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Personaggi storici e contemporanei che fanno la differenza

Benvenuti al Museo sulla Civiltà della Scrittura!

in Approcci educativi/Protagonisti by
Toccare con mano, letteralmente, 5000 anni di storia della scrittura: è l’affascinante percorso educativo, perfetto per le classi, che vi aspetta al Museo sulla Civiltà della Scrittura di San Miniato!

Il Museo sulla Civiltà della Scrittura: ne hai mai sentito parlare?

Che poi, si fa presto a parlare di scrittura: un foglio, una penna, e giù “fiumi di parole”, come canterebbero i Jalisse!

Ma come siamo arrivati a questo? Quali le fasi che, fin dai tempi dei Sumeri e degli Egizi, ci hanno portati a maneggiare agilmente la carta?

La risposta è un viaggio!

Proprio così: la risposta è un viaggio affascinante lungo più o meno 5000 anni, magicamente racchiusi in un museo – il Museo sulla Civiltà della Scrittura – situato nel comune di 28.000 anime di San Miniato, in provincia di Pisa.

Prima di varcare virtualmente le porte di questo piccolo gioiello di storia, è importante capire le ragioni che stanno dietro alla sua apertura.

Per farlo, abbiamo contattato l’operatrice museale Cinzia Cioni, che da 10 anni lavora con entusiasmo all’interno del Museo sulla Civiltà della Scrittura, per conto della Cooperativa La Pietra D’Angolo.

Cinzia Cioni durante un percorso didattico
Cinzia, come siamo arrivati all’apertura di questo originale museo?

Fino alla fine degli anni Ottanta le istituzioni museali italiane si sono impegnate nella ricerca e nella conservazione delle collezioni.

Hanno però tralasciato quasi del tutto un aspetto fondamentale: quello delle iniziative di tipo divulgativo, in grado di attrarre nuovi target di pubblico.

Le sale erano dense di opere prive di didascalie esplicative che ne permettessero la comprensione, così il museo veniva percepito come un luogo ad uso esclusivo degli addetti ai lavori: come dargli torto?

Cosa è cambiato oggi?

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una rivoluzione in Italia:

il museo non è più solo un monumento a se stesso, ma un luogo vivo, dinamico, in grado di conservare, tutelare e produrre cultura.

Oggi le collezioni sono valorizzate da attività che intercettano gli interessi di pubblici diversificati: conferenze, visite a tema, performance teatrali, concerti, workshop, laboratori ludico-didattici.

Un’attenzione particolare è stata data alla sfera della didattica museale: perché se l’obiettivo è quello di cambiare la percezione che una parte della società ha dell’istituzione museo, è necessario scommettere sui giovani.

Pertanto, Scuola e museo collaborano per sensibilizzare le giovani generazioni alla cultura e al patrimonio storico-artistico del territorio, sperimentando approcci didattici innovativi che favoriscano lo sviluppo delle capacità critiche e la creatività.

Ed è proprio in questi anni di rivoluzione, che a San Miniato viene organizzata la mostra che poi darà vita al museo permanente.
Veduta di San Miniato (Pisa), con il Convento di San Francesco e la Rocca di Federico II (foto dal sito nuoviorizzonti.org)

Esatto, presso i locali dell’ex frantoio del Convento di San Francesco, il Comune di San Miniato inaugurò a marzo del 1998 una mostra, dal titolo “La materia della memoria. I supporti della scrittura nel tempo”, che aveva in sé molte delle caratteristiche che le istituzioni museali erano chiamate a sviluppare.

Un suo punto di forza fu la possibilità di interazione con i materiali. I visitatori erano chiamati a sperimentare in prima persona le antiche tecniche di scrittura, manipolando i materiali in esposizione, e riproducendo i gesti antichi degli scribi o degli amanuensi.

Grazie all’impegno di coloro che avevano progettato la mostra, ed in particolare di Roberto Cerri, allora Coordinatore del Sistema Museale, l’esposizione fu trasferita in un ampio edificio di tipo industriale a San Miniato Basso.

Così, nel 1999, il Museo sulla Civiltà della Scrittura venne inaugurato al pubblico.

Ed eccoci, dunque, all’interno del Museo. Come è organizzato?

Il percorso comprende sei “luoghi della scrittura”, attraverso i quali si ripercorre cronologicamente la storia dei supporti, soffermandosi sul rapporto tra i materiali scrittori e i contenuti di memoria.

Classe di bambini ascolta rapita l’operatore museale

Ad ogni tipologia di supporto è dedicata una stazione arricchita da immagini, mentre un pannello esplicativo aiuta ad inquadrare il contesto storico-geografico e le tecniche di scrittura più diffuse in quel periodo storico.

L’area centrale di ogni stazione del Museo sulla Civiltà della Scrittura è occupata dalle postazioni di lavoro, dove i visitatori possono sperimentare la scrittura sui materiali riprodotti fedelmente.

Il primo luogo: LA PIETRA

A differenza degli altri supporti tradizionali, l’utilizzo della pietra come supporto per la scrittura rimase costante nel corso della storia, in particolare per messaggi pubblici o commemorativi.

In questo spazio i visitatori possono incidere una lastra di pietra utilizzando scalpello e mazzuolo, sperimentando le stesse difficoltà degli antichi nel tracciare i segni.

Il secondo luogo: L’ARGILLA

Nella seconda stazione si propongono i materiali utilizzati dai Sumeri circa 5000 anni fa,  nella città di Uruk.

Su panetti di argilla cruda, utilizzando uno stilo di canna, si tracciano alcuni caratteri della scrittura cuneiforme.

Giovani Sumeri!

È possibile osservare schematicamente la trasformazione da semplici pittogrammi, a complessi ideogrammi con valore fonetico.

Il terzo luogo: IL PAPIRO

Segue il misterioso mondo dell’antico Egitto, rappresentato all’interno di uno spazio che invita i visitatori a sedersi a gambe incrociate, tipica posizione dello scriba all’opera.

La tavoletta lignea appoggiata sulle loro ginocchia diventa piano d’appoggio per i materiali scrittori privilegiati: il foglio di papiro, il calamo e il contenitore per l’inchiostro.

Grazie alla presenza di un agile vocabolario, i visitatori possono comporre frasi di bassa o media complessità, utilizzando i caratteri della scrittura geroglifica.

Il quarto luogo: LA TAVOLETTA CERATA

La quarta stazione illustra le tecniche di scrittura del mondo etrusco e romano. L’introduzione delle scritture alfabetiche aveva semplificato l’arte della scrittura, diffondendola anche presso le classi medio-alte della società.

Uno dei supporti più diffusi per le scritture correnti era la tavoletta cerata, su cui si scriveva a sgraffio con uno stilo dotato di spatola. Si poteva così “cancellare” il contenuto spalmando nuovamente la cera, riutilizzando il supporto per scrivere nuovi messaggi.

A tu per tu con la tavoletta cerata e lo stilo
Il quinto luogo: LA PERGAMENA

Il percorso espositivo procede con il quinto luogo di scrittura, in cui è stato ricreato uno Scriptorium medievale.

Qui i visitatori hanno l’opportunità di scrivere su fogli di pergamena utilizzando penne d’oca e inchiostro, come dei veri monaci amanuensi.

Giovane amanuense all’opera!
Il sesto luogo: LA CARTA

Il percorso si conclude con la stazione dedicata alla carta, che giunse in Europa grazie ai mercanti arabi provenienti dalla Cina, e si diffuse capillarmente fino a soppiantare quasi del tutto gli altri supporti tradizionali.

Qui è esposto un torchio ottocentesco perfettamente funzionante. Il torchio offre l’opportunità di seguire il processo meccanico di stampa: dalla composizione del testo fino alla realizzazione del foglio stampato!

E poi, nel 2005, fanno il loro ingresso i numeri!

Grazie al definitivo trasferimento della biblioteca di San Miniato Basso nell’ala opposta dell’edificio, si pensò ad un ampliamento del percorso espositivo, inaugurando nel 2005 una nuova sezione dedicata alla storia dei numeri.

Perché si sentì il bisogno di includere questo percorso, accanto alla scrittura?

Nei programmi scolastici la matematica come “scienza in divenire e dotata di storia”, è quasi del tutto assente.

Per questo motivo il Museo sulla Civiltà della Scrittura ha voluto offrire alle scuole un percorso espositivo che ponesse l’accento sull’aspetto evolutivo di una disciplina fondamentale.

Dunque anche qui i visitatori possono sperimentare in maniera ludica le conoscenze acquisite, osservando gli oggetti e i pannelli che illustrano gli antichi sistemi di numerazione .

Vi siete sempre proposti in maniera proattiva nei confronti del mondo della Scuola.

In questi 22 anni di attività, il Museo sulla Civiltà della Scrittura si è affermato a livello regionale come punto di riferimento per la didattica museale, in particolare per il mondo della scuola.

Le insegnanti scelgono il museo per far provare agli alunni un’esperienza diretta, coinvolgente e immersiva, che porta i ragazzi “a toccare con mano” la storia.

L’offerta didattica integra i programmi scolastici, proponendo per le diverse classi approfondimenti mirati su varie tematiche:

  • la scrittura nell’antichità nel laboratorio dei supporti
  • la matematica nel percorso sulle antiche numerazioni
  • il mondo egizio, con il laboratorio sul geroglifico
  • la scrittura nel mondo greco, etrusco e romano
  • il mondo medievale , con il laboratorio dedicato al Capolettera miniato e l’altro ai vari tipi di scrittura utilizzati, come la gotica e la cancelleresca
  • il percorso dedicato al processo di stampa con il torchio
Per le classi che decidono di trascorrere l’intera giornata a San Miniato, come si struttura l’offerta didattica?

