissuti e le reazioni dell’allievo e dei componenti della famiglia ad un evento a forte impatto emotivo;
  • come riconoscere il disagio e rispondervi secondo il proprio ruolo e la propria competenza;
  • come la relazione con la scuola e con la classe costituisca il principale fattore di prevenzione delle conseguenze psicosociali negative causate da un evento traumatico

La relatrice

Donatella Paggetti, psicologa – psicoterapeuta, ha creato e gestito il Servizio di Psiconcologia all’interno dell’Oncoematologia dell’ospedale pediatrico Meyer dal 1999 al 2015. Da alcuni anni si occupa di vari progetti rivolti a minori, adulti e famiglie che prevedono anche il supporto domiciliare.

Per iscriversi al webinar gratuito CLICCA QUI!

Cherchez la femme: le donne dimenticate dalla Storia

in Tavola Rotonda by

“Cherchez la femme”, lo spettacolo teatrale che debutterà il 12 marzo al Teatro della Compagnia di Castelfranco di Sotto (Pi), ci parla di tutte quelle donne del passato che, no, non sono rimaste a guardare mentre gli uomini combattevano, scrivevano, davano vita alle ideologie. Anzi.

Secondo un recente studio del Representation Project (organizzazione mondiale che garantisce agli esseri umani di raggiungere il loro potenziale, senza ostacoli legati al genere), le donne che emergono dal fiume di nomi di coloro che hanno fatto la storia rappresentano lo 0,5%.

Ma mentre gli uomini combattevano, davano vita alle ideologie, compivano imprese, dove erano le donne? 

Cherchez la femme”, scriveva con sarcasmo Alexandre Dumas padre, sostenendo che ovunque fosse un problema, là si trovasse una donna che ne era la causa.

Questa frase, assume in realtà nello spettacolo teatrale Cherchez la femme un’ accezione positiva: perché le donne, nella storia, hanno avuto un ruolo assai rilevante.

Le 5 donne

All’aprirsi del sipario troviamo così in scena 5 donne, Olympe de Gouges, Charlotte Salomon, Christine De Pizan, Irma Bandiera e Sophie Schöll: grandi personalità vissute in epoche diverse, accomunate dallo stesso triste destino, ovvero essere state ingiustamente tagliate fuori dai libri di storia.

Le giovani attrici dello spettacolo: Valentina Barnini, Matilde Cini, Irene Falconcini, Marta Manzi, Evelina Menicagli, Eva Ragoni

Quanti sanno che Olympe de Gouges scrisse, in piena Rivoluzione Francese, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina?

Quanti conoscono la struggente opera “Teatro? O vita?” di Charlotte Salomon, con la quale lei tentò di sfuggire agli orrori del nazismo?

O ancora, il movimento della Rosa Bianca, di Sophie Schöll , che tentava di aprire gli occhi al popolo tedesco assoggettato al nazionalsocialismo?

E che dire di Christine De Pizan, la prima donna che nel 1400 divenne scrittrice per professione?

E di Irma Bandiera, la partigiana che dette la vita affinché le generazioni future potessero vivere libere come lei stessa avrebbe voluto?

Lo spettacolo teatrale

Riunite, sotto forma di rose, in uno speciale giardino, le 5 donne parlano di sé e non solo, ora sotto forma di monologo, ora sotto forma di coro a più voci che si trasforma in vere e proprie melodie. Lo spettacolo si arricchisce infatti anche di canzoni cantate dal vivo dalle performer Lisa Santinelli e Mariarita Arancio.

Perché la musica, amica della memoria, è un valido aiuto per ricordare, tramandare, insegnare.

Le performer Lisa Santinelli e Mariarita Arancio

Scritto da Silvia Nanni e diretto da Claudio Benvenuti, lo spettacolo Cherchez la femme è un’iniziativa dell’ Associazione Culturale e Solidale Crescere Insieme. Costituita nel 1994, l’Associazione ha l’obiettivo di promuovere e sostenere attività culturali e solidali in direzione nonviolenta (come l’ appoggio alla causa dell’indipendenza del Saharawi, o i laboratori teatrali per i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori, condotti da Claudio Benvenuti, da cui provengono proprio le protagoniste dello spettacolo) e rientra nell’ambito del P.E.Z. – progetti educativi zonali – della Regione Toscana, realizzati dal Cred Valdera.

La giovane età delle attrici in scena amplifica la forza del suo messaggio: promuovere una cultura della parità di genere e superare gli stereotipi.

Argomenti, questi, di cui è necessario parlare sempre più, non solo in occasione di giornate come la Festa della Donna.

Quando e dove

Lo spettacolo Cherchez la femme andrà in scena sabato 12 marzo, alle ore 21.15, presso il Teatro della Compagnia di Castelfranco di Sotto (Pisa). L’ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria allo 0571.487235 (9.00-13.00), o al
339.5271841.
Mentre giovedì 17 marzo, ore 21.15, andrà in scena al Teatro Cinema Vittoria di Cascine di Buti (Pisa), con ingresso gratuito (prenotazione al numero 329.1063401).

CHERCHEZ LA FEMME

  • Testo Silvia Nanni
  • Regia Claudio Benvenuti
  • Musiche dal vivo Lisa Santinelli e Mariarita Arancio
  • In scena Valentina Barnini, Matilde Cini, Irene Falconcini, Marta Manzi, Evelina Menicagli, Eva Ragoni, Giulio Scarpellini
  • Costumi Doriana Piampiani
  • Produzione Associazione culturale e solidale “Crescere Insieme” onlus

Migliorare l’apprendimento grazie alla valutazione

in Approcci educativi/Zigzag in rete by

In merito alla valutazione nella scuola primaria, sono tre gli approcci che contribuiscono all’apprendimento degli studenti. Un interessante articolo ci spiega nel dettaglio.

Abbiamo già affrontato recentemente il tema del nuovo documento di valutazione nella scuola primaria, con l’introduzione del giudizio descrittivo riferito ai 4 livelli di apprendimento (avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione).

Una mossa, questa, che mira a dare valore alle tappe dell’apprendimento, trattandosi di una vera e propria considerazione in itere.

Ma come possono muoversi alunni, insegnanti e genitori, per migliorare l’apprendimento nella scuola primaria? Con il suo uso intenzionale in classe, che comprende 3 approcci di valutazione:

  • per l’apprendimento
  • come apprendimento
  • dell’apprendimento.

Tali approcci (e non solo) sono ben delineati in un ottimo articoli di Orizzontescuola.it, che offre anche l’utile Rubrica di valutazione delle competenze chiave e di cittadinanza, da scaricare gratuitamente.

CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO

Buona lettura!

Foto di copertina by CDC on Unsplash

Un mare di plastica: insegnanti e studenti a confronto

in Corsi di formazione by

Giovedì 3 marzo, alle ore 16.30, un Webinar gratuito dedicato all’inquinamento da plastica in ambiente marino. Ecco come iscriverti!

Perché un Webinar dedicato all’inquinamento da plastica? Perché tra i temi posti dalla crisi ecologica globale troviamo quello degli inquinanti emergenti in ambiente marino e della loro interazione con l’ecosistema.

Temi del Webinar

Realizzato da Librì – Progetti Educativi, in collaborazione con Frosta (qui la campagna educativa), il Webinar spiega come molti dei nuovi materiali utilizzati abbiano complesse interazioni con il nostro Pianeta, e con gli organismi che lo abitano.

Vengono presentate agli insegnanti le evidenze di tali effetti attraverso metodologie che consentono di effettuaremisurazioni oggettive.

Il webinar è una piccola occasione per gli insegnanti di formarsi su tematiche che riguardano le questioni ecologiche.

Gli studenti, infatti sempre più spesso manifestano esigenze impellenti di un confronto critico e costruttivo su queste.

Nello specifico, il webinar rivolto a figure professionali che operano in ambito educativo e consente di acquisire conoscenze e competenze sulle:

  • complesse relazioni (spesso negative) della plastica con la nostra specie e con le diverse componenti dell’ecosistema marino;
  • come affrontare scelte più consapevoli sull’utilizzo della plastica;
  • strategie e proposte didattiche per far sì che gli studenti comprendano e affrontino le sfide che la crisi ecologica globale pone, acquisendo consapevolezza sulle possibilità di compiere azioni utili ed efficaci a mitigare la tendenza corrente.

Relatrice del Webinar

Il Webinar è tenuto da Elisa Costa, ricercatrice presso l’Istituto per lo studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino del CNR (CNR-IAS). 

Laureata in Scienze del Mare, si occupa della valutazione dell’impatto antropico sull’ambiente marino ad ampio spettro.

Negli ultimi anni si è occupata di valutare la presenza di microplastiche in mare, studiandone l’effetto sugli organismi marini che lo abitano, e grazie al Dottorato di Ricerca in Scienze del Mare, collabora da anni con l’Acquario di Genova.

Come partecipare

Per partecipare al Webinar GRATUITO Un mare di plastica: insegnanti e studenti a confronto, che si terrà giovedì 3 marzo dalle 16.30 alle 18, CLICCA QUI!

Foto di copertina by Naja Bertolt Jensen on Unsplash

Attività in classe: costruiamo giochi green!

in Attività in classe by

Montagne di balocchi riempiono scuole e case, e spesso durano il tempo di una stella cadente! E se costruissimo dei giochi green partendo da materiali di recupero, così da strizzare l’occhio anche all’ambiente?

Per bambini, per adolescenti: peccato, però, che in men che non si dica diventino spazzatura da smaltire (e il come è un bel problema, soprattutto per l’ambiente). E se costruissimo dei giochi green?

Con furbizia e creatività, infatti, possiamo realizzare dei nuovi balocchi partendo da semplici materiali di recupero! La creatività è un’arma invincibile per abbattere l’enorme produzione di rifiuti: ognuno di noi può metterla in atto tutti i giorni, a casa e a scuola!

Ecco dunque questa facile e divertente attività, ottima da fare in classe (perfetta per la scuola primaria, secondo ciclo: classi III-IV-V). Gli alunni scopriranno che il divertimento, specie se condiviso, può scaturire anche da oggetti semplici e che di norma sarebbero scartati come rifiuti, toccando con mano le potenzialità del riciclo.

Realizzata in collaborazione con Corepla, Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, trovi qui come realizzare tanti giochi green!

E prima di passare all’azione, perché non ripassare tutti insieme cos’è la plastica? Leggi qui l’articolo di riferimento!

Foto di copertina by Sigmund on Unsplash

Disponibile il webinar sul Consumo Sostenibile!

in Corsi di formazione by

Vi siete persi il webinar sul Consumo Sostenibile, che si è tenuto il 10/2? Ecco come recuperarlo!

Lo avevamo annunciato in questo articolo: giovedì 10 febbraio, alle ore 16.30, si è tenuto il webinar “CONSUMO SOSTENIBILE: INSEGNANTI E STUDENTI A CONFRONTO“.

Organizzato da Librì Progetti Educativi, in collaborazione con Frosta Italia, il webinar rientra nell’ambito del progetto educativo Green Action Squad, ed è stato un’occasione per formarsi e non farsi trovare impreparati di fronte alle sollecitazioni delle nuove generazioni, in merito alle questioni ecologiche.

La relatrice del webinar, Lucrezia Cilenti, è Ricercatrice presso l’ Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del CNR, e ha dato alcuni preziosi suggerimenti su come affrontare scelte più consapevoli nell’ambito della alimentazione sostenibile.

Inoltre, la Dott.ssa Cilenti ha fornito anche molti interessanti spunti per la realizzazione di attività didattiche sul tema.

Avete perso il webinar?

Nessun problema! Nel video che segue potrete infatti rivederlo in tutta comodità: buona visione!

Webinar “CONSUMO SOSTENIBILE: INSEGNANTI E STUDENTI A CONFRONTO

A scuola di… educazione emotiva!

in Zigzag in rete by

Educazione emotiva, ovvero: creatività, flessibilità, attitudine alla risoluzione dei problemi e molto altro! Scopriamo insieme cosa si studierà a scuola!

A gennaio 2022 è stata presentata alla Camera la proposta di legge relativa all’educazione emotiva. L’obiettivo è quello di introdurre nel sistema scolastico l’apprendimento delle “life skills“, ovvero: creatività, flessibilità, attitudine alla risoluzione dei problemi, capacità di giudizio e capacità di argomentazione e di interazione.

Se da un lato, infatti, la scuola prepara gli studenti sulle materie cognitive, dall’altra non fornisce le basi necessarie per vivere la vita adulta. In ciò ha probabilmente avuto un ruolo la pandemia, rendendo evidenti necessità sociali che l’Italia adesso non può più ignorare.

Life skills

Con il termine life skills si intendono tutte le abilità sociali ed emozionali che ci permettono di gestire al meglio le relazioni, affrontando in modo efficace e maturo la vita quotidiana. Sono tantissimi, infatti, gli episodi in cui le difficoltà relazionali sfociano in difficoltà sociali.

Educazione emotiva: come cambierà il sistema scolastico?

ll progetto durerà per tre anni a partire dall’anno scolastico 2022/2023. Saranno le singole scuole, in piena autonomia, a stabilire quali competenze non cognitive verranno affrontate di volta in volta nelle classi. In questo modo non ci sarà alcuno stravolgimento dei programmi scolastici, e nessuna introduzione di nuove materie.

Si tratterà, per l’insegnante, di migliorare il rapporto con e tra gli studenti, sviluppando competenze come coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale.

Qui trovi un interessante webinar dal titolo “Insegnare con empatia, insegnare l’empatia”, che può tornarti utile!

Maggiori informazioni sulla proposta di legge qui.

Foto di copertina by Nick Fewings on Unsplash

Empatia: il webinar in collaborazione con Sanofi.

in Corsi di formazione by

Come imparare a mettersi nelle scarpe dell’Altro? Ce lo siamo chiesti nel webinar organizzato da Librì Progetti Educativi, in collaborazione con Sanofi!

Lo avevamo annunciato in questo articolo: giovedì 27 gennaio si è tenuto il webinar gratuito organizzato da Librì Progetti Educativi, in collaborazione con Sanofi, sul tema dell’empatia.

Titolo del webinar: “Insegnare con empatia, insegnare l’empatia“.

Sanofi

Sanofi è una delle principali realtà industriali del settore farmaceutico; da oltre 35 anni è impegnata nella ricerca di terapie innovative che possano migliorare la qualità di vita di persone affette da malattie gravi, croniche e progressivamente invalidanti.

A ciò, affianca anche progetti dedicati all’inclusione e alla diversità come valore (ricordiamo Più unici che rari, che si è aggiudicata recentemente il Premio della Giuria dell’VIII edizione del Premio OMaR per la Comunicazione sulle Malattie e i Tumori Rari).

Il webinar

Obiettivo del webinar, rivolto a figure professionali che operano in ambito educativo, spiegare come la gentilezza e l’attenzione verso l’Altro si imparino, grazie all’esempio, le parole, i gesti, i messaggi intenzionali ed efficaci.

Focalizzandosi sull’importanza di educare all’empatia e sulla consapevolezza emotiva per entrare nel mondo dell’Altro, si è cercato di comprendere come coltivare il rispetto verso gli altri, e come raggiungere la capacità di decentrarsi per “vedere” e cogliere punti di vista diversi.

Il webinar è stato tenuto da Graziella Favaro, pedagogista ed esperta di inclusione nella pluralità ed educazione interculturale, membro dell’Osservatorio nazionale sull’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura del MIUR, nonché coordinatrice della rete dei centri interculturali italiani.

