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Pittogrammi: una scrittura antica… sempre attuale!

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Dall’antico Egitto ai giorni nostri: perché l’uomo continua a utilizzare i pittogrammi per raccontare il mondo che lo circonda?

Un noto dizionario della lingua italiana ci dice che i pittogrammi sono una “forma primitiva di scrittura e che possiamo definirli come “disegni di oggetti con valore semantico aderente e immediato”. Ma soprattutto che “il loro significato può essere inteso anche da individui che parlino lingue diverse”.

Sono queste le caratteristiche vincenti che hanno permesso ai pittogrammi di arrivare dall’epoca antica fino a nostri giorni, passando di società in società, attraverso millenni di cambiamenti, sviluppo tecnologico, di nascita e morte di tante lingue. Tanto che i pittogrammi vengono utilizzati ancora oggi in molte situazioni, lungo le strade, nei locali pubblici, addirittura sui libri.

Per scoprire più da vicino i pittogrammi e dare agli insegnanti degli strumenti per parlane in classe (magari attraverso un laboratorio), abbiamo contattato la professoressa Maria Pia Marchese, ordinario di Linguistica generale presso l’Università degli Studi di Firenze.

Grazie per la sua disponibilità, professoressa. Subito la prima domanda. Che cos’è un pittogramma e qual è la differenza con altre scritture antiche, ad esempio i geroglifici?

I pittogrammi sono disegni, spesso molto stilizzati, che l’uomo fin dall’antichità ha prodotto per esprimere tramite un’immagine aspetti del mondo. Una forma di scrittura che poggia su un principio completamente diverso rispetto alle scritture fonetiche come il greco e il latino, che si basano sul principio della corrispondenza tra suoni emessi nel parlato e segni usati nello scritto. I pittogrammi si basano sulla corrispondenza tra immagine e oggetto concreto rappresentato. O tra immagine e concetto astratto che l’immagine richiama: per esempio un bastone per indicare la vecchiaia, un orecchio per indicare l’udire. In quest’ultimo caso è più appropriato parlare di ideogrammi o logogrammi.

È evidente che i pittogrammi sono più “universali” rispetto alla scrittura fonetica che riproduce i suoni e quindi le parole delle singole lingue.

Per quanto riguarda il geroglifico, bisogna dire che questa scrittura non era semplicemente pittografica; se così fosse stata sarebbe stata molto più facile la sua decifrazione. Il geroglifico si basava sulla pittografia in senso lato... Cioè corrispondenza tra immagine e oggetto e anche tra immagine e concetto (es. bastone per indicare la vecchiaia), ma anche su principi fonetici da intendere in maniera particolare. Per es. l’uso della rappresentazione di una rondine, il cui nome suonava in maniera simile alla parola “grande”. Un po’ come se noi rappresentassimo una pizza per indicare il concetto di “pazzo” perché le due parole suonano in maniera simile.

Dove possiamo trovare, oggi, i pittogrammi?

Oggi i pittogrammi si trovano con una certa frequenza nei locali pubblici, quali stazioni, aeroporti, cinema, teatri, nei depliant, nei segnali stradali ecc. Possiamo indicare come esempi di pittogrammi l’immagine stilizzata di un uomo o di una donna sulla porta delle toilette riservate agli uomini o alle donne, l’immagine della doccia o della vasca nei depliant degli alberghi per indicare camera con bagno dotato di vasca o di doccia.

È un pittogramma l’immagine di bambini all’interno di un segnale stradale triangolare, che indica il pericolo di attraversamento di bambini in prossimità di scuole. Tutti questi segnali, grazie all’universalità dell’immagine, risultano immediatamente percepibili a chiunque, mentre la scrittura alfabetica richiederebbe la traduzione in più lingue.

Se volessimo ideare e realizzare dei pittogrammi, di cosa avremmo bisogno?

