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Scuole d’eccellenza: la Margherita Fasolo a Firenze

in Approcci Educativi by

Il Nido e la Scuola dell’Infanzia Margherita Fasolo, a Firenze, promuove il concetto di Scuola Attiva che, opponendosi all’autoritarismo educativo, valorizza carattere e interessi del singolo alunno fin dall’infanzia.

Se inizialmente il Nido e la Scuola dell’Infanzia Margherita Fasolo era ospitato e finanziato dalla Società di Mutuo Soccorso “Andrea Del Sarto” di Firenze, negli anni è stato spostato in viale Segni, via Faenza, via Bolognese e, infine, è approdato al numero 5 di via Cambray Digny.

Margherita Fasolo

Ma chi è stata Margherita Fasolo, che dà il nome al metodo pedagogico e a questo istituto privato, diventato negli anni scuola d’eccellenza nel panorama fiorentino (e non solo)?

Nata a Torino e trasferitasi a Firenze per ragioni di studio, Margherita Fasolo si laurea nel 1934 in Pedagogia, seguita dal pedagogista Ernesto Codignola.

Negli anni ’50 diventa non solo assistente alla cattedra di Pedagogia del Magistero fiorentino, ma anche traduttrice (dal francese) di alcuni classici dell’attivismo pedagogico, come La scuola su misura di E. Claparède e L’autonomia degli scolari di A. Ferrière.

Pubblica dunque La finalità dell’educazione, partecipando a varie associazioni internazionali educative, tra cui i CEMEA (Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva), della cui delegazione toscana è a capo.

Gli anni della guerra

Margherita Fasolo si distacca subito dal fascismo, aderendo ad un gruppo segreto in cui si leggono libri considerati proibiti. Con lo scoppio della guerra, la sua casa a Firenze, al civico 92 di via dei Della Robbia, diventa un centro di ritrovo della lotta clandestina e di assistenza ai prigionieri alleati in fuga.

Terminato il conflitto bellico, Margherita Fasolo sente l’esigenza di ricostruire l’Italia, partendo dalla scuola: da una parte, per offrire un futuro professionale ai giovani che avevano perso anni di studio; dall’altra, per il bisogno di una riedificazione culturale.

Occorre, infatti, segnare una radicale discontinuità con la scuola fascista.


Per una società di individui attivi e responsabili

Nel 1953 esce il suo Orientamenti sul problema educativo, in cui riporta le principali soluzioni pedagogiche che si collegano al bisogno di democrazia.
L’intento è dare vita a una società formata da individui attivi, responsabili, collaborativi, partecipi.

Come fare? Per Margherita Fasolo, opponendosi all’autoritarismo educativo, e valorizzando carattere e interessi del singolo alunno fin dall’infanzia, orientandolo nella direzione dell’autogoverno.

La Scuola Attiva

Tutto questo si traduce nel concetto di Scuola Attiva: l’insegnante deve conoscere e capire la psicologia del bambino, così come i suoi interessi, centrali nella stessa attività scolastica.

Così, si rinnova radicalmente il modo di “far lezione”, e si valorizza, più che il ruolo del maestro, quello dell’ambiente educativo.

Una scuola privata che non ha fini di lucro, né intenti confessionali, non può che ricercare le proprie ragioni in un’idea pedagogica che abbia le mani libere per poter sperimentare forme educative innovative, decisamente centrate sul benessere del bambino.

Il Nido e la Scuola dell’Infanzia Margherita Fasolo

L’esperienza educativa di questa scuola ha inizio nel 1965, promossa da un gruppo di genitori e di educatori facenti parte del già citato movimento educativo dei CEMEA.