Per coloro che non hanno potuto seguire in diretta il webinar, è ora disponibile cliccando –> qui !

“Consumo sostenibile”: iscriviti al webinar gratuito!

in Corsi di formazione by

Quello dell’alimentazione e del consumo sostenibile è un grande tema presente nell’Agenda 2030: scopriamone di più attraverso il webinar gratuito realizzato da Librì Progetti Educativi, in collaborazione con Frosta Italia!

Distribuzione e consumo di cibo sano e sostenibile: fondamentali per la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda 2030! Sottoscritta nel 2015 dai governi di 193 paesi membri dell’ONU, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un vero e proprio programma d’azione per le persone e il pianeta.

Il suo obiettivo in merito al tema del consumo e dell’alimentazione, è quello di sradicare la fame e tutte le forme di malnutrizione.

Per saperne di più su questo aspetto, ti invitiamo a partecipare al webinar gratuito realizzato da Librì Progetti Educativi, in collaborazione con Frosta Italia, giovedì 10 febbraio alle ore 16.30.

Il webinar

Il webinar “CONSUMO SOSTENIBILE: INSEGNANTI E STUDENTI A CONFRONTO” rientra nell’ambito del progetto Green Action Squad, realizzato in collaborazione con Frosta Italia.

Un’occasione per formarsi e non farsi trovare impreparati di fronte alle sollecitazioni delle nuove generazioni, in merito alle questioni ecologiche.

La relatrice del webinar è Lucrezia Cilenti, Ricercatrice presso l’ Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del CNR.

La dott.ssa Cilenti condividerà alcuni suggerimenti su come affrontare scelte più consapevoli nell’ambito della alimentazione sostenibile; inoltre, darà anche spunti per la realizzazione di attività didattiche.

Ai partecipanti verrà rilasciato l’attestato di partecipazione, valido per le ore formative.

Segna la data sulla tua agenda: giovedì 10 febbraio alle ore 16.30. Ti aspettiamo!

Per iscriverti gratuitamente clicca qui

STEAM-C: largo a materie scientifiche, strumenti digitali e creatività artistica!

in Approcci educativi/Esperienze digitali by

STEAM-C è il perfetto mix tra scienza e arte, per formare e preparare le nuove generazioni alle complessità del mondo.

Pensate che il binomio “scienza e arte” non sia per niente immediato? In realtà lo Steam-C ci illustra come questi due mondi possano far parte armoniosamente di una stessa attività, volta a lavorare in modo creativo, innovativo e sostenibile, favorendo così un progresso economico, umano e sociale!

Steam-C, acronimo inglese di Science, Technology, Engineering, Art, Mathematics, è dunque un affascinante mondo in cui troviamo materie scientifiche (matematica, tecnologia, ingegneria) unite agli strumenti digitali e alla creatività artistica.

I bambini, diventeranno così adulti con grandi capacità di pensiero critico e attitudine al problem solving, caratteristiche ideali per fronteggiare un mondo sempre più tecnologico!

Ecco perché la Steam-C è così importante!

Il Coding

Come afferma Gianmario Verona, rettore dell’università Bocconi, il coding è “l’inglese dei nostri giorni”. Questo termine ancora sconosciuto ai più, racchiude infatti possibilità infinite da scoprire e conoscere.

Vero e proprio linguaggio di programmazione, con il coding si identificano l’ideazione e lo sviluppo di software che hanno lo scopo di risolvere problemi di vario tipo, migliorando la qualità della nostra vita.

Effetti positivi dell’apprendimento del Coding:

  • Contribuisce a sviluppare capacità di analisi e di logica
  • Insegna a cooperare e condividere: si lavora insieme per risolvere uno stesso problema
  • Permette di essere creativi nell’esprimere se stessi: non solo è possibile realizzare giochi, ma anche musica e opere d’arte!

Scratch

Questo buffo nome che richiama alla mente un personaggio dei cartoni animati, è in realtà il linguaggio di programmazione che permette di imparare il coding, studiato appositamente per rendere l’apprendimento il più semplice ed immediato possibile.

Un linguaggio, dunque, che si rivolge ai bambini, e dunque pensato per essere insegnato a partire dalla scuola primaria.

Come funziona Scratch?

Nato al MIT Media Lab, Scratch è un linguaggio di programmazione grafico che ha come elemento base il blocco di costruzione.

Se si rispetta il giusto ordine di assemblaggio – ovvero la sintassi del linguaggio di programmazione – la combinazione di blocchi permette di creare vere e proprie animazioni, accompagnate da musica e suoni.

Proprio così: mettendo in campo fantasia e creatività, i bambini stessi creeranno animazioni in grado di evolversi, fino a diventare storie interattive o addirittura giochi!

Attraverso il gioco e la pratica, cresceranno i piccoli programmatori del domani!

CityCampus

Per imparare ad utilizzare e fare proprio Scratch, ma anche il mondo dei Maker e del Tinkering, fino ad arrivare alla Robotica, a Firenze è stato inaugurato a settembre del 2021 il CityCampus, vera e propria palestra per la mente!

Ideato da Librì Progetti Educativi, CityCampus è un luogo speciale a metà strada tra il doposcuola e la ludoteca, che si rivolge a 2 fasce di età: dai 6 ai 10 anni e dagli 11 ai 14 anni.

Previsto nei pomeriggi di lunedì, martedì, giovedì e venerdì, con orario 14.30-17.00, si tiene al circolo ARCI di via Maccari.

Per ulteriori informazioni sul progetto clicca qui oppure scrivi a info@progettiedu.it, o chiama lo 055. 9073.999.

Foto di copertina by ThisisEngineering RAEng on Unsplash

Il nuovo documento di valutazione nella scuola primaria

in Zigzag in rete by

Con il giudizio descrittivo riferito a differenti livelli di apprendimento, la valutazione degli alunni mira a dare valore alle tappe dell’apprendimento

Abbiamo già avuto modo di parlare del tema della valutazione in questo articolo.

Con l’Ordinanza ministeriale N° 172 del 4/12/2020, i docenti della scuola primaria hanno dovuto pensare a nuove modalità per la valutazione della preparazione degli alunni.

A decorrere dall’anno scolastico 2020/2021, dunque, la valutazione (periodica e finale) degli apprendimenti è espressa, per ciascuna disciplina di studio, attraverso un giudizio descrittivo.

I 4 livelli individuati

  • AVANZATO: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità.
  • INTERMEDIO: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo.
  • BASE: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità.
  • IN VIA DI PRIMA ACQUISIZIONE: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente.

Tutto ciò mira a dare valore alle tappe dell’apprendimento, trattandosi di una vera e propria “valutazione in itere”: rigorosa, sistematica, non più oggettiva.

Lo scopo del nuovo metodo di valutazione

Se prima si mettevano a confronto gli alunni gli uni con gli altri, collocandoli di fatto in una scala gerarchica, adesso ciò che viene valutato è il  processo di insegnamento-apprendimento: così, si monitora costantemente il percorso dei bambini.

Il processo di valutazione, dunque, non verte più su una logica di misurazione prettamente numerica; è infatti orientato alla ricerca di percorsi personalizzati per ogni alunno.

Consente inoltre di rappresentare i complessi processi cognitivi/meta-cognitivi, emotivi e sociali attraverso i quali si manifestano i risultati degli apprendimenti.

Sotto la lente attenta della valutazione, è dunque il percorso di insegnamento/apprendimento messo in atto dal docente; grazie a questo, l’insegnante monitora l’efficacia delle sue proposte o le eventuali difficoltà della classe, in base al contesto.

Come raccogliere le informazioni relative all’apprendimento dei bambini?

Servono strumenti diversificati, da utilizzare durante lo svolgimento delle varie attività.

Il ruolo dell’insegnante adesso cambia: non solo parla e spiega alla cattedra, ma progetta le esperienze e le attività della classe.

In questa nuova veste, le domande che si pone sono varie e continue: quale progettualità voglio sviluppare? Cosa voglio far fare agli alunni?

Come sostiene Elisabetta Nigris, Responsabile del Gruppo di lavoro nazionale del Miur sulla valutazione:

Se vogliamo progettare per competenze, è necessario costruire un percorso con i bambini che gradualmente, attraverso il conseguimento di obiettivi sempre più articolati, conduca alle competenze

Clicca qui per maggiori informazioni

Insegnare con l’empatia

in Corsi di formazione by

Come imparare a mettersi nelle scarpe dell’Altro? Lo scopriamo in questo webinar gratuito dedicato proprio al tema dell’empatia, realizzato da Librì – Progetti Educativi all’interno del progetto “Più Unici che Rari” e condotto dalla pedagogista Graziella Favaro.

Giovedì 27 gennaio, alle ore 16.30, la pedagogista Graziella Favaro terrà il webinar “Insegnare con empatia, insegnare l’empatia“, che spiega come la gentilezza e l’attenzione verso l’Altro si imparino, grazie all’esempio, le parole, i gesti, i messaggi intenzionali ed efficaci.

Focalizzandosi sull’importanza di educare all’empatia e sulla consapevolezza emotiva per entrare nel mondo dell’Altro, attraverso il webinar (realizzato in collaborazione con Sanofi) si comprenderà come coltivare il rispetto verso gli altri, e come raggiungere la capacità di decentrarsi per “vedere” e cogliere punti di vista diversi, emozioni e vissuti di chi sta vicino.

A chi è rivolto

L’evento formativo è rivolto a figure professionali che operano in ambito educativo; fornisce tecniche e strumenti per mettere in atto comportamenti empatici, migliorando così la qualità della relazione in situazioni di particolare complessità e stress. Propone inoltre strategie didattiche per allenare i bambini e i ragazzi a “mettersi nelle scarpe di…”, a prestare ascolto alle storie degli altri, a sperimentare gesti e parole di cura e di attenzione.

Che cosa si impara

Nello specifico, il webinar consente di acquisire conoscenze e competenze su:

  • il concetto di empatia dal punto di vista scientifico e culturale e conseguenze della sua mancanza;
  • la consapevolezza emotiva come via di accesso privilegiata al mondo dell’Altro;
  • le tecniche per comunicare empatia nella relazione con l’Altro (aspetti verbali e non verbali);
  • proposte didattiche per guidare ed educare gli allievi verso atteggiamenti e comportamenti empatici.

Graziella Favaro

Pedagogista ed esperta di inclusione nella pluralità ed educazione interculturale, è membro dell’Osservatorio nazionale sull’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura del MIUR, e coordina la rete de centri interculturali italiani.

Per seguire gratuitamente il webinar di giovedì 27, ore 16.30, clicca qui!

A tutti i partecipanti verrà rilasciato l’attestato di partecipazione, valido per le ore formative!

Foto di copertina by Annie Spratt on Unsplash

Mindfulness: perché proporla a studenti e insegnanti!

in Approcci educativi/Attività in classe by

Riduce lo stress, aumenta la concentrazione e centra il nostro pensiero sul “qui e ora”, facendoci godere appieno il presente. Studenti e insegnanti, via libera alla Mindfulness!

Stress, ansia, insoddisfazione: mai pensato alla Mindfulness? Trattandosi infatti di una tecnica utile a trovare rimedio a malesseri e disagi, può rivelarsi un grande aiuto per gli studenti, sì, ma anche per gli stessi docenti, i quali, insegnandola, di fatto la praticano anche per se stessi.

Di cosa si tratta?

La Mindfulness nasce dalla tradizione della meditazione buddhista, e proprio di questo si tratta: di meditazione! Lungi dall’essere una pratica religiosa, la Mindfulness è in realtà supportata da studi scientifici che ne provano l’efficacia nel contrastare il dolore cronico causato da importanti patologie fisiche.

Una meditazione consapevole

Una meditazione definita “consapevole”, ovvero, attenta al “qui e ora”. Il momento presente, infatti, per quanto l’unico che effettivamente esista concretamente, è quello a cui pensiamo meno, in quanto sempre rivolti, con nostalgia, al passato, o proiettati, con entusiasmo, al futuro. E così, ci dimentichiamo il presente.

Fortuna che c’è la Mindfulness, che centra i nostri pensieri, riportandoci all’adesso con consapevolezza e senza giudizio.

Cosa otteniamo praticandola con continuità? Gentilezza, empatia, apertura del cuore,  gratitudine. Abilità che sarebbe giusto acquisire anche tra i banchi di scuola.

Un aiuto per gli insegnanti…

Malessere, stress e disagi non sono certo prerogativa degli studenti; anche gli insegnanti ne soffrono, dal momento che non è sempre facile stabilire un buon rapporto con colleghi e alunni.

La Mindfulness può essere utile a recuperare la giusta calma ed empatia, a mettersi in relazione con l’altro; eseguita da soli abbassa lo stress, eseguita insieme agli studenti aiuta anche a migliorare il clima all’interno della classe.

… ma anche per i ragazzi!

Oltre a donare un benessere psico-fisico, la Mindfulness è utile a migliorare il rendimento scolastico innalzando i livelli di attenzione, concentrazione e autostima, e contrastando comportamenti violenti grazie all’instaurarsi di un clima solidale ed empatico.

Uno strumento anche pedagogico

Considerando la Mindfulness uno strumento di risoluzione di problemi psicologi, così come uno strumento utile al successo scolastico, pur avendo riscontrato la sua efficacia in entrambi gli ambiti, ne limitiamo l’importanza, in quanto non estendiamo la riflessione ad un valore educativo.

Considerandola infatti anche come mezzo attraverso il quale raggiungere una realizzazione spirituale, e metodo per la formazione integrale della persona (includendo anche l’impegno politico e sociale), l’approccio diventa a questo punto pienamente pedagogico.

Come iniziare?

Abbiamo parlato qui di alcuni esercizi di meditazione utili da proporre in classe. La tecnologia ci viene comunque in aiuto per muovere i primi passi nel mondo della Mindfulness, con una serie di App gratuite!

  1. Smiling Mind
    Centinaia di meditazioni guidate e attività di Mindfulness, utilizzabili in classe e a casa, suddivise per fasce d’età.
  2. Headspace
    Per principianti, è utile ad imparare le basi della Mindfulness: esercizi di respirazione, visualizzazioni e meditazione con focus su temi come calma, concentrazione, gentilezza, sonno, sveglia.
  3. Simple Habit
    Dedicata alla meditazione, è ideata da esperti in materia e psicologi di Harvard, e ha l’obiettivo di instillare negli utenti l’abitudine di dedicare cinque minuti al giorno alla pratica della meditazione.
  4. Stop, Breathe & Think
    Adatta per un pubblico di almeno 10 anni, è ideale per l’uso individuale. Semplifica il monitoraggio dei progressi e offre un elenco di meditazioni da seguire.

Foto di copertina by Chelsea Gates on Unsplash

Creatività con gli scarti in plastica!

in Attività in classe by

Al mondo sono davvero tantissimi gli artisti che, grazie alla loro creatività, utilizzano materie di scarto, plastica in primis, per realizzare opere meravigliose. Potrebbe diventare un’ottima attività per gli studenti di qualsiasi età!

Ti sembra impossibile che si possa avere dei veri e propri “attacchi di creatività” semplicemente maneggiando degli scarti in plastica?

Esistono tanti modi per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema importante come quello della raccolta differenziata della plastica (ma non solo), o del rispetto verso l’ambiente; uno di questi, appunto, è quello della creatività!

Vi è mai successo, infatti, di rimanere profondamente colpiti da un quadro o da una scultura? E di ricordarli vividamente, e con loro le emozioni provate, anche a distanza di anni?

È il grande potere dell’arte: emozionare, sì, ma anche far riflettere.

