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Pensare con gli occhi

Carlo Francesco Ridolfi

di Carlo Francesco Ridolfi

Carlo Ridolfi ci parla di cinema, tv, serie, supporti digitali, linguaggi e contenuti: conoscerli, per capire ed educare.

Cenerentola: è uscito un nuovo film 2021

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Cos’ha, ancora, da dirci, una favola come Cenerentola? Ce ne parla Carlo Ridolfi.

Cos’ha, ancora, da dirci, una favola come Cenerentola? Portato sullo schermo più volte, il racconto di Charles Perrault potrebbe apparire logoro e anacronistico.

Ma la forza dei classici è proprio quella di poter essere reinventati più e più volte, senza perdere in fascino e fantasia.

È il caso della versione sceneggiata e diretta da Kay Cannon e ora disponibile su Amazon Prime Video.

Prima di tutto Cenerentola (Camila Cabello) non è la solita infelice orfana che vive con matrigna e sorellastre e sogna di diventare una principessa. Adesso è una ragazza molto sicura di sé, che ha come obiettivo quello di diventare disegnatrice e realizzatrice di abiti.

Così come la stessa matrigna Vivian (Idina Menzel) ha in realtà un passato da musicista di talento, frustrato per le ristrettezze del ruolo casalingo che si è trovata a dover ricoprire.

E il principe Robert (Nicholas Galitzine) sarà così lontano dallo stereotipo del belloccio figlio di papà da rinunciare alla successione dinastica per vivere il suo amore con Cenerentola, seguendola nella sua attività professionale.

Giocato dall’inizio alla fine sul registro del divertimento e dell’ironia, il film di Kay Cannon è un musical che utilizza sia composizioni originali (di Mychael Danna e Jessica Weiss), sia riproposizioni di grandi successi della musica pop, come Somebody To Love dei Queen, Material Girl di Madonna o Seventh Nation Army degli White Stripes (resa famosissima come coro da stadio a partire dai mondiali di calcio del 2006).

E sono davvero irresistibili i momenti in cui compare in scena una fata madrina interpretata da una “fata” icona gay come Billy Porter.

Madrina che, a sua volta, trasforma i tre topolini amici di Cenerentola in tre nevroticissimi e pasticcioni e simpaticissimi valletti che la accompagnano al ballo (interpretati da Romesh Ranganathan, James Acaster e da quel James Corden, attore e presentatore inglese, di cui si possono trovare in rete spassosissime riproposte dei musical più famosi della storia, interpretate per strada).

Camila Cabello esce da X-Factor Usa. Tra i ballerini c’è anche Giuseppe Giofré, che ha cominciato la sua carriera in Amici di Maria De Filippi.

È la televisione che riproduce se stessa, rimanendo comunque a livelli di competenza artistica e professionalità che, soprattutto negli standard del grande spettacolo americano, sono irrinunciabili.

È intrattenimento di ottima qualità, che permette di passare un paio d’ore tra buona musica, coreografie coinvolgenti e sana, sanissima, ironia che decostruisce i luoghi comuni e le pigrizie intellettuali.

Luca, il nuovo film della Disney sulla diversità e l’inclusione

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Carlo Ridolfi ci parla di Luca, il nuovissimo film Disney da non perdere!

Chissà quante volte anche noi abbiamo usato l’espressione “né carne né pesce” per indicare qualcosa, o qualcuno, che non ha una identità definita. E chissà quante volte l’abbiamo usata sottintendendo una connotazione spregiativa. Luca (Usa, 2021) di Enrico Casarosa, un gioiello di inventiva e delicatezza, è partito, forse, dalla stessa frase per darne una rappresentazione affatto diversa.

Luca Paguro è un ragazzino-pesce che vive nelle profondità del mare con i suoi genitori, ma che è, come tutti i preadolescenti, affascinato dalle cose che gli sono proibite, primo fra tutti il fatto di mettere piede sulla terraferma.

L’incontro con il suo coetaneo Alberto Scorfano, che vive senza genitori, sarà il motore primo che lo spingerà a trasgredire il divieto, scoprendo che quando esce dal mare si trasformano, lui e il suo nuovo amico, in esseri umani. Sarà così che incontreranno Giulia Marcovaldo (il riferimento esplicito – e non sarà il solo – è chiaramente a Italo Calvino), ragazzina esuberante che ha come sua massima aspirazione quella di sconfiggere il presuntuoso Ercole Visconti nell’annuale gara di triathlon.

Questa, in poche parole, la trama di un film che ha nella storia l’impalcatura per una costruzione narrativa, visiva, psicologica e sociale davvero magnifica.

È decisiva l’ambientazione geografica: la Liguria delle Cinqueterre (da cui è originario Enrico Casarosa), con le sue piccole baie, le sue calette, i paesini che si inerpicano dal mare direttamente verso la collina. È altrettanto significativa la definizione del periodo storico: siamo all’inizio degli anni ’60, con tutta una serie di rimandi culturali, dalle insegne dei negozi e delle botteghe ai manifesti pubblicitari, dai cartelloni dei film in programmazione alle canzoni che punteggiano la colonna sonora (il quartetto Cetra, Gianni Morandi, Mina, Rita Pavone, con l’unico anacronismo de “Il gatto e la volpe” di Edoardo Bennato, che appartiene al decennio successivo).

C’è, soprattutto, tutta la passione e la sensibilità di raccontare una fase della vita dei ragazzi e delle ragazze, quella, appunto, in cui ciascuno di noi si è trovato ad essere “né carne né pesce”, con accenti di profondità e di delicatezza davvero rari.

Ultima produzione Pixar in ordine di tempo, realizzata con una qualità di animazione in computer graphic che ogni volta non smette di meravigliare (Casarosa aveva già realizzato nel 2011, per la casa di produzione statunitense, un magnifico cortometraggio come La luna) Lucaè un film che va visto, rivisto, gustato e approfondito.

Anche perché, non è che uno dei suoi moltissimi meriti, ma secondo me è importante sottolinearlo, è un film che racconta anche come la passione per lo studio e l’importanza della scuola siano elementi fondamentali per la crescita complessiva ed equilibrata di un ragazzo o di una ragazza.

Come sempre accade nei lungometraggi Pixar, lo si guardi fino alla fine dei titoli di coda, per non perdere un esilarante elogio della stasi della vita negli abissi che è, al contempo, la conferma di quanto necessaria e vitale sia la curiosità impertinente dei preadolescenti e la descrizione in due minuti di come gli adulti che pretendono di essere al centro dell’attenzione non possono che produrre danni gravi quando va peggio o, nonostante la cieca arroganza che è propria di qualsiasi cattivo educatore, al massimo una noia mortale.

(Luca è disponibile sulla piattaforma Disney+, ma l’auspicio è che, come meriterebbe, ne sia resa possibile anche la programmazione in sala e la visione su grande schermo).

Due film sulla famiglia da non perdere!

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Carlo Ridolfi consiglia due pellicole sulla famiglia che vale la pena vedere!

La famiglia è, naturalmente, uno dei soggetti preferiti da chi racconta storie per immagini in movimento. Le dinamiche tra genitori e tra genitori e figli si prestano benissimo, offrendo la possibilità di rappresentare conflitti, dispute, comprensioni e rappacificazioni, a sviluppare narrazioni spesso appassionanti e divertenti.