Oltre al Museo sulla Civiltà della Scrittura, offriamo anche tutte le altre attività proposte dai poli museali della rete civica di San Miniato: il Museo del Palazzo Comunale; la Torre di Federico II; il Museo dell’area archeologica di San Genesio;  il Museo della Memoria, l’ultimo nato tra i Musei Civici.

Nell’ottica di un mantenimento degli standard qualitativi, la Cooperativa La Pietra d’Angolo, che gestisce il Museo dal 2011, ha anche creato nuovi percorsi.

Sì, due nuovi percorsi mirati ad accogliere vari tipi di pubblico, come glistudenti delle scuole superiori, e un pubblico di adulti:

  • il laboratorio sulla scrittura giapponese
  • il laboratorio di approfondimento sulla grammatica geroglifica

Intercettare anche questa tipologia di utenza è senza dubbio uno degli obiettivi che il museo si prefigge da tempo.

A proposito di utenza: qual è il vostro pubblico?

Le statistiche ci dicono che il museo viene visitato ogni anno da circa 5000 persone, con una media di 250 attività didattiche.

Un dato che si è stabilizzato dal 2009 ad oggi, segnando un picco nel 2008 (8000 visitatori), in concomitanza con la realizzazione della mostra dedicata agli antichi misuratori del tempo.

Indubbiamente quello delle scuole è il nostro pubblico di riferimento, ma nei ragazzi stessi vi è un forte interesse a tornare al museo anche con le proprie famiglie.

E come si presenta il vostro Museo, al target extra-scolastico?

Negli ultimi 4 anni la Cooperativa La Pietra d’Angolo ha proposto una serie di attività che permettessero di vivere maggiormente il museo, anche al di fuori dell’orario scolastico.

“Metti un pomeriggio al museo”, per esempio, prevede l’apertura nei week-end con laboratori aperti a tutti, pensati soprattutto per le famiglie.

Oppure la più recente formula “Soloxte”, con aperture su prenotazione per gruppi privati o singole famiglie.

Ma anche l’organizzazione di campi museali settimanali, durante le vacanze scolastiche, o la possibilità di usare gli spazi museali e prenotare i relativi percorsi didattici attraverso la formula “Compleanno al Museo”.

Il Museo viene quindi vissuto dai giovani in maniera naturale, facendoli sentire come a casa; questo permette loro di conoscere la storia e l’arte attraverso il gioco e il divertimento.

Ecco che il museo non è più soltanto l’involucro di opere e di conoscenze ma offre un servizio alla società.

Un servizio alla società: questo ci porta a parlare degli attuali obiettivi ai quali il museo aspira.

Obiettivi che si possono riassumere in due parole: inclusione e integrazione.

Un museo accessibile è innanzitutto un luogo empatico, che fa dell’ascolto attivo la prima strategia per il coinvolgimento.

A questo scopo è chiamato a rimuovere le proprie barriere (sensoriali, fisiche, cognitive ma anche culturali ed emotive), per permettere ai visitatori di sentirsi parte attiva.

Convinti che i musei abbiano la responsabilità di rendersi accessibili anche ad un pubblico “fragile”, negli ultimi anni sono state organizzate attività in collaborazione con associazioni e residenze sanitarie assistenziali del territorio.

Tutto questo, per cercare di far vivere anche a persone affette da alcune tipologie di disabilità, un’esperienza profonda e multisensoriale all’interno del museo, rendendolo un luogo amichevole.

Puoi farci un esempio?

Per migliorare la capacità di accogliere pubblici speciali, alcuni di noi hanno frequentato il corso proposto dalla Regione Toscana “Musei toscani per l’Alzheimer”.

Un corso che forma operatori museali in grado di progettare e svolgere attività mirate ad accogliere persone con Alzheimer, o con altre forme di demenza.

Il Museo sulla Civiltà della Scrittura, tra i poli museali della rete civica, è infatti quello che più si presta a sperimentare attività didattiche con un pubblico che necessita di essere coinvolto anche attraverso l’esperienza tattile.

E riguardo all’integrazione?

Per quanto riguarda l’integrazione, tra i vari servizi della cooperativa vi è l’impegno attivo anche nel settore dell’immigrazione.

La Cooperativa ha favorito l’attivazione di inserimenti lavorativi attraverso convenzioni con la Società della Salute, nello specifico, giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro italiano e trovano, presso il Museo sulla Civiltà della Scrittura, realtà scolastiche multiculturali.

E poi arrivò il Covid...

E con lui, uno stop ai musei e una battuta d’arresto alle varie attività. Ovviamente tutto ciò non ha giovato, ma la speranza è quella di riaprire presto le porte del nostro museo.

Negli ultimi mesi abbiamo approntato alcuni dei nostri laboratori nella versione online, mettendoci a disposizione di tutte le insegnanti che, senza l’emergenza sanitaria in corso, sarebbero venute come ogni anno al Museo con le loro classi.

Per supplire all’esperienza diretta di scrittura che i ragazzi svolgono durante l’attività laboratoriale al Museo, diamo loro la possibilità di utilizzare un kit con i materiali scrittori, così da rendere la loro partecipazione attiva come durante i percorsi didattici svolti in presenza.

Ci auguriamo, come tutti gli altri musei che si occupano di didattica, che i ragazzi possano di nuovo varcare le soglie del nostro museo. Le loro voci, i loro sorrisi e i loro abbracci ci mancano davvero tanto!

Vogliamo tornare ad essere a servizio della società, e a cambiare con essa. Il nostro desiderio è continuare ad essere un riferimento importante per tutta la comunità, così come lo siamo stati in questi ventidue anni.

Clicca qui per maggiori info e per prenotazioni.

Reggio Emilia Approach: il metodo che ci invidia il mondo

in Approcci educativi/Protagonisti by
Scopriamo il Reggio Emilia Approach, il metodo educativo ideato nel dopoguerra dal pedagogista Loris Malaguzzi, e Reggio Children, il Centro Internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, che continua a promuoverlo in tutto il mondo.

Reggio Emilia Approach: è la fine della Seconda Guerra Mondiale quando, Loris Malaguzzi, importante pedagogista italiano ed insegnante, si fa portavoce di una sentita esigenza della comunità, ovvero, veder rinascere la società attraverso l’educazione e l’ istruzione dei bambini.

E così, sfidando contrapposizioni classiche come studio/divertimento, teoria/pratica, realtà/fantasia, e stravolgendo i ruoli dell’educatore e del bambino, Malaguzzi dà vita alla sua rivoluzione.

Una rivoluzione che si concretizza in un vero e proprio metodo educativo, e che prende il nome dalla città in cui è nato: il metodo Reggio Emilia, più internazionalmente noto come Reggio Emilia Approach (lo avevamo menzionato qui e ne avevamo parlato anche qui).

Cos’è il Reggio Emilia Approach?

Il Reggio Emilia Approach, è un sistema educativo che interessa i bambini da 0 a 6 anni, e che vede il bambino occupare una posizione centrale.

Attraverso determinati percorsi che chiamano in causa la creatività, l’ intuito, la curiosità, si sviluppano le attitudini e le caratteristiche specifiche di ogni singolo bambino.

In questo metodo, infatti, proprio come nel Montessori, ogni bambino è considerato nella sua individualità, e ha un personale percorso di sviluppo. Come dire, cucito addosso come un abito!

Quali sono gli obiettivi di questo metodo?
  • Una crescita equilibrata e armoniosa del bambino
  • Formare un cittadino consapevole e capace di entrare in relazione con gli altri e con l’ambiente
  • Fornire condizioni di apprendimento, e non sterili conoscenze
Come viene considerato il bambino?

Un soggetto “dotato di diritti”, creatore di conoscenza, in grado di comunicare e con la piena facoltà di essere ascoltato, cui spettano iniziative e proposte: ecco qua il bambino, agli occhi del Reggio Emilia Approach.

Un esempio della sua autonomia? All’interno dell’assemblea di classe mattutina è il bambino stesso, o anche in gruppo, che inventa e programma la giornata.

Grazie ai suoi cento linguaggi e modi di pensare, esprimersi e capire, il bambino apprende attraverso un processo spontaneo che si sviluppa nella rete di relazioni che ha con la famiglia e con gli educatori.

È compito della scuola – in collaborazione coi genitori – valorizzare i suoi linguaggi, anche attraverso il gioco, l’arte, la musica, la cucina. 

Che ruolo ha l’educatore?

Dando piena fiducia al bambino, e fornendogli gli strumenti per osservare la realtà e porsi domande, ma anche progettare partendo dai propri interessi, l’educatore osserva e ascolta il bambino.

Dunque, più che salire in cattedra, l’educatore collabora con il bambino (ma anche con i genitori), seguendo e documentando passo passo progressi e risultati.

All’interno della scuola sono previsti degli spazi chiamati atelier in cui far entrare in contatto i bambini con diversi materiali, sperimentando e svolgendo attività che impegnino mani, pensiero ed emozioni.

Che ruolo hanno i genitori?

I genitori diventano educatori protagonisti. Nello specifico:

  • Si confrontano tra loro
  • Discutono con gli educatori riguardo alle eventuali difficoltà che il bambino incontra
  • Si occupano dell’accoglienza dei bambini
  • Gestiscono l’allestimento degli spazi all’interno delle strutture educative

Nel corso degli anni il Reggio Emilia Approach ha raggiunto un grande successo e una notorietà tale da essere imitato in tutto il mondo: Stati Uniti, Cuba, Palestina, Kenya, molti Paesi dell’Est Europa e altri ancora.

Esempio concreto e tangibile di questa fama lo abbiamo avuto nel 1991, quando la prestigiosa rivista statunitense “Newsweek”, identificò nella Scuola comunale dell’infanzia Diana, in rappresentanza della rete dei servizi comunali, l’istituzione più all’avanguardia nel mondo riguardo l’educazione dell’infanzia.