Se poi le opere d’arte sono realizzate interamente in plastica (o in altri materiali di scarto), il messaggio che si vuole lanciare è subito molto chiaro:

se riciclati, i rifiuti hanno un valore incredibile!

Proprio come un’opera d’arte!

Lady Be

Opera di Lady Be in plastica, oggetti in resina e legno

Lady Be, alias Letizia Lanzarotti, oltre a essere una grande amante dei Beatles (il suo Lady Be ricorda tantissimo il titolo della loro nota canzone “Let it be”, no?), è anche un’incredibile artista celebre in Italia e all’estero, creatrice di meravigliosi mosaici realizzati interamente con materiali di scarto in plastica.

Tappi, bottiglie, vecchi giocattoli e bigiotteria, che incastrati sapientemente ricreano ritratti di celebri artisti e personaggi storici: così belli da restare senza fiato!

Da dove provengono i vari materiali? Da mercatini o semplici passeggiate all’aperto (si sa, la natura stessa, purtroppo, può fornire materiali di plastica abbandonati…): Lady Be li raccoglie, li pulisce, li taglia e li modella, archiviandoli poi per colore.

Dalle sue opere non traspare solo la tematica ambientale: il suo ritratto di Barbie, con volto tumefatto, è stato il potente contributo di Lady Be alla protesta contro la violenza sulle donne.

L’arte emoziona, l’arte denuncia, l’arte fa riflettere.

Bordalo II

Opera in plastica e non solo di Bordalo II, foto by www.disagian.it

Eccoci infine in Portogallo, dove troviamo gli incredibili murales del portoghese Bordalo II. Veri e propri patchwork realizzati con materiali di scarto che l’artista raccoglie nei pressi del muro dove realizzerà l’opera.

Giganteschi murales 3D che non solo fanno riflettere sull’incredibile produzione di rifiuti, ma che si fanno portavoce anche di un altro importante tema che sta a cuore a Bordalo II: quello degli animali.

I soggetti dei suoi murales, infatti, sono le specie in via d’estinzione, i cui habitat sono minacciati dagli stessi materiali da cui l’opera è composta.

Tre artisti (ma al mondo ne esistono davvero moltissimi) che elevano lo scarto, il rifiuto, a un qualcosa che acquista un valore inestimabile, perché veicolo per diffondere valori sociali, politici o puramente estetici.

Perché non proporlo in classe?

Proprio così: perché non utilizzare confezioni, imballi, bottiglie vuote, ma più in generale qualsiasi oggetto di scarto (opportunamente lavato!), per creare originali opere d’arte in classe?

Foto di copertina by dan lewis on Unsplash

Il Premio ASIMOV ha bisogno di te!

in Tavola Rotonda by

Docenti, scrittori, ricercatori, giornalisti: il premio Asimov è alla ricerca di persone interessate a far parte della Commissione Scientifica! Che ne dici di partecipare e dare il tuo contributo?

Abbiamo già avuto più volte il piacere di parlare del prestigioso premio Asimov (l’ultima volta lo abbiamo fatto qui), un premio dedicato all’editoria scientifica divulgativa che vede come protagonisti attivi migliaia di studenti italiani.

Ma mentre gli studenti saranno impegnati a leggere e recensire uno dei libri che si contenderà l’edizione 2022 del Premio Asimov, ovvero:

C’è un altro gruppo di attori anch’essi attivi e determinanti nella buona riuscita del concorso! Stiamo parlando di coloro che faranno parte della Commissione Scientifica!

Da chi è composto il Comitato Scientifico?

Docenti, ricercatori, scrittori e giornalisti provenienti dagli Istituti Superiori coinvolti nel progetto, ma anche importanti realtà scientifiche e culturali nazionali, come INFNCNRRadio3Scienza, ALI e CICAP: sono molti gli attori che entrano in scena, nel Comitato Scientifico!

Ma proprio perché il premio ogni anno cresce, e la partecipazione aumenta, allo stesso modo aumenta il bisogno di attenti selezionatori che giudicheranno le recensioni pervenute!

Un po’ di numeri

Le iscrizioni per partecipare al premio Asimov si chiuderanno nella prima metà di febbraio, ma ad oggi i numeri del concorso sono già importanti; eccoli:

  • Regioni: 17
  • Città: 149
  • Scuole: 233 (+50 rispetto allo scorso anno)
  • Professori: 660
  • Studenti: 7798 (probabilmente arriveremo intorno ai 13.000)

Ti va di partecipare?

Attraverso la valutazione e la lettura critica delle opere in gara, il Premio Asimov intende avvicinare le giovani generazioni alla cultura scientifica: entra a far parte del Comitato Scientifico e contribuisci anche tu a questo nobile intento!

Per iscriverti al Comitato Scientifico clicca qui!

Mentre per avere maggiori informazioni sul premio, clicca qui.

Foto di copertina by Nick Fewings on Unsplash

Le radiazioni invisibili dal sole: ne parliamo con Francesco Vissani!

in Protagonisti/Tavola Rotonda by

Abbiamo fatto una piacevole ed interessante chiacchierata con Francesco Vissani, esperto in materia di neutrini, in merito alle “radiazioni invisibili dal sole” Ecco come affrontare l’argomento anche in classe, durante l’ora di Scienze!

Prima di immergersi a capofitto nelle radiazioni invisibili dal sole, una breve presentazione del nostro illustre amico!

Nel suo lavoro di ricerca, Francesco Vissani studia con interesse quelle buffissime particelle chiamate neutrini. Docente a L’Aquila, Milano, Catania, Campinas (Brasile) e grande appassionato di divulgazione scientifica, qualche anno fa ha creato con successo il premio ASIMOV, dedicato alla cultura scientifica, (ne abbiamo parlato qui).

E adesso, ecco il contributo che ci ha gentilmente inviato Francesco!

Una notizia di attualità sul centro del sole

Una notizia apparsa nei mesi scorsi sui giornali di tutto il mondo riguarda i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ed in particolare l’esperimento BOREXINO.

Unico tra tutti, e la prima volta nella storia dell’uomo, questo esperimento è stato in grado di osservare nel dettaglio il centro del sole, la zona in cui l’idrogeno si trasforma in elio, permettendo al sole di emanare luce e calore.

Per dirla con una metafora: abbiamo fatto la TAC al sole, con la sola differenza che le sue dimensioni sono impressionanti: il suo raggio è  400 milioni di volte più grande dell’altezza di un uomo!

Abbiamo dovuto usare una particella stranissima per riuscire a vedere tanto a fondo: il neutrino. Chi fosse interessato a saperne di più trova in fondo all’articolo un paio di siti; nel primo si racconta un po’ la storia e di come ci siamo preparati a questo importante successo italiano; nel secondo c’è la notizia vera e propria, riportata dall’ufficio stampa dell’Istituto di Fisica Nucleare.

Ma proprio mentre ne sto scrivendo, non riesco ad evitare di chiedermi se, oltre a parlare di queste cose emozionanti ed un po’ futuristiche, fosse possibile introdurre dei discorsi del genere in classe, che non diano impressioni scorrette.

Le radiazioni invisibili esistono davvero!

Mi domando in particolare: è così difficile convincerci che esista davvero della radiazione invisibile all’occhio? Forse – mi vien da dire d’acchito – si può fare!

Per esempio, abbiamo visto tutti le cosiddette radiografie, quelle con cui si riesce ad osservare l’interno del nostro corpo. Queste immagini vengono ottenute adoperando i cosiddetti “raggi X”, scoperti alla  fine dell’ottocento. Certo, però non è proprio il caso di usarli in classe, sono pericolosi per la salute se usati senza perizia!

Sarebbe forse facile parlare di onde radio (che in fondo non vediamo, ma usiamo), ma come convincere gli studenti che ci sono davvero? Ci sono anche altre interessanti possibilità, basta tenere a mente la storia della scienza. In effetti, poco più di due secoli fa si scoprì che dal sole arrivano diverse radiazioni invisibili.

Questa scoperta avvenne utilizzando dei prismi di vetro: uno degli strumenti più istruttivi che esistano, a saperlo ben usare! Come molti sanno, infatti, il prisma, esposto alla luce del sole, produce un bell’arcobaleno di colori, che vanno dal rosso al viola.

Nel 1800 l’astronomo inglese William Herschel si accorse che, nella zona oltre il colore rosso, dove apparentemente non c’era niente, si produceva comunque un effetto di riscaldamento: raggi invisibili!

Poi, solamente un anno dopo, il fisico e chimico tedesco Johann Wilhelm Ritter notò che nella zona oltre il colore viola si produceva la trasformazione di certe sostanze chimiche, ad opera di qualche altro raggio invisibile.

In questo modo si capì che dal sole arrivano radiazioni che si estendono oltre quelle di colore rosso, dette “raggi infrarossi” (IR), utilizzati dai moderni visori notturni o da certi tipi di termometri.

Ma esiste anche della luce dalla parte opposta dell’arcobaleno, detta “ultravioletta” (UV) in quanto si estende oltre il colore viola.

C’è la radiazione UV-A (lunghezze d’onda 315-400 nm) che causa le abbronzature, mentre l’UV-B (280-315 nm) che è molto più dannosa per la nostra pelle, e che viene in gran parte assorbita dall’atmosfera. (Poi c’è l’UV-C e dopo ancora i raggi X, loro stretti parenti; ma per fortuna questi non passano il filtro dell’atmosfera!).

È possibile parlarne in classe?

Potrebbe essere divertente provare a rivelare qualcuna di queste `luci invisibili’ in classe. Nel caso, si noterà che i vetri non sono tutti uguali, e presentano assorbimenti diverse per le varie lunghezze d’onda.

Il vetro di regola assorbe in buona parte la radiazione ultravioletta, il quarzo invece non lo fa. Le radiazioni IR più vicine al visibile (780 nm-3_m) passano attraverso il vetro.

Io forse azzarderei la rivelazione della radiazione infrarossa… e da una veloce occhiata in rete, mi sembra che le possibilità di realizzare un’ esperienza del genere siano parecchie. Per esempio, si potrebbe iniziare a consultare la descrizione dei colleghi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica che, cortesemente, hanno incluso anche i loro riferimenti per eventuali contatti.

Per saperne di più

Clicca qui per leggere come funziona il sole, oppure clicca qui se vuoi approfondire di più l’argomento!

Foto di copertina by Kamil Mehmood on Unsplash

Attività: realizziamo un manufatto in galalite!

in Attività in classe by

Scopriamo come ottenere dal latte una plastica da modellare, ovvero la galalite, attraverso un esperimento chimico rapido e divertente, perfetto anche da fare in classe!

Come indicato dal suo nome (dal greco gala=latte e lithos=pietra), la galalite è una materia dura, fabbricata a partire dal latte.

Antesignana della plastica, la galalite è ancora oggi utilizzata per realizzare oggetti come bottoni, spille e penne; il suo aspetto è simile a quello del corno, del guscio di tartaruga, dell’ avorio, della madreperla e del corallo, senza però andare a colpire gli animali o l’ambiente (stesso motivo, poi, per cui è nata la plastica). Ecco perché la galalite ci piace così tanto!

A chi si rivolge l’attività

L’attività è particolarmente adatta ad una classe prima di scuola secondaria di primo grado!

Temi affrontati

  • La materia
  • Il calore e la temperatura
  • Le basi della chimica

Finalità dell’attività

  • Distinguere un fenomeno fisico – che non altera la materia – da un fenomeno chimico, che al contrario comporta una trasformazione della materia
  • Conoscere i passaggi di stato (solido | liquido | gassoso | plasmatico)
  • Comprendere l’azione del calore sugli stati di aggregazione della materia
  • Saper eseguire una reazione chimica
  • Pianificare le diverse fasi per la realizzazione di un oggetto, impiegando materiali di uso quotidiano

Di cosa abbiamo bisogno?

  • latte scremato (un bicchiere)
  • aceto bianco (3 cucchiai)
  • colino
  • recipiente
  • 1 forchetta
  • stampi per biscotti
  • Carta da cucina

Tempi

  • Realizzazione: 30 minuti ca.
  • Attesa: 4-5 giorni ca.

E ora… mani in pasta!

  1. Scaldare il latte, spegnendo pochi secondo prima di raggiungere l’ebollizione
  2. Aggiungere l’aceto e mescolare. Mescolando costantemente, osservare che il liquido tende a separarsi. In questo modo si formerà la cosiddetta “cagliata”, una sostanza bianca e gommosa
  3. Procedere a separare la parte liquida (cioè il siero del latte, che non ci serve) da quella solida, utilizzando il colino e il recipiente, e schiacciando bene con una forchetta, per scolare bene il composto
  4. Asciugare il composto ottenuto con della carta da cucina
  5. Inserire il composto ottenuto all’interno dello stampo per biscotti
  6. Rimuovere il composto dallo stampo, con delicatezza
  7. Aspettare 4-5 giorni, o almeno fino a che la formina ottenuta non si è indurita: è possibile velocizzare l’attesa sistemandola sopra un radiatore acceso  
  8. Terminata l’attesa, il manufatto è pronto: con un tocco di pittura acrilica è possibile decorarlo e personalizzarlo

Osservazioni

  • Per far rapprendere (“cagliare”) il latte, si usa solitamente un caglio composto da enzimi di origine animale, vegetale o microbica; noi abbiamo utilizzato l’aceto! Nell’esatto momento in cui lo abbiamo aggiunto al latte, questo ha coagulato, formando immediatamente tanti piccoli pezzi di caseina, simili a neve!
  • Passati 4-5 giorni, una volta che il composto è diventato duro, rimane però oleoso, tanto da essere necessario strofinarlo con carta da cucina. 

Conclusioni: cosa abbiamo imparato?

  • Se desideriamo ricavare dal latte una materia plastica, dobbiamo mescolare insieme latte e aceto bianco; attraverso il calore, questi due semplici ingredienti danno vita ad un vero e proprio effetto chimico.
  • Mescolato al latte caldo, l’aceto ha fatto immediatamente separare le proteine dalla parte liquida del latte, proprio come avviene per creare il formaggio.
  • Il composto che ne deriva è morbido e modellabile: una volta che il liquido residuo è evaporato, le sue dimensioni sono rimpicciolite, e la sua consistenza è molto dura e simile alla plastica.

Foto di copertina da http://www.newoldcompany.com/en/buttons/galalite/

Perché parlare di Zerocalcare agli adolescenti

in Protagonisti/Zigzag in rete by

Con “Strappare lungo i bordi” Zerocalcare si fa portavoce di paure e fragilità di un’intera generazione, portando alla luce temi importanti e delicati da affrontare in classe.

Come scriveva nel giugno del 2019 Cinzia Sorvillo su Occhiovolante:

Gli adolescenti hanno paura: paura di sbagliare, paura di essere giudicati, paura dei compagni, paura di non farcela… paura di vivere!

In quell’articolo si parlava di ciò che può spingere un adolescente al suicidio, e ci è tornato subito alla mente dopo aver visto, e apprezzato, la serie di Zerocalcare “Strappare lungo i bordi”, disponibile su Netflix.

Sei puntate da 20 minuti l’una in cui non fare il cosiddetto binge-watching è decisamente impossibile, dal momento che la fine di ogni episodio chiama a gran voce l’immediata messa in onda del seguente.

La trama

Vero e proprio manifesto di una generazione (quella nata tra gli anni ’80 e ‘90), Strappare lungo i bordi è di fatto un viaggio che il protagonista Zero compie alla ricerca di sé, cercando di capire come affrontare una vita aimè non controllabile, neppure tentando di seguire una linea pre-tagliata: il risultato, infatti, è di andare sempre e comunque incontro a fuori programma e lacerazioni.

