educazione emotiva

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A scuola di… educazione emotiva!

in Zigzag in rete by

Educazione emotiva, ovvero: creatività, flessibilità, attitudine alla risoluzione dei problemi e molto altro! Scopriamo insieme cosa si studierà a scuola!

A gennaio 2022 è stata presentata alla Camera la proposta di legge relativa all’educazione emotiva. L’obiettivo è quello di introdurre nel sistema scolastico l’apprendimento delle “life skills“, ovvero: creatività, flessibilità, attitudine alla risoluzione dei problemi, capacità di giudizio e capacità di argomentazione e di interazione.

Se da un lato, infatti, la scuola prepara gli studenti sulle materie cognitive, dall’altra non fornisce le basi necessarie per vivere la vita adulta. In ciò ha probabilmente avuto un ruolo la pandemia, rendendo evidenti necessità sociali che l’Italia adesso non può più ignorare.

Life skills

Con il termine life skills si intendono tutte le abilità sociali ed emozionali che ci permettono di gestire al meglio le relazioni, affrontando in modo efficace e maturo la vita quotidiana. Sono tantissimi, infatti, gli episodi in cui le difficoltà relazionali sfociano in difficoltà sociali.

Educazione emotiva: come cambierà il sistema scolastico?

ll progetto durerà per tre anni a partire dall’anno scolastico 2022/2023. Saranno le singole scuole, in piena autonomia, a stabilire quali competenze non cognitive verranno affrontate di volta in volta nelle classi. In questo modo non ci sarà alcuno stravolgimento dei programmi scolastici, e nessuna introduzione di nuove materie.

Si tratterà, per l’insegnante, di migliorare il rapporto con e tra gli studenti, sviluppando competenze come coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale.

Qui trovi un interessante webinar dal titolo “Insegnare con empatia, insegnare l’empatia”, che può tornarti utile!

Maggiori informazioni sulla proposta di legge qui.

Foto di copertina by Nick Fewings on Unsplash

L’educazione del cuore attraverso la pedagogia delle emozioni

in Approcci educativi by
La pedagogia delle emozioni si occupa di come si costruisce l’intera personalità del bambino, nei suoi aspetti cognitivi, sociali e comportamentali.  Keep Reading

Empatia: il webinar in collaborazione con Sanofi.

in Corsi di formazione by

Come imparare a mettersi nelle scarpe dell’Altro? Ce lo siamo chiesti nel webinar organizzato da Librì Progetti Educativi, in collaborazione con Sanofi!

Lo avevamo annunciato in questo articolo: giovedì 27 gennaio si è tenuto il webinar gratuito organizzato da Librì Progetti Educativi, in collaborazione con Sanofi, sul tema dell’empatia.

Titolo del webinar: “Insegnare con empatia, insegnare l’empatia“.

Sanofi

Sanofi è una delle principali realtà industriali del settore farmaceutico; da oltre 35 anni è impegnata nella ricerca di terapie innovative che possano migliorare la qualità di vita di persone affette da malattie gravi, croniche e progressivamente invalidanti.

A ciò, affianca anche progetti dedicati all’inclusione e alla diversità come valore (ricordiamo Più unici che rari, che si è aggiudicata recentemente il Premio della Giuria dell’VIII edizione del Premio OMaR per la Comunicazione sulle Malattie e i Tumori Rari).

Il webinar

Obiettivo del webinar, rivolto a figure professionali che operano in ambito educativo, spiegare come la gentilezza e l’attenzione verso l’Altro si imparino, grazie all’esempio, le parole, i gesti, i messaggi intenzionali ed efficaci.

Focalizzandosi sull’importanza di educare all’empatia e sulla consapevolezza emotiva per entrare nel mondo dell’Altro, si è cercato di comprendere come coltivare il rispetto verso gli altri, e come raggiungere la capacità di decentrarsi per “vedere” e cogliere punti di vista diversi.

Il webinar è stato tenuto da Graziella Favaro, pedagogista ed esperta di inclusione nella pluralità ed educazione interculturale, membro dell’Osservatorio nazionale sull’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura del MIUR, nonché coordinatrice della rete dei centri interculturali italiani.

Per coloro che non hanno potuto seguire in diretta il webinar, è ora disponibile cliccando –> qui !

