Metodi pedagogici: quali sono?

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Il più noto è il Montessori, ma di metodi pedagogici ne esistono davvero tanti: proviamo ad orientarci!

Si fa presto a parlare di metodi pedagogici: molte, infatti, sono le strategie e le tecniche di insegnamento che hanno dato vita a vari metodi didattici, più o meno adatti al contesto educativo in cui si opera.

Facendo un rapido excursus, chiudiamo gli occhi e torniamo indietro fino al 1937, anno di nascita, in Francia, dei Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva (CEMEA).

Costituiti da persone impegnate nell’educazione e nella formazione sociale, arrivati poi anche in Italia nel 1950, si fondano sui principi dell’Educazione Attiva. I CEMEA affermano che:

  • ogni essere umano ha la libertà di svilupparsi e trasformarsi nel corso della sua vita
  • esiste soltanto una educazione, che si rivolge a tutti
  • l’educazione tiene conto del reale in tutte le sue forme
  • l’ambiente è fondamentale nello sviluppo dell’individuo
  • l’educazione deve fondarsi sull’attività
  • ogni persona ha diritto al rispetto
Cosa significa EDUCAZIONE ATTIVA?

Significa offrire a chiunque situazioni nelle quali essere consapevole del mondo che lo circonda. In questo modo, egli/ella contribuisce all’ evoluzione, in una prospettiva di progresso individuale e sociale.

Il metodo Margherita Fasolo

Rientra nel principio dell’educazione attiva, e la sua finalità educativa è seguire gli interessi dei bambini in età 2 – 6 anni senza imposizioni, lasciandoli liberi nella scelta delle attività.  

Parte integrante del metodo Fasolo è il progetto di formazione continua o permanente dell’insegnante, per acquisire o migliorare gli strumenti professionali che valorizzino sempre di più i desideri del bambino.

Forte è anche il rapporto con i genitori, con incontri organizzati in gruppi nei quali discutere dei vari momenti della vita dei bambini a scuola.

Il metodo Analogico Bortolato

Da Camillo Bortolato, suo ideatore, è definito come quello più naturale e istintivo. Nella sua genialità, infatti, il bambino compie ogni minuto migliaia di calcoli e supposizioni, e metafore e analogie sono per lui all’ordine del giorno.

Quale migliore strumento dell’analogia – anziché la logica – per conoscere il mondo?

Il Reggio Emilia Approach

Punto di riferimento nel mondo, si sviluppa e rinnova quotidianamente nelle scuole e nei nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia.

Se ne inizia a parlare nella seconda metà dell’800, ma è negli anni ’60, con la figura di Loris Malaguzzi, che comincia a concretizzarsi l’idea di una rete di scuole e nidi d’infanzia comunali reggiani. 

Principale obiettivo di questo metodo, è il raggiungimento di una crescita armoniosa del bambino, portandolo ad essere un cittadino consapevole in grado di cooperare con il prossimo e rispettando l’ambiente.

Ogni bambino è considerato unico in quanto, nei suoi diversi tempi di sviluppo e crescita, possiede i “100 linguaggi e i 100 modi di pensare”.

L’ambiente poi è fondamentale nel valorizzare i 100 linguaggi, e lo fa tramite l’utilizzo del gioco, della musica, dell’arte e della cucina.

Ma quali sono, oggi, i metodi pedagogici più importanti? E come si decide se utilizzare l’uno piuttosto che l’altro?

Domande da un milione di dollari! Ma possiamo affermare che quelli al momento più utilizzati sono: il Montessori, il Waldorf-Steiner e l’Happy Child.

Il metodo Montessori è il più noto, e non solo agli addetti ai lavori, grazie anche alla fiction del 2007 di Canale 5 “Maria Montessori – una vita per i bambini”, con protagonista una strepitosa Paola Cortellesi. 

Elaborato tra il XIX e il XX secolo, il metodo Montessori parte dalla tesi che ogni bambino deve essere lasciato libero di esprimere le proprie capacità, senza che un adulto lo guidi.

Vi è alla base una grande fiducia dell’adulto verso il bambino, e la consapevolezza che questi apprenderà in tempi e modi diversi, in base alle proprie capacità e alla propria “mente assorbente”.

Le attività educative sono organizzate in modo da favorire la scoperta e la costruzione, senza oppressioni. Il docente semplicemente controlla che il bambino non diventi pericoloso per gli altri o per sé.

Libertà, spontaneità, fiducia, osservazione: questi i termini chiave del metodo Montessori, talmente noto e apprezzato da essere adottato attualmente da circa 65mila scuole in tutto il mondo.

Dal 1987, l’Opera Nazionale Montessori  – organizzazione nazionale di ricerca e formazione – sostiene, dal punto di vista metodologico, le scuole pubbliche e private che adottano il metodo Montessori, mediante apposite convenzioni.

Per questa ragione l’ONM promuove, a livello nazionale e internazionale, iniziative di studio e confronto con gli organismi istituzionali e con i rappresentanti delle diverse posizioni scientifiche e culturali.

Qui una lista aggiornata di tutti gli asili nido e le scuole Montessori in Italia.

Qui 100 attività in linea con la pedagogia montessoriana, per bambini dai 18 mesi. Per uno sguardo a 360° sul metodo, qui i riferimenti.

Per l’approfondimento del Waldorf-Steiner e dell’Happy Child, l’appuntamento è ai prossimi articoli in materia di metodi pedagogici!

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