Zero è accompagnato dalla sua coscienza, un Armadillo che è l’unico – e non a caso – a non essere doppiato dallo stesso Zerocalcare, ma dall’attore Valerio Mastandrea, che non perde occasione per sottolineare le incongruenze e i passi falsi del giovane protagonista.

A far da spalla a Zero la dolce Alice, la ragazza di cui si innamora a prima vista ma – proprio perché bloccato in uno stallo che non gli permette alcun tipo di iniziativa – finge di ignorarne i segnali di interessamento.

Del resto, secondo Zero, non fare niente protegge da qualsiasi eventuale fallimento; vero è , però, che impedisce anche la nascita di un rapporto vero e profondo.  

Infine troviamo gli amici Secco e Sarah, compagni di viaggio non solo metaforico, ma anche fisico di Zero, diretti nel posto in cui in assoluto nessuno dei tre, il protagonista in primis, vorrebbe andare (e qui evitiamo spoiler!).

Perché vedere Strappare lungo i bordi

Si ride, si piange, si viene assaliti da una malinconia assoluta, e si tocca con mano quel profondo senso di inadeguatezza e di fragilità propri della generazione nata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, oggi adulta e che si ritrova senza punti di riferimento forti. Afferma lo stesso fumettista, a proposito della serie:

Ci hanno insegnato fin da bambini a seguire la linea tratteggiata, a strappare lungo i bordi predefiniti seguendo una strada già stabilita, ma se questo metodo non funziona? Se la linea tratteggiata si perde? Se si sbaglia qualcosa in questo delicato processo, poi che succede?

Nei 6 episodi sono molti i temi (molto contemporanei) trattati: dalla violenza sulle donne al dramma del suicidio, passando per il problema della ludopatia online. Assistiamo poi ad una critica velata al patriarcato, alla precarietà nel mondo del lavoro ma anche a quella esistenziale, tocchiamo tutte le corde della fragilità psicologica e passiamo in rassegna gli stereotipi sociali.

Per questo la serie merita di essere vista – e qui ci rivolgiamo agli insegnanti – anche insieme alla classe, per dibattere e sviscerare tutti questi temi, analizzarli e, tornando all’incipit di questo articolo, far capire ai ragazzi che di fronte a tutte le loro paure, non sono soli.

Che, come ci insegna Zerocalcare, con una buona dose di ironia e saggezza questo mondo può essere affrontato senza venirne sopraffatti, e che se anche a volte lascia delle cicatrici più o meno profonde, la vita è una cosa bella.

Premio Asimov: via alla 7° edizione!

in Protagonisti/Salotti di carta by

Torniamo a parlare dell’interessante Premio Asimov, dedicato all’editoria scientifica divulgativa, che vede come protagonisti attivi migliaia di studenti italiani!

Abbiamo già avuto modo in passato di parlare con piacere del Premio Asimov (trovi qui l’articolo), riconoscimento riservato ad opere di divulgazione e di saggistica scientifica particolarmente meritevoli, unico nel suo genere per il meccanismo stesso con cui le opere vengono premiate.

Il premio Asimov, infatti, vede come protagonisti sia gli autori delle opere in lizza – 5 per la precisione – che migliaia di studenti italiani, i quali sono chiamati a decretare il vincitore con i loro voti e le loro recensioni, che a loro volta sono valutate e premiate!

Perché questo premio?

Il Premio, intitolato allo scrittore Isaac Asimov, autore di un impressionante numero di opere di divulgazione scientifica oltre che di svariati romanzi e racconti, desidera avvicinare le giovani generazioni alla cultura scientifica, attraverso la valutazione e la lettura critica delle opere in gara.

Francesco Vissani è il fisico che ha avuto l’idea di istituire questo premio, ispirandosi ad analoghe iniziative della Royal Society. Inizialmente istituito dal Gran Sasso Science Institute (GSSI) dell’Aquila, grazie alla collaborazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e di molte altre realtà scientifiche, si qualifica oggi come Premio di livello nazionale!

Interessante, vero? Ecco come funziona!

Gli studenti recensiscono una o più opere di divulgazione scientifica selezionate (pubblicate negli ultimi 2 anni), votando quella che secondo loro è la migliore. Inoltre, gli studenti stessi diventano anche concorrenti, in quanto tra tutte le recensioni inviate il Comitato Scientifico premierà le più meritevoli.

L’attività di lettura, analisi e recensione delle opere in gara può essere riconosciuta ai fini dell’attribuzione di crediti formativi, e come percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento!

E gli insegnanti?

Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale! Non solo nell’organizzazione del lavoro in classe, riguardo alla scelta del metodo di lavoro sulle opere in concorso, ma in quanto coinvolti nel Comitato Scientifico che seleziona le recensioni migliori.

Da chi è composto il Comitato Scientifico

Docenti, ricercatori, scrittori e giornalisti provenienti dagli Istituti Superiori coinvolti nel progetto, ma anche importanti realtà scientifiche e culturali nazionali, come INFNCNRRadio3Scienza, ALI e CICAP: sono molti gli attori che entrano in scena, nel Comitato Scientifico!

7° edizione: le opere in gara!

Scopriamo dunque la cinquina delle opere che si contenderanno l’edizione 2022 del Premio Asimov:

Scuole, docenti e studenti potranno iscriversi al Premio Asimov entro il 10 febbraio 2022, e gli studenti potranno inserire la propria recensione entro il 24 febbraio 2022.

Di seguito un video con tutte le informazioni del Premio Asimov, con riferimento alla passata edizione.

Il Premio Asimov al 107° Congresso Nazionale della Società Italiana di Fisica

Maggiori info qui!

Foto di copertina by Thought Catalog on Unsplash

Green Action Squad: uno stile di vita più sostenibile è possibile, parola di FRoSTA!

in Protagonisti by

Cosa possiamo fare per l’ambiente? Lo scopriamo con FRoSTA e la campagna educativa Green Action Squad. 4 Challenge per salvare il pianeta.

FRoSTA srl, società italiana dell’omonimo gruppo tedesco di prodotti surgelati, e Librì Progetti Educativi, hanno portato nelle scuole l’importante tema dell’eco-sostenibilità, grazie alla campagna educativa Green Action Squad. Ne parliamo con Gianluca Mastrocola, Amministratore Delagato di FRoSTA Italia, che ci svela non solo quanto il tema della sostenibilità stia particolarmente a cuore all’azienda, ma anche quanto questa reputi le giovani generazioni la più grande risorsa a cui dare ascolto.

Gianluca Mastrocola, Amministratore Delegato FRoSTA

Cosa significa, per FRoSTA, “sostenibilità”?

Oggi tutti parlano di sostenibilità, ma per noi sostenibilità non è solo una parola d’ordine, ma una preoccupazione vera e sincera perché la crisi climatica è anche la crisi alimentare. Le scelte alimentari incidono sul clima e il cambiamento climatico incide sulla produzione alimentare. I nostri prodotto vengono dal mare e dalla terra, e proprio per questo non possiamo rimanere indifferenti ai problemi ambientali.

Questo impegno lo abbiamo iniziato a concretizzare nel 2003 con l’adesione al Purity Command, ovvero una dichiarazione d’intenti, che sposa la scelta 100% naturale e l’impatto ambientale come responsabilità e filosofia aziendale.

Il nostro percorso è focalizzato sulla naturalezza e sulla sostenibilità e investe davvero tutti gli ambiti di produzione, dalla scelta degli ingredienti e delle ricette – prive di additivi, aromi, emulsionanti –  dalla pesca, dalla coltivazione, allo stoccaggio, alla produzione, alla conservazione, alla distribuzione fino ad arrivare allo smaltimento del packaging che deve essere anch’esso sostenibile.

Il nostro impegno è rendere l’impatto generato e la catena del freddo FRoSTA la più sostenibile possibile, e riusciamo a farlo ricorrendo a metodi produttivi che utilizzano energia verde ed evitano le colture in serre, e rinunciando al trasporto aereo degli ingredienti.

Quali sono i vostri progetti concreti messi in atto sul tema?

Noi di FRoSTA agiamo non solo lungo l’intera filiera produttiva, ma collaboriamo anche con associazioni, istituzioni, mondo scolastico, enti di ricerca e cittadinanza attiva; questo perché crediamo che le sfide ambientali e sociali sono talmente grandi e talmente importanti che soltanto mettendo insieme attori dalle competenze diverse si potrà produrre cambiamento.

Sentiamo la necessità di fare azioni di sensibilizzazione e azione sul territorio: per questo abbiamo lanciato il progetto FRoSTA, AMICA DELLA NATURA in collaborazione con Legambiente.

Un percorso che tocca tanti temi: dalla protezione della biodiversità e delle api con la campagna SAVE THE QUEEN,  alla lotta al cambiamento climatico attraverso il progetto LA CAROVANA DEI GHIACCIAI, che documenta gli effetti dei cambiamenti climatici sui nostri ghiacciai e promuovere la tutela della montagna di alta quota. Tante azioni, un unico obiettivo: difendere quello che abbiamo di più prezioso: il nostro pianeta.

FRoSTA crede nelle future generazioni, e lo ha dimostrato con una campagna che si è rivolta proprio alle scuole, e che mira ad insegnare buone abitudini che possano continuare anche a campagna conclusa: può parlarci di GREEN ACTION SQUAD?

I giovani da tempo stanno gridando ai potenti della terra di agire responsabilmente anche nell’ultimo incontro dedicato a questo, la COP26.

È quindi indubbio che siano loro la nostra più grande risorsa a cui dare ascolto. Ma i nostri giovani hanno bisogno di formazione e soprattutto di strumenti per capire come agire e dove dirottare le proprie energie che sposano così alti ideali.

Green Action Squad fa proprio questo, partendo dal presupposto che ognuno di noi può contribuire ad una società più sostenibile, con piccoli gesti quotidiani.

L’obiettivo non è solo educare e sensibilizzare ai temi ambientali, bensì stimolare i giovani a mettersi in discussione e “sporcarsi le mani”, agendo in prima persona e – soprattutto – riflettendo all’impatto dei comportamenti di oggi per trovare nuovi modi di agire nel rispetto del pianeta e degli altri.

www.greenactionsquad.it invita, dunque, i ragazzi e le ragazze a fare squadra, ad entrare in azione in difesa dell’ambiente e del nostro pianeta attraverso le 4 missioni: aria, acqua, terra e cibo. Perché se è vero che ognuno di noi può fare la differenza, è anche che l’unione fa davvero la forza per generare un impatto positivo nella realtà in cui viviamo.

A bordo della campagna, un partner importante: il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Può dirci qualcosa in merito a questa collaborazione? 

Come già anticipato, crediamo nell’importanza di fare rete con attori importanti che, da anni, sono impegnati nel monitoraggio e nella salvaguardia della natura.

Grazie al progetto Green Action Squad abbiamo avuto il piacere di iniziare a collaborare con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Una collaborazione nata dalla sfida di incentivare la consapevolezza e la capacità di agire dei ragazzi, ma che anche a noi dell’azienda ha insegnato molto, soprattutto rispetto alla necessità di ripensare a nuovi comportamenti più sostenibili da adottare.  

Ed è proprio con i ricercatori del CNR che abbiamo creato un calendario di 4 appuntamenti formativi (webinar) per i docenti, volti ad approfondire le grandi tematiche ambientali e ad offrire strumenti scientifici per lavorare in classe con gli studenti.

Il 22 aprile 2022, giornata mondiale della terra, assieme a Librì ed al CNR presenteremo i risultati del monitoraggio sulle nuove azioni portate avanti dai ragazzi, che sono sicuro ispireranno anche noi grandi ad agire diversamente nel nostro quotidiano.  

Per tutti i docenti interessati ai webinar formativi in collaborazione con il CNR,
qui è possibile prenotarsi per partecipare!

“Più unici che rari” : campagna educativa da 1° premio!

in Bisogni Educativi Speciali by

La pluripremiata campagna che promuove l’inclusione e la valorizzazione delle diversità tra i più piccoli, si aggiudica il Premio della Giuria dell’VIII edizione del Premio OMaR per la Comunicazione sulle Malattie e i Tumori Rari!

Più Unici che Rari’, la campagna educativa dedicata a ragazze e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado, promossa da Librì Progetti Educativi in collaborazione con Sanofi, ha vinto il Premio della Giuria dell’VIII edizione del Premio OMaR!

Nella motivazione delle Giuria si legge:

Per l’impatto del progetto che ha raggiunto 1.105 istituti scolastici, 63.900 alunni e le loro famiglie, impegnando diversi canali di divulgazione e formazione; per gli argomenti trattati, che muovendo dal concetto di malattia rara e di rarità hanno consentito di apprezzare a pieno i singoli valori di ogni persona; per il messaggio positivo e di inclusione, in quanto il sentirsi diverso accumuna tutti i ragazzi.

Il Premio OMaR

Il premio, attribuito ogni anno dall’ Osservatorio Malattie Rare a chi, impiegando diversi mezzi di comunicazione, fa informazione corretta e attività di sensibilizzazione efficace verso il grande pubblico sul mondo complesso delle patologie e dei tumori rari, è stato consegnato nel corso di una cerimonia che si è svolta nella serata del 2 dicembre a Roma, presso l’Auditorium dell’Ara Pacis.  

Maria Cristina Zannoner, Amministratore delegato di Librì Progetti Educativi, afferma:

Un tema educativo, per essere accolto dal mondo della scuola e dalle famiglie, ha bisogno dei giusti ingredienti, quali quelli di un’impostazione visiva molto gradevole e accattivante, un testo adatto alla capacità di comprensione dei bambini e che sappia catturare la loro curiosità e il loro interesse.

Il tutto partendo dalla competenza e dall’esperienza di chi vive i disagi e le difficoltà nel quotidiano, come le tante associazioni pazienti con cui abbiamo lavorato per costruire i contenuti della campagna.

‘Più Unici che Rari’ coniuga tutto questo, riuscendo a trattare il difficile tema dell’inclusività e della valorizzazione delle differenze

Il momento della premiazione, con Maria Cristina Zannoner (Amministratore Delegato di Librì Progetti Educativi) ed Elisa Ferrari (Senior Communication Project Manager di Librì Progetti Educativi)

Più unici che rari: obiettivo della campagna

Obiettivo della campagna è raccontare il valore dell’unicità di ciascuna persona e promuovere l’importanza dell’accoglienza e dell’inclusione nell’ambiente scolastico, partendo da quelle difficoltà e barriere che possono nascere in presenza di malattie rare o altre patologie, come l’asma o la dermatite atopica, per le quali Sanofi è in prima linea nella ricerca e nello sviluppo di terapie, ma anche più semplicemente tratti fisici, caratteriali o comportamentali.

Tutti i materiali e i percorsi didattici della campagna nel corso delle ultime due stagioni sono stati sviluppati anche sulla piattaforma digitale www.piuunicicherari.it per poter essere fruiti anche da casa, a prova di DAD, e sempre disponibili per le famiglie affinché possano essere elementi di riflessione condivisa scuola-famiglia.

Marcello Cattani, Presidente e Amministratore delegato di Sanofi, in merito al premio ha detto:

Ci spingono a continuare a sviluppare e sostenere attività di sensibilizzazione su tematiche fondamentali come l’inclusione sociale e la diversità, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni di cittadini, lavorando sempre in un’ottica di partnership con le istituzioni e le associazioni di pazienti.

