Redazione Occhiovolante

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Una giornata per dire no alla violenza sulle donne

in Approcci educativi by
Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, una data importante da ricordare anche a scuola

Voluta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 1999, il 25 novembre è diventato in ogni paese la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. L’obiettivo dell’ONU era accendere i fari e sensibilizzare su un problema che nasce dalla discriminazione di genere, legale e sociale, e dalle diseguaglianze che persistono ancora oggi nelle società.

Per questo, la violenza sulle donne è riconosciuta dall’ONU come crimine contro i diritti umani ed è oggi un importante ostacolo al conseguimento di obiettivi fondamentali per l’umanità, come l’eliminazione della povertà, la pace e la sicurezza nei paesi.

Non a caso il 25 novembre è una data simbolo: è il giorno in cui, nel 1960, le sorelle Mirabal furono oggetto di terribili violenze e poi trucidate da alcuni militari del regime di Rafael Leonidas Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana.

Sono trascorsi sessant’anni da quel terribile giorno, eppure ancora oggi registriamo varie forme di violenza sulle donne, fisica e psicologica, oltre che diseguaglianze di genere in molti ambiti, a cominciare da quello lavorativo.

La violenza, lo sappiamo, ha tante forme: percosse, maltrattamenti, umiliazioni, offese sui social.

E questo può avvenire anche tra gli adolescenti, nelle giovani coppie. Per questo, oggi più che mai, è importante parlarne il più possibile anche a scuola, attraverso iniziative e campagne educative, rivolgendosi direttamente alle ragazze e ai ragazzi.

FM – Stiamo sulla stessa frequenza

È il caso di FM – Stiamo sulla stessa frequenza, una campagna educativa nazionale realizzata da Croce Rossa Italiana in collaborazione con Fondazione Lang Italia e Librì Progetti Educativi, destinata alle scuole secondarie di I grado.

Il progetto, che ha ricevuto il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Pari Opportunità, ha l’obiettivo di parlare nelle classi di discriminazione e violenza di genere nelle coppie di adolescenti. Ma anche di prevenire e contrastare quei comportamenti che possono svilupparsi all’interno di una giovane coppia: comportamenti basati sul controllo, il possesso e l’esercizio di potere da parte del ragazzo.

Grazie alla campagna educativa, le ragazze e i ragazzi coinvolti potranno realizzare un percorso insieme ai loro insegnanti: riceveranno dei magazine con una storia illustrata, avranno la possibilità di partecipare a incontri in presenza o a distanza con i volontari CRI, potranno accedere a un sito internet dedicato, con questionari e video realizzati da famosi youtuber. Alla fine del progetto, poi, gli studenti avranno l’occasione di realizzare un video, per raccontare il loro punto di vista sulla discriminazione di genere nelle giovani coppie, e partecipare a un contest.

Per saperne di più sulla campagna educativa FM – Stiamo sulla stessa frequenza, è possibile visitare il sito dedicato all’iniziativa.

Obiettivo: divulgazione scientifica

in Approcci educativi by
Conosciamo da vicino il professor Francesco Vissani, docente di Fisica e ricercatore presso i Laboratori del Gran Sasso INFN, con il pallino per la divulgazione scientifica

Per lui parla il curriculum: Phd in fisica presso la SISSA, dirigente di ricerca presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso INFN, coordinatore del Phd in fisica del GSSI, docente presso l’Università de L’Aquila, di Milano e di Campinas (Brasile)… insomma, il professor Francesco Vissani è quello che si definirebbe un “super cervello” nel suo settore. Eppure, la cosa che ci ha stupito di più, è sapere che lui ama parlare di argomenti scientifici con chiunque e a tutti i livelli, e che è un fortissimo sostenitore della divulgazione scientifica.

Buongiorno professore e benvenuto a Occhiovolante! Ci racconti un po’ di lei e di quando è nata la sua passione per la fisica.

Buongiorno a voi prima di tutto! Beh, una delle prime immagini della mia infanzia è un bambino col naso all’insù che guarda il cielo stellato. E poi, lo stesso bambino che si rigira tra le mani un sasso che contiene una conchiglia, tanto simile a quelle che aveva visto in riva al mare pochi giorni prima. Son cose che ti fanno pensare, e a volte ti cambiano la vita”.

Attualmente, professore, di che cosa si sta occupando e quali sono i suoi campi di interesse?

Ai laboratori del Gran Sasso siamo molto interessati a certe fantomatiche particelle dette neutrini, grazie alle quali siamo riusciti ad osservare il centro del sole, proprio come siamo in grado di vedere l’interno del nostro corpo coi raggi X. Il loro studio venne iniziato da Enrico Fermi, e fu Ettore Majorana a sostenere che queste particelle siano un ponte tra materia e antimateria. Stiamo cercando di capire se è possibile creare degli elettroni in laboratorio siccome questo fornirebbe prove a sostegno della sua ipotesi”.

Parliamo della sua “seconda” grande passione: la letteratura scientifica. Ci dica in poche parole perché è così importante e perché dovrebbe essere letta da piccoli e grandi.

Non so se “dovrebbe essere letta”; ognuno dovrebbe sentirsi libero di leggere o di non farlo, e son convinto che un bel romanzo ci possa insegnare molto. Dico solo che certi libri di divulgazione scientifica ci possono offrire spunti di riflessione altrettanto validi. Per esempio, ho appena finito l’ultimo libro di Ilaria Capua sul dopo COVID e mi sento proprio di raccomandarlo a chi fosse interessato”.

Come valuta oggi, in Italia, la produzione di letteratura scientifica?

Sono orgoglioso del livello e della qualità della nostra letteratura di divulgazione scientifica nel nostro paese. Ogni anno, vengono pubblicati un centinaio di nuovi libri di questo tipo, e tra di questi, ce ne sono diversi assai meritevoli”. 

Concludiamo con un grande evento nazionale che la riguarda da molto vicino: il Premio Asimov.

“Ho molto a cuore il premio ASIMOV, non tanto perché l’ho ideato e lo seguo, ma perché la giuria di questo premio è formata da migliaia di ragazze e ragazzi delle nostre scuole superiori. La sesta edizione sta iniziando proprio adesso, vorrei invitare tutti gli interessati a dare un’occhiata alla nostra pagina web. Chi volesse contattarmi mi trova all’indirizzo vissani@lngs.infn.it Grazie ancora per l’ospitalità!”

Di divulgazione scientifica, di scuole e studenti e in particolare del  Premio Asimov, torneremo a parlare con il professor Francesco Vissani fra pochi periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due livelli iperfini, da (F=4, MF=0) a (F=3, MF=0), dello stato fondamentale dell’atomo di cesio-133 [per gli amici: “giorni”, secondo la definizione scientifica dell’unità di misura del tempo!]

20 novembre: una giornata per ricordare i diritti dei bambini

in Spunti di lettura by
Il 20 novembre si festeggia la Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in ricordo della sua approvazione avvenuta nel 1989.

Era il 20 novembre di trentuno anni fa, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita a New York, approvò la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Un testo fondamentale per i diritti dei più piccoli, per tutti quelli che spesso – soprattutto in molti paesi in via di sviluppo – non hanno voce né diritti. La Convenzione fu poi ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176. A oggi sono ben 196 i Paesi di ogni continente che si sono vincolati giuridicamente alla Convenzione, riconoscendo i diritti in essa elencati; tranne gli Stati Uniti che, pur avendo firmato il trattato, non hanno poi mai proceduto alla ratifica.

(“Lo Zio Diritto. La ballata dei diritti dell’infanzia” – Librì Progetti Educativi)
Perché la Convenzione è stato un passo giuridico e culturale così importante?

Nei suoi articoli, per la prima volta nella storia dell’umanità, ogni bambino è riconosciuto come individuo titolare di diritti civili, politici, culturali ed economici. La Convenzione, i cui lavori preparatori sono durati ben dieci anni, ha l’obiettivo di abbracciare l’intera vita del minore: al suo interno, sono elencati i diritti di bambini e ragazzi (articoli da 1 a 41), vengono individuati gli organismi e le modalità per il suo miglioramento e monitoraggio (articoli da 42 a 45), infine viene descritta la procedura per la ratifica (articoli da 46 a 54). Inoltre, tra il 2000 e il 2001, sono stati approvati dei protocolli che riguardano i bambini in guerra e lo sfruttamento sessuale.

Come sottolineato nel sito di UNICEF Italia, sono quattro i principi fondamentali su cui si basa la Convenzione.
  • Il primo riguarda la “non discriminazione”: significa che i diritti citati nella Convenzione sono rivolti a tutti i minori, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinione.
  • C’è poi il “superiore interesse”, che ci ricorda che in ogni situazione o iniziativa o legge, l’interesse del minore deve avere la priorità.
  • Il terzo principio è quello del “diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo”, che chiama in causa la responsabilità di ogni singolo Paese.
  • Infine, c’è l’“ascolto delle opinioni del minore”, che ricorda a tutti gli adulti il dovere di ascoltare il pensiero dei più piccoli.

Tanti diritti, quelli elencati nella Convenzione, che purtroppo – a distanza di tanti anni – ancora non trovano sempre un’attuazione. Per questo, ogni anno, è bene ricordare questo importante giorno e festeggiare un testo giuridico e culturale che ha cambiato il modo di considerare i minori.

Sono tanti i saggi dedicati a questo argomento. Tra i più recenti, ricordiamo il volume curato da Lorena Milani, Trame di costruzione della cittadinanza.

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Immagine di copertina: Ben Wicks

Scopri i webinar di novembre: formazione online per gli insegnanti!

in Approcci educativi/Esperienze digitali by
Sono in arrivo i webinar per gli insegnanti di Librì Progetti Educativi, un modo utile e semplice per fare formazione a distanza: scopri il calendario di novembre 2020

Oltre ai kit didattici, quest’anno Librì Progetti Educativi ha pensato di offrire ai docenti che hanno aderito alle campagne educative una serie di webinar: strumenti digitali gratuiti, utili ad approfondire gli argomenti e a fare formazione a distanza.

Il programma per l’anno scolastico 2020/2021 presenta una grande varietà di tematiche: dai laboratori di scrittura all’utilizzo del digitale nella scuola, dalla sostenibilità ambientale ai laboratori di arte creativa. I webinar, tutti gratuiti, saranno tenuti ogni volta da esperti di settore, tra cui il Premio Strega per ragazzi Paola Zannoner, la giornalista Cristina Gabetti e gli educatori della Fondazione internazionale Reggio Children.

Ricordiamo inoltre che tutti gli insegnanti che parteciperanno ai webinar, una volta effettuata l’iscrizione seguendo le indicazioni di ogni singola campagna, riceveranno un attestato che certifica le ore di formazione ai sensi della Direttiva Ministeriale 170/2016.

Scopri il calendario dei webinar di novembre 2020, effettua l’iscrizione utilizzando l’apposito link che troverai sotto ogni titolo e preparati a seguire la diretta online!

Per stare bene insieme. Come costruire un ambiente scolastico positivo

Un webinar legato alla campagna educativa “Più unici che rari”

Quando: 15 novembre 2020, ore 16:15

Relatrice: Giovanna Tambasco, psicologa e vice-presidente della Società Cooperativa Sociale “EbiCo”, Spin Off dell’Università di Firenze; e Ilaria Berardini, psicologa e psicoterapeuta.

Descrizione: Introduzione al tema dell’inclusività scolastica, per favorire relazioni positive e fare della propria classe un luogo stimolante e accogliente per tutti.

A chi è rivolto: ai docenti della Scuola primaria e della Scuola secondaria di I grado

Per iscriversi: https://attendee.gotowebinar.com/register/1226340704436340235

Agenda 2030 – Una mappa per navigare il presente

Un webinar legato alla campagna educativa “A2A”

Quando: 17 novembre 2020, ore 17:00

Relatrice: Cristina Gabetti, giornalista, scrittrice e consulente per la sostenibilità di eventi internazionali e aziende.

Descrizione: Come nasce l’Agenda 2030 con i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile o SDG e perché è necessario conoscerla e integrarla nei percorsi di insegnamento. Panoramica sulle sfide del nostro tempo e importanza di comprendere l’inter-relazione tra sostenibilità economica sociale e ambientale. Analisi e discussione aperta sui Fridays for Future e Greta Thunberg.

A chi è rivolto: ai docenti delle Scuole secondarie di I e II grado.

Per iscriversi: https://attendee.gotowebinar.com/register/5378518823542711054?source=Libr%C3%AC2

Agenda 2030 – Obiettivi da 1 a 8

Un webinar legato alla campagna educativa “A2A”

Quando: 18 novembre 2020, ore 17:00

Relatrice: Cristina Gabetti, giornalista, scrittrice e consulente per la sostenibilità di eventi internazionali e aziende.

Descrizione: Approfondimento dei primi 8 obiettivi e relativi target dell’Agenda 2030. Metriche e possibili implementazioni nel curriculum delle varie materie. Discussione su opportunità e ostacoli nella comprensione del futuro in relazione ai primi 8 obiettivi.

A chi è rivolto: ai docenti della Scuola secondaria di I.

Per iscriversi: https://attendee.gotowebinar.com/register/4125040383592370188?source=Libr%C3%AC2

Agenda 2030 – Obiettivi da 9 a 17

Un webinar legato alla campagna educativa “A2A”

Quando: 30 novembre 2020, ore 17:00

Relatrice: Cristina Gabetti, giornalista, scrittrice e consulente per la sostenibilità di eventi internazionali e aziende.

Descrizione: Approfondimento degli obiettivi 9-17 e relativi target dell’Agenda 2030. Metriche e possibili implementazioni nel curriculum delle varie materie. Discussione su opportunità e ostacoli nella comprensione del futuro in relazione agli obiettivi 9-17.

A chi è rivolto: ai docenti della Scuola secondaria di I.

Per iscriversi: https://attendee.gotowebinar.com/register/2372433142568664588?source=Libr%C3%AC2

A dicembre continuano i nuovi webinar per la formazione online!

Solitudine, friendzone… e gli altri video del venerdì

in I Venerdì di Vincenzo Schettini by
Rivediamo insieme al professor Vincenzo Schettini i video del venerdì di questo mese, per parlare di metodo di studio, alimentazione, friendzone e solitudine.

Torna la rubrica del prof Vincenzo Schettini, uno dei più amati del web, per parlare di tanti argomenti che stanno a cuore ai più giovani (ma anche agli insegnanti!). Sì perché nel suo canale La Fisica che ci Piace – che ha superato quota 61.000 iscritti… – non vengono trattati solo argomenti di fisica e matematica, ma si affrontano ogni volta questioni vicine al mondo dei ragazzi: i loro desideri, i loro problemi, le loro emozioni… sempre con il sorriso!

Questo mese il professor Vincenzo Schettini ha toccato degli argomenti molto interessanti, e anche molto differenti tra loro, che hanno creato un grande “traffico” nel suo canale e di cui vogliamo parlare: metodo di studio, alimentazione, friendzone e solitudine.

Salve prof, e ben ritrovato! Partiamo con un video veramente utile dedicato a un metodo di studio innovativo, che sta prendendo sempre più piede: la tecnica ACTIVE RECALL.

La mia curiosità nei confronti dei metodi di studio è fortissima, anche perché tanti mi chiedono come migliorare le prestazioni nello studio. Ma quando ho scoperto questo particolare metodo sono rimasto a bocca aperta anch’io, credetemi! Ho spiegato appunto nel video un approccio personalizzato che io stesso ho collaudato con questa metodologia chiamata “richiamo attivo” o se la vogliamo dire all’inglese active recall”.

Siamo arrivati a un argomento che, inutile negarlo, interessa veramente tanto alle ragazze e ai ragazzi che ti seguono: Friendzone o fidanzati? Che puoi dirci in proposito?

Quest’estate ho ricevuto un messaggio da uno dei miei followers che mi chiedeva di trattare proprio questo argomento. Ho cercato in rete la parola Friendzone scoprendo poi che era l’inglesismo della traduzione di uno stato d’animo davvero complicato, nel quale tutti quanti ci siamo ritrovati da adolescenti: corteggiare una persona senza mai dichiarare i propri sentimenti e alla fine venire etichettati come “semplici amici”. È una situazione davvero difficile: nel video ho dato tre consigli per superare al meglio questa situazione, uscendone vittoriosi!“.

Questo mese hai parlato anche di alimentazione, un argomento che a noi – da sempre rivolti al mondo della scuola – sta molto a cuore. Ma anche alle ragazze e ai ragazzi!

Non potevo non trattare questo tema. Quando ero adolescente pesavo 20 kg in meno: immaginate che già ora sono piuttosto magro! Quindi ho affrontato insieme alla mia famiglia un percorso per capire da dove iniziare, per migliorare il mio corpo e ho scoperto che tutto, o quasi, girava attorno al cibo. Nel video ho commentato cinque classici errori sull’alimentazione che specie i ragazzi fanno durante il periodo dell’adolescenza e che quindi sono assolutamente da evitare”.

Infine, tocchiamo un tema molto delicato, soprattutto per la fascia d’età adolescenziale: la solitudine, un sentimento negativo e pericoloso…

Siamo tutti soli, viviamo continuamente dei momenti di solitudine anche quando paradossalmente siamo circondati da tantissime persone e sommersi da messaggi attraverso i social. La solitudine ci accomuna, forse è il sentimento più condiviso al mondo. Sono particolarmente orgoglioso di questo video anche perché moltissima gente lo ha commentato condividendo la propria personale esperienza, rivelando ai lettori le tante facce della solitudine. Scoprite guardando questo video i cinque step per superarla!“.

A scuola con la dislessia

in Approcci educativi/Bisogni Educativi Speciali by
La dislessia è uno dei disturbi dell’apprendimento più diffusi, eppure ancora oggi la dislessia non viene sempre riconosciuta, creando problemi in bambini e ragazzi.

Bianca è una bambina che frequenta la classe terza della primaria, è piena di vita e le piace fare sport, ma ha un problema. Ogni volta che la maestra la chiama per leggere ad alta voce, le lettere davanti ai suoi occhi cominciano a muoversi, a ribaltarsi, a contorcersi e le parole perdono di significato. Sì, perché è così grande l’impegno che Bianca deve mettere per leggere quelle parole, che alla fine non riesce neanche a capire quello che ha letto. Eppure Bianca non è svogliata né pigra, e sta sempre molto attenta quando la maestra spiega.

Col tempo, questa difficoltà è diventata così ingombrante che Bianca si sente spesso a disagio, è fragile, e col tempo le ha creato dei problemi nell’apprendimento e nell’andamento scolastico. Anche nei rapporti con i suoi compagni e con gli adulti, Bianca si sente spesso in difficoltà: è stanca di vedere sul volto degli altri la delusione o il sorriso. Si sente sempre più inadeguata, meno intelligente, e si chiude sempre più in se stessa. Finché un giorno una giovane insegnante appena arrivata nella sua classe intuisce qual è il problema di Bianca…

Questa di Bianca è una storia inventata, ma non così tanto, perché assomiglia alla storia di tanti altri  bambini e bambine che soffrono di dislessia, considerata oggi il disturbo dell’apprendimento più diffuso: secondo i dati dell’AID – Associazione Italiana Dislessia, sono circa 1.500.000 gli individui che ne soffrono in Italia.

Ma cos’è la dislessia?

Forse è meglio dire cosa non è la dislessia! Non è un deficit di intelligenza né è dovuta a problemi ambientali o psicologici, né a deficit sensoriali o neurologici. L’International Dyslexia Association ci dice che “è caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio”.

Il risultato è che il bambino dislessico fa così tanta fatica a leggere e a scrivere – perché impegna tutte le sue energie! – che si stanca prima degli altri, è quindi portato a commettere degli errori, a rimanere indietro, ad avere difficoltà nell’apprendimento. Anche se sono studenti intelligenti, svegli e creativi! Per questo è importante riconoscere subito questo disturbo: per la loro autostima, per far vivere loro con serenità il gruppo classe.

Ed è, questo, un aspetto fondamentale! La dislessia, come tutti gli altri disturbi dell’apprendimento e come altre patologie di diversa natura, ha un ruolo importante anche nelle relazioni della classe. Riconoscerla e mettere in moto gli strumenti necessari significa favorire la nascita di una classe inclusiva:

“Educazione per tutti significa effettivamente per tutti, in particolare quelli che sono più vulnerabili e hanno maggiormente bisogno”. (Prefazione alla Dichiarazione di Salamanca su educazione e bisogni educativi speciali)

Parliamo di temi importanti, come la diversità e l’inclusione scolastica, argomenti quanto mai attuali nel mondo della scuola. Questi sono anche i temi principali diPiù unici che rari”, una campagna nazionale rivolta alle scuole secondarie di I grado, realizzata da Librì Progetti Educativi e Sanofi. Il progetto vuole porre l’attenzione dei ragazzi – e delle loro famiglie – su tutte quelle difficoltà e barriere che possono nascere in una classe in presenza di determinati disturbi o patologie.

Oltre ai DSA come la dislessia, o ad altre patologie, la campagna vuole accendere i riflettori anche sulla categoria delle malattie rare, riguardo alle quali Sanofi è da molti anni in prima linea nella ricerca e nello sviluppo di terapie e soluzioni.

Una campagna educativa che oggi è diventato anche un libro, scritto da Sabrina Rondinelli e illustrato da Francesco Fagnani.

A proposito di dislessia, tra i più giovani ha avuto un grande successo – e tantissime visualizzazioni su Youtube – la canzone scritta e interpretata da Lorenzo Baglioni, L’arome secco sé.

La canzone, sviluppata con la collaborazione di AID, “affronta il tema della dislessia con ironia e leggerezza ma anche con sensibilità e rispetto”, senza dimenticare che tutto il ricavato delle vendite digitali della canzone verrà destinato ai progetti AID a favore dei ragazzi e delle ragazze con DSA.

Gli insegnanti italiani leggono Pinocchio

in Approcci educativi/Protagonisti by

Domenica 8 novembre 2020 dalle ore 15:00, va in scena la seconda edizione della Maratona letteraria Pinocchio. La lettura integrale del capolavoro di Carlo Lorenzini, realizzata dagli insegnanti  e dedicato a loro e a tutti i giovani studenti della scuola Primaria.