Insegnare con l’empatia

in Corsi di formazione by

Come imparare a mettersi nelle scarpe dell’Altro? Lo scopriamo in questo webinar gratuito dedicato proprio al tema dell’empatia, realizzato da Librì – Progetti Educativi all’interno del progetto “Più Unici che Rari” e condotto dalla pedagogista Graziella Favaro.

Giovedì 27 gennaio, alle ore 16.30, la pedagogista Graziella Favaro terrà il webinar “Insegnare con empatia, insegnare l’empatia“, che spiega come la gentilezza e l’attenzione verso l’Altro si imparino, grazie all’esempio, le parole, i gesti, i messaggi intenzionali ed efficaci.

Focalizzandosi sull’importanza di educare all’empatia e sulla consapevolezza emotiva per entrare nel mondo dell’Altro, attraverso il webinar (realizzato in collaborazione con Sanofi) si comprenderà come coltivare il rispetto verso gli altri, e come raggiungere la capacità di decentrarsi per “vedere” e cogliere punti di vista diversi, emozioni e vissuti di chi sta vicino.

A chi è rivolto

L’evento formativo è rivolto a figure professionali che operano in ambito educativo; fornisce tecniche e strumenti per mettere in atto comportamenti empatici, migliorando così la qualità della relazione in situazioni di particolare complessità e stress. Propone inoltre strategie didattiche per allenare i bambini e i ragazzi a “mettersi nelle scarpe di…”, a prestare ascolto alle storie degli altri, a sperimentare gesti e parole di cura e di attenzione.

Che cosa si impara

Nello specifico, il webinar consente di acquisire conoscenze e competenze su:

  • il concetto di empatia dal punto di vista scientifico e culturale e conseguenze della sua mancanza;
  • la consapevolezza emotiva come via di accesso privilegiata al mondo dell’Altro;
  • le tecniche per comunicare empatia nella relazione con l’Altro (aspetti verbali e non verbali);
  • proposte didattiche per guidare ed educare gli allievi verso atteggiamenti e comportamenti empatici.

Graziella Favaro

Pedagogista ed esperta di inclusione nella pluralità ed educazione interculturale, è membro dell’Osservatorio nazionale sull’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura del MIUR, e coordina la rete de centri interculturali italiani.

Per seguire gratuitamente il webinar di giovedì 27, ore 16.30, clicca qui!

A tutti i partecipanti verrà rilasciato l’attestato di partecipazione, valido per le ore formative!

Foto di copertina by Annie Spratt on Unsplash

Affrontare il tema della morte con i bambini con l’aiuto dei cortometraggi

in Pensare con gli occhi by
C’è un tema sul quale noi adulti siamo spesso reticenti, se non addirittura impegnati in velocissime fughe per distanziarcene, e che invece sarebbe bene tener presente nelle nostre relazioni con i bambini e le bambine: la morte.

Quante volte i nostri figli e le nostre figlie (o i nostri alunni e le nostre alunne) entrano in contatto con la morte? Indirettamente, cioè attraverso linguaggi e apparati di mediazione (film, serie, cartoons, videogames, telegiornali etc.); o, anche, direttamente (la scomparsa di una persona cara, ad esempio un nonno o una nonna; oppure la morte di un cane, di un gatto, di un pesce rosso).

La morte fa parte della vita, questa è una considerazione elementare e propria a qualsiasi essere vivente. Quindi non sarebbe male, ogni tanto, provare a trattare anche questo tema con la serenità e la profondità emotiva che richiede.

Qualche cortometraggio, ma sono solo alcuni esempi, ci può aiutare.

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore di William Joyce

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore (è anche un magnifico albo illustrato) racconta di come la vita e la letteratura siano strettamente intrecciate, l’una producendo storie che vengono raccontate dall’altra, in un incessante vortice di esperienze e narrazioni che può andar oltre la fine dell’esistenza fisica.

La noria di Carlos Baena

Più adatto per i ragazzini e le ragazzine degli ultimi anni della scuola primaria o della scuola secondaria di primo grado è La noria di Carlos Baena.

Qui si parla, con alcuni risvolti che potrebbero sembrare horror, ma che contengono una enorme delicatezza e sensibilità, di un ragazzino che trova il modo di entrare in contatto con un padre morto in guerra. Storia, animazione e musica concorrono a creare un cortometraggio che non può mancare di emozionare e commuovere.