Reggio Children

Per valorizzare e rafforzare sempre più il Reggio Emilia Approach, nasce nel 1994 Reggio Children, centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine.

Attraverso le sue attività, tra loro in relazione, Reggio Children sperimenta, promuove e diffonde un’educazione di qualità.

Oltre alla ricerca, Reggio Children si occupa di organizzare mostre e atelier, pubblicare libri sul tema e offrire consulenza e formazione costante.

Quello dell’educatore è un lavoro di formazione continua, soprattutto agli occhi del Reggio Emilia Approach. Proprio per questo motivo Reggio Childreen propone (a docenti, insegnanti, educatori, studenti, professori, operatori o chiunque è  interessato al tema) percorsi di formazione, seminari e incontri in Italia e nel mondo per conoscere e approfondire sempre più il Reggio Emilia Approach.

Infine, nel 2011 nasce la fondazione no profit Reggio Children Centro Loris Malaguzzi, per diffondere in tutto il mondo i valori del Reggio Emilia Approach, anche attraverso il confronto con altri Paesi e altre esperienze.

Per maggiori info:

  • Qui per formazione a Reggio Emilia
  • Qui per convegni e seminari nel mondo

Premio ASIMOV: potere agli studenti!

in Attività in classe/Protagonisti/Spunti di lettura by
Ripercorriamo insieme gli aspetti fondamentali del Premio ASIMOV, che vede gli studenti premiare il miglior testo di divulgazione scientifica pubblicato negli ultimi 2 anni.

20 giorni fa si sono chiuse le iscrizioni per partecipare alla 6° edizione del Premio ASIMOV, che coinvolge quest’anno 16 regioni d’Italia, per un totale di 10.000 studenti delle scuole superiori, oltre a 600 docenti.

Abbiamo già avuto modo in passato di conoscere Francesco Vissani, ideatore e presidente del Premio ASIMOV (trovi qui l’intervista), e anche di parlare con lui nel dettaglio delle caratteristiche del concorso (trovi qui l’articolo).

Ma facciamo un breve “riassunto delle puntate precedenti”, per tutti coloro che non hanno avuto ancora modo di conoscere questo premio dalla dinamica interessante e davvero intelligente, e dove, come sottolinea Vissani, tutte le persone coinvolte sono parte attiva.

Il nome

Isaac Asimov, autore di numerose opere, ha scritto moltissimo nella sua vita. Di scienza, ma non solo. Per questo è stato scelto il suo nome: proprio per abbattere le barriere tra cultura umanistica e cultura scientifica!

Lo scopo

Avvicinare le giovani generazioni alla cultura scientifica, attraverso la valutazione e la lettura critica delle opere in gara.

A chi si rivolge

Agli studenti delle scuole secondarie superiori.

Come funziona

Gli studenti recensiscono una o più opere di divulgazione scientifica selezionate (pubblicate negli ultimi 2 anni), votando quella che secondo loro è la migliore. Ma gli studenti stessi diventano poi concorrenti, in quanto tra tutte le recensioni inviate il Comitato Scientifico premierà le più meritevoli.

L’attività di lettura, analisi e recensione delle opere in gara può essere riconosciuta ai fini dell’attribuzione di crediti formativi, e come percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento.

Ruolo degli insegnanti

Fondamentale! Non solo nell’organizzazione del lavoro in classe, riguardo alla scelta del metodo di lavoro sulle opere in concorso, ma in quanto coinvolti nel Comitato Scientifico che seleziona le recensioni migliori.

Da chi è composto il Comitato Scientifico

Oltre che da docenti, da ricercatori, scrittori e giornalisti provenienti dagli Istituti Superiori coinvolti nel progetto, e da importanti realtà scientifiche e culturali nazionali, come INFN, CNR, Radio3Scienza, ALI e CICAP.

Opere in gara in questa 6° edizione

Il 7 febbraio è scaduto il termine entro cui iscriversi al concorso, ma c’è ancora tempo per gli insegnanti per aderire al Comitato Scientifico (qui le info per farlo), e fino al 13 marzo è possibile inviare le recensioni.

La cerimonia conclusiva si terrà il 17 aprile in contemporanea nelle sedi locali dei partners aderenti all’iniziativa, e in autunno avverrà l’incontro nazionale tra l’autore del libro vincitore del premio ASIMOV e gli studenti autori delle migliori recensioni: un momento davvero emozionante!

Lasciamo ora la parola a Francesco Vissani, in questa interessante intervista fatta da Enzo Argante per GREEN Carpet, nella quale il fisico parla, tra le altre cose, del fatto che il rapporto tra giovani e scienza, in Italia,  in realtà sembra essere molto migliore di quanto comunemente si creda. Aggiunge poi:

Secondo me in Italia dovremmo fare uno sforzo maggiore per consentire ai giovani di mettersi alla prova, invece di dire loro cosa fare. Come dire, invece di rimarcare continuamente il nostro ruolo di padri, un po’ più di amore verso quelli che sono nostri giovani fratelli, per me, ci sta tutto.

E noi, non possiamo che essere d’accordo!

Per maggiori informazioni sul Premio, clicca qui per raggiungere il sito dedicato.

Il pongo come pulsante di un videogame? È Click4all!

in Approcci educativi/Bisogni Educativi Speciali/Protagonisti by
Con Nicola Gencarelli, del team Click4all, scopriamo la tecnologia digitale che aiuta l’inclusione di persone con disabilità e fragilità

Prima di parlare di Click4all, facciamo un passo indietro: dobbiamo infatti ricordare che è terminata il 14 febbraio la raccolta degli elaborati che hanno partecipato al Concorso “Come stai. Dillo con arte!“.

Perché ricordarlo? Perché il Concorso è promosso dalla campagna educativa nazionale Più unici che rari di Librì Progetti Educativi, in collaborazione con Sanofi, e vede come premio per le prime 15 classi, proprio il dispositivo Click4all.

Dunque, eccoci qua: di cosa si tratta, nello specifico, Click4all?

La domanda non è banale, e per questo abbiamo chiamato in causa uno degli ideatori di questo affascinante dispositivo: Nicola Gencarelli, laureato in Scienze della Comunicazione e Scienze dell’Educazione, nel 2012 ha scritto “Ausili fai da te. Creare e adattare oggetti e strumenti tecnologici per la disabilità“.

Il team che ha ideato Click4all fa parte della Fondazione ASPHI Onlus. Ci può parlare brevemente di cosa si occupa?

La Fondazione ASPHI Onlus promuove l’inclusione delle persone con disabilità e fragilità in tutti i contesti di vita, attraverso l’uso delle tecnologie digitali.

Partendo dai bisogni e dai contesti in cui si trovano queste persone, e attraverso un’attività di ricerca mirata alle tecnologie digitali, realizziamo i necessari adattamenti e cambiamenti che incidono concretamente sulla qualità di vita.

Come lo facciamo? Con azioni di sensibilizzazione, comunicazione, formazione e consulenza.

Click4all: cos’è e a chi si rivolge?

Click4all è un kit per costruire pulsanti e bottoni creativi che interagiscono con il mondo digitale e multimediale.

Quasi tutto può così diventare un tasto: il pongo, bicchieri d’acqua, una mela o una banana, ritagli di carta stagnola, scatole di latta e qualsiasi oggetto che contenga parti di metallo o acqua.

Con Click4all tutto diventa un pulsante per giocare a un videogame, ma anche per scegliere una musica su Spotify, suonare uno strumento musicale virtuale, comunicare sui social, sfogliare un e-book, far partire un video su Youtube, ecc. 

Click4all permette, in sintesi, di collegare questi tasti assemblati e modellati a proprio piacimento, a qualsiasi device, attivando relazioni di causa-effetto o di esplorazione.

Può essere utilizzato da bambini con disabilità diverse (cognitive, fisiche o entrambe), da adulti con disabilità, nell’ambito di attività riabilitative, educative o anche solo come gioco.

Come e quando è nata l’idea di questo dispositivo?

L’idea è nata nel 2015, in un momento di fioritura del fenomeno della digital fabrication, della prototipazione rapida e del movimento dei Makers e del fai-da-te digitale.

E’ ispirato nella sua realizzazione tecnica al bellissimo “Makey Makey”, strumento per l’educazione digitale nato da alcuni ricercatori del Media Lab del M.I.T. di Boston.

Partendo dalla loro geniale intuizione, abbiamo creato qualcosa che fosse più orientato alle esigenze delle persone con disabilità. 

Alla base di Click4all c’è l’approccio pedagogico costruzionista di Seymour Papert, ovvero l’idea che:

l’apprendimento non è una trasmissione di conoscenze, ma un processo di esplorazione e manipolazione di oggetti reali e artefatti cognitivi

Tutti, anche chi non è ingegnere informatico, possono quindi diventare creatori – e non solo consumatori – di tecnologia digitale.

Nel nostro piccolo, con Click4all permettiamo a bambini e adulti di esplorare, immaginare e realizzare forme nuove di interazione con il digitale.

Quante professionalità hanno contribuito alla sua realizzazione?

L’idea è nata dalla squadra di ricerca tecnologica di ASPHI: attualmente il gruppo è formato da un informatico, un educatore, uno psicologo e una pedagogista.

Dall’idea iniziale alla sua realizzazione, quanto tempo è trascorso?

Le prime versioni, nel 2015, erano fatte con una scheda Arduino chiusa dentro scatole di gelato. Nel 2016 siamo passati alla produzione dei kit che ora sono in commercio.

Ad oggi, quanti premi ha vinto Click4all?

Abbiamo vinto il bando Thinkforsocial di Fondazione Vodafone nel 2016, che ci ha permesso di passare dai prototipi alla produzione del kit.