Qui un’intervista realizzata da noi a Marcello Cattani, del gennaio 2021.

Due nuove campagne

Quest’anno la campagna si arricchisce di due nuovi percorsi didattici, frutto di workshop con alcune associazioni pazienti, due nuove storie che parlano ai bambini e alle bambine, per non aver paura anche quando non tutto va come dovrebbe, ovvero quando ci si ammala e si è costretti a stare in ospedale o quando ad ammalarsi è un proprio familiare.

“La scuola in ospedale”

Il primo percorso, “La scuola in ospedale”, mira a far superare la paura dell’ospedale, un luogo dove lavorano medici, infermieri, ma anche insegnanti.  Questi ultimi aiutano tantissimi bambini e bambine che si ammalano, per periodi brevi o più lunghi, a stare meglio, a rimanere in contatto con i loro compagni e a non restare indietro con le lezioni. La scuola in ospedale è un servizio del MIUR che garantisce istruzione e formazione a bambini e ragazzi ricoverati in ospedale o degenti a casa. Sono oltre 50.000 gli studenti che ogni anno beneficiano di questo servizio.

“Luca ha cambiato colore”

Il secondo percorso, “Luca ha cambiato colore”, è rivolto a coloro che si trovano ad affrontare la malattia di un familiare: una situazione a cui non sono preparati, che li spaventa e che può cambiare il modo di vivere la loro quotidianità. La storia incoraggia i bambini a parlarne in classe con i propri insegnanti, amici e compagni per far sì che non si sentano soli e possano essere aiutati.

L’audiolibro “Più unici che rari. Storie dei ragazzi della III C”

Il libro illustrato “Più unici che rari. Storie dei ragazzi della III C”, che compone l’edu-kit per le insegnanti, gli studenti e le famiglie, distribuito gratuitamente nelle scuole e scaricabile anche dal sito web dedicato, rinnova la sua narrazione diventando un audiolibro.  

Disponibile in anteprima qui e prossimamente sulle principali piattaforme di streaming tra cui Spotify, nell’audiolibro ritroviamo Olga, tredici anni, affetta da dermatite atopica, Leo, il bulletto e tutti gli altri personaggi del volume, ideato e scritto da Sabrina Rondinelli, insegnante e scrittrice, e illustrato da Francesco Fagnani.

Ognuno di loro è unico e speciale e si distingue per un tratto del carattere, per una caratteristica fisica, alcuni per una malattia. Una storia a più voci, per apprezzarsi l’un l’altro ed educare i ragazzi a riconoscere le differenze come una ricchezza e un’opportunità di crescita per sé stessi e gli altri.

Il concorso “Come stai? Dillo con arte!”

Dopo il successo della prima edizione che ha visto oltre 330 classi partecipanti, torna il concorso “Come stai? Dillo con arte!” che consente agli studenti di esprimere le proprie emozioni, sentimenti e paure attraverso la loro creatività artistica.

Un’occasione per i bambini e i ragazzi per pensare criticamente ad aspetti importanti tipici della loro fascia d’età, così che possano riflettere sulla loro esperienza e sull’esperienza degli altri, sentirsi compresi e comprendere, accettarsi e accettare. Per partecipare c’è tempo fino al 14 febbraio 2022. Regolamento e premi in palio sono disponibili qui.

Il progetto, attivo dal 2019 a oggi, ha raggiunto quasi 1.700 scuole con oltre 3.000 classi partecipanti e quasi 84.000 alunni e rispettive famiglie coinvolte attivamente.

Conta sul patrocinio di 25 Società Scientifiche e Associazioni di pazienti (A.D.I.G Lazio, AIAF, AIEOP, AIG-Gaucher, AIG-Glicogenosi, AIL, AIMAME, AIMPS, AIRP, AISM, AISMME, ANDeA, ANMAR, ANPTT, APMARR, Associazione Libellule, ESEO, FAVO, Federasma e Allergie, Associazione Niemann-Pick, Respiriamo Insieme, Salute Donna e Salute Uomo, UICI, UNIAMO e vEyes), oltre ai centri di Coordinamento Malattie Rare della Regione Abruzzo e della Regione Campania. È realizzato in collaborazione con Fondazione ASPHI onlus.

La violenza sulle donne spiegata ai bambini: 4 consigli di lettura.

in Spunti di lettura by

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, ricorriamo a 4 letture per introdurre il delicato argomento in classe.

Torniamo anche quest’anno a parlare di violenza sulle donne (lo avevamo fatto qui un anno fa), lasciandoci aiutare da libri e fiabe per poter far capire il delicato tema ai più piccoli: perché non è mai troppo presto per imparare il rispetto e, fondamentale per veder diminuire significativamente gli episodi di violenza, la parità di genere.

Fiabe in rosso

Nato a 4 mani (Lorenzo Naia l’autore e Roberta Rossetti l’illustratrice), Fiabe in rosso è un progetto nato per combattere la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere, adatto dai 5 anni in su.

Una raccolta di fiabe con protagoniste femminili in cui la trama evolve in maniera diversa da quella che abbiamo ascoltato tante volte:

E se fosse Biancaneve a salvare il principe?

Questo per ricordare a tutti i bambini che il finale della loro storia (della loro vita), non deve essere scontato, non deve essere uno solo, non deve essere – soprattutto – già deciso da qualcun altro.

Gli inserti di carta di giornale che si trovano all’interno del libro rimandano alla realtà e alla cronaca, e la tecnica del collage rimanda anche graficamente al processo di costruzione di una fiaba

Chiamarlo amore non si può

Scritto per bambini dai 12 anni in su, riunisce storie vere di 23 scrittrici, tutte dedicate al tema della violenza sulle donne.

Cari ragazzi e care ragazze che vi affacciate al mondo dei grandi, questo libro è per voi. Perché impariate dai nostri errori, impariate che amore vuol dire rispetto e non sopraffazione, che amare vuol dire permettere all’altro/a di essere se stessi. (…) 23 scrittrici per ragazzi vi offrono questi racconti per aiutarvi a riflettere e a dialogare, perché non rimaniate in silenzio di fronte ai tremendi fatti di cronaca. Ma anche perché sappiate reagire a ciò che può succedere intorno a voi, non solo quando si tratta di violenza fisica, ma anche di gesti e comportamenti che comunque feriscono profondamente. 

Quante tante donne | Le pari opportunità spiegate ai bambini

Di Anna Sarfatti, insegnante alle scuole primarie e scrittrice di romanzi per bambini, una lettura (dai 7 anni in su) per imparare a sognare in grande e a credere che tutto sia possibile nella vita!

Le bambine giocano con le bambole, i bambini con le costruzioni. Le donne fanno le segretarie e gli uomini i presidenti. Ma chi lo ha deciso? Non a tutte va bene così! Ecco allora un modo per imparare a lottare per i propri sogni, a capire che da grande si può fare la mamma e la casalinga, ma anche la sindaca e l’inventrice o, perché no, la fotografa di ragnatele e l’accompagnatrice di sirene.

Bruco blu

Infine, una fiaba illustrata, per tutte le età! Il Bruco blu, di Tiziana Di Ruscio (sopravvissuta al femminicidio), ci racconta che uscire dalla violenza è possibile, nonostante il più delle volte questa si annidi negli affetti, dentro la propria casa, sotto le spoglie di chi in realtà dovrebbe proteggerci.

Un racconto di sofferenze, di tante storie comuni, di vissuti quotidiani di bambini ma soprattutto la speranza che si può riprendere in mano la propria vita e tornare ad essere felici.

Bloccare la spirale di violenza sulle donne  è possibile, ma solo educando i bambini al rispetto di sé e degli altri, dando loro il buon esempio a casa (i genitori) e a scuola (gli insegnanti).

Insegniamo loro a riconoscere e abbattere ogni stereotipo, affinché diventino adulti più attenti e consapevoli nelle loro relazioni future.

Foto di copertina by Ben White on Unsplash

Prendila con… FILOSOFIA!

in Zigzag in rete by

Il terzo giovedì del mese di novembre si festeggia la Giornata Mondiale della Filosofia: scopriamone di più!

Indetta dall’UNESCO nel 2002, la Giornata Mondiale della Filosofia vuole evidenziare l’importanza di questa disciplina per la formazione dei giovani, in quanto incoraggia lo sviluppo di un pensiero critico ed indipendente.

Questa disciplina, inoltre, contribuisce a una migliore comprensione del mondo, aiutando a cercare le risposte a tutti i grandi quesiti dell’uomo: chi siamo? Dove andiamo? Qual è il nostro scopo? Infine, richiama valori fondamentali come la libertà, l’eguaglianza, la democrazia e la pace.

Già in passato abbiamo avuto modo di affrontare l’argomento, facendo 4 chiacchiere con Antonio Vigilante, professore di filosofia (trovi qui l’intera intervista).

All’epoca, era il 2019, il professor Vigilante affermò che:

La filosofia è un acido gettato sulle cose allo scopo di essenzializzarle, metterle alla prova, rivelarne la natura (o l’assenza di natura).

Qualcosa che, agli occhi degli studenti della sua classe di quarta, destabilizza in quanto toglie qualsiasi certezza; del resto, è l’assenza stessa di certezze che spinge l’uomo alla continua ricerca!

E se siamo tutti consapevoli di quanto la tecnologia assorba sempre di più qualsiasi aspetto della nostra vita, è anche vero che la filosofia appare necessaria per fornirci gli strumenti grazie ai quali non solo approcciarsi alla tecnologia, ma anche renderci diversi, e per questo più forti, di qualsiasi mente robotica!

In un altro nostro articolo del 2017, infatti, scrivevamo proprio che:

Lo studio della filosofia deve servire a invitare i bambini e i ragazzi a riflettere e a confrontarsi su questioni di qualsiasi tipo: concetti astratti e concreti, temi importanti e marginali. Il dibattito e il confronto possono diventare parte del bagaglio di esperienza di qualsiasi alunno. La filosofia può riacquistare un ruolo centrale in questo diventando uno strumento privilegiato per l’acquisizione del famigerato “problem solving”.

Condividiamo infine volentieri un video di appena 10 minuti in cui l’autore, il Filosofo Joe, con l’uso di un linguaggio semplice e di disegni colorati, ci racconta tutta (!) la storia della Filosofia: un interessante ripasso per gli studenti o gli amanti della materia!

Per chi volesse approfondire l’argomento, qui qualche consiglio di lettura.

Foto di copertina by Tingey Injury Law Firm on Unsplash

Giornata internazionale dello studente e della studentessa

in Zigzag in rete by

Cos’è e perché si festeggia la giornata internazionale dello studente e della studentessa, e perché oggi, più che mai, è necessario lavorare in classe sul concetto di diversità come ricchezza.

Quello allo studio è un diritto inalienabile e fondamentale per formare personalità e pensiero di un individuo. Per questo ci teniamo a ricordare che mercoledì 17 novembre si festeggia la giornata internazionale dello studente e della studentessa.

Una giornata istituita nel 1941 dal Consiglio internazionale degli studenti di Londra, al fine di rivendicare il diritto allo studio e il diritto degli studenti ad esprimersi.

Ma perché proprio il 17 novembre?

La rete ci viene in aiuto, raccontandoci la storia dello studente cecoslovacco Jan Opletal.

Ucciso da un’arma da fuoco durante una manifestazione del novembre del 1939, il suo corteo funebre di migliaia di studenti, si trasformò presto in una manifestazione anti-nazista, con conseguenze tragiche.

Le autorità naziste chiusero tutti gli istituti di istruzione superiore e arrestarono e deportarono 1200 studenti.

Il 17 novembre, infine, nove fra studenti e professori furono giustiziati senza processo.

Ecco perché proprio il 17 novembre si festeggia la giornata internazionale dello studente e della studentessa, perché è in questa data che furono giustiziati lo studio e la libertà d’espressione.

Diversità è ricchezza!

La grande eterogeneità degli studenti costituisce una preziosa ricchezza.

Ci muovessimo in un gruppo di persone identiche a noi, non si imparerebbero l’empatia, la pazienza, la comprensione: concetti essenziali per vivere in una comunità!

A questo proposito vi presentiamo un’ attività dal titolo “IDENTITA’”, tratta dalla guida per gli insegnanti della campagna educativa Più unici che rari, realizzata in collaborazione con Sanofi Italia.

Più unici che rari

L’occasione della giornata internazionale dello studente e della studentessa è perfetta per ricordare questa campagna, che ha avuto come obiettivo quello di raccontare il valore della diversità.

Questi tratti di unicità, come ha spiegato nella prefazione Marcello Cattani, Country Lead e Amministratore Delegato di Sanofi Italia:

Possono essere trasformati in opportunità, qualità e talento per arricchire se stessi e le altre persone.

Se la società tende a non comprendere, non accettare ed emarginare le diversità, l’individuo tende invece a nasconderle, per vergogna o paura.

La campagna educativa vuole raccontare le differenze (…) per poter affrontare in classe, in maniera propositiva, il tema dell’identità, dell’affermazione del sé e dell’inclusione.

Proponete quest’attività agli alunni della vostra classe, festeggiando insieme a loro la giornata internazionale dello studente e della studentessa! Buon lavoro!

Foto di copertina by by Chang Duong on Unsplash

Giornata Mondiale della Gentilezza: riflettiamoci su!

in Senza categoria/Spunti di lettura/Tavola Rotonda by

Il 13 novembre si festeggia la Giornata Mondiale della Gentilezza: prendiamo l’occasione al volo per riflettere sul tema, con 2 consigli di lettura e, soprattutto, sulla necessità di educare le giovani generazioni ai valori della convivenza civile e della solidarietà.

Nessun atto di gentilezza, per piccolo che sia, è mai sprecato.”

Così scrisse Esopo un bel po’ di tempo fa, e noi oggi non possiamo certo che fargli eco, dando un occhio al calendario e riflettendo proprio sul tema della gentilezza, dal momento che il 13 novembre ricorre la Giornata Mondiale della Gentilezza.

Che cos’è la gentilezza?

Quante volte mamma e papà ce lo hanno detto, quando eravamo piccoli: “Mi raccomando, sii gentile”! Ma sappiamo davvero cosa questo significhi?

Si limita davvero al dire “grazie” o al rispondere “prego”, oppure “scusa” quando commettiamo un errore?

Certo queste parole, seppure piccole, non sono certo da trascurare: ma da sole non bastano.

Si è gentili quando ci si dimostra altruisti e generosi, in maniera del tutto disinteressata. Vale a dire, senza aspettarsi niente in cambio. Lo si fa e basta.

A chi fa bene la gentilezza?

A chi la riceve, verrebbe da rispondere: beh, non solo! Dimostrarsi generosi, infatti, fa star bene di riflesso anche noi: avvertiamo una sorta di appagamento del senso del dovere, sentendoci per questo soddisfatti e sereni. Provare per credere, e non solo in occasione della Giornata Mondiale della Gentilezza!

Gentile come te

Sul tema della gentilezza è uscito, nel 2020, il libro Gentile come te, edito da Librì – Progetti educativi, scritto da Fabio Leocata e illustrato da Massimo Alfaioli.

Attraverso questo libro, i giovani lettori scoprono tutti quei fattori ed elementi che rendono straordinaria la loro età: la forza dell’amicizia e la voglia di stare insieme, le fragilità nascoste nel cuore e la difficoltà di essere sempre se stessi, le gioie quotidiane e i piccoli e grandi drammi che hanno la forza di scuotere un’esistenza, la solitudine e la scoperta dell’amore.

