Gli oggetti parlanti: trasformare le tracce in fonti di informazione.

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Un’attività per la scuola secondaria di primo grado per lavorare sulle fonti di informazione

Come insegnante di scuola secondaria di primo grado, e soprattutto come esperta di laboratori didattici, mi domando continuamente come poter utilizzare le meravigliose potenzialità del “Laboratorio didattico” nelle mie lezioni.

I laboratori didattici, che propongo attraverso il percorso Mani in Gioco, hanno specifiche caratteristiche e alcune di esse, non sono sostenibili nella didattica quotidiana perché:

  • Sono condensati di attività (giochi, racconti, esperimenti…) che creano meraviglia e curiosità per attirare velocemente l’attenzione dei ragazzi.
  • Hanno sempre una parte manuale che attiva e allena la parte creativa degli alunni.
  • Sono brevi, di circa 2 ore, e hanno tempi ben scanditi.
  • Di solito supportano un unico tema che si affronta a scuola.
  • Le attività sono studiate per dare autonomia ai ragazzi e ai bambini e in questa modalità si crea una bella confusione sonora e di movimento perché viene richiesto spesso di muoversi dai propri banchi, di collaborare, di lavorare su diverse postazioni… 

Organizzare un laboratorio didattico è impegnativo, ma anche molto stimolante per la classe

Per tutti questi motivi e per altri, organizzare un laboratorio didattico è molto impegnativo per l’insegnante, e secondo me, è possibile realizzarne al massimo 3 o 4 all’anno.

Le caratteristiche del laboratorio didattico che invece non vorrei perdere e che penso siano inseribili in un percorso di “didattica laboratoriale sostenibile” sono:

  • Gli studenti vengono messi al centro dell’attività didattica e si parte da ciò che conoscono e vivono.
  • L’attività prevede che gli alunni siano attivi e, dati man mano gli obiettivi, si muovano in autonomia.
  • Durante un laboratorio didattico gli studenti vanno alla ricerca di qualcosa, stimolando curiosità e desiderio di saperne di più.
  • Nel laboratorio didattico ognuno è libero di esprimere le prorpie ipotesi o di commettere errori che sono utili a tutti per ripartire facendo meglio.
  • Il tempo è disteso e, anche se i tempi sono ben scanditi, si lascia il tempo a ciascuno per arrivare al traguardo.
  • Spesso si lavora insieme (che è una delle cose più difficili) cercando di adeguare il proprio passo a quello degli altri per arrivare alla meta.

Non volendo quindi perdere questi ed altri aspetti positivi, ho pensato a come progettare una percorso di “didattica laboratoriale sostenibile” che prenda spunto dall’esperienza dei laboratori didattici ma che appunto sia sostenibile nella quotidianità e mi permetta di non impazzire nella preparazione.

In questa modalità di lavoro posso così alternare: lavori di gruppo, attività più manuali, flipped classroom, attività sulla linea del tempo, lezioni frontali, ricerche ecc… 

Progettare i percorsi e definire gli obiettivi

Per farlo mi affido all’esperienza maturata nell’Associazione Clio ‘92, definendo preventivamente sia i “concetti fondanti” che voglio supportare con la mia attività sia “processi di trasformazione” che voglio trattare in classe. 

Nei prossimi articoli troverete descritte 3 brevi attività che possono essere inserite nell’attività quotidiana e che mi aiutano a lavorare, durante l’anno scolastico, in modo particolare sul concetto fondante di Traccia che, se interrogata, può trasformarsi in Fonte di informazione.

Gli oggetti parlanti: l’attività

Ho chiamato questa prima attività “Gli oggetti parlanti” e consiglio di realizzarla all’inizio dell’anno proprio per cominciare a lavorare sul concetto fondante di Traccia \ Fonte perchè, come ci ricordano le Indicazioni Nazionali è importante che i nostri alunni sappiano “usare fonti di diverso tipo per produrre conoscenze sui temi definiti”.

Partiamo con un a domanda utile: Perchè chiamiamo “Traccia” gli oggetti costruiti dall’uomo (o le tracce del suo passaggio) e non “Fonti di Informazione”? 

Perchè un oggetto di per sé è neutro, non ci da informazioni a meno che noi non gli facciamo alcune domande e a quel punto, ricercando in quell’oggetto la risposta, lo trasformiamo in fonte di informazione! 

Un oggetto di conseguenza può essere contemporaneamente diversi tipi di fonte (scritta, visiva ecc…) e custodire anche diversi tipi di informazioni (chi lo ha fatto, il materiale, lo stile ecc…).

Per introdurre il concetto di oggetto che è traccia e diventa fonte di informazione,  leggo in classe, prima dell’attività vera e propria l’albo illustrato  “la casa che un tempo”; il racconto letto mi serve per attivare la riflessione sulle tematiche trattate senza che sia io a parlare: l’ascolto crea già da solo quelle domande e quella curiosità che mi servono per attivare la memoria dei miei ragazzi!

In questo racconto i due bambini, protagonisti della storia, esplorano una casa abbandonata e, grazie agli oggetti curiosi che trovano in essa, cominciano a farsi delle domande…

Da qui prende il via l’attività chiamata “Gli oggetti parlanti” che si sviluppa in diverse fasi:
  1. Chiedo ai bambini di portare a scuola un oggetto di quando erano piccoli e di consegnarmelo mettendolo dentro ad un sacco, senza che i compagni lo vedano; l’oggetto può essere qualunque cosa: gioco, coperta, pupazzo, foto ecc…
  2. Una volta raccolti gli oggetti scrivo alla lavagna alcune domande chiave che ci guideranno nell’analisi:
  • Che cos’è?
  • A cosa serve?
  • Per quale età è indicato?
  • E’ per un maschio o per una femmina?

I ragazzi scriveranno sul loro quaderno queste domande.

  1. A questo punto cominciamo ad analizzare gli oggetti che verranno estratti dal sacco e non verrà detto a chi appartengono.
  • Per ogni oggetto estratto facciamo delle ipotesi, confrontandoci fra noi; poi alla fine il proprietario confermerà o smentirà le nostre ipotesi.
  • Requisito fondamentale per giocare è il non giudicare le risposte degli altri! Non ci saranno risposte giuste o sbagliate ma solo ipotesi.
  • Alla fine dell’attività chiedo ai ragazzi di scegliere tre oggetti fra quelli estratti  e di descrivere l’analisi fatta in classe e poi la conferma ( o la correzione) da parte del proprietario.

4. Alla fine dell’attività chiedo ai ragazzi di scegliere tre oggetti fra quelli estratti  e di descrivere l’analisi fatta in classe e poi la conferma ( o la correzione) da parte del proprietario.

Per altre attività da fare in classe visita la sezione dedicata qui!

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