Tra le caratteristiche peculiari di questa scuola d’eccellenza troviamo:

  • La pedagogia dei piccoli numeri: ideale per compiere esperienze in una situazione seguita e rilassata, con condivisione affettiva e senza un eccessivo sovraccarico.
  • Lo spazio per accogliere il disagio, di qualsiasi natura, senza trattarlo come speciale, ma considerandolo “ugualmente speciale”.
  • La programmazione, l’analisi, la verifica dell’azione educativa come elemento irrinunciabile e strumento cardine del lavoro di educatrici e insegnanti.
  • Il coinvolgimento delle famiglie nel progetto educativo, alla ricerca di un confronto e di una reciproca formazione.
La Carta dei servizi della Scuola

Realizzata in collaborazione con i servizi educativi del Comune di Firenze, e attraverso un percorso condiviso tra genitori, educatrici e insegnanti, è un documento che fa luce sul significato e sul modo di fare educazione nella scuola Margherita Fasolo.

Tra i suoi valori, spicca quello di costruire un ambiente di accoglienza laico, dove le opinioni hanno pari dignità, e il rispetto per l’altro è osservato ad ogni livello e su ogni piano.

Valore, questo, che si lega al principio di libertà nei tempi e nel vivere gli spazi, e che si esprime in un’offerta formativa ricca di proposte aperte: i bambini possano così orientarsi, riconoscersi e scegliere in base al proprio talento.

Metodi dell’Educazione Attiva

I metodi dell’Educazione Attiva che si ritrovano nel Nido e nella Scuola d’Infanzia Margherita Fasolo, sono:

  • la fiducia nelle risorse proprie di ognuno
  • la globalità dei linguaggi
  • il rispetto dei bambini: agire educativo nella totale assenza di giudizio
  • il clima di libera espressione
  • l’importanza dell’ambiente di vita elaborato dal gruppo delle insegnanti e dalla coordinatrice
  • il costante riferimento alla realtà: ciò che si propone risponde alle esigenze e competenze di quei bambini e di quegli adulti in quel momento specifico
  • l’atteggiamento educativo delle educatrici: nessuna prevaricazione né intromissione, ma presenza costante durante tutte le attività
Linee guida della scuola

I principi sopra riportati si legano indissolubilmente a queste linee guida, che fanno della scuola Margherita Fasolo un punto di riferimento nel panorama educativo:

  • attività organizzate in piccoli gruppi
  • rapporto adulto bambina/o 1 a 10 nella scuola per l’infanzia e 1 a 7 nelle sezioni “margherita” e “primavera”
  • seguire il metodo del lavoro di gruppo tra le insegnanti
  • partecipazione attiva dei genitori
  • formazione e aggiornamento permanente delle insegnanti

Per ulteriori informazioni sul metodo e sulla scuola Margherita Fasolo, clicca qui.

Metodi pedagogici: quali sono?

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Il più noto è il Montessori, ma di metodi pedagogici ne esistono davvero tanti: proviamo ad orientarci!

Si fa presto a parlare di metodi pedagogici: molte, infatti, sono le strategie e le tecniche di insegnamento che hanno dato vita a vari metodi didattici, più o meno adatti al contesto educativo in cui si opera.

Facendo un rapido excursus, chiudiamo gli occhi e torniamo indietro fino al 1937, anno di nascita, in Francia, dei Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva (CEMEA).

Costituiti da persone impegnate nell’educazione e nella formazione sociale, arrivati poi anche in Italia nel 1950, si fondano sui principi dell’Educazione Attiva. I CEMEA affermano che:

  • ogni essere umano ha la libertà di svilupparsi e trasformarsi nel corso della sua vita
  • esiste soltanto una educazione, che si rivolge a tutti
  • l’educazione tiene conto del reale in tutte le sue forme
  • l’ambiente è fondamentale nello sviluppo dell’individuo
  • l’educazione deve fondarsi sull’attività
  • ogni persona ha diritto al rispetto
Cosa significa EDUCAZIONE ATTIVA?

Significa offrire a chiunque situazioni nelle quali essere consapevole del mondo che lo circonda. In questo modo, egli/ella contribuisce all’ evoluzione, in una prospettiva di progresso individuale e sociale.