Quasi 6 ore di lettura ininterrotta, 82 insegnanti della primaria provenienti da ogni regione d’Italia, una partecipazione che ha unito adulti e bambini. Ma soprattutto un libro, Le avventure di Pinocchio che continua a regalarci grandi emozioni.

Sono questi i numeri della prima edizione della  Maratona letteraria di Pinocchio, un grande evento che torna in scena domenica 8 novembre 2020 dalle ore 15:00, per abbracciare idealmente piccoli e grandi lettori di una storia, quella di Collodi, che acquista un sapore davvero speciale grazie alla viva voce degli insegnanti.

Il successo della prima estemporanea edizione ha spinto Librì Progetti Educativi a trasformare in un evento annuale la maratona letteraria dedicata alle  maestre e ai maestri. Un modo unico e divertente per ricordare – come ci ha detto il professor Nembrini nella sua presentazione alla prima edizione che se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo ricominciare dai bambini, dalla scuola.

Quale modo più efficace di farlo se non leggendo ad alta voce Pinocchio?

Per seguire l’evento in diretta basta connettersi su maratonapinocchio.it o cliccare qui!

Festeggiare con… i morti!

in Protagonisti by
Sono tantissimi i paesi e le regioni, in ogni parte del mondo, in cui si celebrano i defunti con feste e cibi insoliti

La festa più famosa è sicuramente Halloween, celebrata il 31 ottobre, che dagli Stati Uniti e il Canada ha conquistato tutto il mondo (anche se la sua origine è celtica); ma sono tante le tradizioni, le feste e addirittura i cibi legati al culto dei morti. In Italia e nel mondo cattolico, la festa dei morti viene per tradizione festeggiata il 2 novembre.

La maggior parte delle feste legate al culto dei morti infatti viene festeggiata vicino all’equinozio di autunno, il momento dell’anno “più buio”, in cui il ciclo calante dell’illuminazione solare diventa metafora del ciclo della vita.

Ma quali sono le tradizioni più famose del nostro Paese legate al culto dei morti?

In molte regioni, per il giorno dei morti, si lasciavano cibo e acqua sulla tavola per accogliere gli spiriti dei defunti, così come si accendevano dei lumini per far loro luce nella notte. Sono tanti anche i dolci legati a questo giorno: gli ossi di morto, la fave dei morti, i bacilli e i balletti, gli stinchetti dei morti, i pupi di zuccaro… ogni regione ha i suoi!

Ecco una testimonianza del maestro Andrea Camilleri sul giorno dei morti.

E nel resto del mondo come si festeggiano i morti? Ecco le tradizioni più famose!

L’abbiamo già detto, la più celebre – grazie anche al cinema – è sicuramente quella festeggiata negli Stati Uniti e in Canada: è Halloween, con la sua zucca intagliata e la lugubre leggenda di Jack o’ Lantern

Durante la sera del 31 ottobre, i bambini si travestono da spiriti e streghe e se ne vanno in giro per le case del quartiere a raccogliere dolcetti.

In Messico si festeggia il Día de los muertos, con canti, festeggiamenti, fuochi d’artificio, maschere e soprattutto le straordinarie sfilate degli scheletri. Solo durante questa celebrazione, gli spiriti dei morti possono raggiungere i vivi; così vengono allestiti altari pieni di fiori colorati. E tra i piatti preparati per l’occasione, non mancano il pane dei morti e i teschi zuccherati. Una festa incredibile, tanto da essere diventata, per l’UNESCO, Patrimonio dell’umanità e recentemente è stata anche protagonista di un film di James Bond!  

E a proposito di cibo, in Guatemala per la festa dei morti viene realizzato un incredibile piatto: il Fiambre, super piccante e con più di cinquanta ingredienti, tra verdure, spezie, affettati e carne.

Un altro piatto particolare è il songpyeon, preparato in Corea in occasione della festa dei morti, chiamata “il grande mezzo”. Durante le celebrazioni, i coreani ritornano nelle case in cui sono nati per festeggiare gli spiriti dei loro antenati. I songpyeon sono torte di riso cotto a vapore, a forma di mezzaluna, con sopra tanti ingredienti diversi.

Infine, in India la festa dei morti è detta Diwali, la festa delle luci. Si accendono lampade per riportare in vita il sole che muore. Durante questa ricorrenza, le sorelle preparano per i propri fratelli un pranzo e un bagno caldo. È un modo per ricordare la nascita dell’umanità, procreata dal dio della morte Yama che si unì alla sorella Yami.

Se vi fosse venuta voglia di organizzare una gita “tematica” vi servirà la Guida ai fantasmi d’Italia con utili indicazioni su dove cercarli e dove… trovarli!!!

Giocare, creare, imparare… un laboratorio di colori!

in Approcci educativi/Attività in classe by
Per i più piccoli, i colori sono uno strumento privilegiato per giocare con le emozioni e sviluppare la creatività: ecco un’attività da fare in classe

Perché giocare con i colori? Perché sono naturalmente un mezzo privilegiato per giocare con l’arte e con le forme di comunicazione visiva, oltre che per parlare di emozioni. Per realizzare l’attività, avremo bisogno di carta da pacchi bianca, va bene anche un rotolo da tagliare in fogli, e tanti colori diversi: vanno bene le tempere o gli acquerelli, le matite o i pennarelli, ma anche le tempere a dita che piacciono molto ai bambini.

Dividiamo la classe in 6 o 7 gruppetti, quindi affidiamo a ogni gruppetto un foglio e un colore. Ogni gruppo avrà dunque il compito di disegnare, sul proprio foglio, tutti gli animali, le cose, le emozioni, la frutta e altro ancora che abbiano a che fare con quel colore!

Ecco qualche suggerimento per aiutare i bambini.

Il gruppo blu, sul proprio foglio, potrà disegnare e colorare un’onda del mare, un mirtillo, un paio di jeans, la terra vista da lontano, una balenottera azzurra…

Il gruppo verde, sul proprio foglio, potrà disegnare e colorare la chioma di un albero, un coccodrillo, un pistacchio, una rana, una foglia di menta, un bambino verde di rabbia…

Il gruppo giallo, sul proprio foglio, potrà disegnare e colorare un sole con i raggi, un canarino, un limone, una giraffa, un girasole, uno scuolabus…

Così faranno anche gli altri gruppi con gli altri colori, ognuno sul proprio foglio.

Una volta che ogni gruppo avrà terminato la sua piccola mostra, appendiamo i fogli sul muro della classe. Poi sveliamo che tutti i colori di cui abbiamo parlato, ma anche quelli che non abbiamo preso in considerazione, si possono ottenere partendo da solo tre colori: il blu, il giallo e il rosso. Sono i colori primari. È mescolando i colori primari tra loro, che otteniamo i colori secondari e mescolando ulteriormente i colori secondari con i colori primari, otterremo nuovi colori e nuove sfumature!

Sono molti i libri a cui possiamo attingere per realizzare in classe delle attività sui colori. Tra i più noti ricordiamo: La fabbrica dei colori, che raccoglie alcuni dei laboratori ideati e realizzati da Hervé Tullet.

Oppure Facciamo i colori, pieno di ricette e idee per dipingere e giocare con la natura.

A proposito di colori e creatività, Librì Progetti Educativi e Carioca hanno realizzato un percorso didattico esclusivo rivolto agli insegnanti della scuola dell’infanzia. Sono Gli Scarabocchioli. Gioca, crea e impara, grazie al quale ogni insegnante potrà ricevere gratuitamente un kit didattico ricco di tanti materiali e accedere a strumenti digitali di formazione.

Per maggiori informazioni, è possibile consultare la pagina dedicata sul sito di Librì Progetti Educativi.

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Buon compleanno Gianni Rodari!

in Approcci educativi/Protagonisti/Senza categoria by
Tanti auguri a Gianni Rodari: un maestro che ci ha invitato a  liberarci di tante consuetudini letterarie del passato; ci ha insegnato a spalancare le porte e le finestre alla libertà d’espressione e ha fatto di tutti noi, appassionati di letteratura per ragazzi, dei lettori felici!

Per festeggiare in allegria la data del 23 ottobre abbiamo improvvisato in casa editrice una lettura ad alta voce di “I viaggi di Giovannino Perdigiorno”!

Ecco alcuni consigli di lettura per tutti quelli che non lo leggono da molto tempo e per quei fortunatissimi che non lo hanno ancora letto!

I viaggi di Giovannino Perdigiorno, che racconta le avventure di Giovannino, un viaggiatore curioso che esplora tanti paesi straordinari.

Le favole al telefono, per scoprire da vicino tanti straordinari e divertenti personaggi.

Le avventure di Cipollino, con la storia di un monello che fa piangere chi gli strappa i capelli e un principe acido, cattivo e poco furbo.

La grammatica della fantasia, in cui Rodari parla dei processi della fantasia e delle regole della creazione per renderne l’uso accessibile a tutti.

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Immagine di copertina dal sito ufficiale di Gianni Rodari.

“Bentornati a scuola” video-intervista all’editore

in Approcci educativi/Bisogni Educativi Speciali by
Una video-intervista con l’editore per scoprire la nuova campagna “Bentornati a scuola”

L’inizio di un nuovo anno scolastico è sempre qualcosa di speciale. Ma quest’anno lo è ancora di più! Dopo il lockdown per l’emergenza legata al Covid-19, a quasi otto mesi di distanza, gli studenti sono rientrati nelle loro classi. Ma quali emozioni, paure e desideri si sono portati nel cuore? Per supportare gli insegnanti e i più piccoli in questo delicato momento, è stata ideata e realizzata “Bentornati a scuola”, una campagna educativa molto speciale, da Librì Progetti Educativi in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Per conoscere più da vicino la campagna e i suoi strumenti didattici, abbiamo incontrato la dottoressa Maria Cristina Zannoner, editore di Librì Progetti Educativi, la casa editrice fiorentina che da oltre venticinque anni si occupa di educazione.

Buona visione!

Studiare all’aria aperta: tanti vantaggi!

in Approcci educativi by
Chi ha detto che è meglio studiare in classe? Ecco alcuni spunti per organizzare delle lezioni all’aria aperta.

Studiare all’aria aperta fa bene alla salute e aiuta anche l’apprendimento. È questo che ci dicono molti studi, tra cui quello svolto dalla Plymouth University e Western Sydney University, secondo cui gli effetti positivi dello studio all’aria aperta non riguardano solo l’aspetto educativo-culturale ma anche quello del comportamento, delle competenze, della fiducia in se stessi.

I risultati sono così incoraggianti, nei vari ordini e gradi, da far ipotizzare l’introduzione di vere e proprie lezioni open air. Una proposta, questa, più che mai attuale considerando l’emergenza legata al Covid-19: perché allora non provare a realizzare alcune ore di didattica fuori dalla classe, all’aria aperta, magari per approfondire alcuni argomenti? Sì, ma… di quali materie?

Ecco allora qualche proposta per portare i propri alunni fuori dall’aula, e scoprire che i vantaggi di studiare all’aria aperta possono essere anche “didattici”.

Storia. Molti luoghi della nostra penisola sono legati ad avvenimenti e personaggi importanti, che ritroviamo sui libri: dall’epoca antica fino al Novecento. Può trattarsi di una battaglia o di un incontro, del passaggio di un politico o di un generale. Realizzare in loco una lezione su un determinato argomento (un evento o un personaggio storico) può davvero stimolare l’interesse degli studenti, ed essere l’occasione per portare a nuovi e originali spunti.

Geometria. Figure geometriche, angoli, linee che si intersecano e si allontanano… per i bambini più piccoli, poter vedere “dal vivo” gli elementi di geometria che si nascondono nelle nostre città può essere davvero divertente e interessante! Un esempio? Un incrocio può trasformarsi in due linee perpendicolari, una piazza può essere una figura geometrica piana, due strade possono diventare due parallele… Ecco allora l’occasione per muoversi e osservare con occhi diversi piazze e strade!

Scienze. Le gite nel verde sono molto amate dai bambini e dai ragazzi, ma possono diventare anche delle originali lezioni open air di scienze. Muoversi lungo un torrente, sul lungo mare, in un prato o in un sottobosco è il modo migliore per mostrare loro cos’è un habitat o una nicchia ecologica. Si possono osservare in maniera chiara i legami invisibili che uniscono organismi animali e vegetali in perfetto equilibrio. Ma anche realizzare approfondimenti legati all’ecologia.

Italiano. Perché non avvicinarsi a un autore visitando la casa in cui è nato o vissuto, oppure i luoghi che ha descritto nelle sue opere? È sicuramente uno dei modi più stimolanti per insegnare letteratura italiana agli studenti! A questo proposito, esiste in Italia l’Associazione Nazionale Case della Memoria che riunisce le abitazioni (oggi musei visitabili) in cui vissero i poeti e gli scrittori più famosi, ma anche altri personaggi illustri dei vari campi del sapere. Le vostre lezioni potrebbero essere l’occasione per realizzare un atlante dei luoghi letterari della vostra zona, sull’esempio di quelli già in commercio: dall’Atlante dei paesaggi letterari all’Atlante dei luoghi letterari

Non ci resta che augurare a insegnanti e studenti: buona lezione open air!

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Nel “portafoglio” delle competenze c’è spazio per l’educazione finanziaria?

in Approcci educativi by
Parlare in classe di economia e risparmio è un buon inizio per aumentare  competenze e strumenti critici degli studenti e introdurli alla complessità del mondo che ci circonda.

È inutile negarlo. Molti adulti reputano i soldi e l’economia argomenti troppo difficili da trattare in classe come se si trattasse di argomenti tabù, qualcosa di cui devono occuparsi solo gli adulti. Ma è veramente così? Se è vero che un bambino può non comprendere le oscillazioni del mercato finanziario, è sicuramente vero che crescendo sentiranno parlare in famiglia – e non solo in famiglia – di soldi, mutui, bollette, stipendi, tasse e tante altre cose che hanno a che fare con l’economia.

Ci sono poi alcuni argomenti dell’economia che interessano più di altri: uno fra tutti è il risparmio. È proprio grazie al risparmio infatti che è possibile realizzare un desiderio speciale, e i bambini (e tutti noi), si sa, sono pieni di desideri!

Ecco allora una semplice e divertente attività per la scuola primaria (in realtà, con qualche piccolo accorgimento, può essere declinata anche per i successivi ordini scolastici) che aiuterà a comprendere un altro argomento molto importante: il budget. La scusa? Dover organizzare una grande festa e avere a disposizione una cifra precisa.

Diciamo alla classe che vogliamo organizzare una grande festa (l’occasione può essere reale o inventata) e che abbiamo a disposizione una cifra precisa, ad esempio 100 euro. Spieghiamo che con questa cifra dovremo acquistare tutto ciò che serve: dal cibo alle bevande, dai festoni a un piccolo spettacolo. Il primo passo è raccogliere dai bambini le varie proposte e scegliere insieme quelle che piacciono di più alla maggioranza: ogni volta che una proposta convince tutti, scriviamola alla lavagna e, con l’aiuto di un tablet o con la LIM, scriviamoci accanto il prezzo.

Naturalmente il valore in euro di cibi e oggetti può essere approssimato: la cosa importante è che i bambini comprendano che il budget è un modo per capire le spese che ci attendono e per meglio distribuirle secondo le nostre esigenze.

Sono molti i libri utili agli insegnanti e agli studenti per approfondire alcuni aspetti dell’economia.

E come economia, di Editoriale Scienza, affronta in maniera semplice e con tante piccole attività gli aspetti più importanti della finanza.

Per i più grandi invece c’è Il libro dell’economia, edito da Gribaudo, per parlare di denaro, recessione, tasse e modelli economici.

Per le classi della scuola primaria, infine, Librì Progetti Educativi e BPER Banca hanno realizzato Un’economia che abbraccia tutti, una campagna educativa di educazione finanziaria per capire cos’è l’economia, evidenziando quanto sia collegata alla vita quotidiana. L’adesione alla campagna è gratuita e permette di accedere a tanti strumenti didattici, quali un kit cartaceo e contenuti digitali. Per maggiori informazioni, basta visitare la pagina dedicata sul sito di Librì Progetti Educativi.

In copertina illustrazione da “Un’economia che abbraccia tutti”, Librì Progetti Educativi.

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Un sogno nel cassetto… e gli altri video del venerdì!

in I Venerdì di Vincenzo Schettini by
Dopo la pausa estiva, torna l’appuntamento con il professor Vincenzo Schettini e i suoi seguitissimi video del venerdì

Anche se con tutte le attenzioni possibili, le scuole di tutta Italia hanno finalmente riaperto le loro porte agli studenti. E con l’inizio dell’anno scolastico, torna anche la rubrica con i video del venerdì, curata da Vincenzo Schettini, uno dei professori youtuber più famosi e seguiti d’Italia, nonché volto noto di programmi Sky e Rai.

Il successo del suo canale La Fisica Che Ci Piace ha contagiato non solo tantissimi studenti, che seguono i video e le dirette per prepararsi alle interrogazioni, ma anche moltissimi adulti affascinati dal modo semplice, chiaro e divertente con cui vengono trattati argomenti di fisica e matematica. Oggi gli iscritti sono saliti a oltre 55.000!

Il professor Schettini però, come sappiamo bene, con i video del venerdì condivide anche le sue esperienze e dà utili consigli agli studenti su tantissimi argomenti. Di cosa ha parlato nell’ultimo mese? Per scoprirlo, chiediamolo direttamente a lui…

Buongiorno professore e ben trovato! Innanzitutto, come ha trovato i suoi ragazzi dopo tutti questi mesi e cosa si aspetta dal mondo della scuola?

Ho avvertito una chiara voglia di ricominciare, di tornare a scuola, di rimettersi in gioco! Ho lanciato a metà agosto un sondaggio sul mio canale Telegram (a proposito, potete iscrivervi a questo canale entrando in Telegram e cercando “la fisica che ci piace”) chiedendo loro se preferivano ricominciare a distanza oppure in presenza. Due su tre hanno votato in presenza, chiaro segno di voler tornare alla normalità. La scuola sicuramente è in un momento molto delicato, si sono fatte tante cose quest’estate in tutti gli istituti italiani per rientrare in sicurezza e mi auguro, anche se sono convinto che ci saranno contagi qua e là, che si possa vivere un anno quanto più sereno possibile, ne abbiamo tutti bisogno.

Il primo video del venerdì è stato molto emozionante, perché è un argomento che ci interessa da vicino: come realizzare i propri sogni! Anche perché, come dice lei, avere un sogno è importante, ma averne tanti è ancora meglio…

Io praticamente vado avanti a botte di sogni! Ogni giorno spingo me stesso alla ricerca di obiettivi che rispondono sempre più alla domanda “chi sono veramente io”. In tantissimi hanno commentato il video “Avere un sogno”: scoprendo che un sogno corrisponde anche a tanto sacrificio, molti si sono ritrovati in questa lettura e hanno confessato nei commenti cosa pensano della propria vita e chi vogliono diventare! Consiglio non solo di vedere il video ma anche di leggere i commenti sotto il video: se volete, potete commentate anche voi e lasciare traccia dei vostri personali meravigliosi sogni.

In un altro video, parliamo di un argomento che interessa veramente tutti i ragazzi: imparare l’inglese con la fisica! Ma è possibile?

Certamente, anzi, diventa interessante, divertente e stimolante! Da tempo vivo personalmente un’esperienza forgiata con le mie stesse mani sull’acquisizione delle lingue straniere, in particolare dell’inglese. Non ho mai studiato inglese a scuola, ma con una tecnica completamente inventata da me ora sono fluente in inglese dopo appena due anni di pratica. Nel video “Impara l’inglese con la fisica”, ho descritto e lasciato i riferimenti di 3 canali YouTube a tema scientifico completamente in inglese, dando anche alcuni suggerimenti per vedere correttamente i video, migliorando il proprio livello giorno dopo giorno.

Ci sono comunque molti testi in libreria per imparare l’inglese attraverso lo studio delle materie, come

“Studiare è un gioco da ragazzi”

“Impara l’inglese leggendo dei brevi racconti”.

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Giornata mondiale dell’insegnante: 6 parole per il prossimo decennio

in Protagonisti by
In occasione della Giornata mondiale dell’insegnante, indetta dall’UNESCO per il 5 ottobre, abbiamo raccolto 6 parole-chiave da docenti di diverso ordine e grado

Pensata e voluta dall’UNESCO nel 1994, la Giornata mondiale dell’insegnante promuove la cultura e l’educazione in tutto il mondo per raccontare una professione che riveste un ruolo così delicato e fondamentale in tutte le società.

Istituita per ricordare la sottoscrizione delle “Raccomandazioni sullo status di insegnante” del 1966, documento di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti a livello mondiale, è l’occasione per riflettere sulle condizioni, non sempre facili, in cui gli insegnanti spesso devono svolgere il proprio lavoro.

Un ruolo, quello dell’insegnante, che negli ultimi anni è divenuto sempre più centrale grazie anche all’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 sottoscritta dalle Nazioni Unite, “Istruzione di qualità”: l’obiettivo indica proprio negli insegnanti quei soggetti fondamentali per attuare, a livello mondiale, un’educazione di qualità, equa e inclusiva per tutti.

Quest’anno più che mai ci sembra importante celebrare questa ricorrenza dando voce proprio agli insegnanti. Abbiamo parlato con tre docenti di diverso ordine e grado, chiedendo loro due parole ciascuno che possano guidare la scuola attraverso le sfide del prossimo decennio.

Carla Caiafa, della scuola primaria, ha raccontato le parole autorevolezza e fiducia.

Autorevolezza: è fondamentale per il presente e per il futuro ripristinare e affermare il ruolo autorevole che gli insegnanti rivestono di fronte alle famiglie e nella società. Essere docenti significa saper trasmettere il sapere, saper educare e valorizzare i propri alunni. Insomma, è un mestiere molto difficile, che può svolgere solo chi ha fatto un percorso di studi ben preciso. Queste figure professionalmente competenti e preparate, quindi, meritano il riconoscimento e il rispetto molto spesso dimenticati.

