Archeologia

Visita didattica a Pompei: un salto indietro nel tempo!

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Visitare Pompei significa tornare al 79 d.C., toccare con mano la vita di una cittadina dell’Impero Romano distrutta dalla furia del Vesuvio ma, allo stesso tempo, perfettamente conservata.

E se, dopo aver affrontato l’argomento “Impero Romano” in classe, ti proponessimo una gita scolastica con destinazione Pompei?

Resti di un tempio

La Storia, si sa, non è una materia facile da insegnare: nonostante sia tra le più importanti – per sapere dove stiamo andando, è necessario conoscere da dove veniamo, anche per non ripetere errori già fatti in passato – è un attimo incappare in un noioso sciorinare di nomi e date che difficilmente resteranno nella testa e nel cuore degli alunni.

Dunque, niente di meglio che toccare con mano le testimonianze di precisi momenti storici, ascoltare i racconti delle gesta di eroi del passato più o meno antichi laddove questi hanno vissuto e agito, respirare l’odore di luoghi totalmente intrisi di storia.

Per questo è davvero essenziale accompagnare gli alunni nei musei, che siano questi presenti all’interno di edifici – qui, per esempio, abbiamo parlato del Museo della Scrittura di San Miniato – oppure a cielo aperto, come nel caso di Pompei.

Un sito archeologico sconfinato

Il primo pensiero che salta alla mente appena si arriva nella cittadina ai piedi del Vesuvio è proprio questo: è enorme!

Strade e viottoli lastricati in basalto lavico che si intersecano, resti di edifici a perdita d’occhio, testimonianza viva della vita quotidiana di una città romana del 79 d.C.

Tipica strada di Pompei, con ancora il segno lasciato dal passaggio dei carri dell’epoca

Pompei è uno dei siti archeologici più importanti al mondo, in cui lava e cenere hanno fatto da copertura, permettendo così alla città di mantenersi intatta nei secoli, al riparo dalle intemperie, così da essere visitabile ancora oggi.

Pompei prima dell’eruzione

Un importante centro urbano dell’Impero Romano abitato da ventimila abitanti, nonché  ambito luogo di villeggiatura e, grazie al particolare clima, ricco di fertili terreni coltivati nei dintorni.

Prospera e fiorente, Pompei pullulava di botteghe di artigiani e commercianti; attorno al foro principale, che costituiva il cuore della città, si potevano trovare gli uffici, il tribunale, i teatri, i templi, il mercato, le terme, le palestre, le ville.

Affresco in una villa di Pompei

Soprattutto queste ultime ci regalano ancora oggi mosaici e affreschi meravigliosi, e al loro interno sono stati ritrovati ori e utensili – esposti al Museo Archeologico di Napoli – fondamentali per ricostruire la vita quotidiana dell’epoca.

La notte tra il 24 e il 25 agosto del 79 d.C.

In realtà, tutto ebbe inizio nel primo pomeriggio del 24 agosto, quando dal Vesuvio si sollevò una colonna immensa di vapori, fumo, lava e cenere alta ben 15 km!

 A ciò seguì una pioggia di detriti che creò vasti incendi nelle zone circostanti; Pompei fu poi colpita dalla lava alle prime luci dell’alba del 25 agosto. Così, nell’arco di trenta ore, fu letteralmente seppellita da metri di cenere e lava.

Il vulcano, ricoperto da erba e alberi, era inattivo da secoli: per questo colse tutti gli abitanti di sorpresa, trovandoli impreparati a fronteggiare l’emergenza.

Molte persone morirono a causa delle esalazioni di gas tossici sprigionati dal vulcano; la cenere ardente, poi, ne ricoprì i corpi, permettendo agli archeologici di restituire, attraverso la creazione di calchi in gesso, le pose delle vittime fissate nei loro ultimi istanti di vita: vere e proprie statue davanti alle quali è impossibile non provare commozione.

Calco in gesso di una vittima dell’eruzione

Ma l’antica Pompei non è ancora stata portata del tutto alla luce, e gli scavi continuano ancora oggi.

Perché visitare Pompei?

Per conoscere la storia della vita quotidiana di una cittadina del’Impero Romano, capirne gli usi e i costumi, ammirare i meravigliosi affreschi delle sue ville, e guardare il Vesuvio stagliarsi all’orizzonte, comprendendone la forza: per una gita scolastica in cui storia e natura si mescolano, all’insegna dell’emozione!

Particolare di una villa di Pompei

Qui trovi maggiori informazioni per organizzare una visita didattica a Pompei.

La Preistoria nelle Mani: laboratori e strategie di archeo-didattica

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Un laboratorio di archeo-didattica per imparare a studiare le fonti di informazione.

Sono un’archeologa, ma da circa 20 anni mi occupo di laboratori di archeo-didattica, antichi mestieri ed educazione ambientale. “La preistoria nelle Mani” è uno dei percorsi più longevi con cui lavoro nelle scuole, nei musei e nelle strutture educative. Avere “La Preistoria nelle Mani” vuol dire conoscere e imparare anche attraverso le Mani. Toccando, riproducendo, sperimentando, costruendo… Una delle caratteristiche che ci hanno resi così intelligenti e abili è stata proprio la nostra capacità di imparare attraverso le mani e i sensi.

