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Redazione Occhiovolante

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Cosa significa educare alla lettura in una scuola secondaria?

in Approcci educativi/Spunti di lettura by
L’educazione alla lettura non è materia curricolare, ma è essenziale per la crescita intellettiva ed estetica dei discenti a tutte le età.

In un paese dove l’educazione alla lettura non è materia curricolare, quindi affidata alla passione di docenti, educatori, maestre e i finanziamenti dedicati ai progetti per l’infanzia si fermano alla fascia 0-3 escludendo di fatto, anche se sulla carta così non sarebbe, tutta la fascia prescolare cosa significa quindi educare alla lettura in una scuola secondaria?

Questa è la domanda che abbiamo rivolto a Giorgia Atzeni, docente, artista, illustratrice. E queste sono le sue riflessioni.

Intanto significa svelare mondi. Ovvero alleggerire il peso della crescita in fase adolescenziale.

Chi scopre l’esercizio della lettura non si annoia mai.

In primo luogo l’educazione alla lettura è arricchimento lessicale, dunque ampliamento degli orizzonti espressivi. In seconda battuta offre ai ragazzi una valida alternativa all’apatia e al senso di isolamento proposto oggi dalle nuove forme di intrattenimento virtuali.

Osservando i comportamenti dei bambini e ragazzi impegnati in tutte le classi di ordine e grado (avendo operato come docente sin da giovanissima passando con soluzione di continuità, nel giro di vent’anni, dal nido alle aule universitarie) ho potuto appurare quanto l’educazione alla lettura sia essenziale per la crescita intellettiva ed estetica dei discenti a tutte le età.

Il passaggio dalla primaria alla secondaria di primo grado non è facile per gli studenti. Improvvisamente catapultati in un sistema più complesso rispetto a quello affrontato nei cinque anni precedenti. Gli alunni devono confrontarsi coi nuovi compagni, con i numerosi insegnanti che incarnano le materie di studio. Il carico di lavoro per loro aumenta quanto lo stress e l’ansia da prestazione.

Sotto il profilo dell’amore per la lettura è facile trovarsi di fronte a gruppi di ragazzi eterogenei. Alcuni che sono già avvezzi alla parola scritta. Altri che non hanno mai ricevuto gli stimoli adeguati e son più diffidenti. Il libro è ancora una passione per pochi ma può diventare interesse per molti.

Nulla è perduto! Ritengo che nella scuola secondaria sia ancora possibile creare una nuova tribù di lettori anzitutto recuperando chi, per tanti motivi, è rimasto indietro e non ha avuto possibilità di assaggiare brani di letteratura.

Il segreto è diventare amici dei libri: toccarli, annusarli, sfogliarli, conoscerli. Incontrare i libri interessanti per contenuto e forma è un buon modo per educare al bello, per imparare divertendosi.

Questo affetto deve nascere piano piano, senza imposizioni. E ciò accade quando l’insegnante trova la chiave giusta per chiamare dentro le pagine tutti. I curiosi, gli iper stimolati, gli irrequieti, quelli che non hanno mai avuto un bel volume sotto mano o non hanno mai ascoltato le fiabe dalla voce dei genitori nell’infanzia.

Ho incontrato bimbi e ragazzi problematici, stanchi, irrequieti ma mai disinteressati o insensibili alla visione di albi illustrati di qualità vivacizzati dal suono delle parole in essi contenute.

Io avvio questo lento processo con la lettura a voce alta. Una pratica efficace, divertente e stimolante, con ricadute benefiche in tutte le fasi del percorso formativo.

Credits foto: https://www.artribune.com/



Compiti di realtà o semplicemente realtà?

in Approcci educativi/Tavola Rotonda by
Dal blog di Enrica Ena una riflessione sui compiti di realtà. Perché simularla, quando si può usare quella vera, in linea con le Indicazioni Nazionali?

Compiti di realtà o semplicemente realtà? … Perché simulare la realtà? Niente ha il valore della realtà stessa. E, oggi, gli apprendimenti informali e non formali sono tali che il nostro compito dovrebbe essere quello di fare indossare “gli occhiali giusti” per guardare ciò che conta.