Fiducia: in particolare per la scuola primaria, è fondamentale stabilire un rapporto di fiducia e di stima reciproca con le famiglie e soprattutto con i bambini, mantenendo molto chiaro e fermo il ruolo che ognuno riveste. Le famiglie devono potersi fidare del lavoro e della figura dell’insegnante a cui “affidano” i propri figli per molte ore al giorno; i bambini devono essere accolti in un clima di serenità che stimola l’apprendimento e la relazione sociale. La figura del docente deve valorizzare le singole individualità, stabilire poche ma essenziali regole e promuovere l’entusiasmo per lo studio cercando strategie varie che “aggancino” l’interesse e la motivazione degli scolari. Bisogna, inoltre, stare sempre molto attenti a rispettare i tempi e le modalità di apprendimento individuali, poiché ogni studente ha una maturazione intellettiva e conoscitiva diversa.

Valerio Camporesi, della scuola secondaria di I grado, ci ha portato le parole individuo e libertà.

Individuo: Nella società di oggi, ”di massa”, essere individui è forse la cosa più difficile. Il continuo afflusso di messaggi e di richiami veicolati dai media tende inevitabilmente a uniformare le coscienze e i comportamenti degli individui, ridotti sempre più a ‘persone’ nel senso latino di ‘maschere’, funzionali e assoggettate a un pensiero unico che non lascia molti spazi di libertà. Questo processo di omologazione in cui siamo immersi – già descritto nel lontano 1919 da Herman Hesse nel suo memorabile incipit di Demian – non poteva non toccare anche gli insegnanti, sempre più costretti ad adeguarsi in modo più o meno conscio a parole, stilemi, modelli imposti dall’alto. Un esempio è quel vocabolario caratterizzato da un lessico quasi imposto ai docenti da ormai troppo tempo, fatto di parole tutte uguali, ripetute, che è riuscito a svuotare di ogni significato vocaboli di per sé nobili come “empatia” e “resilienza”; svuotate perché divenute standard e non il prodotto di un moto individuale. Si pensi anche al dominio culturale del pensiero unico a livello economico, che è riuscito a imporre nella valutazione dell’esame di Stato lo spirito di imprenditorialità, come se un alunno di terza media potesse avere qualcosa a che fare con una simile categoria. Perché un insegnante non può opporsi a una tale aberrazione? E si pensi anche ai modelli imperanti stile Attimo fuggente, sempre estroverso, attoriale in senso quasi clownesco, tanto giovane da dialogare con gli alunni attraverso i mezzi propri dell’uniformazione. È ancora ammesso essere insegnanti diversi, magari vecchio stile, poco o per nulla alla moda? Se anche nel mondo della scuola spingiamo sul pedale dell’uniformazione non potremo avere che un mondo sempre più massificato, fatto di ‘maschere’ incapaci di pensare con la propria testa. Se gli insegnanti sono costretti all’omologazione, molto probabilmente lo saranno anche i loro allievi e la scuola perderà la propria funzione primaria, quella di e-ducere, trarre fuori da ognuno la propria individualità e manifestare il proprio essere un tentativo prezioso e davvero unico.

Libertà: parola strettamente connessa alla prima, e dai significati quanto mai complessi, anche in riferimento al lavoro dell’insegnante. Non c’è traccia, nei nostri paesi avanzati, di quella mancanza di libertà di insegnamento di cui parla il documento dell’Unesco: mancanza terribile, difficile anche solo da immaginare per noi occidentali, e che purtroppo caratterizza le aree più emarginate e sfortunate del globo. Ma nei ‘nostri’ paesi c’è, o rischia di esserci, una mancanza di libertà più sottile, quella che, in base alla malaugurata introduzione del concetto di competitività anche tra le scuole, sempre più in gara ad accaparrarsi iscritti, spinge i dirigenti a premere sui docenti affinché si allineino a determinati parametri, a determinati modi di insegnare e di valutare, più accattivanti verso gli utenti (perché adesso si chiamano così). Le forme di pressione sono state e possono essere le più varie, dalla valutazione agli stili di insegnamento, tali comunque da rischiare di condizionare quella libertà di docenza cui tanto spesso ci si riferisce e di cui parla – e bene – anche la nostra Costituzione. Per valorizzare appieno il ruolo ed il lavoro degli insegnanti occorrerebbe riflettere su come la competizione – questa parola cardine del pensiero unico attuale – possa forse andar bene quando parliamo di gelati o di cellulari ma non di istruzione, un mondo che dovrebbe essere lasciato libero – per l’appunto – da ogni forma di condizionamento affinché possa veramente assolvere alla propria funzione, a quell’educere di cui parlavamo prima.

Francesca Maggi, della scuola secondaria di II grado, ci ha portato le parole ascolto e conoscenze.

Ascolto: è imprescindibile per progettare una scuola rinnovata in grado di reggere la sfida del presente e del futuro; questo del resto si rivela sempre più difficile da prevedere, data la velocità dei cambiamenti che siamo chiamati ad affrontare. Bisogna intanto ascoltare gli studenti: si tratterà, sì, di comprenderne umori ed esternazioni, dunque richieste, ma oggi l’insegnante medio si impegna, fortunatamente, a farlo; ma anche di ascoltare gli stessi docenti, soggetti fondamentali della pratica educativa, perché sanno cogliere i bisogni nei ragazzi e possono riconoscerne le carenze, aiutandoli a non rimanere intrappolati nell’inganno della Rete, che facilmente crea l’illusione di possedere conoscenze, competenze a capacità. Solo premendo un pulsante puoi visualizzare molteplici dati, ma ciò può anche non derivare da un tuo “merito” specifico. La scuola del futuro non dovrà perciò rinunciare ad ascoltare i docenti, perché quello che loro percepiscono, con la passione e l’impegno quotidiani, è qualcosa che i burocrati non sono in grado di cogliere, perché distanti dalle realtà singole e specifiche. Noi docenti abbiamo sempre più netta la percezione di una distanza tra il palazzo e la piazza, di una nebbia (Guicciardini, Ricordi) che deve essere rapidamente diradata.

Conoscenze: credo che la questione della “didattica per competenze” ci sia sfuggita di mano. Gli slogan, utilizzati prima per “risvegliare” le coscienze, possono diventare parole vuote. Non si devono abbandonare le competenze come obiettivi (il loro esplicito riconoscimento è stato un necessario cambiamento rispetto alla scuola del passato). Ma nel tentativo improvvido di sostituire le conoscenze con le competenze, la scuola si è spogliata del suo compito: educare gli studenti a formarsi un bagaglio perenne di conoscenze, da ampliare poi autonomamente grazie alle competenze acquisite. Le conoscenze che davvero possono dirsi tali sono quelle che restano, punto di riferimento duraturo e in fondo i giovani le chiedono, perché solo dall’unione di conoscenze e competenze si crea una sicurezza. Viviamo in un “mondo liquido”, fatto di globalizzazione e digitalizzazione, che possono illudere che non ci si debba più affannare a studiare, ma il punto è un altro. Non si tratta allora di intraprendere una battaglia contro il digitale (comunque strumento di miglioramento e velocizzazione delle operazioni), ma di far emergere la necessità anche di conoscenze apprese con l’impegno costante: perché “non fa scienza, sanza lo ritener, l’aver inteso“.

In copertina: Giulia Orecchia per Librì “Una classe di tutto rispetto”.

Un legame fra generazioni. L’importanza dei nonni.

in Spunti di lettura by
Il 2 ottobre si celebra la festa dei nonni! Ecco allora 8 libri per festeggiare insieme questa ricorrenza, da leggere da soli o proprio in compagnia dei… nonni!

Anche se è stata inventata molti anni prima, è nel 2005 che il nostro Parlamento ha deciso di istituire ufficialmente il giorno della festa dei nonni, riconoscendo loro un ruolo fondamentale nella crescita e nell’educazione dei più piccoli. Un piccolo grande riconoscimento, dunque, che quest’anno vogliamo festeggiare con dei consigli di lettura, da fare da soli o ad alta voce proprio con i vostri nonni.

Naturalmente di libri per bambini e ragazzi che parlano di nonni ce ne sono tantissimi. Ma noi abbiamo deciso di consigliarvi 8 libri un po’ speciali, classici e meno noti, che ci raccontano 8 diverse figure di nonni! Buona lettura!

Heidi

Heidi, di Jolanda Spiry. Tra le Alpi svizzere, in una baita circondata dai boschi, vive un vecchio burbero e scontroso che tutti gli abitanti del villaggio evitano. La vita solitaria dell’uomo viene scombussolata dall’arrivo inaspettato di una bambina, sua nipote Heidi, rimasta orfana…

L’aggiustasogni

L’aggiustasogni, di U. Orlev. Michael si trasferisce con i genitori in Israele, sua terra di origine, ma adattarsi alla nuova casa, alla lingua e agli amici è difficile. Finché giunto a Gerusalemme, scopre che quel vecchio burbero di suo nonno è capace di entrare nei sogni degli altri e di “aggiustarli”.

Mio nonno era un ciliegio

Mio nonno era un ciliegio, di A. Nanetti. Una lettura che parla di un nonno straordinario e di un ciliegio, dell’oca Alfonsina e di suo marito Oreste, della nonna Teodolinda e delle sue “cose” morbide; e di un bambino, che non dimentica il nonno “matto” che si arrampicava sugli alberi e che lo ha reso tante volte felice.

Sai fischiare Johanna?

Sai fischiare Johanna?, di U. Stark. Ulf ha un nonno che gli fa sempre fare un sacco di cose divertenti e gli dà perfino una paghetta. Anche Berra vorrebbe tanto averne uno! Non c’è problema, gli dice Ulf, lui sa dove può trovarlo, e lo accompagna in un posto pieno di vecchietti, una casa di riposo…

Nonna gangster

Nonna gangster, di D. Williams. Per Ben, il venerdì sera è il momento peggiore della settimana perché deve trascorrerlo con sua nonna: il programma è zuppa di cavolo e partita a scarabeo. Ma una giorno scopre un tesoro d’oro e diamanti nella scatola dei biscotti della nonnina…

Il piccolo Lord

Il piccolo Lord, di F.H. Burnett. La vita di Cedric trascorre spensierata a New York grazie all’amore della mamma e degli amici. Ma un giorno il nonno paterno – un burbero conte che lui non ha mai conosciuto – lo convoca in Inghilterra per dargli un’educazione da aristocratico…

La magica medicina

La magica medicina, di R. Dahl. George ha una nonna insopportabile, che gli racconta come sono buoni da mangiare vermi e scarafaggi. Cosa può fare allora il povero George, se non preparare una magica medicina che le cambi un po’ il carattere, mescolando deodorante e polvere antipulci, antigelo e cera da scarpe?

Nic e la nonna

Nic e la nonna, di Roberto Luciani. Il legame speciale fra il topolino Nic e la sua Nonna e le magiche avventure che lo porteranno a scoprire che quell’amore, qualunque cosa accada, non cambierà mai.

In copertina: illustrazione di Giulia Orecchia per la campagna scuola di Librì “A scuola di Petcare”.

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Una tavola periodica per immagini: quando la chimica è una cosa da ragazzi!

in Zigzag in rete by
chimica immagine
La tavola periodica degli elementi realizzata da Keith Enevoldsen, ingegnere informatico, ci mostra come gli elementi di chimica vengono usati nella vita di tutti i giorni

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AIRC, una costellazione da scoprire

in Attività in classe by
Arriva nelle scuole la sesta edizione di “Una Costellazione luminosa”, la campagna educativa realizzata in collaborazione con Fondazione AIRC, per parlare di salute e stili di vita

Ricerca, alimentazione, attività fisica e soprattutto dono: sono alcune delle parole che le classi che hanno aderito alla campagna educativa “Una costellazione luminosa” potranno scoprire. Un progetto didattico che in questi anni ha coinvolto con successo oltre 350.000 studenti della scuola primaria di tutta Italia e le loro famiglie, grazie ai 15.000 kit consegnati gratuitamente nelle classi.

Quest’anno la campagna educativa si arricchisce con importanti novità! Oltre ai materiali del kit didattico, tra cui troverete la guida e il divertente libro illustrato per gli studenti, gli insegnanti e gli alunni avranno l’opportunità di avere strumenti digitali da utilizzare in classe e a casa.

Con la nuova edizione 2020/21, AIRC, con il sostegno di UniCredit Foundation, ha infatti deciso di supportare la digitalizzazione della scuola, dando la possibilità a tutti gli insegnanti che ne faranno richiesta di aprire una bacheca digitale su padlet.com per partecipare al concorso legato alla campagna.

La nuova offerta formativa comprende inoltre costellazione.airc.it, un sito ricco di materiali e strumenti per approfondire i contenuti della campagna e realizzare tante attività. Il sito, pensato per rivolgersi agli studenti grazie alla mediazione dell’insegnante, può essere utilizzato anche con la LIM e vuole esplorare le parole di AIRC.

Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro è un ente che da più di cinquant’anni anni si occupa di supportare la ricerca sui tumori, sostenendo inoltre progetti per creare consapevolezza anche nelle nuove generazioni.

Bentornati a scuola!

in Approcci educativi by
Dopo la solitudine del lockdown e la didattica a distanza, le porte della scuola si riaprono! Ma con quali emozioni e speranze le bambine e i bambini tornano sui banchi? 

Sono trascorsi molti mesi dal giorno in cui le porte delle scuole di tutta Italia sono rimaste chiuse a causa della pandemia. Da quel momento, per alcune settimane, le bambine e i bambini sono rimasti lontani dai loro amici, dalla loro classe, dai loro insegnanti. Poi la vita lentamente è ricominciata, ma da allora il pensiero di ognuno di loro è comunque sempre stato rivolto al giorno in cui avrebbero nuovamente varcato la porta della scuola.

La scuola infatti non è solo il luogo della didattica, dell’apprendimento, ma è soprattutto la palestra delle relazioni. È qui che i più piccoli imparano a stare con gli altri, si confrontano l’un l’altro giorno dopo giorno, sperimentano l’amicizia e le emozioni.

Tornare insieme però, pur con le dovute cautele, non sarà facile. Ci saranno il distanziamento sociale, la mascherina e altre regole da seguire, ma soprattutto ogni bambino porterà con sé nel proprio cuore le paure, i disagi e le emozioni che ha vissuto in questo anno incredibile e difficile.

Per supportare gli insegnanti della scuola primaria e stare vicino ai più piccoli nel delicato momento del rientro a scuola dopo il lockdown, Librì Progetti Educativi in collaborazione con Intesa Sanpaolo ha realizzato e distribuito gratuitamente nelle scuole che ne hanno fatto richiesta la campagna educativa “Bentornati a scuola.

Il titolo vuole ricordare a tutti gli studenti uno dei più importanti valori della scuola, l’accoglienza. Ma “Bentornati a scuola” sarà anche il grido di accoglienza che il protagonista della campagna educativa – e del libro illustrato presente nel kit – rivolgerà ai bambini per dar loro il benvenuto nella loro classe. È il Contastorie, un giovane bello e misterioso, che aiuterà i più piccoli a tirar fuori dal proprio cuore le emozioni di quando erano lontani e chiusi nelle loro case. Come? Semplicemente raccogliendole nel suo cappello a cilindro… finché, come per magia, proprio da quel cappello usciranno fuori tante storie straordinarie!

Ma la magia del Contastorie non si ferma qui! Grazie al percorso didattico di “Bentornati a scuola”, tutti i bambini e le bambine avranno l’opportunità di scrivere una loro storia, che verrà poi pubblicata on-line sul sito webecome.it, una piattaforma dedicata al mondo della scuola.

Le storie di tutti gli studenti rappresenteranno anche un importante documento storico, pensato e scritto dai più piccoli: un modo per ricordare quanto è avvenuto e condividere le emozioni, ma anche e soprattutto per ricominciare, tutti insieme, a vivere quel luogo straordinario che è la scuola.

Rientro a scuola: la borsa dell’insegnante!

in Approcci educativi by
Con l’apertura del nuovo anno scolastico, si torna tutti in classe! Ecco tanti piccoli suggerimenti per trasformare la borsa di un insegnante in qualcosa di unico.

Dopo la chiusura delle scuole e i lunghi mesi della didattica a distanza, alunni e insegnanti tornano finalmente in aula, pur con le mascherine e il distanziamento sociale. Sono state tante le cose fatte per rendere la scuola un luogo più sicuro e accogliente, e altre andranno ancora fatte. Ogni insegnante però, lo sa bene, dedicherà del tempo anche alla preparazione della sua borsa.

Dolci intermezzi

Ogni tanto qualcosa di dolce rende più gradevole la spiegazione. Perché allora non portare qualche caramella da mettere sulla cattedra o da distribuire agli alunni?

Momenti unici da immortalare

Una macchina fotografica o uno smartphone sono gli strumenti più semplice e veloci per riuscire a cogliere e fermare i tanti bei momenti vissuti dal gruppo classe. Possiamo farne uso durante i laboratori artistici o, se preferiamo, per raccontare lo stato d’animo degli studenti durante alcuni avvenimenti o attività. Non dimentichiamoci poi di stampare le foto più belle e magari appenderle in classe.

Un libro di poesie

Perché? Perché leggere e ascoltare le poesie ci aiuta a vivere meglio e ci rende migliori. Ogni tanto, può essere un bel modo per far riposare gli studenti e per accendere una bella discussione.

Un gioco a quiz

 È il modo migliore per fare appassionare gli studenti agli argomenti e per finire la mattinata prima di tornare a casa. Possiamo dividere la classe in gruppi, far scegliere gli argomenti e dare inizio alla sfida. Ne esistono di tanti tipi in commercio ma, se abbiamo tempo e voglia, possiamo preparare da soli tante schede con delle domande.

Un gioco per mettere alla prova il tuo cervello e le tue abilità.

Giochi matematici per testare la tua abilità coi numeri.

La scatola delle meraviglie

Chiederemo agli studenti di portare un piccolo oggetto di cui vogliono disfarsi per regalarlo ai compagni di classe (un giocattolo, un personaggio, un “tesoro” raccolto in spiaggia…) Tutti gli oggetti entreranno a far parte della scatola delle meraviglie. Potremo usarli per piccoli premi durante l’anno o per far realizzare agli studenti dei piccoli lavoretti o abbellire i loro elaborati.

Siamo sicuri che nella borsa di un insegnante troveranno spazio tanti altri piccoli utili oggetti, ma di sicuro un posto speciale sarà sempre e comunque riservato alla voglia di stare insieme, di far tornare la scuola – malgrado le tante accortezze – quel luogo straordinario di emozioni e di rapporti che tutti gli studenti conoscono.

Buon lavoro!

Rientro a scuola: cosa mettere nello zaino dei bambini?

in Approcci educativi by
Da lunedì si rientra in classe! Ecco qualche suggerimento per rendere lo zaino di bambine e bambini ancora più super.

Sappiamo già che a scuola sarà un anno particolare, a causa dell’emergenza legata al covid-19 e ogni studente dovrà munirsi di mascherina e del gel disinfettante. Ma perché non mettere nello zaino anche dei piccoli oggetti che renderanno le ore a scuola ancora più belle? Ecco alcuni suggerimenti!

Una penna di sicurezza da regalare

Una penna, si sa, smette sempre di funzionare all’improvviso. Perché allora non preparare questo piccolo dono per la classe? Quest’anno, a causa del covid-19, non sarà possibile prestarsi oggetti, ma possiamo ovviare a questa situazione preparando a casa una penna regalo: basterà disinfettarla, incartarla e poi tenerla a scuola a portata di mano.

Un quaderno delle emozioni

Il rientro a scuola, dopo tutto quello che è accaduto in questi mesi, sarà un momento veramente emozionante, pieno di desideri e anche qualche timore: con i miei compagni sarà tutto come prima? E io sarò un po’ cambiato? Portarsi dietro un quaderno – il colore della copertina sarà il nostro preferito! – sarà utile ad appuntarsi qualche pensiero o a fare qualche piccolo disegno che ci ispirerà il ritorno in classe.

Una borraccia con l’acqua aromatizzata.

Tutti le bambine e i bambini sanno già che a scuola si devono portare una borraccia al posto della bottiglietta in plastica usa e getta: è un’azione sostenibile che fa bene alla Terra! Ma perché non trasformarla in una bevanda rinfrescante? È semplice, basterà aggiungerci qualche piccolo ingrediente. Ad esempio, qualche goccia di limone e una foglia di menta, oppure pezzettini di fragole e basilico, mela e cannella… insomma, tanti sapori per tutti i gusti!

Una foto del nostro pet

Che sia un cane o un gatto, un pesciolino rosso o una tartaruga, il legame che ci lega ai nostri amici animali è qualcosa di unico e straordinario. Portarsi una sua foto o un suo disegno a scuola può fare sicuramente piacere, magari incollata nell’ultima pagina del diario.

Un tesoro trovato durante l’estate

Nelle settimane estive, trascorse al mare, in montagna o in campagna, ogni bambino avrà sicuramente raccolto qualche tesoro che poi si è portato a casa: una conchiglia, un sasso dal colore intenso, qualcosa di più particolare come l’aculeo di un istrice. Mettiamo il nostro tesoro in un sacchettino trasparente e portiamolo a scuola: ci ricorderà i bei momenti trascorsi ma sarà anche uno splendido modo per raccontare ai compagni e agli insegnanti come avete trascorso le vacanze.

In realtà, potrebbero essere ancor tanti gli oggetti da portarsi dietro, dal portafortuna preferito alle carte collezionabili da gioco. Ma ogni mattina non dobbiamo comunque mai dimenticare di mettere nello zaino anche la voglia di stare insieme ai nostri compagni e ai nostri insegnanti, di parlare e di ascoltare, di guardare e di imparare. La voglia di far parte di un gruppo, la nostra classe!

A scuola di meditazione o meditazione a scuola?

in Approcci educativi/Attività in classe/Opinioni/Senza categoria by
Una facile guida per portare in classe alcuni semplici esercizi di meditazione e tecniche di respirazione.

Se uno degli obiettivi della scuola di ogni ordine e grado è il benessere mentale e fisico degli studenti, perché non aggiungere esercizi di rilassamento e momenti di meditazione tra le classiche materie scolastiche?