È il caso di due film che vorrei segnalare questo mese, entrambi disponibili su Netflix, quasi due gioiellini di comicità e tenerezza.

Over the Moon – Il fantastico mondo di Lunaria

Il primo si intitola Over the Moon – Il fantastico mondo di Lunaria, ed è una coproduzione statunitense-cinese, in animazione CGI, con la sceneggiatura di Audrey Wells e la regia di Glen Keane.

Over the Moon è la storia di una famiglia che deve ricostruirsi. Fei Fei, la piccola protagonista, vive col padre dopo che una malattia ha portato via l’amatissima madre e moglie. Il padre, che gestisce un piccolo negozio di cibo cinese, dopo qualche tempo si innamora di un’altra donna, che ha un figlio, Chin.

Il film vive quindi su un costante doppio binario narrativo: la passione di Fei Fei per la leggenda della dea della luna, Chang’e, e i suoi ricorrenti scontri col fratellino acquisito, che fatica moltissimo ad accettare.

Grazie ad un’altissima qualità di animazione e a una vicenda che si snoda senza intoppi, Over the Moon è un film che ci parla della crescita, faticosa ma decisa, di una bambina che davvero rimane presente nella nostra memoria come esempio di tenacia e di maturità.


I Mitchell contro le macchine

Il secondo film – devo dire che da tempo non si rideva così guardando un lungometraggio – è I Mitchell contro le macchine, scritto e diretto da Mike Rianda e Jeff Rowe, anch’esso in animazione CGI.

In questo caso il conflitto al centro della storia è quello tra Katie Mitchell, un’adolescente appassionatissima di realizzazioni cinematografiche e video, che sta per trasferirsi al college, e suo padre Rick, ancorato ad una vita analogica, che non riesce a comprendere le passioni della figlia. Insieme a loro vivono la moglie/madre Maya, il figlio/fratellino Aaron e il buffo cane Monchi.

Quando il mondo intero viene sconvolto da una ribellione dei marchingegni elettronici, a capo della quale sta una cattivissima “app” che non ha sopportato di esser stata relegata nei softares obsoleti, i Mitchell troveranno il modo di superare i loro conflitti e di allearsi per sconfiggere la minaccia di distruzione che incombe.

Pieno di trovare esilaranti e di battute di dialogo di grande intelligenza (cito solo la migliore, quando a Maya viene detto che si sta comportando benissimo nella durissima battaglia contro i robot, lei risponde: “Sono una maestra elementare, vedo di peggio tutti i giorni a scuola!”), I Mitchell contro le macchine è uno di quei, purtroppo rari, film, che può esser visto, come si sarebbe detto una volta, da grandi e piccini con pari divertimento e uguale possibilità di riflessione e analisi a diversi livelli di contenuto.

Due film che fanno pensare divertendo, come nei migliori casi della produzione cinematografica internazionale.

Aprile è “Bella ciao”

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Credits fotoIstituto Luce
Il 25 aprile festeggiamo la Liberazione e la Resistenza: scopriamo con Carlo Ridolfi alcuni video da non perdere!

“Aprile è il mese più crudele“, dice Thomas S. Eliot iniziando così il suo meravigliosa poema La terra desolata. Per noi italiani, forse, non è proprio così. Aprile è il mese più felice, perché non smettiamo, non dobbiamo smettere, di ricordare che è il mese in cui, nel 1945, l’Italia fu definitivamente liberata dal nazifascismo.

Forse l’avverbio “definitivamente” non è correttissimo. Ancora oggi qualcuno insiste ad avere una efferata nostalgia di uno dei periodi più bui della storia umana. Non mancano le scorribande online di lestofanti che fanno irruzione in riunioni altrui scandendo slogan che inneggiano al nazismo e al fascismo, è quel triste fenomeno che si chiama zoombombing

Ma il nostro dovere di educatori è quello di aiutare le giovani generazioni a non dimenticare. Oggi che, per ragioni di anagrafe, se ne stanno andando quasi tutti i testimoni della Resistenza e della Liberazione.

Il cinema e i media digitali ci possono dare un grandissimo supporto, sia che li vogliamo utilizzare a casa, sia che ci servano come integrazione didattica in ambito scolastico.

In questo aprile, dunque, vorrei segnalare a genitori ed insegnanti alcuni dei, per fortuna, moltissimi materiali che si possono trovare nel Web.

Un lavoro prezioso, da vero servizio pubblico, lo sta facendo RaiPlay, che ha dedicato una corposa sezione  proprio alla ricostruzione documentaria di quel periodo decisivo anche per la nostra storia attuale.

L’Italia della Resistenza

Si intitola “L’Italia della Resistenza” e anche solo l’indice dei titoli a disposizione ci può raccontare quale patrimonio ci sia a disposizione.

25 aprile, la Liberazione (con testimonianze, fra gli altri, di Sandro Pertini, che diventerà uno dei più amati Presidenti della Repubblica); Italia libera (storia di una formazione partigiana nel cuneese, con esponenti del calibro di Duccio Galimberti e Nuto Revelli); La scelta (interviste raccolte oggi da Gad Lerner di donne e uomini che parteciparono alla Resistenza); Le radio clandestine nella Resistenza e Le radio nell’Italia liberata, per raccontare quanto importante fu l’uso di un mezzo di comunicazione che allora era diffusissimo e irrinunciabile; Gli scout e la Resistenza, esempi come quello delle Aquile Randagie milanesi o del gruppo romano di piazza Montecitorio, per raccontare quanto il movimento degli esploratori, sciolto d’imperio da Benito Mussolini che non poteva accettare la loro tensione all’autonomia dei ragazzi e delle ragazze, fu decisivo anche dal punto di vista politico.

Bella ciao

Ma aprile non può che essere, anche, il mese di Bella ciao. Sono innumerevoli, per fortuna, le versioni del canto partigiano più famoso del mondo.

Ne segnalo solo una, rintracciabile senza fatica su YouTube. Un gruppo di vigili del fuoco della Gran Bretagna, per inviare un messaggio di vicinanza e solidarietà ai loro colleghi italiani, in particolare in questo brutto momento di pandemia globale, hanno realizzato un video dove cantano proprio Bella ciao.

Qualcuno è un po’ stonato, ma non importa. Anzi. È ancora più commovente vedere e ascoltare come un canto di resistenza ha valicato epoche e confini nazionali, per diventare patrimonio comune che richiama alla solidarietà.

Gli “anime”: la passione dei nostri figli adolescenti

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Con Carlo Ridolfi ci addentriamo nel mondo degli “anime” giapponesi.

Vorrei rivolgermi a coloro che, come me, sono genitori di ragazzi o ragazze adolescenti. È un’età della vita, lo sappiamo sia per esperienza diretta che per acquisizione culturale, complessa e complicata.

La pandemia, inoltre, ha collaborato in negativo per renderla ancora più ardua sia per chi la sta attraversando, sia per mamme, papà, fratelli o sorelle che vivano insieme al ragazzo o alla ragazza adolescente.

La tendenza quasi spontanea a rimanere chiusi nelle proprie camerette, quasi sempre incollati a strumenti di comunicazione digitale vari (computer, tablet, smartphone, videogames), comunicando solo con i pari-età, è stata moltiplicata all’ennesima potenza dalle chiusure di vario tipo sofferte in questi mesi.

Cosa guardano, i nostri figli e le nostre figlie di 13-14-14 anni?