Inoltre, abbiamo potuto ambire a una distribuzione capillare sul mercato italiano delle soluzioni tecnologiche, in ambito educativo e riabilitativo.

Abbiamo poi vinto il premio Make to Care di Sanofi Genzyme nel 2016, e il premio Cariplo Crew nel 2019, che ci sta permettendo di sviluppare una app, Click&DO, utile a chi utilizzerà Click4all in futuro.

Fino ad ora il kit è utilizzato soprattutto da operatori dell’educazione e della riabilitazione, con predisposizione alle tecnologie. Con l’ app vogliamo rendere più semplice la creazione di attività digitali, anche da parte di famiglie e insegnanti.

Ha un sogno da realizzare, o un bisogno specifico che vorrebbe soddisfare, attraverso la realizzazione di una qualche tecnologia?

La mission di Fondazione ASPHI è contribuire a processi di innovazione sociale, cercando di dare il nostro piccolo contributo a colmare l’ultimo miglio che separa l’ecosistema tecnologico, dalle necessità e dai desideri delle persone con fragilità.

Per questo, più che l’invenzione di nuove tecniche o strumenti, serve una rivoluzione culturale, un cambiamento di paradigma verso un welfare di comunità: nella scuola, nel lavoro, nel sistema socio-sanitario della cura.

La tecnologia di per sé è neutra: può creare ponti o barriere, contribuire alla coesione sociale o approfondire diseguaglianze. Saranno le nostre scelte politiche, sociali e culturali a fare la differenza. Il nostro impegno per il futuro è contribuire a questo cambiamento.

Ringraziamo Nicola Gencarelli per aver risposto alle nostre domande.
Per coloro che vogliono approfondire ulteriormente, ecco i riferimenti ai profili social Facebook e Twitter di Click4all.

Il kamishibai,”teatro di carta” che incanta e racconta

in Approcci educativi/Protagonisti by
Scopriamo il kamishibai, letteralmente “teatro di carta”, dove racconto orale e illustrazioni si uniscono armoniosamente

Se ancora non possiamo tornare a viaggiare verso mete lontane, la nostra curiosità non conosce limiti, e stavolta si è spinta fino al Giappone, alla scoperta del kamishibai, il magico “teatro di carta“.

Ne abbiamo parlato con Paola Ciarcià, Presidente dell’AKI (Associazione Kamishibai Italia), docente e formatrice nel settore della pedagogia applicata all’arte e ai beni culturali, e Mauro Speraggi, pedagogista, membro del CIGI (Comitato Italiano del Gioco Infantile) e del comitato scientifico dell’Artoteca di Cavriago (RE).

Cos’è il Kamishibai e qual è la sua origine?

Il kamishibai è una tecnica di narrazione giapponese, che ha avuto la sua massima espressione nel periodo tra le due guerre mondiali, grazie alla combinazione di 3 fattori:

  • la diffusione della bicicletta
  • la crisi economica del 1929
  • l’avvento del cinema sonoro

I primi artisti del kamishibai erano narratori benshi, disciplina che consisteva nel commentare i film muti di allora. Con l’avvento del sonoro migliaia di loro persero il lavoro, e iniziarono l’attività di narrazione in strada.

Si stima che in quel periodo, in tutto il Giappone vi fossero oltre 30.000 kamishibaiya (cantastorie kamishibai)!

Non era raro trovare in un angolo di strada un narratore che, in sella a una bicicletta, con il suo piccolo teatro in legno (butai), richiamasse i bambini battendo tra loro due bastoni di legno. Tutti accorrevano per comprare dolciumi e ascoltare storie, che di solito erano: un racconto buffo, una storia d’amore o una di avventure. Così, tutti i gusti venivano accontentati!

Illustrazione tratta da “L’uomo del kamishibai
Di Allen Say – Edizioni Artebambini
Come funziona il kamishibai?

Il dispositivo si basa sullo scorrimento di singole tavole illustrate, inserite dal narratore all’interno di un piccolo teatro in legno (il butai): attraverso il loro scorrere la storia prende vita.

Il narratore, oltre a gestire il flusso del racconto, commenta le immagini e da’ voce ai personaggi, leggendo il testo riportato sul verso di ogni tavola.

Come ogni buon cantastorie, il narratore cura la drammaturgia della messa in scena, attraverso suoni, rumori ed “effetti speciali”, dando vita a un vero e proprio spettacolo.

Qual è il suo pubblico? È pensato solo per i bambini o anche per gli adulti?

Dal momento che prima di iniziare la narrazione, il cantastorie vendeva caramelle o proponeva giochi e canzoncine, il pubblico è storicamente quello dei bambini e dei ragazzi.

Non esclude però gli adulti; anzi, avendo molte parentele con i cantastorie c’è anche un repertorio per gli adulti o quantomeno per le famiglie. 

Oggi noi portiamo le storie kamishibai nelle biblioteche, nelle scuole, ma anche nei quartieri e nelle piazze. La tecnica rimane sempre quella di una performance basata sul racconto e sulla stretta simbiosi con le immagini.

Quali sono le sue funzioni pedagogiche?

Il kamishibai è innanzitutto una forma di spettacolo, quindi si condivide la storia con altri. Ha in sé il rito dell’attesa di “inizio spettacolo”, concentra l’attenzione e la focalizza sulla potenza della storia letta a voce alta, e sulle grandi illustrazioni. 

Potremmo dire che è la dimensione collettiva del racconto.

Nella sua apparente semplicità, è un congegno narrativo assai complesso: recupera la dimensione originaria della narrazione orale popolare, e si collega all’invenzione del libro, dal momento che il cantastorie sfoglia pagine e mostra immagini.

Il kamishibai è uno strumento prezioso dal punto di vista educativo: è l’anello di congiunzione fra il gioco simbolico e l’albo illustrato.

A scuola e in un museo diventa un mezzo per trasformare una lezione in storia narrata: è uno straordinario facilitatore per un apprendimento complesso e  accattivante.

Il kamishibai segue un copione preciso o è anche frutto dell’improvvisazione del narratore? Ci sono momenti di interazione con il pubblico?

Le tavole illustrate raccontano ognuna una sequenza di una storia definita in precedenza.

La parte della tavola rivolta verso il pubblico è interamente illustrata, mentre nel retro c’è il testo, e una piccola immagine che riproduce l’illustrazione della tavola che si sta leggendo.

Il kamishibai predilige storie semplici, di forte impatto narrativo in cui sia facilmente riconoscibile la struttura della storia e si rispetti la triade narrativa inizio/svolgimento/fine.

Prima di raccontare una storia, il narratore deve:

  • leggere con attenzione il testo
  • cogliere nelle illustrazioni gli aspetti significativi
  • esercitarsi nello scorrimento delle tavole: farlo davanti ad uno specchio aiuta a gestire armoniosamente i passaggi
Quali possono essere gli insegnamenti di questa arte?

È un’esperienza estetica a tutto tondo, perché coinvolge tutti i sensi oltre ad essere uno strumento di cittadinanza attiva e partecipata, se la lettura avviene in luoghi pubblici. Inoltre:

  • Rimette al centro il racconto ad alta voce
  • Dà dignità al mondo delle figure
  • Ripristina un legame stretto tra narratore/trice e pubblico
  • Potenzia la dimensione dell’ascolto, dell’attesa, dell’attenzione
L’AKI (Associazione Kamishibai Italia), da quale spinta/esigenza è nata, e perché?

Alla Fiera Internazionale del Libro di Bologna del 2000, in cui eravamo presenti con Artebambini, siamo stati incuriositi da una strana valigetta di legno di uno stand del Giappone, in mezzo a libri e grandi tavole illustrate.

La storia di questo antico strumento di lettura, che seduceva per la sua stretta parentela con il teatro, ci ha spinti a credere che poteva essere lo strumento ideale da portare nelle classi, nelle biblioteche, negli incontri con i genitori.

Il libro, l’albo illustrato, la lettura ad alta voce: era come se avessero trovato un’altra dimensione!

Da quell’incontro sono passati diversi anni di sperimentazioni, letture, corsi di formazione, storie prodotte. Ma le emozioni che è in grado di suscitare questo antico strumento non si sono per niente scalfite!

Finché si leggeranno e ascolteranno storie kamishibai, si rinnoverà l’incanto, la meraviglia e lo stupore propri dei racconti e della narrazione che risalgono all’alba dell’umanità.

Paola Ciarcià con i bambini

Per questo motivo da qualche anno è nata a Bologna l’AKI – Associazione Kamishibai Italia, che è socia dell’Associazione Internazionale dei Kamishibai, con sede in Giappone. Per tutelare, diffondere e fare ricerca su questo strumento culturale ed educativo.

Ogni anno promuove il World Kamishibai Day, che si celebra il 7 dicembre, giorno in cui i giapponesi attaccarono la Marina degli Stati Uniti a Honolulu, nel 1941.

Per questo l’Associazione Internazionale Kamishibai del Giappone lo ha scelto: perché diventi una ricorrenza di pace, e il kamishibai uno strumento di pace.

Quale miglior antidoto alla paura, ai conflitti, alle guerre, se non quello che ci viene dalle storie narrate con il kamishibai, portatore di gioia e colori?

Malattie rare e inclusione: parliamone con un vero esperto!

in Bisogni Educativi Speciali/Protagonisti by
Marcello Cattani, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Farmaceutico Sanofi, ci parla di malattie rare e di inclusione

Quando parliamo di malattie rare, a cosa ci riferiamo?

A malattie gravi, croniche e progressivamente invalidanti. Se ne stimano 6000/7000 e si definiscono rare perché non colpiscono più di 5 persone ogni 10 mila abitanti. Complessivamente, però, riguardano tantissimi individui: 300 milioni di persone nel mondo, 1 persona su 17 in Europa, 2 milioni solo in Italia. In un caso su 5 sono bambini o ragazzi sotto ai 18 anni”.