Le attività del percorso di archeo-didattica sono legate principalmente alla storia ma coinvolgono diversi obiettivi di apprendimento di Italiano, arte e immagine, scienze e geografia. Il percorso raccoglie al suo interno 7 diversi laboratori, per supportare l’attività didattica dell’insegnante.

Il primo laboratorio di archeo-didattica, “Andare alla Fonte: come imparare ad imparare”, sviluppa un tema che i bambini di terza incontrano subito:le fonti di informazione.

“Imparare ad imparare è una delle competenze chiave secondo l’Unione Europea, di fondamentale importanza per lo sviluppo dei cittadini. Andare in profondità e risalire alla fonte dell’informazione e, a volte, contribuire alla costruzione stessa dell’informazione.

I bambini imparano a scuola che le fonti d’informazione sono quattro: fonti materiali, iconografiche o visive, scritte e orali. Ma è importante sottolineare che non tutte le fonti sono fruibili sempre. Per il periodo più antico di tutti, quello che va dalla nascita della Terra fino alla comparsa dell’uomo, le uniche fonti a disposizione sono quelle materiali: i fossili o le rocce.

Con l’arrivo dell’uomo le fonti aumentano: prima oggetti costruiti (fonti materiali), poi opere d’arte prodotte (pitture rupestri, graffiti…), con fonti scritte ed infine quelle orali. Ognuna di queste ci parla in un linguaggio tutto suo, attraverso i materiali di cui sono fatte, i colori, le forme…

L’archeologo impara, nel suo percorso di studi e di lavoro, a capire il linguaggio degli oggetti e delle opere d’arte. Partendo da un semplice vaso e dal contesto di ritrovamento, riesce a ipotizzare la storia e il periodo dell’oggetto.

L’abilità di fare congetture e inferenze partendo da un oggetto conosciuto è importante non solo a scuola ma anche nella vita di tutti i giorni. Per questo ho pensato di proporre una attività\ gioco per sviluppare queste capacità.

Il gioco si chiama “Un sacco di Fonti” ed è una delle quattro attività proposte nel  laboratorio “Andare alla Fonte: come imparare ad imparare”.

Qualche giorno prima del laboratorio l’insegnante chiederà ai bambini di portare un oggetto della loro infanzia, nascondendolo, in modo che i compagni non lo vedano. Gli oggetti saranno raccolti in un sacco nero ( tipo quelli che per l’immondizia) mano  a mano che arrivano.

Nel giorno prefissato, dopo una bella introduzione sul discorso delle fonti e di come ci aiutano a ricostruire il passato, si comincia il gioco. L’insegnante tira fuori il primo oggetto e pone le seguenti domande: il possessore è maschio o femmina? Quanti anni aveva il possessore al tempo in cui usava o gli è stato regalato quell’oggetto? Che informazioni ci da l’oggetto sul possessore? Se l’oggetto non è fragile può anche passare di mano in mano ed essere toccato ed annusato.

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Dal momento che in questo gioco non ci sono risposte esatte l’insegnante dovrà fare da moderatore, dando la parola a turno e guidando la discussione. L’obiettivo è farli ragionare su come l’analisi sensoriale e ragionata dell’oggetto ci può dare informazioni su di esso e sul contesto da cui viene.

Se ad esempio dal sacco viene fuori una macchina molto rovinata possiamo ipotizzare che il proprietario sia un maschio, che possa avere un’età compresa fra i 3 e gli 9 anni. Ragioniamo anche sul fatto che ci sono dei giochi che normalmente sono attribuiti ai maschi e altri attribuiti a femmine. Ma che non è detto che solo i maschi giochino con le macchine e solo le femmine con i bambolotti.

Un altro esempio potrebbe essere quello di un dou-dou: di solito sono morbidi, senza cuciture a vista, senza occhietti o parti piccole che possano staccarsi. Spesso si usano i colori primari, ma a volte anche i colori secondari e pastello che non sempre sono legati al sesso dei bambini.

A seconda dell’attenzione che i bambini riescono a tenere e al livello di coinvolgimento, l’attività può durare dai 20 ai 30 minuti circa. Esplorando cinque o sei oggetti prima di perdere l’attenzione dei bambini. Sarà importante la qualità della riflessione e non la quantità di oggetti.   

Riflettere sulle fonti antiche ci porta ad osservare il mondo con occhi diversi, più curiosi ed attenti.

Come dice Jurgen Bey, famoso designer olandese: “tutto ha un valore, che può rendersi manifesto nel luogo e nel  momento giusto. Il problema è riconoscere questo valore, questa qualità, e poi trasformarla in qualcosa che si possa utilizzare”.

Buon lavoro a tutti!

In viaggio nel Paleolitico: le pitture rupestri

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Grotte Lascaux pitture rupestri
Il laboratorio di Rosaria Martellotta, per apprezzare le pitture rupestri e il Paleolitico in tutta la loro autenticità e bellezza

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