The Sinking of the Lusitania

Tornando indietro di più di cent’anni, e nella storia del cinema, è possibile proporre The Sinking of the Lusitania.

Realizzato nel 1918 dal grandissimo Winsor McCay (creatore del personaggio dei comics Little Nemo e della dinosaura Gertie nei disegni animati). Il cortometraggio ricostruisce l’episodio storico dell’affondamento della nave passeggeri Lusitania da parte di un sommergibile tedesco, il 7 maggio 1915, episodio che convinse definitivamente la politica e l’opinione pubblica statunitense a entrare direttamente nel primo conflitto mondiale.

Shoah di Giuliano Parodi

Infine – ma, come detto, le possibilità rintracciabili nel web e in home video sono moltissime – è sempre di grande valore la proposta di partire dai tre minuti e otto secondi di Shoah di Giuliano Parodi.

Per parlare con i bambini e le bambine dei campi di sterminio nazisti, non limitando la memoria ad un unico giorno previsto dalle ricorrenze istituzionalizzate, ma assumendola come bene essenziale per una educazione collettiva alla condivisione del comune destino di abitanti della Terra.

Spesso i film ci vengono in aiuto e ci permettono di affrontare temi delicati ed importanti con i più piccoli. Ne avevamo parlato anche qui.

Capire le emozioni? Ci aiutano le fiabe!

in Approcci educativi by
Intervista a Tiziana Bruno, insegnante, sociologa, formatrice e autrice di un interessante saggio: le fiabe come strumento didattico.

«Le emozioni guidano la formulazione del pensiero, riuscire a padroneggiarle è il requisito fondamentale per concentrarsi, per trovare motivazione, per affrontare con profitto lo studio» , spiega Tiziana Bruno, autrice del saggio “Insegnare con la letteratura fiabesca”. Le abbiamo rivolto qualche domanda per saperne di più.

Buongiorno Tiziana, ci racconti chi sei, e quale sia la tua formazione?

«Mi occupo di didattica da diversi anni, come insegnante e come sociologa, ma soprattutto mi intrufolo negli ambienti educativi grazie alle mie storie per ragazzi. Sì, sono anche un’autrice di letteratura giovanile. Scrivo perché le storie che leggevo da bambina mi rendevano felice, la lettura trasformava la mia vita in maniera meravigliosa.

ll’ultima pagina, richiudevo il libro e mi sentivo più ricca, capace di scrutare oltre l’apparenza e pronta ad affrontare serenamente ogni contrarietà. Il mondo fiabesco è stato centrale nella mia formazione perché mi ha offerto gli strumenti per capire, sognare, crescere, progettare.

Il serbatoio per imparare i sentimenti, per sciogliere i nodi interiori. Il passaggio alla scrittura ha rappresentato Il completamento naturale della lettura. Quello che maggiormente desidero è rendere felici i miei giovani lettori come lo sono stata io da piccola.

E la letteratura è anche al centro della mia attività di sociologa. Le ricerche che conduco sono rivolte all’impiego della lettura come strumento per creare autentiche comunità educanti».

Tu hai scritto un saggio dal titolo intrigante: Insegnare con la letteratura fiabesca. Da dove nasce l’idea e da dove l’esigenza di scrivere questo saggio?

Credo profondamente nel seme evocatore della fiaba.

« Un seme che ritengo fondamentale per lo sviluppo dell’individuo e della società intera, in qualunque epoca. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso la mitologia, noi li impariamo attraverso la letteratura. Come spesso ripete Umberto Galimberti “i sentimenti si acquisiscono culturalmente e socialmente” e dunque vanno educati.

Purtroppo l’educazione emotivo-relazionale ormai sfugge dalle mani delle famiglie, come della scuola, spesso per mancanza di tempo: i genitori sono attanagliati da ritmi frenetici, gli insegnanti combattono con burocrazia e stress.

Ma quando il disagio dei ragazzi o gli episodi di bullismo ci spiazzano e ci spaventano, dobbiamo fermarci a riflettere e riconoscere che sono conseguenza dell’analfabetismo emozionale dilagante.

Siamo in una situazione di emergenza affettivo-relazionale e questo mi ha spinta a cercare delle vie di uscita. Non è più possibile trascurare la didattica emozionale, non possiamo più pensare a una scuola orientata esclusivamente al potenziamento delle abilità intellettive a discapito di quelle emotive. Le neuroscienze ci spiegano che lo sviluppo intellettivo e l’apprendimento sono fortemente influenzati da emozioni e sentimenti.