Per mettere a fuoco, dare ordine, valorizzare tutte le opportunità. Perché i nostri studenti possano ripescare ciò che sanno e farne uso per affrontare le diverse situazioni, senza paura di spingerli un po’ più in là, oltre i saperi già affrontati.

Mi spaventa l’attesa, il fatto che certe proposte debbano trovare spazio alla fine (conoscenza, abilità, competenza?). Credo di più nell’abitudine a interrogarsi, a mettersi in movimento e nella nostra capacità di “perturbare” senza timore. La differenza, io credo, la faccia la nostra intenzionalità, l’ordinarietà e il nostro impegno a lavorare sulla nostra difficoltà di “liberare”. Ossia di dare ai nostri alunni il tempo perché facciano davvero da soli, garantendo il confronto con i compagni. Senza sostituirci mai.

L’errore è davvero una risorsa

L’errore è davvero una risorsa e bisogna lasciare che lo si commetta per poi, come in questo caso, dare spazio alla condivisione dei ragionamenti che, alla fine, ci occuperemo di smontare e rimontare con loro. Certo, bisogna scegliere.

L’esercizio “ripetitivo” tranquillizza di più tutti, ma sottrae il tempo per dedicarsi a tutto questo. Eppure, tendiamo a trattenerci in certe pratiche, pur sapendo bene –  per stare nell’esempio riportato – che, se modifichiamo anche uno solo degli elementi, o apportiamo una novità, si crolla…

Il post completo:http://enricaena.blogspot.com/2019/10/compiti-di-realta-o-semplicemente-realta.html
Il blog di Enrica Ena: https://enricaena.blogspot.com

Credits fotografia: TwoPointsCouture

Scrittori di Classe: i webinar di Marco Dallari sulla resilienza

in Corsi di formazione/Esperienze digitali by
Ogni insegnante che partecipa alla nuova edizione di Scrittori di Classe può iscriversi a una delle lezioni on-line interattive sulla resilienza tenute dal professor Marco Dallari dell’Università di Trento. Ecco come.

Perché la resilienza è un valore indispensabile per bambini e ragazzi? Come possiamo coltivarla e trasmetterla all’interno della classe?

Le avventure di Greg e la serie Diario di una Schiappa (ed. Il Castoro) rappresentano uno straordinario esempio di resilienza per i giovani lettori. E anche nella letteratura, nelle fiabe, nel cinema e nell’arte in relazione alla resilienza possiamo trovare molti spunti multidisciplinari. Come?

Per approfondire questi argomenti, ogni insegnante (di scuola primaria o secondaria inferiore) che partecipa alla nuova edizione del concorso di Conad,Scrittori di Classe giunto alla sesta edizione, ha la possibilità di iscriversi a una delle lezioni on-line interattive gratuite (webinar) con il professor Marco Dallari dell’Università di Trento.

I webinar, composti da una parte di lezione formativa, e da un ampio spazio per domande e riflessioni dei partecipanti, danno anche diritto a ciascun insegnante di ricevere gli attestati di riconoscimento delle ore di formazione (D.M. 170/2016).Il cal

Il calendario dei prossimi webinar disponibili

Quello della resilienza è un argomento perfetto per applicare alla didattica un’impostazione inter e trans-disciplinare e impegnare gli scolari, sia della primaria che della secondaria, in azioni non solo di ascolto, di lettura e di “apprendimento” ma anche di quella “co-costruzione della conoscenza”.

Il che comporta non solo la scoperta di cose nuove e finora sconosciute ma anche l’elaborazione e l’interiorizzazione, anche sul piano affettivo e identitario, dei valori e delle caratteristiche etiche ed estetiche a essi connessi. L’idea della resilienza non è fredda, accende desideri, favorisce autostima e consapevolezza di sé dal punto di vista dei soggetti e dei gruppi.