Non è facilissimo saperlo, perché molto spesso gli adulti vengono chiusi fuori dalle camerette in tutti i sensi: fisico, culturale, dialogico.

Possiamo provare, quindi, a fare un breve e certamente non esaustivo excursus sull’offerta a loro destinata, ipotizzando che si rivolgano principalmente ad essa.

Guardano di sicuro molte serie a disegni animati, quasi sempre di produzione giapponese.

Non sono più i tempi, vorrei sperare, di manifestazioni di genitori indignati contro Mazinga Z, come succedeva all’inizio degli anni Ottanta. Dovremmo aver imparato, anche perché molti che sono genitori oggi erano adolescenti proprio in quel periodo, che dal Giappone arrivano spesso anche produzioni di grandissima qualità sia visiva che narrativa.

Gli “anime”

Gli (mi raccomando, non “le”) “animegiapponesi sono tutt’altro che liquidabili con la  definizione di cartone animato, che sottintende quasi sempre sia una connotazione di “racconto per bambini”, sia quella di “racconto semplice e immediato”.

Ciò che i ragazzini o le ragazzine cercano e guardano non sono sicuramente né racconti semplici né produzioni per l’infanzia.

Serie come  Naruto, che deriva dal manga di Masashi Kishimoto (un dodicenne che aspira a diventare il ninja più importante) o L’attacco dei giganti di Hajime Hisayama (tre amici d’infanzia che lottano contro enormi nemici in un mondo apocalittico). Avvincono per complessità delle trame, caratterizzazione dei personaggi, identificazione possibile con i combattimenti simbolici con se stessi e con gli altri che sono propri di quella età.

Naruto

Non corrispondono esattamente ai gusti e alle preferenze di noi adulti? È normale. Anzi: quando mai i giornalini letti, i film visti, la musica ascoltata dagli adolescenti hanno avuto l’approvazione incondizionata di genitori e insegnanti? (Basta che ciascuno di noi torni con la memoria al se stesso a quella età e si avrà la risposta).

L’attacco dei giganti

L’importante, come sempre, è conoscere. Senza pregiudizi, senza paragoni privi di senso con presunte età dell’orto precedenti. (“Ai miei tempi sì, c’erano cartoni divertenti, fumetti interessanti, bella musica”, è frase sicura per chiudere qualsiasi tipo di comunicazione).

La scuola allo schermo: le iniziative di INDIRE

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Con Carlo Ridolfi scopriamo oggi un “La scuola allo schermo”, un’utile piattaforma educativa di INDIRE.

Sono molto contento di segnalare un’iniziativa di grande interesse, che ha origine da un struttura pubblica, che si chiama INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa), e, in particolare, al suo interno, il progetto che si occupa delle piccole scuole.

Su www.piccolescuole.indire.it è possibile collegarsi ad una iniziativa veramente preziosa, che ha per titolo “La scuola allo schermo”.

Si tratta di una raccolta di risorse audiovisive rivolta a chiunque, in campo educativo, voglia approfondire temi culturali, sociali, economici.

Troviamo un repertorio di film, documentari, cortometraggi, interviste e altri materiali di finzione, per viaggiare tra diverse culture educative e metodi e strumenti didattici differenti.

Particolarmente indicato per la scuola primaria, ma utilizzabile a ogni livello scolastico, il “magazzino virtuale” coordinato da Pamela Giorgi e Giuseppina Rita Jose Mangione.

Il “magazzino” mette a disposizione una ricchissima bibliografia e sitografia e rimanda, tra le altre possibilità offerte, al sito www.cinemaperlascuola.it.

Il sito presenta anche il “Piano nazionale di educazione visiva per le scuole promosso dal Ministero dell’Istruzione e dal Ministero per i Beni Culturali”.

In più una ricca serie di webinar, davvero di grande interesse, in cui esperti e tecnici del settore raccontano le loro esperienze e riflettono sui possibili utilizzi nella didattica

Si va dalla introduzione al linguaggio cinematografico (Neva Cesari, Lanternemagiche) a “Capire, scrivere, fare il cinema a scuola” (Girolamo Macina, media educator), dal lavoro di regista di (bellissimi) documentari e in particolare del loro rapporto con la storia che propone Claudia Cipriani all’approfondimento sulla media education in ambito scolastico proposto da Alessia Rosa dell’INDIRE e dalla regista e docente di scuola secondaria di primo grado Elisabetta L’Innocente.

Questo, e molto altro, che si può trovare grazie ad un esemplare lavoro di servizio pubblico.

Giornata della Memoria: 3 film da non perdere in classe

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3 consigli cinematografici per affrontare in classe la Giornata della Memoria

Come ogni anno, il 27 gennaio celebriamo la Giornata della Memoria.

A volte, soprattutto a scuola, si usano film e filmati per parlarne coi bambini e con le bambine e con i ragazzi e con le ragazze. A volte, purtroppo, si usano incautamente.

Il tema è delicatissimo è trattarlo con una scelta filmografica sbagliata rischia di essere persino controproducente. Un esempio solo, fra i molti.

Proiettare Schindler’s List (Usa, 1993) importantissimo e anche durissimo film di Steven Spielberg, senza un’adeguata preparazione sul linguaggio cinematografico e sull’impatto emotivo di certe sequenze può causare, è successo, che nel momento in cui l’ufficiale nazista si mette a fare il tiro a segno dalla terrazza di casa sua usando come bersagli i prigionieri del campo di concentramento, scoppino applausi inneggianti alla (orrenda) mira del militare.

È necessario, quindi, essere molto attenti, informati, rigorosi e preparati.

Mi limiterò quindi a tre indicazioni filmografiche, fra le molte possibili,  precedute da un semplice ma fondamentale consiglio: non facciamo vedere ai nostri figli e ai nostri alunni nessun film che noi non abbiamo visto e sul quale non abbiamo a lungo riflettuto in precedenza.

Per le classi terze e quarte della scuola primaria

Un brevissimo ma efficacissimo corto di animazione: Shoah di Giuliano Parodi, che trovate qui sotto:

Dura 3 minuti e 8 secondi, ma ha una forza narrativa e un impatto visivo che non possono lasciare indifferenti.

(Conosco, anche qui casi rari ma che vanno segnalati, maestre che l’hanno fatto vedere a bambini e bambine di seconda e, una volta finita la visione, hanno esclamato: “Bene, la Giornata della Memoria l’abbiamo fatta. Adesso passiamo a matematica!”. Ecco, questo è un esempio perfetto di cosa NON bisogna fare).

Per le quinte della primaria e la prima e seconda della secondaria di primo grado

Non riesco a trovar di meglio che il fondamentale Il grande dittatore (Usa, 1940) di Charlie Chaplin, ora disponibile in una versione in dvd magnificamente restaurata dalla Cineteca di Bologna.

Per la terza della secondaria di primo grado e anche per le prime classi della secondaria di secondo grado

Un film davvero molto bello è Una volta nella vita (Francia, 2014) di Marie-Castille Mention-Schaar. Il film ricostruisce la vera storia di una classe di liceo della periferia di Parigi alla quale una bravissima insegnante assegna la sfida di partecipare ad un concorso nazionale sulla memoria della Shoah.

In qualsiasi caso e qualsiasi titolo si scelga, è essenziale che la presenza dell’adulto, insegnante o genitore, aiuti a riflettere meglio su una memoria.