Potrebbero sembrare attività poco compatibili, eppure in alcuni paesi europei, tra cui la Gran Bretagna, la meditazione sta diventando materia di studio: è il caso della Mindfulness che uno studio britannico porterà avanti fino al 2021 e che coinvolge i ragazzi di ben 370 istituti, i quali avranno l’occasione di conoscere e mettere in pratica tecniche di rilassamento.

Per capire quanto le tecniche di rilassamento e di respirazione possano diventare degli strumenti importanti per bambini e ragazzi, oltre che un aiuto per la loro concentrazione e la capacità di applicarsi, abbiamo contattato Micol Chiara Degl’Innocenti, un’insegnante di Yoga, operatrice olistica e Reiki Master fiorentina. Micol Chiara si è formata tra Firenze, Londra e la Patagonia.

Ciao e grazie! Cominciamo col dire che, malgrado i risultati sul benessere siano ormai noti, in alcuni paesi tra cui l’Italia le pratiche legate alla meditazione e alla respirazione faticano a entrare in ambito scolastico. Secondo te a cosa è dovuto?

In primo luogo c’è da considerare che le pratiche legate alla meditazione e al respiro ci sono arrivate da culture diverse dalla nostra. Storicamente in Europa e in Occidente sono stati privilegiati e sviluppati il pensiero logico-razionale, la filosofia, il metodo scientifico. Al contrario, molte culture orientali hanno dato maggior peso all’intuizione, alla spiritualità e alla connessione col Divino. La meditazione è stata esplorata ampiamente da culture come quella Vedica (Yoga), il Buddhismo, la filosofia Zen.

Meditazione e pensiero logico-razionale non sono però in contraddizione di per sé, anzi le pratiche legate alla meditazione hanno come funzione quella di pulire la mente e di conseguenza di farla lavorare meglio. Ci liberiamo da pensieri ripetitivi o ossessivi, e creiamo spazio perché nuovi pensieri – più autentici e più in connessione con la nostra natura profonda – possano entrare.

Il fatto che tante di queste pratiche derivino da filosofie connesse alla spiritualità crea ancora resistenze. Può darsi che la cultura cattolica da secoli radicata in Italia veda ancora con sospetto meditazione e Yoga. Ma la meditazione non ha niente a che vedere con la religione, è solo uno strumento potente di benessere e connessione che può essere utilizzato da tutti e in ogni luogo, anche a scuola.

Per capire di cosa si tratta, ecco un esempio di respirazione molto semplice.

Parliamo di benefici. Quali sono i più importanti a livello psicofisico e qual è l’età più adatta per cominciare?

Il cervello è un organo e come tutti gli organi lavora “a ripetizione”. Il cuore non smette mai di pompare sangue, i polmoni respirano in maniera involontaria in ogni momento. Allo stesso modo il cervello produce pensieri su base ripetitiva, cioè siamo più propensi a pensare sempre alle stesse cose. Purtroppo il 90% dei nostri pensieri è basato sulla paura, che un tempo era legata all’istinto di conservazione dell’uomo primitivo, ma che oggi si manifesta sotto forma di stress, spesso cronico. Molti studi scientifici attuali dimostrano una correlazione diretta tra stress e l’insorgere di molte patologie.

La meditazione, l’osservazione del respiro ci riportano al momento presente. Ci permettono di prenderci una pausa dal ritmo ripetitivo dei pensieri, di osservarli senza attaccamento. Una volta creato questo spazio, quello che la filosofia Zen definisce “vuoto fertile”, diamo modo a nuove idee, nuove intuizioni e nuove soluzioni di entrare nella nostra mente.

Stando nel presente lasciamo andare l’ansia (che è paura per il futuro) e sentimenti come depressione, tristezza o rimpianto (che sono paure relative al passato). Diventiamo capaci di osservare le nostre emozioni, di riconoscerle e sentirle senza però lasciarci dominare. Quindi è una pratica estremamente utile anche per il benessere emotivo di un individuo. Se praticata con costanza aiuta a liberarci da condizionamenti esterni, permettendoci di vivere con maggiore libertà e sicurezza in noi stessi.

Si può cominciare a meditare a qualsiasi età e i benefici di cominciare fin da piccoli sarebbero sicuramente moltissimi.

In ambito scolastico, sarebbe preferibile effettuare un esercizio di respirazione o rilassamento tra un’ora e l’altra, oppure possiamo immaginare una vera e propria “ora di meditazione”?

Imparare a meditare richiede una certa costanza, quindi a mio parere meglio poco ma spesso. Un’ora di meditazione settimanale non sarebbe del tutto inutile e potrebbe fornire buoni spunti e buone basi ai ragazzi, ma l’ideale sarebbe cominciare ogni giornata con 15-20 minuti di meditazione.

Ci sono anche molti esercizi estremamente brevi ma molto efficaci che potrebbero essere fatti anche all’inizio di ogni lezione, anche solo per 3 minuti. Chiaramente questo richiederebbe un grosso cambiamento culturale… Detto questo, qualsiasi spunto anche piccolo sarebbe benefico per bambini, ragazzi e famiglie.

Ecco un esempio di pratica di presenza breve e semplicissima!

Sperando che le pratiche legate alla respirazione e alla meditazione possano trovare sempre più spazio nella scuola italiana, reputi che dovrebbero entrare nelle classi veri e propri insegnanti oppure, ad esempio nella scuola primaria, sarebbero sufficienti dei corsi di formazione per maestri e maestre?

Sicuramente è importante che chi insegna sia convinto e creda in quello che sta facendo e abbia una pratica consolidata. Un insegnante di Yoga o un terapeuta che utilizzi la Mindfulness sicuramente potrebbero offrire competenze più profonde, ma gli insegnanti che passano più tempo coi ragazzi avrebbero modo di creare una pratica più costante nelle classi. Credo che entrambe le soluzioni possano essere buone.

Approfondimenti

Alcuni dei libri più noti per conoscere la pratica dello yoga.

Yoga, manuale per la pratica a casa

La bibbia dei principianti di yoga

Un piccolo manuale con cd audio per aiutare la meditazione

Un soffio di energia fra i banchi

in Approcci educativi/Attività in classe by
Per iniziare l’anno scolastico con nuova energia e risorse per docenti e studenti

Mai come per questo nuovo anno scolastico c’è bisogno di un soffio di energia e una ventata di novità per supportare gli studenti (e gli insegnanti).

Allora aggiungiamo un segnalibro importante alle nostre pagine preferite e andiamo a esplorare la ricca proposta editoriale di Librì Progetti Educativi,  casa editrice specializzata in kit didattici gratuiti per tutti gli ordini scolastici.

Scopriamo insieme i temi proposti per questo nuovo anno scolastico

Scuola Primaria: #accoglienza, #inclusione, #sostenibilità, #ambiente, #economia, #ricercascientifica e #stilidivita.

Scuola Secondaria I: #gentilezza, #inclusione, #sostenibilità, #ambiente e #riciclo della plastica.

Perché gratuiti? Grazie (è il caso di dirlo!) al sostegno e alla collaborazione di tanti enti pubblici e aziende private, sensibili alla formazione delle nuove generazioni, Librì Progetti Educativi realizza dei kit didattici che ogni insegnante può prenotare gratuitamente e ricevere direttamente in classe senza alcun costo di nessun genere.

Ogni kit è composto da una guida docente e 25 copie di materiali didattici da distribuire agli alunni, oltre a poster e materiali per la classe. Ogni kit è una grande risorsa per gli alunni e per i docenti.

Le campagne educative di Librì Progetti Educativi, sono sempre collegate a concorsi nazionali a premi, che rappresentano il momento finale del percorso didattico e permettono alle scuole di ricevere tanti utili materiali didattici.

Librì Progetti Educativi è una casa editrice accreditata presso il MIUR, in grado di rilasciare, per ogni percorso educativo, attestato delle ore formative per il curriculum del docente.

Alcuni esempi di campagne educative?

Bentornati a scuola | Scuola Primaria

Un kit didattico dedicato al rientro a scuola dopo l’emergenza covid-19. Per affrontare e elaborare in classe le paure e le preoccupazioni suscitate dalla lunga interruzione didattica.

Una costellazione luminosa | Scuola Primaria

Ricerca scientifica, e stili di vita al centro della proposta realizzata in collaborazione con AIRC e arrivata quest’anno alla decima edizione con tante novità

Gentile come te | Scuola Secondaria I

Novità editoriale per la scuola secondaria di primo grado per portare in classe il tema delle Gentilezza.

Per scegliere e prenotare un kit didattico gratuito per il prossimo anno scolastico per la tua classe o per saperne di più: progettieducativi.it

Pittogrammi: una scrittura antica… sempre attuale!

in Approcci educativi by
Dall’antico Egitto ai giorni nostri: perché l’uomo continua a utilizzare i pittogrammi per raccontare il mondo che lo circonda?

Un noto dizionario della lingua italiana ci dice che i pittogrammi sono una “forma primitiva di scrittura e che possiamo definirli come “disegni di oggetti con valore semantico aderente e immediato”. Ma soprattutto che “il loro significato può essere inteso anche da individui che parlino lingue diverse”.

Sono queste le caratteristiche vincenti che hanno permesso ai pittogrammi di arrivare dall’epoca antica fino a nostri giorni, passando di società in società, attraverso millenni di cambiamenti, sviluppo tecnologico, di nascita e morte di tante lingue. Tanto che i pittogrammi vengono utilizzati ancora oggi in molte situazioni, lungo le strade, nei locali pubblici, addirittura sui libri.

Per scoprire più da vicino i pittogrammi e dare agli insegnanti degli strumenti per parlane in classe (magari attraverso un laboratorio), abbiamo contattato la professoressa Maria Pia Marchese, ordinario di Linguistica generale presso l’Università degli Studi di Firenze.

Grazie per la sua disponibilità, professoressa. Subito la prima domanda. Che cos’è un pittogramma e qual è la differenza con altre scritture antiche, ad esempio i geroglifici?

I pittogrammi sono disegni, spesso molto stilizzati, che l’uomo fin dall’antichità ha prodotto per esprimere tramite un’immagine aspetti del mondo. Una forma di scrittura che poggia su un principio completamente diverso rispetto alle scritture fonetiche come il greco e il latino, che si basano sul principio della corrispondenza tra suoni emessi nel parlato e segni usati nello scritto. I pittogrammi si basano sulla corrispondenza tra immagine e oggetto concreto rappresentato. O tra immagine e concetto astratto che l’immagine richiama: per esempio un bastone per indicare la vecchiaia, un orecchio per indicare l’udire. In quest’ultimo caso è più appropriato parlare di ideogrammi o logogrammi.

È evidente che i pittogrammi sono più “universali” rispetto alla scrittura fonetica che riproduce i suoni e quindi le parole delle singole lingue.

Per quanto riguarda il geroglifico, bisogna dire che questa scrittura non era semplicemente pittografica; se così fosse stata sarebbe stata molto più facile la sua decifrazione. Il geroglifico si basava sulla pittografia in senso lato... Cioè corrispondenza tra immagine e oggetto e anche tra immagine e concetto (es. bastone per indicare la vecchiaia), ma anche su principi fonetici da intendere in maniera particolare. Per es. l’uso della rappresentazione di una rondine, il cui nome suonava in maniera simile alla parola “grande”. Un po’ come se noi rappresentassimo una pizza per indicare il concetto di “pazzo” perché le due parole suonano in maniera simile.

Dove possiamo trovare, oggi, i pittogrammi?

Oggi i pittogrammi si trovano con una certa frequenza nei locali pubblici, quali stazioni, aeroporti, cinema, teatri, nei depliant, nei segnali stradali ecc. Possiamo indicare come esempi di pittogrammi l’immagine stilizzata di un uomo o di una donna sulla porta delle toilette riservate agli uomini o alle donne, l’immagine della doccia o della vasca nei depliant degli alberghi per indicare camera con bagno dotato di vasca o di doccia.

È un pittogramma l’immagine di bambini all’interno di un segnale stradale triangolare, che indica il pericolo di attraversamento di bambini in prossimità di scuole. Tutti questi segnali, grazie all’universalità dell’immagine, risultano immediatamente percepibili a chiunque, mentre la scrittura alfabetica richiederebbe la traduzione in più lingue.

Se volessimo ideare e realizzare dei pittogrammi, di cosa avremmo bisogno?

Per ideare o realizzare un pittogramma bisogna presupporre una base culturale comune. Cioè bisogna pensare a rappresentare oggetti ben noti agli eventuali destinatari e la cui funzione sia inequivocabilmente identificabile.

Allora perché non provare ad arricchire gli ambienti della scuola o della classe con tanti utili pittogrammi destinati agli studenti? Le tecniche da utilizzare sono tante, dalle matite ai pennarelli fino alle tavolette d’argilla, a voi la scelta! Grazie per la sua disponibilità, professoressa, e buon lavoro!


Approfondimento

Se ti interessa l’argomento e vuoi approfondire con degli strumenti, abbiamo pensato a una selezione per te.

L’effetto Mozart: musica per bambini!

in Approcci educativi by
L’ascolto e lo studio della musica e gli effetti su attenzione e sviluppo di abilità.

Che la musica sia un’importante materia nell’educazione dei più piccoli, è noto fin dai tempi antichi. Ma che addirittura potesse sviluppare le loro capacità cognitive è diventato argomento di discussione da pochi anni. Da quando, nei primi anni novanta, uno studio condotto presso l’Università della California ha reso famoso in tutto il mondo il cosiddetto “effetto Mozart: vi sarebbe cioè una relazione tra l’ascolto della musica di Mozart e lo sviluppo delle capacità di pensare nel tempo e nello spazio, oltre che dell’orientamento!

Al di là di Mozart e dei tanti studi che ne sono seguiti, la musica classica è comunque da sempre un linguaggio universale, attraverso il quale i più piccoli imparano a cogliere e a esprimere le loro emozioni. Per parlare dell’importanza della musica per i bambini e i ragazzi, abbiamo contattato la professoressa Gilda Martini, insegnante di musica e direttore della “Mozart 2000 Toscana Giovani”, un’orchestra composta da bambini, impegnata in concerti in Italia e all’estero.

Grazie professoressa Martini per aver accettato il nostro invito. Perché è così importante, per i più piccoli, ascoltare e suonare musica classica?

La musica classica ha il potere di stimolare zone del cervello che quotidianamente non siamo abituati a usare, e questo vale sia per i bambini che per gli adulti. È chiaro dunque che un cervello, se stimolato sin da bambino, avrà maggiori possibilità di evolversi.

La musica classica è una musica complessa. Nel corso degli anni, anche confrontandomi con i miei colleghi provenienti da tutto il mondo, ho notato che la musica classica riesce a catturare l’attenzione dei bambini, consente loro di sviluppare una grande capacità uditiva e li aiuta a esprimere sentimenti e sensazioni che a parole non riuscirebbero a dire. Riescono in qualche modo a trovare nei suoni e nelle sensazioni, che questi danno loro, la forza di aprirsi, nonostante sia una musica priva di parole. Purtroppo certe cose non si possono spiegare, ma solo osservare, come ho avuto la fortuna di vedere io in tutti questi anni.

Una domanda per i genitori che ci leggono: a che età una bambina o un bambino può cominciare a studiare musica?

Per quanto riguarda il mio approccio, io lavoro con i bambini da 3 anni in su. Studiare musica non è solo usare uno strumento. Uno dei primi sensi che il bambino sviluppa è l’udito, per questo con i bambini di 3 anni lavoro sul ritmo, sull’ascolto e sulla memorizzazione dei suoni. Solo dopo un anno – quando hanno circa 4 anni – li introduco allo strumento.
Chiaramente nella musica c’è spazio per tutti, si può iniziare a qualsiasi età! È però consigliato (proprio da un punto di vista scientifico-anatomico) iniziare da piccoli. Un bambino ha sicuramente una plasticità maggiore di un adulto, e avrà la possibilità di sviluppare un numero di motoneuroni (che consentono un’agilità nel movimento delle mani) più ampio di chi non ha mai studiato uno strumento. La fluidità di chi coltiva la musica sin da piccolo si noterà maggiormente.

Da alcuni anni porta avanti un’esperienza incredibile come quella della “Mozart 2000 Toscana Giovani”, che ha avuto l’onore di esibirsi in Italia e all’estero. Qual è il valore, per un bambino, di entrare a far parte di un’orchestra?

Sì, porto avanti questa bellissima esperienza dall’a.s. 2000/2001. Ormai sono 20 anni che lavoro in questo campo con bambini che vanno dai 3 anni fino a studenti universitari! Credo che “Mozart 2000 Toscana Giovani” sia stato uno dei primi progetti musicali – ora una vera e propria scuola di musica – a essere introdotto nelle scuole d’Italia. Per un bambino far parte di un’orchestra è un onore. Lo vedo negli occhi dei miei studenti. Si sentono parte di una seconda famiglia ed è questo l’ambiente che voglio creare nella mia scuola. È molto importante per me che possano suonare con persone più grandi, così capiscono che anche loro un giorno potranno essere d’ispirazione per qualcun altro.
Come dicevo, un’orchestra è una famiglia, dunque bisogna essere rispettosi degli altri. Qui si imparano le prime regole della musica d’insieme. Quali sono? Ascoltare ed essere ascoltati, rispettare il ritmo, riuscire a entrare e uscire nei tempi musicali previsti. Per questo penso che la musica sia importante. Nessuna materia può insegnare disciplina più di questa.
Suonare in orchestra è anche collaborazione. Per quanto mi riguarda, nonostante tutti questi anni, ancora mi emoziono nel vedere grandi e piccoli suonare insieme in orchestra, è assolutamente magico. Diventano automaticamente una cosa sola.

Un’ultima domanda sulla scelta dello strumento: come fare a scegliere quello “giusto”?

Sono vari gli aspetti da considerare. Noi insegnanti cerchiamo di lasciare libertà di scelta ai bambini, ovviamente dando loro dei consigli. Essendo piccoli e nuovi in questa disciplina, io e i miei colleghi tendiamo sempre a dare un piccolo assaggio di tutti gli strumenti. In questo modo anche noi maestri, attraverso i segreti del mestiere, riusciamo a capire gli strumenti per i quali sono più portati.
Chiaramente può succedere che una bambina o un bambino decida di cambiare o provare altro, o addirittura che la curiosità spinga qualcuno a intraprendere lo studio di più di uno strumento contemporaneamente.

Grazie di cuore e buon lavoro!

Approfondimenti

Per giocare con i più piccoli:

Un set di strumenti e percussioni

Un tappetino musicale per giocare con il ritmo

Una collezione di cd per introdurre la musica classica a bambini e ragazzi

Un libro pieno di informazioni e tante curiosità sulla musica classica

Consigli di lettura per un’estate da brividi!

in Spunti di lettura by
Una lista di 6 libri con tante storie per bambine e bambini che amano le avventure piene di brividi, emozioni forti, fantasmi, mostri, terribili streghe…

L’estate è arrivata e sotto l’ombrellone, o all’ombra di un grande albero, non può mancare un bel libro da leggere. Ecco allora una breve lista di libri per bambine e bambini dedicata alle storie da brividi. Tanti titoli per socchiudere gli occhi e farsi trasportare in una casa stregata, in un antro buio e puzzolente o in un bosco pieno di ombre e rumori sinistri.

Fantasmi, mostri, streghe… sono veramente tanti i libri di paura per ragazzi, perché è un genere molto amato dai più piccoli! Così in questa lista abbiamo scelto di dare la precedenza ad alcuni “classici” del genere e a qualche novità che potrebbe stuzzicare la curiosità dei ragazzi. Di sicuro, in base al gusto dei più piccoli e alle loro preferenze, si potrà scegliere il testo più adatto per far  passare loro un’estate piena di… brividi!

Storie fantastiche di paura, di R.L. Stine

Stine, il celebre autore dei “Piccoli Brividi”, presenta una raccolta di venti racconti scritti dai più avvincenti autori di horror per ragazzi. Tra case infestate, gite di classe da incubo e notti tempestose, Storie da brividi sarà una lettura… da paura! Età di lettura: da 10 anni .

La stanza 13, di R. Swindells

La classe di Fliss va in gita scolastica: c’è aria di vacanza, ma Fliss è tormentata da un incubo che già la prima notte sembra farsi reale. Suspense e mistero accompagnano la lettura di questo autentico classico dell’horror, amato da generazioni di lettori. Età di lettura: da 10 anni.

Coraline, di N. Gaiman

In casa di Coraline ci sono tredici porte che permettono di entrare e uscire da stanze e corridoi. Ma ce n’è anche un’altra, la quattordicesima, che dà su un muro di mattoni. Cosa ci sarà oltre quella porta? Un giorno Coraline scopre che al di là della porta c’è una casa identica alla sua… Età di lettura: da 10 anni.

Storie fantastiche di paura, di Autori vari

Liberamente ispirate a Le novelle della nonna di Emma Perodi, nove tra le più intriganti, inquietanti e paurose novelle, riscritte e attualizzate da tre fra gli scrittori più interessanti sul fronte fantasy e delle letteratura noir. Età di lettura: da 10 anni.

Il libro delle storie di fantasmi, di R. Dahl

Uno dei libri meno noti del grande Dahl, che qui racconta la natura singolare dei fantasmi, di cui di solito si avverte un fruscio alle spalle o se ne intravedono tracce fugaci… E infatti elusivi e imprevedibili sono i fantasmi tratteggiati nei quattordici racconti scelti e qui riuniti da Dahl. Età di lettura: da 10 anni.

Racconti macabri, di E.A. Poe

“Berenice”, “Il gatto nero”, “L’isola della fata”, “Il cuore rivelatore”, “La caduta degli Usher”, “Il ritratto ovale”, “Morella e Ligeia”: i racconti horror di Edgar Allan Poe illustrati da Benjamin Lacombe. Con un saggio di Charles Baudelaire sulla vita e l’opera di Poe. Età di lettura: da 10 anni.

Buone vacanze e buona lettura!

Lingua straniera per bambini: quando cominciare

in Senza categoria by
L’apprendimento di una lingua straniera entro i 10 anni: benefici e controindicazioni.