Un impegno, quello di Sanofi, che va ben oltre le terapie.

Da oltre 35 anni siamo impegnati nella ricerca di terapie innovative che possano migliorare la qualità di vita di queste persone e delle loro famiglie. Dallo sviluppo di servizi che facilitino la gestione della patologia e la relazione con gli specialisti, alle attività di sensibilizzazione sul tema dello screening neonatale e dell’inclusione sociale.

È un impegno quotidiano che mette al centro le persone e i loro bisogni, e che ci mette in contatto con storie e vissuti, con la loro quotidianità, a volte fatta di difficoltà che si accompagnano a un senso di esclusione, fino ad arrivare a episodi più gravi di emarginazione, scherno o bullismo.

Per questo sviluppiamo e sosteniamo da sempre progetti dedicati alla comunità dei malati rari, finalizzati ad avvicinare la società a questa realtà. Penso al progetto fotografico di Aldo Soligno, che ha raccontato le loro Rare lives con immagini e testimonianze; a “Fatto per arte”, che ha liberato le loro emozioni attraverso l’espressione artistica; a Make to Care, il contest che incoraggia e supporta la patient innovation e lo sviluppo di soluzioni innovative per la disabilità”.

Perché è importante portare questi temi a scuola, e in che modo è opportuno farlo?

Mai come oggi è importante interrogarsi su diversità e inclusione, paure ed emozioni. Lo è per noi adulti ma ancora di più per i nostri bambini e ragazzi“.

Abbiamo il dovere e l’opportunità di crescere adulti più consapevoli.

Proprio per questo motivo abbiamo deciso di supportare la campagna “Più unici che rari”, promossa da Librì. Rivolta a ragazze e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado, si tratta di in un percorso didattico (oggi è anche un libro nel circuito delle librerie) che promuove l’importanza dell’inclusione nell’ambiente scolastico, partendo proprio da quelle difficoltà che possono nascere in presenza di malattie rare o altre patologie, come l’asma o la dermatite atopica”.

Crediamo che questi siano temi chiave per la crescita, in un momento in cui le “diversità” vengono rifiutate e spesso ridicolizzate anche tramite i social networks, causando seri problemi tra i giovani più fragili.

“Il kit educativo della campagna “Più unici che rari” comprende un volume illustrato con le storie di 11 compagni di classe unici, una guida per gli insegnanti con esercitazioni e discussioni da fare in classe, e tante schede che ci permettono di coinvolgere anche le famiglie.

Nel 2020 hanno partecipato al progetto più di 2.500 classi e quasi 64.000 alunni e famiglie, con 750 insegnanti che hanno seguito i webinar organizzati grazie anche alla nuova piattaforma digitale piuunicicherari.it , pensata per far fruire i materiali e i percorsi didattici anche da casa, rendendoli a prova di DAD e disponibili a un numero di persone ancora più ampio”.

Chi sono i partner in questo progetto?

“Il progetto conta sul patrocinio di 20 associazioni di pazienti tra cui Uniamo FIMR Onlus (Federazione Italiana Malattie Rare), e 4 enti tra cui l’Ospedale Pediatrico “Gaslini” di Genova e i Centri di Coordinamento Malattie Rare della Regione Abruzzo e della Regione Campania. Sono realtà che conosciamo da vicino, che hanno sposato la nostra idea e si sono volute schierare al nostro fianco”.

Pronti per la Giornata delle Malattie rare del prossimo 28 febbraio?

“Le basi per la Giornata le abbiamo gettate mesi fa con un nuovo percorso didattico online a cui è collegato il concorso Come stai. Dillo con arte!, che vuole far esplorare agli studenti emozioni e paure attraverso la creatività artistica. Fino al 14 febbraio le classi potranno caricare i propri elaborati sul sito, dove chiunque può votarli. Da lì, possono anche essere condivisi sui principali social network. Ne sono già arrivati tanti e molti sono anche i “like” che hanno ricevuto!

Le classi vincitrici saranno comunicate il 25 febbraio, in prossimità della Giornata Mondiale delle Malattie Rare 2021, durante un evento live sulla pagina Facebook di Sanofi Italia. Questo sarà anche l’occasione per un’anteprima della campagna di comunicazione sull’inclusione delle persone con malattia rara, a cui stiamo lavorando con l’associazione Parole O_Stili“.

Sarà una campagna che usa il linguaggio, le parole come ponte per la conoscenza e la comprensione dell’altro.

Non voglio svelare di più per non rovinare la sorpresa: vi aspettiamo online sulla nostra pagina Facebook il 25 febbraio dalle 17.30 per scoprire di più!”.

Conoscere e raccontare la diversità in classe

in Esperienze digitali/Protagonisti by
Marianna Balducci ci racconta come è andato il suo webinar sulla diversità e di come si può affrontare in classe.

Non molti giorni fa, in occasione di un webinar condotto assieme a Francesco Fagnani per il progetto “Più unici che rari” (Librì progetti educativi e Sanofi Italia) dedicato alle diversità e all’inclusione, davanti a una virtuale ma consistente platea di insegnanti, mi sono presentata con uno scheletro.

Contro ogni sensata accortezza per la prima impressione, ho pensato che non avrei certo potuto sfondare con lo schermo la porta di casa di così tante persone a mani vuote.

D’altra parte, non ho portato un cadeaux di poco conto: ho portato una larva convivialis (ne parlava in un bell’articolo Emanuela Pulvirenti sul suo didatticarte.it), una di quelle piccole sculture che nei tempi antichi venivano apparecchiate in mezzo alla tavola per ricordarci dell’esistenza delle nostre più oscure paure.

Ah già, ho portato anche il Babau (quello delle “Storie dipinte” di Dino Buzzati), nessuno mi aveva dato indicazioni se fossero proibiti o meno gli animali. 

Non fatevi un’idea sbagliata, io sono una fifona, ho tendenzialmente paura di tutto.

Forse proprio per questo, quando mi è stato chiesto di parlare di come la creatività potesse trasformarsi in uno strumento per conoscere e raccontare la diversità in classe, ho pensato di partire proprio dalla paura.

La paura è quella bestiaccia che si mette (e ci mette) sulla difensiva quando ci troviamo in una condizione sconosciuta e che, per qualche ragione (a volte ingiustificata), ci appare minacciosa.

A volte ci blocca, ci impedisce di comunicare, ci allontana dagli altri ma anche un po’ da noi stessi. 

Ma dentro ai confini ampi ed elastici dell’arte sospendiamo il giudizio e ci concediamo di essere sorpresi, emozionati, vulnerabili.

Quando ci cimentiamo in una pratica creativa (disegnare, fotografare, scrivere una storia), mettiamo sul piatto anche quelle pericolose tensioni che ci hanno fatto paura. A volte addirittura, sono loro a divenire la molla per generare qualcosa di nuovo.  

Durante questo appuntamento, abbiamo perciò apparecchiato le paure per dirci che possiamo individuare spazi in cui testare la nostra capacità di camminare insieme nell’ignoto e dargli un nuovo nome, se abbiamo molta immaginazione forse persino un nuovo destino.

Creare in classe la stessa zona franca che l’arte spesso rappresenta per l’artista, può aprire vie di comunicazione inaspettate.

Iniziamo con l’osservare assieme agli alunni un progetto creativo, smontarlo. Poi rimontiamolo insieme e proviamo a generarne uno “tutto nostro”.

Non è solo un mettere le mani in pasta (su certi materiali e certi temi), ma è soprattutto calarsi in una nuova modalità di pensare, di pensarci.

Proprio come gli oggetti del mio “La vita nascosta delle cose” (Sabir editore) possiamo permetterci di dire che ci siamo stancati di essere sempre gli stessi, di fare sempre le cose nello stesso modo.

Possiamo lasciare che sia l’immaginazione (a cui è concessa anche la più impossibile delle alternative) a darci il coraggio di innescare un cambiamento.

Ecco che, allora, da una storia siamo approdati in modo naturale a un esercizio ma con quell’esercizio possiamo aprire un’altra storia, la nostra.

(Ve l’ho raccontato nel webinar, e ve l’avevo scritto qui)

Dopo avervi apparecchiato scheletri e Babau, infatti, vi ritroverete faccia a faccia con molte storie che sono anche un po’ dei format: a volte è il modo in cui sono confezionate, a volte è la miccia che le ha generate… diversi sono i bandoli a cui possiamo risalire per riproporre quel tipo di percorso (con mezzi compatibili col nostro ambiente) e farne fare, almeno in parte, l’esperienza per sciogliere stavolta le nostre matasse.

Non tanto voli di fantasia nel senso astratto del termine, piuttosto molto “saper fare” pratico che si traduce in mappe geografiche ed emotive, leporelli autobiografici, modi per andare sulla luna, orsacchiotti malandati da intervistare.

Un consiglio: se state pensando di portare uno di questi esempi in classe, non perdete l’occasione di costruire l’attività testandola sulla vostra pelle.

Solo così andrete incontro alla spietata praticità dei tempi da gestire (quanto tempo mi serve per tagliare degli elementi da combinare piuttosto che portarli già tagliati?

Quanto quel tagliarli fa parte dell’esercizio ed è quindi un passaggio fondamentale da non fare al posto dei ragazzi?).

Solo così vi verranno in mente magari delle varianti. Prendiamo, a questo proposito, nuovamente in mano gli oggetti insofferenti dell’esempio precedente.

Se lavoriamo solo con oggetti composti da più parti (una moka divisibile in 3 pezzi, un cavo col suo alimentatore in coppia, una lampada composta da lampadina, cavo e struttura), possiamo spostare il ragionamento da un’altra parte.