Le emozioni guidano la formulazione del pensiero, riuscire a padroneggiarle è il requisito fondamentale per concentrarsi, per trovare motivazione, per affrontare con profitto lo studio. Ho riflettuto a lungo su quali strumenti utilizzare per insegnare ai piccoli a (ri)conoscere e gestire emozioni e sentimenti. Dai miei studi è emerso che la fiaba è davvero il più efficace dei mezzi.

Così è nato “Insegnare con la letteratura fiabesca”, con l’intento di esplorare insieme ai docenti un sentiero attraverso il quale aiutare i ragazzi ad accedere alla propria personalità, imparare a riflettere e relazionarsi, prendere coscienza dei propri stati emotivi, sviluppare capacità logiche e pensiero creativo, rafforzare la motivazione allo studio» .

Possiamo davvero migliorare la didattica a scuola?

«Per migliorare la didattica, ma anche in generale la qualità della nostra vita, dobbiamo necessariamente imparare a gestire le nostre emozioni e quelle dei ragazzi. Bisogna saperle governare tutte, sia quelle che creano squilibrio (paura, invidia, rabbia, gelosia) che quelle piacevoli (gioia, speranza, volontà, gratitudine, fiducia).

Se, insieme ai nostri ragazzi, impariamo a canalizzare l’energia emotiva, questo avrà un impatto positivo sul loro rendimento scolastico, sulle loro relazioni e sul benessere psicofisico di noi tutti, bambini, docenti e genitori. E sì, finalmente potremo dire di aver inventato un mondo nuovo. Proviamoci, ne vale davvero la pena.

Le fiabe incoraggiano l’apprendimento perché coinvolgono emotivamente, nel pieno rispetto della diversa sensibilità di ognuno. Ogni individuo, specie se giovanissimo, per poter imparare qualcosa deve avere un buon rapporto con le proprie emozioni.

I concetti che impariamo in maniera immediata e facile sono quelli collegati alle emozioni positive.

Bambini e ragazzi, in molti casi, arrivano a scuola carichi di difficoltà. Il deficit di attenzione, per esempio, è un problema che le statistiche ci rivelano essere diffuso sia tra i piccolissimi che tra gli adolescenti, e gli psicologi spiegano che deriva spesso dall’uso compulsivo di apparecchi elettronici. In queste condizioni diventa problematica anche la relazione con i compagni, oltre che con l’insegnante. Ma la buona notizia è che il livello di attenzione può essere potenziato in qualsiasi fase della vita, insieme alla consapevolezza dei propri stati d’animo e all’empatia.

La fiaba ci racconta di eventi che riguardano l’essere umano nel suo cammino, per questo cattura facilmente l’attenzione. L’importante è utilizzare le giuste strategie di lettura. Non è difficile, anzi è un’attività piacevole anche per il docente.

La lettura a voce alta è un atto di accoglienza e di cura che regala emozioni meravigliose a chi ascolta e a chi legge. E’ un momento di accettazione, che aiuta il bambino a trasformare anche le proprie emozioni negative qualcosa di positivo e utile alla sua vita».

In quali “materie” possiamo inserire l’uso della fiaba?

«Praticamente possiamo impiegare la letteratura fiabesca in tutti gli ambiti disciplinari: scientifico, umanistico, artistico, tecnico. E’ necessario insegnare ai ragazzi a pensare. L’insegnamento delle materie tradizionali come la matematica, le scienze, le lingue, deve essere affiancato da strategie educative che consentano di acquisire consapevolezza di come funzionano la propria mente e i sentimenti.

Ed è esattamente ciò che possiamo fare con la pratica della narrazione fiabesca, fin dai primi anni dell’apprendimento scolastico la letteratura conduce i piccoli a sviluppare il pensiero autonomo e la capacità di creare nuove idee.

Non a caso ho scelto Alice per la copertina del libro: è il personaggio che più di ogni altro rappresenta l’esplorazione della realtà interiore, sia mentale che emotiva, con tutte le sue contraddizioni. E questo tipo di esplorazione è vitale non soltanto per i piccoli, ma per tutti noi, a qualunque età.