La trama

Con la forza e l’intimità di un diario segreto, Gentile come te racconta le vicissitudini di un gruppo di preadolescenti alle prese con le difficoltà e gli ostacoli di tutti i giorni, affrontando temi importanti e delicati grazie alla misteriosa forza dell’amicizia e della gentilezza.

Cos’ho imparato in questi anni di scuola media? Tre cose.
La prima è che ognuno di noi vale molto di più di quello che si mette addosso ogni mattina o del voto che ha sul registro elettronico.
La seconda è che se vuoi vivere, e intendo vivere veramente, non puoi evitare ogni tanto di scottarti.
La terza è che la cosa più incredibile che ti possa capitare è trovare degli amici che ti accettino per quello che sei, che non ti facciano mai sentire sola.

La gentilezza vola lontano

Sul tema della gentilezza – a sottolinearne quindi l’importanza – già nel 2019 era uscito un testo, sempre edito da Librì – Progetti educativi, con stesso autore ma illustrato da Giulia Orecchia, dal titolo La gentilezza vola lontano, per la collana Collilunghi.

Il libro è una lettura appassionante e commovente, che ci prende per mano e ci accompagna alla scoperta della misteriosa forza della gentilezza.

Scritto per bambini dai 6 anni in su, può essere letto anche in compagnia di mamma e papà, per parlare così insieme dell’importanza del tema.

La trama

Matilde e i suoi amici stanno per fare una scoperta straordinaria: così come il battito d’ali di una farfalla può scatenare una tempesta, un semplice gesto di gentilezza può rendere il mondo che ci circonda più bello e colorato. Una magia? No, tutta colpa – o merito… – dell’effetto farfalla, è così che lo chiamano gli scienziati! Ecco allora le divertenti avventure dei bambini e delle bambine che frequentano la classe della maestra Anna, raccolte in un libro lungo un anno, per parlare di amicizia e di piccoli grandi problemi, di bullismo e solitudine, di emozioni e tanta voglia di stare insieme.

La campagna educativa

Il libro La gentilezza vola lontano fa parte di un vero e proprio kit della campagna educativa che porta lo stesso nome, realizzata in collaborazione con Fondazione CR di Firenze, File e Fondazione NOI, per parlare in classe di rispetto e gentilezza, e che porta i ragazzi alla scoperta dell’effetto-farfalla della gentilezza, quando un semplice gesto – realizzato anche dai più piccoli – può avere effetti straordinari: sconfiggere il bullismo e le discriminazioni, rendere le persone più felici e migliorare il paesaggio.

Insieme ai protagonisti del libro illustrato, alunni di una classe simile alla loro, i bambini hanno avuto l’opportunità di riflettere sui valori della convivenza civile e della solidarietà, e in questo l’insegnante è supportato/a dai materiali del kit.

Convivenza civile, solidarietà, gentilezza: valori che devono entrare sempre più nel percorso educativo e di formazione dei bambini, nelle aule scolastiche, e da loro nelle famiglie, e sui quali è necessario meditare sempre e a qualsiasi età. Ben vengano perciò le varie Giornate Mondiali se capaci di sensibilizzare maggiormente le persone, invitandole alla riflessione.

Dunque, buona Giornata Mondiale della Gentilezza!

Qui un interessante laboratorio sul tema della gentilezza, con l’incontro conclusivo tenuto proprio da Fabio Leocata, autore dei due libri sopra menzionati.

Qui invece un interessante spunto per un percorso sulla gentilezza da affrontare in classe.

Teatro Ragazzi: perché è fondamentale per le giovani generazioni

in Approcci educativi/Zigzag in rete by

Vivere, accanto ai propri compagni di scuola o alla famiglia, emozioni formative e stimolanti per la mente, attraverso la fruizione di uno spettacolo teatrale che diverte, intrattiene, fa riflettere: è la potenza del teatro ragazzi!

Prima di avventurarci nel Teatro ragazzi, ricordiamo che in questo articolo avevamo parlato dell’importanza del FARE teatro, soprattutto per le giovani generazioni:

Fare teatro è un’esperienza che coinvolge, fa riflettere, emoziona, avvicina agli altri; che siano le emozioni dei compagni sul palco, o l’empatico sentire del pubblico in ascolto.

Non è da meno, dunque, il “vedere teatro” che, nel caso in cui abbia come pubblico quello dei bambini, delle scuole e delle famiglie, con linguaggi e metodologie proprie dell’infanzia e dell’adolescenza, prende il nome di Teatro ragazzi.

Un po’ di storia

Mentre il teatro di figura e il teatrodanza si autodefiniscono in base agli elementi linguistici utilizzati, e il teatro sperimentale o di avanguardia lo fanno in base alla metodologia, il teatro ragazzi si autodefinisce in base al pubblico.

Nato inizialmente in Europa come fenomeno teatrale, il teatro ragazzi rappresenta, soprattutto in Italia, un vero e proprio genere teatrale, comprendente diversi tipi di spettacoli ed espressioni artistiche: il teatro d’animazione, il teatro dei burattini, il teatrodanza.

Il teatro ragazzi contemporaneo nasce in Italia alla fine degli anni sessanta come vero e proprio movimento, proprio in rapporto ai cambiamenti culturali dell’epoca, i quali portano ad un nuovo modo di concepire la scuola e il teatro, fondendo il teatro ragazzi con il teatro ‘per ragazzi’ e, attraverso il lavoro di alcuni operatori, esce dalla scuola e diventa autonomo, adottando stilemi propri, con un linguaggio al servizio dell’immaginario del bambino.

Perché è importante?

Dalle semplici fiabe – comunque portatrici di determinati valori – a spettacoli che mettono al centro temi civili forti, in grado di aiutare a comprendere meglio il presente e dunque a dare un senso al mondo: quella teatrale è un’arte che stimola sia la fantasia che il pensiero critico, aprendo alla diversità, sviluppando empatia.

Diffondendo la bellezza, l’arte e la cultura, il teatro è un veicolo sociale potentissimo, portatore di messaggi positivi.

Il teatro ragazzi ha dunque una grande utilità formativa, offrendo strumenti utili a capire e a dare un senso al proprio io e alla comunità: la scrittura, il movimento, il suono, l’immagine… tutto si fa veicolo di un sapere che attraverso la voce/il gesto dell’attore passa allo spettatore.

Pubblico di adulti e di ragazzi: quali le differenze?

Più estraneo alle forti emozioni, il bambino accoglie con entusiasmo ciò che gli viene mostrato, e più di un adulto si lascia andare alle esternazioni delle proprie emozioni: il riso, la paura, la commozione… tutto ciò che come pubblico il bambino riceve, lo restituisce a sua volta, raddoppiandone la potenza!

Teatro ragazzi: dove andare a vederlo?

Molte in Italia sono le compagnie specializzate nel Teatro ragazzi; ecco di seguito un elenco di alcune di queste, dove poter trovare il programma della stagione dedicata al pubblico delle giovani generazioni:

TEATRO DEL BURATTO MILANO
TEATRO DELLA TOSSE GENOVA
TIB TEATRO BELLUNO
TEATRINO DEI FONDI SAN MINIATO (PISA)
VENTI LUCENTI FIRENZE
KANTERSTRASSE TERRANUOVA B.NI (AREZZO)
FONTEMAGGIORE PERUGIA
TEATRI DI BARI
TEATRO LIBERO PALERMO

Foto di copertina by Barry Weatherall on Unsplash

Halloween in arrivo? Mamma mia che paura!

in Approcci educativi/Attività in classe by
Dei ragni, dei fantasmi, o magari del compito in classe di matematica: tutti noi abbiamo paura, e parlarne con gli amici e la famiglia è il primo passo per sconfiggerle.

Con la notte più paurosa dell’anno che si avvicina, eccoci a parlare di paura. E non ci riferiamo certo ai vampiri o alle streghe che impazzeranno ad Halloween, ma a quelle paure che sono così familiari a tutti noi.

Proprio come affermato da Marianna Balducci, protagonista insieme a Francesco Fagnani di un webinar per il progetto Più unici che rari:

“La paura è quella bestiaccia che si mette (e ci mette) sulla difensiva quando ci troviamo in una condizione sconosciuta e che, per qualche ragione (a volte ingiustificata), ci appare minacciosa. A volte ci blocca, ci impedisce di comunicare, ci allontana dagli altri ma anche un po’ da noi stessi.”

(Trovi qui il resto dell’intervento).

Se ci riflettiamo bene, però, non può esistere il coraggio, senza la paura! Inoltre, è un elemento in grado di farci sentire uniti!

Più unici che rari

E proprio la paura, in queste due accezioni, è un tema centrale della campagna educativa nazionale per le scuole primarie e secondarie Più unici che rari, grazie alla quale gli studenti possono scoprire come ognuno di noi è diverso, sì, ma tutti insieme possiamo diventare una forza, e contrastare così ogni paura!

L’obiettivo della campagna è infatti raccontare il valore dell’unicità di ciascun alunno, e promuovere tra i bambini e i ragazzi l’importanza dell’accoglienza e dell’inclusione  scuola, partendo da quelle difficoltà che possono nascere in presenza di patologie.

Come stai con la paura?

4 le domande su cui verte la campagna (come stai con gli amici/con il corpo/con te stesso sono le altre 3), ma soffermiamoci sulla paura.

Una domanda non facile, visto l’affollamento di fobie e terrori che si annidano dentro di noi.

La paura è in noi fin dalla nascita, e spesso anche l’immaginazione ci mette la sua, per aumentarla: è vero o no, che quando è buio si materializzano magicamente inquietanti figure?

La paura è utile

Proprio così: se non la provassimo, ci troveremmo a compiere gesti inconsulti, che metterebbero a rischio noi o gli altri. Ci insegna quindi a stare attenti ai pericoli, e questo è sano!

…ma non sempre!

A volte, però, non c’è una spiegazione chiara riguardo ad una paura: potrebbe derivare da una brutta esperienza della nostra infanzia, e fin da allora ci è rimasta addosso, senza più andarsene. Alzi la mano chi da piccolo/a non ha bevuto un po’ d’acqua mentre imparava a nuotare, e da allora non si è più avvicinato/a al mare?

In questi casi è una paura che non fa bene, e che rischia di impedirci una vita sana e serena: è necessario quindi fare un grande sforzo di volontà, per distinguere cosa è davvero pericoloso da ciò che invece non lo è.

Il consiglio antipaura di Più unici che rari

Difficile dare un consiglio per ogni specifica paura o fobia; ma questo, siamo sicuri, è sicuramente d’aiuto per tutti: parlarne!

Proprio così: condividere le proprie paure, guardarle con gli occhi di un’altra persona, è il primo passo per rimpicciolirle!

“Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.” (Martin Luther King)

UN CLICK PER LA SCUOLA: in partenza la nuova edizione dell’iniziativa di amazon.it

in Esperienze digitali/Protagonisti by

C’è tempo fino al 6 febbraio 2022 per iscrivere la propria scuola e accumulare credito virtuale da utilizzare su un catalogo di prodotti per le scuole: con UN CLICK PER LA SCUOLA Amazon.it prende a cuore le scuole d’Italia!

Cancelleria, arredo, articoli sportivi, attrezzature elettroniche o strumenti musicali: questo e molto altro potrà essere donato gratuitamente da Amazon.it a tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado del territorio nazionale, che si iscriveranno all’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA.

Obiettivo di tale iniziativa è appunto supportare le scuole che vi aderiranno, le quali riceveranno un credito virtuale da parte di Amazon utilizzabile su www.amazon.it per acquistare materiale scolastico, scegliendo da un ampio catalogo di oltre 1.000 prodotti!

Gli studenti e le famiglie scelgono la scuola che vogliono supportare, e Amazon le dona una percentuale dei loro acquisti sotto forma di credito virtuale!

Un’idea vincente, questa, che durante le 2 precedenti edizioni ha visto Amazon donare alle scuole italiane credito virtuale che ha permesso alle scuole di ricevere oggetti e accessori del valore totale di ben 5,9 milioni di euro! Il successo è stato così dirompente che l’iniziativa è stata replicata anche in Spagna, ottenendo anche lì un grande consenso.

Che tu sia insegnante, dirigente scolastico oppure studente: iscrivi o proponi di iscrivere la tua scuola all’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA: è possibile farlo fino al 6 febbraio 2022, e le scuole potranno utilizzare il credito virtuale ricevuto e richiedere i prodotti per tutta la durata dell’iniziativa e oltre, fino al 10 aprile 2022!

Amazon Digital Lab

Ma non finisce qui! Grazie a UN CLICK PER LA SCUOLA studenti e insegnanti delle classi coinvolte potranno anche accedere ad Amazon Digital Lab, un vero e proprio mondo di risorse digitali totalmente gratuite: idee, strumenti e metodologie per una didattica innovativa vicina alle esigenze della scuola!

Qui sarà possibile trovare una selezione di risorse digitali: video tutorial con indicazioni pratiche su come usare gli strumenti, coding toolkit per supportare gli studenti nella programmazione di videogiochi, quiz e visual art, audiolibri e podcast Audible.

E ancora guide di alfabetizzazione digitale, link e contenuti per arricchire la didattica nei vari ordini scolastici; ma la grande novità di questo anno sono i webinar riservati ai docenti sui temi più attuali legati alle potenzialità della didattica digitale per il mondo della scuola.

UN CLICK PER LA SCUOLA metterà infatti a disposizione di tutti i docenti di ogni ordine e grado un percorso formativo totalmente gratuito, dedicato all’utilizzo consapevole della tecnologia, per una didattica davvero innovativa!

5 i Webinar previsti, ognuno dedicato ad un tema specifico, spaziando dalle neuro-scienze fino al game learning, e in partenza dal prossimo mercoledì 27 ottobre!

ISCRIVITI QUI

Tutti i partecipanti riceveranno poi un attestato di partecipazione all’iniziativa formativa per le ore svolte, in ottemperanza al D.M.170/2016.

Un click per la scuola
Come può partecipare la scuola?
  • Iscrivendosi a UN CLICK PER LA SCUOLA tramite il sitowww.unclickperlascuola.it
  • Comunicando a tutte le classi l’iniziativa
  • Accedendo all’Area Scuole del sito www.unclickperlascuola.it per visualizzare il credito virtuale accumulato, e richiedendo i prodotti di cui la scuola ha bisogno nel catalogo virtuale disponibile sul sito.

Nel caso poi di scuola appartenente e amministrata da un Circolo Didattico, Istituto Comprensivo o Istituto Omnicomprensivo, sarà l’Istituto stesso a partecipare all’iniziativa.

Come possono partecipare gli studenti e le famiglie?
  • Visitando il sito dedicato all’iniziativa www.unclickperlascuola.it e accedendo con le proprie credenziali di Amazon.it.
  • Scegliendo la scuola da supportare sul sito www.unclickperlascuola.it.
  • Condividendo l’iniziativa e invitando altri studenti e amici a partecipare!

L’iniziativa UN CLICK PER LA SCUOLA è soggetta a Termini e condizioni visualizzabili qui  https://www.unclickperlascuola.it/terms_and_conditions . Per saperne di più visita il sito www.unclickperlascuola.it e… corri a partecipare!

16 ottobre: Giornata Mondiale dell’Alimentazione

in Tavola Rotonda by

Esselunga e Oranfrizer, due esempi di aziende virtuose che ci insegnano l’importanza di una corretta alimentazione. Un argomento interessante su cui riflettere, soprattutto in vista della Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Il 16 ottobre di ogni anno si festeggia in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, per ricordare l’anniversario della fondazione della FAO, ovvero, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, istituita il 16 ottobre 1945 a Québec.