Il concorso Scrittori di Classe – Diario di una Schiappa è un progetto realizzato da Eu.promotions per CONAD Soc. Coop. Progettazione editoriale: Librì progetti educativi. Illustrazioni: per gentile concessione de Il Castoro, tratte dalla serie Diario di una Schiappa. Con la partecipazione di Istituto degli Innocenti (www.istitutodeglinnocenti.it)



Capire le emozioni? Ci aiutano le fiabe!

in Approcci educativi by
Intervista a Tiziana Bruno, insegnante, sociologa, formatrice e autrice di un interessante saggio: le fiabe come strumento didattico.

«Le emozioni guidano la formulazione del pensiero, riuscire a padroneggiarle è il requisito fondamentale per concentrarsi, per trovare motivazione, per affrontare con profitto lo studio» , spiega Tiziana Bruno, autrice del saggio “Insegnare con la letteratura fiabesca”. Le abbiamo rivolto qualche domanda per saperne di più.

Buongiorno Tiziana, ci racconti chi sei, e quale sia la tua formazione?

«Mi occupo di didattica da diversi anni, come insegnante e come sociologa, ma soprattutto mi intrufolo negli ambienti educativi grazie alle mie storie per ragazzi. Sì, sono anche un’autrice di letteratura giovanile. Scrivo perché le storie che leggevo da bambina mi rendevano felice, la lettura trasformava la mia vita in maniera meravigliosa.

ll’ultima pagina, richiudevo il libro e mi sentivo più ricca, capace di scrutare oltre l’apparenza e pronta ad affrontare serenamente ogni contrarietà. Il mondo fiabesco è stato centrale nella mia formazione perché mi ha offerto gli strumenti per capire, sognare, crescere, progettare.

Il serbatoio per imparare i sentimenti, per sciogliere i nodi interiori. Il passaggio alla scrittura ha rappresentato Il completamento naturale della lettura. Quello che maggiormente desidero è rendere felici i miei giovani lettori come lo sono stata io da piccola.

E la letteratura è anche al centro della mia attività di sociologa. Le ricerche che conduco sono rivolte all’impiego della lettura come strumento per creare autentiche comunità educanti».

Tu hai scritto un saggio dal titolo intrigante: Insegnare con la letteratura fiabesca. Da dove nasce l’idea e da dove l’esigenza di scrivere questo saggio?

Credo profondamente nel seme evocatore della fiaba.

« Un seme che ritengo fondamentale per lo sviluppo dell’individuo e della società intera, in qualunque epoca. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso la mitologia, noi li impariamo attraverso la letteratura. Come spesso ripete Umberto Galimberti “i sentimenti si acquisiscono culturalmente e socialmente” e dunque vanno educati.

Purtroppo l’educazione emotivo-relazionale ormai sfugge dalle mani delle famiglie, come della scuola, spesso per mancanza di tempo: i genitori sono attanagliati da ritmi frenetici, gli insegnanti combattono con burocrazia e stress.

Ma quando il disagio dei ragazzi o gli episodi di bullismo ci spiazzano e ci spaventano, dobbiamo fermarci a riflettere e riconoscere che sono conseguenza dell’analfabetismo emozionale dilagante.

Siamo in una situazione di emergenza affettivo-relazionale e questo mi ha spinta a cercare delle vie di uscita. Non è più possibile trascurare la didattica emozionale, non possiamo più pensare a una scuola orientata esclusivamente al potenziamento delle abilità intellettive a discapito di quelle emotive. Le neuroscienze ci spiegano che lo sviluppo intellettivo e l’apprendimento sono fortemente influenzati da emozioni e sentimenti.

Le emozioni guidano la formulazione del pensiero, riuscire a padroneggiarle è il requisito fondamentale per concentrarsi, per trovare motivazione, per affrontare con profitto lo studio. Ho riflettuto a lungo su quali strumenti utilizzare per insegnare ai piccoli a (ri)conoscere e gestire emozioni e sentimenti. Dai miei studi è emerso che la fiaba è davvero il più efficace dei mezzi.