Perché la memoria non può essere semplice ottemperanza didattica, ma che deve radicarsi nell’animo più profondo dei bambini e dei giovani.

Pensare con gli occhi: schermi che educano!

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Scopriamo insieme a Carlo Ridolfi i palinsesti di reti tv e piattaforme web dedicati ai più piccoli: un modo diverso per educare e pensare con gli occhi.

Palinsesti di reti tv e piattaforme web dedicati ai più piccoli: un modo diverso per educare e pensare con gli occhi.

Viviamo in un’epoca difficile, non c’è dubbio. Ma è anche un’epoca, nelle difficoltà, che offre opportunità inedite anche fino solo a pochi anni fa.

A scorrere i palinsesti di reti televisive e piattaforme nel web, raggiungibili comunque tutte con qualsiasi supporto di connessione (smart tv; pc; tablet; smartphone), possiamo infatti trovare un elenco vastissimo di produzioni per bambini e ragazzi, spesso di notevole qualità sia tecnico-artistica che di contenuto.


Non è qui possibile elencarle tutte, perché sono davvero moltissime. Mi limiterò quindi ad una veloce rassegna di alcuni titoli, lasciando la curiosità e il piacere della scoperta a chi legge.

Netflix

Su Netflix, nell’area “bambini”, possiamo trovare, ad esempio, la riproposta completa di due serie fine anni Novanta, già note al grande pubblico delle emittenti private, ma che conservano ancora tutto il loro valore. Sto parlando di Siamo fatti così-Esplorando il corpo umano e di Grandi uomini, grandi idee, serie di produzione francese che ci introducono alla scienza e alla storia. Di produzione più recente invece, provenienti dagli Stati Uniti, sono Chi era? Lo show e Piccoli geni, che dalla storia ai social media, dai germi alle emozioni raccontano e approfondiscono in modo fresco e familiare.

Prime Video

Prime Video si dedica molto alle fasce di età più piccole, prescolari o dei primi anni della scuola primaria. Anche qui potremmo rivedere serie già molto note in tv, come Pimpa Giramondo, Bing o Pocoyo, o grandi capolavori del cinema di animazione come Il flauto magico di Mozart rivisitato da Gianini e Luzzati o La grande avventura del piccolo principe Valiant di Isao Takahata. 

Molto interessanti, soprattutto per bambini e bambine più piccoli, sono Tumble Leaf, nella quale una piccola volpe azzurra scopre il mondo insieme ai suoi amici e ai suoi telespettatori; Creative Galaxy, viaggi nella galassia di una coppia di bambini extraterrestri che risolvono i problemi con l’arte; Dino il dinosauro, con il cucciolo protagonista che manipola oggetti e scopre spazi come fanno davvero i bimbi piccoli.

Disney +

Disney +, oltre a riproporre tutte le serie presenti nei canali Disney delle tv tematiche, offre la possibilità di un’ampia scelta fra documentari naturalistici di ogni tipo.

Rai Play

Notevolissima è, infine, l’offerta di Rai Play, che nella sezione La scuola non si ferma propone un elenco ricchissimo di documentari sull’arte, il cinema, la letteratura, la musica, la natura, la società, la storia, il teatro, i viaggi. Non dimenticando, perché rappresenta un esempio virtuoso di servizio pubblico per l’approfondimento culturale, che sul sito di rai scuola (piattaforma tematica raggiungibile anche al canale 146 del digitale terrestre o al canale 33 della tv satellitare) è a disposizione un patrimonio preziosissimo di programmi, lezioni, speciali che spaziano in ambito multidisciplinare.


ARTE, un canale gratuito da scoprire

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Uno dei migliori canali gratuiti per bambini e ragazzi, ARTE ci propone documentari, fiction, informazione e spettacoli dal vivo, tutti disponibili con sottotitoli in italiano

In questo periodo difficile, nel quale anche cinema e teatri sono chiusi e l’unica possibilità per vedere storie e racconti per immagini in movimento è quella di ricorrere a schermi televisivi o supporti digitali, a volte con necessità di abbonamenti e pagamenti vari, c’è un canale gratuito, raggiungibile con un semplice clic, che va ricordato, sostenuto e utilizzato da genitori e insegnanti.

Sto parlando di ARTE, sigla che sta per Association Relative à la Télévision Européenne, un progetto nato nel 1992 e sovvenzionato con il canone delle reti televisive pubbliche tedesche e francesi, con una programmazione che si compone per il 55% di documentari, per il 25% di fiction, per il 15% di programmi di informazione e per il 5% di musica e spettacoli dal vivo.

Tutto questo prezioso materiale è disponibile su www.arte.tv e tutte le produzioni che vengono proposte hanno i sottotitoli in italiano e possono essere quindi utilizzate sia a scopo didattico che per intrattenimento (ma le due dimensioni non sono in contraddizione fra loro) per bambini e ragazzi a partire dal secondo ciclo della scuola primaria.

Grazie all’offerta produttiva e tematica di ARTE è possibile spaziare dalla storia alla filosofia, dalle scienze alla storia dell’arte, con materiali che vanno dai quattro minuti al lungometraggio o alla ripresa di opere e spettacoli musicali fino a tre ore di durata. Ne ricordo qui solo alcuni, che danno una parziale idea di quante cose si possano trovare e della qualità davvero di altissimo livello con la quale vengono prodotte.

Potremmo vedere, ad esempio, un interessantissimo documentario (durata: 53 minuti) del regista francese Raphael Hitier, dal titolo Crescere davanti a uno schermo, che indaga implicazioni ed effetti della esposizione a smartphone, tablet e supporti di varia natura di bambini e bambine, a volte anche in tenerissima età.

Oppure vedere (e ascoltare) i concerti “casalinghi” che il violinista Daniel Hope (un cognome ben augurante, visto che in italiano significa “speranza”) ha organizzato durante il primo lockdown generale, permettendo a musicisti e spettatori di eseguire ed ascoltare alcuni capolavori della musica classica.

O, ancora, e non è affatto una proposta funerea come potrebbe apparire, un’escursione nel Cimitero del Pére Lachaise a Parigi, grazie a un documentario di 44 minuti diretto da Christophe d’Yvoir e Augustin Viatte, che ci portano in un viaggio al contempo geografico, botanico e storico, dato che in quel luogo sono innumerevoli le ultime dimore di personaggi illustri, da Gioachino Rossini a Georges Méliès, da Jim Morrison a Oscar Wilde.

Ma tutto il palinsesto, rinnovato di settimana in settimana, di ARTE merita di essere seguito, visto e utilizzato. È uno dei migliori esempi di servizio pubblico che l’Europa ci offe.

Halloween: il brivido per bambini… e adulti!

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Film e cartoon per trascorrere in famiglia la serata di Halloween

Da qualche anno anche da noi in Italia ottobre è il mese che si conclude con Halloween. Festa di origine celtica, importata negli Stati Uniti e diventata un appuntamento fisso per ragazzini e ragazzine, per quelli della mia generazione era legata alle strisce dei Peanuts di Charles Schulz nelle quali venivano raccontate le peripezie di Linus alle prese con il Grande Cocomero.

La notte della vigilia di Ognissanti, per un particolare affastellarsi di tradizioni popolari, credenze precristiane ed elaborazioni narrative, è diventata sinonimo sia di divertimento che di racconto di paura.