Qual è per un bambino l’età giusta per cominciare a studiare una lingua straniera? Se è troppo piccolo, c’è il rischio di creargli qualche problema nell’acquisizione della lingua madre? E se poi fosse troppo tardi? Quali sono le modalità migliori per invogliarlo? È meglio approcciarsi alla lingua da solo o in compagnia di altri bambini? Sono tante le domande che un adulto si può porre quando si tratta di avvicinare i più piccoli allo studio di una lingua straniera. Di sicuro, per i bambini è sempre una bella esperienza che può trasformarsi in qualcosa di utile per la crescita.

L’inglese nelle sue variazioni rimane la più utile e, dunque, la più studiata. Anche nel nostro paese! Lingua internazionale per eccellenza, l’inglese è la lingua del web, del commercio e del mondo scientifico, utile per viaggiare e per comunicare.

Parlando di bambini e ragazzi, quando e in che modo è meglio cominciare? Per rispondere a queste domande, abbiamo contattato Victoria DeBlassie, insegnante al British Institutes Firenze, alla British School Pisa e all’American Culture Center of Florence. Dopo aver conseguito il MFA in Fine Arts al California College of the Arts di San Francisco, Victoria collabora qui in Italia con molte scuole di ogni ordine e grado, organizzando inoltre laboratori d’arte per bambini e ragazzi.

Grazie di essere con noi! Subito la domanda che tutti gli adulti si pongono: qual è – se esiste… – il momento giusto per avvicinarsi alla lingua inglese?

La risposta è semplice: il prima possibile! In questo modo i bambini possono sviluppare meglio l’orecchio alla lingua inglese e ai suoi suoni. Per farlo, si può anche semplicemente guardare cartoni animati o ascoltare le canzoni in inglese. Tutto questo aiuta i più piccoli a familiarizzare con la lingua, così per loro, crescendo, sarà più facile impararla. Se poi un bambino ha la fortuna di avere una tata madrelingua inglese con cui poter parlare solamente in inglese, allora è ancora più avvantaggiato.

Quali sono, in base all’età, le modalità migliori per avvicinare un bambino allo studio della lingua inglese?

Per avere successo con i più piccoli è importante insegnare inglese svolgendo attività divertenti e coinvolgenti. Per esempio, ho notato che ai bambini piacciono moltissimo le attività didattiche che comprendono lo sport, l’arte, il teatro. In queste settimane sto collaborando con il British Institutes Firenze per dei campi estivi e abbiamo organizzato la “Superhero week”: stiamo studiando tutte le mosse dei supereroi in inglese, le loro armi e i loro segreti, che io naturalmente spiego in lingua. I bambini sono strafelici e stanno imparando la lingua in modo attivo. È anche un modo per aiutarli a tirare fuori le loro emozioni, tutti insieme, dopo questo lungo periodo di lockdown. 

Conoscendo da vicino la scuola italiana per le tue collaborazioni, come potrebbe migliore l’insegnamento della lingua inglese nei vari ordini e gradi?

Se devo essere sincera, penso che nelle scuole italiane – dalla primaria fino alla secondaria di II grado – ci dovrebbero essere sempre insegnanti madrelingua oppure docenti che hanno un livello almeno C2. Molto spesso infatti, quando aiuto i ragazzi nei compiti e leggo i loro appunti o quello che hanno fatto a scuola, trovo delle frasi e delle costruzioni sbagliate. Così devo correggere gli errori fatti dall’insegnante e spiegare ai ragazzi qual è la forma corretta in inglese. Inoltre, secondo me, la scuola italiana dovrebbe dedicare più tempo all’insegnamento della lingua inglese, magari organizzando dei corsi in più dedicati solo alla conversazione; uno dei problemi è proprio questo, si parla troppo poco in inglese.

Sappiamo che ti occupi di arte da molto tempo! Svolgere con i bambini laboratori artistici è un modo per aiutarli ad apprendere la lingua?

Ma certo! Durante i campi estivi, organizzo dei piccoli workshop d’arte per aiutare i bambini a imparare l’inglese in modo più divertente. Per esempio, proprio durante la settimana dei supereroi di cui ti ho parlato, sto insegnando ai bambini a fare l’intreccio, grazie al quale realizzeranno i mantelli dei supereroi che hanno inventato. In questo modo contemporaneamente possono imparare l’imperativo, dei nuovi vocaboli che si utilizzano nell’arte dell’intreccio, il present continuous per spiegare cosa stiamo facendo in questo momento, e possiamo anche ripassare i colori! È veramente un piacere fare questi laboratori perché si vede chiaramente che i bambini si stanno divertendo molto e contemporaneamente stanno anche imparando tanto!

Grazie per le tue risposte e buon lavoro!

Approfondimenti

Per leggere insieme la riduzione di alcune belle storie in inglese, potete scegliere uno dei titoli della Black Cat – Cideb, come:

Peter Pan

The secret Garden

Oliver Twist

Un libro con tanti giochi per arricchire il lessico dei più piccoli

Un volume per creare dei lapbook (libri attivi) e sviluppare il lessico dei bambini, con la tecnica del learning by doing

La notte delle stelle cadenti

in Approcci educativi by
Il 10 agosto è la famosa notte di San Lorenzo, quando tutti staremo con il naso all’insù a osservare le stelle cadenti sfrecciare nel cielo

Già famosa tra i romani, che la collegavano al culto del dio Priapo e ai lavori nei campi, la notte di San Lorenzo è per tradizione il momento dell’anno in cui ci fermiamo a osservare le stelle cadenti. Certo, oggi sappiamo che le stelle non cadono. Che quelle che vediamo scivolare nell’oscurità sono in realtà delle meteore. E che il fenomeno a cui assistiamo è dovuto al fatto che in quel periodo dell’anno la Terra passa attraverso lo sciame delle Perseidi, che sono appunto delle meteore.

Tutto vero, ma il fascino di quella notte – che possiamo osservare da una spiaggia o da una collina lontana dalle luci della città – resta immutato nel tempo.

Le notti d’estate ci danno anche l’occasione – e il tempo! – per conoscere più da vicino il cielo e i corpi celesti visibili. Magari scaricandosi una delle tante app gratuite sul nostro smartphone, che permettono di dare un nome a stelle e pianeti che brillano nel cielo notturno.

E se invece ne volessimo sapere sul nostro sistema solare e magari realizzarne una vera e propria mappa?

Approfondimento

Se ti interessa l’argomento e vuoi approfondire con degli strumenti, abbiamo pensato a una selezione per te.

Tanto tempo libero, tante letture!

in Spunti di lettura by
Ovunque siate, l’estate è il momento da dedicare alle letture, anche per i più piccoli.

Abbiamo contattato una libreria davvero speciale, Farollo e Falpalà, specializzata in letteratura per bambini e ragazzi per dei super consigli di letture.

Grazie di essere qui con noi, ma prima di cominciare con i consigli per le letture, abbiamo per voi una domanda molto difficile… Un libro è meglio sceglierselo da soli o riceverlo in dono?

Carissimi, la domanda non è semplice e un libro è sempre un regalo, sia scelto che ricevuto. Noi siamo dei sostenitori della scelta in autonomia delle letture per diverse ragioni. Consigliamo ai genitori di venire in libreria con i bambini già da piccolissimi e ascoltarli nella scelta dell’albo illustrato, creando tutti insieme un percorso che li porti all’autonomia.

Uno degli aspetti più preziosi del nostro lavoro è il tempo dedicato a raccontare libri che amiamo e ascoltare il parere dei lettori, farli sentire parte attiva della narrazione, far sentire loro di avere cittadinanza nelle storie che scelgono. La scelta è importante perché mette al centro il lettore.
Un libro non è alternativa alla televisione o ai giochi, non deve essere un obbligo ma un piacere.

E il piacere si crea già dalla scelta, dall’emozione di raccontare cosa si è letto e cosa si ha voglia di leggere. Quando scegliamo un libro per noi stessi è perché, in fondo, ci ha già parlato e abbiamo voglia di sapere cosa vuole continuare a raccontarci.

Quando riceviamo un libro in regalo c’è comunque qualcuno che lo ha scelto, che si è preso il tempo e la cura per sfogliare pensando proprio a noi. Potremmo ricevere in regalo dal nostro più caro amico il suo libro preferito: la voglia di condividere una storia preziosa, amata, stringe ancor più i legami; potremmo ricevere in regalo un libro proprio perché da soli non l’avremmo mai scelto e potrebbe essere una bella scoperta. Sono percorsi diversi. Il primo secondo noi aiuta a diventare lettore, il secondo ci aiuta a conoscere meglio i nostri amici.

E adesso, avanti con i suggerimenti di lettura! Cosa potete consigliare a chi ama l’avventura?

Per giovanissimi esploratori desiderosi di vivere avventure spaziali e sconfinati spazi lunari in cui perdersi e regalarsi nuovi incontri, consigliamo “Gita sulla luna” di John Hare – Babalibri (dai 3 anni).

Per lettori che hanno voglia di esplorare la giungla, i ghiacci, gli oceani e i deserti: “Atlante delle avventure e dei viaggi per terra e per mare. Con brani scelti dalle opere del cap. cav. Emilio Salgari” a cura di Anselmo Roveda e illustrato da Marco Paci – EDT Giralangolo (dai 5 anni).

Per chi ha voglia di un’avventura che sia un inno alla vita e all’amore tra nonno e nipote, che tra i mille sorrisi liberi anche qualche lacrima, consigliamo “La grande fuga” di Ulf Stark – Iperborea (dai 7 anni).

Per chi invece sente un indomabile desiderio di libertà e sogna un’avventura che tenga con il fiato sospeso, consigliamo di stringere amicizia con Clay e “Nebbia”, di Marta Palazzesi – Il Castoro Editore (dai 10 anni).

Immancabile nello zaino dei lettori avventurieri uno dei libri di Davide Morosinotto.

E a chi adora cani, gatti e gli altri animali?

Un silent freschissimo di stampa, che custodisce il legame che si crea con un cucciolo, è “Tempesta” di Guojing – TerreDiMezzo (dai 3 anni).

Se invece volete lasciarvi sorprendere dalle avventure che si possono vivere avendo come amici un piccolo scarafaggio, una colomba, un gabbiano con una gamba di legno e un lupo marinaio, tuffatevi in “Pluk e il grangrattacielo” di Annie M. Schmidt – LupoGuido (dai 5anni).

Per i più grandi, il pensiero vola immediatamente a “Furbo, il Signor Volpe” di Roald Dahl e alle storie di Luis Sepulveda (dai 7 anni).

Per i lettori che hanno voglia di perdersi nella neve con accanto preziosi e fidati lupi: “La ragazza dei Lupi” di Katherine Rundell – Rizzoli (dai 10 anni)

A chi ha il cuore tenero e sogna una storia romantica?

Qui è davvero difficile per Falpalà, inguaribile romantica, selezionare dei titoli.

“Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita” di Bernard Friot – Lapis Edizioni, che ci ricorda come i primi amori possano nascere lentamente e timidamente, e “La voce di carta” di Lodovica Cima – Mondadori che custodisce tante sfumature del romantico: dall’idea che Marianna ha della zia Ada e dei suoi incomprensibili ideali, al suo impadronirsi della parola, fino al prendere forma dentro di lei il sogno di diventare insegnante (entrambi dai 12 anni).

Infine un albo per tutti, “Rosa a pois” di Amelie Callot e Genevieve Godbout – LupoGuido, perché anche la pioggia può far innamorare quanto una giornata di sole.

A chi immagina mondi lontani, pieni di draghi e bacchette magiche?

Assolutamente un albo in cui perdersi: “Passeggiata con il cane” di Sven Nordqvist – Camelozampa. Per i lettori che sanno che una piccola strega può nascere con il tempo: “Mildred, una strega imbranata” di Jill Murphy – La Nuova Frontiera Junior (dai 7 anni).

Per i lettori che hanno voglia di scoprire come la magia possa diventare un dono grazie al legame con un animale magico che accompagnerà i protagonisti per tutta la vita, consigliamo la saga degli “Spirit Animals” – Il Castoro editore (dai 9 anni).

Infine, da Potteriani, non possiamo non consigliare la saga di “Harry Potter” a chi ancora non l’ha letta; chi l’ha già letta sappiamo che, come noi, la rileggerà ogni estate.

A chi invece preferisce stare con i piedi per terra e ama le storie vere?

Il primo titolo che proponiamo è un libro che nasce nella mente dell’autore proprio tra i banchi di scuola, durante un incontro con una seconda media: “Lettere ad una dodicenne sul fascismo di ieri e di oggi” di Daniele Aristarco – Einaudi, che è scritto in una maniera estremamente dialogante e siamo sicuri che avrete voglia di scrivere a vostra volta all’autore (dai 12 anni).

“Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative” di Assia Petriccelli e Sergio Riccardo (dai 13 anni).

Per i più piccini consigliamo di leggere “Gino Bartali, un campione tra i Giusti” di Guido Sgardoli (collana “Grandissimi” dell’Einaudi) perché è un fiorentino che ha dimostrato che campioni e giusti lo si è nella vita, non solo nello sport (dai 7 anni).

A chi sogna di diventare come Rita Levi Montalcini o Einstein?

Per sentire sin da piccini che siamo fatti di polvere di stelle, consigliamo “Impossibile” di Catarina Sobral – La Nuova frontiera Junior (dai 3 anni) mentre per i giovani che hanno una curiosità innata “Edison. Il mistero del tesoro scomparso” di Torben Kuhlmann – Orecchio Acerbo (dai 6 anni). Per i più grandi, uno dei titoli della collana “Teste Toste” curata da Federico Taddia per Editoriale Scienza.

A chi ama ridere e adora le storie buffe e divertenti?

“Pastelli ribelli” e “Pastelli alla riscossa” di Drew Daywalt illustrato da Oliver Jeffers – Zoolibri (dai 4 anni) perché a noi diverte tantissimo immaginare cosa pensano gli oggetti che ci circondano.

Per chi è convinto che gli animali siano i veri padroni di casa, decisamente la divertentissima storia di un famoso bassotto poeta che riesce a trovare l’ispirazione anche in mezzo a equivoci e disastri: “Le disavventure del Barone Von Trutt” di Alice Keller e Veronica Truttero – Sinnos Edizioni (dai 6 anni).

Per i lettori che sognano di diventare scrittori e che immaginano le loro storie, non può mancare nello zaino “Appunti, storie private, cose vere e inventate di Matita HB” di Susanna Mattiangeli e illustrato da Rita Petruccioli – Il castoro editore.

A chi piace fare sport?

“Lo sport non fa per te!” di Paolina Baruchello e illustrato da Federico Appel per regalarsi da piccini una storia che racconti che c’è sempre uno sport giusto per noi… anche se non è quello che stiamo praticando (dai 3 anni).

E se perdere mettesse in competizione almeno quanto vincere? Può succedere se c’è in palio la maglia nera! “Perdenti con le ali” di Carlotta Cubeddu – Il battello a vapore, ci racconta una grande gara per l’ultimo posto al Giro d’Italia del 1949 (dai 9 anni).

E restando in tema, “Eterni secondi. Perdere è un’avventura meravigliosa” di Rosario Esposito La Rossa – Einaudi: 20 storie di sport in cui si impara a perdere, cadute che possono dar vita a voli.

A chi invece si diverte a scoprire le gesta mitiche di eroi ed eroine?

“Mitiche. Storie di donne della mitologia greca” di Giulia Caminito – La Nuova Frontiera Junior per un viaggio nell’antica Grecia. “Odd e il Gigante di ghiaccio” di Neil Gaiman per perdersi tra le divinità del Nord. E infine la meravigliosa “Odissea” raccontata da Nicola Cinquetti e illustrata da Desideria Guicciardini – Lapis per navigare attraverso le astuzie di Ulisse.

Ma chi sono Farollo e Falpalà?

La libreria nasce quasi 7 anni fa da un progetto preciso: creare un luogo di scambio e condivisione che partisse dai libri, dalle storie, dalla letteratura. I  libri sono ponti e ci piace sapere che i lettori qui si sentano a casa.

Se volete saperne di più, vi consigliamo di andare a trovarli direttamente nella loro libreria, a Firenze, o di cercarli on-line su www.farolloefalpala.it. Grazie e… buona lettura!

E se i compiti per le vacanze fossero divertenti?

in Approcci educativi/Attività in classe by
Chi ha detto che i compiti per le vacanze debbano essere per forza noiosi e difficili? Ecco alcuni spunti per lavorare in maniera diversa (e con il sorriso)

I compiti per le vacanze sono da sempre un argomento di discussione tra insegnanti e genitori, ma anche per i bambini e i ragazzi che devono farli! C’è chi sostiene la loro utilità, per non far perdere agli studenti il ritmo scolastico della scuola. Alcuni pensano sia più importante far riposare la testa e lo spirito durante i mesi estivi.

C’è anche chi, negli ultimi anni, ha optato per far svolgere ai ragazzi laboratori ed escursioni all’aria aperta, legati a un argomento di attualità o svolto in classe, un nuovo modo per imparare lontani dai banchi di scuola.

Tutto bene, ma forse i diretti interessati ci direbbero che i compiti per le vacanze qualche volta potrebbero essere anche divertenti. Ecco allora qualche proposta per gli insegnanti o per i genitori che vogliono arricchire gli strumenti didattici che terranno compagnia ai bambini e ai ragazzi in questi mesi estivi.

I compiti vanno in vacanza. Il disfa libro per la primaria

Ecco un libro magico, diverso dagli altri. Infatti si ritaglia tutto, fino a scomparire. Ogni pezzo inserito nell’apposita busta può essere portato ovunque: ti divertirai, imparando moltissimo e scrivendo pochissimo.

Come diventare un esploratore del mondo

è un quaderno di appunti e suggerimenti per documentare e osservare il mondo che ci sta attorno come se non l’avessimo mai visto prima. Una raccolta di idee ispirate dai grandi pensatori e artisti della nostra epoca che Keri Smith reinterpreta e mette in pratica attraverso un racconto fatto di illustrazioni e fotografie.

50 cose da fare per salvare la Terra

La Terra è in pericolo: il mare, i fiumi, le foreste oggi più che mai hanno bisogno del nostro aiuto. E non importa se grande o bambino, ciascuno di noi può fare qualcosa per mantenere il pianeta più verde e vivibile. Ma da dove cominciare? Da piccoli gesti quotidiani e azioni concrete, che ci dimostrano quanto sia facile e divertente rendersi utili.

Risveglia la città! Idee e progetti per lanciare il tuo messaggio al mondo

Ti piace giocare, creare, sorprendere? Hai voglia di vivere la città in modo più attivo? Vorresti comunicare meglio con gli abitanti del tuo quartiere? Allora questo libro è per te! Dai disegni temporanei con i gessetti colorati ai collage di suoni, alle installazioni di origami, tante proposte semplici e divertenti per disseminare le strade di arte, parole, oggetti, fiori e idee.

Mitologia greca per ragazze e ragazzi

in Arte in galleria/Spunti di lettura by
Una lista di sei libri di mitologia dedicata ai giovani lettori che amano le avventure degli dei e degli eroi dell’antica Grecia

L’estate è arrivata e sotto l’ombrellone, o all’ombra di un grande albero, non può mancare un bel libro da leggere. Ecco allora una breve lista di libri per bambini e ragazzi dedicata alla mitologia. Tanti titoli per socchiudere gli occhi e ritrovarsi, come per incanto, ai piedi dell’Olimpo e sognare eroi e regine, terribili mostri e divinità.

A dire il vero, sono così tanti i titoli dedicati alla mitologia che sarebbe impossibile mettere tutti i piccoli d’accordo. In questa lista abbiamo scelto di dare la precedenza ad alcuni “classici” del genere e a qualche importante novità che potrebbe stuzzicare la curiosità dei ragazzi. Di sicuro, in base al gusto dei più piccoli e alle loro preferenze, si potrà scegliere il testo più adatto per trasformare la loro estate in qualcosa di veramente… mitico!

Storie della storia del mondo, di Laura Orvieto

Un classico, firmato da una grande scrittrice per ragazzi. Narra le vicende della mitica città di Troia, dalla costruzione delle sue possenti mura fino alla distruzione. Incontreremo Paride ed Elena, Menelao e Agamennone, in un crescendo di emozioni.

Le metamorfosi. Storie di mitologie, di Roberto Piumini

Piumini, uno degli autori più amati e letti dai bambini, ha dedicato molti titoli alla mitologia, agli eroi e alle antiche divinità. Questo titolo ci racconta dieci miti, alcuni famosi e altri meno noti, tratti dalle straordinarie e misteriose Metamorfosi di Ovidio.

Storia di Ulisse e Argo, di Mino Milani

Un altro classico nato dalla penna di Milani, che ci racconta una delle storie di amicizia più belle di tutti i tempi: quella tra l’eroe Ulisse, di ritorno dalla guerra di Troia e da un viaggio terribile nel Mediterraneo, e il suo fedele cane.

Il romanzo di Artemide, di Murielle Szac

Pescando qua e là tra le tante fonti antiche, l’autrice ha creato un romanzo – che viene presentato a episodi, come fosse una serie tv – che racconta ai piccoli lettori la storia di Artemide, l’intrepida e coraggiosa dea della natura e della caccia.

Ai piedi dell’Olimpo, di Saviour Pirotta

Una raccolta dei miti greci più celebri, dalla triste storia di Aracne al vaso di Pandora, dall’incredibile viaggio degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, fino ad arrivare  al poeta Arione che fu salvato dai delfini, raccontati in maniera semplice e divertente.

Il grande labirinto della mitologia, di Michel Laporte, Eric Héliot

Un libro per giocare con la mitologia. Un misterioso documento va consegnato al grande Zeus, che si trova sul monte Olimpo. Per farlo, bisogna attraversare labirinti, rispondere a indovinelli e affrontare tante divertenti sfide in compagnia degli eroi greci più famosi.

Buone vacanze e buona lettura!

Tre libri di scienze facili e divertenti

in I Venerdì di Vincenzo Schettini by
Alice nel paese dei quanti
Tre titoli di scienze appassionanti come romanzi, da leggere fino all’ultimo respiro… sotto l’ombrellone!