Così è nato “Insegnare con la letteratura fiabesca”, con l’intento di esplorare insieme ai docenti un sentiero attraverso il quale aiutare i ragazzi ad accedere alla propria personalità, imparare a riflettere e relazionarsi, prendere coscienza dei propri stati emotivi, sviluppare capacità logiche e pensiero creativo, rafforzare la motivazione allo studio» .

Possiamo davvero migliorare la didattica a scuola?

«Per migliorare la didattica, ma anche in generale la qualità della nostra vita, dobbiamo necessariamente imparare a gestire le nostre emozioni e quelle dei ragazzi. Bisogna saperle governare tutte, sia quelle che creano squilibrio (paura, invidia, rabbia, gelosia) che quelle piacevoli (gioia, speranza, volontà, gratitudine, fiducia).

Se, insieme ai nostri ragazzi, impariamo a canalizzare l’energia emotiva, questo avrà un impatto positivo sul loro rendimento scolastico, sulle loro relazioni e sul benessere psicofisico di noi tutti, bambini, docenti e genitori. E sì, finalmente potremo dire di aver inventato un mondo nuovo. Proviamoci, ne vale davvero la pena.

Le fiabe incoraggiano l’apprendimento perché coinvolgono emotivamente, nel pieno rispetto della diversa sensibilità di ognuno. Ogni individuo, specie se giovanissimo, per poter imparare qualcosa deve avere un buon rapporto con le proprie emozioni.

I concetti che impariamo in maniera immediata e facile sono quelli collegati alle emozioni positive.

Bambini e ragazzi, in molti casi, arrivano a scuola carichi di difficoltà. Il deficit di attenzione, per esempio, è un problema che le statistiche ci rivelano essere diffuso sia tra i piccolissimi che tra gli adolescenti, e gli psicologi spiegano che deriva spesso dall’uso compulsivo di apparecchi elettronici. In queste condizioni diventa problematica anche la relazione con i compagni, oltre che con l’insegnante. Ma la buona notizia è che il livello di attenzione può essere potenziato in qualsiasi fase della vita, insieme alla consapevolezza dei propri stati d’animo e all’empatia.

La fiaba ci racconta di eventi che riguardano l’essere umano nel suo cammino, per questo cattura facilmente l’attenzione. L’importante è utilizzare le giuste strategie di lettura. Non è difficile, anzi è un’attività piacevole anche per il docente.

La lettura a voce alta è un atto di accoglienza e di cura che regala emozioni meravigliose a chi ascolta e a chi legge. E’ un momento di accettazione, che aiuta il bambino a trasformare anche le proprie emozioni negative qualcosa di positivo e utile alla sua vita».

In quali “materie” possiamo inserire l’uso della fiaba?

«Praticamente possiamo impiegare la letteratura fiabesca in tutti gli ambiti disciplinari: scientifico, umanistico, artistico, tecnico. E’ necessario insegnare ai ragazzi a pensare. L’insegnamento delle materie tradizionali come la matematica, le scienze, le lingue, deve essere affiancato da strategie educative che consentano di acquisire consapevolezza di come funzionano la propria mente e i sentimenti.

Ed è esattamente ciò che possiamo fare con la pratica della narrazione fiabesca, fin dai primi anni dell’apprendimento scolastico la letteratura conduce i piccoli a sviluppare il pensiero autonomo e la capacità di creare nuove idee.

Non a caso ho scelto Alice per la copertina del libro: è il personaggio che più di ogni altro rappresenta l’esplorazione della realtà interiore, sia mentale che emotiva, con tutte le sue contraddizioni. E questo tipo di esplorazione è vitale non soltanto per i piccoli, ma per tutti noi, a qualunque età.

Impiegata nel modo giusto, la letteratura fiabesca è utile a impostare percorsi veramente efficaci anche nell’affrontare realtà complesse come il bullismo, l’autismo, il mutismo selettivo, la fragilità emotiva, la competizione sfrenata.

Impiegata nel modo giusto, la letteratura fiabesca è utile a impostare percorsi veramente efficaci anche nell’affrontare realtà complesse come il bullismo, l’autismo, il mutismo selettivo, la fragilità emotiva, la competizione sfrenata. Attenzione, però.