Per ideare o realizzare un pittogramma bisogna presupporre una base culturale comune. Cioè bisogna pensare a rappresentare oggetti ben noti agli eventuali destinatari e la cui funzione sia inequivocabilmente identificabile.

Allora perché non provare ad arricchire gli ambienti della scuola o della classe con tanti utili pittogrammi destinati agli studenti? Le tecniche da utilizzare sono tante, dalle matite ai pennarelli fino alle tavolette d’argilla, a voi la scelta! Grazie per la sua disponibilità, professoressa, e buon lavoro!


Approfondimento

Se ti interessa l’argomento e vuoi approfondire con degli strumenti, abbiamo pensato a una selezione per te.

Il Natale HA più voci: laboratorio di scrittura

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Cinzia Sorvillo ci racconta un laboratorio di scrittura creativa per una classe III della scuola media.

Parlando di scrittura creativa ci si domanda: come nasce un racconto polifonico? A volte in maniera casuale, inaspettata, non PROGRAMMATA; basta sapersi porre con spirito entusiasta  e costruttivo di fronte all’imprevedibile e all’inatteso che una classe e una lettura portano necessariamente con sé.

C’è stato un periodo in cui nella mia scuola abbiamo fatto i turni pomeridiani.  Il giorno in cui è questo racconto ha fatalmente preso vita erano le cinque del pomeriggio. Dalla finestra entrava il buio dei pomeriggi invernali e da lontano vedevamo accendersi le prime luci di case addobbate per il Natale.

Io e i miei alunni in quei giorni stavamo studiando il RACCONTO BREVE e insieme, sfogliano il nostro libro di antologia, ci siamo fermati sul celebre testo di Paul Auster, Il racconto di Natale di Auggie Wren.

Come noto, questo testo è un esempio di racconto nel racconto.

Protagonisti sono Paul Benjamin, il quale deve scrivere un racconto per il ‘New York Time’ e l’amico Auggie Wren, che si offre di raccontargli la miglior storia di Natale mai sentita. Una storia che da un lato mette in risalto l’intensa storia d’amicizia tra lo scrittore e il tabaccaio fotografo Auggie, dall’altro ci propone un racconto in cui prorompe la fatalità della vita, quella “musica del caso” che ritma in maniera inconfondibile le pagine di Auster.

In questo racconto nel racconto una coincidenza prende la forma di un incontro che trasforma la vita del protagonista: un incontro natalizio, casuale e inaspettato, che genera un cambiamento (in questo caso positivo).

Al termine della lettura, ho proposto così ai miei ragazzi di inventare una storia tutti insieme, partendo da un mio input e poi proseguendo la storia uno alla volta, a turno. Un laboratorio di scrittura creativa!

Ovviamente loro hanno accettato, come sempre, con entusiasmo. Il mio input è stato:

il protagonista è un maschio, è seduto al tavolo di un bar di un quartiere malfamato di New York e, per caso, incontra un altro ragazzo che gli cambierà il Natale.

I ragazzi hanno cominciato così a immaginare una storia.

 Io ho dato la parola in base a come si alzavano le mani e ho annotato su un quadernetto il racconto che stava venendo fuori. Purtroppo il suono della campanella ha interrotto la storia a metà, quindi ho proposto ai miei alunni di inventare dei finali singoli e di mandarmeli via mail.

È così che quindi, proprio perché ogni persona ha la sua voce e la sua storia, ognuno ha inventato il suo finale.

A me poi l’onere della selezione dei finali, che ho scelto solo in base a dei criteri di coesione e coerenza testuale e non di contenuto. Alla fine ho inserito il testo e alcuni finali sulla piattaforma gratuita SparkPage, che in questa classe ho insegnato a utilizzare per presentazioni di progetti e lavori di Storia.

Ne è uscita fuori una bella storia e nonostante i quattro finali proposti siano diversi, c’è un fil rouge che li accomuna. I ragazzi hanno immaginato:

  • una figura genitoriale che non ascolta la voce del figlio e la sua specificità altra da quello che l’adulto  vuole,
  • la solitudine del non essere ascoltati,
  •  la possibilità dell’incontro positivo, dell’incontro che offre una possibilità di cambiamento. 