Il metodo Margherita Fasolo

Rientra nel principio dell’educazione attiva, e la sua finalità educativa è seguire gli interessi dei bambini in età 2 – 6 anni senza imposizioni, lasciandoli liberi nella scelta delle attività.  

Parte integrante del metodo Fasolo è il progetto di formazione continua o permanente dell’insegnante, per acquisire o migliorare gli strumenti professionali che valorizzino sempre di più i desideri del bambino.

Forte è anche il rapporto con i genitori, con incontri organizzati in gruppi nei quali discutere dei vari momenti della vita dei bambini a scuola.

Il metodo Analogico Bortolato

Da Camillo Bortolato, suo ideatore, è definito come quello più naturale e istintivo. Nella sua genialità, infatti, il bambino compie ogni minuto migliaia di calcoli e supposizioni, e metafore e analogie sono per lui all’ordine del giorno.

Quale migliore strumento dell’analogia – anziché la logica – per conoscere il mondo?

Il Reggio Emilia Approach

Punto di riferimento nel mondo, si sviluppa e rinnova quotidianamente nelle scuole e nei nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia.

Se ne inizia a parlare nella seconda metà dell’800, ma è negli anni ’60, con la figura di Loris Malaguzzi, che comincia a concretizzarsi l’idea di una rete di scuole e nidi d’infanzia comunali reggiani. 

Principale obiettivo di questo metodo, è il raggiungimento di una crescita armoniosa del bambino, portandolo ad essere un cittadino consapevole in grado di cooperare con il prossimo e rispettando l’ambiente.

Ogni bambino è considerato unico in quanto, nei suoi diversi tempi di sviluppo e crescita, possiede i “100 linguaggi e i 100 modi di pensare”.

L’ambiente poi è fondamentale nel valorizzare i 100 linguaggi, e lo fa tramite l’utilizzo del gioco, della musica, dell’arte e della cucina.

Ma quali sono, oggi, i metodi pedagogici più importanti? E come si decide se utilizzare l’uno piuttosto che l’altro?

Domande da un milione di dollari! Ma possiamo affermare che quelli al momento più utilizzati sono: il Montessori, il Waldorf-Steiner e l’Happy Child.

Il metodo Montessori è il più noto, e non solo agli addetti ai lavori, grazie anche alla fiction del 2007 di Canale 5 “Maria Montessori – una vita per i bambini”, con protagonista una strepitosa Paola Cortellesi. 

Elaborato tra il XIX e il XX secolo, il metodo Montessori parte dalla tesi che ogni bambino deve essere lasciato libero di esprimere le proprie capacità, senza che un adulto lo guidi.

Vi è alla base una grande fiducia dell’adulto verso il bambino, e la consapevolezza che questi apprenderà in tempi e modi diversi, in base alle proprie capacità e alla propria “mente assorbente”.

Le attività educative sono organizzate in modo da favorire la scoperta e la costruzione, senza oppressioni. Il docente semplicemente controlla che il bambino non diventi pericoloso per gli altri o per sé.

Libertà, spontaneità, fiducia, osservazione: questi i termini chiave del metodo Montessori, talmente noto e apprezzato da essere adottato attualmente da circa 65mila scuole in tutto il mondo.

Dal 1987, l’Opera Nazionale Montessori  – organizzazione nazionale di ricerca e formazione – sostiene, dal punto di vista metodologico, le scuole pubbliche e private che adottano il metodo Montessori, mediante apposite convenzioni.

Per questa ragione l’ONM promuove, a livello nazionale e internazionale, iniziative di studio e confronto con gli organismi istituzionali e con i rappresentanti delle diverse posizioni scientifiche e culturali.

Qui una lista aggiornata di tutti gli asili nido e le scuole Montessori in Italia.

Qui 100 attività in linea con la pedagogia montessoriana, per bambini dai 18 mesi. Per uno sguardo a 360° sul metodo, qui i riferimenti.

Per l’approfondimento del Waldorf-Steiner e dell’Happy Child, l’appuntamento è ai prossimi articoli in materia di metodi pedagogici!

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