Alimentazione e agricoltura sono due grandi temi presenti nell’Agenda 2030 (ne abbiamo parlato qui, ricordi?), che si pone, tra gli obiettivi, sia sradicare la fame e tutte le forme di malnutrizione, che raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei piccoli agricoltori entro il 2030.

L’ALIMENTAZIONE

L’importanza, non solo – ovviamente – di mangiare tutti i giorni, ma anche di mangiare bene, la conosciamo ormai tutti. Il giusto apporto di vitamine, proteine e via dicendo è essenziale per una corretta crescita.

Le aziende stesse che si occupano di cibo, sempre più di frequente si attivano per educare le famiglie, e soprattutto i bambini, ad un’alimentazione equilibrata.

ESSELUNGA

Con Tutti a tavola Esselunga ha ideato un progetto educativo sull’alimentazione sana e corretta, rivolgendosi alle scuole primarie e secondarie di primo grado.  

Cosa vuol dire alimentazione equilibrata? Che c’è spazio per tutti i cibi, da mangiare ovviamente nella giusta quantità!

Nel progetto Tutti a tavola i ragazzi e gli insegnanti fanno la conoscenza della famiglia De Gustibus e dei Super Foodies, personaggi che li aiuteranno a:

  • scoprire l’importanza della piramide alimentare della dieta mediterranea
  • elaborare una perfetta lista della spesa
  • scoprire curiosità da condividere in famiglia
ORANFRIZER

Un altro esempio di azienda virtuosa è Oranfrizer. Con il suo carico di agrumi coltivati ai piedi dell’Etna, infatti, è in prima linea nel:

  • sensibilizzare l’opinione pubblica sui vantaggi derivanti dal consumo di frutta
  • promuovere l’adozione di uno stile di vita sano, a partire dall’alimentazione

Per questo motivo anche Oranfrizer ha attivato Il giardino delle arance, un progetto educativo rivolto alle scuole, che mira ad orientare i bambini (e anche gli adulti!) alla scoperta dei sapori dei frutti stagionali, ad avere una visione più attuale e dinamica del mondo dell’agricoltura, e uno stile di vita più sano e consapevole, riducendo anche gli sprechi alimentari.

Obiettivi, questi, che dovremmo fare nostri, per la nostra salute, sì, ma anche per uno sviluppo più equo e sostenibile. Riflettiamoci sempre, non solo il 16 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione!

La plastica: quanto ne sappiamo?

in Tavola Rotonda by

È ovunque intorno a noi, ma sappiamo davvero cos’è e come si crea la plastica?

Siete in grado di riconoscere sempre un oggetto in plastica? Per esempio, le lenti degli occhiali da vista, di che materiale sono? Se avere risposto in vetro, ci dispiace, ma la risposta è sbagliata! Ebbene sì, anche loro sono in plastica!

La plastica: un valore inestimabile

La plastica è un materiale che si può ingegnerizzare, ovvero, costruire secondo i propri bisogni.

Questo materiale è nato col nobile intento di proteggere l’ambiente – già, proprio così! – sostituendo l’ebano, il corallo, il guscio di tartaruga, o altri materiali la cui lavorazione richiedeva anche un grande dispendio di energia.

Il ricorso alla plastica, poi, permette per esempio di contenere il peso delle automobili, riducendo di conseguenza il consumo di carburante.

Non solo: in campo medico gli usi della plastica sono davvero tantissimi! Guanti, camici, cuffie e mascherine (queste ultime ormai così familiari anche a noi), fino ad arrivare al rene artificiale o alla valvola cardiaca: in questi casi, si può proprio dire che la plastica salva la vita.

Per questo è sbagliato demonizzarla: il problema non è il materiale, ma come lo trattiamo una volta utilizzato: la raccolta differenziata è essenziale (ricordi? Ne abbiamo parlato qui)

Il polimero

Ma torniamo alla domanda iniziale: che cos’è la plastica?

Il termine significa “sostanza in grado di acquisire e conservare qualsiasi forma”. Dunque, è una delle sue caratteristiche principali, quella della malleabilità, ad averle attribuito il nome.

La plastica, o meglio, tutte le plastiche sono composti organici ovvero composti complessi del carbonio; contengono carbonio e idrogeno, e, a seconda del tipo considerato, anche ossigeno, cloro, azoto o fluoro.

Tutte queste sostanze sono dei polimeri, ovvero le loro molecole sono formate dalla ripetizione di piccole unità fondamentali.

Un po’ come se fossero tanti anelli legati tra loro; ogni anello prende il nome di unità ripetitiva o unità base, o ancora monomero.

È dalla catena dei polimeri che si crea la resina sintetica, una pasta molle a cui si aggiungono coloranti e altre sostanze che servono a dare le caratteristiche desiderate. Una volta trasformata in granuli e polveri, viene inviata alle fabbriche che si occuperanno di produrre i vari oggetti in plastica.

Alcune plastiche, poi, possono essere fuse e rimodellate all’infinito, e sono definite termoplastiche: le bottiglie dell’acqua che beviamo, che sono in PET, vengono rifuse per diventare ogni volta nuove bottiglie, oppure degli oggetti diversi.

Altre plastiche, che invece non possono più essere rilavorate attraverso il riscaldamento, sono dette termoindurenti.

3 tipologie di polimeri

Tornando ai polimeri, ne esistono di 3 tipi:

  • I polimeri naturali: sono prodotti direttamente dalla natura e subito pronti all’uso o, in alcuni casi, vengono estratti dalla pianta che li produce per poter ottenere il materiale puro. Per esempio il cotone, la seta, il DNA!
  • I polimeri artificiali: naturali ma modificati dall’uomo in base all’uso che ne farà. Per esempio la celluloide e la gomma naturale.
  • I polimeri sintetici: non esistono in natura e vengono sintetizzati ex novo dall’uomo, ottenendoli dal petrolio o dal gas naturale. Un esempio è appunto la plastica, nello specifico:il polietilene, il polipropilene, il PET, il polistirolo, il policarbonato, il PVC, le poliammidi…

Ultimamente si sta affermando una nuova categoria di polimeri: si tratta dei biopolimeri, più conosciuti come le bioplastiche, ottenuti da fonti rinnovabili.

Ricapitolando…

La plastica è costituita da:

  •  POLIMERI, cioè molecole che appaiono come una lunga catena, la cui struttura è formata da tante unità-base (MONOMERI);
  • ORGANICI, ossia le sue molecole sono costituite principalmente da atomi di carbonio;
  • SINTETICI, ovvero creato dall’uomo e non esistenti in natura.

Proprio perché non è un materiale creato dalla natura, la plastica non trova posto negli ecosistemi, e la natura non ha messo a punto meccanismi per la sua trasformazione, come accade, ad esempio, per il legno.

Per questo non dobbiamo per nessun motivo abbandonare le plastiche nell’ambiente, ma raccoglierle nell’apposito bidone affinché possano poi essere riciclate!

Per ulteriori informazioni sulla plastica e sui processi di smaltimento e riciclo, visita il sito https://www.corepla.it/

Foto di copertina by dan lewis on Unsplash

Il Museo di Ustica e quel bisogno di verità.

in Approcci educativi by

Il Museo di Ustica è un’esperienza toccante che afferma il bisogno di verità su quanto accaduto nello scenario di guerra in tempi di pace, nei cieli italiani del giugno 1980.

Qui abbiamo parlato dell’importanza del visitare i musei per conoscere la (nostra) Storia, a maggior ragione se il lavoro che svogliamo è quello di insegnarla alle giovani generazioni.

E a proposito di musei – in questo caso meno battuti e frequentati – a distanza di 41 anni dall’incidente mi sono trovata a visitare il Museo di Ustica a Bologna, in Via di Saliceto 3/22, negli spazi che prima ospitavano i depositi dell’ATC.

L’ingresso del Museo di Ustica

La strage di Ustica: dopo tutti questi anni, ancora oggi non sappiamo con precisione cosa sia avvenuto in quei cieli, nella notte del 27 giugno 1980.  

O meglio, abbiamo importanti pezzi di verità ed una  sentenza del giudice istruttore Rosario Priore, il quale nel 1999 dichiarò che:

l’incidente al DC9 era occorso a seguito di azione militare di intercettamento.

L’aereo era stato dunque coinvolto in un’ azione militare, nel corso della quale un missile ne aveva causato la caduta: uno scenario di guerra in tempo di pace.

Chi ha realizzato il Museo?

Inaugurato il 27 giugno 2007, il Museo di Ustica è stato realizzato grazie alla determinazione dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica.

L’associazione è presieduta da  Daria Bonfietti (sorella di Alberto Bonfietti, una delle vittime), persona straordinaria che non si è davvero mai stancata di lottare per chiedere verità e giustizia.

Dal recupero del relitto al Museo

Dopo il ripescaggio, avvenuto soltanto alcuni anni dopo la strage, il relitto fu trasferito nell’hangar militare di Pratica di Mare, vicino Napoli.

Alla fine del lavoro inquirente, la carcassa dell’aereo sarebbe stata destinata al macero: una fine ingiusta agli occhi di coloro che si battevano per non spegnere i riflettori sulla vicenda.

Così, per mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica, nacque l’idea di metter su un difficile e delicato progetto.

Si decise, infatti, di organizzare un trasporto speciale; obiettivo:

riportare il gigantesco ammasso di rottami a Bologna, luogo da cui era partito senza più fare ritorno.

E lì giace oggi, dove è possibile visitarlo gratuitamente previa prenotazione, ciò che resta del velivolo.

L’installazione di Christian Boltanski

L’installazione all’interno del Museo di Ustica è opera del compianto artista francese Christian Boltanski. Recentemente scomparso, riesce con delicatezza a restituire il senso di opacità di tutta questa triste vicenda.

Oltre alle 81 vittime della notte dell’incidente, infatti, la vicenda si trascina dietro un’infinita catena di sofferenze e di misteri.

Basti pensare che almeno un’altra trentina di vittime, tra persone che avrebbero dovuto testimoniare al processo e altre informate sui fatti, hanno perso la vita in circostanza poco chiare.

Passeggiare intorno al velivolo…

Dentro al Museo di Ustica lo spettatore può camminare attorno al velivolo, percorrendo una pedana con appesi 81 specchi neri (a richiamare l’oscurità della vicenda), tanti quanti il numero delle vittime dell’incidente.

Sopra i resti del DC-9 sono appese anche 81 lampadine, che si illuminano e si affievoliscono senza sosta, a ricordare un respiro, o il battito del cuore.

La luce si affievolisce, ma mai si spegne, simbolo di una richiesta di verità che non perde mai forza, né mai si esaurisce.

Colonna sonora dell’istallazione è un “coro” di voci, trasmesso dagli altoparlanti collocati dietro agli specchi.

Frasi semplici che si sovrappongono, bisbigli che rappresentano lo spirito delle persone presenti sull’aereo.

Completa l’opera la presenza di nove enormi casse: ricoperte da teloni neri, contengono gli effetti personali delle vittime.

Scarpe, pinne, boccagli, occhiali, vestiti: per evitare il macabro effetto voyeuristico, Boltanski ha deciso di sottrarre alla vista tali oggetti.

La sala video

All’interno di una piccola sala video si può assistere alla proiezione di filmati e testimonianze riportate da agenzie giornalistiche e telegiornali.

Per prenotare la visita al Museo di Ustica, clicca qui.

Visita didattica a Pompei: un salto indietro nel tempo!

in Attività in classe by

Visitare Pompei significa tornare al 79 d.C., toccare con mano la vita di una cittadina dell’Impero Romano distrutta dalla furia del Vesuvio ma, allo stesso tempo, perfettamente conservata.

E se, dopo aver affrontato l’argomento “Impero Romano” in classe, ti proponessimo una gita scolastica con destinazione Pompei?

Resti di un tempio

La Storia, si sa, non è una materia facile da insegnare: nonostante sia tra le più importanti – per sapere dove stiamo andando, è necessario conoscere da dove veniamo, anche per non ripetere errori già fatti in passato – è un attimo incappare in un noioso sciorinare di nomi e date che difficilmente resteranno nella testa e nel cuore degli alunni.

Dunque, niente di meglio che toccare con mano le testimonianze di precisi momenti storici, ascoltare i racconti delle gesta di eroi del passato più o meno antichi laddove questi hanno vissuto e agito, respirare l’odore di luoghi totalmente intrisi di storia.

Per questo è davvero essenziale accompagnare gli alunni nei musei, che siano questi presenti all’interno di edifici – qui, per esempio, abbiamo parlato del Museo della Scrittura di San Miniato – oppure a cielo aperto, come nel caso di Pompei.

Un sito archeologico sconfinato

Il primo pensiero che salta alla mente appena si arriva nella cittadina ai piedi del Vesuvio è proprio questo: è enorme!

Strade e viottoli lastricati in basalto lavico che si intersecano, resti di edifici a perdita d’occhio, testimonianza viva della vita quotidiana di una città romana del 79 d.C.

Tipica strada di Pompei, con ancora il segno lasciato dal passaggio dei carri dell’epoca

Pompei è uno dei siti archeologici più importanti al mondo, in cui lava e cenere hanno fatto da copertura, permettendo così alla città di mantenersi intatta nei secoli, al riparo dalle intemperie, così da essere visitabile ancora oggi.

Pompei prima dell’eruzione

Un importante centro urbano dell’Impero Romano abitato da ventimila abitanti, nonché  ambito luogo di villeggiatura e, grazie al particolare clima, ricco di fertili terreni coltivati nei dintorni.

Prospera e fiorente, Pompei pullulava di botteghe di artigiani e commercianti; attorno al foro principale, che costituiva il cuore della città, si potevano trovare gli uffici, il tribunale, i teatri, i templi, il mercato, le terme, le palestre, le ville.

Affresco in una villa di Pompei

Soprattutto queste ultime ci regalano ancora oggi mosaici e affreschi meravigliosi, e al loro interno sono stati ritrovati ori e utensili – esposti al Museo Archeologico di Napoli – fondamentali per ricostruire la vita quotidiana dell’epoca.

La notte tra il 24 e il 25 agosto del 79 d.C.

In realtà, tutto ebbe inizio nel primo pomeriggio del 24 agosto, quando dal Vesuvio si sollevò una colonna immensa di vapori, fumo, lava e cenere alta ben 15 km!

 A ciò seguì una pioggia di detriti che creò vasti incendi nelle zone circostanti; Pompei fu poi colpita dalla lava alle prime luci dell’alba del 25 agosto. Così, nell’arco di trenta ore, fu letteralmente seppellita da metri di cenere e lava.

Il vulcano, ricoperto da erba e alberi, era inattivo da secoli: per questo colse tutti gli abitanti di sorpresa, trovandoli impreparati a fronteggiare l’emergenza.

Molte persone morirono a causa delle esalazioni di gas tossici sprigionati dal vulcano; la cenere ardente, poi, ne ricoprì i corpi, permettendo agli archeologici di restituire, attraverso la creazione di calchi in gesso, le pose delle vittime fissate nei loro ultimi istanti di vita: vere e proprie statue davanti alle quali è impossibile non provare commozione.

Calco in gesso di una vittima dell’eruzione

Ma l’antica Pompei non è ancora stata portata del tutto alla luce, e gli scavi continuano ancora oggi.

Perché visitare Pompei?

Per conoscere la storia della vita quotidiana di una cittadina del’Impero Romano, capirne gli usi e i costumi, ammirare i meravigliosi affreschi delle sue ville, e guardare il Vesuvio stagliarsi all’orizzonte, comprendendone la forza: per una gita scolastica in cui storia e natura si mescolano, all’insegna dell’emozione!