Che succede se agli oggetti scomposti manca un componente? Sono rotti, non funzionano, ci dicono.

Ma se fotografiamo quei pezzi singolarmente e col disegno li poniamo al centro di una nuova scena, forse possiamo inventare per loro un nuovo ruolo.

Chi lo dice che le cose debbano per forza funzionare in un modo solo?

Se davanti alla realtà avete già una buona predisposizione a questo tipo di switch mentale, se volete conoscere qualche autore, libro, progetto artistico che vi accompagni e vi incoraggi a praticarne sempre di più, potete quindi seguirmi in questa densa chiacchierata.

Al termine, con un po’ di coordinate nuove per spingervi verso terre sempre più lontane, magari sarete in cerca di un’occasione in cui testare subito le idee che vi saranno venute in mente.

Allora vi torneranno utili le parole di Francesco Fagnani (che chiudono questo video e aprono verso il sito del progetto piuunicicherari.it) che introducono il concorso “Come stai? Dillo con l’arte” da portare in classe (in scadenza fra poche settimane).

Ci saranno diverse cornici tematiche all’interno delle quali collocare anche molti dei nostri discorsi e, sì, ora che lo scheletro lo avete anche digerito, sarete pronti anche per quella dedicata proprio alla paura!

Qui potete rivedere il webinar “Indizi e tracce per un’esplorazione foto-illustrata del mondo”

“Gentile come te”: la presentazione è online!

in Esperienze digitali/Protagonisti by
Lunedì 21 dicembre 2020 dalle ore 16:00 ci sarà la presentazione online del libro “Gentile come te”, per parlare di gentilezza nelle scuole secondarie di I grado.

Il 21 dicembre 2020, alle ore 16:00, parleremo di gentilezza e amicizia, con la presentazione online di “Gentile come te”, il nuovo titolo della collana Collilunghi, edita da Librì progetti educativi. E lo faremo con l’autore Fabio Leocata e l’illustratore Massimo Alfaioli.

“Gentile come te” è un libro, scritto sotto forma di diario, che si rivolge direttamente alle ragazze e ai ragazzi della scuola secondaria di I grado, raccontando le vicissitudini di un gruppo di amici alle prese con i problemi di tutti i giorni: l’amicizia, la solitudine, le forme del bullismo, il rapporto con i genitori, la scoperta dell’amore.

Perché leggere “Gentile come te” a scuola?

Con “Gentile come te” – da leggere in classe o proposto come lettura agli studenti – è possibile realizzare in classe un vero e proprio percorso sulla gentilezza: il linguaggio del racconto infatti – rispetto ad altre forme – ha la forza di creare con i lettori una relazione educativa, capace di favorire tra i più giovani l’acquisizione di abilità e comportamenti corretti, di valori quali la gentilezza, il rispetto e la cura verso se stessi e gli altri, l’empatia, la solidarietà, la capacità di ascolto.

La gentilezza diventa quindi un valore, un atto civico consapevole, una bussola per non perdersi, per imparare a crescere insieme.

Cos’ho imparato in questi anni di scuola media? Tre cose. La prima è che ognuno di noi vale molto di più di quello che si mette addosso ogni mattina o del voto che ha sul registro elettronico. La seconda è che se vuoi vivere, e intendo vivere veramente, non puoi evitare ogni tanto di scottarti. La terza è che la cosa più incredibile che ti possa capitare è trovare degli amici che ti accettino per quello che sei, che non ti facciano mai sentire sola. Perché sentirsi soli è la cosa più terribile che ci sia. È come una specie di virus, un male invisibile che ti entra dentro e ti si attacca alle cellule, succhiandoti la vita. (Tratto da “Gentile come te”, Librì 2020)

Per partecipare alla presentazione online, è necessario iscriversi qui: https://register.gotowebinar.com/register/7444379127176542224

Per acquistare “Gentile come te”, lo trovate nello shop del sito Librì Progetti Educativi: https://www.progettieducativi.it/prodotto/gentilecomete/

Gli insegnanti italiani leggono Pinocchio

in Approcci educativi/Protagonisti by

Domenica 8 novembre 2020 dalle ore 15:00, va in scena la seconda edizione della Maratona letteraria Pinocchio. La lettura integrale del capolavoro di Carlo Lorenzini, realizzata dagli insegnanti  e dedicato a loro e a tutti i giovani studenti della scuola Primaria.

Quasi 6 ore di lettura ininterrotta, 82 insegnanti della primaria provenienti da ogni regione d’Italia, una partecipazione che ha unito adulti e bambini. Ma soprattutto un libro, Le avventure di Pinocchio che continua a regalarci grandi emozioni.

Sono questi i numeri della prima edizione della  Maratona letteraria di Pinocchio, un grande evento che torna in scena domenica 8 novembre 2020 dalle ore 15:00, per abbracciare idealmente piccoli e grandi lettori di una storia, quella di Collodi, che acquista un sapore davvero speciale grazie alla viva voce degli insegnanti.

Il successo della prima estemporanea edizione ha spinto Librì Progetti Educativi a trasformare in un evento annuale la maratona letteraria dedicata alle  maestre e ai maestri. Un modo unico e divertente per ricordare – come ci ha detto il professor Nembrini nella sua presentazione alla prima edizione che se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo ricominciare dai bambini, dalla scuola.

Quale modo più efficace di farlo se non leggendo ad alta voce Pinocchio?

Per seguire l’evento in diretta basta connettersi su maratonapinocchio.it o cliccare qui!

Festeggiare con… i morti!

in Protagonisti by
Sono tantissimi i paesi e le regioni, in ogni parte del mondo, in cui si celebrano i defunti con feste e cibi insoliti

La festa più famosa è sicuramente Halloween, celebrata il 31 ottobre, che dagli Stati Uniti e il Canada ha conquistato tutto il mondo (anche se la sua origine è celtica); ma sono tante le tradizioni, le feste e addirittura i cibi legati al culto dei morti. In Italia e nel mondo cattolico, la festa dei morti viene per tradizione festeggiata il 2 novembre.

La maggior parte delle feste legate al culto dei morti infatti viene festeggiata vicino all’equinozio di autunno, il momento dell’anno “più buio”, in cui il ciclo calante dell’illuminazione solare diventa metafora del ciclo della vita.

Ma quali sono le tradizioni più famose del nostro Paese legate al culto dei morti?

In molte regioni, per il giorno dei morti, si lasciavano cibo e acqua sulla tavola per accogliere gli spiriti dei defunti, così come si accendevano dei lumini per far loro luce nella notte. Sono tanti anche i dolci legati a questo giorno: gli ossi di morto, la fave dei morti, i bacilli e i balletti, gli stinchetti dei morti, i pupi di zuccaro… ogni regione ha i suoi!

Ecco una testimonianza del maestro Andrea Camilleri sul giorno dei morti.

E nel resto del mondo come si festeggiano i morti? Ecco le tradizioni più famose!

L’abbiamo già detto, la più celebre – grazie anche al cinema – è sicuramente quella festeggiata negli Stati Uniti e in Canada: è Halloween, con la sua zucca intagliata e la lugubre leggenda di Jack o’ Lantern

Durante la sera del 31 ottobre, i bambini si travestono da spiriti e streghe e se ne vanno in giro per le case del quartiere a raccogliere dolcetti.

In Messico si festeggia il Día de los muertos, con canti, festeggiamenti, fuochi d’artificio, maschere e soprattutto le straordinarie sfilate degli scheletri. Solo durante questa celebrazione, gli spiriti dei morti possono raggiungere i vivi; così vengono allestiti altari pieni di fiori colorati. E tra i piatti preparati per l’occasione, non mancano il pane dei morti e i teschi zuccherati. Una festa incredibile, tanto da essere diventata, per l’UNESCO, Patrimonio dell’umanità e recentemente è stata anche protagonista di un film di James Bond!  

E a proposito di cibo, in Guatemala per la festa dei morti viene realizzato un incredibile piatto: il Fiambre, super piccante e con più di cinquanta ingredienti, tra verdure, spezie, affettati e carne.

Un altro piatto particolare è il songpyeon, preparato in Corea in occasione della festa dei morti, chiamata “il grande mezzo”. Durante le celebrazioni, i coreani ritornano nelle case in cui sono nati per festeggiare gli spiriti dei loro antenati. I songpyeon sono torte di riso cotto a vapore, a forma di mezzaluna, con sopra tanti ingredienti diversi.

Infine, in India la festa dei morti è detta Diwali, la festa delle luci. Si accendono lampade per riportare in vita il sole che muore. Durante questa ricorrenza, le sorelle preparano per i propri fratelli un pranzo e un bagno caldo. È un modo per ricordare la nascita dell’umanità, procreata dal dio della morte Yama che si unì alla sorella Yami.

Se vi fosse venuta voglia di organizzare una gita “tematica” vi servirà la Guida ai fantasmi d’Italia con utili indicazioni su dove cercarli e dove… trovarli!!!

Buon compleanno Gianni Rodari!

in Approcci educativi/Protagonisti/Senza categoria by
Tanti auguri a Gianni Rodari: un maestro che ci ha invitato a  liberarci di tante consuetudini letterarie del passato; ci ha insegnato a spalancare le porte e le finestre alla libertà d’espressione e ha fatto di tutti noi, appassionati di letteratura per ragazzi, dei lettori felici!

Per festeggiare in allegria la data del 23 ottobre abbiamo improvvisato in casa editrice una lettura ad alta voce di “I viaggi di Giovannino Perdigiorno”!

Ecco alcuni consigli di lettura per tutti quelli che non lo leggono da molto tempo e per quei fortunatissimi che non lo hanno ancora letto!