Non dobbiamo stupirci, fatta la tara di tutto il calcolo commerciale che è stato evidentemente compiuto su questa scadenza, che i racconti di paura, o dell’orrore, rivestano un particolare fascino per ragazzini e ragazzine. La paura è emozione fondamentale per l’essere umano fin dalla notte dei tempi, perché è, al contempo, segnale di allarme che ci permette di allontanarci dai pericoli e sprone a misurarci per superarla.

Sarebbe sterminato l’elenco di film, serie tv, corti di animazione che hanno preso Halloween come tema portante. Non posso quindi che limitarmi a qualche accenno, fra le produzioni che ritengo più significative.

La leggenda della valle addormentata

Inizierei con un gioiellino del cinema di animazione Disney come La leggenda della valle addormentata (Usa, 1949), mediometraggio di una trentina di minuti tratto dal (bellissimo) racconto omonimo scritto nel 1820 da Washington Irving e diretto da un trio di maestri della bottega disneyana come Jack Kinney, Clyde Geronimi, James Algar. Dallo stesso racconto, nel 1999, Tim Burton trasse La leggenda di Sleepy Hollow, ottimo film adatto ai più grandicelli.

Nigthmare Before Christmas

Sempre Tim Burton firma, nel 1993, affidando la gran parte del lavoro di messa in scena a Henry Selick, Nigthmare Before Christmas, che è racconto natalizio con protagonista il delizioso Jack Skeleton, signore del paese di Halloween.

È presente in libreria una bella edizione molto curata.

Piccoli brividi 2 – I fantasmi di Halloween

Molto più recenti e facilmente rintracciabili , sono due divertenti lungometraggi come Piccoli brividi 2 – I fantasmi di Halloween (2018) di Ari Sandel e Hubie Halloween (2020) di Steven Brill, con Adam Sandler.

Ghosts

Infine, per concludere in musica, ricorderei Ghosts (1997) di Stan Winston, un mediometraggio che ha Michael Jackson come protagonista (sia nella parte del buono che in quella del cattivo, anche se i confini fra le due dimensioni morali sono qui davvero incerti). Non manca, ovviamente, una seconda parte ampiamente musicale con coreografie di grande suggestione. Va sottolineato che alla sceneggiatura hanno collaborato, oltre allo stesso Jackson, due scrittori di storie di paura come Mick Garris e, soprattutto, quello Stephen King che è ancora oggi l’insuperato maestro di una letteratura certamente non per bambini piccoli, ma che ha una sua grande dignità in qualità di scrittura e capacità narrative.

Buon Halloween a tutti!

ProgEdu13

Gianni Rodari e il cinema

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Breve storia di un rapporto mai sbocciato, quello tra il cinema e Gianni Rodari, ma che ci ha comunque regalato piccoli capolavori.

Giornalista. Scrittore. Intellettuale. Partigiano e poi militante del Partito Comunista Italiano. Maestro elementare, per un breve periodo. Maestro di fantasia per sempre. Questo e molto altro è stato Gianni Rodari, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Quasi mai, purtroppo, preso in considerazione dal cinema e dalla televisione italiani.

È duro a morire, infatti, un pregiudizio di lontana ascendenza, secondo il quale se le espressioni artistiche non parlano direttamente della realtà non sono degne di molta considerazione. Dimenticando, come potrebbero dimostrare anche esempi di altissimo lignaggio – in fondo né il Dante della Commedia né l’Ariosto dell’Orlando furioso raccontano storie realistiche, ma risultano così universali da parlarci sia del loro tempo che del nostro – che la questione da considerare non è mai il tipo di linguaggio che si utilizza, ma come esso viene utilizzato.

Ecco quindi che delle opere di Rodari in Italia solo due hanno avuto trasposizioni cinematografiche.

La torta in cielo, un non memorabile lungometraggio in live action realizzato nel 1973 da Lino Del Fra e Paolo Villaggio come protagonista.

E La freccia azzurra, trasposto in animazione nel 1996 da Enzo D’Alò, con le voci principali di Dario Fo e Lella Costa, e un risultato artistico che ancora oggi regge al confronto del tempo che passa.

Molto interessanti, tanto da meritare una curata edizione italiana che speriamo prima o poi qualcuno si decida a fare, sono le versioni in animazione di racconti di Rodari prodotte in quella Unione Sovietica che per anni tributò, a volte mettendolo quasi in imbarazzo, grandi riconoscimenti allo scrittore piemontese.

Vanno quindi ricordati Cipollino e il cavalier Pomodoro(1961) di Boris Dezkin (uscito da noi in vhs solo nel 1997), quaranta minuti con disegni e narrazione davvero originali e avvincenti, e, sempre dalle storie del piccolo ortaggio ribelle, la commedia musicale Cipollino(1972, diretta da Tamara Lisitsian con attori e attrici e la voce fuori campo dello stesso Rodari come narratore.

Gianni Rodari collaborò come sceneggiatore anche alla realizzazione di un cortometraggio tratto dal suo racconto La passeggiata di un distratto realizzato in URSS da Anatoly Petrov. Infine, rintracciabile anche su YouTube, un corto di 15 minuti dal titolo Star Taxi che ha ancora origine dal mondo russo, non più sovietico, essendo stato realizzato nel 2016 da Jurai Krumpolec.

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Splendidi film di animazione tutti da scoprire

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Grazie ai consigli di Carlo Ridolfi, andiamo alla scoperta di alcuni splendidi film di animazione oggi disponibili gratuitamente

Mentre prosegue la vita sospesa da una pandemia che sta cambiando il volto del mondo intero, continuiamo a rintracciare alcune – delle molte ormai disponibili – perle nascoste di animazione fino ad oggi nascoste o addirittura indisponibili.

Due fra le maggiori sono raggiungibili al sito della Cineteca di Milano. Si tratta di due splendidi film di animazione, oggi disponibili in streaming gratuito.

La regina delle nevi (URSS, 1957)

Versione a disegni animati, diretta da Lev Amatanov, di una delle più belle fiabe di Hans Christian Andersen, conserva la freschezza, l’originalità e la grazia di un’opera che non si rivedeva da tempo (a mio parere, con la misura delle differenze d’epoca e di capacità tecnologiche, non inferiore, se non persino più significativo, delle maxiproduzioni statunitensi che hanno prodotto i due film di Frozen).

Putiferio va alla guerra (1968)

Uno dei rarissimi lungometraggi a disegni animati prodotti da quella che è stata una grandissima scuola di inventiva, ironia, divertimento e passione come quella degli animatori italiani. Si tratta di Putiferio va alla guerra (1968), realizzato dai fratelli Gino e Roberto Gavioli, con la collaborazione di Paolo Piffarerio. Per rappresentare la necessità di superare le divisioni tra esseri dal destino comune, la storia della lotta tra formiche (che poi scopriranno di avere un nemico da affrontare insieme) è quanto di più utile e giusto ci sia di questi tempi.

Altro sito di grande utilità è quello di My French Film Festival che fino a fine maggio, almeno al momento, mette a disposizione in visione gratuita venti fra corto e lungometraggi significativi delle ultime dieci edizioni del festival del cinema francese.

Vi si trovano alcuni gioiellini della produzione in animazione internazionale, come Il giorno delle cornacchie (2012) diretto da Jean-Christophe Dessaint fra i lungometraggi, o, fra i corti, i deliziosi Dopo la pioggia (2018) del trio franco-spagnolo Valérian Desterne, Juan Olarte Zuniga e Carlos Osmar Salazar, Il sogno di Sam (2018) di Nolwenn Roberts, Il silenzio sotto la corteccia (2018) di Joanna Lurie, La tigre senza strisce (2018) di Raùl Robin Morales Reyes.