Particolare di una villa di Pompei

Qui trovi maggiori informazioni per organizzare una visita didattica a Pompei.

Pedagogia del cammino: il Cammino di Santiago.

in Protagonisti by

Imparare a camminare significa imparare a vivere e a costruire una relazione credibile con se stessi e con gli altri: scopriamolo attraverso le parole del nostro amico Niccolò, che ha intrapreso il Cammino di Santiago.

Il Cammino di Santiago: quanti di noi, almeno una volta, hanno pensato al fascino che questo tipo di esperienza rappresenta?

Fascino dettato non solo dalla sfida contro se stessi, ma dal panorama che lento cambia davanti ai nostri occhi, dal silenzio che spesso diventa compagno di viaggio, ma che lascia poi anche spazio alle chiacchiere con estranei che in pochi minuti diventano amici.

E lungo il tragitto del Cammino di Santiago, imparare qualcosa di sé, imparare qualcosa del, e dal, mondo. Calvino, poi, scriveva:

“Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi. “

Proprio per apprezzare a fondo l’esperienza del Cammino di Santiago, abbiamo girato alcune domande al nostro amico Niccolò, che lo ha intrapreso recentemente.

Niccolò
Perché sei partito per questo cammino?

Cercavo un senso di distensione della mente e sapevo che lo avrei trovato in ogni tappa. Non nascondo però che sono partito anche un po’ con l’aspettativa di cambiare, ma il cambiamento c’è solo se non atteso.

Cosa hai portato con te?

Ho portato con me troppe cose. Ma tanto è sempre così, non esiste una pianificazione perfetta del viaggio.

Cosa non può assolutamente mancare nello zaino?

Nello zaino, col senno di poi, non può davvero assolutamente mancare un libro.

Quale era la tua tabella di marcia?

La tabella di marcia non esiste: tendenzialmente provavo a fare più di 20km al giorno, ma ci sono stati giorni anche da 15, da 10 e da 5.

Chi sono le persone che incontri lungo il tuo cammino?

Le persone che incontri sul Cammino mi piace pensare che costituiscano ciò che il cammino stesso ti dà. Non tutti gli incontri sono belli solo perché si è sul Cammino di Santiago come spesso si vuole far credere, ma posso  sicuramente affermare che tutti gli incontri ti servono.

Quali sono le sensazioni che si provano durante il cammino?

Questa è la domanda più difficile. Forse, le sensazioni più ricorrenti sono molto più fisiche di quanto non si creda. È molto raro incorrere in epifanie o illuminazioni di sorta, per il 90% del tempo si fa solo una gran fatica, poi però bastano due minuti di sole dopo giorni nel fango e nella pioggia a farti sentire davvero investito da qualcosa e qui è difficile interpretare: molti ci vedono Dio, io declinavo invece abbastanza subito la cosa in termini energetici.

Hai mai avuto voglia di tornare indietro?

Voglia di tornare indietro nel senso di mollare? Tantissime volte. Mai però una reale disponibilità a farlo. Mi sono sempre detto che piuttosto sarei morto.

Consigli pratici per chi vuole organizzare questo viaggio (aerei/prenotazioni/ecc.)?

Consiglio, sempre col senno di poi, di volare a Lourdes e di prendere un taxi condiviso per Saint Jean Pied de Port. I racconti sul fatto che uno zaino più leggero ti svolta il cammino non sono solo dei racconti: è davvero così. Detto questo poi ovviamente ognuno si regola come vuole.

Quali sono gli elementi che contraddistinguono il cammino (la conchiglia, la compostela, il “passaporto del pellegrino”)?

Gli elementi che contraddistinguono il cammino sono il camminare seguendo la “flecha amarilla“, la freccia gialla che traccia il percorso.

La flecha amarilla

La conchiglia è il simbolo del cammino, la vedrete appesa agli zaini di molti pellegrini, dipinta in molti segnali di indicazione e incisa in vari pavet nei molteplici villaggi che traverserete.

L’altra cosa importante è la credenziale, il passaporto che certifica il pellegrinaggio a Santiago di Compostela e che vi permetterà di alloggiare nelle strutture dedicate ai pellegrini lungo tutta la via.

È solo grazie all’esposizione del Carnet  infatti, una volta arrivati a Santiago de Compostela , che si potrà accedere appunto alla Compostela, al “perdono”.

Santiago de Compostela

Per chi volesse approfondire il tema, qui qualche consiglio di lettura.

Percorsi Land Art: arte e natura in armonia!

in Arte in galleria by

In Trentino ci sono gallerie d’arte che hanno il profumo del legno e dei fiori, i cui visitatori sono anche gli animali: sono i percorsi di Land Art!

In Trentino sono davvero tanti i Land Art, ovvero, i parchi d’arte, luoghi magici in cui gli artisti da tutto il mondo realizzano importanti opere sfruttando gli elementi che la natura, generosa, offre loro.

Qui nello specifico parliamo del Percorso circolare di Land Art della località turistica Falzes, in Val Pusteria (Alto Adige). Lungo 2 km e con un dislivello di soli 50 m, è adatto anche ai più piccoli!

Percorrere questi km significa immergersi in un’esperienza davvero particolare, camminando tra le opere d’arte di 7 artisti locali: Edith Kohlgruber, Pepi Peskollderungg, Johann Passler, Helene Psenner, Rita Gutwenger e Ulrike Großgasteiger.

La sua particolarità

i 7 artisti di Falzes utilizzano esclusivamente materiali naturali autoctoni, proprio per evidenziare e mantenere la perfetta armonia tra arte e natura.

La conseguenza è che il Percorso Land Art è in continua trasformazione, perché le opere d’arte sono esposte alle intemperie, dunque si disgregano e cambiano nel tempo insieme alla natura!

Quali opere troviamo?

Appena iniziato il percorso si incontra lo stemma del Comune, realizzato con legno di betulla e corteccia.

Ma il primo essere misterioso che possiamo scorgere è luomo di muschio, una creatura gigantesca arrampicata su un albero: chissà, forse è un guardiano della foresta! E ancora:

  • il ragno
  • il cubo di rami
  • il labirinto di sassi circolari a spirale
  • i due troni scavati nel legno con volti umani scolpiti
  • la strega con le fascine
  • la barca con le fascine
  • i tronchi d’albero scolpiti a forma di fungo
  • la sedia/carrozza
  • il Cristo crocifisso
Il ragno del Percorso Land Art a Falzes!
Fonte foto: https://www.giornirubati.it/
Sensazioni provate

Mentre si cammina tra questi alberi, fiori e opere d’arte, la sensazione è duplice: da una parte sembra che il tempo si sia fermato, proprio come in una fiaba;  dall’altra, è invece possibile percepire gli effetti dello scorrere del tempo, che con i suoi agenti atmosferici è intervenuto a rendere ancora più autentiche e incastonate nel paesaggio le opere degli artisti, a tal punto da infilare nella nostra testa una domanda:

dove finisce la natura, e inizia l’arte?

Durata del percorso

E proprio a proposito di tempo: tecnicamente per percorrere il Percorso Land Art occorre circa un’ora, ma per chi – come noi – ama perdersi nella natura avvolto nei propri pensieri, una giornata intera potrebbe non bastare!

Come arrivare

Per raggiungere il Percorso Land Art in Val Pusteria, occorre percorrere l’Autostrada del Brennero A22, uscire a Bressanone, direzione Val Pusteria, e dopo ca. 20 km in località Chienes girare a sinistra. Seguire poi le indicazioni per Issengo e successivamente per Falzes.

Il nostro consiglio

Avevamo già affrontato qui la questione dell’ importanza dell’arte per i bambini, con un divertente gioco per far uscire le opere d’arte dai musei.

L’arte stimola l’apprendimento di altre materie, è essenziale per lo sviluppo della percezione, delle capacità motorie e per l’interazione sociale.

Portare i vostri figli o la vostra classe in gita nei percorsi Land Art, non solo stimolerà la loro creatività e fantasia, ma sarà utile anche per sottolineare una volta di più l’importanza del rispetto dell’ambiente, e del vivere in armonia con la natura!

Qui un’utile lettura sul tema!

Fonte foto di copertina: https://www.kronplatz.com/

Genitori, insegnanti: i consigli di lettura per voi… con un pizzico di ironia!

in Spunti di lettura by

Guida semiseria per libri da mettere in valigia: pensati per gli adulti, ecco i nostri consigli di lettura per ritemprare mente e corpo!

Lo dichiariamo subito: l’intento è quello di offrire a genitori e/o insegnanti, spassosi consigli di lettura da ombrellone (o da picco di una montagna, o da sdraio nel giardino di casa!), in grado di sollazzare e, perché no, anche regalare qualche utile insegnamento, strizzando l’occhio a un po’ di sana ironia!

Iniziamo dunque la sfilata invitando sul nostro red carpet il grande successo letterario del 2020, ovvero il Quaderno di compiti delle vacanze per adulti, ben 150 esercizi passatempo che regalano fino a 120 ore di divertimento. Una sola regola da seguire: spegnere il cellulare e prendere una matita! Segnaliamo anche la nuova edizione, appena uscita!

Annoiarsi: che privilegio!

Tra lavoro e hobby, questo ultimo anno e mezzo, vissuto in clima pandemico, ha aumentato notevolmente il vostro rapporto con uno schermo (pc, laptop, cellulare)? È il momento di riappropriarvi del tempo e della mente, riguadagnandovi qualcosa di tremendamente sottovalutato: il diritto alla sana noia! Se la cosa vi stuzzica, dunque, tra i nostri consigli di lettura non può mancare il libro Come annoiarsi meglio!

Certo il lockdown non ha portato solo alla ricerca ossessiva dell’eterna connessione, ma anche un nervosismo persistente – ora in primo piano, ora di sfondo, ma pur sempre presente – per uno stato di incertezza collettivo e di punti interrogativi vari stampati nelle nostre teste. Ebbene sì, l’aria è stata elettrica più volte, dentro e (quando possibile) fuori casa!

Parola d’ordine: relax!

Dunque mettiamoci belli comodi, pennarelli alla mano, e godiamoci un po’ di sano, sereno e calmo relax, perché no colorando bellissimi disegni: la psicologia, infatti, ci conferma l’utilità del colorare per combattere lo stress.

Infatti, quando ci si concentra su un’ attività manuale – come appunto il colorare – la mente si alleggerisce da preoccupazioni e pensieri che continuamente ci tormentano!

E se colorare casette e gattini non fa per voi, ecco la soluzione:  il libro Sono allergico alla stupidità, mi fa salire il sarcasmo vi regala 35 pagine antistress, con frasi irriverenti da colorare per rilassarsi e mandare via lo stress!

Preferite una versione più “Girl power”? Eccovi Non c’è limite a ciò che noi Donne possiamo realizzare, il libro da colorare motivazionale dedicato alle donne!

Andiamo nel pratico!

Se al colorare o al risolvere rebus e giochi di abilità preferite libri più pratici, in grado di insegnarvi l’abc di un hobby che nasce da una vostra passione, la scelta allora è veramente ampia: dai manuali per principianti per imparare uno strumento musicale, a quelli per far proprie le frasi in inglese più utili per viaggiare all’estero, passando per il vademecum per diventare professionisti di uncinetto o, perché no, disegnatori di manga e anime, argomento, come abbiamo visto qui, molto amato anche dai ragazzi! C’è davvero solo l’imbarazzo della scelta!

E se adesso il dubbio vi assale perché la scelta su cosa leggere in vacanza è diventata assai ardua, potete sempre ricorrere al Libro delle risposte che stavi aspettando: saprà sicuramente sciogliere i vostri dubbi amletici!

Buona lettura!

Foto copertina by Chen Mizrach on Unsplash

Il Giardino dei Tarocchi: viaggio tra sogno e realtà!

in Protagonisti by

Il Giardino dei Tarocchi, parco unico nel suo genere, mix perfetto tra natura ed estro creativo, che ci porta per mano in un viaggio in cui sogno e realtà si confondono!

Se vi trovate in vacanza al mare nella meravigliosa Maremma Toscana, dalle parti di Capalbio (Grosseto), e il sole decidesse un dì di non sbucare, non disperate!

Possono esserci infatti un sacco di alternative alla tintarella, come quella di fare divertenti giochi all’aperto (ve lo abbiamo raccontato qui), ma anche visitare musei e parchi che, udite udite, sono in grado di emozionare grandi e piccini!

Proprio sulla collina di Garavicchio, nei pressi di Pescia Fiorentina, frazione comunale di Capalbio, sorge il Giardino dei Tarocchi, incredibile parco artistico realizzato da Niki de Saint Phalle: talmente  unico nel suo genere, che vorrete sicuramente tornarci, magari accompagnando la vostra classe di alunni in occasione di una bella gita scolastica!

Origine del giardino

Un giardino di questa portata, non nasce certo dal niente: è stato infatti inspirato dalla visita di Niki al celebre Parque Guell di Antoni Gaudí a Barcellona e, in un secondo momento, da quella al Parco dei mostri di Bomarzo, in provincia di Viterbo.

Metti insieme il colore e la vitalità eccentrica del Parque Guell, aggiungi un pizzico dell’esoterismo del Giardino di Bomarzo, shekera con l’estro di Niki, che identificava nel Giardino il sogno magico e spirituale della sua vita, ed ecco servito il Giardino dei Tarocchi, realizzato con l’aiuto di tantissimi collaboratori, dal 1979 al 1996!

Cosa aspettarsi?

Perfettamente immerse nella natura della Maremma – il Giardino è uno degli esempi d’arte ambientale più importanti d’Italia – troviamo ciclopiche sculture alte dai 12 ai 15 metri, molte anche abitabili, dedicate ai simboli dei tarocchi, vero e proprio mondo tra sogno e realtà che si estende per circa due ettari.

Con struttura in acciaio e cemento armato, ricoperte da suggestivi mosaici di vetri, ceramiche e specchi, sono raffigurati i 22 arcani maggiori dei tarocchi, che sembrano quasi dialogare con la natura circostante.

Inoltre, il cemento delle strade del Giardino dei Tarocchi è segnato dalle incisioni di pensieri, appunti, memorie, numeri, citazioni e disegni lasciati proprio da Niki.

Non ci sono guide né tour, proprio per volere della creatrice, al fine di salvaguardare la completa libertà di movimento, e probabilmente anche di interpretazione, dei suoi visitatori.

Chi lo gestisce?

Il Giardino dei Tarocchi è gestito dalla Fondazione il Giardino dei Tarocchi, una fondazione privata che attraverso gli introiti fa fronte alle costanti cure di manutenzione di cui questo parco necessita.

Come prenotare una visita?

Per la sua delicatezza, e con lo scopo di preservare la magia che si respira al suo interno, le visite al Giardino dei Tarocchi sono possibili solo da Aprile alla metà di Ottobre (dalle 14.30 alle 19.30, chiuso la domenica e i festivi), limitate in fasce orarie predeterminate, per un numero ristretto di visitatori.

Da novembre ad aprile il parco rimane chiuso, ma è comunque possibile la visita su prenotazione di gruppi di almeno 15 persone con biglietto ridotto.

Per info e prenotazioni, clicca qui!

Qui trovi il libro in cui colorare le figure che popolano il Giardino dei Tarocchi, ,mentre qui ne trovi un altro per scoprire il significato di tutte le statue!

Foto dal sito: https://www.tuttomaremma.com

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