Estate significa da sempre un bel libro da leggere sotto l’ombrellone o all’ombra di un albero… e se i libri fossero addirittura tre e di scienze?
Sì, avete già indovinato: stiamo parlando dei consigli di lettura di Vincenzo Schettini, uno dei professori più amati e seguiti sui social da studenti, insegnanti e genitori di tutta Italia!

Il suo canale “La Fisica Che Ci Piace” ha superato addirittura i 51.000 iscritti! Niente male per un prof che parla di formule e leggi… Il suo segreto? Basta leggere i suoi post e vedere le sue lezioni on-line per capirlo!

Dopo gli ultimi articoli dedicati ai suoi incredibili e seguitissimi video del venerdì, che potete trovare nella sua rubrica di Occhiovolante, questa volta il professor Schettini ci ha dato appuntamento in riva al mare, davanti a una splendida scogliera pugliese, per darci dei consigli di lettura imperdibili: tre libri di scienza, facili da leggere, per grandi e piccoli lettori.

Allora, non resta che ascoltare dalla viva voce del professore i suoi consigli!

Per chi non avesse avuto carta e penna a portata di mano, mentre il professore parlava, ecco i tre titoli.

David Gilmore, Alice nel Paese dei Quanti. Le avventure della Fisica, Cortina Raffaello Editore

Richard Feynman, Sei pezzi facili, Adelphi Editore

Partha Ghose, Dipankar Home, Il diavoletto di Maxwell, Dedalo Editore

Buone vacanze e buone letture!

A spasso nel sistema solare

in Approcci educativi/Attività in classe by
E se volessimo realizzare una vera mappa del sistema solare?

Quando apriamo un atlante del cielo o un libro scolastico, siamo abituati a vedere i pianeti colorati ben sistemati intorno al Sole, uno accanto all’altro e con colori diversi. Eppure il nostro sistema solare, “dal vivo”, è molto diverso!

Se infatti volessimo realizzare una sua mappa in scala, su un foglio di carta, ci accorgeremmo che sarebbe praticamente impossibile, sia per il rapporto in scala tra i pianeti sia, soprattutto, per la distanza che li separa.

Sono queste le premesse per partire all’esplorazione di “Se la Luna fosse grande 1 pixel, un sito per grandi e piccoli che riproduce una mappa digitale del nostro sistema solare. Uno strumento incredibile, che ci permette di capire quanto siano diverse le dimensione tra la nostra stella e gli altri pianeti, che ci permette di realizzare – grazie a un semplice movimento del mouse – un viaggio tra gli immensi spazi vuoti che separano la Terra dagli altri corpi celesti…

Senza dimenticare la possibilità, cliccando sull’icona in basso a destra, di viaggiare alla velocità della luce!


Approfondimento

Se ti interessa l’argomento e vuoi approfondire con degli strumenti, abbiamo pensato a una selezione per te.

Corpo sano, mente sana… bambini felici

in Tavola Rotonda by

È vero che i benefici dell’attività fisica – già in età precoce – influenzano la felicità?

Scopriamo insieme all’istruttrice Cristiana Baldassarre perché è così importante svolgere attività fisica fin da piccoli Aiuta a mantenersi in forma e riduce la possibilità di andare incontro a patologie, ci insegna l’importanza della concentrazione e a dare il meglio di noi stessi, così come a rispettare i compagni e gli avversari.

Tutto questo è l’attività fisica.
a per i bambini, fare sport, significa molto di più.

Eppure, malgrado gli aspetti positivi siano noti, i dati ufficiali di Okkio alla Salute, del Ministero della Salute, ci dicono che solo il 18% dei bambini in Italia pratica sport per non più di un’ora a settimana. Ne parliamo con Cristiana Baldassarre, istruttrice di ginnastica artistica e presidente della Genziana ASD, nonché giudice regionale di gara e tecnico nazionale di FGI. Cristiana, con la sua Genziana, organizza corsi di ginnastica artistica, psicomotricità funzionale e hip hop per bambine e ragazze, collaborando con molte scuola primarie.

Ciao Cristiana e grazie! La prima domanda sembrerà ovvia ma, dati alla mano, ovvia purtroppo non è. Perché i genitori dovrebbero portare i loro figli fin da piccoli a svolgere attività fisica?

Sì, hai ragione, la domanda sembra banale ma non lo è affatto. Il poco impegno settimanale dedicato all’attività fisica non mi meraviglia, anzi, rispecchia perfettamente la realtà. I bambini iper-stimolati dalle famiglie, e impegnati spesso in attività diverse all’interno della stessa giornata, vengono più spinti all’approccio del voler fare di “tutto un po’”, senza realmente appassionarsi a qualcosa.

Lo sport è importante in primis per la socialità; mai come oggi – nelle settimane del post Covid – i bambini hanno bisogno di stare con i coetanei seguendo un fine comune che è quello del movimento, incentivando anche la condivisione di obiettivi. Ritengo che lo sport serva a mettersi in contatto con se stessi, senza sotterfugi o scorciatoie: è come uno specchio. Così attraverso la pratica si scopre e si impara a conoscere i limiti e le paure di ognuno, provando a superarli.

Tu collabori anche con alcune scuole primarie. Secondo te, la scuola italiana dà il giusto peso all’attività motoria o si potrebbe fare di più?

Assolutamente sì, è necessario fare di più. La scuola italiana, a differenza degli altri stati europei, non incentiva lo sport come dovrebbe e lo si vede dal fatto che l’ora di educazione fisica venga insegnata da personale docente non specializzato. Avere la maestra di matematica che tenta di spiegare, ad esempio, come palleggiare dà – non troppo velatamente – l’idea che l’attività in palestra ricopra un ruolo marginale nella crescita motoria e personale dell’alunno. E questo anche agli occhi degli stessi bambini!

Invece ci vorrebbe l’ausilio di personale specializzato e formato che stimoli le classi con metodo e progettualità. Così, sempre più spesso, le scuole si avvalgono di progetti motori volontari e non retribuiti realizzati dalle associazioni sportive, che però avrebbero bisogno di una regolamentazione. Purtroppo, mancano i finanziamenti da parte dello Stato.

Tra le discipline svolte all’interno della tua Società sportiva, un ruolo importante è rivestito dalla ginnastica artistica. Credi che sia un sport ancora al femminile o qualcosa finalmente sta cambiando nella percezione delle famiglie?

Mi ricollego alla domanda precedente: se la ginnastica artistica venisse insegnata con maggiore frequenza all’interno degli istituti scolastici, ci sarebbe meno diffidenza da parte dei maschietti e di conseguenza delle loro famiglie. E fortunatamente, la maggior parte di loro si ricrede sul fatto che sia uno sport principalmente femminile dopo solo la prima lezione dei progetti motori, ai quali collaboro nelle scuole primarie. In primis, perché la ginnastica artistica pone le basi per gli schemi motori di base, preparandoli anche ad apprendere le nozioni di altri sport. Inoltre, insegna ai bambini a fare cose che non tutti, spesso nemmeno i loro genitori, sanno fare; sviluppa forza, coordinazione e flessibilità, stimolando così tutti i gruppi muscolari.

Purtroppo per convenzione sono altri gli sport riconosciuti come maschili, magari solo perché più conosciuti e più visibili. A questo proposito, devo dire che le Olimpiadi in TV incentivano i maschietti a presentarsi in palestra a settembre, affascinati dalle acrobazie e dai muscoli degli atleti. Ma sarebbe bello non dover aspettare quattro anni per vedere nuovi volti maschili bussare alla porta.

Stiamo per andare in vacanza. Quali consigli puoi dare ai nostri bambini e ragazzi (ma anche agli adulti) per mantenersi in forma?

In questi lunghi mesi a casa, molti si sono avvicinati al mondo del fitness per combattere la noia e la sedentarietà seguendo dirette sui social e scoprendo una nuova concezione di movimento. Tant’è che alcuni hanno preferito, anche ora che le palestre hanno riaperto, continuare a fare da sé. Ecco, di sicuro eviterei questa modalità, consigliando invece di allenarsi, magari all’aperto, in piccoli gruppi sempre in presenza di un istruttore qualificato.

Per i bambini l’iscrizione ai centri estivi multisport rappresenta una buona soluzione per movimento e socialità. Per chi invece non potrà parteciparvi, consiglio lunghe passeggiate al mare e in montagna. Siamo stati troppo a lungo in casa e abbiamo bisogno di stare quanto più possibile all’aperto. In caso di cattivo tempo, si possono realizzare divertenti e stimolanti percorsi motori con quello che si ha in casa: via libera alla fantasia immaginando scenari avventurosi dove una o più sedie possono trasformarsi in ostacoli da superare o un lungo “tunnel” da percorrere, morbidi cuscini diventano isole da circumnavigare o dune sabbiose da cui rotolarsi.

L’attività fisica, che sia in casa o all’aperto, è sempre da fare in sicurezza, evitando possibili infortuni dovuti a distrazioni e senza farsi prendere dall’ansia della prova costume ma rispettando sempre i propri tempi di allenamento, senza eccessivi sforzi. Buona estate in movimento!  

Grazie Cristiana per i tuoi consigli, e buon lavoro!

Pinocchio, una storia da ascoltare

in Approcci educativi/Esperienze digitali by
La grande Maratona dedicata a Pinocchio, andata in scena il 30 maggio scorso, ha unito idealmente la scuola primaria di tutta Italia.

Quasi sei ore di lettura ininterrotta, tantissimi insegnanti della primaria provenienti da ogni regione d’Italia, decine di voci diverse, di volti sorridenti, quasi 5500 visualizzazioni e una partecipazione che ha unito adulti e bambini. Ma soprattutto un libro, Le avventure di Pinocchio – uno dei più amati, tradotti e letti di sempre – che continua a regalarci grandi emozioni.

Sono questi i numeri della prima Maratona dedicata a Pinocchio, che piccoli e grandi lettori possono ancora ascoltare gratuitamente sul canale YouTube di Librì Progetti Educativi. Una storia senza tempo, quella di Collodi, che ha acquistato un sapore davvero speciale grazie alla viva voce degli insegnanti.

Con questa iniziativa, Librì Progetti Educativi ha voluto ringraziare i maestri e le maestre che in questo difficile periodo hanno lavorato col cuore e con i loro mezzi tecnologici per sostenere gli studenti nella didattica. Un modo divertente per ricordare – come ci ha detto il professor Nembrini nella sua presentazione alla Maratona [link interno a suo articolo di OV] – che se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo ricominciare dai bambini. Quale modo più efficace di farlo se non leggendo Pinocchio?

Leggere una storia a voce alta, come sostengono i pedagogisti, ha inoltre un enorme valore: è il miglior modo – e probabilmente il più antico – per condividere una storia e le sue emozioni più profonde. Non resta dunque che riascoltare i capitoli che più ci sono piaciuti, in attesa della seconda Maratona che avrà luogo a ottobre!

Roberto Piumini per Occhiovolante

in Approcci educativi/Protagonisti/Spunti di lettura by
Roberto Piumini
Si chiude in questi giorni il più lungo esperimento didattico (involontario) che la scuola italiana abbia conosciuto. Riceviamo e con gratitudine pubblichiamo due poesie di Roberto Piumini su questo difficile periodo.
Il virus venne, misteriosamente,
e si attaccò, fattivo e silenzioso,
al gran corpo di noi, bruciando fiato
a molti, spaventandoci, filando,
attorno a noi, un bozzolo d’attesa,
sfocata e ottusa, immobile sorpresa.
La macchina mondiale ha scricchiolato,
in un dubbioso brivido, di sé,
e, come feti acerbi, ha generato,
più che di norma, nuove povertà.
Feroci, pronti a prendersi il primato,
si accendono i vaccini, qua e là.

I morti è gente quieta: 
il loro dire, è solo il nostro eco, e loro assenza
è il mancamento della nostra vita,
loro silenzio è la nostra voce
taciuta in faccia al mondo.
I morti sono, sotto la loro quieta apparenza,
l’ansiosa lena del nostro futuro,
la reticenza di felicità,
il sogno balbettante e solitario
che ci guasta la veglia; i morti sono,
l’alta pazienza, la consolazione,
attorno al nostro lamento d’amore.

Roberto Piumini http://www.robertopiumini.it/ è nato a Edolo (BS) ed è autore saggista e traduttore.
Ha scritto racconti, romanzi, fiabe e poesie per bambini, ragazzi e adulti, pubblicati per i maggiori editori italiani ed esteri. È autore di testi per opere musicali e teatrali, trasmissioni tv (L’Albero Azzurro), radiofoniche (Il mattino di zucchero) e cartoni animati. Per Librì Progetti Educativi ha realizzato I giochi coraggiosi (2011) https://www.occhiovolante.it/2017/leggere-un-gioco/ , Batticuore e altre emozioni (2012) e Lo zio diritto (2007)

credits immagine: https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/laser/Incontro-con-Roberto-Piumini-4289465.html

Alike, perché la scuola non può diventare una fabbrica

in Short & Movie by

Il celebre cortometraggio della Pixar – Alike – ci racconta ciò che la scuola dovrebbe stimolare nei più piccoli: l’osservazione, la creatività, l’espressione libera delle emozioni.

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Maturità 2020, parlano i professori! (ultima parte)

in Approcci educativi by
Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza coronavirus? Oggi ne parliamo con la professoressa Francesca Maggi.

Dopo questo lungo periodo di didattica a distanza sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020.

Quali sono le novità? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova, e che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto), e soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis. Abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni d’Italia.

Dopo le precedenti interviste , oggi è con noi la professoressa Francesca Maggi, che insegna italiano e latino presso il Liceo Classico “Carducci Ricasoli” di Grosseto.

Benvenuta. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Sono molto felice di partecipare a questa iniziativa, che può essere uno stimolo alla riflessione e alla condivisione per chi, studenti e insegnanti, da marzo (anzi, alcuni già da febbraio) si è trovato da un giorno all’altro a reinventarsi da casa la propria attività.

La frequenza dei cambiamenti a cui è stato sottoposto l’Esame di Stato ci aveva già preparato emotivamente a eventuali aggiustamenti in itinere, ma nessuno si sarebbe aspettato una situazione tanto complessa.

Noi in Toscana ci troviamo a casa dal 6 marzo e all’inizio non potevamo sapere che la situazione si sarebbe protratta così tanto nel tempo da far addirittura saltare l’Esame di Stato. Almeno così come è sempre stato nella prassi consolidata (prove scritte e prova orale).

Con la mia classe quinta ci siamo impegnati nella prosecuzione del programma, nella consapevolezza che questa sarebbe stata una certezza. Cercando di non concentrarci sull’incognita di quei mutamenti che non avevamo preventivato e che, giorno dopo giorno, abbiamo capito che sarebbero stati necessari.

Ovviamente la fase iniziale è stata più difficile, perché sia gli studenti che gli insegnanti hanno dovuto prendere dimestichezza con la piattaforma digitale per la DaD. Gli studenti e i docenti del nostro Paese sono stati e continuano ad essere degli eroi, dei pionieri, perché nessuno era stato preparato ad uno scenario di questo genere.

Per fortuna la mia scuola in pochi giorni ha messo tutti in condizione di lavorare e già dalla metà di marzo abbiamo attivato le lezioni. Anche se con qualche difficoltà dei singoli, legata alla connessione e/o all’uso dei programmi.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Già, le prove scritte. A settembre avevamo cominciato a lavorare nell’ottica di preparare gli studenti alle novità degli scritti introdotte dal Nuovo Esame di Stato e questa preoccupazione comunque ci bastava: pur avendo iniziato dallo scorso anno, in quarta, a lavorare in quella direzione, sia per Italiano che per la seconda prova (che per noi quest’anno prevedeva Latino con Greco), contavamo di approfondire la questione, per affinare le nuove competenze richieste.

Non sto a ricordare quanto fosse complesso coniugare la necessità di dare lo spazio necessario allo scritto con quella – atavica – di portare il più avanti possibile nel Novecento il programma di letteratura. Perciò è naturale che la notizia dell’abolizione delle prove scritte ci abbia colto alla sprovvista, ma con il passare del tempo questa probabilità cominciava a farsi strada: durante le videolezioni avevamo iniziato anche a immaginarci che qualcosa di simile potesse verificarsi.

Certo, però, vederlo scritto nero su bianco nella Circolare Ministeriale ci ha comunque creato un’ansia iniziale, perché ha tolto delle certezze, a tutti: a noi docenti, ma anche ai ragazzi, convinti che l’Esame di Stato scritto/orale sarebbe esistito per sempre, come il campionato di calcio e le spiagge affollate.

Come pensa di sostenere gli studenti nella prova che devono sostenere, dopo un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti fino all’arrivo dell’emergenza?

La prova orale dovrebbe essere suddivisa in cinque parti, come da poco si sta delineando, e una di queste sarà l’analisi di un testo letterario conosciuto. Immagino che la prova avrà bisogno di ulteriori precisazioni (e spero che giungano presto, visto che manca ormai poco più di un mese al 17 giugno, data stabilita per l’inizio delle operazioni).

Devo ammettere che da sempre mi sono concentrata moltissimo sulla preparazione dello scritto, come penso tutti i miei colleghi, tanto che i miei studenti si sono sentiti ripetere milioni di volte: «Cercate di lavorare bene per gli scritti, che sono la parte più importante».

Quindi ho lavorato sempre molto sull’analisi del testo letterario, come pratica quotidiana in classe, visto che è ciò che si richiede normalmente durante l’interrogazione. Anche le nuove tipologie testuali presentate lo scorso anno hanno chiesto per lo più agli studenti di partire da un’analisi del testo, che fosse letterario o meno.

Tutto questo per dire che in fondo la prova orale di quest’anno richiederà di analizzare un testo scelto dalla commissione sulla base del programma. Quindi, tutto sommato, penso che i miei studenti, se proseguiranno con l’impegno che stanno dimostrando, non saranno preoccupati più di tanto dal quesito di Italiano.

Credo che, più degli altri anni, cercherò di insistere sulle competenze analitiche, oltre che sulle conoscenze, senza troppe ansie relative al programma.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

Ben 60 punti su 100 potranno arrivare dal curriculum del triennio, mentre 40 punti saranno riservati alla prova d’Esame: io credo che questa sia, alla fine, una buona notizia, una forma di garanzia del lavoro che i ragazzi hanno svolto.

In tanta incertezza, almeno questo concorre a rassicurarli, a far sentire loro che la parte fondamentale del lavoro richiesto l’hanno già portata a termine. Da quello che posso percepire “a distanza”, quando al mattino ci colleghiamo, e da quello che leggo negli esercizi di analisi che mi inviano, l’impegno, anche da parte dei più fragili, sta crescendo: questo non può che significare la presa di coscienza da parte loro di aver imboccato la strada giusta.

Talvolta mi soffermo con qualche domanda mirata, per capire a che punto si trovano le loro certezze. E, tutto considerato, credo che stiano reagendo nel modo giusto. Indubbiamente anche la Commissione tutta interna contribuisce non poco a far affrontare loro la circostanza con più tranquillità.

Essere multitasking… e gli altri video del venerdì!

in I Venerdì di Vincenzo Schettini by
Non solo matematica e scienza: il professor Vincenzo Schettini, nei suoi video del venerdì, regala tanti utili consigli agli studenti e agli insegnanti che lo seguono.

Dopo il successo del primo articolo torna uno dei professori più amati dal web e volto noto della televisione, Vincenzo Schettini, il cui canale YouTube “La Fisica che ci piace” conta ormai quasi 50.000 iscritti! Dimostrazione tangibile che anche gli argomenti più ardui e difficili – quando vengono raccontati con leggerezza, precisione e il sorriso sulle labbra – vengono apprezzati da tutti.

Mentre gli studenti e gli insegnanti di tutta Italia sono alle prese con la DAD, per portare a termine un anno scolastico veramente incredibile, di cosa ha parlato Vincenzo Schettini nei suoi “video del venerdì” di maggio?

Per scoprirlo, basta chiederlo direttamente a lui…

Eccoci qua! I video di questo mese sono gli ultimi che chiudono un ciclo di video pubblicati ogni settimana. Quest’estate, esattamente come la scorsa, programmerò video sul mio canale ma in maniera molto più free. Quindi, invitandovi a continuare a seguirmi, ecco i video che ho pubblicato a maggio!

Nel video di venerdì 8 maggio, davvero speciale, ho avuto quattro studenti maturandi ospiti da quattro diverse regioni italiane: abbiamo parlato delle loro emozioni, dei loro dubbi e delle idee che in quel momento avevano sugli esami di stato

Venerdì 15 maggio ho parlato della mia esperienza di “organizzazione giornaliera”. Ho condiviso con i miei followers tre step fondamentali per essere super organizzati nella vita:

Avendo ricevuto centinaia di richieste sugli argomenti per la maturità, venerdì 22 maggio mi sono dedicato proprio all’orale di maturità: ho suggerito e discusso cinque argomenti top per preparare l’elaborato di fisica per gli esami di stato…

Venerdì 29 maggio mi sono dedicato ai ragazzi delle scuole della secondaria di I grado: ho mostrato cinque errori da non commettere per scrivere correttamente un’ottima tesina per gli esami (argomento super interessante anche per i ragazzi più grandi)…

Maturità 2020, parlano i professori! (2° parte)

in Approcci educativi by
Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza coronavirus? Oggi ne parliamo con il professor Marco Briziarelli.

Dopo questo lungo periodo di didattica a distanza, che ha cambiato il modo di fare scuola di ogni ordine e grado, sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020.

Quali sono le novità di questa maturità 2020? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova. E che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto). E soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis, abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni diverse d’Italia. Dopo la prima intervista a una professoressa di Padova, oggi è con noi il professor Marco Briziarelli, che insegna italiano e latino presso il Liceo Scientifico “Jacopone da Todi” di Todi, Perugia.

Benvenuto. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Premesso che ho sempre cercato di comunicare nelle mie classi l’idea che a contare davvero è la qualità del percorso scolastico svolto, la crescita culturale e umana, i miei studenti vivono con comprensibile apprensione la maturità, in quanto esperienza per loro nuova e conclusiva di un ciclo di studi e di vita decisivo nella propria formazione. A ciò si aggiunge il fatto che quest’anno, con la sospensione dell’attività didattica e l’attivazione della didattica a distanza, è stato annunciato che le modalità della nuova maturità sarebbero mutate.