Nella speranza che ognuno possa aprire e non chiudere lo sguardo agli incontri, auguro a tutti buon Natale con “Un incontro di Natale a New York”.

DSA e scrittura: il metodo può fare la differenza

in Bisogni Educativi Speciali by
scrittura
Dai prerequisiti al corsivo Michela Vandelli, esperta nei processi di apprendimento, ci parla di corretto apprendimento della scrittura.

La scrittura è un’attività complessa che richiede dei prerequisiti specifici e che non è innata: nessuno, infatti, nasce sapendo scrivere, è un’abilità che va appresa con i giusti insegnamenti, partendo già dalla scuola dell’infanzia con lo sviluppo delle capacità motorie dei bambini. Si ottengono buoni risultati anche sui bambini più in difficoltà o con sospetta DSA se si procede con calma nell’avvicinarli alla scrittura. A loro nella stragrande maggioranza dei casi, è accessibile anche il corsivo, magari con tempi leggermente più lunghi. Laddove non sia possibile, meglio un buon stampatello che un disastro grafico poi da correggere.

Prerequisiti importanti per “imparare a scrivere” sono : la coordinazione motoria fine ed oculo manuale, la corretta postura e gestione dello strumento grafico (impugnatura) e la spazialità.

Prerequisiti per “imparare a scrivere”: coordinazione motoria fine ed oculo manuale, corretta postura, gestione dello strumento grafico (impugnatura) e spazialità

lettere scritturaPer agevolare un corretto apprendimento bisognerebbe concentrare gli sforzi verso lo sviluppo della motricità dei piccoli, facendo attenzione alla corretta impugnatura (che si acquisisce intorno ai 4 anni ed è di competenza della scuola dell’infanzia), e a tutte quelle attività che agevolano l’uso delle mani e che richiedono la prensione a pinza. Ai bambini della scuola dell’infanzia bisognerebbe far usare matite colorate, colori a cera e gessetti, perché sono materiali che permettono di imparare la gestione corretta di uno strumento che è simile alla matita che poi andranno ad usare alla scuola primaria, e allena la coordinazione motoria e muscolare necessaria alla scrittura. E sarebbe importante inoltre concentrarsi su attività che prevedano l’uso delle mani che sono fonti di sviluppo cognitivo dei piccoli.

I primi mesi di scuola primaria, poi, andrebbero riservati esclusivamente all’impostazione più strutturata della scrittura, partendo con postura e impugnatura e correggendo eventuali scorrettezze, per poi proseguire con le direzioni, dall’alto al basso e da sinistra a destra, e poi passare pian piano alle lettere presentandole raggruppate per movimento. Le lettere hanno un verso ben preciso, che nella scuola di oggi sembra – ahimé spesso, per quella che è la mia esperienza – non  essere considerato né insegnato, e invece la giusta programmazione motoria agevola la scrittura e la rende più efficace e meno faticosa. Ed evita l’innesto di prassi automatiche scorrette, poi difficilmente eliminabili.

Vedo spesso disastri grafici ed ortografici, proprio perché si tende a dare poca importanza a passaggi scrittura corsivoevolutivi che invece sono fondamentali e che vanno proposti rispettando i tempi dei bambini, capita non raramente poi di assistere all’introduzione del corsivo in un momento in cui è più importante e necessario lavorare con la corrispondenza fono sillabica che permette di scrivere in autonomia, oppure di trovare ancora la presentazione di tutti i caratteri aumentando di fatto le difficoltà. Ancora troppo spesso assisto alla scrittura come copia di intere parole, anziché come attività connessa alla corrispondenza fonema grafema: a suono corrisponde segno e sillaba. Il risultato è che alcuni bambini con minori prerequisiti di base copiano un’ immagine e non sanno manipolare il suono per costruire una parola. Scrivere non è copiare e non è spontaneo, ma è un insieme di regole che i bambini devono apprendere.