La selezione continua, ma va esplorata e goduta con curiosità e attenzione, con molte altre proposte per bambini e adolescenti, fra le quali ci piace citare lo splendido documentario (in alcuni passaggi forse un po’ arduo come temi trattati e per questo adatto a un pubblico 10+) Come ho odiato la matematica (2012) di Olivier Peyon. Al di là del titolo volutamente provocatorio, si tratta di un’accuratissima e avvincente trattazione dell’evoluzione scientifica e didattica della matematica e della sua importanza nella vita di tutti i giorni.

La storia di Pippi Calzelunghe diventa un balletto.

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Pippi Calzelunghe, nata dalla penna di Astrid Lindgren, è ora la protagonista di un balletto, con il corpo di ballo e l’orchestra di Finlandia, da vedere sul canale gratuito ARTE.

Se c’è un personaggio, fra quelli nella letteratura per ragazzi, che può esser associato alla parola “libertà” questo è sicuramente Pippi Calzelunghe.

Creata nel 1945 da Astrid Lindgren, donna e scrittrice straordinaria, la ragazzina che abita a Villa Villacolle ha avuto, con pieno merito, un lungo e continuo successo non solo per l’originale libro per ragazzi, ma anche per la serie televisiva nella quale fu interpretata da Inger Nilsson, per i film con attori e a disegni animati.

Dallo scorso anno Pippi è anche la protagonista di uno splendido balletto, con le musiche di George Riedel, Stefan Nilsson (che sono stati gli autori della celeberrima canzone diventata la sigla della serie tv) e di Jan Johansson, e con la coreografia di Par Isberg. Messo in scena con il corpo di ballo e l’orchestra di Finlandia, questa versione di Pippi Calzelunghe è disponibile (fino al prossimo 20 aprile) sul canale gratuito ARTE.

Poche forme d’arte raggiungono la sintesi e la purezza creativa come il balletto, in questo caso realizzato al meglio.

Le scenografie di Bo Ruben Hidwall, i costumi di Ann Mari Anttila. Le musiche (con echi del più giocoso Erik Satie e reminiscenze jazz) dirette da Kurt Kopecky. L’interpretazione (solo per citare i ruoli principali) di Abigail Sheppard (Pippi), Kento Jacobs (il sig. Nilsson), Atte Kilpinen (Tommy), Valeria Quintana (Annika). Il tutto rende questo spettacolo davvero entusiasmante e imperdibile.

Guarda il video del balletto
Il primo tempo

C’è tutto il “canone” Pippi che conosciamo. L’arrivo nella sua nuova dimora (l’entrata in scena è compiuta rubando la bacchetta al direttore d’orchestra), la presa di possesso nella nuova casa insieme alla scimmietta sig. Nilsson e al cavallo bianco Zietto (balla pure il cavallo, grazie al mirabile coordinamento sotto il costume di Ville Maki e Lucas Jerkander), il primo incontro con Tommy e Annika.

Ci sono poi un sogno in cui compare il padre marinaio, l’irruzione dei due malcapitati ladri che tentano di sottrarle il prezioso baule contenente il suo tesoro, un nuovo sogno con la madre (“Mia madre è un angelo”, aveva raccontato Pippi ai suoi due nuovi amici, e qui l’angelo si manifesta alla lettera). Questo nel primo tempo.

Il secondo tempo

Il secondo si apre con l’entrata in scena delle comari del paesino che vorrebbero inquadrare Pippi in costumi e abitudini che le sono di certo estranei, tanto che la sua esperienza scolastica (nella quale le lettere dell’alfabeto sono corpi di danzatori che si intrecciano) viene accompagnata anche dalla presenza della polizia.

Ma l’evasione è prossima e viene effettuata grazie all’entrata in scena di una nave che porterà lei e i suoi sodali sopra e sotto il mare, poi nell’isola governata da suo padre e ad affrontare le scimmie, e poi ancora a trovare nuove occasioni di divertimento e danza.

Uno spettacolo magnifico, che si conclude con la rappresentazione della più classica delle memorie iconografiche di Pippi: quella in cui la ragazzina più impertinente e robusta del mondo alza con la forza delle sue braccia il suo amico cavallo.

ARTE è l’acronimo di Associazione Relativa alla Televisione Europea, un progetto franco-tedesco che intende offrire e valorizzare produzioni di servizio pubblico.

A differenza di altre piattaforme in streaming è gratuito ed è sufficiente una connessione di una buona qualità per poter visualizzare documentari, film, concerti di ogni genere di musica, spettacoli teatrali e così via.

Storie per attraversare la notte

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Con Carlo Ridolfi scopriamo come tutte quelle storie che ci raccontano di apocalisse e fine del mondo, in realtà, ci aiutano a vivere meglio il nostro presente.

Non c’è nulla di più rassicurante che assistere alla fine del mondo comodamente seduti in poltrona, al cinema o nel salotto di casa propria. Questo era uno degli assiomi della psicologia dei mezzi di comunicazione di massa, fino a quando la fine del mondo – non quella reale, ma il diffuso senso di pericolo e di angoscia che eventi come una guerra, un terremoto o, cronaca di questi giorni, la diffusione di un virus – non è entrata a far parte della nostra vita quotidiana. È una dimensione nuova per la gran parte di noi, con la quale è opportuno fin da subito fare i conti, per attrezzare strategie di contenimento dell’ansia e di riscossa positiva. Da sempre – forse non basta a consolarci, ma serve per riaffermare il nostro ineluttabile destino comune – gli esseri umani rispondono raccontando storie.

Lo facevano i nostri antenati quando dipingevano scene di caccia nelle grotte di Altamira o di Lascaux. Lo facevano i giovani fiorentini del Trecento descritti da Giovanni Boccaccio, che per sfuggire e sopravvivere alla peste nera si ritiravano in campagna a condividere le novelle del Decamerone. Lo facciamo anche noi, con mezzi e tecnologie molto più pervasivi e sofisticati, ma con la stessa motivazione di fondo e di sempre.

Potrebbe essere lunghissimo l’elenco di storie per immagini in movimento e suoni – film, cortometraggi, video, serie tv ecc. – che raccontano apocalissi di ogni genere e modi nei quali il genere umano ne sarebbe sopravvissuto. Mi limiterò quindi a pochi titoli indicativi, solo come tracce di alcuni fra i mille percorsi possibili.

Prima traccia: ragazzini su un’isola deserta che si devono reinventare l’esistenza

Un riferimento obbligato potrebbe essere Il signore delle mosche (capolavoro letterario pubblicato nel 1958 dia William Golding e splendido ancorché durissimo film di Peter Brook del 1963). Ma mi piace ricordare qui un grandissimo maestro come Karel Zeman, che con I ragazzi del capitano Nemo (1966) produsse una delle sue principali opere, ispirate come narrazione e scelte iconografiche all’epoca di Jules Verne.

Seconda traccia: famiglie che hanno fatto naufragio

Lost in space: buona riproposizione di una celebre serie televisiva del 1965. Gli abitanti della Terra sono stati costretti a cercare altrove possibilità di sopravvivenza. Una famiglia (di cognome fanno Robinson, ovviamente non a caso) si trova a dover atterrare su un pianeta sconosciuto. Ci sono tutte le dinamiche e gli sviluppi narrativi di un racconto che potrebbe essere quello della vita quotidiana di molti di noi.

