attività di classe

La vita nascosta delle cose: trasformare con la foto-illustrazione

in Attività in classe by
Marianna Balducci ci racconta come ridare vita agli oggetti, trasformandoli con la foto-illustrazione.

Quando ci approcciamo alla foto-illustrazione con l’intento di trasformare un oggetto in qualcos’altro, attiviamo un doppio meccanismo: uno puramente formale che agisce sulle consonanze estetiche (quella cosa ha una forma analoga a…, assomiglia a…) e uno più narrativo che, più o meno consapevolmente, può trasformare quell’oggetto nello spunto per un discorso (una presa di posizione, una rivelazione, una storia da raccontare).

Nasce così “La vita nascosta delle cose” con la foto-illustrazione: una raccolta di oggetti quotidiani estrapolati dal loro contesto e fotografati su un set neutro per poi essere trasformati, attraverso il disegno (qui realizzato a china e poi concluso digitalmente), in nuove macchine impossibili.

Verrebbe da dire anche “inutili” per citare Munari, ma qui in realtà un’utilità si conserva pur nella surreale licenza che la fantasia ci concede ed è, ancora una volta, doppia (ed è proprio in quell’equilibrio che sta l’esercizio). L’oggetto fotografato resta riconoscibile, non viene mai alterato o coperto al punto tale da scomparire in favore del disegno; allo stesso tempo a quell’oggetto si sta attribuendo una funzione nuova, una missione fantastica, un imprevedibile destino.

Perché allora proprio “la vita nascosta delle cose”? Perché ogni tanto succede che gli oggetti si stanchino di essere quello che sono sempre stati e decidano di prendersi una vacanza. Alcuni forse aspirano a viaggi avventurosi in terre sconosciute, altri si accontentano di giocare con bimbi curiosi, mamme e papà coi pensieri leggeri, insegnanti con l’immaginazione scalpitante. Eccoli che sbucano fuori dai cassetti delle stoviglie, sgusciano via dalla scrivania e, con loro, desideri segreti, piccole paure, buoni propositi… E allora è un attimo che ti ritrovi a decollare a bordo del cavatappi, a smistare lettere d’amore con lo schiacciapatate, a salpare a bordo di un pennino.

Più l’oggetto è “banale”, di quelli che siamo abituati ad avere sotto gli occhi quotidianamente, più la sfida sarà ambiziosa. E se scegliamo un oggetto desueto (il pennino, per esempio), sarà bello vedere come indagare sulla sua originaria funzione, per poi poterla sovvertire, possa diventare un modo per riscattarne la memoria agli occhi dei giovanissimi osservatori. 

La foto-illustrazione in classe

Invitiamoli a scegliere un oggetto, vecchio o nuovo, che si trova proprio nelle loro case. La caccia potrebbe iniziare chiedendo ai bambini di fotografare quegli oggetti e discutere in classe l’esito di questa prima selezione per poi scegliere insieme il soggetto su cui ciascuno andrà a intervenire (e magari organizzare con l’insegnante dei veri e propri filoni tematici: le stanze, l’infanzia, i ricordi, persino spingerci a concetti più ambiziosi come il design). Una volta portato l’oggetto in classe, allestiamo un piccolo set neutro per la foto-illustrazione (basterà del cartoncino bianco o colorato e una lampada puntata contro l’oggetto) e facciamo più di uno scatto, girando e rigirando la nostra scelta in modo che diversi punti di vista suggeriscano diverse forme con cui giocare.

Intervistiamo l’oggetto e chiediamogli a cosa serve, chi lo usa, come è fatto e come funziona. Infine, interroghiamolo (e interroghiamoci) su cosa vorrebbe diventare, lasciando che siano proprio le sue forme a suggerirci un nuovo percorso (è un contenitore? che succede se lo capovolgo? guardandolo di profilo noto qualcosa che non avevo notato prima?). Per consentire più prove, possiamo dotare ciascun bambino di uno o più fogli di carta da lucido da sovrapporre alla foto per disegnare in trasparenza (con la matita, il trattopen, i pennarelli acrilici) prima di elaborare il proprio foto-disegno definitivo. Inserire uno o più personaggi potrà essere di ulteriore aiuto nel dare nuova forma al nostro oggetto e offrirà lo spunto per costruire vere e proprie storie.