I viaggi di Giovannino Perdigiorno, che racconta le avventure di Giovannino, un viaggiatore curioso che esplora tanti paesi straordinari.

Le favole al telefono, per scoprire da vicino tanti straordinari e divertenti personaggi.

Le avventure di Cipollino, con la storia di un monello che fa piangere chi gli strappa i capelli e un principe acido, cattivo e poco furbo.

La grammatica della fantasia, in cui Rodari parla dei processi della fantasia e delle regole della creazione per renderne l’uso accessibile a tutti.

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Immagine di copertina dal sito ufficiale di Gianni Rodari.

Giornata mondiale dell’insegnante: 6 parole per il prossimo decennio

in Protagonisti by
In occasione della Giornata mondiale dell’insegnante, indetta dall’UNESCO per il 5 ottobre, abbiamo raccolto 6 parole-chiave da docenti di diverso ordine e grado

Pensata e voluta dall’UNESCO nel 1994, la Giornata mondiale dell’insegnante promuove la cultura e l’educazione in tutto il mondo per raccontare una professione che riveste un ruolo così delicato e fondamentale in tutte le società.

Istituita per ricordare la sottoscrizione delle “Raccomandazioni sullo status di insegnante” del 1966, documento di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti a livello mondiale, è l’occasione per riflettere sulle condizioni, non sempre facili, in cui gli insegnanti spesso devono svolgere il proprio lavoro.

Un ruolo, quello dell’insegnante, che negli ultimi anni è divenuto sempre più centrale grazie anche all’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 sottoscritta dalle Nazioni Unite, “Istruzione di qualità”: l’obiettivo indica proprio negli insegnanti quei soggetti fondamentali per attuare, a livello mondiale, un’educazione di qualità, equa e inclusiva per tutti.

Quest’anno più che mai ci sembra importante celebrare questa ricorrenza dando voce proprio agli insegnanti. Abbiamo parlato con tre docenti di diverso ordine e grado, chiedendo loro due parole ciascuno che possano guidare la scuola attraverso le sfide del prossimo decennio.

Carla Caiafa, della scuola primaria, ha raccontato le parole autorevolezza e fiducia.

Autorevolezza: è fondamentale per il presente e per il futuro ripristinare e affermare il ruolo autorevole che gli insegnanti rivestono di fronte alle famiglie e nella società. Essere docenti significa saper trasmettere il sapere, saper educare e valorizzare i propri alunni. Insomma, è un mestiere molto difficile, che può svolgere solo chi ha fatto un percorso di studi ben preciso. Queste figure professionalmente competenti e preparate, quindi, meritano il riconoscimento e il rispetto molto spesso dimenticati.

Fiducia: in particolare per la scuola primaria, è fondamentale stabilire un rapporto di fiducia e di stima reciproca con le famiglie e soprattutto con i bambini, mantenendo molto chiaro e fermo il ruolo che ognuno riveste. Le famiglie devono potersi fidare del lavoro e della figura dell’insegnante a cui “affidano” i propri figli per molte ore al giorno; i bambini devono essere accolti in un clima di serenità che stimola l’apprendimento e la relazione sociale. La figura del docente deve valorizzare le singole individualità, stabilire poche ma essenziali regole e promuovere l’entusiasmo per lo studio cercando strategie varie che “aggancino” l’interesse e la motivazione degli scolari. Bisogna, inoltre, stare sempre molto attenti a rispettare i tempi e le modalità di apprendimento individuali, poiché ogni studente ha una maturazione intellettiva e conoscitiva diversa.

Valerio Camporesi, della scuola secondaria di I grado, ci ha portato le parole individuo e libertà.

Individuo: Nella società di oggi, ”di massa”, essere individui è forse la cosa più difficile. Il continuo afflusso di messaggi e di richiami veicolati dai media tende inevitabilmente a uniformare le coscienze e i comportamenti degli individui, ridotti sempre più a ‘persone’ nel senso latino di ‘maschere’, funzionali e assoggettate a un pensiero unico che non lascia molti spazi di libertà. Questo processo di omologazione in cui siamo immersi – già descritto nel lontano 1919 da Herman Hesse nel suo memorabile incipit di Demian – non poteva non toccare anche gli insegnanti, sempre più costretti ad adeguarsi in modo più o meno conscio a parole, stilemi, modelli imposti dall’alto. Un esempio è quel vocabolario caratterizzato da un lessico quasi imposto ai docenti da ormai troppo tempo, fatto di parole tutte uguali, ripetute, che è riuscito a svuotare di ogni significato vocaboli di per sé nobili come “empatia” e “resilienza”; svuotate perché divenute standard e non il prodotto di un moto individuale. Si pensi anche al dominio culturale del pensiero unico a livello economico, che è riuscito a imporre nella valutazione dell’esame di Stato lo spirito di imprenditorialità, come se un alunno di terza media potesse avere qualcosa a che fare con una simile categoria. Perché un insegnante non può opporsi a una tale aberrazione? E si pensi anche ai modelli imperanti stile Attimo fuggente, sempre estroverso, attoriale in senso quasi clownesco, tanto giovane da dialogare con gli alunni attraverso i mezzi propri dell’uniformazione. È ancora ammesso essere insegnanti diversi, magari vecchio stile, poco o per nulla alla moda? Se anche nel mondo della scuola spingiamo sul pedale dell’uniformazione non potremo avere che un mondo sempre più massificato, fatto di ‘maschere’ incapaci di pensare con la propria testa. Se gli insegnanti sono costretti all’omologazione, molto probabilmente lo saranno anche i loro allievi e la scuola perderà la propria funzione primaria, quella di e-ducere, trarre fuori da ognuno la propria individualità e manifestare il proprio essere un tentativo prezioso e davvero unico.

Libertà: parola strettamente connessa alla prima, e dai significati quanto mai complessi, anche in riferimento al lavoro dell’insegnante. Non c’è traccia, nei nostri paesi avanzati, di quella mancanza di libertà di insegnamento di cui parla il documento dell’Unesco: mancanza terribile, difficile anche solo da immaginare per noi occidentali, e che purtroppo caratterizza le aree più emarginate e sfortunate del globo. Ma nei ‘nostri’ paesi c’è, o rischia di esserci, una mancanza di libertà più sottile, quella che, in base alla malaugurata introduzione del concetto di competitività anche tra le scuole, sempre più in gara ad accaparrarsi iscritti, spinge i dirigenti a premere sui docenti affinché si allineino a determinati parametri, a determinati modi di insegnare e di valutare, più accattivanti verso gli utenti (perché adesso si chiamano così). Le forme di pressione sono state e possono essere le più varie, dalla valutazione agli stili di insegnamento, tali comunque da rischiare di condizionare quella libertà di docenza cui tanto spesso ci si riferisce e di cui parla – e bene – anche la nostra Costituzione. Per valorizzare appieno il ruolo ed il lavoro degli insegnanti occorrerebbe riflettere su come la competizione – questa parola cardine del pensiero unico attuale – possa forse andar bene quando parliamo di gelati o di cellulari ma non di istruzione, un mondo che dovrebbe essere lasciato libero – per l’appunto – da ogni forma di condizionamento affinché possa veramente assolvere alla propria funzione, a quell’educere di cui parlavamo prima.

Francesca Maggi, della scuola secondaria di II grado, ci ha portato le parole ascolto e conoscenze.

Ascolto: è imprescindibile per progettare una scuola rinnovata in grado di reggere la sfida del presente e del futuro; questo del resto si rivela sempre più difficile da prevedere, data la velocità dei cambiamenti che siamo chiamati ad affrontare. Bisogna intanto ascoltare gli studenti: si tratterà, sì, di comprenderne umori ed esternazioni, dunque richieste, ma oggi l’insegnante medio si impegna, fortunatamente, a farlo; ma anche di ascoltare gli stessi docenti, soggetti fondamentali della pratica educativa, perché sanno cogliere i bisogni nei ragazzi e possono riconoscerne le carenze, aiutandoli a non rimanere intrappolati nell’inganno della Rete, che facilmente crea l’illusione di possedere conoscenze, competenze a capacità. Solo premendo un pulsante puoi visualizzare molteplici dati, ma ciò può anche non derivare da un tuo “merito” specifico. La scuola del futuro non dovrà perciò rinunciare ad ascoltare i docenti, perché quello che loro percepiscono, con la passione e l’impegno quotidiani, è qualcosa che i burocrati non sono in grado di cogliere, perché distanti dalle realtà singole e specifiche. Noi docenti abbiamo sempre più netta la percezione di una distanza tra il palazzo e la piazza, di una nebbia (Guicciardini, Ricordi) che deve essere rapidamente diradata.

Conoscenze: credo che la questione della “didattica per competenze” ci sia sfuggita di mano. Gli slogan, utilizzati prima per “risvegliare” le coscienze, possono diventare parole vuote. Non si devono abbandonare le competenze come obiettivi (il loro esplicito riconoscimento è stato un necessario cambiamento rispetto alla scuola del passato). Ma nel tentativo improvvido di sostituire le conoscenze con le competenze, la scuola si è spogliata del suo compito: educare gli studenti a formarsi un bagaglio perenne di conoscenze, da ampliare poi autonomamente grazie alle competenze acquisite. Le conoscenze che davvero possono dirsi tali sono quelle che restano, punto di riferimento duraturo e in fondo i giovani le chiedono, perché solo dall’unione di conoscenze e competenze si crea una sicurezza. Viviamo in un “mondo liquido”, fatto di globalizzazione e digitalizzazione, che possono illudere che non ci si debba più affannare a studiare, ma il punto è un altro. Non si tratta allora di intraprendere una battaglia contro il digitale (comunque strumento di miglioramento e velocizzazione delle operazioni), ma di far emergere la necessità anche di conoscenze apprese con l’impegno costante: perché “non fa scienza, sanza lo ritener, l’aver inteso“.