Scrivere non è copiare e non è spontaneo, è un insieme di regole che i bambini devono apprendere

Bambino dsa: scrittura in corsivo, inizio percorso

Anche il corsivo, sul quale non bisognerebbe mai porre nessun veto a prescindere nemmeno in caso di difficoltà, andrebbe presentato con regole precise e con una preparazione motoria adeguata, partendo prima dai pregrafismi , passando per la presentazione delle lettere raggruppate per uguale movimento e infine alla corretta unione, affiancando questa attività preparatoria con lo stampatello come carattere iniziale, altrimenti il rischio è quello di aumentare difficoltà già in essere.

 

Bambino dsa: corsivo, dopo qualche mese

Si ottengono buoni risultati anche sui bambini più in difficoltà o con sospetta DSA se si procede con calma e in questo modo, nell’avvicinarli alla scrittura, ai quali è accessibile anche il corsivo nella stragrande maggioranza dei casi e magari con tempi leggermente più lunghi e laddove non sia possibile, meglio un buon stampatello che un disastro grafico poi da correggere.

 

Michela Vandelli è esperta nei processi di apprendimento e in strumenti informatici per ragazzi con difficoltà scolastiche o DSA  al Centro Anemos Maranello

Scrivere a mano, un esercizio salutare

in Approcci educativi by
bambini scrivere a mano
Si scrive sempre meno a mano e anche a scuola la scrittura ha perso d’importanza. Ma è un’abitudine salutare, buona per la coordinazione, la sua minore utilità non ne può giustificare l’abbandono

“I bambini, e non solo loro, non sanno più scrivere a mano. Una tragedia che è iniziata ben prima dell’avvento del computer e del cellulare. Può sembrare un esercizio ottuso e repressivo, ma scrivere esercitando la grafia ci ha insegnato a tenere i polsi fermi sulle nostre scrivanie, sui nostri computer portatili. L’arte della scrittura insegna a controllare le nostre dita e incoraggia la coordinazione occhio-mano. Le persone non viaggiano più a cavallo, ma molti vanno a scuola di equitazione. Esistono strade e ferrovie, ma le persone si godono a piedi i valichi alpini.”

Condivido il pensiero di Umberto Eco, è indispensabile e salutare, qualche volta, parcheggiare l’auto e fare quattro passi a piedi; si mettono in moto muscoli e attività cerebrali che altrimenti, pian piano cesserebbero di funzionare con tutte le negative conseguenze facili da immaginare.

Allora “parcheggiamo” ogni tanto anche l’utilissimo computer o lo smartphone e avventuriamoci in una passeggiata su bianchi fogli e facciamo sì che, in particolar modo i bambini, non perdano questa importantissima abitudine.

educazione montagna bambini passeggiate

Lascia un segno

Prendi penna e foglio bianco
e su un tavolo o su un banco
scrivi quello che ti pare,
il pensiero fai spaziare.

Ora la manina muovi,
se soltanto tu ci provi,
con la penna o la matita
stretta lì tra le tue dita,
puoi iniziare l’avventura
e scoprire la scrittura.

Nella tua piccola testa
ogni cellula si desta
e si mette in movimento
per un vero allenamento.

Braccia, mani, occhi e dita
nell’impresa bella e ardita,
in accordo ed armonia,
fanno la calligrafia,
quella scia lunga e continua
che puoi far con la manina
e che lascia un forte segno
del tuo mondo e del tuo impegno.

Germana Bruno

Siamo tutti dei narratori

in Zigzag in rete by
Conosciamo tutti la Pixar per i capolavori d’animazione come Toy Story, Wall-e, Inside Out, il laboratorio in collaborazione con Khan Academy permette di scoprire dietro le quinte su come sono stati realizzati e insieme insegna l’arte dello storytelling

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