Ma come? E, soprattutto, quando le avremmo conosciuto nel dettaglio? Per quanto mi riguarda ho vissuto con relativa tranquillità e pazienza questa fase di attesa e incertezza, nella convinzione che non sarebbe stato semplice riconfigurare nel dettaglio l’Esame di Stato.

Nello stesso tempo, ho dialogato con gli studenti per rassicurarli, rafforzare la loro autostima e sollecitarli a convivere non drammaticamente con le incognite del caso, in presenza anche di incognite assai più rilevanti imposte alla nostra esistenza dal propagarsi o dal persistere di una pandemia dalla portata storica. Credo di essere riuscito, almeno in parte, in questa operazione distensiva anche se numerose sono state le domande degli studenti, le ipotesi, le richieste di chiarimenti che mi hanno rivolto nel corso dei giorni.

Hanno manifestato segni di disorientamento, perplessità, ansia, mantenendo sempre un atteggiamento costruttivo e cercando in molti casi di prefigurare scenari in modo da poter indirizzare il loro lavoro coerentemente con una prova che sarebbe stata verosimilmente più orientata a sondare la produzione orale che quella scritta.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Gli studenti hanno accolto in modo diversificato questo cambiamento. C’è stato chi, più fragile nella produzione scritta, si è sentito maggiormente garantito da un esame che le escludeva.

C’è stato poi chi, abituato a confrontarsi con entusiasmo e successo con le prove scritte, ha vissuto questa scelta come una sottrazione. Il venir meno di una occasione per dimostrare le proprie capacità.

Capisco comunque il senso di sollievo di molti studenti in quanto, oggettivamente, le prove scritte della maturità presentano una complessità che, troppo spesso, non tiene conto di quanto tempo in più noi docenti avremmo bisogno per preparare in modo più sicuro e solido i nostri alunni a queste prove.

Come pensa di sostenere gli studenti nella nuova prova, dopo un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti?

C’è un lavoro di sostegno psicologico che occorre fare sempre e comunque in vista di una prova d’esame, ma occorre anche convincere i ragazzi che l’esame non è il cuore della scuola.

D’altra parte, vista la nuova configurazione della prova di maturità, il grande sforzo che cerco quotidianamente di compiere, e che caratterizza comunque da sempre la mia didattica, è quello di stimolare gli studenti a parlare, a interagire, a confrontarsi continuamente in modo reciproco e con l’insegnante. Se questo però risulta efficace a scuola, non sta accadendo lo stesso con le videolezioni. Per problemi di connessione, di dispostivi o di “allentamento” della socialità, gli studenti tendono a essere più “spenti” e meno pronti a confrontarsi verbalmente. Ho notato questa tendenza anche in alunni che in presenza risultavano particolarmente brillanti nell’interazione orale.

Vivo questa difficoltà con molta pena. Ritengo che la vivacità e l’intelligenza dell’interazione orale siano tra le più grandi gioie e soddisfazioni che la scuola possa offrire a insegnanti e studenti. D’altra parte questo affievolimento della parola è forse conseguenza diretta dell’isolamento e del distanziamento prodotto dal Coronavirus. Intendo tuttavia continuare a stimolare i miei studenti, a organizzare verbalmente i loro pensieri, a parlare e a interagire. Penso anche che alcune indicazioni arrivate dal Ministero possano essere d’aiuto.

Un consiglio che ho più volte dato ai miei alunni è stato quello di dedicare del tempo a informarsi in modo approfondito sulla pandemia e a riflettere sulle sue implicazioni storiche, sociali, psicologiche. Operando connessioni con quanto hanno studiato e con i grandi temi di Cittadinanza e Costituzione con i quali dovranno confrontarsi all’esame.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

Gli studenti hanno molto apprezzato questa scelta. A loro giudizio, una valutazione che tenga maggiormente conto di un impegno pluriennale restituisce meglio la qualità e il profilo di ciascuno di loro. Un peso troppo rilevante dato alla prova di esame, in presenza di eventuali “cedimenti” o difficoltà psicologiche connesse alla situazione. Rischierebbe infatti di portare a una sottovalutazione degli studenti stessi.

A mio avviso, il problema può anche essere inverso, cioè quello che studenti che non hanno brillato per impegno nel corso degli anni siano troppo favoriti da un esame che, per forza di cose circoscritto, sonda solo parzialmente le loro competenze e, magari, premia alunni che hanno mostrato di conoscere gli argomenti oggetto di prova ma che non conoscono la maggior parte di quelli affrontati nel corso degli anni.

Alcuni studenti hanno anche apertamente manifestato l’auspicio che, d’ora in avanti, per le maturità degli anni successivi, venga confermata la scelta di dare maggior peso al percorso triennale piuttosto che all’esame di maturità.

Grazie e… buona maturità!

Crediti foto copertina: dcJohn

Come cambia – e come cambierà – la didattica (2° parte)

in Approcci educativi by
Continua la tavola rotonda on-line per capire com’è cambiata e come cambierà la didattica.

Dopo il precedente articolo, per fare il punto sull’emergenza che sta vivendo la scuola italiana a causa del Covid-19, continuiamo a parlare di didattica a distanza. Lo facciamo con tre docenti della scuola secondaria di II grado provenienti da diverse regioni: il professor Francesco Bardelli, dell’Istituto Superiore “San Pellegrino” di San Pellegrino (BG); la professoressa Alessandra Giunta del Liceo Artistico del Polo Bianciardi di Grosseto; la professoressa Maria Cristina Scala del Liceo scientifico “A. Labriola” di Napoli.

Ben ritrovati! Subito per voi una domanda che interessa molti studenti della secondaria di II grado. Giugno è da sempre tempo di esami. Il Ministro Azzolina ha da poco confermato che l’esame di maturità avrà inizio il 17 giugno. Si svolgerà in classe, con un’unica prova d’esame, l’orale, che rispetto al solito varrà al massimo fino a 40 punti. Come pensate che gli studenti affronteranno l’esame di maturità?

Francesco Bardelli: Sì, il Ministro Azzolina ha appena scelto le modalità di svolgimento dell’esame, che sarà caratterizzato da un’unica prova orale in presenza. È interessante notare che i risultati degli ultimi tre anni varranno fino a 60 punti e che sarà lo studente a scegliere di che cosa parlare.

Alessandra Giunta: Sono favorevole alla scelta del Ministro, con un unico esame orale davanti a una commissione formata da sei commissari interni e un presidente esterno. Naturalmente dovranno essere garantite le norme sul distanziamento sociale e sull’utilizzo dei dispositivi di sicurezza che dovranno essere scrupolosamente osservate da docenti e discenti. Di sicuro l’esame in presenza è la soluzione migliore al fine di conseguire un’adeguata e corretta valutazione degli studenti . Per via telematica si sarebbe rivelata difficoltosa e poco attendibile. 

Maria Cristina Scala: Gli studenti affronteranno l’unica prova dell’esame di maturità con serietà, perché consapevoli degli sforzi fatti dall’amministrazione e soprattutto dai loro insegnanti per mantenere il contatto con loro e proseguire lo svolgimento delle programmazioni didattiche.

Pur in attesa di conoscere le modalità di riapertura delle scuole a settembre, proviamo a tirare una prima valutazione: come ne esce, secondo voi, il valore dell’insegnamento ex cathedra da questa esperienza?

Francesco Bardelli: Per quanto mi riguarda, l’insegnamento ex cathedra non è paragonabile con l’insegnamento a distanza. Quello dal vivo è cento volte più efficace e funzionale, mentre quello a distanza può andar bene solo in casi di emergenza.

Alessandra Giunta: La didattica in presenza rimane comunque la forma migliore per stabilire un proficuo rapporto di comunicazione con gli studenti. Non considero il mio un insegnamento ex cathedra (né ritengo che debba avere in generale questa connotazione). Perché rifiuto un impianto scolastico verticale basato su un flusso monodirezionale di nozioni ricevute dall’alto. Penso che la didattica tradizionale non possa mai essere sostituita perché solo in questo caso può essere garantita appieno la triplice funzione comunicativa, propositiva ed educativa del docente. Inoltre concordo con chi sostiene che un utilizzo assiduo dei mezzi di comunicazione telematica possa risultare nocivo alla salute oltre che alienante.

Maria Cristina Scala: L’insegnamento ex cathedra si era già dimostrato fallimentare. È con la circolazione delle conoscenze e delle emozioni che si sviluppano la ricerca conoscitiva e lo sviluppo delle competenze.

Grazie per aver partecipato a questo dibattito on-line. Con la speranza che gli insegnanti e i loro studenti possano tornare quanto prima nelle aule di una scuola.

Maratona letteraria: gli insegnanti leggono Pinocchio

in Approcci educativi/Esperienze digitali/Spunti di lettura by
Il 30 maggio dalle ore 15.00 va in scena la prima maratona letteraria dedicata a Pinocchio, il più famoso burattino del mondo e a tutti i docenti d’Italia.

82 insegnanti, provenienti dalle regioni di tutta Italia, leggeranno i 36 capitoli di Pinocchio in versione integrale. La maratona letteraria è un evento straordinario – in diretta YouTube Premiere – per riscoprire un grande classico della letteratura italiana e mondiale.

L’iniziativa nasce da Librì Progetti Educativi come un ringraziamento verso tutta la classe docente italiana così straordinariamente provata nei lunghi mesi di chiusura scolastica. Ma anche per porre in risalto un aspetto mai troppo sottolineato: il grande legame relazionale e affettivo tra docente e studente, fondamento della relazione educativa.

Per l’occasione, il professor Franco Nembrini – pedagogista, insegnante e volto noto della televisione, nonché uno dei massimi studiosi italiani di Dante e Collodi – ci racconta il valore di leggere oggi Le avventure di Pinocchio

Il bello della grande letteratura è che è in grado di rispondere a qualunque tipo di domanda. I testi letterari infatti non sono – come certa critica vorrebbe, e ahinoi troppi manuali scolastici insegnano – cadaveri di cui fare l’autopsia. Sistemi chiusi in se stessi di cui cercare solo le corrispondenze interne, per ricavare al massimo le “intenzioni dell’autore”.

No, un testo letterario è una creazione viva, che ha la straordinaria capacità di dare risposte sempre nuove a seconda delle domande poste dal lettore.

I grandi scrittori hanno una grande esperienza dell’umano. E per questo io posso interrogarli e scoprire nella loro esperienza qualche elemento che può illuminare la mia.

Come dice, con altre parole, uno dei massimi studiosi di letteratura del nostro tempo, Tzvetan Todorov, nel suo prezioso pamphlet La letteratura in pericolo:

Siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri: in primo luogo i nostri genitori e poi quelli che ci stanno accanto; la letteratura apre all’infinito questa possibilità e ci arricchisce, perciò, infinitamente, per cui il mondo reale diventa più ricco di significato e più bello.

Collodi, con le sue “Avventure di Pinocchio”, si concentra sull’infanzia, con l’idea che se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo ricominciare dai bambini; e nel parlare ai bambini ritrova, consapevolmente o meno, quell’immagine del mondo che lui stesso da bambino aveva respirato, quello della tradizione cristiana, che ha dato forma alla civiltà occidentale.

In fondo questo ritorno all’infanzia, e al linguaggio fantastico e simbolico che la caratterizza, è sempre un ritorno alle origini, un ritorno alle sorgenti della vita e del linguaggio stesso.

Le cose più grandi e più importanti non si imparano attraverso complicati ragionamenti ma con l’immediatezza di un’immagine in cui sia descritta, fotografata, un’esperienza reale.

In questo forse il compito della letteratura in generale e della letteratura per i bambini in particolare, è più grave che in passato: si tratta di aiutarsi a riconoscere e ad affrontare le domande fondamentali dell’esistenza cioè le domande sul senso delle cose, sul loro destino”.

Per seguire l’evento in diretta basta connettersi su  www.maratonapinocchio.it o cliccare qui: https://youtu.be/rd2Rrw8Gt2s

Vi aspettiamo sabato 30 maggio 2020 dalle ore 15:00!

Maturità 2020, parlano i professori!

in Approcci educativi by
Come sarà la maturità 2020 a causa dell’emergenza Coronavirus? Ne parliamo con la professoressa Elena Sartori.

Come anticipato dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, sono state ufficializzate le regole e le modalità per la nuova maturità 2020, dopo un lungo periodo di didattica a distanza, che ha cambiato il modo di fare scuola di ogni ordine e grado.

Quali sono le novità? L’ordinanza ministeriale ci dice innanzitutto che tutti gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno della secondaria di II grado saranno ammessi alla prova, e che il loro voto di ammissione sarà valutato dal consiglio di classe. Tra le grandi novità ci sono anche il valore dei crediti degli ultimi tre anni, che sarà in totale di 60 punti (18 per il terzo anno, 20 per il quarto, 22 per il quinto), e soprattutto la presenza di una sola prova orale, che sostituisce gli scritti e varrà fino a un massimo di 40 punti.

Per scoprire più da vicino come gli studenti – e i professori – si preparano a questa “notte prima degli esami” veramente sui generis, abbiamo pensato di porre delle domande ad alcuni insegnanti provenienti da diverse regioni diverse d’Italia. Oggi è con noi la professoressa Elena Sartori, che insegna chimica nell’IIS Scalcerle di Padova.

Benvenuta. Come avete vissuto, lei e i suoi studenti, questo momento in attesa di conoscere le modalità della nuova maturità 2020?

Inizialmente nessuno si preoccupava perché tutti pensavamo che si trattasse solo di una situazione temporanea e che saremmo tornati a scuola. Io mi sono tuffata con entusiasmo nella didattica a distanza, che rappresentava una “variazione sul tema” e mi consentiva di avere un approccio più flessibile all’insegnamento (non hai capito? va bene, sentiamoci oggi pomeriggio). Un po’ alla volta l’entusiasmo si è smorzato, sia per i vincoli impostici dalla dirigenza (meglio lezioni in differita, non troppe lezioni in una mattinata, ridurre l’ora di lezione) sia per la mancanza del contatto diretto con gli studenti che, mi sono resa conto nel tempo, rappresenta l’innesco necessario. Dal canto loro, i ragazzi ci comunicavano spesso la difficoltà nell’affrontare la lezione e lo studio in modo così distante e individuale. Non conoscere le modalità dell’esame ha creato un po’ di ansia in me e negli studenti. Tutti avremmo voluto conoscere con anticipo sia le modalità dell’esame sia la composizione delle commissioni. Invece le modalità dell’esame non sono ancora completamente note e le commissioni sono state decise solo pochi giorni fa. Per effetto della presenza dei soli membri interni e per disposizioni contenute nell’ordinanza ministeriale, alcune classi sosterranno l’esame di maturità su materie diverse da quelle inizialmente decise dal ministero all’inizio dell’anno. Per me si tratta inoltre dei primi esami di maturità a cui prendo parte.

Quest’anno sono state eliminate le prove scritte a favore di un’unica prova orale. Come stanno vivendo gli studenti questo cambiamento?

Non ho sentito commenti espliciti, ma la mia impressione è che la maggior parte degli studenti abbia vissuto con sollievo l’eliminazione delle prove scritte che (dopo l’abolizione della terza prova formulata dalla commissione), giungendo entrambe dal ministero, continuano a rappresentare le prove più aleatorie. Secondo me è un po’ un peccato, perché per molti di loro, che erano davvero ben preparati, sarebbe stata una bella soddisfazione vedere che erano in grado di affrontare anche quesiti pensati a “livello centrale”.

Come pensa di sostenere gli studenti nella nuova prova, dopo aver svolto un lavoro incentrato in gran parte sugli scritti?

Le ultime unità didattiche saranno verificate con prove orali e darò la mia disponibilità per ascoltarli su alcuni argomenti senza valutazione. Li aiuterò a impostare un discorso, mettendo in luce quegli aspetti che loro potrebbero dare per scontati e che invece, se esplicitati, rendono la trattazione interessante e ben sostanziata. Anche perché per una materia scientifica come la mia, c’è il rischio che l’esposizione orale costringa a una maggiore vaghezza. La bozza di ordinanza pubblicata in questi giorni parla di un elaborato sulle materie di indirizzo che ogni studente dovrà realizzare e da cui iniziare il colloquio. Penso perciò che noi docenti aiuteremo i ragazzi nella selezione degli argomenti e nell’individuazione dei possibili collegamenti tra le discipline.

Tra le novità 2020, c’è una maggiore importanza data all’andamento degli ultimi tre anni di ogni studente. Come hanno accolto i suoi studenti la notizia?

In generale credo che questo possa dare una certa tranquillità anche se è ovvio che, chi ha sempre lavorato e conseguito una buona media dei voti nel triennio, sarà più felice di chi invece parte da crediti bassi e poteva sperare nel colpo di fortuna all’esame per un bel voto di maturità.

Grazie e… buona maturità!

Crediti foto copertina: ChinaFotoPressChinaFotoPress via Getty

Rientro in classe a settembre? Come parlarne ai bambini

in Approcci educativi by
I consigli di Giulia Ammannati, psicologa psicoterapeuta, per prepararsi al rientro in classe a settembre e “riabbracciare” i più piccoli dopo l’emergenza legata al Covid-19.

In televisione, in rete, nelle nostre parole: il coronavirus è ovunque. Anche nelle vite dei bambini che – al pari degli adulti – improvvisamente hanno perso la loro routine quotidiana. Scuole chiuse, parchi chiusi, niente più passeggiate o giochi all’aria aperta con gli amici, né tutte quelle attività che scandiscono la loro settimana. Ora che siamo entrati nella cosiddetta “fase 2”, ci prepariamo però a riprendere la vita di sempre e soprattutto al rientro in classe a settembre.

In attesa delle direttive della ministra dell’Istruzione, e per capire come e perché parlare ai bambini di questa situazione, abbiamo contattato la dottoressa Giulia Ammannati. Psicologa psicoterapeuta, che recentemente ha realizzato un vademecum ricco di utili consigli per insegnanti e genitori, oltre che partecipare a servizi di ascolto.

Ancora non sappiamo come avverrà il rientro a scuola, ma quali consigli possiamo già dare agli insegnanti per riabbracciare i loro piccoli studenti?

In questa nuova fase molti sono ancora i dubbi e gli interrogativi, in particolare sui bambini e sul rientro a scuola. Credo che sarà fondamentale dedicare un tempo all’esperienza che abbiamo vissuto, non facendosi prendere dalla paura di dover recuperare.

Sarebbe molto rischioso far finta che nulla sia accaduto, o peggio ancora cercare di dimenticare. Più che ai programmi scolastici rimasti in sospeso, sarà importante dare voce ai timori e alle preoccupazioni che i bambini portano con sé. Alle loro domande, al loro punto di vista, cercare di farli sentire abili e responsabili. Tenendo sempre in mente che ognuno di loro può aver sperimentato vissuti soggettivi molto diversi, a seconda delle emozioni che ha respirato in questo periodo.

Non dobbiamo dimenticare che i bambini e gli insegnanti durante questa didattica a distanza si sono “sperimentati”, reinventati. E hanno acquisito moltissime conoscenze e abilità. È proprio da qui che sarà importante ripartire.

È giusto che l’insegnante racconti ai più piccoli quello che sta accadendo? E qual è il modo migliore per farlo?

È molto importante prendersi del tempo per parlare di ciò che sta accadendo. I bambini non aspettano le spiegazioni degli adulti per interpretare il mondo, ma si creano una loro personale idea.

Per questo è fondamentale parlare con loro, anche per evitare che si creino idee sbagliate e confuse. I bambini percepiscono sempre le emozioni che circolano tra gli adulti, colgono i sentimenti, le preoccupazioni e tutto ciò che cerchiamo di nascondere.

Quindi non dobbiamo avere timore a parlare con loro in modo chiaro e diretto dell’esperienza che stiamo vivendo, ricordandoci di dire sempre la verità. A questo proposito sarà importante adeguare il linguaggio all’età cercando di trasmettere speranza e serenità, poiché è difficile aiutare e rassicurare gli altri se siamo eccessivamente preoccupati o spaventati.

Credo che l’insegnante abbia un ruolo fondamentale in questo momento, soprattutto per quei bambini che non hanno avuto lo spazio per parlare di quest’esperienza con altri adulti di riferimento.

Soprattutto in alcune regioni, sono state settimane piene di paura, che hanno coinvolto anche i bambini. Cosa potrà fare un insegnante per cercare di riprendere nel migliore dei modi tutte quelle trame che fanno di tanti studenti isolati una vera classe?

Sappiamo quanto le relazioni sperimentate con gli insegnanti e con il mondo dei pari siano fondamentali per lo sviluppo affettivo ed emozionale. Dopo l’isolamento vissuto da tutti a causa dell’emergenza una prima e importante sfida per gli insegnanti al rientro in classe sarà quella di ricostruire un clima di serenità e fiducia, in se stessi e negli altri.

Con la didattica e le amicizie a distanza, le interazioni dei più piccoli sono cambiate andando così a interrompere un normale processo evolutivo. Gli insegnanti potranno aiutare gli studenti promuovendo forme di cooperazione, di ascolto, di comprensione e di scoperta delle nuove regole di comportamento, fornendo a ciascuno gli strumenti necessari per riprendere l’apprendimento lì dove era stato interrotto.

Considerando la difficile situazione, in attesa di settembre, può suggerirci uno sportello d’ascolto o qualche iniziativa di sostegno utile a grandi e piccoli? Ci sono state moltissime iniziative sia a livello regionale che nazionale, in rete è possibile trovare vari servizi di ascolto gratuiti. Tra questi segnalo l’iniziativa dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, a cui sto partecipando insieme a molti altri colleghi, quella del Ministero della Salute che ha messo a disposizione un numero verde nazionale per il supporto psicologico di tutta la popolazione e il Telefono Azzurro che ha aperto una sezione sul sito dedicata al coronavirus.