In copertina: Giulia Orecchia per Librì “Una classe di tutto rispetto”.

Roberto Piumini per Occhiovolante

in Approcci educativi/Protagonisti/Spunti di lettura by
Roberto Piumini
Si chiude in questi giorni il più lungo esperimento didattico (involontario) che la scuola italiana abbia conosciuto. Riceviamo e con gratitudine pubblichiamo due poesie di Roberto Piumini su questo difficile periodo.
Il virus venne, misteriosamente,
e si attaccò, fattivo e silenzioso,
al gran corpo di noi, bruciando fiato
a molti, spaventandoci, filando,
attorno a noi, un bozzolo d’attesa,
sfocata e ottusa, immobile sorpresa.
La macchina mondiale ha scricchiolato,
in un dubbioso brivido, di sé,
e, come feti acerbi, ha generato,
più che di norma, nuove povertà.
Feroci, pronti a prendersi il primato,
si accendono i vaccini, qua e là.

I morti è gente quieta: 
il loro dire, è solo il nostro eco, e loro assenza
è il mancamento della nostra vita,
loro silenzio è la nostra voce
taciuta in faccia al mondo.
I morti sono, sotto la loro quieta apparenza,
l’ansiosa lena del nostro futuro,
la reticenza di felicità,
il sogno balbettante e solitario
che ci guasta la veglia; i morti sono,
l’alta pazienza, la consolazione,
attorno al nostro lamento d’amore.

Roberto Piumini http://www.robertopiumini.it/ è nato a Edolo (BS) ed è autore saggista e traduttore.
Ha scritto racconti, romanzi, fiabe e poesie per bambini, ragazzi e adulti, pubblicati per i maggiori editori italiani ed esteri. È autore di testi per opere musicali e teatrali, trasmissioni tv (L’Albero Azzurro), radiofoniche (Il mattino di zucchero) e cartoni animati. Per Librì Progetti Educativi ha realizzato I giochi coraggiosi (2011) https://www.occhiovolante.it/2017/leggere-un-gioco/ , Batticuore e altre emozioni (2012) e Lo zio diritto (2007)

credits immagine: https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/laser/Incontro-con-Roberto-Piumini-4289465.html

Leonardo da Vinci: le novità editoriali da portare in classe

in Protagonisti/Spunti di lettura by
Le novità da proporre agli studenti per far conoscere il maestro nato a Vinci e le sue opere (divertendosi)

Leonardo, il genio. Per conquistare definitivamente i giovani e i giovanissimi, accanto a mostre ed eventi in tutta Italia (e anche all’estero), alcune novità in libreria sono davvero godibilissime e imperdibili. Titoli da aggiungere alle “liste” per divertirsi leggendo durante i mesi estivi, ma anche – e soprattutto -per aggiornare con titoli di qualità la biblioteca di classe.

Lisa Monnalisa” di Janna Cairoli e Lorenzo Tozzi, illustrato da Francesca Carabelli, Edizioni Curci

A Leonardo da Vinci e alle sue ingegnose macchine è ispirata questa briosa filastrocca di Janna Carioli, musicata da Lorenzo Tozzi, illustrata da Francesca Carabelli e messa in pagina da Gabriele Clima. Un omaggio in musica che, sollecitando la fantasia dei bambini, diventa via d’accesso alla curiosità e alla scoperta anche grazie alle pagine di approfondimento in fondo al libro. E con il QR code che trovi dentro il libro accedi alla canzone online da ascoltare e ricantare in ogni momento!-

Dicono di me. La Gioconda” di Davide Calì e Marianna Balducci, Hop Edizioni
Un albo strepitoso, che affronta il tema della fama e dell’identità a partire dal quadro più famoso del mondo con scheda finale per approfondire gli aspetti storici e storico-artistici. (Testi asciutti, ironici e sagaci; le espressioni di Monna Lisa esilaranti). Geniale.
Età di lettura: da 7 anni

Leonardo da Vinci. Genio senza tempo” di Davide Morosinotto e Stefano Turconi, Edizioni EL
Leonardo da Vinci: pittore, musicista, inventore insuperabile. Un genio che non ha mai avuto paura di sbagliare, cercando di spingersi sempre un po’ più in là. Le ultime pagine del volume offrono una brevissima appendice con i luoghi o le opere legati al personaggio e sopravvissuti fino a noi. Sintetico, essenziale.
Età di lettura: da 7 anni

La vita (divertentissima) di Leonardo. L’amico geniale di Cécile Alix e Leslie Plée, Sonda Edizioni
Una biografia illustrata, fresca e unica. Un linguaggio diretto, ma ricco di dettagli. Per sapere tutto, ma proprio tutto, sull’amico più geniale del mondo. Divertente e frizzante.
Età di lettura: da 8 anni

io, Leonardo da Vinci. Vita segreta di un genio ribelle” di Massimo Polidoro, Il Battello a Vapore
Polidoro racconta episodi curiosi del genio di Vinci: pregi e difetti, momenti fortunati e sfortunati, uno spirito curioso, il desiderio smisurato di sapere e l’ambizione di affermarsi, capace di superare i propri limiti e affrontare esperienze difficili e avversità. Pacato, puntuale.
Età di lettura: da 10 anni

Le grandi macchine di Leonardo. 40 invenzioni geniali di Davide Morosinotto e Christian Hill, Editoriale Scienza
Sommergibili, aeroplani, automobili, carri armati, ma anche ventilatori, viti, chitarre, gru e calcolatrici: quanti oggetti sno stati immaginati da Leonardo? E ci sono anche schede pratiche per realizzare alcune invenzioni leonardesche. Piccoli ingegneri crescono.
Età di lettura: da 8 anni

Leonardo” di Stefano Zuffi, Feltrinelli Kids
Leonardo racconta la sua vita, le amicizie e le rivalità con gli altri pittori, i successi e i fallimenti, le passeggiate nei boschi, la scrittura alla mancina e i suoi capolavori: tra gli altri la Vergine delle rocce, il Cenacolo, fino alla Gioconda, tanto amata da portarla sempre con sé. Perfetto per chi ama la storia e l’arte.
Età di lettura: da 10 anni

Ma chi era questo Leonardo” di Giulia calandra e Luca Poli, Franco Panini ragazzi
Il testo è semplice e curioso ed è accompagnato da illustrazioni e vignette ironiche. Il primo capitolo contestualizza il personaggio nel momento storico in cui viveva e una scheda mostra i collegamenti con quello che succedeva all’epoca. Nei riguardi del libro troviamo due mappe: la prima fotografa il mondo all’epoca del protagonista e indica i luoghi salienti della sua esistenza; l’altra mostra il mondo ai giorni nostri e segnala dove poter trovare notizie e opere che lo riguardano.
Età di lettura: da 7 anni

Leonardo da Vinci” di Jane Kent, National Geographic Kids
La vita, il lavoro e i successi di Leonardo raccontati in prima persona con testi brevi e semplici, ricchi di aneddoti e curiosità e resi ancor più appassionanti dai coloratissimi e divertenti disegni di Isabel Muñoz
Età di lettura: da 6 anni

Chi era Leonardo da Vinci” di Roberta Edwards
Chi era Leonardo da Vinci? Un bambino solitario, un ospite del re di Francia, un inventore, musicista, ingegnere, scienziato e pittore della famosissima Monna Lisa, e molto altro.
Età di lettura: da 6 anni

Leonardo. Amore ogni cosa vince. Segreti di vita e bellezza” a cura di Gino Ruozzi, Interlinea
Un saggio, una raccolta di aforismi e pensieri (per i più grandi). I temi trattati nell’antologia sono: il tempo; ritratti; anima e corpo; pittori; autori, autorità, esperienza; le scienze; aforismi ed epigrammi; il nulla e l’infinito; brevità; la forza e le forze; l’acqua; il cielo, l’aria, il sole, la luna.

Se non li avete già sono da sfogliare (e acquistare) anche:

“Leo” di Luisa Mattia e Alberto Nucci Angeli, Lapis Edizioni
Autobiografia raccontata da Leonardo bambino. “Leonardo mi chiamo e so giocare. Gioco con la luce, con l’acqua, con il sole e la luna, con il tempo che passa e certe volte scappa e non si fa trovare. Questo mi piace: cercare. Inseguo ciò che si nasconde, scopro ciò che non so”. Delizioso.
Età di lettura: da 6 anni (anche meno, in lettura condivisa)

“Pensa come Leonardo Da Vinci. Giochi per la mente “ di Carlo Carzan e Sonia Scalco, Editoriale Scienza
Un percorso tra narrazione e giochi per la mente, ideato per allenare memoria, concentrazione, creatività e curiosità sulle orme del genio più complesso e poliedrico di sempre. Un libro per “imparare a imparare”.
Età di lettura: da 8 anni

Crediti immagine di copertina: Leonardo da Vinci e Monna Lisa visti da TV Boy. Sticker in Milano, Italy. Picture by Giacomo Zavatteri

Leonardo da Vinci: 500 anni di futuro tutti da sperimentare

in Protagonisti by
app leonardo
In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, ecco una selezione di mostre, eventi, spettacoli, curiosità e app che conquisteranno (anche) gli studenti (e… occhio alle foto false!)

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Guglielmo Marconi, “papà” (dimenticato) del wireless

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Simone Terreni, autore del volume “Dai segnali di fumo ai social” ci parla di Guglielmo Marconi, lo scienziato italiano che ha cambiato il mondo. Keep Reading

L’inizio di un nuovo viaggio

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L’editoriale di Cristina Zannoner per inaugurare Occhiovolante, la nuova rivista edita da Librì progetti educativi, punto di incontro per maestri, insegnanti e professionisti dell’educazione

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