Terza traccia: il mondo salvato dai ragazzini

Un bellissimo film francese del 2010, diretto da Romain Goupil: Tutti per uno (titolo originale, forse ancora più bello, Les mains en l’air, Le mani in aria). In un 2009 immaginario il piccolo Youssef, espulso da scuola perché clandestino, viene accolto, nascosto e salvato da un gruppo di suoi compagni di classe. Come a dire che gli adulti producono mondi distopici, per fortuna avversati e risistemati dalla solidarietà fra minori.

E, naturalmente, le tre stagioni, in attesa della quarta, di Stranger Things, di Matt e Ross Duffer, che rendendo omaggio a tutti i miti della loro infanzia-adolescenza degli anni Ottanta del ‘900 (da I Goonies a La storia infinita) hanno creato uno dei più straordinari e indimenticabili gruppi di ragazze e ragazzi degli ultimi anni.

Quarta traccia: il fanciullo eterno

La saga completa di Harry Potter, senza dubbio. Ma anche, per uscire dai territori più conosciuti, un buon film come L’ultimo dominatore dell’aria (2010) di M. Night Shyamalan, che riprende personaggi e vicende creati da Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko in una serie a disegni animati dal titolo Avatar, disponibile anche in italiano, nella quale si fondono con convincente ritmo narrativo e non poco umorismo caratteri del racconto epico, filosofie orientali e dinamiche adolescenziali.

Tutti i titoli citati sono disponibili o in homevideo o nella programmazione generalista o nelle piattaforme in streaming. La ricerca, che può assomigliare anche a una piccola ma divertente caccia al tesoro, è ulteriore motivo di appassionante impegno per grandi e piccoli.

“Pinocchio” al cinema: dal 1911 a oggi

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Carlo Ridolfi ci parla di “Pinocchio” dalla prima versione cinematografica del 1911 a quella di Matteo Garrone, al cinema in queste settimane.

Il Pinocchio di Matteo Garrone – interessante, personale, ma che a parer nostro non aggiunge granché all’immortale personaggio creato da Carlo Collodi. Il film, al cinema in queste settimane, non è che l’ultimo in ordine di tempo. Già se ne annuncia una prossima versione di Guillermo Del Toro, di una lunghissima serie di interpretazioni cinematografiche.

Già a partire dal 1911 il regista Giulio Antamoro realizza un primo film (durata: 42 minuti), muto e in bianco e nero, affidando a Ferdinand Guillaume la parte del protagonista.

Nel 1947, sempre in bianco e nero ma con una durata di 100 minuti e il sonoro, Giannetto Guardone dirige Le avventure di Pinocchio. Si ricorda per l’interpretazione di Alessandro Tommei, primo bambino sullo schermo nei panni del burattino, e, come curiosità, di Vittorio Gassman come Pescatore Verde.

In mezzo fra i due c’era stata, nel 1940, l’indimenticabile, se pure strana e di ambientazione tirolese, versione disneyana. Il lavoro collettivo di grandi registi della factory statunitense come Ben Sharpsteen, Hamilton Luke, Norman Ferguson e Wilfred Jackson. Fondamentali i disegnatori animatori come Ward Kimball e Ollie Johnston (ma l’elenco dovrebbe essere molto più lungo). Con le canzoni e le musiche di Leigh Harline e Paul J. Smith.

Di grande interesse è la versione animata realizzata nel 1971 da Giuliano Cenci, Un burattino di nome Pinocchio, e le musiche di Vito Tommaso e Renato Rascel.

Per restare nel disegno animato è necessario ricordare l’ottima produzione del 2012 diretta da Enzo D’Alò, con le musiche di Lucio Dalla.

Ma non andrebbe sottovalutato neppure un titolo come Le avventure di Burattino, diretto nel 1959 in Unione Sovietica da Dmitriy Babichenko.

Per tornare alle realizzazioni in live action, detto del Pinocchio diretto e interpretato nel 2002 da Roberto Benigni, che si fa ricordare per essere a tutt’oggi il film più costoso (45 milioni di euro) realizzato dall’industria nazionale, continuiamo a prediligere la splendida versione televisiva diretta nel 1972 da Luigi Comencini, con Andrea Balestri nei panni di Pinocchio, Nino Manfredi in quelli di Geppetto e le fondamentali musiche di Fiorenzo Carpi.

Che dire della versione di Garrone?

E’ del tutto rurale, in alcuni momenti quasi documentaristica, con un racconto che scende pian piano verso Sud, iniziando in piena toscanità in location scelte nei dintorni di Siena e spostandosi man mano il racconto verso la Puglia.

Così come nelle scelte degli interpreti, che nella prima parte sono di parlata fiorentina (come il Mangiafuoco di Gigi Proietti) e poi diventano quasi esclusivamente napoletani.

Questo Pinocchio ha dei punti di forza innegabili: primo fra tutti, a parer nostro, la miglior coppia di Gatto & Volpe mai vista da molto tempo, grazie al lavoro di recitazione di un sorprendente Massimo Ceccherini (Volpe) e di Rocco Papaleo (Gatto).

C’è uno straordinario lavoro di trucco, realizzato da un grande maestro come Mark Coulier, che ha al suo attivo film come quasi tutta la saga degli Harry Potter o Grand Budapest Hotel.

Coltissimo dal punto di vista iconografico, il Pinocchio di Garrone fa riferimento ai primissimi illustratori dell’opera di Collodi, a partire da Enrico Mazzanti, privilegiando lo zoomorfismo e disseminando la vicenda di esseri umani con aspetto di cani, gatti, scimmie, pesci, uccelli e così via.

La parte più debole sono le musiche, davvero troppo invadenti e poco originali, di Dario Marianelli. Il momento migliore è quello della scuola, con un maestro  (Enzo Vetrano) davvero pedagogico nel suo essere tutto ciò che non bisogna fare per insegnare e un omaggio evidente e azzeccato a Zero in condotta di Jean Vigo.

Ma il bilancio generale è di un’opera che non aggiunge nulla di nuovo e che non risulterà indimenticabile, richiamandoci tuttavia all’attualità senza fine di un racconto fondamentale.

“Klaus – I segreti del Natale” il nuovo film di Sergio Pablos su Netflix.

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Carlo Ridolfi ci racconta “KLAUS – I SEGRETI DEL NATALE” il nuovo film di Sergio Pablos disponibile su Netflix.

(Spagna, 2019)
Regìa: Sergio Pablos
Soggetto: Sergio Pablos
Sceneggiatura: Zach Lewis, Jim Mahoney
Musica: Alfonso G. Aguilar

Distribuzione: Netflix
Animazione
Durata: 96’

“Perché hai scelto di fare la maestra, se non per cambiare le cose?”, chiede ad un certo punto della storia il protagonista Jesper (voce italiana: Marco Mengoni) alla giovane Alva (voce: Ambra Angiolini), che sembra aver rinunciato ai suoi obiettivi e ai suoi sogni.

Domanda bellissima, in un film – uno dei tanti bei prodotti, distribuiti da Netflix – che risulta essere una vera e piacevolissima sorpresa.