Questo è un periodo emotivamente molto faticoso sia per i grandi che per i piccoli. Pensando proprio a questi ultimi, consiglio nel caso dovessero insorgere paure consistenti o ad esempio difficoltà a dormire o a giocare, di non sottovalutarle e di consultare un professionista. Alcune scuole inoltre hanno attivato sportelli di ascolto online per famiglie, genitori e insegnanti.

Quindi il mio consiglio è di informarsi presso il proprio Istituto Comprensivo se è presente questa possibilità di supporto.

Crediti copertina: I Giochi Coraggiosi, scritto da Roberto Piumuni e illustrato da Marco Somà.

La geografia: una materia da rimettere al centro

in Approcci educativi by
Cecilia Caproni ci racconta la sua esperienza di insegnante e il modo in cui la geografia può dare agli studenti importanti strumenti operativi

Riportare la geografia al centro del discorso didattico non è un’impresa da poco. Negli ultimi anni sono comparsi diversi articoli che ne denunciano la marginalità all’interno del bagaglio di conoscenze e competenze che i ragazzi organizzano lungo il percorso scolastico.

La domanda che mi pongo, a partire dalla mia personale esperienza di insegnante, è: “quali strumenti operativi può dare la geografia a ventisette ragazzi di una periferia complicata, spesso cruda, che li fa crescere così tanto rapidamente rispetto ai loro coetanei?”.

Se la geografia, come tassello del vasto mosaico della “cultura”, serve alla sopravvivenza personale, non basta dirlo! Si deve anche dimostrare ogni giorno ed è indispensabile che i ragazzi innanzitutto sentano che la materia con cui lavorano sia calda e attuale.

Percorso in aula

Il percorso in aula si apre con quella che chiamiamo pillola d’attualità; sollecitando la loro curiosità, espongo la principale notizia dal mondo, della settimana. Ci serviamo della LIM per trovare articoli, saggi, video-testimonianze: tutto quel materiale che ci aiuti a focalizzare l’argomento. Nascono così meravigliose e intricate mappe di gesso e ardesia: dalla notizia di una scoperta scientifica, di un’epidemia, di un costume in diffusione globale, di un’iniziativa sociale con adesioni crescenti, iniziamo a dare forma ai territori da cui quella proviene.

La mappa si può espandere anche tramite semplici domande che sollecitino l’immaginario collettivo: “Cos’altro sapete del Perù?”, “A cosa pensate se dico cultura orientale?”, “Come immaginate sia il deserto?”.

Gruppi cooperativi

Verificata la fondatezza delle informazioni, attraverso il fact-checking, i ragazzi – organizzati in gruppi cooperativi – si confrontano, si scambiano informazioni, discutono, collaborano. Si costruisce attraverso queste esperienze di partecipazione un senso adeguato di comunità e una percezione positiva di sé stessi, in quanto stimolati, ascoltati, inclusi.

Grazie a questa prima fase di lavoro, diamo una vera e propria tridimensionalità al territorio: ci serviamo di carte geografiche semplificate o mute, per collocare a livello spaziale immagini, parole e persino piccoli oggetti che racchiudano fatti, costumi, tradizioni, cibi, dinamiche economiche, caratteristiche climatiche e ambientali, popolazioni… In questo modo, le carte diventano “vive” e fanno da supporto alle clip che i ragazzi si costruiscono interiormente.

È necessario inserire queste clip in una trama di sequenze poi organizzate a loro volta nel “film” verbale dell’esposizione, perciò individuiamo le connessioni tra gli aspetti peculiari dell’area geografica considerata. Per farlo, riporto all’attenzione dei ragazzi gli “indizi” inseriti all’interno della carta geografica, avviandoli alla loro sistematizzazione.

Scoprendo ad esempio che esistono diverse tipologie di cereali, la cui coltivazione può essere legata o meno al fenomeno della monocoltura, rileviamo l’incidenza socio-economica che questa ha sulla popolazione locale e sugli attori esterni, generando particolari condizioni di povertà o sviluppo, dunque di urbanizzazione.

La sfida

A ciò si arriva attraverso il momento ludico della sfida: i ragazzi, ancora divisi in gruppi, devono appuntarsi quanti più nessi di causa-effetto possibili creando dei piccoli “temi”, elicitando il pensiero logico e il pensiero divergente, con associazioni originali e punti di vista inediti.

Si ritorna finalmente assieme per commentare i nessi tematici, argomentandone la validità, in modalità “dibattito”.

I “temi” vanno a costituire i passaggi di un primo testo informativo collettivo sui cui lavorare per l’esposizione individuale.

Il ragazzo può progettarne individualmente l’ampliamento, attraverso gli artefatti della sua creatività.

Un caso si è sviluppato dalla realizzazione di un bellissimo dipinto incentrato sulla figura della geisha. Stimolata non solo dall’abilità e dagli interessi di una mia alunna, ma anche dalle conoscenze acquisite sul Giappone, con la contestualizzazione geografica e artistica effettuata grazie al contributo dell’insegnante di arte, in un’ottica interdisciplinare.

Opera di narrativa

Un altro esempio è stato fornito dall’elaborazione critica di un tema, approntata da un piccolo gruppo di studenti, a partire da testimonianze tratte da opere di narrativa: una presentazione argomentativa è quanto hanno realizzato circa il fenomeno degli uragani e la sua incidenza nei confronti delle fasce sociali più deboli della popolazione americana, traendo spunti di riflessione dalla lettura di alcuni capitoli del libro di Jesmyn Ward, “Salvare le ossa”, imbastendo un confronto empatico col vissuto della protagonista, loro coetanea.


Un percorso didatticamente specifico può dare, in questo modo, ai ragazzi, il senso liberatorio della possibilità espressiva e al tempo stesso la consapevolezza che le proprie capacità debbano crescere con gradualità, grazie a radici solide, coltivate con impegno e coraggio, sottraendo spazio a quei processi di “falsa crescita”, messi inconsapevolmente in atto in seguito a richieste incongruenti dell’esterno: anche questi piccoli tentativi di educazione culturale possono essere utili ad invertire la propria rotta interiore.

Credits foto copertina: Sam Klein

Come cambia – e come cambierà – la didattica

in Approcci educativi/Tavola Rotonda by
Abbiamo realizzato un’insolita tavola rotonda on-line con professori di diverse regioni per capire com’è cambiata e come cambierà la didattica.

Da oltre un mese e mezzo le scuole italiane di ogni ordine e grado sono chiuse a causa dell’emergenza legata al Covid-19. Una situazione che ha interrotto la didattica tradizionale, spingendo insegnanti e ragazzi a passare alla didattica a distanza.

Per conoscere da vicino l’esperienza di alcuni insegnanti abbiamo creato un’intervista a più voci con docenti della scuola secondaria di II grado di diverse regioni.

Loro sono il professor Francesco Bardelli, dell’Istituto Superiore “San Pellegrino” di San Pellegrino (BG); la professoressa Alessandra Giunta del Liceo Artistico del Polo Bianciardi di Grosseto; la professoressa Maria Cristina Scala del Liceo scientifico “A. Labriola” di Napoli.

Grazie a tutti per aver accettato di partecipare a questa tavola rotonda, che siamo sicuri risulterà utile a tutti gli insegnanti che leggono Occhiovolante. Per cominciare, potete raccontarci la vostra esperienza nella didattica a distanza?
Francesco Bardelli

Per me non è stata una novità, visto che ho insegnato per dieci anni Italiano agli stranieri. Spesso facevo lezioni online con studenti da ogni parte del mondo. Conoscevo già questo tipo di didattica. Ho solo dovuto adattarmi al nuovo programma. Prima usavo Skype e facevo lezioni “one to one”, mentre ora uso Meet. Fare lezione online con 27-28 studenti contemporaneamente è un po’ più complicato, ma mi trovo bene. Le criticità vengono nella valutazione degli studenti, mi riferisco in particolare alle verifiche scritte. A mio parere la didattica a distanza non è funzionale per dare valutazioni oggettive ai lavori svolti dai ragazzi a casa. Ma siccome le scuole ci chiedono i voti, noi professori dobbiamo cercare di arrangiarci come possiamo nel valutare i ragazzi online.

Alessandra Giunta

La DAD è stato un percorso indispensabile per mantenere vivo il rapporto con gli studenti in un momento di grave incertezza e precarietà. I ragazzi erano smarriti e preoccupati. Ricostruire un iter didattico quotidiano basato su classi virtuali, video-lezioni e un programma di studio settimanale li ha molto aiutati. Soprattutto nel trovare quei riferimenti essenziali per la loro crescita. Naturalmente la DAD non potrà mai sostituire la didattica in presenza. Anche per l’apporto empatico che si stabilisce fra docente e discente, ma rappresenta una valida alternativa nei casi di grave emergenza come questa.

Maria Cristina Scala

La mia esperienza si è rivelata molto positiva. Il team degli animatori digitali ha subito approntato una rete informativa e la gestione di indirizzi google mail per insegnanti e alunni. Per lavorare sulla piattaforma Google Suite in video conferenza e in classe virtuale.

Essendo madre, ho subito capito l’importanza di essere vicina (anche se virtualmente) agli alunni. La possibilità di dare loro un appuntamento ogni giorno li ha motivati a gestire un ritmo quotidiano che simulasse la normalità. Il vedersi in videochiamata poi ci ha permesso di mantenere la relazione classe-docente.

I nostri adolescenti stanno dimostrando un grande senso di responsabilità, restando chiusi in casa, per proteggere la salute degli anziani e dei più deboli. Anche se so quanto sia difficile la gestione di tempi e spazi con il resto della famiglia. Credo però che l’impegno scolastico richiesto dalla DAD li abbia aiutati a regolarizzare i ritmi di sonno-veglia e a dare un senso alle loro giornate.

Secondo voi, cosa ci ha insegnato di positivo questa emergenza e cosa, quindi, possiamo immaginare di mantenere nella didattica del futuro?
Francesco Bardell

A mio parere la didattica a distanza è un ottimo strumento in tempi di emergenza come quello che stiamo purtroppo vivendo. Ma non è immaginabile di poter proseguire un’esperienza del genere in tempi normali. Io spero vivamente di poter tornare in classe il prima possibile e poter continuare la didattica in presenza. Perchè non è paragonabile, in termini di efficacia, con quella a distanza.

Alessandra Giunta

Il nuovo sistema didattico svincolato dalla sua natura di obbligo ha fatto comprendere a molti studenti il vero valore del sapere. Che rappresenta prima di tutto un’opportunità e non deve essere finalizzato al conseguimento di un voto. Alcuni allievi si sono rivelati sorprendenti partecipando attivamente alle videolezioni con interventi e proposte, mostrando interesse e curiosità. Questa nuova impostazione di lavoro infatti agevola lo sviluppo di un insegnamento attivo basato sull’interazione reciproca e sulla continua stimolazione della classe. Cosa di cui faremo tesoro anche una volta tornati a scuola.

Maria Cristina Scala

In futuro la DAD potrebbe rivelarsi una risorsa per i periodi di sospensione causata da eventi straordinari, come un’allerta meteo. Le classi virtuali potrebbero essere utilizzate anche in futuro per organizzare lavori di gruppo per interclasse, progettualità, recupero e valorizzazione delle eccellenze. Nonché per beneficiare di videoconferenze con esperti o con studenti da tutto il mondo. Anche la consegna degli elaborati in modalità digitale su classi virtuali, corretti e restituiti sulle stesse, ridurrebbe l’impatto ambientale del materiale cartaceo e garantirebbe una più agevole conservazione degli stessi.

L’intervista continua ….

Le storie animate: dal libro al video

in Approcci educativi/Esperienze digitali by
Le “storie animate” dal libro al video, un’altra forma del narrare.

In queste settimane di lockdown, molti bambini e bambine hanno riscoperto la gioia e il divertimento di leggere una storia o ascoltarla!

Tanti autori e editori hanno messo a disposizione dei piccoli lettori i propri libri o le proprie storie animate, utilizzando social e piattaforme on-line.

Sul canale YouTube di Librì, editore specializzato nei progetti educativi per la scuola, sono disponibili tante storie animate per piccoli e grandi lettori.

È stata Maria Cristina Zannoner, editore e amministratore delegato di Librì, a rendere disponibile gratuitamente a tutti questa nuova forma di narrazione. Partendo dal testo e dai disegni dei suoi libri più letti e amati dal piccolo pubblico si arriva a Youtube.

Non solo, Cristina Zannoner ha voluto prestare la propria voce narrante a questo esperimento.

Un esperimento sicuramente amatoriale, con l’obiettivo preciso di regalare una piccola pillola di intelligenza e conforto a tutti i bambini chiusi in casa.

Ascoltando e guardando le storie di Librì, sarà possibile incontrare il misterioso Billi Acchiappapaura, il lupo che aveva paura delle favole, il topo che misurava i fulmini. Oppure l’elefantino Mo e la mosca Eli. Fino al il piccolo Nic, che grazie all’inaspettato regalo della nonna parte per un viaggio straordinario alla scoperta dell’amicizia.

Storie e favole per grandi e piccoli lettori, da ascoltare ma anche da vedere, grazie al montaggio degli splendidi disegni che illustrano i libri.

Le storie animate sono anche degli ottimi strumenti didattici per stimolare la fantasia e la creatività, che gli insegnanti possono utilizzare come letture da assegnare ai propri alunni per toccare temi e valori importanti.

Qualche esempio?

Perché non cominciare della paura…

La comunicazione prima e dopo il Coronavirus

in Approcci educativi/Tavola Rotonda by
Come cambia la comunicazione ai tempi del Covid-19: ne parliamo con la professoressa Benedetta Baldi.

Un virus inaspettato e dal nome sinistramente evocativo ha fatto irruzione in maniera inaudita nelle nostre vite. L’emergenza legata al Coronavirus (Covid-19) ha creato un cambiamento radicale nel nostro modo di vivere e, conseguentemente, nel nostro modo di comunicare e stare con gli altri.

Nelle aziende si è messo in atto lo smartworking, finora poco utilizzato nel nostro Paese; Pubblica Amministrazione e musei si stanno sempre più appoggiando ai social. E nelle scuole di ogni ordine e grado è partita – anche se in maniera non uniforme sul territorio – la didattica a distanza.

Nella scuola italiana, a livello tecnologico, è stato fatto un improvviso salto in avanti nell’uso di social e piattaforme on-line, che molti già auspicavano.

Suona dunque profetico un celebre aforisma di Kafka: “Da un certo punto in là non c’è più ritorno. È questo il punto da raggiungere”.

Per capire insieme agli insegnanti e agli educatori che seguono Occhiovolante cos’è accaduto e cosa potrebbe accadere, in ambito scolastico, abbiamo rivolto qualche domanda alla professoressa Benedetta Baldi.

La professoressa è Presidente del Corso di Studio in Scienze Umanistiche per la Comunicazione dell’Università di Firenze e Coordinatore del Master in ‘Pubblicità istituzionale, comunicazione multimediale e creazione di eventi’.

Prima di tutto, grazie per averci dedicato un po’ del suo tempo. In queste settimane, insegnanti di ogni ordine e grado si sono dovuti “reinventare” docenti a distanza per continuare la didattica. Come pensa che gli insegnanti – ma anche i bambini e i ragazzi – abbiano risposto a questo nuovo modo di fare scuola?

La familiarità con i mezzi di comunicazione digitali ha senz’altro facilitato la maniera di affrontare una contingenza così imprevista e drammatica. Certo, gli insegnanti e gli studenti hanno dovuto abituarsi ad un utilizzo del digitale più intenso, complesso e con nuove finalità. Rispondendo in generale in maniera efficace.

Tuttavia, l’intera comunicazione, non solo quella scolastica, risente di un disagio generale legato al fatto che negli esseri umani l’interazione in presenza, l’esperienza diretta e il coinvolgimento attivo sono essenziali dal punto di vista cognitivo.

Gli insegnanti mirano a riprodurre queste condizioni. Cercando di superare le differenze culturali e socio-economiche per cui ancora il 33,8% delle famiglie non ha un computer.

Quali consigli può dare, da esperta sulla comunicazione, agli insegnanti per utilizzare al meglio gli strumenti della didattica on-line?

In molte aree dell’insegnamento, le tecnologie multimediali hanno da tempo favorito nuove modalità di apprendimento, come nel caso delle lingue. Inoltre l’impiego di strumenti digitali per aumentare e compensare le conoscenze mostra che è possibile realizzare forme di collaborazione all’apprendimento, anche non in presenza.

Le potenzialità offerte dai mezzi digitali e dai social sono molte, come la possibilità di combinare oralità, materiali scritti e immagini in attività di tipo collaborativo.

In questa prospettiva, la comunicazione degli insegnanti dovrebbe tendere a privilegiare cultura e umanità che sono alla base di una scuola che mira a promuovere le capacità di ricerca e la curiosità dell’apprendente.

Gli alunni di tutta Italia si sono ritrovati improvvisamente lontani dalle aule, dagli insegnanti, dai compagni, dai gesti quotidiani. Secondo lei come possiamo aiutarli nello studio e sostenerli a livello emotivo in questo momento?

Come ricorda Dehaene nel suo bel libro “Imparare”, l’apprendimento si basa su capacità cognitive di cui disponiamo dalla nascita che dobbiamo parametrizzare sulla base delle esperienze e delle informazioni che riceviamo.

Apprendere non è imprimere sulla ‘cera molle’, in maniera arbitraria, ma attivare questa ricca dotazione e la plasticità cerebrale degli apprendenti, al fine di sviluppare conoscenze e abilità, quali scrittura e lettura, calcolo e matematica.

Il primo compito della scuola è favorire una modalità attiva da parte del discente, con una comunicazione impegnata a stimolarne la ricerca personale. Il rischio maggiore è legato alle distorsioni soggettive, autoreferenziali che questi mezzi consentono: lo studente deve essere educato ad un uso consapevole della discussione e del ragionamento online.

Quando saremo usciti dall’emergenza, cosa rimarrà di tutta questa esperienza nella didattica?

Il ritorno nella classe tradizionale sarà un momento emozionante, per tutti. La mancanza di socialità è il vero punto debole del processo a cui assistiamo. L’interazione tra persone crea la situazione e il contesto, cioè quell’insieme di contenuti e informazioni, implicazioni, ipotesi e conoscenze, emozioni, che solo lo scambio reale riesce a generare.

Questi sono gli aspetti che la lezione a distanza o l’interazione tramite mezzi digitali riducono drasticamente, anche se non completamente. Resterà forse l’esperienza di questa comunicazione ridotta, piuttosto che aumentata, visto che qui la tecnologia non si aggiunge alla comunicazione ordinaria, potenziandola, ma la sostituisce.

Si sarà fatto tuttavia un esercizio critico di particolari tipi di comunicazione artificiale, per quanto nati dall’uomo.

Crediti foto di copertina: uncoolbob

Didattica innovativa: è il metodo MODI

in Approcci educativi/Che scuole! by
Torniamo a esplorare le caratteristiche del metodo MODI, ovvero Migliorare l’Organizzazione Didattica.

Il metodo MODI sperimentato con successo da Caterina Cassese, insegnante nella Scuola Primaria dell’Istituto Ciresola di Milano, col supporto dei suoi colleghi e del Dirigente scolastico dottoressa Anna Polliani.

Parola d’ordine: personalizzare l’apprendimento

L’attenzione al singolo alunno, ai suoi tempi, alle modalità di apprendimento, ai suoi punti di forza, è fondamentale nel metodo MODI. Con la lettura della Storia dei Quattro Alberi (tratta da Immaginazione e apprendimento di R. Ciambrone), ogni bambino sceglie un albero (che rappresenterà il suo temperamento): il Salice piangente rappresenta il temperamento malinconico, la Betulla il temperamento sanguinico, il Tiglio il temperamento flemmatico, la Quercia il temperamento collerico.

Per individuare i temperamenti, viene raccontata anche la Storia dei Quattro Cavalieri(da Immaginazione e apprendimento di R. Ciambrone) e gli alunni rappresentano, con matite colorate e acquerello, il cavaliere che maggiormente rispecchia il proprio temperamento: il Cavaliere Giallo rappresenta il temperamento sanguinico, il Cavaliere Blu il temperamento malinconico, il Cavaliere Verde il temperamento flemmatico, Cavaliere Rosso il temperamento collerico.

E adesso, parola alla maestra Caterina Cassese!

Sono tante le domande e le curiosità che ci vengono in mente avvicinandoci al metodo MODI. E alcune le abbiamo girate direttamente alla maestra Cassese, che da qualche anno lo sperimenta con successo nelle sue classi.

Come viene vissuto dai bambini e dalle famiglie questo metodo innovativo? Ci sono state delle resistenze o è stato vissuto subito come un’opportunità?

I bambini e i genitori sono entusiasti e soddisfatti, sin dall’inizio hanno colto nel progetto un’arricchente opportunità di crescita formativa per i loro figli. Questo perché favorisce tempi più distesi, un maggiore rispetto del modo in cui ogni singolo bambino apprende, una riduzione della frammentazione “per discipline” e del lavoro singolo. Questo a favore di maggiori approfondimenti per ogni singolo argomento e la possibilità di lavorare molto in gruppo. Senza dimenticare che il CeDisMa (Centro studi e ricerche sulla Disabilità e Marginalità) ha il compito di supervisionare la sperimentazione oraria”.

Come viene visto questo metodo dagli altri insegnanti, che utilizzano il metodo tradizionale?

Preferirei non rispondere, si tende un po’ ad evitare ciò che ci spaventa, ma è normale…“.

Facendo riferimento alla sua esperienza, quali sono le sue impressioni?

“Il progetto richiede la disponibilità di tutti i componenti del team a mettersi in gioco, rendendo molto flessibile la programmazione delle discipline, accantonando le rigidità che “ingessano” lo sviluppo delle stesse in schemi molto settoriali”.

Un’ultima domanda, che può interessare molti lettori di Occhiovolante: gli insegnanti hanno bisogno di una formazione specifica?

No, occorre solo tanto coraggio a mettersi in gioco…“.

“Il più grande errore fatto nell’insegnamento nel passato è stato quello di trattare tutti i ragazzi come se essi fossero varianti di uno stesso individuo, e così sentirsi giustificati nell’insegnare loro lo stesso argomento nello stesso modo”

(H. Gardner)

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