Le cose, persino quelle che abbiamo sempre sotto gli occhi o quelle che ormai abbiamo dimenticato, sognano una vita segreta e, se siamo attenti e giuriamo di non dirlo a nessuno, forse saremo così fortunati da farcela raccontare.

Il Natale HA più voci: laboratorio di scrittura

in Approcci educativi/Attività in classe by
Cinzia Sorvillo ci racconta un laboratorio di scrittura creativa per una classe III della scuola media.

Parlando di scrittura creativa ci si domanda: come nasce un racconto polifonico? A volte in maniera casuale, inaspettata, non PROGRAMMATA; basta sapersi porre con spirito entusiasta  e costruttivo di fronte all’imprevedibile e all’inatteso che una classe e una lettura portano necessariamente con sé.

C’è stato un periodo in cui nella mia scuola abbiamo fatto i turni pomeridiani.  Il giorno in cui è questo racconto ha fatalmente preso vita erano le cinque del pomeriggio. Dalla finestra entrava il buio dei pomeriggi invernali e da lontano vedevamo accendersi le prime luci di case addobbate per il Natale.

Io e i miei alunni in quei giorni stavamo studiando il RACCONTO BREVE e insieme, sfogliano il nostro libro di antologia, ci siamo fermati sul celebre testo di Paul Auster, Il racconto di Natale di Auggie Wren.

Come noto, questo testo è un esempio di racconto nel racconto.

Protagonisti sono Paul Benjamin, il quale deve scrivere un racconto per il ‘New York Time’ e l’amico Auggie Wren, che si offre di raccontargli la miglior storia di Natale mai sentita. Una storia che da un lato mette in risalto l’intensa storia d’amicizia tra lo scrittore e il tabaccaio fotografo Auggie, dall’altro ci propone un racconto in cui prorompe la fatalità della vita, quella “musica del caso” che ritma in maniera inconfondibile le pagine di Auster.

In questo racconto nel racconto una coincidenza prende la forma di un incontro che trasforma la vita del protagonista: un incontro natalizio, casuale e inaspettato, che genera un cambiamento (in questo caso positivo).

Al termine della lettura, ho proposto così ai miei ragazzi di inventare una storia tutti insieme, partendo da un mio input e poi proseguendo la storia uno alla volta, a turno. Un laboratorio di scrittura creativa!

Ovviamente loro hanno accettato, come sempre, con entusiasmo. Il mio input è stato:

il protagonista è un maschio, è seduto al tavolo di un bar di un quartiere malfamato di New York e, per caso, incontra un altro ragazzo che gli cambierà il Natale.

I ragazzi hanno cominciato così a immaginare una storia.

 Io ho dato la parola in base a come si alzavano le mani e ho annotato su un quadernetto il racconto che stava venendo fuori. Purtroppo il suono della campanella ha interrotto la storia a metà, quindi ho proposto ai miei alunni di inventare dei finali singoli e di mandarmeli via mail.

È così che quindi, proprio perché ogni persona ha la sua voce e la sua storia, ognuno ha inventato il suo finale.

A me poi l’onere della selezione dei finali, che ho scelto solo in base a dei criteri di coesione e coerenza testuale e non di contenuto. Alla fine ho inserito il testo e alcuni finali sulla piattaforma gratuita SparkPage, che in questa classe ho insegnato a utilizzare per presentazioni di progetti e lavori di Storia.

Ne è uscita fuori una bella storia e nonostante i quattro finali proposti siano diversi, c’è un fil rouge che li accomuna. I ragazzi hanno immaginato:

  • una figura genitoriale che non ascolta la voce del figlio e la sua specificità altra da quello che l’adulto  vuole,
  • la solitudine del non essere ascoltati,
  •  la possibilità dell’incontro positivo, dell’incontro che offre una possibilità di cambiamento. 

Nella speranza che ognuno possa aprire e non chiudere lo sguardo agli incontri, auguro a tutti buon Natale con “Un incontro di Natale a New York”.

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