Quando uso la parola “fiaba” mi riferisco sempre alla versione letteraria originale, non certo ai sottoprodotti editoriali che mistificano i contenuti delle opere fiabesche, riempiendole di stereotipi e sciocchezze varie.

La letteratura fiabesca è relativamente giovane, esiste da pochi secoli, ma ha subito mortificazioni di ogni sorta arrivando a noi spesso in forma distorta a causa di versioni cinematografiche arbitrarie e libercoli redatti in maniera approssimativa e frettolosa.

Affinché risulti efficace, occorre recuperare le versioni letterarie autentiche, magari ripubblicate in un linguaggio aggiornato ai tempi, ma senza modifiche ai contenuti. Le fiabe classiche, e quelle moderne, sono opere d’arte a cui non possiamo fare dei ritocchi a nostro piacimento.

La letteratura fiabesca, diceva sapientemente Umberto Eco, è una letteratura aperta perché consentedi elaborare ulteriori possibilità e nuove idee, ma non può e non deve essere oggetto di manipolazioni mortificanti (come del resto ogni altra opera d’arte)».

Qualche “pillola” del metodo. Come ci si approccia? Quali i passaggi in classe?

«Più che un metodo, la definirei una strategia didattica che parte dalla lettura ad alta voce in classe per concludersi poi in mille modi diversi, in base alla reazione e alle esigenze dei ragazzi.

La lettura a voce alta è un atto di accoglienza e di cura, che regala emozioni meravigliose a chi ascolta e a chi legge. E’ un momento di accettazione, che aiuta il bambino a trasformare anche le proprie emozioni negative qualcosa di positivo e utile alla sua vita.

Ma l’attività del leggere non può essere lasciata all’improvvisazione, affinché risulti davvero efficace occorre seguire dei criteri precisi. Per questa ragione, con il mio saggio accompagno il docente nell’acquisizione degli atteggiamenti giusti da tenere durante la lettura.

La prima parte, quella teorica,  illustra l’utilità della letteratura fiabesca nei diversi ambiti didattici e, in appendice, sono proposti quindici laboratori interdisciplinari e degli esempi di unità di apprendimento per la scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, con compiti di realtà e percorsi per affrontare il bullismo, potenziare l’inclusione e migliorare le relazioni in classe».

Fai formazioni? Che percorsi proponi ai docenti?

«A partire dal 2012, quindi ben prima dell’uscita del libro, ho iniziato a girare l’Italia proponendo corsi di formazione a docenti e genitori. Anzi, il saggio è nato proprio su richiesta dei docenti che sentivano il bisogno di avere una guida da consultare.

E i corsi di formazione si sono intensificati dopo l’uscita del saggio, anche grazie alla casa editrice che li offre in maniera gratuita ai docenti in servizio. Sono davvero contenta. A pochi mesi dall’uscita, Insegnare con la letteratura fiabesca è stato adottato per i laboratori alla facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Lecce.  E in un sito svizzero lo hanno segnalato come libro utile agli insegnanti di Italiano Lingua2.

Ma l’episodio che mi ha resa oltremodo felice risale a poche settimane fa, quando un’insegnante della scuola Secondaria mi ha telefonato per dirmi di aver sperimentato in classe la mia strategia. Era commossa, tutti i suoi alunni avevano mostrato un’attenzione inusuale durante la lettura, anche gli iperattivi, i ragazzi con bisogni educativi speciali, gli alunni stranieri. Tutti.

Mi ha ringraziato e le ho risposto che in realtà sono io a dover ringraziare tutti i miei lettori perché mi danno la gioia immensa di vedere germogliare il piccolo seme che ho gettato al vento.

L’intera classe era rimasta ad ascoltare, con la gioia nello sguardo. E, nei giorni successivi, le lezioni della materia avevano preso una piega diversa, suscitando maggiore curiosità».

Per maggiori info: www.rosatiziana.com
Credits foto: H for Home

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