Impiegata nel modo giusto, la letteratura fiabesca è utile a impostare percorsi veramente efficaci anche nell’affrontare realtà complesse come il bullismo, l’autismo, il mutismo selettivo, la fragilità emotiva, la competizione sfrenata.

Impiegata nel modo giusto, la letteratura fiabesca è utile a impostare percorsi veramente efficaci anche nell’affrontare realtà complesse come il bullismo, l’autismo, il mutismo selettivo, la fragilità emotiva, la competizione sfrenata. Attenzione, però.

Quando uso la parola “fiaba” mi riferisco sempre alla versione letteraria originale, non certo ai sottoprodotti editoriali che mistificano i contenuti delle opere fiabesche, riempiendole di stereotipi e sciocchezze varie.

La letteratura fiabesca è relativamente giovane, esiste da pochi secoli, ma ha subito mortificazioni di ogni sorta arrivando a noi spesso in forma distorta a causa di versioni cinematografiche arbitrarie e libercoli redatti in maniera approssimativa e frettolosa.

Affinché risulti efficace, occorre recuperare le versioni letterarie autentiche, magari ripubblicate in un linguaggio aggiornato ai tempi, ma senza modifiche ai contenuti. Le fiabe classiche, e quelle moderne, sono opere d’arte a cui non possiamo fare dei ritocchi a nostro piacimento.

La letteratura fiabesca, diceva sapientemente Umberto Eco, è una letteratura aperta perché consentedi elaborare ulteriori possibilità e nuove idee, ma non può e non deve essere oggetto di manipolazioni mortificanti (come del resto ogni altra opera d’arte)».

Qualche “pillola” del metodo. Come ci si approccia? Quali i passaggi in classe?

«Più che un metodo, la definirei una strategia didattica che parte dalla lettura ad alta voce in classe per concludersi poi in mille modi diversi, in base alla reazione e alle esigenze dei ragazzi.

La lettura a voce alta è un atto di accoglienza e di cura, che regala emozioni meravigliose a chi ascolta e a chi legge. E’ un momento di accettazione, che aiuta il bambino a trasformare anche le proprie emozioni negative qualcosa di positivo e utile alla sua vita.

Ma l’attività del leggere non può essere lasciata all’improvvisazione, affinché risulti davvero efficace occorre seguire dei criteri precisi. Per questa ragione, con il mio saggio accompagno il docente nell’acquisizione degli atteggiamenti giusti da tenere durante la lettura.

La prima parte, quella teorica,  illustra l’utilità della letteratura fiabesca nei diversi ambiti didattici e, in appendice, sono proposti quindici laboratori interdisciplinari e degli esempi di unità di apprendimento per la scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, con compiti di realtà e percorsi per affrontare il bullismo, potenziare l’inclusione e migliorare le relazioni in classe».

Fai formazioni? Che percorsi proponi ai docenti?

«A partire dal 2012, quindi ben prima dell’uscita del libro, ho iniziato a girare l’Italia proponendo corsi di formazione a docenti e genitori. Anzi, il saggio è nato proprio su richiesta dei docenti che sentivano il bisogno di avere una guida da consultare.

E i corsi di formazione si sono intensificati dopo l’uscita del saggio, anche grazie alla casa editrice che li offre in maniera gratuita ai docenti in servizio. Sono davvero contenta. A pochi mesi dall’uscita, Insegnare con la letteratura fiabesca è stato adottato per i laboratori alla facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Lecce.  E in un sito svizzero lo hanno segnalato come libro utile agli insegnanti di Italiano Lingua2.

Ma l’episodio che mi ha resa oltremodo felice risale a poche settimane fa, quando un’insegnante della scuola Secondaria mi ha telefonato per dirmi di aver sperimentato in classe la mia strategia. Era commossa, tutti i suoi alunni avevano mostrato un’attenzione inusuale durante la lettura, anche gli iperattivi, i ragazzi con bisogni educativi speciali, gli alunni stranieri. Tutti.

Mi ha ringraziato e le ho risposto che in realtà sono io a dover ringraziare tutti i miei lettori perché mi danno la gioia immensa di vedere germogliare il piccolo seme che ho gettato al vento.

L’intera classe era rimasta ad ascoltare, con la gioia nello sguardo. E, nei giorni successivi, le lezioni della materia avevano preso una piega diversa, suscitando maggiore curiosità».

Per maggiori info: www.rosatiziana.com
Credits foto: H for Home

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