L’idea parte da Sergio Pablos, già attivo in alcuni classici film del periodo Disney anni Novanta, che dopo aver costituito una sua società di produzione a Madrid ha immaginato e realizzato un film di animazione classica su Netflix. Ovvero a disegni, con il supporto non invasivo ma decisamente importante delle tecniche digitali.

Rischiare con un film sul Natale poteva essere impresa da far tremare i polsi, perché produzioni sul tema ne esistono millanta, raramente di primissimo livello.

Impresa riuscita (quasi alla perfezione, a parere di chi scrive, perché c’è un lato debole rappresentato da una colonna musicale e da alcune canzoni un po’ stucchevoli), tanto da rendere Klaus un piccolo gioiello davvero da non perdere.

La trama

Jesper è figlio scioperato di un papà che è altissimo dirigente della Reale Accademia Postale di un paese del Nord Europa.

Dopo una serie di insuccessi professionali e caratteriali, il padre lo spedisce in un remotissimo villaggio sull’ancor più lontana isola di Smmerebsburg, quasi al Circolo Polare Artico.

Vincolandolo a garantire da lì l’invio di almeno 6.000 lettere in un anno, pena l’esilio perpetuo.

Arrivato all’isola il giovane si rende conto della quasi impossibilità di riuscita, visto che gli abitanti sono talmente impegnati in una perenne faida gli uni contro gli altri.

Tanto da non aver neanche il tempo e la voglia di mandare i loro figli a scuola. (Di qui le difficoltà dell’aspirante maestra Alva, che si è ridotta a fare la pescivendola per sbarcare il lunario). L’incontro fortuito con l’anziano boscaiolo Klaus (voce: Francesco Pannofino) cambierà la sorte di Jesper, di Alva e di tutti gli abitanti del villaggio sull’isola. Grazie alla bella sceneggiatura di Zach Lewis e Jim Mahoney, il soggetto originale di Sergio Pablos si sviluppa con una serie di soluzioni originali, che attraversano molti registri narrativi – dal fiabesco al malinconico, dal poetico al fantastico, dal comico al sociologico – con un equilibrio nella miscela di divertimento e riflessione davvero rari di questi tempi.

Un film Netflix per famiglie

Si tratta, come sempre accade in questi casi, del miglior esempio di film “per famiglie”, intendendo con ciò una produzione che può esser vista da grandi e piccoli di ogni età, proprio perché ciascuno di noi – genitori, bambini, adulti, insegnanti, nonne etc. – ci potrebbe trovare qualche spunto di pensiero, molto divertimento e non poca commozione che tocca le corde più profonde dell’anima.

Se la prova della validità di una storia – sia essa per parola scritta o per suoni e immagini in movimento – sta nella maturazione che, seguendo le vicende raccontate, produce sia nei protagonisti delle stesse che in chi vi assiste, Klaus è un ottimo esempio di storia più che valida.

Non troviamo qui, per fortuna, nessuno degli stereotipi troppe volte riproposti sulle origini della leggenda di Babbo Natale. Ma una trattazione intelligente, e rispettosa dell’intelligenza anche degli spettatori più piccoli, di uno sviluppo di relazioni sociali che può diventare fonte di grandi e positive trasformazioni.

La presenza nella storia e nella splendida realizzazione visiva della popolazione Sami (o Lappone) aggiunge ricchezza antropologica e culturale.

I buoni sentimenti che vediamo crescere non sono la melassa spesso indigeribile, che viene proposta sotto le feste, ma il prodotto di un processo di crescita e maturazione di tutti coloro che vengono inseriti nella vicenda.

Cambiano le cose in meglio grazie alla consapevolezza di tutti: quale miglior augurio per il Natale?

Pensare con gli occhi | il cinema a scuola

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Carlo Ridolfi ci parla di cinema, tv, serie, supporti digitali, linguaggi e contenuti: conoscerli, per capire ed educare.

Immaginiamo uno zio e una nipote che tra loro abbiano una certa differenza di età. Il primo lo chiameremo Giovanni. Nato nel 1982, quindi ha 39 anni. La seconda la chiameremo Marta. Nata nel 2007, ha 12 anni. Quando Giovanni aveva l’età di Marta, quindi nel 1994, la sua condizione di spettatore di racconti per immagini in movimento e suoni era la seguente.

In casa c’erano tre apparecchi televisivi: uno in sala, uno in cucina, uno in camera dei genitori. Due di questi erano collegati a video-lettori, con i quali Giovanni poteva vedere le molte cassette VHS di film registrati dalla tv che c’erano in casa. Nello studio del babbo c’era un personal computer collegato a internet con un modem esterno. La connessione telefonica era quella con il doppino di rame, con una trasmissione di dati assai lenta. Per Natale Giovanni ricevette un Super Nintendo, con il quale diventò ben presto un campioncino di Super Mario World e The Legend of Zelda. Giovanni e i suoi genitori andavano al cinema in sala circa una volta al mese.

Qual è la situazione di Marta? In casa ci sono due televisori: una smart tv molto grande in sala, con Sky Q (e quindi anche la possibilità di vedere sullo schermo del televisore sia YouTube che Netflix) e un apparecchio collegato col digitale terrestre in cucina.

Entrambi sono collegati ad un video-lettore con il quale Marta può vedere film in dvd o in blue-ray. Sia nello studio del papà che in quello della mamma ci sono dei personal computer.

La connessione Internet è in fibra ottica. Mamma e babbo di Marta hanno uno smartphone, che ogni tanto Marta utilizza. All’età di dieci anni Marta ha ricevuto per il suo compleanno un tablet con connessione wi-fi. Per Natale Marta riceverà in regalo un abbonamento a Google Stadia e il relativo controller, con i quali, avvalendosi dell’offerta di giochi in streaming, potrà sfidare il cugino Antonio, che abita sullo stesso pianerottolo. Marta e i suoi genitori vanno al cinema in sala ogni tre mesi circa.

Sono passati 65 anni dal 3 gennaio 1954, quando la Rai cominciò le trasmissioni su scala nazionale con un solo canale in bianco e nero.

Sembrano passate sessantacinque ere. Il mondo è completamente cambiato e, di conseguenza, ha subito trasformazioni e complicazioni non da poco anche il compito educativo di genitori, insegnanti e quanti abbiano da incontrare generazioni sempre più connesse a dispositivi digitali.

L’offerta di contenuti a disposizione è pressoché infinita e non è certo facile districarsi in un oceano sconfinato di film, serie, video, spot pubblicitari, fulminee incursioni a disegni animati o con riprese dal vero in Instagram o Tik Tok.

L’atteggiamento degli educatori può oscillare tra la vertigine e il disorientamento, la resa incondizionata o l’accettazione supina. Talvolta, ma si tratta di minoranze, si arriva al rifiuto totale di qualsiasi utilizzo di supporti e linguaggi considerati dannosi e pericolosi.

Io credo sia prendere atto almeno di un paio di dati di fatto evidenti.

Il primo è che qualsiasi ragazzino dell’età di Marta (e anche di età inferiori) ne sa in materia molto di più e in maniera molto più approfondita della stragrande maggioranza degli educatori.

Il secondo, conseguente, è che o gli educatori si rendono disponibili ad una alfabetizzazione e a un aggiornamento costanti in merito a supporti, linguaggi e contenuti, oppure la forbice comunicativa tra generazioni sarà sempre più aperta, fino alla totale mancanza di intendimento reciproco.

Sarà proprio il caso di riparlarne.

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